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	<title>Bernie sanders Archives - InsideOver</title>
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	<title>Bernie sanders Archives - InsideOver</title>
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		<title>La sinistra, il woke e la paura della propria ombra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 04:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee non avrebbe difficoltà a tenere insieme l'autocritica e i principi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polemica italiana sul “woke”, tutta interna alla sinistra, inizia dopo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw">un’intervista</a> del 9 agosto ad <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>. È il volto più famoso, dopo <strong>Bernie Sanders</strong>, della corrente socialista del Partito Democratico, nonché quello più <em>pop,</em> più fotogenico e <em>social media-friendly</em>. Torniamoci un attimo, su quell&#8217;intervista, perché è da lì che sono nati molti malintesi: alcuni in buona fede, altri opera di annebbiatori professionali. Parlando con l&#8217;emittente Abc delle posizioni controverse della candidata progressista <strong>Francesca Hong,</strong> una che voleva abolire la festa del Ringraziamento e che descrive il suo avere un figlio bianco e metà asiatico come &#8220;essere in prossimità della bianchezza&#8221;, Ocasio-Cortez, insomma, si è resa conto di avere davanti un disastro in arrivo (Hong perderà, seppur di poco). Così ha citato un consigliere di Brooklyn, Chi Ossé, che aveva definito il “Woke 1” folle. Ha usato parole d&#8217;altri, dunque, ma facendole evidentemente sue.</p>



<p>Chi ha seguito o vissuto, come il sottoscritto, la realtà statunitense sa che la versione <em>beta</em> di quel modello di rivendicazione identitaria caratterizzata da un certo fanatismo puritano, dalle gogne e dalle tempeste di merda online &#8211; il cosiddetto <em>wokismo</em>, appunto &#8211; ha origini già negli anni di <strong>Barack Obama</strong>, nel post-<em>Occupy Wall Street</em>. Ma lo scopo con cui <strong>AOC </strong>sposta in avanti le lancette del fenomeno è molto preciso, e lo coglie bene, con <a href="https://www.leparoleelecose.it/sognando-un-woke-2/?fbclid=IwY2xjawT7AiFwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMVlPeExheWpuWjJKbGI2Q1lzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe-Nj-SiNY1W6sFlslMVZlYaxxVpyrJcWbDBgKp2hgoqp-Mptpa5ByXoxDDTQ_aem_AwrRxM-oK-KjMmnOm_NgFQ" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">molta carità</a>, il filosofo <strong>Mimmo Cangiano</strong>: l&#8217;espressione <strong><em>Woke</em> 1</strong> contiene una periodizzazione, perché presuppone un <strong><em>Woke</em> 2</strong>, cioè una ripartenza. Un salvataggio del proverbiale bambino dopo lo scarico dell&#8217;acqua sporca.</p>



<p>Quello di Ocasio-Cortez (da ora in poi: AOC) era un riferimento ironico, ma non troppo, agli <strong>eccessi del solo periodo 2020-21</strong>, ossia quello delle proteste dopo l’uccisione di <strong>George Floyd </strong>nel bel mezzo della pandemia di coronavirus, con Donald Trump a picco nei sondaggi: il periodo in cui hanno iniziato a diffondersi lo slogan <em>Defund the police</em> e la moda degli inginocchiamenti degli sportivi contro il razzismo sistemico.</p>



<p>Capite: AOC non può permettersi di dire esplicitamente che dieci anni di <em>woke</em> contengano errori madornali. Non può allargare troppo le maglie della sua ironia. E, del resto, non dice neppure che quelle battaglie dell&#8217;epoca del Covid fossero tutte sbagliate. Però le sminuisce: le definisce &#8220;dibattito accademico&#8221;. E spiega che in quel periodo si era ampliata la cosiddetta <strong>finestra di Overton</strong>, cioè l’insieme delle idee considerate accettabili nel dibattito pubblico, e che da quella fase erano nate anche discussioni e proposte politiche troppo radicali o impopolari, poi riviste dai candidati.</p>



<p>La frase &#8220;Woke 1 was crazy&#8221; è, di fatto, una piccola abiura dell&#8217;intero <em>wokismo</em>. Ma non è certo un&#8217;abiura di tutte le idee progressiste che si sono accompagnate a quel movimento. È un riposizionamento politico: Ocasio-Cortez ha cercato di comunicare che il Partito Democratico del 2026 non è quello del 2020, anche in vista delle sue ambizioni future, forse presidenziali.</p>



<p>Il fatto che in Italia la frase sia spesso riportata in modo più drastico, andando al succo in modo brutale (<em>Repubblica</em> l’ha trasformata in un presunto &#8220;dietrofront a sinistra&#8221;, mentre <strong>Matteo Renzi</strong> l&#8217;ha associata all’idea di scegliere tra diritti civili ed economia: un tema che nell’intervista non era stato posto in questi termini) ha spinto molti commentatori progressisti a un atteggiamento tutto reattivo, tutto sulla difensiva. Addirittura alcuni hanno sostenuto che quella frase AOC non l&#8217;avesse mai pronunciata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il woke all&#8217;italiana</h2>



<p>Una particolare dose di malafede si è vista quando nel dibattito si è inserito <strong>Giuseppe Conte</strong>, oggi leader di un Movimento 5 Stelle post-populista e decisamente più socialdemocratico di quello di Grillo delle origini. Con una lettera sul <strong><em>woke</em></strong> pubblicata da <em>Repubblica</em> e poi con un&#8217;intervista al <em>Foglio</em>, l&#8217;ex due volte premier è riuscito per la prima volta dopo mesi a svincolare l&#8217;opposizione dal dibattito sull&#8217;Ucraina. È un testo rozzo per chi si occupa di queste cose da anni con il gergo accademico della propria bolla, ma usa un linguaggio molto meno reazionario rispetto al M5S delle origini o alla media dell&#8217;elettorato italiano.</p>



<p>Si potrebbe persino dire che sia un intervento molto più conciliatorio sull&#8217;<strong><em>identity politics</em></strong> di quanto lo sia stato quello di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, nonostante sopravviva una forma di rancore progressista che si ostina a negare che <strong>AOC</strong> quella frase l’abbia detta davvero, o a sostenere che il <strong><em>woke</em></strong> in Italia non sia mai esistito. Come se un tentativo di adattare il linguaggio della sinistra americana alla fase politica attuale fosse un tradimento di qualsiasi istanza di lotta o il segno della trasformazione di chi ne parla in un opportunista.</p>



<p>Il <strong><em>debunking</em></strong> viene usato come <strong><em>gotcha moment</em></strong> per provare a chiudere la discussione. Secondo <a href="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">un articolo</a> del sito di giornalismo <em>Valigia Blu</em>, per esempio, le dichiarazioni di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> sarebbero state gravemente distorte da una stampa italiana in malafede (che si presume abbia condizionato persino i <a href="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519" type="link" id="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519">titolisti</a> del <em>Guardian</em> o del <em>New York Times</em>) e la lettera di <strong>Giuseppe Conte</strong> non sarebbe altro che una variazione degli argomenti di <strong>Vladimir Putin</strong>. E come si fa a dire che il dibattito sullo schwa, i conduttori inginocchiati per George Floyd o i contratti editoriali a quattro zeri per certi &#8220;influattivisti&#8221; non siano stati una forma italiana, certo derivativa e forse limitata, di woke? Che certo convive, da noi, con i busti a casa La Russa o con <em>La Zanzara</em> di Cruciani e Parenzo: ma come si fa a sostenere che non ci sia stata, e non ci sia tuttora, un&#8217;ondata di quel tipo anche in Italia?</p>



<p>La verità è che una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee, che ricordi ancora come si dibatte e che non abbia paura persino della propria ombra non avrebbe difficoltà a tenere insieme l&#8217;autocritica e i principi. Basterebbe riconoscere che la sinistra identitaria degli ultimi anni aveva difetti strutturali gravissimi, i cui disastri possono essere superati senza diventare <strong>Diego Fusaro</strong>. Proprio come fa capire <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, seppur con una buona dose di faccia tosta.</p>



<p></p>
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		<title>La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 05:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla stagione del "woke" alla battaglia per il voto operaio: Alexandria Ocasio-Cortez è oggi molto più di una parlamentare progressista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html">La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dalla stagione del &#8220;woke&#8221; alla battaglia per il voto operaio, passando per la scelta di congelare gli ovociti: <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> è oggi molto più di una parlamentare progressista. È uno dei principali laboratori politici del <strong>Partito democratico</strong>. Ma la sua eventuale corsa nel 2028 avrebbe ancora un problema: trasformare una formidabile macchina comunicativa e militante in una maggioranza elettorale nazionale.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="&#039;Anything is possible&#039;: AOC on her political future" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SFwAnMLBSOw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_SFwAnMLBSOw");</script>
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<p>La deputata democratica di New York è tornata al centro delle cronache americane dopo una settimana nella quale si sono concentrati alcuni degli elementi più caratteristici della sua politica: un&#8217;intervista nella quale ha definito &#8220;<em>crazy</em>&#8221; la stagione del &#8220;<strong>Woke 1</strong>&#8220;, la pubblicizzazione sui social del percorso di <strong>congelamento degli ovociti</strong>, una <strong>nuova attenzione alla <em>working class</em></strong> e una serie di segnali che continuano ad alimentare le speculazioni su una possibile candidatura presidenziale o al Senato nel 2028.</p>



<p>Ocasio-Cortez ha dimostrato negli ultimi mesi di poter esercitare un&#8217;influenza che va oltre il proprio collegio elettorale. A giugno <em>Axios </em>rilevava che quattro candidati progressisti da lei sostenuti nelle primarie democratiche avevano ottenuto vittorie nette, trasformandola in una sorta di <em>queenmaker</em> della sinistra democratica mentre valutava le proprie opzioni per il 2028.</p>



<p>E il dato più interessante arriva dal <strong>New Hampshire</strong>. <a href="https://scholars.unh.edu/survey_center_polls/983/">Un sondaggio della University of New Hampshire</a> pubblicato il 22 luglio tra 648 probabili elettori democratici delle primarie del 2028 attribuiva ad AOC<strong> il 22% delle preferenze.</strong> Il dato la collocava nel gruppo di testa del campo democratico, a dimostrazione del fatto che <strong>il suo nome non appartiene più soltanto alla nicchia della sinistra progressista </strong>ma è già competitivo, almeno in una prima rilevazione statale, nella discussione sulla futura nomination. Naturalmente è ancora troppo presto per trasformare quel 22% in una previsione elettorale. Il sondaggio riguarda un solo Stato e una primaria lontana quasi due anni.</p>



<p>Ma la domanda è ormai legittima: <strong>AOC può davvero diventare presidente degli Stati Uniti?</strong> E, prima ancora, che cosa significa oggi essere &#8220;socialista&#8221; dentro il Partito democratico?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal &#8220;woke&#8221; alla classe: AOC sta cambiando pelle?</strong></h2>



<p>Il passaggio più significativo delle ultime settimane è probabilmente quello che riguarda il passato.</p>



<p>In un&#8217;intervista ad <em>ABC</em>, Ocasio-Cortez ha preso le distanze dalla fase che oggi definisce &#8220;Woke 1&#8221;, arrivando a descriverla come &#8220;folle&#8221;. Il riferimento riguarda soprattutto alcune delle posizioni che avevano caratterizzato una parte della sinistra democratica all&#8217;inizio degli anni Venti, dalla questione della polizia alla decarcerazione, fino ad alcune posizioni radicali sui temi sociali e sull&#8217;immigrazione. Un tentativo di riscrivere il rapporto con quella fase e di rendere il messaggio progressista più competitivo davanti a un elettorato più ampio. La prima AOC aveva costruito una parte enorme della propria notorietà sulla capacità di portare al Congresso <strong>un nuovo linguaggio della sinistra</strong>: disuguaglianza, cambiamento climatico, potere delle <em>corporation,</em> diritti delle minoranze, sanità universale e critica del capitalismo.</p>



<p>La AOC del 2026 sembra invece più interessata a <strong>come trasformare quelle battaglie in una coalizione elettorale abbastanza larga da conquistare il potere. </strong>La differenza è sostanziale. Il problema della sinistra americana, infatti, non è necessariamente che le singole politiche progressiste siano impopolari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/e0473e1fbedf4694a8a89e5312ce4636ca705e63/414_0_5202_4160/master/5202.jpg?width=880&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<p><a href="https://www.reuters.com/world/us/democrats-lead-republicans-economy-trump-approval-falls-reutersipsos-poll-finds-2026-08-03/">Un sondaggio Reuters/Ipsos </a>condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto mostra che il 64% degli elettori indipendenti sostiene l&#8217;aumento delle tasse sui ricchi e sulle grandi <em>corporation </em>e il 60% sostiene un sistema di assistenza sanitaria finanziato dal governo. Ma la stessa rilevazione evidenzia una distanza molto più grande quando entra in gioco l&#8217;etichetta politica: il 43% degli indipendenti afferma di essere meno propenso a votare per un candidato identificato come &#8220;<strong><em>democratic socialist</em></strong>&#8220;.</p>



<p>È qui che si trova una delle contraddizioni centrali della nuova sinistra americana. Il problema non è necessariamente ciò che propone. <strong>È il marchio politico con cui lo propone. </strong>La difficoltà è anche semantica. Secondo un precedente sondaggio Reuters/Ipsos di luglio, soltanto il 49% degli americani dice di comprendere le politiche del <em>democratic socialism</em>, mentre il 47% ammette di non comprenderle. Il risultato è un paradosso: alcune delle politiche associate alla sinistra economica possono ottenere consensi relativamente larghi, mentre <strong>la definizione di &#8220;socialista democratico&#8221; continua a generare diffidenza.</strong> Un sondaggio Washington Post-Ipsos pubblicato a fine luglio ha fornito un&#8217;altra fotografia ancora più netta: il 55% degli americani ha dichiarato che non prenderebbe in considerazione il voto per un candidato democratico socialista alla presidenza, contro il 39% che lo prenderebbe in considerazione. Tra gli indipendenti il rifiuto arrivava al 54%.</p>



<p>AOC sembra aver individuato precisamente questo problema.</p>



<p>Il tentativo di archiviare il &#8220;Woke 1&#8221; non significa necessariamente che abbia abbandonato le proprie convinzioni progressiste. Può essere letto, più prudentemente, come uno sforzo per separare <strong>il populismo economico della sinistra dal suo passato culturale più radicale</strong>. Sanità, abitazioni, salari, tasse sui miliardari, costo della vita e potere dei lavoratori possono parlare anche a elettori che non si definirebbero mai socialisti. Le battaglie culturali più controverse sono invece molto più difficili da trasformare in una piattaforma presidenziale maggioritaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso degli ovociti: il personale è politico</h2>



<p><strong>Anche la vicenda del congelamento degli ovociti va letta dentro questa trasformazione. </strong>La deputata ha raccontato sui social il percorso che sta affrontando, compresa la parte fisica della procedura e le questioni economiche a essa connesse. La vicenda ha immediatamente generato una discussione politica sulla fertilità, sulla maternità e sul rapporto tra carriera e vita privata.</p>



<p>La reazione è stata trasversale. Il <em>Wall Street Journal</em> ha sottolineato come la pubblicizzazione della procedura abbia prodotto reazioni anche fuori dal tradizionale perimetro democratico, con critiche conservatrici ma anche forme di sostegno provenienti da <strong>donne conservatrici</strong>. È interessante perché il tema consente alla sinistra di <strong>spostare la discussione sulla salute riproduttiva</strong> oltre il terreno, ormai tradizionale, dell&#8217;<strong>aborto</strong>. Entrano in campo fertilità, costi delle procedure, maternità ritardata, carriera professionale e possibilità di scegliere quando avere figli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/231006100006-alexandria-ocasio-cortez-file-012623.jpg?c=original" alt=""/></figure>



<p>La deputata ha dichiarato che la decisione di congelare i suoi ovuli ha richiesto tempo “per essere ponderata, valutata e per la quale è stato necessario risparmiare”. Ciò non sorprende: <strong>un singolo ciclo di congelamento degli ovociti, comprensivo di stimolazione ormonale e procedura di prelievo, costa in media circa 16.000 dollari.</strong> La copertura assicurativa sanitaria per interventi chirurgici non urgenti non è diffusa, il che significa che molte donne devono sostenere questi costi di tasca propria. Le spese di magazzinaggio e le tasse ricorrenti possono far lievitare ulteriormente il conto. “La mia assicurazione non copre nemmeno un centesimo di questa procedura”, ha dichiarato Ocasio-Cortez sui social media a proposito del suo intervento di congelamento degli ovuli. In effetti, la copertura assicurativa sanitaria per la crioconservazione degli ovuli a scopo terapeutico è ancora l’eccezione piuttosto che la regola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero test: può il socialismo democratico diventare maggioranza?</h2>



<p>La crescita della sinistra socialista americana è reale. La <strong>Democratic Socialists of America</strong>, organizzazione alla quale AOC è stata associata fin dall&#8217;inizio della sua ascesa nazionale, dichiara oggi più di 100mila membri e una presenza in tutti i 50 Stati. <em>Reuters</em> ha riportato a luglio che l&#8217;organizzazione dichiarava oltre 100mila iscritti e aveva appoggiato più di 150 candidati nel 2026, con 38 vittorie elettorali ottenute fino a quel momento.</p>



<p>Il fenomeno, quindi, non è più confinato a <strong>Bernie Sanders</strong> e AOC. È diventato una rete organizzativa. <strong>New York</strong> è naturalmente il laboratorio più evidente. Ma le primarie del 2026 stanno mostrando che la sinistra progressista cerca di estendere quel modello anche fuori dalle roccaforti urbane. Il caso più significativo è il <strong>Michigan</strong>, dove <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Abdul El-Sayed</a></strong> ha conquistato la nomination democratica per il Senato con una piattaforma fortemente progressista, centrata tra l&#8217;altro sul <em>Medicare for All</em>. Un possibile test della direzione che il Partito democratico potrebbe prendere in vista del 2028.</p>



<p>Ma il quadro non è affatto lineare. In <strong>Wisconsin</strong>, per esempio, la democratica moderata David Crowley ha sconfitto la socialista <strong>Francesca Hong</strong> nelle primarie per la candidatura a governatore. Un contrappeso alle recenti vittorie della sinistra: il movimento progressista è forte, ma non domina automaticamente le primarie democratiche nemmeno in Stati dove la sua agenda può trovare terreno fertile.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ-peWessowRwGm9T9bpy8MXYejr-BwnzaLy0DzPqf0QQ&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il sondaggio Washington Post-Ipsos lo dimostra con chiarezza: il 75% dei democratici prenderebbe in considerazione il voto per un <em>democratic socialist</em> alla presidenza, ma questa disponibilità scende drasticamente quando si guarda all&#8217;elettorato nel suo complesso. <strong>E il problema per AOC è quindi costruire una coalizione molto più ampia della sua base naturale.</strong> Giovani progressisti, elettori urbani e attivisti sono il punto di partenza. Non sono però sufficienti per arrivare a 270 grandi elettori. Il vero banco di prova resta la capacità di parlare agli elettori della <em>working class</em>, agli indipendenti e alle comunità nere e latine fuori dalle grandi roccaforti liberal.</p>



<p>Il nuovo calendario delle primarie democratiche rende questa questione ancora più importante.</p>



<p>Il DNC ha stabilito che <strong>la stagione delle primarie presidenziali del 2028 partirà dal South Carolina il 22 gennaio,</strong> seguita da Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. La scelta attribuisce maggiore peso fin dall&#8217;inizio agli elettori neri, latini e sindacalizzati. Per AOC è una sfida enorme. Essere competitiva in New Hampshire è un segnale interessante. Ma una candidata democratica che voglia conquistare la <em>nomination</em> dovrà dimostrare di poter costruire rapporti politici anche con l&#8217;elettorato nero della South Carolina, con i latini del Nevada e del New Mexico e con il mondo sindacale del Michigan. È un tipo di coalizione diverso da quello che ha reso AOC una star nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2028: candidata alla Casa Bianca o futura senatrice?</h2>



<p>La sua posizione pubblica rimane compatibile con diverse possibilità per il 2028, compresa quella di una <strong>candidatura al Senato</strong> contro <strong>Chuck Schumer</strong>. Ocasio-Cortez non ha escluso una candidatura alla presidenza e le sue azioni non hanno fatto altro che alimentare le voci di una sua possibile campagna elettorale sotto copertura. L&#8217;anno scorso ha accompagnato il suo mentore, il senatore indipendente <strong>Bernie Sanders</strong>, nel un tour &#8220;<a href="https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html">Lotta all&#8217;oligarchia</a>&#8221; che ha attirato folle immense. Più recentemente, ha attraversato il Paese in lungo e in largo per sostenere candidati progressisti, accrescendo ulteriormente la sua notorietà a livello nazionale.</p>



<p>Dal punto di vista strategico, non annunciare nulla è probabilmente la scelta più razionale. Una candidatura presidenziale annunciata troppo presto trasformerebbe ogni sua dichiarazione in una dichiarazione da candidata. Restare formalmente fuori dalla corsa le permette invece di costruire influenza, sostenere candidati, testare messaggi e osservare come cambierà il Partito democratico dopo le <strong>elezioni di midterm</strong>. Il sondaggio del New Hampshire è incoraggiante, ma non risolve il problema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.newyorker.com/photos/67e1ae59049bc18e12668ab5/16:9/w_1920,c_limit/Witt-Bernie-AOC.jpg" alt=""/></figure>



<p>Le <strong>primarie democratiche</strong> per la presidenza del 2028 si preannunciano affollate e combattute. Se Ocasio-Cortez si candidasse, potrebbe dover affrontare la concorrenza del collega progressista <strong>Ro Khanna </strong>della California, oltre a pesi massimi del partito. Alcuni democratici, ancora scottati dalle sconfitte di Clinton e Harris nel 2016 e nel 2024, potrebbero essere restii a candidarla per una questione di opportunità, se ritengono che gli Stati Uniti non siano ancora pronti a eleggere la loro prima presidente donna.</p>



<p>La deputata si trova poi ad affrontare un altro ostacolo potenziale. I democratici centristi sostengono da tempo che l&#8217;ala socialista democratica del partito potrebbe avere successo tra gli <strong>elettori bianchi con un&#8217;istruzione universitaria</strong>, ma fatica a entrare in sintonia con le <strong>comunità afroamericane</strong>, citando le primarie in cui i candidati progressisti emergenti hanno incontrato una netta resistenza. Il che potrebbe essere un ostacolo-quasi-insormontabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html">La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
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<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Senato Usa dice ancora “no” al blocco delle armi a Israele ma il voto segna uno spartiacque storico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-senato-usa-dice-ancora-no-al-blocco-delle-armi-a-israele-ma-il-voto-segna-uno-spartiacque-storico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Sanders" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al Senato Usa fallisce il blocco delle armi a Israele, ma il voto è storico: per la prima volta i dem sfidano l'assegno in bianco a Tel Aviv</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-senato-usa-dice-ancora-no-al-blocco-delle-armi-a-israele-ma-il-voto-segna-uno-spartiacque-storico.html">Il Senato Usa dice ancora “no” al blocco delle armi a Israele ma il voto segna uno spartiacque storico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Sanders" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260416164121375_de5a7f2c2973bdc9e5fc1a2d9e698d49-e1776350531185-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un nuovo tentativo di limitare le spedizioni di armi statunitensi a Israele è fallito mercoledì al Senato, ma il voto ha lasciato un segno indelebile nella politica estera americana. <a href="https://responsiblestatecraft.org/congress-israel-weapons-sale/" type="link" id="https://responsiblestatecraft.org/congress-israel-weapons-sale/">Come riporta <em>Responsible Statecraft</em></a>, le due mozioni di blocco – una mirata a bloccare una <strong>vendita di bombe da 500 kg del valore di 150 milioni di dollari</strong>, l’altra relativa a bulldozer pesanti per 300 milioni – sono state respinte con ampi margini (36-63 e 40-59). Eppure, si tratta di un voto storico.</p>



<p>Per la prima volta dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, una larga maggioranza dei senatori democratici ha scelto di allinearsi contro l’assegno in bianco a Tel Aviv. Ben 40 democratici hanno votato a favore della risoluzione sui bulldozer Caterpillar D9, i mezzi corazzati utilizzati per radere al suolo interi quartieri in Cisgiordania e a Gaza. Solo sette senatori del partito hanno votato contro entrambe le risoluzioni, tra cui il leader della maggioranza Chuck Schumer e il noto falco John Fetterman. «È un risultato epocale», ha commentato <strong>Cavan Kharrazian</strong>, senior policy advisor di <em>Demand Progress</em>, citato da&nbsp;<em>Responsible Statecraft</em>. «La finestra di Overton si sta spostando. Il Congresso inizia finalmente a raggiungere la maggioranza degli americani, che non vuole più spendere i propri soldi per spedire altre bombe a Israele». </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il voto al Senato Usa</h2>



<p>Il voto più significativo, dal punto di vista simbolico, <strong>è stato quello relativo ai bulldozer</strong>. Si trattava della prima mozione di questo tipo nella storia del Senato, ispirata direttamente dalla <a href="https://www.npr.org/2024/03/16/1239003864/the-legacy-of-activist-rachel-corrie" type="link" id="https://www.npr.org/2024/03/16/1239003864/the-legacy-of-activist-rachel-corrie">vicenda di Rachel Corrie, l’attivista americana uccisa nel 2003 proprio da un bulldozer dell’esercito israeliano</a> mentre cercava di proteggere una casa palestinese. Come ricorda il&nbsp;<em>Responsible Statecraft</em>, la madre di Rachel, <strong>Cindy Corrie</strong>, aveva scritto poche ore prima del voto su&nbsp;<em>The Nation</em>: &#8220;Quei bulldozer non servono a ricostruire, ma a distruggere, a cancellare comunità&#8221;.</p>



<p>Il voto arriva in un momento di crescente isolamento dell’alleato israeliano nell’opinione pubblica Usa. Un nuovo sondaggio del <em><a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/04/07/negative-views-of-israel-netanyahu-continue-to-rise-among-americans-especially-young-people/" type="link" id="https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/04/07/negative-views-of-israel-netanyahu-continue-to-rise-among-americans-especially-young-people/">Pew Research Center</a></em>, condotto a fine marzo, <strong>rivela che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele</strong>, in aumento di 7 punti rispetto all’anno scorso. La fiducia nel premier Benjamin Netanyahu è crollata al minimo storico: il 59% degli intervistati non ha alcuna o poca fiducia in lui, un dato che sale all’80% tra gli elettori democratici. Ma il dato più allarmante per Tel Aviv è quello che riguarda le nuove generazioni: tra i repubblicani under 50, il 57% ha ora un’opinione sfavorevole di Israele, <strong>un crollo verticale rispetto al passato.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">In vista delle midterm </h2>



<p>Il dibattito in aula è stato acceso. Il senatore <strong>Bernie Sanders</strong>, promotore delle mozioni, ha cercato di collegare il voto sulle armi a quello sulla guerra in Iran, appena fallito poche ore prima. «Per Netanyahu Gaza non bastava, l&#8217;Iran non bastava. Ora sta scatenando una guerra di espansione in Libano», ha dichiarato.</p>



<p>Altri democratici, invece, hanno cercato di separare le due questioni. Tuttavia, il voto di ieri è stato osservato con attenzione soprattutto in chiave elettorale. In vista delle midterm del 2026 e delle primarie presidenziali del 2028, la posizione sul Medio Oriente sta diventando un banco di prova cruciale. Tutti i senatori considerati papabili candidati alla Casa Bianca – dai democratici <strong>Ruben Gallego</strong> e <strong>Mark Kelly</strong> (Arizona) a <strong>Cory Booker</strong> (New Jersey) – <strong>hanno votato a favore del blocco delle armi</strong>. Un segnale chiaro che, per conquistare l’elettorato democratico di domani, bisognerà avere una posizione chiara su questo fronte. Senza ambiguità. </p>



<p>Anche se le mozioni sono state respinte, l’amministrazione Trump – che nel gennaio scorso ha sbloccato proprio la vendita dei bulldozer sospesa da Biden – ha incassato un avvertimento. Per la prima volta, la Camera Alta ha mostrato una crepa visibile nel muro del sostegno incondizionato. Come sottolinea&nbsp;<em>Responsible Statecraft</em>, non si tratta di una vittoria per i palestinesi, ma certamente di un campanello d’allarme per Netanyahu. </p>



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		<title>Perché la conferma di Tulsi Gabbard spaventa l&#8217;establishment</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-conferma-di-tulsi-gabbard-spaventa-lestablishment.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 09:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="889" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tulsi Gabbard" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-600x278.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-1024x474.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-1536x711.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Conferma al Senato: Tulsi Gabbard è stata confermata come direttore dell'intelligence nazionale (DNI) con un voto di 52 a 48, nonostante l'opposizione di tutti i senatori democratici e del repubblicano Mitch McConnell.</p>
<p>Critica all'interventismo: Gabbard, nota per le sue posizioni contro le guerre di "cambio di regime" e il neoconservatorismo, rappresenta un potenziale cambiamento verso una politica estera più realista e moderata nell'amministrazione Trump.</p>
<p>Polemiche e opposizioni: La sua nomina ha suscitato forti polemiche, con accuse di essere filo-russa e inadatta al ruolo, alimentate dal suo incontro con Bashar al-Assad nel 2017 e dalle sue critiche alla politica estera statunitense.</p>
<p>Rottura con i Democratici: Gabbard ha lasciato il Partito Democratico nel 2022, criticandone le politiche "woke", l'interventismo militare e la gestione dell'immigrazione, unendosi al Partito Repubblicano nell'ottobre 2023.</p>
<p>Attacchi personali e mediatici: Nonostante una campagna diffamatoria orchestrata da media e establishment, Gabbard ha superato gli ostacoli, diventando una figura simbolo della lotta contro il "Blob", l'élite interventista della politica estera statunitense.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-conferma-di-tulsi-gabbard-spaventa-lestablishment.html">Perché la conferma di Tulsi Gabbard spaventa l&#8217;establishment</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="889" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tulsi Gabbard" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-600x278.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-1024x474.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094332240_ec222f925c1348461fc174e537e170d6-e1739440210722-1536x711.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Tulsi Gabbard</strong> ha vinto la sua battaglia. Contro ogni previsione, l&#8217;ex deputata democratica delle Hawaii, feroce critica dell’interventismo militare&nbsp;e del neoconservatorismo, è stata confermata dal Senato mercoledì <strong>direttore dell&#8217;intelligence nazionale (DNI)</strong> con un voto finale di 52 a 48. Tutti i senatori democratici hanno votato contro Gabbard, incluso Bernie Sanders, che Gabbard sostenne in occasione delle elezioni presidenziali del 2016. L&#8217;unico senatore repubblicano ad unirsi ai dem è stato Mitch McConnell del Kentucky. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gabbard supera lo scoglio del Senato</h2>



<p>La nomina di Gabbard ha suscitato polemiche a causa delle sue critiche alla politica estera statunitense, in particolare alle guerre per il &#8220;cambio di regime&#8221;. La sua conferma, infatti, rappresenta un potenziale cambiamento verso un approccio più <strong>realista e moderato</strong> da parte dell&#8217;amministrazione Trump ed è per questo motivo che spaventa l&#8217;establishment. Gabbard, veterana della <em>War on Terror</em>, ha servito nella Guardia Nazionale dell&#8217;Esercito ed è stata dispiegata in <strong>Iraq</strong> e <strong>Kuwait</strong>. La guerra e tutto ciò che comporta la conosce bene, a differenza di molti sostenitori dell&#8217;interventismo militare che i conflitti non li hanno mai visti da vicino. Nel 2022 ha lasciato il Partito Democratico, criticandone le politiche &#8220;woke&#8221; e guerrafondaie, oltre alla gestione disastrosa dell&#8217;immigrazione irregolare, unendosi al Partito Repubblicano nell&#8217;ottobre dello scorso anno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-456332" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250213094650357_b8422340a5cbff2924486ecbf6a38793.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ex dem nemica dell&#8217;establishment</h2>



<p>Prima persona di fede induista eletta al Congresso, Gabbard <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-tulsi-gabbard-lex-dem-e-veterana-di-guerra-che-trump-vuole-capo-dellintelligence.html">ha spesso criticato la politica estera degli Stati Uniti</a>, in particolare il sostegno di Biden all&#8217;Ucraina e le operazioni di Obama in Siria. Nel 2017, visitò Damasco e incontrò il presidente siriano <strong>Bashar al-Assad</strong>, scatenando polemiche. Nel 2019, dichiarò che Assad &#8220;non è il nemico degli Stati Uniti&#8221; e si oppose al coinvolgimento americano nella guerra in Siria, sostenendo che i tentativi di cambio di regime in Iraq, Libia e Siria hanno avuto <strong>conseguenze disastrose</strong> per gli Stati Uniti e le popolazioni locali.</p>



<p><a href="https://apnews.com/article/gabbard-trump-putin-intelligence-russia-syria-a798adaf9cd531a5d0c9329f7597f0f6">Accusata di essere un &#8220;asset russo&#8221;</a> e &#8220;amica dei dittatori&#8221; da <em>liberal</em> e <em>neocon</em>, Gabbard è avversaria  dell&#8217;establishment della politica estera di Washington, <a href="https://foreignpolicy.com/2020/09/22/walt-gavin-liberalism-foreign-policy-blob-really-blameless/">quel &#8220;Blob&#8221; descritto dal professor Stephen M. Walt</a> (docente di Harvard) che si riferisce a quell&#8217;insieme di esperti, analisti, think-tank che promuovono l&#8217;interventismo e una politica estera aggressiva. Secondo Walt, il &#8220;Blob&#8221; include persone che si muovono tra governo, think tank e accademie, e che hanno sostenuto e promosso una strategia di politica estera che mira a utilizzare il potere militare americano per rimodellare il mondo secondo le preferenze e i valori politici degli Stati Uniti, con conseguenze spesso disastrose non solo per l&#8217;America ma per il mondo. Per questo motivo Gabbard è stata oggetto in queste settimane di attacchi di ogni tipo, anche personali, e anche da parte di testate autorevoli come il <em>New York Times</em>, che ha addirittura messo in <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-tulsi-gabbard-lex-dem-e-veterana-di-guerra-che-trump-vuole-capo-dellintelligence.html">discussione le sue convinzioni religiose</a>. Una vera e propria macchina del fango orchestrata da media e politici fedeli all&#8217;establishment che, tuttavia, non ha raggiunto il risultato sperato, ovvero far saltare la sua nomina a <strong>direttore dell&#8217;intelligence nazionale (DNI)</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="631" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu-1024x631.jpeg" alt="" class="wp-image-456336" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu-1024x631.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu-600x370.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu-300x185.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu-768x473.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GjnKTJpXIAA3RMu.jpeg 1236w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Una postilla. Sui social, la conferma di Tulsi Gabbard a Direttrice dell&#8217;Intelligence Nazionale ha riportato l&#8217;attenzione su <em>Myrotvorets</em>, il controverso sito ucraino legato al governo che include Gabbard nella sua &#8220;lista nera&#8221; di persone considerate <strong>nemiche degli interessi nazionali</strong>. Una presenza che rischia di provocare imbarazzi e ulteriori tensioni tra Washington e Kiev. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-conferma-di-tulsi-gabbard-spaventa-lestablishment.html">Perché la conferma di Tulsi Gabbard spaventa l&#8217;establishment</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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