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Il Presidente eletto Donald Trump ha nominato l’ex deputata democratica delle Hawaii e veterana di guerra Tulsi Gabbard direttore dell’Intelligence nazionale. Un ruolo chiave dell’amministrazione Usa, in quanto, se confermata, Gabbard supervisionerebbe le 18 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Trump ha sottolineato che la donna 43enne porterà un “spirito indomito” alla comunità dell’intelligence, impegnandosi per la sicurezza nazionale e la difesa dei diritti costituzionali. Una nomina tutt’altro che scontata e di “rottura” visto il profilo dell’ex deputata.

Una nomina “anti-sistema”

Gabbard, infatti, è una figura scomoda e “antisistema” della politica statunitense e una feroce critica dell’interventismo militare e del neoconservatorismo. Per questo la scelta di Trump sta facendo molto discutere negli Usa e contro l’ex dem piovono le immancabili accuse di essere una “putiniana” e di non essere adatta al ruolo. Prima persona di fede induista eletta al Congresso, ha spesso criticato la politica estera degli Stati Uniti, in particolare l’appoggio dell’amministrazione Biden all’Ucraina e le operazioni dell’amministrazione Obama in Siria. Tanto che, nel 2017, viaggiò verso Damasco assieme all’ex parlamentare Dennis Kucinich, dove i due incontrarono il presidente siriano Bashar al-Assad, provocando al tempo una lunga serie di polemiche.

Nel 2019, l’ex candidata alla nomination democratica dichiarò infatti che il presidente siriano “non è il nemico degli Stati Uniti”, sostenendo la sua opposizione al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra per procura in Siria. “Guardando gli sforzi controproducenti della nostra nazione per ottenere i regime-change – disse inoltre nel 2018 – è chiaro che i leader di entrambi gli schieramenti non hanno imparato la dolorosa lezione di decenni di guerre volte a ottenere dei cambi di regime, come in Iraq, Libia e ora Siria. I risultati li hanno pagati i cittadini americani, in vite umane e miliardi di dollari, e i popoli di quei paesi, dove un gran numero di vite sono state perse, sono nate crisi umanitarie, milioni di rifugiati costretti a lasciare le loro case, e il loro stile di vita distrutto”.

Nemica giurata del governo di Kiev

La recente nomina di Tulsi Gabbard come Direttrice dell’Intelligence Nazionale da parte di Donald Trump ha riacceso i riflettori su Myrotvorets, il controverso sito ucraino legato al governo che tiene una “lista nera” di individui considerati ostili agli interessi nazionali. L’ex deputata è inserita in questo elenco da tempo. La sua inclusione nell’oscura blacklist solleva interrogativi sulla posizione della nuova amministrazione statunitense e sulle relazioni con il governo ucraino: chiuderanno questo sito controverso e prenderanno provvedimenti contro i responsabili? Di sicuro, sarò motivo di grande imbarazzo per il governo di Kiev, considerando che gli Usa, nel solo 2024, hanno destinato la bellezza di oltre 72 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza per l’Ucraina, principalmente attraverso il programma di Presidenziale Drawdown Authority (PDA) e l’Ukraine Security Assistance Initiative (USAI).

Il percorso di Gabbard: da dem a trumpoiana

Tulsi Gabbard ha abbandonato i dem nel 2022, lanciando un duro attacco contro quella che defiì una “cricca di guerrafondai elitari” guidati da ideologia “woke”. L’ex deputata delle Hawaii accusò i democratici di promuovere divisioni razziali, ostilità verso la fede, permissivismo verso i criminali e persecuzione dei rivali politici, e di portare il Paese verso una guerra nucleare. Nello stesso periodo accusò inoltre Hillary Clinton di essere la “regina dei guerrafondai, incarnazione della corruzione e personificazione della putrefazione che ha infettato il Partito Democratico”.

Lo scorso agosto, dopo un percorso di avvicinamento al tycoon durato mesi, annunciò il suo endorsement ufficiale nei confronti del magnate repubblicano durante l’incontro dell’Associazione della Guardia Nazionale in Michigan. Gabbard, veterana della Guardia Nazionale, scelse una data simbolica per l’annuncio: il terzo anniversario dell’attentato suicida all’aeroporto di Kabul. Criticando l’amministrazione Biden per aver avvicinato gli Stati Uniti al rischio di una guerra nucleare, Gabbard affermò di voler fare tutto il possibile per riportare Trump alla Casa Bianca, elogiando il suo approccio prudente e diplomatico durante il primo mandato, in cui ha evitato nuove guerre e cercato la pace attraverso il dialogo. Ora avrà un ruolo chiave nella prossima amministrazione americana e dovrà supervisionare le agenzie d’intelligence Usa.

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