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Politica

Dalla cannabis all’IA: perché gli Usa vogliono trasformare le serre di marijuana in data center

La crisi del settore della cannabis e il boom dell'intelligenza artificiale stanno dando vita a una trasformazione inattesa.

Per anni le serre dedicate alla cannabis hanno rappresentato uno dei simboli della nuova economia nata dalle legalizzazioni statali. Oggi, però, alcune di queste strutture potrebbero cambiare completamente funzione e diventare infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Non si tratta di una provocazione, ma di uno scenario che negli Stati Uniti viene preso sempre più seriamente da investitori, sviluppatori immobiliari e amministrazioni locali.

Il motivo è semplice: le grandi coltivazioni indoor di cannabis sono già dotate di ciò che oggi rappresenta il principale collo di bottiglia per la costruzione di un data center. Dispongono di connessioni elettriche ad alta capacità, impianti di raffreddamento, sistemi di ventilazione industriale, sicurezza e grandi superfici già predisposte per consumi energetici elevati.

Il fenomeno nasce dall’incrocio di due dinamiche opposte. Da una parte, l’industria americana della cannabis sta attraversando una fase difficile, caratterizzata da eccesso di offerta, prezzi in calo, margini ridotti e numerose strutture finite sul mercato. Dall’altra, la corsa all’intelligenza artificiale ha innescato una domanda senza precedenti di data center, facendo diventare l’accesso immediato all’energia una risorsa ancora più preziosa del terreno stesso. È questa convergenza, evidenziata dalla stampa americana, a spiegare perché alcune serre possano trasformarsi nei nuovi nodi dell’economia digitale.

Il vero tesoro è la connessione elettrica

La riconversione delle serre non dipende dalla struttura edilizia in sé, ma dall’infrastruttura energetica che queste possiedono.

Le coltivazioni indoor di cannabis sono state progettate per alimentare migliaia di lampade, sistemi HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning), deumidificatori e impianti di filtraggio dell’aria in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro. Tutto questo richiede una disponibilità di elettricità molto elevata, spesso già garantita da sottostazioni e collegamenti ad alta tensione.

sistema HVAC

Ed è proprio questo il punto. Oggi ottenere una nuova connessione elettrica da decine di megawatt può richiedere anni, mentre acquistare una struttura già servita dalla rete consente di ridurre drasticamente tempi e costi di realizzazione di un data center. In molti casi il valore dell’immobile è ormai inferiore al valore della sua connessione alla rete. Gli investitori guardano meno alla destinazione originaria dell’edificio e molto di più ai megawatt immediatamente disponibili. La conseguenza è che capannoni industriali, stabilimenti dismessi e persino serre della cannabis stanno assumendo un nuovo valore strategico.

Emblematico è il dibattito emerso in Michigan, dove l’ipotesi di trasformare un impianto della cannabis in un data center ha suscitato attenzione pubblica. Le autorità locali hanno precisato che non esiste alcun progetto formalmente approvato, ma il solo fatto che un’ipotesi del genere venga presa in considerazione dimostra quanto rapidamente sia cambiata la valutazione economica di queste infrastrutture.

Il caso Michigan: da serra per la cannabis a possibile hub dell’IA

A Kalamazoo, la società Harbor Farmz ha proposto di vendere il proprio impianto di coltivazione e lavorazione della marijuana affinché venga riconvertito in un data center destinato ai carichi di lavoro dell’AI.

L’edificio, realizzato nel 2020 all’interno del Davis Creek Business Park, misura circa 32.850 piedi quadrati (poco più di 3.000 metri quadrati) ed è stato progettato fin dall’origine per sostenere operazioni ad altissimo consumo energetico. La struttura dispone già di una connessione elettrica da circa 1 megawatt, con la possibilità di espanderla fino a 15 megawatt in tempi relativamente brevi, oltre a sistemi industriali di climatizzazione, ventilazione, filtraggio dell’aria e un generatore di emergenza da 600 kW. Secondo il proprietario Michael Ward, sono proprio queste caratteristiche a renderla un candidato ideale per ospitare un data center, evitando anni di attesa per ottenere nuovi allacciamenti alla rete elettrica.

Impianto di Kalamazoo

La proposta nasce anche dalle difficoltà attraversate dal mercato della cannabis nel Michigan. Dopo il boom seguito alla legalizzazione, l’aumento del numero di produttori ha determinato un forte eccesso di offerta e un crollo dei prezzi all’ingrosso, mettendo sotto pressione molte aziende del settore. In questo contesto, impianti costati milioni di dollari rischiano di perdere valore come serre, ma possono acquisirne uno nuovo come infrastrutture energetiche già pronte per l’economia dell’intelligenza artificiale.

Il progetto, tuttavia, ha aperto un acceso dibattito locale. I residenti del quartiere Milwood hanno espresso preoccupazione per il possibile aumento dei consumi di elettricità e acqua, l’inquinamento acustico prodotto dagli impianti di raffreddamento e dai generatori di emergenza, oltre al limitato numero di posti di lavoro che un data center potrebbe garantire rispetto all’impatto sul territorio. Nelle ultime settimane sono stati organizzati incontri pubblici, assemblee e gruppi di cittadini contrari all’iniziativa.

L’amministrazione comunale di Kalamazoo ha però chiarito che non esiste ancora alcuna domanda formale né alcun progetto approvato. Gli uffici tecnici hanno confermato soltanto che, dal punto di vista urbanistico, un data center sarebbe compatibile con la classificazione industriale dell’area. Proprio questa precisazione dimostra quanto il dibattito sia ancora in una fase preliminare, ma anche quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia modificando il valore economico delle infrastrutture costruite per un settore completamente diverso.

Energia, politica industriale e resistenze locali

L’espansione dei data center sta però aprendo anche un nuovo fronte politico.

L’enorme fabbisogno energetico delle infrastrutture AI sta mettendo sotto pressione reti elettriche, sistemi di distribuzione e amministrazioni locali. Secondo un monitoraggio di MultiState, nelle prime settimane del 2026 sono stati presentati oltre 300 progetti di legge in più di trenta Stati riguardanti data center, grandi consumatori di energia, incentivi fiscali e nuove regole sulle connessioni alla rete. Alcuni Stati stanno perfino valutando moratorie temporanee per studiare l’impatto di questi impianti su bollette, ambiente e disponibilità di acqua.

Parallelamente cresce anche l’opposizione delle comunità locali. Secondo Newsweek, soltanto nel primo trimestre del 2026 almeno venti grandi progetti di data center sono stati bloccati o cancellati in seguito alle proteste dei residenti, preoccupati per i consumi energetici, il rumore e l’impatto sul territorio. In questo scenario, la possibile riconversione delle serre della cannabis rappresenta una soluzione pragmatica: recuperare infrastrutture già esistenti anziché costruirne di nuove, sfruttando connessioni elettriche che sarebbero difficili da ottenere oggi.

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