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	<title>Gambia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 03 May 2024 12:53:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gambia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gambia: gli uomini votano per mutilare le donne</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/reintrodurre-mutilazione-genitale-femminile-scelta-gambia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 12:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[mutilazione genitale femminile]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gambia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429093643124_6ab5b372c762b23b2b9a3980bef4d8c9-1536x1026.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Così l’Assemblea nazionale del Gambia, composta di soli uomini, ha votato per abrogare il divieto di mutilazioni genitali femminili.</p>
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<p>Il 18 marzo l’Assemblea nazionale del <strong>Gambia</strong> ha votato per abrogare il divieto di <strong>mutilazioni genitali femminili</strong>. Si tratta del <strong>primo paese</strong> al mondo a reintrodurre la pratica dopo averla abolita e a deciderlo sono stati parlamentari uomini.</p>



<p>La legge che vieta la pratica è in vigore dal 2015, ma è stata applicata per la prima volta nell’agosto 2023. In questa occasione erano state multate tre donne per aver praticato la mutilazione genitale femminile (<strong>MGF</strong>) su otto bambine. Alcuni politici gambiani hanno espresso il loro dissenso nei confronti del divieto, che qualcuno considera una violazione del diritto dei cittadini di praticare la loro cultura e religione. Il Consiglio islamico supremo del Gambia ha risposto al verdetto affermando che la circoncisione femminile è una delle virtù dell&#8217;Islam.</p>



<p>Nelle MGF sono incluse tutte le pratiche che prevedono lesioni agli organi genitali femminili, tra queste vi sono l’<strong>infibulazione</strong>, cioè la chiusura quasi completa dell&#8217;ostio vulvare, spesso accompagnata dalla <strong>clitoridectomia</strong>, ovvero la rimozione chirurgica del clitoride. Entrambe le pratiche mettono a rischio la vita delle giovani donne su cui vengono attuate, tanto da rientrare nelle prime cause di morte nei Paesi in cui vengono praticate.</p>



<p>Molte Ong locali e internazionali si sono mobilitate per tentare di esortare il Parlamento a votare contro “una legge che metterà chiaramente in pericolo la vita e il futuro delle ragazze, creando un pericoloso precedente nel mondo”, ha commentato <strong>ActionAid Gambia</strong>.</p>



<p>Diverse campagne per bandire la pratica negli anni hanno portato ad un loro lento abbandono in tutto il mondo. Un recente <a href="https://www.unicef.org/press-releases/over-230-million-girls-and-women-alive-today-have-been-subjected-female-genital#:~:text=New%20global%20estimates%20show%20a,to%20data%20released%20in%202016&amp;text=NEW%20YORK%2C%208%20March%202024,a%20newly%20released%20UNICEF%20report.">rapporto dell’UNICEF</a> ha però rilevato un aumento del 15% rispetto al 2016: attualmente ci sono 230 milioni di donne e ragazze che hanno subito qualche forma di MGF, di cui 144 milioni solo in Africa, 80 milioni in Asia e 6 milioni in Medio Oriente. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Origini culturali delle </strong>mutilazioni</h2>



<p>Le MGF vengono praticate per diverse ragioni che vanno dalle<strong> usanze sanitarie</strong> alle <strong>ragioni socio-culturali </strong>e variano da una religione all’altra. Sono diffuse principalmente in Africa, precisamente in 27 Paesi, tra cui Senegal, Egitto e Nigeria. Vengono praticate in particolar modo su bambine tra l’infanzia e l’adolescenza, più raramente anche su donne adulte.</p>



<p>È ancora molto diffusa poiché considerata una convenzione sociale, perciò influisce la pressione sociale che spinge a conformarsi alla norma diffusa, spesso in risposta al bisogno di essere accettati socialmente e alla paura di essere esclusi dalla comunità. Spesso sono considerate parte integrante della crescita delle giovani donne, un <strong>rito di passaggio</strong> per prepararle all’età adulta e al matrimonio, correlato al <strong>controllo della loro sessualità</strong> finalizzato al mantenimento della verginità prima del matrimonio e la fedeltà coniugale. Viene considerata una pratica religiosa, ma né il Corano né altre sacre scritture ne descrivono e impongono l’utilizzo.</p>



<p>Il fatto che sia una pratica adottata quasi esclusivamente nei confronti delle donne è indice di un retaggio culturale basato su una forte <strong>disuguaglianza di genere </strong>che, nel rispetto di tutte le religioni, andrebbe abolita poiché causa di sofferenze ingiustificate. </p>



<p><strong>La linea sottile tra cultura o violazione dei diritti</strong></p>



<p>Ciò che rende queste pratiche sbagliate è il fatto che non esiste un beneficio medico comprovato, come sostenuto dall’OMS. È considerata una pratica che <strong>viola i diritti umani</strong> delle ragazze e delle donne e che può lasciare conseguenze fisiche, psicologiche e sociali durature. Le MGF sono il prodotto della discriminazione e della disuguaglianza di genere, perciò, per quanto sia parte di una cultura, ciò non implica che non sia pericolosa. La pratica delle MGF è infatti riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani delle bambine e delle donne.</p>



<p>La giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di&nbsp;divorzio, i difetti fisici della sposa, e spesso vengono incluse in questa definizione le circoncisioni mal riuscite. Anche questo è un atto di misoginia delle società patriarcali&nbsp;che non solo negano il piacere sessuale alle donne riservandolo solo agli uomini, ma creano loro anche problemi fisici di vario genere.</p>



<p>A differenza dell’infibulazione maschile, ovvero la circoncisione, prevista maggiormente nella religione ebraica ma anche islamica, dove l’uomo non viene privato né del piacere sessuale né della salute (al contrario in alcuni casi è considerato un beneficio per la salute), l’infibulazione femminile è molto più invasiva. Questa usanza culturale, infatti, comporta l&#8217;asportazione e il danneggiamento di tessuti genitali femminili sani e interferisce con le funzioni naturali del corpo delle ragazze e delle donne. Oltre al dolore intenso, c’è il rischio di emorragia, febbre e infezioni, problemi urinari e lesioni al tessuto genitale circostante, problemi mestruali, formazione di tessuto cicatriziale, problemi sessuali e aumento dei rischi di complicazione del parto. Ai danni fisici, bisogna sommare quelli psicologici, come depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico.</p>



<p>L&#8217;infibulazione impedisce i rapporti sessuali fino alla defibulazione, quindi la scucitura della vulva, che viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Le puerpere, le vedove e le donne divorziate sono sottoposte a reinfibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale di &#8220;purezza&#8221;. I rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Lo scopo dell’asportazione totale o parziale degli organi genitali femminili è quello di impedire alla donna di conoscere l&#8217;orgasmo.</p>



<p>Essendo praticata quasi sempre da operatori tradizionali su minori, costituisce una violazione dei diritti dei bambini. Viene violato anche il diritto alla salute, alla sicurezza e all’integrità fisica, ma anche il diritto a non essere torturati e a non subire trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita, nei tanti casi in cui costituisce una causa di morte. Anche quando praticate da operatori sanitari e medicalizzate, le MGF non perdono la loro pericolosità.</p>



<p>Nel 2008, <a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/female-genital-mutilation">l&#8217;Assemblea Mondiale della Sanità</a> ha approvato la <strong>risoluzione WHA61.16 </strong>sull&#8217;eliminazione delle MGF, sottolineando la necessità di un&#8217;azione concertata in tutti i settori: salute, istruzione, finanza, giustizia e questioni femminili. Ritornare a praticare le MGF in Gambia rappresenterebbe un passo indietro, una regressione generale che coinvolgerebbe altri Paesi.</p>
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		<title>Quella rotta dimenticata dei migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/quella-rotta-dimenticata-dei-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 11:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti salvati dalla Guardia costiera spagnola e portati al porto di Malaga (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;immaginario collettivo europeo, siamo abituati a pensare come le rotte migratorie dall&#8217;Africa e dell&#8217;Asia si riducano al massimo a due flussi: quello balcanico e quello mediterraneo, che si suddivide a sua volta tra la tratta Libia-Italia e la tratta Marocco-Spagna. Tuttavia l&#8217;instabilità politica della Libia e le dure condizioni a cui sono sottoposti i migranti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quella-rotta-dimenticata-dei-migranti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti salvati dalla Guardia costiera spagnola e portati al porto di Malaga (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-salvati-dalla-Guardia-costiera-spagnola-e-portati-al-porto-di-Malaga-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;immaginario collettivo europeo, siamo abituati a pensare come le rotte migratorie dall&#8217;Africa e dell&#8217;Asia si riducano al massimo a due flussi: quello balcanico e quello mediterraneo, che si suddivide a sua volta tra la tratta Libia-Italia e la tratta Marocco-Spagna. Tuttavia l&#8217;instabilità politica della Libia e le dure condizioni a cui sono sottoposti i migranti hanno spinto i popoli africani a cercare altre strade: spesso però ancora più pericolose. Una di queste, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/12/gambian-town-mourns-mauritania-migrant-boat-deaths-191206150835370.html">nella quale si è recentemente sviluppata una <strong>tragedia</strong></a> che ha visto la morte di almeno 62 persone, è quella che porta all&#8217;arcipelago delle <strong>Isole Canarie</strong>, cancello per entrare nell&#8217;Unione europea. Le difficili condizioni dell&#8217;Oceano atlantico e l&#8217;imbarcazione improvvisata non hanno permesso ai migranti gambiani di raggiungere Tenerife, naufragando al largo delle coste della Mauritania, nei pressi della città costiera di Nouadhibou.</p>
<h3>I numeri del fenomeno</h3>
<p>Nonostante siano in corso le indagini degli organismi di controllo internazionale, è difficile stimare il numero reale delle persone che hanno scelto questa strada per entrare in Europa. Tuttavia, è conosciuto grossomodo il numero delle vittime del 2019: si tratterebbe di 158 persone. Sebbene appaia lontano dai numeri che interessano il Mar mediterraneo, basti pensare che tale dato è quasi <strong>quadruplicato dal 2018</strong>, se si considera il bilancio delle vittime della tratta dell&#8217;anno scorso che si sarebbe fermato a 43 persone.</p>
<p>I luoghi di origine dei migranti che si affidano alla rotta atlantica sono in modo principale due: la <strong>Mauritania</strong> e il <strong>Gambia</strong>. E questo è dovuto alla posizione geografica dei Paesi che renderebbe facilmente raggiungibili le coste dell&#8217;arcipelago spagnolo, non fosse per le condizioni precarie delle imbarcazioni che vengono utilizzate dai migranti la traversata.</p>
<h3>Le speranze dei migranti</h3>
<p>A differenza della migrazione che avviene attraverso il deserto del Sahara, la rotta atlantica è preferita dalla <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-paesi-di-provenienza.html">popolazione giovanile in cerca di un futuro migliore</a>, ma dalle disponibilità economiche ridotte. Grazie alla più abbordabile spesa del viaggio in confronto alle altre soluzioni proposte dai trafficanti di uomini ha avuto un notevole sviluppo nell&#8217;ultimo anno, anche a causa del <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/12/dozens-dead-migrant-boat-sinks-mauritania-coast-191205011010131.html">peggioramento delle condizioni economiche dal Gambia</a>, dovute al crollo del turismo in seguito al crack dell&#8217;agenzia Thomas Cook.</p>
<p>Migrare in Europa significa poter migliorare la vita non solo a se stessi, ma anche ai propri familiari. Molte persone scelgono quindi di lanciarsi verso l&#8217;Oceano aperto nella speranza di raggiungere le Canarie, nonostante i grossi pericoli della tratta. Qualcuno ci arriva; gli altri, meno fortunati, annegano a seguito dell&#8217;inabissarsi dell&#8217;imbarcazione, troppo improvvisata per portare a termine il viaggio. Il tutto, apparentemente, nel silenzio dei riflettori internazionali, troppo interessati agli sviluppi derivanti dall&#8217;immigrazione dai canali del Mediterraneo.</p>
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		<title>Boris Johnson e l&#8217;affaire Gambia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-e-laffaire-gambia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 06:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson Gambia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era l&#8217;8 febbraio 2018 quando il Gambia, dopo cinque anni dalla decisione dell&#8217;allora presidente Yahia Jammeh di abbandonare ogni rapporto commerciale con Londra, rientrò all&#8217;interno del Commonwealth. L&#8217;emissario britannico inviato a Banjul per concedere il benestare al piccolo paese dell&#8217;Africa Sub-Sahariana era l&#8217;allora Primo Segretario del Commonwealth, di nome Boris Johnson. La decisione di Londra di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-e-laffaire-gambia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson Gambia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era l&#8217;<strong>8 febbraio 2018</strong> quando il Gambia, dopo cinque anni dalla decisione dell&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/lex-leader-del-gambia-yahya-jammeh-vive-protetto-guinea-equatoriale.html">Yahia Jammeh</a> di abbandonare ogni rapporto commerciale con Londra, rientrò all&#8217;interno del <strong>Commonwealth</strong>. L&#8217;emissario britannico inviato a<strong> Banjul</strong> per concedere il benestare al piccolo paese dell&#8217;Africa Sub-Sahariana era l&#8217;allora Primo Segretario del Commonwealth, di nome <strong>Boris Johnson</strong>.</p>
<p>La decisione di Londra di riammettere Banjul all&#8217;interno del trattato commerciale internazionale non era affatto scontata, considerando anche i difficili rapporti intercorsi tra i paesi nei 22 anni di reggenza di Jammeh. Tuttavia, con la <strong>Brexit</strong> alle porte e con una spirale di rapporti in salita tra il Regno Unito e la Francia sul fronte delle ex-colonie, un avamposto all&#8217;interno del Senegal dal quale ottenere appoggio era un&#8217;ipotesi barattabile con una richiesta di reintegrazione nei trattati.</p>
<p>La stessa figura di Boris Johnson, allora ministro, analizzata con lo sguardo odierno assume un significato ben più chiaro: rafforzare i rapporti commerciali internazionali del <strong>Regno Unito</strong>, in vista dell&#8217;ipotesi della rottura totale con l<strong>&#8216;Unione europea</strong>. Per fare questo, la Gran Bretagna aveva però la necessità di poter competere sul piano &#8220;coloniale&#8221; (o ex-coloniale, se si preferisce) con il più grande rivale europeo: la <strong>Francia</strong> di Emmanuel Macron, unico Paese assieme al Regno a poter contare sull&#8217;appoggio di Stati esterni all&#8217;Ue in tutti i continenti. Nel caso specifico, un possibile approdo militare in caso di entrata in crisi dell&#8217;egemonia nei Paesi cui valuta di Stato è il Franco Cfa, bomba ad orologeria in mano alla Banca di Francia.</p>
<p>Da un punto di vista commerciale infatti il Gambia non offre una grande varietà di prodotti. La maggioranza della popolazione sopravvive grazie all&#8217;agricoltura di sussistenza, l&#8217;industria ricopre un ruolo marginale all&#8217;interno del panorama economico ed unico prodotto di forte esportazione sono le arachidi. Gli unici sbocchi di esportazione per il Regno Unito sono infatti le forniture di beni di primaria necessità per le tre città più grosse del Paese (Serekunda, Brikam e Banjul, capitale ed importante città portuale), essendo le province fortemente legate al commercio di prodotti locali, di calibro decisamente marginale ed attualmente in mano a Cina ed India.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Johnson conosce bene queste logiche internazionali, come già le conosceva al gennaio 2018, durante la sua visita di rappresentanza a Banjul, sotto il governo di Theresa May. </span>L&#8217;<strong>Africa</strong>, ancora una volta, si configura come terreno di <strong>scontro internazionale</strong>, anche col solo fine intimidatorio. Il <a href="https://it.insideover.com/politica/colloquio-tra-johnson-e-modi-a-londra-prove-di-global-britain.html">Commonwealth</a> serve a garantire la stabilità e l&#8217;egemonia del Regno Unito a livello internazionale, capace di muoversi autonomamente ed avere rilievo anche senza l&#8217;Ue. Motivo per il quale la riammissione del Gambia risuona come un controllo mantenuto nei territori. Condizione che, con l&#8217;esempio appunto della Brexit, non è garantita dall&#8217;Unione Europea.</p>
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		<title>L&#8217;ex leader del Gambia vive protetto in Guinea equatoriale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lex-leader-del-gambia-yahya-jammeh-vive-protetto-guinea-equatoriale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 11:24:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="749" height="560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014-300x224.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p>
<p>Il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang si è impegnato a proteggere l&#8217;ex leader del Gambia, Yahya Jammeh, che vive in esilio nel piccolo paese dell&#8217;Africa centrale. Teodoro Obiang ha così accolto Jammeh dopo che il presidente del Gambia ha perso inaspettatamente le elezioni contro il candidato dell&#8217;opposizione Adama Barrow, che una volta lavorava come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lex-leader-del-gambia-yahya-jammeh-vive-protetto-guinea-equatoriale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="749" height="560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/Yahya_Jammeh_with_Obamas_2014-300x224.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p><p>Il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang si è impegnato a proteggere l&#8217;ex leader del Gambia, Yahya Jammeh, che vive in esilio nel piccolo paese dell&#8217;Africa centrale.</p>
<p>Teodoro Obiang ha così accolto Jammeh dopo che il presidente del Gambia ha perso inaspettatamente le elezioni contro il candidato dell&#8217;opposizione Adama Barrow, che una volta lavorava come guardia di sicurezza in un negozio Argos di Londra.</p>
<p>La caduta di Jammeh è stata salutata come una vittoria per la democrazia nella piccola Gambia, dove aveva governato per 22 anni. Jammeh ha lasciato il Gambia con la sua famiglia, fidati ufficiali militari e una flotta di auto di lusso.</p>
<p>Una schiera di presidenti dell&#8217;Africa occidentale tra cui il Muhammadu Buhari della Nigeria, l&#8217;Alpha Condé della Guinea e l&#8217;allora presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf hanno cercato di negoziare la sua uscita, e Teodoro Obiang, che è presidente della Guinea Equatoriale dal 1979, gli ha dato rifugio.</p>
<p></p>
<p>Jammeh in Gambia, è accusato di violazioni dei diritti umani, tra cui torture, uccisioni e ha costretto i Gambiani a prendere i suoi &#8220;trattamenti&#8221; a base di erbe contro l’HIV.</p>
<p>In una intervista esclusiva con il Guardian, Adama Barrow, il nuovo presidente del Gambia, ha dichiarato di essere &#8220;più che disposto&#8221; ad aprire discussioni sull&#8217;estradizione di Jammeh, &#8220;perché nel nostro paese crediamo nella giustizia e nello stato di diritto&#8221;.</p>
<p>Obiang aveva fatto sapere in un primo momento che se fosse stata chiesta l&#8217;estradizione di Jammeh, l&#8217;avrebbe presa in considerazione con i suoi avvocati. Sembra che Obiang abbia cambiato idea, forse dopo aver appreso i commenti di Barrow. Obiang non ha mai firmato lo statuto della Corte penale internazionale, il che significa che Jammeh non può essere estradato senza il permesso del suo ospite.</p>
<p>&#8220;Credo che la posizione di proteggere gli ex capi di stato sia corretta&#8221;, ha detto Obiang dopo aver incontrato Condé, che è anche il presidente dell&#8217;Unione africana. &#8220;Alpha Condé mi ha detto che non accetterà alcuna richiesta per l&#8217;estradizione di Yahya Jammeh. Anche io non la accetterò”.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Siamo pienamente d&#8217;accordo che Yahya Jammeh debba essere protetto. Deve essere rispettato come ex leader africano. Perché questa è una garanzia per gli altri leader africani dopo che lasciano il potere &#8220;, ha affermato Obiang.</p>
<p>Obiang ha dato ospitalità a Jammeh il 22 gennaio dello scorso anno come parte di un accordo negoziato dal blocco regionale dell&#8217;ECOWAS per persuaderlo a dimettersi pacificamente. Il capo gambiano aveva passato le precedenti sei settimane a cercare di aggrapparsi al potere, affermando che le elezioni fossero state truccate contro di lui.</p>
<p>Le truppe dell&#8217;ECOWAS si stavano già radunando sul confine con la Gambia, con l&#8217;ordine di rimuovere con la forza Jammeh se necessario. Ma l&#8217;offerta di Obiang ha contribuito a convincere il Jammeh a non cercare di resistere e combattere. All&#8217;epoca si era sostenuto che l&#8217;offerta di Obiang fosse stata in parte un gesto di solidarietà tra un dittatore africano e l&#8217;altro. Il leader della Guinea Equatoriale, che ha conquistato il potere nel 1979, ha compiuto violazioni dei diritti umani come Jammeh.</p>
<p>Ma ora Obiang afferma di voler presto ritirarsi e potrebbe considerare la concessione di una richiesta di estradizione come un modo per migliorare la propria immagine prima di lasciare il potere.</p>
<p></p>
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		<title>Nuova guerra nel cuore dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/la-nuova-guerra-nel-cuore-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 13:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1008" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg 1008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-600x328.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></p>
<p>Una nuova crisi africana, una nuova miccia in una regione che sembra destinata a non trovare mai pace; questa volta il pericolo per la stabilità dell’Africa arriva dallo Stato più piccolo dell’intero continente: grande poco più dell’Umbria e conosciuto in occidente per le sue spiagge e per la quantità enorme di arachidi che esporta ogni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-nuova-guerra-nel-cuore-dellafrica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1008" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg 1008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-600x328.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></p><p><strong>Una nuova crisi africana</strong>, una nuova miccia in una regione che sembra destinata a non trovare mai pace; questa volta il pericolo per la stabilità dell’Africa arriva dallo Stato più piccolo dell’intero continente: grande poco più dell’Umbria e conosciuto in occidente per le sue spiagge e per la quantità enorme di arachidi che esporta ogni anno, il Gambia rischia adesso di subire una guerra che andrebbe ulteriormente a ledere la sua fragile economia, oltre che a causare importanti conseguenze sul piano regionale. Tutto nasce dalle elezioni dello scorso dicembre, che hanno visto la sconfitta del presidente <strong>Yahya Jammeh</strong> e la vittoria del rivale, l’imprenditore del settore immobiliare <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bbc.com/news/world-africa-38185428">Adama Barrow</a>; dopo l’iniziale ammissione della sconfitta, il leader del Gambia ha fatto marcia indietro annunciando la verifica dei voti e la dichiarazione dello stato di emergenza, oltre ad una proroga di ulteriori tre mesi del suo mandato.Chi è Yahya JammehPer capire le origini della nuova crisi africana, bisogna in primo luogo osservare una cartina geografica: <strong>il Gambia è una lingua di terra</strong> che circonda l’omonimo fiume e che interamente confina con il Senegal, sia a nord che soprattutto a sud, con la regione senegalese Casamance in cui opera da anni un gruppo indipendentista che trova appoggio proprio nel governo gambiano. Uno Stato piccolo quindi, che però si differenzia da Dakar per via delle diverse origini coloniali: mentre il Gambia è stato un possedimento inglese, il Senegal è stato invece francese ed attualmente è ancora un paese francofono, è da qui che nel corso dei decenni si sono venute a creare due distinte identità nazionali a dispetto del più classico e banale tratto di penna sulla carte geografica che contraddistingue i quasi impercettibili confini tra i due paesi.Nel 1965 questo lembo di terra anglofono diventa indipendente e da quell’anno fino al 1994 la presidenza è in mano a Dawda Jawara, il quale viene spodestato da un colpo di stato di Yahya Jammeh, all’epoca ventinovenne. Da allora, il Gambia non ha mai più cambiato leadership fino alle recenti presidenziali; personaggio controverso, Jammeh legittima il suo potere con diverse elezioni giudicate da molti però soltanto come dei meri plebisciti senza validità, pur tuttavia a spaventare maggiormente i propri vicini e l’occidente è l’autonomia con la quale il presidente gambiano agisce in politica estera. La vita privata di Jammeh ad un certo punto si unisce con le proprie posizioni politiche: sul finire degli anni 90, <strong>egli infatti si converte all’Islam</strong> ed attua delle scelte conservatrici sul piano interno, mentre a livello internazionale si posiziona sempre di più al fianco dei paesi arabi e viene ritenuto essere molto vicino alle posizioni di Muhammar Gheddafi.E’ soprattutto negli ultimi anni che Jammeh si discosta sempre più dall’occidente: nel 2013 fa infatti uscire il Gambia dal Commonwealth, nel 2014 <strong>toglie l’inglese dal novero delle lingue ufficiali</strong> e per le scuole ed i documenti istituzionali sceglie invece l’arabo, infine nel 2015 proclama la nascita della<strong> Repubblica Islamica del Gambia.</strong> Un affrancamento a tutto tondo dal periodo coloniale, con richiami alla volontà di tutelare l’identità nazionale soprattutto dalle velleità, mai segrete e mai sopite, del Senegal di creare con il paese una federazione; un progetto questo, che in ambito occidentale e continentale avrebbe non poche benedizioni, ma contro cui Jammeh si è sempre opposto, arrivando a dare appoggio, dall’altro lato, anche agli indipendentisti della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.connectionivoirienne.net/122605/gambie-mise-en-garde-du-mouvement-independantiste-de-casamance-au-senegal-attikamfdc">Casamance</a>. Ma, come detto, una situazione economica solo in parte migliorata negli ultimi anni ed una percezione di corruzione elevata tra i cittadini, oltre che a dispute etniche mai tramontate nel paese, hanno determinato la sconfitta elettorale e dicembre per Jammeh a favore del rivale Barrow.L’ultimatum del SenegalE’ una<strong> guerra degli estremi e ‘dei paradossi’</strong> quella che potrebbe sorgere nelle prossime ore in Africa: prima l’ok alla transizione da parte di Jammeh, poi l’improvviso dietrofront al riconoscimento della sconfitta, poi il paradosso di un presidente eletto che giurerà come capo di Stato nella capitale del paese confinante (la cerimonia di insediamento di Barrow è infatti prevista nelle prossime ore a Dakar), infine il paradosso di minacce di interventi armati da parte di due nazioni, come il Senegal e la Nigeria, che al proprio interno hanno non pochi problemi tra povertà e contrasti poco efficienti all’estremismo islamico (pochi giorni fa l’aviazione nigeriana ha bombardato profughi in fuga scambiandoli per una colonna di miliziani di Boko Haram). Al rifiuto di Jammeh di lasciare il potere,<strong> il Senegal ha imposto un ultimatum al presidente uscente del Gambia</strong>, scaduto la mezzanotte del 18 gennaio: da quel momento, truppe senegalesi <a style="color: #0000ff" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/01/18/truppe-senegal-verso-confine-col-gambia_45faa447-1e1b-4286-bb64-74823d966de8.html">hanno iniziato ad ammassarsi presso il confine</a> e risultano già alcuni interventi diretti in territorio gambiano.Non solo il Senegal, come detto, sta pensando ad una vera e propria guerra per deporre Jammeh: con Dakar è schierata la <strong>Nigeria</strong>, ma anche gran parte degli eserciti dell’<strong>ECOWAS</strong>, l’organizzazione di stati centrafricani. In generale, sembra esserci una grande spinta internazionale a favore di un intervento di terra del Senegal e questo per almeno un duplice motivo: da un lato, si potrebbe assistere all’ingresso di Dakar nel novero delle potenze regionali (e questa è una circostanza molto gradita all’occidente ed a diversi paesi dell’area), dall’altro lo stesso Senegal potrebbe dare parecchio impulso al progetto di federazione con il Gambia, eliminando anche un governo ostile ad esso e che supporta gli indipendentisti interni. Attualmente la situazione è tesa, anche se appare chiaro come l’esercito di Jammeh difficilmente ostacolerà un’eventuale decisa avanzata senegalese.Sul conflitto e sul futuro della regione gravano però alcune incognite: da un lato, c’è in ballo il sacrosanto diritto di un presidente eletto di insediarsi e garantire il rispetto della volontà popolare, dall’altro però vi è l’esigenza di rispettare la sovranità del Gambia e ad accompagnare il paese verso una risoluzione pacifica dei propri problemi interni. Se Jammeh risulta un personaggio controverso,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/01/19/esteri/truppe-africane-pronte-a-invadere-il-gambia-xq1ggP41WoTDJn9zmxEU8N/premium.html" target="_blank"> l’intromissione con la minaccia delle armi del Senegal</a>, con il via libera di parte della comunità africana ed internazionale, appare però strumentale per il raggiungimento di scopi e fini diversi da quelli dal rispetto della democrazia nel piccolo paese africano. Per di più, la crisi in atto sta già compromettendo seriamente la<strong> fragile economia del Gambia</strong>, con il rischio del collasso dei settori turistici e primari, spina dorsale della società gambiana.Turisti occidentali intrappolatiAll’aeroporto di Banjul, capitale del Gambia, <strong>sono centinaia  i turisti occidentali presi di sorpresa dalla situazione</strong>; giorno 17 il governo gambiano ha proclamato lo stato d’emergenza e, in vista di una possibile escalation militare, ha dato ordine di evacuazione per tutti gli stranieri presenti. Olandesi, inglesi, ma anche tedeschi e francesi, le spiagge calde e miti affacciate sull’Atlantico attraggono ogni anno gli europei che vogliono evitare le temperature rigidi del vecchio continente in inverno; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.swissinfo.ch/ita/gambia--rimpatrio-per-centinaia-di-turisti-gb/42863246">sono previsti voli speciali</a>, ma è corsa contro il tempo: diverse foto mostrano l’aeroporto della capitale invaso da centinaia di cittadini stranieri che fremono per potersi imbarcare nel primo volo utile a disposizione.</p>
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