Nella sua raccolta di saggi sulle prospettive storiche dell’Impero Britannico, The Expansion of England, John Roberts Seeley scriveva nel 1881-1882 che Londra avrebbe dovuto, sul lungo periodo, forgiare una Greater Britain saldando a sè, sotto il profilo commerciale, culturale e politico, le allora colonie maggiormente affini al Paese e i cui sistemi avrebbero potuto essere complementari al suo. Sostituendo Global Britain Greater Britain, e accentuando la componente economico-finanziaria, il progetto ricorda l’idea per il Regno Unito post-Brexit appoggiata dal nuovo Primo ministro Boris Johnson.

Johnson, fa notare Limes, “si è insediato a Downing Street per guidare il Regno Unito verso la Global Britain, ultimo marchio dell’ideologia anglocentrica”. E il progetto, che potrebbe cambiare notevolmente le relazioni diplomatiche, politiche ed economiche di Londra, ha come indirizzo prioritario la conquista di una relazione autonoma con i partner-avversari globali (come la Cina), rafforzamento della “relazione speciale” con gli Stati Uniti, l’ampliamento dei rapporti con le nazioni dell’anglosfera (Canada, Australia, Nuova Zelanda prima di tutte) e la dilatazione dell’interscambio e dei contatti con le ex colonie del Commonwealth. Tra cui spicca l’India, oggi governata dall’esecutivo nazionalista e ambizioso di Narendra Modi.

Nella giornata del 20 agosto, in cui Johnson attendeva a Downing Street la risposta alla sua missiva dialogante sulla Brexit inviata a Bruxelles, Johnson e Modi hanno svolto il loro primo colloquio telefonico bilaterale. “I  temi all’ordine del giorno sono stati il rafforzamento della partnership strategica tra India e Regno Unito, la lotta congiunta al terrorismo internazionale, soprattutto contro lo Stato islamico e gli incidenti della settimana scorsa davanti alla sede dell’ambasciata indiana a Londra, in occasione della festa dell’indipendenza dell’India, celebrata il 15 agosto”, scrive Agenzia Nova.

Johnson, parlando con l’omologo di Nuova Delhi, ha avanzato il tema della crisi nel Kashmir infiammato dalla revoca dello statuto da parte dell’India, che ha portato la seconda nazione più popolosa del pianeta e il confinante Pakistan sull’orlo del conflitto. Secondo l’ex sindaco di Londra, solo un dialogo bilaterale franco e costruttivo potrà risolvere la questione, e data la necessità di una mediazione tra le parti non è escluso che la Gran Bretagna possa frapporsi tra indiani e pakistani per contribuire a riportare ordine in una terra contesa.

All’imminente G7 di Biarritz, a cui Modi è stato invitato come ospite, i due leader avranno modo di conoscersi e di espandere il rapporto bilaterale tra India e Regno Unito. Johnson punta su Nuova Delhi come partner economico, finanziario e politico per il dopo Brexit, e nuovamente la via della Global Britain passa per la rotta indiana. Con la variante della mutata percezione strategica di Nuova Delhi, che si vede protagonista nell’oceano eponimo e nell’area dell’Asia Sud-Orientale in cui la sua capacità di proiezione è maggiore di quella britannica. Londra punta sulla sua potenza finanziaria, su legami storicamente consolidati e sul rilancio della sua assertività militare, col ritorno della flotta a Est di Suez, per segnalare al mondo il ritorno delle isole britanniche sul proscenio mondiale, ma la Global Britain di Johnson rimane, ad ora, un contenitore vuoto da colmare con accordi, partnership, inteste. Numerosi analisti sono scettici sul progetto del primo ministro, come conferma una recente analisi di Foreign Policy, ma Johnson ha saputo più volte rovesciare i pronostici: nella corsa all’elezione a sindaco di Londra, nella campagna per il referendum sulla Brexit e, non da ultimo, nelle dialettiche politiche interne al Partito Conservatore, che sembravano averlo condotto all’isolamento dopo la sua uscita dal governo di Theresa May. Quella della Global Britain sarà forse la sua sfida più grande, perchè determinerà gli indirizzi strategici di Londra nel lungo periodo. E cominciare la sua costruzione proprio saldando i rapporti con l’India, l’ex colonia divenuta potenza con ambizioni globali, potrebbe portare Londra a partire col piede giusto.