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Era l’8 febbraio 2018 quando il Gambia, dopo cinque anni dalla decisione dell’allora presidente Yahia Jammeh di abbandonare ogni rapporto commerciale con Londra, rientrò all’interno del Commonwealth. L’emissario britannico inviato a Banjul per concedere il benestare al piccolo paese dell’Africa Sub-Sahariana era l’allora Primo Segretario del Commonwealth, di nome Boris Johnson.

La decisione di Londra di riammettere Banjul all’interno del trattato commerciale internazionale non era affatto scontata, considerando anche i difficili rapporti intercorsi tra i paesi nei 22 anni di reggenza di Jammeh. Tuttavia, con la Brexit alle porte e con una spirale di rapporti in salita tra il Regno Unito e la Francia sul fronte delle ex-colonie, un avamposto all’interno del Senegal dal quale ottenere appoggio era un’ipotesi barattabile con una richiesta di reintegrazione nei trattati.

La stessa figura di Boris Johnson, allora ministro, analizzata con lo sguardo odierno assume un significato ben più chiaro: rafforzare i rapporti commerciali internazionali del Regno Unito, in vista dell’ipotesi della rottura totale con l‘Unione europea. Per fare questo, la Gran Bretagna aveva però la necessità di poter competere sul piano “coloniale” (o ex-coloniale, se si preferisce) con il più grande rivale europeo: la Francia di Emmanuel Macron, unico Paese assieme al Regno a poter contare sull’appoggio di Stati esterni all’Ue in tutti i continenti. Nel caso specifico, un possibile approdo militare in caso di entrata in crisi dell’egemonia nei Paesi cui valuta di Stato è il Franco Cfa, bomba ad orologeria in mano alla Banca di Francia.

Da un punto di vista commerciale infatti il Gambia non offre una grande varietà di prodotti. La maggioranza della popolazione sopravvive grazie all’agricoltura di sussistenza, l’industria ricopre un ruolo marginale all’interno del panorama economico ed unico prodotto di forte esportazione sono le arachidi. Gli unici sbocchi di esportazione per il Regno Unito sono infatti le forniture di beni di primaria necessità per le tre città più grosse del Paese (Serekunda, Brikam e Banjul, capitale ed importante città portuale), essendo le province fortemente legate al commercio di prodotti locali, di calibro decisamente marginale ed attualmente in mano a Cina ed India.

Johnson conosce bene queste logiche internazionali, come già le conosceva al gennaio 2018, durante la sua visita di rappresentanza a Banjul, sotto il governo di Theresa May. L’Africa, ancora una volta, si configura come terreno di scontro internazionale, anche col solo fine intimidatorio. Il Commonwealth serve a garantire la stabilità e l’egemonia del Regno Unito a livello internazionale, capace di muoversi autonomamente ed avere rilievo anche senza l’Ue. Motivo per il quale la riammissione del Gambia risuona come un controllo mantenuto nei territori. Condizione che, con l’esempio appunto della Brexit, non è garantita dall’Unione Europea.

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