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	<title>Europa Archives - InsideOver</title>
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	<title>Europa Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-terremoto-che-scuote-londra-gli-usa-vogliono-costruire-la-loro-ambasciata-al-posto-di-quella-cinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciata]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si placano le polemiche sulla mega ambasciata cinese in fase di progettazione a Londra. Ecco che cosa sappiamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-terremoto-che-scuote-londra-gli-usa-vogliono-costruire-la-loro-ambasciata-al-posto-di-quella-cinese.html">Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A <strong>Londra</strong> non si parla d’altro. Da quando la <strong>Cina</strong>, nel 2018, ha annunciato l’intenzione di trasferire la propria <strong>ambasciata</strong> in un enorme complesso a <strong>Royal Mint Court</strong>, vicino alla Torre di Londra, dopo aver acquistato il sito per circa 250 milioni di sterline, in molti si chiedono cosa ci sia dietro la mossa di Pechino. </p>



<p>Il gigante asiatico ha davvero bisogno di una struttura più grande per sbrigare i propri affari nel Regno Unito? Alcuni politici britannici ed esponenti dell’<strong>MI5</strong> <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/perche-la-nuova-ambasciata-cinese-a-londra-fa-discutere-gli-inglesi-e-preoccupa-i-servizi-segreti.html">ipotizzano ben altro</a>: che la futura ambasciata sia soltanto una <strong>copertura</strong> per sferrare <strong>operazioni di spionaggio</strong> e <strong>sorveglianza</strong>, nonché <strong>interferenze tecnologiche</strong>, contro le <strong>infrastrutture critiche</strong> della City. </p>



<p>Tra indiscrezioni, minacce e strascichi legali, l’<strong>Alta Corte di Londra </strong>ha intanto appena respinto la causa intentata&nbsp;dalla <strong>Royal Mint Court Residents’ Association</strong>, un&#8217;associazione locale che chiedeva la sospensione dei lavori del progetto per motivi di sicurezza. I giudici hanno respinto le richieste dei residenti sostenendo che, lo scorso gennaio, il ministro dell’Edilizia abitativa e il distretto londinese di Tower Hamlets avevano agito legalmente concedendo il <strong>permesso di pianificazione</strong>. Tutto in regola, dunque. Eppure, nelle ultime ore, si sono inseriti nel dossier anche gli Stati Uniti…</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ambasciata cinese a Londra e la (possibile) mossa Usa</h2>



<p>Che cosa c’entrano gli Usa? Formalmente niente. Sembra però che alcuni funzionari dell&#8217;<strong>amministrazione Trump </strong>abbiano discusso di come muoversi per <strong>prelevare</strong> il sito londinese adibito alla costruzione della &#8220;mega ambasciata&#8221; cinese per piazzarci una nuova sede diplomatica degli Stati Uniti. </p>



<p>L’indiscrezione è stata lanciata dalla testata <em>I Paper</em>, secondo cui Washington considererebbe una vittoria geopolitica l’acquisto dei terreni di Royal Mint Court nel caso in cui i permessi di pianificazione connessi a Pechino dovessero essere interrotti per ragioni burocratiche. </p>



<p>In base anche all’ultima decisione dell’Alta Corte di Londra é altamente improbabile che gli Stati Uniti possano estromettere la Cina dal cuore della City. L’idea sarebbe in ogni caso transitata fino ai piani alti del <strong>Dipartimento di Stato Usa.</strong> L’obiettivo? Assicurarsi una delle sedi diplomatiche più preziose della capitale britannica, negando al contempo al Dragone un importante punto d&#8217;appoggio simbolico nella metropoli inglese. </p>



<p>Dal canto suo la Royal Mint Court Residents&#8217; Association pianifica il ricorso, mentre gli Usa continuano a monitorare la situazione. &#8220;I funzionari ai più alti livelli del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno discusso di questa idea per mesi e la adorano&#8221;, ha dichiarato un funzionario londinese a conoscenza del dossier. Anzi: l&#8217;idea sarebbe addirittura discussa nei <strong>circoli Maga</strong> e considerata alla stregua di una vittoria geopolitica. In un&#8217;intervista con <em>Sky News</em> lo scorso gennaio, il presidente della Camera degli Stati Uniti, <strong>Mike Johnson</strong>, ha spiegato che il sito della Royal Mint Court era un &#8220;ottima posizione per un&#8217;ambasciata&#8221;. &#8220;Vorrei che gli Stati Uniti avessero preso quel posto invece della Cina. Invia un certo messaggio &#8211; sembra &#8211; che la Cina avrebbe un posto così importante e avrebbeeouna mega ambasciata, e non penso che sia un grande sviluppo dal nostro punto di vista&#8221;, ha aggiunto lo stesso Johnson.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza nazionale a rischio?</h2>



<p>Pechino ha acquistato il sito della storica ex Royal Mint, accanto alla Torre di Londra, nel 2018 per un corrispettivo di <strong>327 milioni di dollari</strong>. L&#8217;ambasciata cinese a Londra ha dichiarato alla <em>Bbc</em> che &#8220;fornire supporto e facilitazione per la costruzione di locali diplomatici è un obbligo internazionale del paese ospitante&#8221;. Il portavoce della sede diplomatica ha aggiunto che &#8220;la proposta di pianificazione e progettazione per i nuovi locali dell&#8217;ambasciata cinese nel Regno Unito è di alta qualità e i processi di applicazione e approvazione sono pienamente aderenti alle pratiche internazionali, nonché alle normative e alle procedure locali&#8221;. </p>



<p><strong>Richard Dearlove</strong>, già direttore dell’MI6, sostiene invece che il governo rischierebbe di offrire alla Cina un’occasione straordinaria per compiere attività di spionaggio in una posizione sensibile di Londra. Qulche settimana fa, non a caso, il quotidiano <em>Telegraph</em> citava alcuni documenti che indicherebbero addirittura l’intenzione di Pechino di realizzare una <strong>stanza riservata</strong> nel seminterrato della futura ambasciata Londinese in prossimità dei cavi in fibra ottica che trasportano dati finanziari provenienti dalla City. Questo fantomatico locale sarebbe dotato di sistemi per l’espulsione dell’aria calda, un dettaglio che potrebbe far pensare alla presenza di apparecchiature ad alta potenza, come computer avanzati potenzialmente impiegati per operazioni di intelligence.</p>



<p>A cosa servirebbe? A intercettare le informazioni che transitano attraverso la rete, con la possibilità di accedere a dati sensibili di natura governativa e finanziaria del Regno Unito. Insomma, non c’è proprio pace per la nuova ambasciata cinese a Londra.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-terremoto-che-scuote-londra-gli-usa-vogliono-costruire-la-loro-ambasciata-al-posto-di-quella-cinese.html">Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Alain De Benoist: remigrazione, un mito che non diventerà progetto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alain-de-benoist-remigrazione-un-mito-che-non-diventera-progetto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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<p>Un'approfondita analisi sulla remigrazione scritta da Alain De Benoist. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/alain-de-benoist-remigrazione-un-mito-che-non-diventera-progetto.html">Alain De Benoist: remigrazione, un mito che non diventerà progetto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p> La <strong>remigrazione </strong>è auspicabile e possibile? Se non è possibile (se non che in astratto), non parliamone più. È auspicabile? Tutto dipende da che cosa si intende con questa parola. È evidente che l’immigrazione extraeuropea in <strong>Europa</strong>, che è diventata un’<strong>immigrazione di popolamento</strong> e che comporta patologie sociali ormai ben note, deve essere frenata con tutti i mezzi possibili. Tutti i sondaggi lo confermano: <strong>i popoli autoctoni non ne vogliono più e non ne possono più.</strong> È la ragione per la quale un certo numero di gruppi e di partiti politici (talvolta facenti parte di governi) sono oggi sostenitori della &#8220;remigrazione&#8221;. Il problema, quando lo si affronta più in profondità, è che non sempre ne danno la medesima definizione. La maggior parte di essi, ad esempio, mette in primo piano il carattere volontario della scelta del rientro (che certamente può essere incoraggiata), mentre non è necessariamente così nel caso degli altri.</p>



<p>La remigrazione è stata presentata come un &#8220;<strong>mito mobilitante</strong>&#8220;. Si pone allora il problema di capire come il mito viene trasposto in un <strong>progetto</strong> che non abbia a che fare, come tanti altri, con la pura e semplice impolitica. Combattere l’immigrazione non significa combattere gli immigrati per il solo motivo che sono degli immigrati, ma combattere coloro che, per amore del profitto e ignoranza volontaria della fisiologia delle culture, hanno reso possibile l’immigrazione di massa, l’hanno incoraggiata e continuano ad incoraggiarla, o per soddisfare le esigenze del <strong>sistema capitalista</strong>, o per<strong> irenismo umanitario</strong> o <strong>universalismo morale</strong>, oppure nell’intenzione perversa di modificare in profondità la costituzione dei popoli europei, negando loro ogni diritto alla continuità storica.</p>



<p>Il blocco dei flussi d’ingresso è sicuramente possibile, perlomeno in una certa misura (e senza tenere conto del potere di interdizione dei giudici acquisiti all’ideologia dominante). Il «ritorno al Paese d’origine» non ha senso, viceversa, quando per una stessa famiglia ne esistono più di uno, <strong>quando i Paesi d’origine rifiutano di riprendersi i connazionali che li hanno abbandonat</strong>i, e nel caso delle coppie e delle famiglie miste, che molto probabilmente sono destinate ad aumentare.</p>



<p>Con le espulsioni, si spera di ottenere una diminuzione dei volumi degli stock (si può defininirli così per opposizione ai volumi di flusso). Questo vale per i clandestini, per i delinquenti stranieri, per gli agitatori ostili, per coloro che sono venuti esclusivamente per beneficiare di un sistema di assistenza sociale, <strong>ma questo insieme non rappresenta la maggioranza degli immigrati. </strong>Dopodiché si entra in un terreno instabile, dove i <em>motivi</em> dell’espulsione a poco a poco scompaiono. Non vedo come si possa procedere oltre, se non ricorrendo a una nuova forma di <strong>arbitrarietà </strong>che, ad ogni modo, non potrà essere messa in atto. Come si può valutare il numero di coloro che sono un po’, molto, per niente assimilati? Di coloro che amano un po’, molto, per niente il Paese nel quale vivono? <strong>Le persone possono essere giudicate e sanzionate sulla base di quello che fanno, non di quello che sono</strong> (e non bisogna credere che facciano quello che sono; è il contrario: sono quello che fanno).</p>



<p>I sostenitori della remigrazione (in precedenza parlavano di <em>reconquista</em>) in definitiva sono dei grandissimi ottimisti. Pensano che la catastrofe possa ancora essere evitata. <strong>Io penso invece che la catastrofe si sia già verificata.</strong> Quando una biglia corrispondente ad un determinato processo scende su un piano inclinato su cui sono piantate delle borchie, si può tentare di riorientarne la corsa o di dirigerla in questa o in quella direzione; l’unica cosa che non si può fare è farla risalire. Fare questa constatazione significa semplicemente dare prova di realismo.</p>



<p>Aggiungo che, per prendere posizione su questo problema, io non mi colloco in una prospettiva nazionale o nazionalista (non sono nazionalista), ma in una <strong>prospettiva imperiale</strong>, il che è molto differente: la presenza di minoranze etniche all’interno della società avrebbe tutto l’interesse ad essere analizzata dal punto di vista del federalismo imperiale, non del giacobinismo dello Stato nazionale. Preciso di non credere neppure all’assimilazione, che a mio modo di vedere non è né possibile né desiderabile, e che detesterei vedere la Francia diventare uno Stato razzista (in questo campo, la storia ha già dato).</p>



<p>Articolo tratto dal numero 392 (luglio-agosto) di Diorama.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>



<p></p>
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		<title>Riarmo e minaccia russa: se gli europei non vogliono combattere una ragione c&#8217;è</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/riarmo-e-minaccia-russa-se-gli-europei-non-vogliono-combattere-una-ragione-ce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La preparazione a una difesa credibile non può fondarsi sulla costruzione artificiale della paura, ma su un disegno strategico. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un recente editoriale di <strong>Nathalie Tocci </strong>apparso su <em>The Economist</em> pone una domanda che l&#8217;Europa preferirebbe non porsi: possiede il continente, oltre ai mezzi materiali, la determinazione psicologica necessaria ad affrontare un&#8217;eventuale <em>escalation </em>con la Russia? La domanda merita una risposta che vada oltre l&#8217;impressione giornalistica, perché le tensioni odierne tra Mosca e le cancellerie europee riproducono, con inquietante fedeltà, la struttura che <strong>Christopher Clark </strong>ha descritto per l&#8217;estate del 1914: due blocchi rigidi e contrapposti, un gioco di alleanze che rischia di sottrarre ai leader politici il controllo dei tempi dell&#8217;escalation, una retorica pubblica che presenta il conflitto come fatalità storica anziché come scelta evitabile, e la cosiddetta trappola della mobilitazione, per cui esercitazioni, dispiegamenti e sabotaggi vengono letti da ciascuna parte come minacce offensive anche quando concepiti in chiave difensiva. <strong>Anche l&#8217;illusione della guerra breve torna a manifestarsi,</strong> la convinzione che la superiorità tecnologica o morale possa garantire una rapida risoluzione dello scontro, la stessa illusione che nel 1914 condusse a quattro anni di logoramento nelle trincee anziché alla vittoria annunciata per Natale. Resta, a differenza di allora, l&#8217;arsenale nucleare, che agisce da freno razionale sebbene il margine di errore si assottigli con l&#8217;intensificarsi del confronto ibrido.</p>



<p>Le relazioni internazionali offrono più chiavi per comprendere perché gli Stati arrivino alla guerra, e nessuna di esse esaurisce da sola il fenomeno attuale. Il realismo strutturale di <strong>Kenneth Waltz </strong>individua nel dilemma della sicurezza la spirale che l&#8217;anarchia internazionale alimenta inevitabilmente; la teoria della scelta razionale di James Fearon vede nell&#8217;asimmetria informativa e nell&#8217;incapacità di impegni credibili la causa profonda dei conflitti; le letture di matrice marxista, da Hobson a Lenin, riconoscono nell&#8217;espansione la ricerca di mercati e materie prime, componente non estranea alle attuali dispute energetiche; la <em>diversionary war theory </em>di <strong>Jack Levy </strong>mostra come il conflitto esterno possa servire a ricompattare il consenso interno; il costruttivismo di Alexander Wendt ricorda la componente identitaria e valoriale della guerra; il realismo classico, da Tucidide a Morgenthau, ne colloca la radice nella natura umana stessa. Solo la sovrapposizione di questi livelli, sistemico, statuale e individuale, restituisce un quadro credibile della crisi russo -europea.</p>



<p>Su questa base si costruiscono le argomentazioni a favore di una piena mobilitazione europea: la credibilità dell&#8217;articolo 5 del Trattato Atlantico, la cui esitazione dissolverebbe la deterrenza collettiva; la logica costi-benefici che dovrebbe rendere sistematicamente sfavorevole al Cremlino qualsiasi opzione militare; la percezione, di matrice costruttivista, che la ridefinizione dei confini con la forza equivalga a un ritorno al puro dominio del più forte; <strong>l&#8217;interesse economico di lungo periodo a non lasciare che una Russia egemone sull&#8217;Europa orientale controlli risorse energetiche e agricole critiche;</strong> e la memoria storica dell&#8217;<em>appeasement</em> degli anni Trenta, che spinge le cancellerie a leggere ogni cedimento non come prudenza ma come incentivo a ulteriori rivendicazioni.</p>



<p>La teoria della transizione di potere, elaborata da Organski e sviluppata da Robert Gilpin, aiuta a collocare i due attori: <strong>la Russia, percependo l&#8217;ordine post -1991 come imposizione unilaterale </strong>che ne ha ridimensionato lo status, si comporta da potenza revisionista, mentre l&#8217;Europa, priva di interesse a modificare un assetto che le ha garantito settant&#8217;anni di pace relativa, resta custode dello status quo (che però non è più quello dei decenni precedenti). La finestra di opportunità teorizzata da Gilpin, e la trappola di Tucidide resa celebre da <strong>Graham Allison</strong>, spiegano perché le potenze in transizione, reali o percepite, tendano ad agire prima che l&#8217;avversario si consolidi; a ciò si somma la componente identitaria per cui l&#8217;umiliazione storica alimenta narrazioni di riscatto nazionale capaci di trasformare l&#8217;aggressione in atto percepito come legittimo.</p>



<p>A precedere, accompagnare e talvolta sostituire l&#8217;azione cinetica vi è oggi un dominio operativo autonomo, la guerra cognitiva, intesa come l&#8217;insieme delle operazioni volte a orientare percezioni, emozioni e decisioni delle popolazioni e delle leadership avversarie. Sul fronte russo essa si manifesta nella disinformazione sistematica, nell&#8217;amplificazione delle divisioni interne alle società occidentali e nell&#8217;uso della minaccia nucleare come strumento di paralisi psicologica; <strong>sul fronte occidentale nell&#8217;amplificazione mediatica della minaccia per legittimare il riarmo e i sacrifici fiscali </strong>richiesti ai cittadini. Il terreno è sostanzialmente simmetrico, ed è questa simmetria a rendere la percezione pubblica del rischio bellico uno strumento di politica non meno rilevante degli arsenali convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma Mosca minaccia <strong>Kyiv</strong>, non Roma</h2>



<p>È proprio su questo terreno che l&#8217;editoriale di Tocci mostra i propri limiti. L&#8217;autrice documenta con precisione l&#8217;aumento dei bilanci della Difesa sancito al vertice NATO di Ankara, cresciuto proporzionalmente di più nell&#8217;Europa settentrionale e orientale ; richiama <strong>il sondaggio Gallup del 2024 secondo cui un terzo dei cittadini europei non combatterebbe in caso di aggressione</strong>, <strong>con l&#8217;Italia ultima in classifica al 78 per cento;</strong> ricostruisce l&#8217;ipotesi, poi accantonata, di una forza di rassicurazione europea in Ucraina, proposta non per utilità militare ma per valore psicologico; e riporta la testimonianza di un ex funzionario ucraino secondo cui la resilienza di Kyiv discende dalla condizione stessa di essere in guerra, non da un coraggio superiore.</p>



<p>Da qui la conclusione, paradossale ma coerente con la letteratura sulla deterrenza, che <strong>minore sarà la probabilità di dover combattere quanto maggiore sarà la preparazione a farlo. </strong>Eppure l&#8217;editoriale non spiega mai perché un attacco russo diretto all&#8217;Europa risulterebbe coerente con una logica strategica evidente: <strong>Mosca è aggressiva verso Kyiv, non verso Lisbona o Roma, e la differenza non è marginale. </strong>La riluttanza degli europei a combattere, in particolare degli italiani, non discende da vigliaccheria ma da <strong>una lucida sfiducia verso classi dirigenti che propongono il riarmo senza un disegno strategico verificabile</strong>, in un momento in cui il comparto industriale europeo trova nella spesa militare una via di sopravvivenza economica più che una risposta a una minaccia puntualmente dimostrata. <strong>Bollare come filo -russi o vigliacchi i cittadini scettici elude il problema reale. </strong>Ma il passaggio più problematico resta la proposta di inviare truppe europee in Ucraina non per utilità militare bensì per abituare psicologicamente i cittadini all&#8217;idea della guerra: un&#8217;ammissione che trasforma la vita dei soldati in strumento pedagogico di massa.</p>



<p>Accolte acriticamente, <strong>tali premesse normalizzano un&#8217;escalation percettiva che precede, e in parte sostituisce, la valutazione oggettiva della minaccia, </strong>dirottando bilanci della Difesa secondo criteri di panico piuttosto che di pianificazione razionale e indebolendo, anziché rafforzare, la deterrenza estesa. Vale qui il richiamo del generale <strong>Stanley McChrystal,</strong> che in una recente intervista ha indicato tre rischi per qualsiasi forza armata: la politicizzazione dei vertici su base ideologica anziché meritocratica, l&#8217;erosione della cultura del dovere proprio nelle grandi crisi, e la distanza tra un esercito di soli volontari e la società che dovrebbe rappresentare. Impiegare le forze armate senza un consenso spontaneo, a fini pedagogici anziché strategici, rischia di accelerare esattamente la rottura di fiducia tra mondo militare e cittadini che si vorrebbe scongiurare. <strong>La preparazione necessaria a una difesa credibile, in altre parole, non può fondarsi sulla costruzione artificiale della paura,</strong> ma su un disegno strategico che i cittadini possano riconoscere come proprio. Distinguere tra preparazione necessaria e mobilitazione psicologica fine a se stessa non è un esercizio accademico: è la condizione stessa perché la deterrenza resti credibile, perché il consenso popolare al riarmo si fondi su ragioni verificabili anziché su un clima di panico indotto, e perché il legame tra forze armate e società civile, già messo alla prova ovunque in Occidente, non venga ulteriormente eroso proprio nel momento in cui servirebbe più solido.</p>



<p><em>ROBERTO DOMINI è Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/riarmo-e-minaccia-russa-se-gli-europei-non-vogliono-combattere-una-ragione-ce.html">Riarmo e minaccia russa: se gli europei non vogliono combattere una ragione c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra invisibile dei fondali: cavi, gasdotti, condotte e il Mediterraneo come nuova frontiera della sfida</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-invisibile-dei-fondali-cavi-gasdotti-condotte-e-il-mediterraneo-come-nuova-frontiera-della-sfida.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 05:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-600x384.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-1024x655.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-1536x982.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Nel silenzio degli abissi si gioca una parte della futura sicurezza economica, digitale e militare dell’Europa. Il ruolo dell'Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-600x384.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-1024x655.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Agenzia_Fotogramma_IPA24820892-1536x982.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni il fondale oceanico è stato considerato uno spazio marginale, lontano dai principali teatri di conflitto. Oggi è diventato una delle aree più sensibili della competizione internazionale. Sotto la superficie marina si incontrano <strong>sicurezza militare</strong>, <strong>infrastrutture digitali</strong>, <strong>energia</strong> e <strong>risorse strategiche</strong>, trasformando il dominio subacqueo in una nuova frontiera della geopolitica. La ragione è semplice: la società globale dipende da reti invisibili che corrono sul fondo degli oceani. I <strong>cavi sottomarini</strong> trasportano la quasi totalità delle comunicazioni intercontinentali e sostengono un sistema finanziario globale che muove ogni giorno enormi quantità di capitale. <a href="https://www.coeldistribution.it/prysmian-ecco-linvisibile-importanza-dei-cavi-sottomarini-2/">A queste infrastrutture si aggiungono collegamenti elettrici, impianti offshore, gasdotti e condotte energetiche, elementi essenziali per la stabilità economica degli Stati. La profondità marina non è più soltanto un ambiente operativo per le marine militari, ma un’infrastruttura critica della globalizzazione.</a></p>



<p><strong>La vulnerabilità della rete invisibile</strong></p>



<p>Il problema principale della dimensione subacquea è l’asimmetria tra capacità di attacco e capacità di protezione. La rete mondiale dei cavi si estende per milioni di chilometri, spesso a migliaia di metri di profondità, dove il controllo permanente è estremamente complesso. <strong>Ogni anno centinaia di incidenti danneggiano queste infrastrutture,</strong> nella maggior parte dei casi per cause accidentali come pesca e ancoraggi. Proprio questa normalità rappresenta una vulnerabilità strategica: quando gli incidenti sono frequenti, distinguere un guasto casuale da un’azione deliberata diventa estremamente difficile. Questa <strong>zona grigia</strong>, sospesa tra pace e conflitto aperto, offre vantaggi a chi vuole colpire senza provocare una risposta militare immediata. Un sabotaggio sotto il mare può produrre conseguenze economiche e militari rilevanti mantenendo elevata l’incertezza sull’identità del responsabile. Anche il diritto internazionale presenta limiti evidenti. La <strong>Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)</strong> attribuisce agli Stati diversi livelli di controllo in base alle aree marittime, ma molte infrastrutture strategiche si trovano in zone dove l’attribuzione della responsabilità è complessa. Una normativa nata in un’epoca in cui il problema principale erano gli incidenti tecnici oggi fatica a rispondere alle nuove forme di competizione.</p>



<p><strong>Russia e Cina, due strategie diverse sul fondale</strong></p>



<p>La crescente importanza del dominio subacqueo ha spinto le grandi potenze a sviluppare strategie differenti. La <strong>Russia</strong> ha investito soprattutto sulla dimensione militare e sulle capacità clandestine. Attraverso strutture specializzate nella ricerca e nelle operazioni profonde, Mosca avrebbe sviluppato strumenti capaci di monitorare, mappare e potenzialmente compromettere infrastrutture occidentali. L’obiettivo non sarebbe soltanto il sabotaggio, ma anche la capacità di dimostrare una vulnerabilità permanente delle reti avversarie. A questo si collega il fenomeno della cosiddetta <strong>flotta ombra</strong>, composta da navi spesso difficili da ricondurre direttamente agli apparati statali russi. La sua presenza aumenta l’opacità delle operazioni marittime e rende più difficile stabilire responsabilità certe. La strategia cinese segue invece una logica diversa. Pechino punta soprattutto al controllo della <strong>filiera tecnologica dei cavi sottomarini</strong>, utilizzando aziende nazionali come strumenti di influenza economica e strategica. Attraverso investimenti nella connettività globale legata alla <strong>Digital Silk Road</strong>, la Cina mira ad aumentare il proprio peso nella gestione delle infrastrutture digitali mondiali. La differenza è significativa: Mosca utilizza soprattutto la leva della vulnerabilità, Pechino quella della dipendenza.</p>



<p><strong>Il Mediterraneo entra nella competizione globale</strong></p>



<p><strong>La pressione strategica nata nel Nord Europa rischia di estendersi verso il Mediterraneo,</strong> una regione dove convergono rotte energetiche, collegamenti digitali e interessi militari. Per la NATO la risposta è ancora caratterizzata da una certa frammentazione. L’Alleanza Atlantica ha rafforzato il controllo delle infrastrutture settentrionali con nuove iniziative operative, mentre l’Unione Europea ha privilegiato strumenti normativi e finanziari per aumentare la resilienza delle reti. Il problema è il coordinamento tra livelli diversi: quello militare della NATO, quello economico-regolatorio dell’Unione e quello nazionale degli Stati membri. In questo scenario l’Italia possiede un elemento strategico particolare. Il polo subacqueo della <strong>Spezia</strong> rappresenta un ecosistema che integra ricerca, industria, sperimentazione militare e cooperazione internazionale. La presenza di strutture dedicate allo studio della dimensione underwater offre a Roma la possibilità di trasformarsi in un punto di riferimento mediterraneo per la sicurezza dei fondali.</p>



<p><strong>La sfida italiana: da eccellenza nazionale a nodo europeo</strong></p>



<p>Il futuro della sicurezza subacquea dipenderà dalla capacità occidentale di superare la frammentazione. <strong>L’Italia potrebbe giocare un ruolo centrale</strong>, ma soltanto se riuscirà a trasformare il proprio vantaggio tecnologico e geografico in una capacità condivisa. Gli scenari possibili sono tre. Il primo è quello di un consolidamento, con una presenza NATO stabile nel Mediterraneo e un rafforzamento del polo italiano. Il secondo è quello di una frammentazione persistente, dove il Nord Europa rimane prioritario e il Mediterraneo resta meno protetto. Il terzo, probabilmente il più realistico, è un modello a mosaico: una rete di collaborazioni regionali e bilaterali senza una vera architettura comune. <strong>La questione decisiva sarà capire se l’Occidente riuscirà a trasformare la consapevolezza della minaccia in una strategia integrata. </strong>La guerra dei fondali non è ancora una guerra dichiarata, ma rappresenta già una competizione permanente. Nel silenzio degli abissi si sta giocando una parte della futura sicurezza economica, digitale e militare dell’Europa. Il Mediterraneo, e con esso l’Italia, potrebbe diventare uno dei luoghi decisivi dove questa nuova partita verrà definita.</p>
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		<title>Nolan racconta un Ulisse tragico, fantasma della guerra di Troia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/nolan-racconta-un-ulisse-tragico-fantasma-della-guerra-di-troia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 15:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="odissea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-1536x852.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-600x333.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Penelope e Odisseo sembrano voler dire, nell’interpretazione di Nolan, che i distruttori del mondo sono i Greci. Noi occidentali.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nolan-racconta-un-ulisse-tragico-fantasma-della-guerra-di-troia.html">Nolan racconta un Ulisse tragico, fantasma della guerra di Troia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="odissea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-1536x852.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/odissea-600x333.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong><em>L</em>’ <em>Odissea </em>di Nolan, uscita una decina di giorni fa al cinema, fa discutere</strong>. I puristi del poema, sebbene non possano dire nulla sul livello tecnico raggiunto dal regista britannico (magistrale e maestoso), criticano la <strong>mancanza di fedeltà e il tradimento del tono epico delle gesta dell’eroe di Itaca.</strong> In parte le loro osservazioni sono vere, ma si deve tener conto del fatto che  <strong>Christopher Nolan </strong>non è mai stato un pedissequo ripetitore. Ogni materiale, ogni storia che finisce nelle sue mani è soggetta a una costante rielaborazione critica e personale. Del resto egli avrebbe potuto facilmente riprodurre tutte le gesta dell’eroe di Itaca, avvalendosi della consulenza di esperti dell’epica omerica (la traduzione di riferimento adoperata è quella di Emily Wilson per Cambridge, ed è stata solo un punto di partenza).</p>



<p>Il personaggio di Odisseo, interpretato da <strong>Matt Damon</strong>, non è il <em>polymetis </em>del mito, il conoscitore di città come ci viene nei primi dieci versi del proemio dell’<em>Odissea, </em>ma conserva una caratteristica fondamentale: egli è un p<em>olytlas, </em>termine derivante dal greco antico πολύτλας.  Esso significa “ colui che sopporta molto”, sia in senso attivo che in senso passivo( tale è il significato della radice * tla presente in molte lingue indoeuropee, da cui il latino tuli, perfetto del verbo fero che indica “ io portai, io sopportai”). <strong>Ma l’Odisseo di Nolan è un personaggio che quasi non riesce ad agire: egli subisce la guerra di Troia</strong> ed  è distrutto da essa ( sebbene, anche qui, sia stato l’ideatore del Cavallo di Legno). Ne ha visto le devastazioni, l’orrore.</p>



<p>Il film fa pensare a un Odisseo che ha distrutto la civiltà, rappresentata da Troia. Ma <strong>l’ira degli dei non risparmia nemmeno i vincitori</strong>, e in questo Nolan ha dimostrato di aver letto la storia dell’intera tradizione epica.  Quando nel film si vede Odisseo devastato  dalla distruzione della città di Troia, quando l’eroe di Itaca vede la statua del Pallante distrutta da un soldato greco, il regista dimostra la conoscenza dei poemi del Ciclo Troiano (i poemi che, assieme all’<em>Iliade</em> e all’<em>Odissea</em>, narravano l’intero ciclo della guerra di Troia, e che erano mal visti da Aristotele nella sua <em>Poetica</em> come racconti sequenziali di eventi senza alcuna anima). La distruzione di Troia non viene raccontata in maniera estesa nell’<em>Odissea</em>, ma doveva essere oggetto della <em>Distruzione di Troia</em>, opera di Arctino di Mileto, autore di un altro poema del ciclo, l’<em>Etiopide </em>(non pervenutoci, ma reso immortale da una scena in un celebre vaso greco, in cui Achille, mentre uccide Pentesilea regina delle Amazzoni, se ne innamora perdutamente quando le toglie l’elmo e ne intravede i capelli neri e profumati). <strong>Troia, nell’opera di Arctino, veniva distrutta con particolare efferatezza.</strong> Il suo re  Priamo viene ucciso sull’altare come supplice da Neottolemo, figlio di Achille e Deidamia ( mentre il Pelide Achille, per volere della madre, si nascondeva vestito da donna per evitare l’arruolamento per Troia).</p>



<p>Cassandra viene violentata davanti alla statua di Atena da Aiace d’Oileo, che perirà durante una tempesta ad opera della figlia di Zeus (non senza che l’erede di Oileo maledica la dea, desideroso di violentarla). La distruzione di Troia viene descritta da Virgilio, che riprende l’opera di Arctino, la tradizione annalistica e storica romano- laziale e la poesia epica di Ennio e di Nevio. Il ritorno degli eroi greci era narrato nei <em>Nostoi </em>di Agia di Trezene, e <strong>quasi tutti finivano male per volere degli dei  </strong>( basti pensare alla tragica figura di Agamennone, ucciso nella vasca da bagno dalla moglie Clitemnestra e dal suo amante Egisto per vendicare la figlia Ifigenia, offerta in sacrificio ad Artemide per propiziare il viaggio di ritorno verso Troia).</p>



<p><strong>L’Odisseo di Nolan deve affrontare tutto questo nella sua mente e nel suo spirito:</strong> deve confrontarsi con lo spirito di Agamennone, che gli narra le sue sventure. Incontra mostri e creature mitiche e bestiali senza l’astuzia dell’eroe di Omero ( egli perdeva i compagni, ma sapeva sopportarlo con eroica resistenza e secondo i canoni della “ civiltà della vergogna” della tradizione micenea). Vuole salvare i suoi compagni, che ormai  sono pronti all’ammutinamento dopo aver subito gli orrori di Polifemo, dei Lestrigoni, di Circe e dei mostri Scilla e Cariddi. <strong>I sopravvissuti saranno distrutti da Zeus </strong>dopo che essi si saranno cibati della carni dei buoi del dio Elio (nel film Tiresia fa riferimento ad Apollo, dio della musica e dell’armonia, ma non fa così Omero).  Un Ulisse sconfitto, che ha voluto fare guerra agli dei, nonostante le parole dell’indovino Tiresia che ha voluto avvertirlo nell’Ade ( con lo sfondo di Erebo, sposo della sorella Notte e divinità della notte infernale, e quivi rappresentato come la caligine, che in tradizioni  teogoniche orfiche  era suo genitore assieme al Caos) . Un eroe tragico degno di Eschilo e della sua opera  perduta <em>Gli evocatori di anime</em>, ma che deve fare conto anche con un minaccia storica: i Popoli del mare.</p>



<p>Nel corso del film tutti sono terrorizzati da tale pericolo, ma in fine  Odisseo e Penelope arrivano a una verità. La confederazione di popoli del Mediterraneo  ( Tirreni, Sardi, Cretesi, abitanti dell’Asia Minore etc etc.) descritta dagli studiosi del nostro e dotata di armi in ferro superiori alle altre popolazioni del Mediterraneo Orientale, diventa lo stesso popolo acheo di ritorno dalla guerra di Troia. Penelope e Odisseo sembrano voler dire, nell’interpretazione di Nolan, che <strong>i distruttori del mondo sono i Greci.</strong> Noi occidentali. Ma come dice Penelope in una scena del film <strong>“ Quel mondo è finito”</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nolan-racconta-un-ulisse-tragico-fantasma-della-guerra-di-troia.html">Nolan racconta un Ulisse tragico, fantasma della guerra di Troia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il problema non è Telegram, il problema siamo noi: perché non ci piace più essere liberi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-problema-non-e-telegram-il-problema-siamo-noi-perche-non-ci-piace-piu-essere-liberi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 10:48:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1103" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Telegram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-1024x588.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-768x441.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-1536x882.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-600x345.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ciò che infastidisce è l'intransigenza di Pavel Durov nel difendere uno spazio di libertà aperto a tutti, buoni e cattivi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-problema-non-e-telegram-il-problema-siamo-noi-perche-non-ci-piace-piu-essere-liberi.html">Il problema non è Telegram, il problema siamo noi: perché non ci piace più essere liberi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1103" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Telegram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-1024x588.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-768x441.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-1536x882.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Pavel-Durov-600x345.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È &#8220;normale&#8221;, non provoca in noi alcuna riflessione il fatto che <strong>Pavel Durov</strong>, 41 anni, creatore insieme con il fratello Nikolaj prima del social russo VKontakte e poi di Telegram, sia sotto indagine in Francia (anche se in libertà vigilata) per complicità con la malavita organizzata, pedopornografia, truffa e traffico di stupefacenti (<a href="https://www.tribunal-de-paris.justice.fr/sites/default/files/2024-08/2024-08-26%20-%20CP%20TELEGRAM%20.pdf">si veda l&#8217;ordinanza del Tribunale di Parigi </a><font color="#2271b1"><span style="caret-color: rgb(34, 113, 177);"><u>qui</u></span></font>) e nello stesso tempo sia ricercato in Russia per &#8220;complicità con il terrorismo&#8221; (sarebbe usato dai servizi segreti ucraini per reclutare agenti e organizzare attentati), in entrambi i casi non per azioni da lui commesse ma per le attività che si svolgono (o si svolgerebbero) su Telegram? Ovverossia, è normale che una democrazia e un&#8217;autocrazia nutrano gli stessi timori nei confronti di uno strumento di comunicazione che ha per caratteristica statutaria la protezione dei dati degli utenti, chiunque essi siano? Se poi aggiungiamo al quadro anche l&#8217;esempio di una democrazia particolare come l&#8217;India, che Telegram l&#8217;ha bloccato a tempo indeterminato nel giugno scorso, la cosa diventa ancor più interessante. Restiamo sull&#8217;India: la ragione addotta per il blocco di Telegram è stata una presunta fuga di notizie sui test per l&#8217;ingresso alla facoltà di Medicina. Poche settimane dopo, le proteste degli studenti (2 milioni quelli interessati) contro gli esami truccati e i favoritismi (non di Telegram ma delle istituzioni indiane) hanno fatto nascere il <strong>Popolo degli scarafaggi </strong>che, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-problema-che-modi-non-si-aspettava-perche-lindia-non-sa-contenere-le-proteste-del-popolo-degli-scarafaggi.html">dopo un&#8217;intensa lotta,</a> ha ottenuto le dimissioni di <strong>Dharmendra Pradhan</strong>, il ministro dell&#8217;Istruzione. </p>



<p>È probabile che i problemi, per Telegram e per Durov, continueranno a crescere, perché la scusa della sicurezza nazionale è troppo comoda per non essere usata. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-la-grande-sfida-tra-max-e-telegram-sorveglianza-statale-vs-liberta-totale.html#google_vignette">Come scrivevamo in aprile</a>, già &#8220;31 Paesi hanno bloccato o limitato l&#8217;uso della app di messaggistica. E non si tratta solo di dittature o autocrazie. La Norvegia, per esempio, considera l’app una possibile <strong>minaccia alla sicurezza nazionale</strong> e nel marzo 2023 lo ha vietato a ministri, segretari di Stato e consiglieri politici sui dispositivi di lavoro. <strong>In Cina, Telegram è bloccato dal 2015.</strong> In Ucraina è stato sempre molto usato, anche dal presidente Zelensky, fino a quando si è scoperto che anche i russi lo impiegavano per i loro scopi, e allora sono partite le mozioni parlamentari per metterlo al bando, chiedendo che rimuovesse una serie di canali incriminati e aprisse un ufficio a Kiev. <strong>In Iran, invece, Telegram è bloccato dal 2018</strong>, dopo essere stato usato in modo massivo durante una delle ricorrenti ondate di proteste anti-regime&#8221;.</p>



<p><strong>Il problema con Telegram, dunque, è lo stesso che abbiamo con la libertà.</strong> Siamo felici che Telegram garantisca ai giovani iraniani la libertà di dissentire senza essere denunciati alle autorità (come Durov fece anche in Russia, nel 2014, prima di emigrare, negando la consegna dei dati personali degli utenti di VKontakte e in particolare <strong>quelli dei membri di un gruppo dedicato all&#8217;Euromaidan ucraino</strong>) o siamo preoccupati per il fatto che la app può essere usata per delinquere? Entrambe le cose, ovviamente.  Proprio come siamo felici di poter circolare liberamente la sera per le nostre città, senza incontrare posti di blocco o dover rispettare un coprifuoco, anche se corriamo il rischio di incontrare un delinquente ed essere rapinati.</p>



<p>Terroristi, spacciatori, pedofili, truffatori usano Telegram? Certo che sì. Ma usano anche i telefoni cellulari, le automobili, gli aerei, la stessa Internet. Nel Nord Italia si sente comunemente dire, quando vengono sparati fuochi d&#8217;artificio, che quello è il segnale degli spacciatori per far sapere che è arrivata la droga. Vero o no che sia, a nessuno è ancora venuto in mente di proibire i mortaretti. Il tema, dunque, non è l&#8217;eventuale utilizzo deviato di Telegram ma <strong>l&#8217;intransigenza di Durov nel voler difendere uno spazio di libertà totale aperto a chiunque nel bene e nel male.</strong> Aperto, tra l&#8217;altro, anche alle autorità di polizia e ai servizi di sicurezza che attivamente lo utilizzano e poi, attraverso la politica, lo demonizzano. È questo che, oggi, non si riesce più a tollerare. </p>



<p>La cosiddetta &#8220;sicurezza nazionale&#8221;, complici i conflitti follemente accesi (e accuratamente coltivati, dovremmo aggiungere) in Ucraina e in Medio Oriente, <strong>è diventata il più facile dei <em>passe-partout </em>per le peggiori operazioni politiche. </strong>Ad esempio serve per attaccare gli avversari politici e compiacere gli alleati più pesanti o più temuti: ne è un esempio perfetto la vergognosa richiesta di escludere la Spagna dal Trattato di Schengen a causa della crisi migratoria di Ceuta, che ha ragioni quasi zero se pensiamo all&#8217;Italia e sotto-zero se pensiamo alla Finlandia o alla Svezia, lontanissime dal teatro di una crisi che, peraltro, è stata chiaramente organizzata non per trasferire gente in Europa ma per colpire il Governo Sanchez.  </p>



<p>Alla fine, il vero bersaglio della &#8220;sicurezza nazionale&#8221; non è il presunto o reale nemico esterno ma il concretissimo nemico interno, ovvero tutti noi. <strong>La lotta agli Unni che stanno alle porte comincia sempre limitando la libertà dei cittadini che stanno dentro le porte. </strong>Come ben dimostra, per restare vicini a noi, la recente approvazione da parte del Parlamento Europeo (e, grazie a un trucco procedurale della presidente Roberta Metsola, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/chat-control-si-del-parlamento-ue-tra-le-polemiche-introdotta-la-sorveglianza-di-massa.html#google_vignette">contro il voto della maggioranza degli europarlamentari</a>) di Chat Control 1.0. Come ha scritto su InsideOver Roberto Vivaldelli, &#8220;&#8230; Chat Control 1.0 è una deroga temporanea alle norme europee sulla privacy (ePrivacy) che consente a colossi come Meta e Google di effettuare scansioni volontarie delle comunicazioni private alla ricerca di materiale pedopornografico<a href="https://www.berliner-zeitung.de/article/chatkontrolle-eu-parlament-streit-um-abstimmungsablauf-10185383" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://de.euronews.com/next/2026/07/10/chat-control-10-europaparlament-winkt-gesetz-durch-die-hintertur" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. La versione 2.0, attualmente in negoziazione, mira a rendere tale <strong>obbligo permanente e vincolante per tutti i fornitori di </strong><b>servizi</b>&#8220;. Di fatto, quindi, le comunicazioni private di 450 milioni di europei verranno scrutinate da entità a noi tutti sconosciute. In cerca di pedofili, dicono, e solo di quelli. Ci crediamo?</p>



<p>Di fronte a decisioni come questa (e altre ancora che <a href="https://it.insideover.com/autore/roberto-vivaldelli">sul nostro sito abbiamo puntualmente raccontato</a>) davvero ci vogliamo raccontare che il problema è Telegram? </p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-problema-non-e-telegram-il-problema-siamo-noi-perche-non-ci-piace-piu-essere-liberi.html">Il problema non è Telegram, il problema siamo noi: perché non ci piace più essere liberi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Uefa contro Fifa, il calcio va alla guerra dei mondi. E l&#8217;Europa per una volta è unita</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[Uefa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un modello di sovranità europea: almeno nel calcio, che sportivamente divide tifosi e popolazioni, l&#8217;Europa è unita e oppone un barrage all&#8217;ipotesi che possa concretizzarsi la discussa proposta attribuita alla Fifa di Gianni Infantino e che porterebbe all&#8217;apertura delle attività legate al Mondiale di calcio a investitori privati, come si è discusso nei giorni scorsi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html">Uefa contro Fifa, il calcio va alla guerra dei mondi. E l&#8217;Europa per una volta è unita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260731080050834_99fd2aefbf354802341b2c43fa8bc4ee-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un modello di <strong>sovranità europea</strong>: almeno nel calcio, che sportivamente divide tifosi e popolazioni, l&#8217;Europa è unita e oppone un <em>barrage</em> all&#8217;ipotesi che possa concretizzarsi la discussa proposta attribuita alla Fifa di <strong>Gianni Infantino</strong> e che porterebbe all&#8217;apertura  <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-scoop-del-ft-infantino-vuole-aprire-la-fifa-ai-privati-e-in-pista-ce-il-fratello-di-kushner.html" type="post" id="524694">delle attività legate al Mondiale di calcio a investitori privati, come si è discusso nei giorni scorsi sulla scorta di un&#8217;esclusiva del Financial Times</a>. Le 55 federazioni della Uefa, l&#8217;organo che governa il calcio europeo, si sono opposte alla proposta che prevedrebbe l&#8217;ingresso di una cordata <strong>guidata dal finanziere Joshua Kushner,</strong> fratello di Jared, genero del presidente Usa Donald Trump che è il patrono politico per eccellenza di Infantino, <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/30/fifa-sales-pitch-revealed-more-tournaments-debt-womens-game-omitted">in un veicolo da 20 miliardi di dollari per commercializzare le attività della Fifa. </a></p>



<p>Da Nyon è giunta perentoria la minaccia: <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/30/uefa-agrees-to-boycott-fifa-competitions-if-world-cup-sell-off-plans-proceed">la Uefa <strong>boicotterà le competizioni Fifa</strong> se</a> il piano-Infantino procederà. Un colpo durissimo per il leader del calcio globale, che di recente ha rivendicato come un successo il boom di ricavi del Mondiale Usa-Canada-Messico conclusosi il 19 luglio scorso, anche nella prospettiva di un <strong>progetto di rielezione che a marzo lo vedrà in cerca di un quarto mandato.</strong> E, del resto, Infantino deve registrare anche l&#8217;uscita delle 41 federazioni della Concacaf del Centro e Nord America, ivi comprese quelle dei tre Paesi ospitanti l&#8217;ultima rassegna iridata, che <a href="https://www.forbes.com/sites/zacharyfolk/2026/07/30/fifa-crisis-live-updates-kushner-backed-deal-in-peril-as-concacaf-rejects-plan/?streamIndex=0">si sono dette preoccupate del progetto.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ceferin contro Infantino</h2>



<p><strong>Aleksander Ceferin</strong>, il presidente sloveno della Uefa, è da tempo ai ferri corti con Infantino. La Uefa ha di recente distanziato le sue posizioni da quelle dell&#8217;organo di Zurigo sul caso di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-chiede-la-fifa-obbedisce-il-caso-balogun-fa-discutere-al-mondiale.html" type="post" id="522333">Folarin Balogun</a></strong>, il calciatore statunitense la cui squalifica prima dell&#8217;ottavo perso col Belgio al recente Mondiale fu di fatto sospesa dalla Fifa in una decisione senza precedenti, definita da Nyon come il passaggio di una rischiosa <a href="https://www.theguardian.com/football/2026/jul/06/belgium-appeal-fifa-lifting-folarin-balogun-red-card-ban-last-16-us-world-cup">&#8220;linea rossa&#8221;</a>, lasciando intendere di ritenerla una concessione unilaterale alle aspettative di Trump. <a href="https://sports.yahoo.com/articles/why-uefa-president-aleksander-ceferin-233000377.html">Ceferin ha peraltro saltato anche la <strong>finale vinta dalla Spagna contro l&#8217;Argentina,</strong></a> e ora con questo smarcamento il solco si amplia. Del resto, alla Uefa non è la prima volta che progetti del genere vengono affrontati: nel 2021, la Uefa affrontò con risolutezza il tentativo di diversi club di creare una <strong>Superlega autonoma</strong>, al fine di innalzare i profitti e le entrate del sistema-calcio continentale.</p>



<p><strong>L&#8217;organizzazione tenne il punto e non se ne fece nulla,</strong> anche se nella riforma della Champions League poi andata in essere si può leggere un tentativo di rispondere alle istanze di molti club di richiedere margini crescenti e possibilità di espansione economica, favorendo ad esempio gli incontri tra club di primo piano già nelle fasi iniziali della competizione. Ieri come oggi, però, si nota una divergenza di visione tra le diverse filosofie di governo dello <strong>sport più popolare al mondo, con la Fifa che sembra ragionare guardando ai grandi modelli delle leghe americane</strong> creatrici di profitti e margini notevoli, dalla Nba alla Nfl, e la Uefa che rimane legata a una <strong>logica tradizionale fondata sulla relazione tra le federazioni nazionali</strong> che, del resto, competono tra loro per l&#8217;attrattività dei talenti, per le quote di mercato dei diritti televisivi, per le prospettive di crescita. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Calcio, l&#8217;Europa al centro del mondo</h2>



<p>Del resto, anche economicamente, l&#8217;Europa è il più importante motore per il calcio internazionale. Bastano alcune cifre. <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/15-miliardi-di-motivi-per-volersi-bene-la-fifa-ricoperta-doro-e-lasse-trump-infantino.html" type="post" id="523856">La Fifa ha rivendicato che il ciclo mondiale 2023-2026</a> ha generato 15 miliardi di dollari di ricavi,</strong> pari a poco più di 13 miliardi di euro. Un valore chiaramente condizionato dall&#8217;unicità della rassegna iridata, ma che anche contando l&#8217;attenzione globale del torneo, espanso a 48 squadre su iniziativa di Infantino, è ridotto rispetto al flusso di risorse che ogni anno generano le leghe europee. Una recente analisi di Deloitte, commentata da Reuters, calcola in <a href="https://www.reuters.com/sports/soccer/european-football-revenue-breaks-40-billion-growth-is-slowing-says-deloitte-2026-07-07/#:~:text=PREMIER%20LEAGUE%20GENERATES%20HIGHEST%20REVENUE,billion%20mark%20for%202025%2D26.">40,2 miliardi di euro il giro d&#8217;affari </a>generato nel calcio europeo nella stagione 2024-2025, 9 dei quali solo dalla Premier League inglese, lega-regina. </p>



<p><strong>L&#8217;Europa resta il perno del sistema-calcio come palcoscenico competitivo,</strong> come centro di <strong>sviluppo delle carriere dei migliori campioni</strong>, come base di tifosi stabile e come giro d&#8217;affari, e lo stop al piano unilaterale della Fifa è anche il frutto della certezza delle federazioni di poter trovare ascolto alle loro preoccupazioni. <strong>Cinque degli ultimi sei mondiali sono andati a selezioni europee</strong> e così tutte le edizioni della Coppa del Mondo per Club dal 2007 a oggi, eccezion fatta per il 2012. Le partite, anche in Nord America, si sono giocate a orari pensati, in larga misura, per l&#8217;accessibilità al pubblico europeo, con anche la finale trasmessa in prima serata nel fuso orario del cuore del Vecchio Continente. Non c&#8217;è calcio senza Europa. La Uefa lo ribadisce. C&#8217;è ancora qualcosa in cui il Vecchio Continente è al centro del mondo, e il mondo del pallone è uno di questi sistemi. Resta poco altro in cui proiettare egemonia da parte di questa vecchia Europa. Ma sicuramente l&#8217;<strong>azione corale della Uefa è un&#8217;utile lezione anche per altri, ben più decisivi mondi: se l&#8217;Europa si muove unita,</strong> ha la possibilità di <strong>far sentire la propria voce</strong>. Dovremmo iniziare a ricordarcelo più spesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/uefa-contro-fifa-il-calcio-va-alla-guerra-dei-mondi-e-leuropa-per-una-volta-e-unita.html">Uefa contro Fifa, il calcio va alla guerra dei mondi. E l&#8217;Europa per una volta è unita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 05:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Germania sta mappando le dipendenze tecnologiche cinesi per rafforzare la propria posizione in un eventuale scontro commerciale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html">Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703154159581_4452c22da587892fff5525d5d254f492-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da ormai qualche mese i rapporti tra <strong>Unione europea</strong> e <strong>Cina </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-la-guerra-commerciale-e-alle-porte-ecco-perche.html">sono tesissimi</a>. Colpa dell&#8217;economia, o meglio, di uno <strong>squilibrio commerciale</strong> in favore di Pechino che aumenta di <strong>1 miliardo di dollari al giorno</strong>. Nei primi mesi del 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata. Il gigante asiatico ha infatti accumulato un attivo di <strong>113 miliardi</strong> nei confronti dei 27 membri dell&#8217;Ue, un incremento di ben 22 miliardi su base annua. </p>



<p>È per questa ragione che <strong>Francia </strong>e <strong>Germania</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/merz-chiama-macron-risponde-perche-francia-e-germania-spingono-lue-contro-la-cina.html">i Paesi più agguerriti del Vecchio Continente</a>, hanno deciso di elaborare una road map comune per proteggere l&#8217;industria europea dalla crescente ondata di prodotti <em>low cost</em> Made in China. Il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>, alle prese con una grave crisi economica interna, ha in particolare messo nel mirino la politica industriale cinese, accusando sempre più spesso <strong>Xi Jinping</strong> di svalutare lo yuan e di consentire alle sue aziende di effettuare pratiche commerciali sleali attraverso sussidi statali.</p>



<p>Berlino ha definito <a href="https://it.insideover.com/economia/il-pugno-duro-di-merz-contro-le-richieste-delle-aziende-cosi-la-germania-si-spacca-sulla-cina.html">un pacchetto di 34 punti</a> per rilanciare l&#8217;economia nazionale, tra una solida protezione contro la concorrenza sleale, provvedimenti antidumping e misure antisovvenzioni a livello europeo. La Cina è ovviamente il bersaglio diretto non esplicitato da Merz.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-517188" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina nel mirino di Merz</h2>



<p>A quanto pare i <strong>funzionari tedeschi</strong> starebbero lavorando dietro le quinte per individuare le <strong>vulnerabilità economiche cinesi</strong> che potrebbero essere sfruttate nel caso in cui l&#8217;Unione Europea si ritrovasse <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-la-guerra-commerciale-e-alle-porte-ecco-perche.html">coinvolta in una guerra commerciale contro Pechino</a>. L&#8217;indiscrezione è stata lanciata da <em>Bloomberg</em>, secondo il quale il governo Merz starebbe informalmente <strong>mappando i punti deboli </strong>del Dragone, analizzando i <strong>flussi commerciali</strong>, le <strong>catene di approvvigionamento</strong> e i <strong>dati a livello aziendale</strong>.</p>



<p>L&#8217;<strong>obiettivo</strong> di Berlino è chiaro: individuare i settori in cui la Cina continua a dipendere dalla tecnologia, dai componenti specializzati e dal know-how industriale tedeschi &#8211; e, più in generale, europei &#8211; nonché quelli in cui Pechino potrebbe risultare vulnerabile a pressioni in un eventuale confronto economico. </p>



<p>In base alle conclusioni preliminari della ricerca, tra le aziende tedesche considerate possibili punti vulnerabili della catena di approvvigionamento cinese figurerebbero <strong>Trumpf SE</strong> e <strong>Carl Zeiss AG</strong>, fornitori chiave delle tecnologie impiegate da Asml Holding NV nella produzione di macchinari per <strong>semiconduttori avanzati</strong>. Nella lista potrebbero rientrare anche società del settore dei semiconduttori come <strong>Siltronic AG</strong>, <strong>Aixtron SE</strong> e <strong>Suss MicroTec SE</strong>, le cui tecnologie altamente specializzate occupano posizioni critiche lungo l&#8217;intera filiera. </p>



<p>Questa è dunque la <strong>linea dura</strong> di Merz. Il cancelliere tedesco ha recentemente irrigidito la propria posizione nei confronti di Pechino giungendo a una conclusione netta: la Germania rischia di trovarsi schiacciata dalla rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina se non saprà rafforzare la propria resilienza e la propria capacità di influenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-514340" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1536x1090.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia della Germania</h2>



<p>Le vulnerabilità cinesi individuate da Berlino si concentrano soprattutto su prodotti altamente specializzati, beni intermedi e servizi che le aziende del Dragone non sono ancora in grado di replicare. Uno dei comparti centrali dell&#8217;analisi governativa tedesca è quello dei <strong>semiconduttori</strong>. Troviamo poi quello dei <strong>dispositivi medici avanzati</strong> coperti da brevetto, ambito nel quale la Cina mantiene una forte dipendenza. </p>



<p>Al di fuori dell&#8217;hi-tech spiccano altri settori considerati significativi &#8211; perché impiegano milioni di lavoratori cinesi &#8211; che includono l&#8217;<strong>acciaio</strong>, la <strong>chimica</strong>, la <strong>plastica</strong>, il <strong>tessile</strong>, i <strong>giocattoli </strong>e gli <strong>elettrodomestici</strong>. Un&#8217;interruzione in questi comparti potrebbe diventare rapidamente un problema politico per Pechino con effetti sull&#8217;occupazione, sulle economie locali e sulla stabilità sociale. </p>



<p>In ogni caso, una delle leve più efficaci a disposizione della Germania non riguarderebbe tanto (o solo) il <strong>blocco delle esportazioni</strong> di macchinari e componenti di nicchie ad alta tecnologia, ma anche la <strong>sospensione della manutenzione</strong> e dell&#8217;<strong>assistenza tecnica</strong> delle apparecchiature già operative oltre la Muraglia. </p>



<p>I soliti funzionari tedeschi, nascondendosi dietro l&#8217;anonimato, continuano intanto a ripetere ai media che questo studio approfondito sui punti deboli cinesi non dovrebbe essere interpretato come l&#8217;elaborazione di una politica ostile nei confronti di Pechino. Al contrario, l&#8217;ex locomotiva d&#8217;Europa si starebbe semplicemente preparando a eventuali <strong>scenari di crisi</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-merz-studia-i-punti-deboli-della-cina-e-si-prepara-alla-guerra-economica-contro-pechino.html">Germania: Merz studia i punti deboli della Cina e si prepara alla guerra economica contro Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Hormuz, la guerra senza sbocco e il prezzo dell’impotenza europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hormuz-la-guerra-senza-sbocco-e-il-prezzo-dellimpotenza-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 05:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La UE dovrebbe subordinare una parte della cooperazione militare con Washington alla tutela degli interessi energetici e commerciali europei. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-la-guerra-senza-sbocco-e-il-prezzo-dellimpotenza-europea.html">Hormuz, la guerra senza sbocco e il prezzo dell’impotenza europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump ha avuto almeno il merito della franchezza. Gli Stati Uniti, ha spiegato, non sono intervenuti nel Golfo Persico per garantire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, ma per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Una dichiarazione che chiarisce la natura della strategia americana: la sicurezza delle rotte commerciali mondiali viene considerata secondaria rispetto agli interessi immediati di Washington. <strong>Il problema è che Hormuz non è affatto secondario per l’Europa, per l’Asia orientale e per l’intero sistema energetico internazionale. Lo stesso vale per Bab el-Mandeb,</strong> all’ingresso meridionale del Mar Rosso, tornato incandescente dopo la ripresa degli scontri tra Arabia Saudita e Huthi yemeniti.</p>



<p>Quando Bab el-Mandeb diventa impraticabile, le navi sono costrette a circumnavigare l’Africa. I tempi di consegna aumentano, crescono i costi assicurativi e quelli del carburante, mentre <strong>il Mediterraneo perde traffici a vantaggio delle rotte atlantiche.</strong> Ne soffrono i porti italiani, greci e francesi, ma soprattutto l’Egitto, che dipende in misura rilevante dai pedaggi del Canale di Suez per ottenere valuta estera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dottrina del doppio vantaggio americano</h2>



<p>L’instabilità del Golfo produce per gli Stati Uniti un paradossale vantaggio geoeconomico. <strong>Mentre le esportazioni energetiche attraverso Hormuz incontrano difficoltà, Washington aumenta le vendite del proprio petrolio e del proprio gas.</strong> L’Europa, già impegnata a ridurre le forniture russe, si ritrova così più dipendente dall’energia americana e maggiormente esposta alle oscillazioni dei prezzi. È la traduzione concreta di una politica fondata sulla gerarchia degli interessi: prima quelli degli Stati Uniti, poi eventualmente quelli degli alleati. Washington pretende dall’Europa un aumento delle spese militari e l’acquisto di armamenti americani, senza garantire in cambio una tutela efficace delle rotte da cui dipende l’economia europea.</p>



<p>La guerra contro l’Iran, inoltre, continua senza un obiettivo politico chiaramente raggiungibile. Si è parlato della caduta del sistema politico iraniano, della distruzione del programma nucleare e della rinuncia di Teheran ai missili balistici. Nessuno di questi obiettivi appare vicino. <strong>L’apparato statale iraniano resta in piedi,</strong> la produzione missilistica continua e le basi americane nel Golfo rimangono esposte ad attacchi condotti con missili e velivoli senza pilota.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia degli arsenali</h2>



<p>Dal punto di vista militare, la questione decisiva non riguarda soltanto i danni inflitti, ma il consumo delle munizioni difensive. Ogni attacco iraniano obbliga gli Stati Uniti e i loro alleati a impiegare costosi intercettori Patriot e missili destinati agli scudi antimissile ad alta quota. Si tratta di sistemi complessi, prodotti in quantità limitate e difficili da sostituire rapidamente. <strong>Una guerra prolungata nel Golfo riduce quindi le riserve disponibili non soltanto per le monarchie arabe, ma anche per l’Ucraina </strong>e per gli alleati asiatici degli Stati Uniti.</p>



<p>Mosca osserva questa dinamica con evidente interesse. Più Washington consuma intercettori in Medio Oriente, minori sono le risorse che possono essere trasferite a Kiev. La Russia può così intensificare gli attacchi contro le retrovie ucraine utilizzando proprio quei missili balistici che richiedono difese avanzate e numerose.</p>



<p><strong>Anche le notizie relative ad attacchi iraniani contro strutture dell’intelligence americana nel Golfo indicano un’evoluzione significativa. </strong>Qualora Teheran avesse ricevuto informazioni satellitari o indicazioni operative da Mosca, si tratterebbe della risposta speculare al sostegno fornito dagli Stati Uniti e da alcuni Paesi europei agli attacchi ucraini contro obiettivi situati in territorio russo. La guerra indiretta tra grandi potenze si starebbe così estendendo dal fronte ucraino al Golfo Persico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nucleare consentito agli amici e proibito ai nemici</h2>



<p>La richiesta americana che l’Iran rinunci all’arricchimento dell’uranio appare ancora più contraddittoria alla luce dell’accordo nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita.</p>



<p>Teheran sostiene di non voler costruire armi atomiche, ma dispone di quantità rilevanti di uranio arricchito oltre le necessità ordinarie di un programma civile. <strong>Washington considera questa capacità una minaccia intollerabile. Allo stesso tempo, però, offre a Riad tecnologie nucleari </strong>che potrebbero consentire in futuro lo sviluppo di capacità autonome di arricchimento. L’Arabia Saudita ha inoltre finanziato per decenni il programma nucleare pakistano. Da tempo circola l’ipotesi che Islamabad possa garantire alla monarchia saudita una protezione atomica o, in circostanze estreme, fornire testate destinate ai missili balistici già presenti nel Regno.</p>



<p><strong>L’Iran è dunque circondato da potenze</strong> nucleari dichiarate o potenziali: Israele, Pakistan, Stati Uniti e forse la stessa Arabia Saudita. Pretendere che rinunci unilateralmente ai missili e alle capacità nucleari senza offrirgli un nuovo sistema regionale di sicurezza significa chiedergli una resa strategica, non un accordo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Iran ferito ma non sconfitto</h2>



<p>Negli ultimi anni Teheran ha subito importanti sconfitte geopolitiche. La caduta del governo siriano alleato ha interrotto l<strong>a continuità territoriale che collegava Iran, Iraq, Siria e Libano meridionale.</strong> La cosiddetta mezzaluna sciita è stata indebolita e la capacità iraniana di sostenere i propri alleati nel Mediterraneo orientale è diminuita.</p>



<p>Eppure l’Iran ritiene di avere resistito agli attacchi israeliani e americani, conservando il proprio sistema politico, gli arsenali missilistici e la capacità di bloccare Hormuz. Dal punto di vista iraniano, sopravvivere a una guerra condotta da avversari militarmente superiori equivale già a una vittoria. Per questo Teheran difficilmente accetterà un’intesa che non riconosca il suo ruolo di potenza del Golfo. Il messaggio iraniano è semplice: se l’Iran non potrà esportare il proprio petrolio, neppure gli altri produttori potranno farlo liberamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa tra dipendenza e irrilevanza</h2>



<p>Il prezzo del petrolio si avvicina nuovamente a livelli capaci di colpire famiglie, imprese e trasporti. Alla crescita delle quotazioni internazionali si aggiungono le consuete speculazioni, con rincari immediati alla pompa e riduzioni molto più lente quando il greggio diminuisce. <strong>Per l’Europa, la contemporanea instabilità di Hormuz e Bab el-Mandeb rappresenta uno scenario quasi da incubo:</strong> energia più costosa, traffici marittimi deviati, porti mediterranei penalizzati, inflazione e perdita di competitività industriale.</p>



<p>La risposta europea continua tuttavia a limitarsi agli appelli alla riduzione delle tensioni. Ma auspicare la pace senza disporre di strumenti politici, diplomatici ed economici per favorirla significa soltanto assistere agli eventi. L’Unione Europea dovrebbe subordinare almeno una parte della cooperazione militare con Washington alla tutela degli interessi energetici e commerciali europei. <strong>Dovrebbe inoltre riconsiderare una politica che ha eliminato le forniture russe senza aver costruito alternative sufficientemente sicure e convenienti</strong>.</p>



<p>Non si tratta di sostituire una dipendenza con un’altra, ma di recuperare margini di scelta. La politica estera nasce dalla diversificazione, non dall’obbedienza. Finché l’Europa continuerà a spendere, riarmarsi e pagare l’energia senza pretendere contropartite, Washington potrà difendere esclusivamente i propri interessi. E agli europei resterà il ruolo di finanziare una strategia americana di cui subiscono i costi senza determinarne gli obiettivi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-la-guerra-senza-sbocco-e-il-prezzo-dellimpotenza-europea.html">Hormuz, la guerra senza sbocco e il prezzo dell’impotenza europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Europa e Stati Uniti alzano il muro commerciale ma la Cina è già dentro</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/europa-e-stati-uniti-alzano-il-muro-commerciale-ma-la-cina-e-gia-dentro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 05:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/cina-3-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bruxelles vuole limitare l’avanzata cinese senza rinunciare ai vantaggi economici prodotti dagli scambi con Pechino. </p>
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<p>La multa da 550 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea ad AliExpress non riguarda soltanto la vendita di prodotti contraffatti, pericolosi o non conformi. Segna il passaggio <strong>da una politica europea fondata sulla tolleranza commerciale a una strategia di contenimento delle piattaforme cinesi.</strong> Bruxelles accusa AliExpress di non aver valutato e ridotto adeguatamente i rischi connessi alla circolazione di merci illegali. La sanzione è la più elevata finora applicata nell’ambito della normativa europea sui servizi digitali e segue altri provvedimenti contro le grandi piattaforme del commercio elettronico.</p>



<p>Pechino risponde accusando l’Europa di utilizzare la tutela dei consumatori e dell’ambiente come copertura per introdurre barriere discriminatorie. Analoga protesta è stata rivolta alla Francia per la legge contro la moda ultrarapida, che colpisce soprattutto Shein, Temu e AliExpress attraverso limitazioni pubblicitarie e penalizzazioni economiche. Il governo francese sostiene che queste imprese aggirino le regole sociali, fiscali e ambientali rispettate dai concorrenti europei; <strong>la Cina denuncia invece una violazione del principio di non discriminazione.</strong></p>



<p>Entrambe le letture contengono una parte di verità. Le piattaforme cinesi hanno costruito il proprio successo su prezzi bassissimi, consegne frammentate, grandi quantità di prodotti e una capacità industriale difficilmente eguagliabile. Ma l’Europa, dopo aver favorito per decenni la delocalizzazione della produzione, scopre ora che il consumatore compra dove trova il prezzo più conveniente. La regolamentazione diventa così anche uno strumento di politica industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa, la difesa arriva quando l’industria è già indebolita</h2>



<p>Il problema non riguarda soltanto l’abbigliamento. Automobili elettriche, batterie, pannelli solari, apparecchi elettronici e piattaforme digitali mostrano lo stesso schema: la Cina conquista quote di mercato attraverso economie di scala, sostegno pubblico, controllo delle catene produttive e rapidità di esecuzione. <strong>L’Europa tenta di reagire con multe, dazi e norme ambientali, ma continua a dipendere dalla Cina per componenti, materie prime e capacità manifatturiera. </strong>La contraddizione è evidente: Bruxelles vuole limitare l’avanzata cinese senza rinunciare ai vantaggi economici prodotti dagli scambi con Pechino.</p>



<p>Un fronte europeo comune sarebbe certamente più efficace delle iniziative nazionali isolate. Ma la Cina ha imparato da tempo a trattare separatamente con i singoli governi, offrendo investimenti, accesso al proprio mercato o accordi industriali. <strong>Le divergenze tra Francia, Germania, Italia, Ungheria e altri Paesi permettono a Pechino di ridurre la forza contrattuale dell’Unione.</strong></p>



<p>La questione, dunque, non è soltanto imporre sanzioni. È stabilire se l’Europa sia disposta a sostenere i costi di una vera politica industriale: energia meno cara, investimenti pubblici, protezione delle imprese strategiche e ricostruzione delle filiere produttive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’automobile mostra il rovesciamento dei rapporti di forza</h2>



<p>La crisi delle case automobilistiche straniere in Cina è particolarmente significativa. Nel giugno 2026 le vendite dei marchi di lusso sono diminuite del 29,5 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre nel primo semestre la flessione è stata del 17,9 per cento. <strong>I consumatori cinesi, anche quelli più ricchi, stanno abbandonando progressivamente le costose automobili a benzina occidentali a favore dei modelli elettrici e tecnologicamente avanzati prodotti in patria.</strong></p>



<p>Per decenni, il mercato cinese ha rappresentato una fonte straordinaria di profitti per le industrie automobilistiche europee. Oggi quella dipendenza si trasforma in vulnerabilità. Le imprese cinesi non si limitano più a produrre a basso costo: competono sulla qualità, sui programmi informatici, sulle batterie e sull’integrazione digitale.</p>



<p>Negli Stati Uniti, intanto, una proposta di legge mira a vietare la vendita di automobili connesse prodotte da società partecipate per oltre il 15 per cento da soggetti cinesi. <strong>La misura potrebbe colpire perfino Mercedes-Benz, il cui capitale è detenuto per quasi il 20 per cento da investitori cinesi.</strong> Il paradosso è istruttivo: nel tentativo di escludere la Cina, Washington rischia di danneggiare uno dei principali gruppi industriali europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Vanke e il salvataggio controllato</h2>



<p>La Cina, tuttavia, non è priva di debolezze. Il prestito concesso dalla metropolitana di Shenzhen a China Vanke serve a evitare nuove difficoltà nel rimborso delle obbligazioni e mostra quanto il settore immobiliare rimanga fragile. Pechino continua a intervenire, ma evita salvataggi illimitati. L’obiettivo è impedire fallimenti disordinati senza cancellare completamente le perdite. <strong>È una strategia di sostegno selettivo: lo Stato mantiene in vita le imprese considerate importanti, ma obbliga creditori e investitori ad accettare proroghe, riduzioni e soluzioni temporanee.</strong></p>



<p>Questa prudenza rivela che la forza industriale cinese convive con un problema interno irrisolto: il debito immobiliare, la debolezza della domanda e la necessità di trasferire capitali dalla costruzione alla tecnologia e alla produzione avanzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligenza artificiale e il paradosso americano</h2>



<p>Il caso più sorprendente riguarda però l’intelligenza artificiale. Una società statunitense, colpita da un agente autonomo costruito con tecnologia americana, ha utilizzato un modello cinese a codice aperto per analizzare l’incidente, dopo che i sistemi statunitensi avevano rifiutato di collaborare a causa dei propri vincoli di sicurezza.</p>



<p>L’episodio dimostra che <strong>una protezione troppo rigida può diventare un vantaggio competitivo per l’avversario. </strong>Le imprese americane limitano l’accesso ai propri sistemi per ridurre i rischi di impiego offensivo; i modelli cinesi, più aperti e adattabili, possono invece conquistare utilizzatori proprio nei settori più delicati.</p>



<p>La strategia cinese consiste nel trasformare il codice aperto in uno strumento di penetrazione internazionale. Se aziende, ricercatori e governi iniziano a dipendere da modelli cinesi, Pechino può costruire un ecosistema tecnologico alternativo a quello statunitense, anche senza possedere i semiconduttori più avanzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra economica senza separazione possibile</h2>



<p>Europa e Stati Uniti stanno cercando di costruire un fronte più compatto contro la Cina. Ma lo fanno dopo trent’anni di integrazione produttiva, finanziaria e tecnologica. Il capitale cinese è presente nelle imprese occidentali; le industrie europee dipendono dalle catene asiatiche; le società americane possono aver bisogno di strumenti cinesi perfino per difendersi da un incidente informatico.</p>



<p><strong>La vera questione non è più se lo scontro economico con Pechino arriverà. È già cominciato. Il problema è capire chi sopporterà meglio i suoi costi.</strong></p>



<p>La Cina dispone di una strategia industriale, di un mercato interno enorme e di un sistema politico capace di concentrare rapidamente le risorse. L’Occidente dispone ancora della finanza, della ricerca e di grandi imprese, ma procede attraverso decisioni frammentarie, spesso contraddittorie.</p>



<p>Le multe possono rallentare le piattaforme cinesi. I divieti possono ostacolare alcune automobili. Le restrizioni tecnologiche possono limitare l’accesso ai componenti più avanzati. Ma senza una ricostruzione della capacità produttiva occidentale, il muro rischia di essere alzato quando la Cina si trova già dall’altra parte.</p>
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