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Nelle prime ore di questa notte, jet da combattimento appartenenti alle forza aeree dell’India hanno colpito diversi obiettivi prefissati, tutti considerati affiliati a organizzazioni terroristiche, in 9 diversi siti nella regione contesa del Kashmir, violando lo spazio aereo del Pakistan. A seguito dei raid previsti da quella che è stata codificata come Operazione Sindoor, si sarebbe acceso un duello aereo che, secondo le fonti governative, avrebbe registrato perdite da entrambe le parti.

Il portavoce militare pakistano Ahmed Sharif Chaudhry ha affermato che almeno “due jet indiani” sarebbero stati abbattuti dal Pakistan, mentre fonti dell’Esercito pakistano hanno dichiarato di aver abbattuto addirittura “cinque jet indiani”, tra cui jet da combattimento di produzione francese Rafale, un MiG 29 e forse un Sukhoi Su-30, entrambi caccia di fabbricazione russa. Il Press Information Bureau indiano ha smentito queste voci, incluse quelle di “presunti attacchi alla base aerea di Srinagar“.

Se l’informazione venisse invece confermata, sarebbe la prima volta in cui un jet da combattimento Rafale, caccia di 4ª generazione plus prodotto dall’azienda francese Dassault Aviation, viene abbattuto in un’azione di combattimento. Tuttavia, tra conferme e smentite, il rischio di un’escalation è reale quanto quello di trovarsi di fronte a un’azione di propaganda mossa dai funzionari o dai “sostenitori” del governo di Islamabad, che ha definito gli attacchi di Nuova Delhi un chiaro atto di guerra, avvertendo che il Pakistan darà una risposta adeguata“ a quello che è stato definito dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif come “un astuto nemico che ha condotto attacchi codardi”. Sharif avrebbe già autorizzato le forze armate pakistane a pianificare e attutare “azioni corrispondenti”.

Secondo quanto riportato sempre dalle fonti pakistane i media indiani riportati come “in preda alla frenesia”, hanno riportato la perdita di jet dell’Aeronautica Militare pakistana decollati per rispondere all’incursione indiana. “Nessun aereo dell’Aeronautica Militare pakistana ha subito danni” ha affermato la PTV, ente televisivo pubblico del Pakistan, che questa notte ha diffuso una serie di messaggi e post annunciato che “Tutti gli aerei dell’Aeronautica Militare pakistana sono al sicuro. Le forze armate pakistane stanno rispondendo in modo adeguato all’aggressione nemica“.

Allontanandoci dalla propaganda dei due nemici esistenziali che può fare facile breccia in questa situazione estremamente delicata e in completa evoluzione, è interessante soffermare l’attenzione sulla combinazione di armi schierate sul campo e sulle potenze che le forniscono in virtù di accordi politici che prevedono quasi sempre un allineamento nella politica internazionale.

Come riporta il New York Times, l’ultimo scontro militare tra India e Pakistan riflette “un più ampio cambiamento globale” che coinvolge gli Stati Uniti e la Cina, che stanno approfondendo i loro legami con le due potenze nucleari che si contrappongono nell’Asia meridionale.

L’India, definita una potenza storicamente “non allineata“, si è avvicinata agli Stati Uniti e ai suoi alleati, riducendo drasticamente la sua dipendenza dalle armi russe che hanno sempre riempito i suoi arsenali a favore di Usa, Francia e Israele; mentre il Pakistan è diventato un importante cliente dell’industria militare cinese. Circa l’80% delle armi acquisite dal Pakistan, sono Made in China, proprio come i jet da combattimento J-10C che, insieme agli F-16 di produzione statunitense acquisti negli anni passati da Islamabad, potrebbero essere entrati in azione questa notte nel “duello” che si sarebbe teoricamente consumato nei cieli del Kashmir.

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