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	<title>Burundi Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 26 Jan 2026 10:50:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Burundi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Congo, la guerra uccide anche la sanità</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/congo-la-guerra-uccide-anche-la-sanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 10:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra nell'Est del Congo miete vittime anche per il collasso dei sistemi sanitari dovuto al perdurare del conflitto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260119153556713_7011fc27f0eb0b1e5577bc9168b1af01-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel North e nel South Kivu, le due regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo coinvolte in una lunga &#8220;guerra mondiale africana&#8221;, si muore purtroppo per le conseguenze più tipiche di un conflitto. Raid, bombe, mine, uccisioni mirate: le armi, in poche parole, come accade in ogni guerra causano ogni giorno lutti e dolori. Ma da questa parti,<strong> la guerra fa vittime anche senza il fragore e il rumore degli ordigni</strong>. Si muore nei campi profughi <strong>non raggiunti da servizi sanitari</strong>, così come dentro ospedali congolesi o del vicino Burundi incapaci di affrontare le emergenze.<strong> La guerra uccide anche perché provoca il collasso dei vari servizi sanitari.</strong> Circostanza spesso sottovalutata, ma drammaticamente reale e provata sulla propria pelle da centinaia di persone. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La grave situazione nel Burundi </h2>



<p>La guerra nelle ultime settimane <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-disperata-situazione-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">è arrivata a lambire anche le regioni immediatamente confinanti con il Burundi</a>. E, in particolare, con quelle dell&#8217;ex capitale <strong>Bujumbura</strong>, ancora oggi città più grande e importante del Paese. Le offensive dell&#8217;<strong>M23</strong>, gruppo paramilitare che controlla <strong>Goma</strong> e <strong>Bukavu</strong> (i capoluoghi rispettivamente di South e North Kivu) e che è armato e appoggiato dal <strong>Ruanda</strong>, si sono spinte fino a <strong>Uvira</strong>. Oggi la situazione militare è piuttosto confusa, con l&#8217;M23 che più volte ha annunciato un ritiro come gesto di &#8220;buona volontà&#8221; a cui però non è conseguito un ridispiegamento delle forze governative nell&#8217;area.</p>



<p><strong>Ma a preoccupare adesso è la situazione umanitaria</strong>. In migliaia hanno oltrepassato il confine e si trovano negli improvvisati campi profughi del Burundi. Qui forse il rumore degli ordigni è più lontano, ma la popolazione continua a morire. Secondo un recente rapporto dell&#8217;<strong>Organizzazione per la Pace e per a Coesistenza Comunitaria (Cpcc)</strong>, un&#8217;organizzazione locale che monitora la situazione, nei campi del Burundi sono morti oltre cento profughi congolesi. Le cause sono le più disparate, ma tutte legate da un unico filo comune: <strong>la mancanza di servizi sanitari</strong>. Nel lungo elenco di vittime che la Cpcc sta provando a compilare, ci sono persone vittime di pregresse ferite o malattie mai curate. Così come ci sono coloro che sono morti a seguito di<strong> alcuni primi e preoccupanti casi di colera</strong> comparsi tra le tende dei campi. C&#8217;è poi chi si è ammalato per le scarse condizioni igieniche degli improvvisati rifugi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Musenyi, il campo emblema del disastro sanitario </h2>



<p>C&#8217;è un nome che sta diventando sempre più un tragico simbolo della situazione: è quello di <strong>Musenyi</strong>. È così che è conosciuto uno dei campi più grandi interni al Burundi e che accoglie migliaia di congolesi scappati dalla guerra. A dicembre, si legge in alcune stime dell&#8217;Onu, dopo le offensive su Uvira almeno centomila persone hanno varcato il confine e si sono stabilite a Musenyi. Eppure, <a href="https://www.avvenire.it/mondo/la-grande-fuga-verso-il-burundi-nella-repubblica-democratica-del-congo-non-ce-speranza_103114">racconta il quotidiano Avvenire</a>, da queste parti <strong>esiste una sola piccola clinica mobile</strong>. I cui responsabili peraltro hanno serie difficoltà a reperire anche le più basilari medicine. </p>



<p>Nel piccolo presidio sanitario di Musenyi passano storie di ogni tipo: c&#8217;è chi presenta malnutrizione, chi febbre alta e chi sintomi di colera. <strong>Non ci sono però abbastanza farmaci per tutti</strong>. Un dramma che si presenta anche nei campi vicini. Il Burundi, secondo le Nazioni Unite, è lo Stato più povero del mondo. Di risorse da redistribuire nei campi come quelli di Musenyi ce n&#8217;è quindi sempre di meno. Peraltro, il Paese africano parte già da una sua situazione sanitaria interna molto precarie: il sistema sanitario è infatti fragile, con modeste infrastrutture presenti solo nelle grandi città e con una carente capillarità sul territorio. </p>



<p>Quanto sta accadendo nell&#8217;Est del Congo e in Burundi, fa emergere quindi una lezione mai forse pienamente compresa: <strong>la guerra uccide per le pallottole, ma anche per i repentini indebolimenti dei sistemi sanitari</strong>. Chi si salva dagli ordigni, non ha armi sanitarie per curare le proprie ferite o per provare a sopravvivere in condizioni estreme. <strong>Il diritto alla salute, rappresenta dunque una delle prime vittime di ogni guerra.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La disperata situazione nella Repubblica Democratica del Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-disperata-situazione-nella-repubblica-democratica-del-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 06:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[M23]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si rischia una vera e propria escalation del conflitto nell&#8217;est del Congo: qui infatti, la milizia filo ruandese dell&#8217;M23 ha conquistato nei giorni scorsi la città di Uviri. Si tratta di uno snodo strategico, situato a pochi passi dal confine con il Burundi. Un confine dove sorge a pochi passi la capitale economica del Paese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-disperata-situazione-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251215155809670_826b5f063c23b33c6770bf192e3e803e-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si rischia una vera e propria escalation del conflitto nell&#8217;est del Congo: qui infatti, la milizia filo ruandese dell&#8217;M23 ha conquistato nei giorni scorsi la città di Uviri. Si tratta di uno snodo strategico, situato a pochi passi dal confine con il Burundi. Un confine dove sorge a pochi passi la capitale economica del Paese africano, ossia la città di Bujumbura. Per questo motivo, adesso si teme un coinvolgimento diretto dell&#8217;esercito burundese nella guerra. Circostanza che andrebbe a confermare il rischio di espansione del conflitto al di fuori dei confini congolesi. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Ce soir mardi 9 décembre 2025,L&#39;AFC/M23 vient de faire une entrée triomphale dans la ville d&#39;Uvira,<br>C&#39;est officiel, le Burundi a désormais un nouveau voisin. <a href="https://t.co/VIBgSD0ESO">pic.twitter.com/VIBgSD0ESO</a></p>&mdash; Reynolds Butari (@ReynoldsButari) <a href="https://twitter.com/ReynoldsButari/status/1998462464636158314?ref_src=twsrc%5Etfw">December 9, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In questo contesto, sembra quindi venir meno la validità dell&#8217;accordo mediato da Donald Trump nei mesi scorsi con il presidente congolese, Felix Tshisekedi, e l&#8217;omologo ruandese Paul Kagame. La scommessa legata ad accordi economici capaci di favorire la pacificazione della regione appare al momento persa. All&#8217;orizzonte, si profilano momenti di maggiore tensione. Oltre che, tra le altre cose, una grave crisi umanitaria. Di più su InsideWar di oggi: <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati per riceverla!</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Brogli elettorali in Burundi e adesso si teme la guerra civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 08:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Brogli elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Hutu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tutto è andato com&#8217;era prevedibile: in Burundi le elezioni presidenziali hanno visto trionfare il generale Evariste Ndayishimiye, candidato del partito di governo Cndd-Fdd (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia &#8211; Forze per la Difesa della Democrazia), e uomo designato come suo successore dal vero leader del Burundi, il presidente uscente Pierre Nkurunziza. I risultati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html">Brogli elettorali in Burundi e adesso si teme la guerra civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tutto è andato com&#8217;era prevedibile: in Burundi <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-05/burundi-ndayishimiye-eletto-presidente-l-opposizione-denuncia.html">le elezioni presidenziali</a> hanno visto trionfare il generale Evariste Ndayishimiye, candidato del partito di governo Cndd-Fdd (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia &#8211; Forze per la Difesa della Democrazia), e uomo designato come suo successore dal vero leader del Burundi, il presidente uscente Pierre Nkurunziza. I risultati delle elezioni, andate in scena il 20 maggio, sono stati annunciati però solo il 25 maggio dalla Commissione elettorale nazionale e, stando a quanto comunicato dalla commissione, il generale Ndayishimiye avrebbe trionfato con il 68,72% delle preferenze contro il 24,19% ottenuto da Agathon Rwasa, candidato del Cnl (Consiglio nazionale per la libertà), suo principale sfidante. Il partito di Rwasa, il Cnl, ha contestato immediatamente il risultato delle elezioni, parlando di “mascherata elettorale” e di &#8220;scrutinio non credibile” e ha annunciato inoltre di voler far ricorso alla Corte costituzionale. In aggiunta sono stati denunciati arresti arbitrari nei confronti dei sostenitori dell&#8217;opposizione sia durante la campagna elettorale che nel giorno dell&#8217; elezioni svoltesi queste in un clima di massima tensione: strade pattugliate dagli uomini delle forze armate, dei servizi di sicurezza e dagli Imbonerakure, la frangia giovanile del partito di Nkurunziza e Ndayishimiye, al centro di pesanti accuse perchè sospettata di essere una milizia paramilitare ispirata ai genocidiari rwandesi hutu del&#8217;Interahamwe.</p>
<p>A pochi giorni di distanza l&#8217;accusa di brogli e elezioni truccate è arrivata però anche dalla <a href="http://www.rfi.fr/en/africa/20200527-catholic-church-slams-burundi-election-irregularities">Chiesa cattolica del Burundi</a>. &#8220;Ci rammarichiamo per le molte irregolarità riguardo alla libertà e alla trasparenza del processo elettorale&#8221; ha dichiarato la Conferenza dei vescovi cattolici del Burundi che ha fatto sapere anche di aver dispiegato 2.716 osservatori in tutto il Paese per monitorare lo spoglio dei voti e ha denunciato l&#8217;assenza degli osservatori internazionali. Non sono state queste le sole accuse mosse dalla Conferenza episcopale cattolica del Burundi nei confronti del partito governativo dal momento che l&#8217;ente ecclesiastico ha affermato anche che ci sono stati casi di cittadini fatti votare più volte, rifugiati fatti votare quando non ne avrebbero diritto e che ci sono prove di voti messi nelle urne per conto di persone decedute. Il clero burundese ha affermato che &#8220;è stata esercitata una pressione su determinati agenti elettorali affinché firmassero in anticipo i fogli di conteggio del contenuto delle urne&#8221;. La chiesa ha anche fatto sapere di intimidazioni e persone prelevate da casa e portate a votare con la violenza.</p>
<p>Il Paese, ora, è sull&#8217;orlo di una crisi che rischia di degenerare in un&#8217; escalation di scontri armati e questo non sarebbe altro che l&#8217;ultimo atto di una tragedia che dal 2015 ad oggi sta travolgendo lo stato africano. Nell&#8217;aprile 2015 l&#8217;allora il presidente Pierre Nkurnziza decise di candidarsi a un terzo mandato presidenziale, violando così la Costituzione. Dopo l&#8217;annuncio immediate furono le proteste che scoppiarono nelle strade del Paese ma a queste fece seguito una repressione totalitaria da parte del governo che diede il via ad una serie di arresti arbitrari, persecuzioni degli oppositori politici ed esecuzioni sommarie che ancor oggi non cessano. Il regime burundese è infatti accusato di aver torturato oppositori, è stata denunciata la presenza di fosse comuni nella periferia della capitale, sono stati registrati numerosi i casi di stupri di gruppo da parte delle forze armate e la crisi ha portato alla fuga di oltre 500mila persone che hanno cercato rifugio in Congo, Tanzania e Ruanda. Nkurunziza in questi anni si è opposto all&#8217;invio di Caschi Blu e anche di un contingente di uomini dell&#8217;Unione Africana e ha inoltre espulso il rappresentante dell&#8217;OMS in piena emergenza Covid cercando così, in qualsiasi modo, di isolare il Paese e nascondere le brutalità del regime agli occhi dell&#8217;opinione pubblica internazionale.</p>
<p>Oggi, dopo l&#8217;evidente manipolazione dei voti, il timore che il Paese venga travolto da scontri si fa di ora in ora sempre più concreto anche perchè il leader dell&#8217;opposizione, <a href="https://www.hrw.org/news/2019/08/13/burundi-15-years-no-justice-gatumba-massacre">Agathon Rwasa</a> non è una figura dal passato immacolato essendo stato tra i leader del gruppo guerrigliero hutu FNL durante la guerra civile e uno dei responsabili del massacro di Gatumba del 2004 quando 166 rifugiati tutsi, uomini, donne e bambini, vennero massacrati al confine tra Burundi e Congo. Rwasa non venne mai arrestato beneficiando dell&#8217;immunità che era compresa negli accordi di pace del 2006 e, pur essendo stato un compagno d&#8217;armi di Nkurunziza durante il periodo della guerra civile, ruppe in seguito i rapporti col suo ex commilitone e ora è il leader del più importante partito d&#8217;opposizione, il Cnl: la principale minaccia al regime del CNDD-FDD.</p>
<p>Le casse di Bujumbura oggi sono vuote, due formazioni armate ribelli, Forebu e Red Tabara, sono già attive nel Paese, il Cnl sta rafforzandosi sempre più, ed è quindi così facile capire perchè la polveriera Burundi, ora come non mai negli ultimi anni, rischi di esplodere da un momento all&#8217;altro. La chiesa ha infatti già lanciato un appello esortando la popolazione dall&#8217; astenersi dalla violenza e chiedendo che le controversie vengano risolte attraverso i canali appropriati; ma l&#8217;interrogativo di molti è se in Burundi ci sia ancora tempo e spazio per le parole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html">Brogli elettorali in Burundi e adesso si teme la guerra civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Anche i Paesi dell&#8217;Africa orientale vogliono la valuta unica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 08:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria valuta unica internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (Comunità dell&#8217;Africa orientale), ai margini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria <strong>valuta unica</strong> internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (<strong>Comunità dell&#8217;Africa orientale</strong>), ai margini dell&#8217;ultima discussione relativa al progetto di legge che darebbe il via all&#8217;Istituto monetario dell&#8217;Africa orientale, <a href="https://dailynews.co.tz/news/2020-01-295e311ecbb4db7.aspx">come riportato dalla testata della Tanzania <em>DailyNews</em></a>. Tale istituzione, già precedentemente discussa ed approvata in un vertici tra i leader dei Paesi, garantirebbe la fase di transizione verso la valuta unica e permetterebbe di dare il via alla costruzione dell&#8217;apparato necessario a garantire il corretto funzionamento del nuovo valore monetario. La speranza dei Paesi è quella di riuscire ad ottenere una moneta dal prezzo stabile che al tempo stesso renda più semplici gli <strong>scambi commerciali</strong>, nell&#8217;ottica di migliorare le condizioni economiche dei 6 Paesi interessati (Kenya, Sud Sudan, Tanzania, Burundi, Ruanda e Uganda).</p>
<p>Il progetto, parzialmente finanziato con una tranche da 20 milioni di dollari dalla Banca mondiale, sarebbe già in fase di lavorazione. Secondo quanto riportato dai portavoce dell&#8217;Eac, la piattaforma utile agli investimenti internazionali, quella relativa alle fatture interne alla comunità ed il sistema di comunicazione bancaria veloce sarebbero già pronte per la prima fase di test, nell&#8217;attesa che le ultime procedure burocratiche vengano ultimate. La data prefissata per l&#8217;introduzione della nuova valuta è quella del <strong>1° gennaio 2024</strong>, dando così il tempo ai Paesi di non farsi cogliere impreparati nella svolta epocale che porterà ad un avvicinamento politico ed economico tra gli Stati dell&#8217;Africa orientale.</p>
<p>Esattamente come nel caso dell&#8217;Eco dell&#8217;Africa occidentale, il principale punto di forza della valuta transnazionale deriva dal suo <strong>slegarsi</strong> dai singoli Paesi, soffrendo in modo meno marcato dell&#8217;instabilità derivante dalla poca credibilità dei governi locali. Al tempo stesso, una minore inflazione ed un ridotto rischio di grossi sbalzi di valore impoverirebbe meno la popolazione durante le contrazioni economiche e garantirebbe maggiormente gli investimenti nell&#8217;area anche durante la recessione.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;adozione di una valuta internazionale causerebbe il venir meno della possibilità di battere moneta all&#8217;occorrenza ed in tempi rapidi, strategia utilizzata dalla maggior parte dei Paesi africani. Ad eccezione infatti del blocco aderente al sistema monetario del franco Cfa e delle valute cui cambio viene garantito dal Rand sudafricano (quali Namibia e Lesotho), quasi tutti i Paesi dell&#8217;Africa hanno fatto ricorso almeno una volta alla <strong>svalutazione</strong> per far fronte ai pagamenti del proprio debito. In assenza di questa possibilità, appare chiaro come la Banca centrale dell&#8217;Africa orientale debba escogitare delle strategie idonee a salvaguardare la stabilità delle casse erariali, studiando apposite misure che non mettano però in pericolo il sistema monetario; ed in questo scenario, l&#8217;esperienza della Banca centrale europea e l&#8217;attenta osservazione per i prossimi quattro anni dell&#8217;Ecowas potranno comunque aiutare i banchieri dell&#8217;Eac.</p>
<p>Con l&#8217;adozione della valuta unica, i Paesi si preparano ad un drastico cambiamento. La gestione del mercato interno ed esterno verranno completamente modificate, dando però un nuovo impulso soprattutto ai <strong>commerci</strong> ed alle produzioni, essenziali per l&#8217;industria locale e necessaria per uno sviluppo durevole nel tempo. La sfida però non è che agli inizi e gli Stati dell&#8217;Africa orientale dovranno adesso dimostrare di saper utilizzare appieno i vantaggi del nuovo sistema monetario: senza incappare però in <strong>vecchi errori</strong> che rischierebbero di trasformare la valuta unica in una bomba ad orologeria.</p>
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		<title>In Burundi non si placano violenze e repressioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-burundi-non-si-placano-violenze-e-repressioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 04:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burundi Tanzania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Burundi si prepara alle consultazioni legislative e presidenziali del maggio 2020 mentre crescono i timori della comunità internazionale sul possibile scoppio di nuove violenze nel Paese. Pierre Nkurunziza, il capo di Stato in carica, aveva annunciato, nel maggio del 2018, che non si sarebbe candidato per un nuovo mandato. La decisione era stata presa dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-burundi-non-si-placano-violenze-e-repressioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burundi Tanzania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Burundi si prepara alle consultazioni legislative e presidenziali del maggio 2020 mentre crescono i timori della comunità internazionale sul possibile scoppio di nuove violenze nel Paese. <strong>Pierre Nkurunziza</strong>, il capo di Stato in carica, aveva annunciato, <a href="https://www.africanews.com/2018/06/07/burundi-pierre-nkurunziza-says-he-will-not-run-for-president-in-2020/">nel maggio del 2018</a>, che non si sarebbe candidato per un nuovo mandato. La decisione era stata presa dopo la promulgazione della nuova Costituzione che, tra le altre disposizioni, aveva aumentato la durata del mandato presidenziale da cinque a sette anni e consentirebbe a Nkurunziza di restare al potere sino al <a href="https://it.insideover.com/politica/burundi-nkurunziza-al-potere-al-2034.html">2034</a>.</p>
<p>Il Burundi, indipendente dal 1962, ha sofferto a lungo, come il vicino Ruanda, a causa di violenti scontri interetnici tra gli Hutu &#8211; la maggioranza della popolazione &#8211; e i Tutsi. Quest&#8217;ultima etnia ha governato il Paese, attraverso una serie di regime autoritari, sino al 1993 ed a fasi alterne dopo questa data. I primi due presidenti Hutu, Melchior Ndadaye e Cyprien Ntaryamira, furono invece uccisi nel 1993 e nel 1994 e ciò diede vita ad un vero e proprio genocidio portato avanti nei confronti dei Tutsi ed a violente risposte anche da parte di questi ultimi verso gli Hutu. Centinaia di migliaia di persone persero la vita nei massacri ed una tregua tra le parti arrivò con la firma degli Accordi di pace di Arusha, in Tanzania, nel 2000.<strong> L&#8217;elezione di Nkurunziza</strong>, un ex capo ribelle Hutu del gruppo Cnd-Fdd, nel 2005 segnò la fine della guerra civile ma l&#8217;inizio di nuove turbolenze per il Paese.</p>
<h2>Tensioni permanenti</h2>
<p>Le tensioni politiche interne sono tornate ad esplodere nel 2015, quando <a href="https://www.theguardian.com/world/2015/jul/24/burundi-pierre-nkurunziza-wins-third-term-disputed-election">Nkurunziza</a> vinse le consultazioni presidenziali e si è aggiudicò il suo terzo mandato da capo di Stato. La legittimità delle elezioni fu contestata a causa del clima di intimidazione subito da giornalisti, politici dell&#8217;opposizione, attivisti dei diritti umani ed elettori. L<strong>e massicce proteste popolari</strong> e un tentativo di golpe non riuscirono però a fermare la rielezione del presidente che  non dovrebbe partecipare alle nuove consultazioni del 2020. Le Nazioni Unite hanno però espresso, in un report diffuso recentemente, forte preoccupazione per la situazione in cui versa il Paese ed hanno ravvisato numerosi segnali preoccupanti che potrebbero favorire la commissione di <strong>atrocità</strong>.</p>
<p>Secondo l&#8217;Onu, infatti, la libertà di stampa in Burundi è ormai un lontano ricordo, il presidente esercita i proprio poteri appoggiandosi anche a strutture extra-costituzionali, come il comitato dei generali, i partiti politici non possono operare liberamente e le organizzazioni non governative sono sotto lo stretto controllo dell&#8217;esecutivo. Ci sono speculazioni, inoltre, secondo le quali il capo di Stato potrebbe, al fine di acquisire maggiore legittimità politica, restaurare la monarchia nel Paese.</p>
<h2>Senza via d&#8217;uscita</h2>
<p>Sembra decisamente improbabile che Nkurunziza abbandoni, quando ha ormai assunto pieni poteri, la scena politica nazionale ed è invece verosimile che, anche qualora decida di non ripresentarsi, possa candidare una figura a lui politicamente vicina e facilmente controllabile. Non si placa, ad ogni modo, la repressione esercitata dalle autorità nei confronti delle opposizioni politiche e questo sviluppo è stato recentemente <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/09/burundi-accuses-catholic-bishops-spreading-hatred-190922165159105.html">denunciato</a> anche dai <strong>vescovi cattolici</strong> del Paese in una lettera. La missiva denuncia le violenze che hanno colpito e colpiscono chi esprime un pensiero indipendente e condanna il ruolo che sta giocando l&#8217;Imbonerakure, il movimento giovanile del partito di Nkurunziza, accusato della commissione di svariate atrocità.</p>
<p>Una nuova destabilizzazione del Burundi potrebbe causare gravi ripercussioni sull&#8217;Africa centro-orientale e sul vicino Ruanda. Questa nazione ha sperimentato, negli anni, le medesime tensioni e violenze interetniche di Bujumbura, sfociate nel genocidio del 1994 che provocò ottocentomila morti tra i Tutsi, i Twa e gli Hutu moderati. Suscita particolare preoccupazione anche <a href="https://www.euronews.com/2019/10/02/mass-repatriation-of-burundi-refugees-in-tanzania-to-start-on-thursday-official">il progressivo ritorno</a> dei profughi fuggiti, nel tempo, dal <strong>Burundi</strong> alla vicina Tanzania. Un accordo tra i due Stati prevede il rimpatrio di oltre duecentomila persone verso Bujumbura, uno sviluppo che fa temere la commissione, al loro rientro, di nuove violenze nei loro confronti. La comunità internazionale, in conclusione, dovrà intervenire al più presto e con decisione se vorrà evitare che la situazione nel Paese possa degenerare e sfociare in un terribile bagno di sangue</p>
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		<title>I Paesi a rischio golpe nel 2017</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/paesi-rischio-golpe-nel-2017.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 16:18:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1043" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-1024x712.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È possibile prevedere e pronosticare un golpe? Farlo con assoluta certezza naturalmente no, ma esistono degli studi in merito che tentano di fare delle previsioni e di individuare quei Paesi dove è probabile che si verifichi un colpo di stato nel breve periodo. Micheal D. Ward, professore alla Duke University, nonché fondatore di Ward Associates, insieme &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/paesi-rischio-golpe-nel-2017.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/paesi-rischio-golpe-nel-2017.html">I Paesi a rischio golpe nel 2017</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1043" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170123051654_21939660-1024x712.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È possibile prevedere e pronosticare un <strong>golpe</strong>? Farlo con assoluta certezza naturalmente no, ma esistono degli studi in merito che tentano di fare delle previsioni e di individuare quei Paesi dove è probabile che si verifichi un colpo di stato nel breve periodo. <strong>Micheal D. Ward</strong>, professore alla Duke University, nonché fondatore di Ward Associates, insieme al suo collaboratore <strong>Andreas Beger</strong>, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.washingtonpost.com/news/monkey-cage/wp/2017/01/31/where-are-coups-most-likely-to-occur-in-2017/?utm_term=.0ede912cbde4">hanno pubblicato sul <em>Washington Post</em></a> un interessante analisi al riguardo. Nel realizzare la ricerca, sono stati sviluppati degli strumenti che consentono di prevedere i cambiamenti di leadership, colpi di stato compresi. Le previsioni complete sono state pubblicate in un <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://github.com/andybega/mireg-blogs/tree/master/forecasts">file pubblicato a parte</a>, con annessi dettagli tecnici e statistici.</p>
<h2>Uno studio basato su dati empirici</h2>
<p>Naturalmente lo studio si basa su modelli e dati empirici, mettendo insieme quanto già raccolto negli anni da <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.jonathanmpowell.com/coup-detat-dataset.html">Powell</a>, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.uky.edu/~clthyn2/coup_data/home.htm">Thyne, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.systemicpeace.org/polityproject.html">Polity Project</a><a href="http://data.worldbank.org/data-catalog/world-development-indicators">, World Development Indicators</a>,<a href="http://www.pcr.uu.se/research/UCDP/"> Armed Conflict Dataset</a>, e considerando indicatori importanti come l&#8217;<strong>indice dei prezzi alimentari (FAO)</strong> e i <strong>prezzi del petrolio</strong> (BP). Gli studiosi hanno altresì tenuto conto di altri fattori rilevanti: da quanto tempo l&#8217;attuale leader è al potere, se è stato eletto democraticamente, la tipologia di governo in carica. Vengono considerati anche il <strong>Pil</strong>, la crescita economica, la mortalità infantile, la diffusione delle tecnologie di comunicazione, l&#8217;accesso a internet, la possibilità di possedere un cellulare.</p>
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<h2>Burundi e Thailandia i Paesi a forte rischio</h2>
<p>Tra i primi 10 Paesi a rischio troviamo: <strong>Burundi</strong>, <strong>Thailandia</strong>, <strong>Repubblica Centraficana</strong>, Chad, Turchia, Siria, Sudan, Guinea-Bissau, Gambia e Liberia. Nella classifica Norvegia, Finlandia, Giappone, Slovenia e Austria occupano invece le ultimissime posizioni, mentre l&#8217;<strong>Italia</strong> è al 133esimo posto della lista, tra <strong>Israele</strong> e Corea del Nord. La ricerca pubblicata dal noto quotidiano statunitense indica anche un calcolo delle probabilità di successo del golpe: in <strong>Turchia</strong>, ad esempio, la possibilità che un colpo di Stato fallisca è del 60%. “Il <strong>Burundi</strong> &#8211; osservano Ward e Beger &#8211; è in cima alla lista con una probabilità del 12 per cento che si manifesti un colpo di stato. La bassa probabilità non significa scongiurare del tutto un evento simile. Piuttosto, offriamo una visione olistica del rischio di un colpo di stato. Se abbiamo 10 paesi con un rischio del 10 per cento, ci aspettiamo che un tentativo di golpe in alcuni di quei Paesi possa accadere. In secondo luogo, anche se non possiamo dire con certezza se vi sarà un altro tentativo di golpe in <strong>Turchia</strong> o in Burundi, c&#8217;è una buona probabilità che un tentativo di colpo di stato nel 2017 accada nei primi<strong> 30 paesi</strong> in lista. Le nazioni che occupano le prime posizioni non devono sorprendere &#8211; ognuna di queste ha recentemente mostrato instabilità o una debolezza istituzionale”.</p>
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<h2>Cinque colpi di Stato nel 2017</h2>
<p>Secondo lo studio, per il 2017 possiamo attenderci all&#8217;incirca <strong>cinque tentativi di golpe,</strong> tre dei quali avranno presumibilmente successo e altri due, al contrario, che falliranno l&#8217;obiettivo. In passato, la media, in tutto il mondo, era di 10 colpi di stato ogni anno. Dal <strong>2001</strong>, tuttavia, questi numeri si sono assottigliati arrivando a 3 o 4 tentativi di golpe all&#8217;anno. “Non sappiamo che cosa ha causato la progressiva diminuzione del numero di tentativi di colpo di stato. Ma questo può essere correlato alla diffusione di Internet e dei social media. <strong>Internet</strong> può rendere più facile mobilitare le popolazioni, ma i governi in genere riescono a controllare le comunicazioni globali, il che rende difficile per i gruppi <strong>ribelli</strong> ridefinire la percezione di è in quel momento in carica. Se, da una parte, colpi di stato possono essere più semplici da orchestrare, sono anche più facili da sopprimere sul nascere&#8221;.</p>
<h2>Il caso della Turchia e la Russia</h2>
<p>Emblematico, in questo senso. il caso della <strong>Turchia</strong>, dove i mass media governativi e i social media hanno sollecitato milioni di cittadini turchi ad opporsi al tentativo di colpo di stato. Il primo e cruciale messaggio pubblico del presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong> durante il golpe o è stato trasmesso dalla CNN turca tramite <em>FaceTime</em>. Interessante, infine, la presenza della <strong>Russia</strong> di Vladimir Putin nelle prime venti posizioni dello studio. Nella Federazione Russa, secondo la ricerca, vi è un <strong>6%</strong> delle possibilità che possa verificarsi un golpe ma un&#8217;altissima percentuale che questo fallisca.</p>
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