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	<title>Burkina Faso Archives - InsideOver</title>
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	<title>Burkina Faso Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gli islamisti ora puntano il Burkina Faso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-islamisti-ora-puntano-il-burkina-faso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 12:48:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo gli assalti del Jnim in Mali, il generale Traorè teme uno sfondamento degli islamisti anche all'interno del proprio Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-islamisti-ora-puntano-il-burkina-faso.html">Gli islamisti ora puntano il Burkina Faso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non esiste forse una regione africana interdipendente e in qualche modo &#8220;integrata&#8221; come quella del <strong>Sahel</strong>. Affinità linguistiche, etniche e culturali rendono soprattutto tre Paesi, ossia <strong>Mali, Burkina Faso</strong> e <strong>Niger</strong>, profondamente legati. Si tratta di nazioni francofone, le quali condividono un comune spazio geografico, una popolazione a maggioranza musulmana e una variegata composizione etnica comprendente componenti subsahariane e tuareg. <strong>È per questo che, nel bene e nel male, i tre Paesi condividono spesso un comune destino</strong>. Non è un caso che proprio qui che è nata l&#8217;<strong>Aes</strong>, l&#8217;Alleanza degli Stati del Sahel, comprendente i tre governi in questione. Governi peraltro retti da <strong>giunte militari animate dalla stessa linea politica anti francese e anti coloniale</strong>. Ma non è nemmeno un caso che proprio qui <strong>il terrorismo jihadista si sia mosso in modo tanto coordinato quanto unitario</strong>. Per questo,<a href="https://it.insideover.com/guerra/assalto-a-goita.html"> dopo l&#8217;assalto contro Bamako da parte del Jnim</a>, ossia la filiale qaedista del Sahel, anche il Burkina Faso inizia a temere per la tenuta della propria giunta guidata dal generale<strong> Ibrahim Traorè. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una difficile situazione di partenza</h2>



<p> Esattamente come nel Mali, anche in Burkina Faso il governo ha un controllo del territorio piuttosto risicato. Con l&#8217;intensificarsi delle azioni del Jnim e dell&#8217;Isis nel corso degli anni,<strong> oggi l&#8217;esercito regolare burkinabé controlla grossomodo il 50% del Paese</strong> e poco più. Il nord è in gran parte in mano ai qaedisti, mentre lo Stato Islamico è ramificato nell&#8217;area dei tre confini con Mali e Niger. <strong>Una situazione che perdura da almeno un decennio,</strong> da quando cioè i gruppi ricollegabili all&#8217;islamismo nel Sahel hanno iniziato a imperversare nel Paese dopo aver preso possesso di vate aree in Mali. Esattamente come nel Paese confinante, le cause principali della diffusione dei gruppi jihadisti vanno ricercate in primis nella<strong> debolezza dello Stato</strong>. La presenza di &#8220;zone grigie&#8221; e di territori senza un reale controllo da parte delle istituzioni centrali, ha favorito l&#8217;emersione di gruppi fondamentalisti e non ha permesso una rapida repressione del fenomeno. </p>



<p>Le fazioni jihadiste sono così anche riuscite a mettere le mani sulle<strong> varie rotte del contrabbando</strong> che corrono in tutto il Sahel. Da qui, sia verso il Sahara e l&#8217;Europa che verso l&#8217;Africa atlantica, passa di tutto: droga, armi e purtroppo anche esseri umani. I fondamentalisti, seguendo nuovamente la stessa dinamica vista in Mali, hanno potuto autofinanziarsi ed espandersi. <strong>La debolezza dell&#8217;economia locale ha fatto il resto</strong>: la povertà estrema a cui migliaia di persone sono costrette nelle lande più remote del Burkina Faso, ha facilitato l&#8217;opera di proselitismo dei combattenti jihadisti. I due golpe che nel 2022 hanno portato al potere Ibrahim Traorè sono figli di questo contesto, con il generale che ha promesso uno Stato più forte e una lotta incisiva alle fazioni più estremiste. La situazione però, da allora, non è migliorata. Al contrario, nel Paese il Jnim è oggi molto più forte e radicato che mai.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I timori di Traorè</h2>



<p>L&#8217;attuale leader burkinabè è ben consapevole che <strong>ciò che accade in Mali, subito dopo è destinato a ripetersi nel suo Paese</strong>. Del resto, il suo colpo di Stato ha seguito di appena un anno quello che nel 2021 ha portato al governo il generale <strong>Assimi Goita</strong> a Bamako. L&#8217;assalto islamista iniziato il 25 aprile in diverse regioni maliane, potrebbe ora avere una replica anche in Burkina Faso. Non si tratta soltanto della più generica &#8220;influenza reciproca&#8221; tra i Paesi del Sahel, ma anche di una precisa linea del Jnim. <strong>Il gruppo non fa molte distinzioni tra cellula maliana e cellula burkinabè</strong>, lavorando per la costituzione di un califfato interno all&#8217;intera regione. Posizione quest&#8217;ultima leggermente mitigata dagli ultimi proclami in Mali dove,<a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/mali-cosi-gli-islamisti-puntano-al-processo-di-normalizzazione.html"> nel tentativo di farsi accettare dalla popolazione e di ricostruirsi un&#8217;immagine di gruppo di governo</a>, membri del Jnim hanno iniziato a usare toni più nazionalistici. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🚨🇧🇫Burkina Faso : une position de l’armée a été prise dimanche soir par le JNIM dans le village de Niania, dans la région de Fada N’Gourma. <a href="https://t.co/YNsC8IQnc7">pic.twitter.com/YNsC8IQnc7</a></p>&mdash; LSI AFRICA (@lsiafrica) <a href="https://twitter.com/lsiafrica/status/2051280572274582008?ref_src=twsrc%5Etfw">May 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ad ogni modo,<strong> i qaedisti hanno sempre attaccato all&#8217;unisono e hanno sempre usato le strategie attuate nel Mali anche in Burkina Faso</strong>. I combattenti islamisti non hanno perso molto tempo nel non smentire i timori di Traorè. Il 4 maggio scorso ad esempio, un attacco contro postazioni dell&#8217;esercito nella località di <strong>Niania</strong> ha comportato la morte di dieci soldati. I miliziani hanno inoltre sequestrato armi e moto usate dall&#8217;esercito, oltre che aver saccheggiato e distrutto la base. Altre incursioni sono state registrate in altre aree del Paese, di alcune sono arrivate solo notizie frammentarie. Una situazione tesa, ma che potrebbe diventare ancora più problematica nelle prossime settimane. Diversi analisti danno per certo l&#8217;aumento della pressione jihadista, nel tentativo di destabilizzare definitivamente il regime di Traorè. La capitale <strong>Ouagadougou</strong> sembra per adesso al sicuro, ma per strada diversi testimoni hanno notato l&#8217;aumento della presenza di militari. Da qui in avanti, molto probabilmente, <strong>ogni precauzione non sembrerà mai troppa. </strong></p>
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		<item>
		<title>Burkina Faso, il processo alla giustizia e la stretta autoritaria di Traorè</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/burkina-faso-il-processo-alla-giustizia-e-la-stretta-autoritaria-di-traore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 05:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="840" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burkina Faso" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore.webp 840w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-300x225.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-768x576.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-600x450.webp 600w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Un terremoto nelle istituzioni giudiziarie sconvolge il Burkina Faso e spiana la strada agli intenti autoritari di Traore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="840" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burkina Faso" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore.webp 840w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-300x225.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-768x576.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/traore-600x450.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Un terremoto nelle istituzioni giudiziarie sconvolge il Burkina Faso. Nel cuore di <strong>Ouagadougou,</strong> dove la fragilità dello Stato si intreccia con l’assedio jihadista e la crisi economica, esplode un nuovo fronte: dieci alti magistrati della Corte d’Appello e un avvocato sono accusati dalla giunta militare al potere di <strong>gravi atti di corruzione</strong>. Una vicenda che scuote l’intero sistema giudiziario burkinabé, accusato di aver garantito l’impunità a un gruppo di doganieri coinvolti in estorsioni ai danni dei trasportatori. Secondo le autorità, prove evidenti – <strong>denaro contante, filmati, testimonianze</strong> – sarebbero state insabbiate per chiudere il caso con un non-luogo a procedere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ombre dell’operazione KORAG</h2>



<p>Le interpellazioni, avvenute in discrezione a metà ottobre, sono state inizialmente presentate come “scomparse misteriose”: un dettaglio che rivela la tensione interna e la fragilità dei rapporti tra poteri. Solo in seguito i magistrati sono riapparsi in stato di fermo, interrogati dal KORAG, l’organo creato dalla giunta per vigilare sulle istituzioni. Il suo portavoce, il capitano <strong>Farouk Azaria Sorgho</strong>, sostiene che i giudici avrebbero <strong>manipolato indagini e sentenze in cambio di laute somme</strong>. Una denuncia che fa breccia nell’opinione pubblica, già provata dagli scandali e dalla sfiducia verso le élite urbane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Traoré e l’eredità di Sankara</h2>



<p>La giunta guidata da <a href="https://it.insideover.com/politica/burkina-faso-cosi-ibrahim-traore-usa-il-calcio-come-strumento-politico.html">Ibrahim Traoré</a> utilizza <em>l’affaire</em> per rivendicare la missione “sankarista” di rifondazione morale dello Stato. L’idea è rilanciare un’immagine di rigore etico in un Paese che lotta contro corruzione, infiltrazioni criminali e inefficienze amministrative. Promesse di epurazioni, procedimenti disciplinari e processi esemplari si moltiplicano, mentre il governo di transizione cerca di consolidare l’autorità in un contesto segnato da continui attacchi armati e da un’economia allo stremo, compressa dal crollo degli investimenti e dal peso dei costi operativi della sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stabilità interna, consenso esterno</h2>



<p>Per la giunta, mostrare fermezza contro la corruzione ha anche una valenza esterna. Le potenze regionali e internazionali osservano con attenzione: dalla <strong>Russia, oggi partner strategico e fornitore di sicurezza</strong>, ai Paesi dell’Africa occidentale, già irritati dai colpi di Stato a catena nella regione. Dimostrare di “pulire la casa” <strong>offre alla giunta un argomento per giustificare la sospensione delle istituzioni democratiche</strong> e chiedere tempo per stabilizzare il Paese. È anche un messaggio ai partner economici: il Burkina Faso intende presentarsi come uno Stato capace di ripristinare l’ordine amministrativo e contrastare gli abusi, condizione indispensabile per attirare capitali e cooperazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rovescio della medaglia: una giustizia sotto tutela</h2>



<p>Ma molti analisti leggono diversamente la vicenda. La lotta anticorruzione rischia di diventare un’arma politica per neutralizzare le ultime sacche di indipendenza del potere giudiziario. Le accuse, per quanto gravi, arrivano in un clima di crescenti restrizioni delle libertà e di compressione degli spazi civici. In nome della moralizzazione, la giunta potrebbe consolidare una rivoluzione “protettiva” che si traduce però in un controllo sempre più stretto sulla magistratura, sui media e sui corpi intermedi. Una dinamica già vista in altri Paesi della regione, dove l’anticorruzione si trasforma in strumento di lealtà politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese in bilico</h2>



<p>Mentre la capitale vive questa resa dei conti istituzionale, la popolazione continua a confrontarsi con gli effetti più duri della crisi: <strong>inflazione, insicurezza, sfollamenti e un’economia paralizzata.</strong> La promessa di moralizzare la giustizia può dare un consenso immediato, ma resta il rischio che la campagna si trasformi in una centralizzazione autoritaria che indebolisce ulteriormente lo Stato di diritto. Il Burkina Faso si trova così sospeso tra una rigenerazione proclamata e una deriva che potrebbe soffocare ogni forma di controllo democratico.</p>
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		<title>Sahel, il cuore nero del qaedismo e dello Stato islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 05:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p> I gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico operano ormai in un’area che copre oltre un milione di chilometri quadrati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p>Un’area grande il doppio della Spagna sotto il controllo jihadista. Nel silenzio quasi totale dei media occidentali, il Sahel si sta trasformando nel più vasto teatro di guerra del pianeta. I gruppi jihadisti affiliati <strong>ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico </strong>operano ormai in un’area che copre oltre un milione di chilometri quadrati, il doppio della Spagna, e hanno causato almeno 77.000 morti negli ultimi sei anni. Le milizie di<strong> Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)</strong> e dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) non sono più movimenti locali, ma eserciti irregolari che controllano territori, impongono tasse, amministrano giustizia e sostituiscono lo Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dissoluzione del potere statale</h2>



<p>La crisi non nasce dal nulla. Dopo i colpi di Stato in <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-confederazione-africana-anti-francese.html">Mali e Burkina Faso</a>, tra il 2020 e il 2022, le giunte militari avevano promesso di ristabilire l’ordine e sconfiggere il terrorismo. Oggi, però, la realtà è opposta: <strong>i confini si sono disintegrati e i governi sopravvivono solo nelle capitali.</strong> A Macina, nel Mali centrale, i jihadisti hanno eliminato ogni simbolo dello Stato: niente più certificati di nascita o di matrimonio, nessun funzionario pubblico, nessuna scuola. A nord e a est del Burkina Faso, città come Arbinda o Solhan sono isolate da mesi, in preda alla fame e all’assedio.</p>



<p>L’espansione delle milizie jihadiste si nutre del vuoto istituzionale, ma anche delle tensioni etniche e della povertà estrema. <strong>Le campagne di reclutamento si rivolgono alle comunità emarginate</strong>, sfruttando le rivalità locali tra pastori e contadini. La propaganda di JNIM, come ha denunciato l’ONU, si presenta come “difesa dei popoli dimenticati”, denunciando i massacri perpetrati dagli eserciti nazionali e dai loro ausiliari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento delle strategie militari</h2>



<p>Le statistiche dell’organizzazione ACLED sono impietose: gli attacchi sono passati da 1.900 nel 2019 a oltre 5.500 nel 2024, e già 3.800 nei primi dieci mesi del 2025. Ogni tentativo di risposta militare si è rivelato un fallimento. L’intervento francese, iniziato nel 2013 con l’operazione Serval e proseguito con Barkhane, ha lasciato una scia di diffidenza verso l’Occidente e <strong>ha alimentato il risentimento anti-coloniale.</strong> L’uscita di Parigi e l’arrivo di Mosca — con mercenari russi, ora sotto la sigla Africa Corps — hanno cambiato bandiera ma non il risultato: più morti, meno sicurezza, più sfiducia.</p>



<p>La militarizzazione della regione ha paradossalmente rafforzato i jihadisti, che hanno trasformato il conflitto in una guerra di logoramento contro eserciti impreparati e stremati. La mancanza di coordinamento tra Mali, Burkina Faso e Niger, unita al crollo dei sistemi economici locali, ha reso impossibile qualunque strategia comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e sociale</h2>



<p>Il Sahel è una regione condannata dal clima e dall’economia. La desertificazione avanza, le rotte commerciali sono interrotte, e oltre quattro milioni di persone risultano sfollate. <strong>I jihadisti ne approfittano per imporre la loro “tassa islamica”</strong>, controllare il traffico di bestiame, i rapimenti e il contrabbando di carburante. In alcune aree, la loro presenza garantisce persino una forma di ordine e sicurezza più prevedibile di quella degli Stati ufficiali, che spesso intervengono con brutalità. È il paradosso del caos: l’autorità armata diventa amministrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo equilibrio africano</h2>



<p>Geopoliticamente, il Sahel è oggi il laboratorio di un nuovo equilibrio. Gli Stati Uniti, ridotti al ruolo di osservatori, tentano di mantenere basi e droni in Niger, mentre la Russia estende la sua influenza politica e militare. La Cina, dal canto suo, preferisce la via economica: infrastrutture, miniere e progetti energetici che legano le élite locali a Pechino più di quanto non faccia la diplomazia occidentale.<br>In mezzo, le popolazioni vivono una guerra senza fronti e senza fine.</p>



<p><strong>Il jihadismo nel Sahel non è più un sintomo, ma un sistema</strong>. È la fusione fra miseria, vuoto istituzionale e sfruttamento geopolitico. Una guerra “a bassa intensità” solo per chi la guarda da lontano, ma che di fatto sta ridisegnando la geografia del potere in Africa occidentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html">Sahel, il cuore nero del qaedismo e dello Stato islamico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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