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	<title>Paolo Quaranta Archives - InsideOver</title>
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	<title>Paolo Quaranta Archives - InsideOver</title>
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		<title>I caccia di nuova generazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-caccia-della-nuova-generazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 17:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per quanto a prima vista possa sembrare prematuro, gli Stati maggiori delle aeronautiche più importanti e le relative industrie hanno avviato studi preliminari relativi alla nuova generazione di aerei da caccia che sostituiranno F-22, F-35, EF-2000, Rafale, ecc. Studi preliminari così precoci sono imposti da una serie di quesiti complessi sulla natura tecnologico-operativa dei prossimi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-caccia-della-nuova-generazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9891996-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per quanto a prima vista possa sembrare prematuro, gli <strong>Stati maggiori</strong> delle aeronautiche più importanti e le relative industrie hanno avviato studi preliminari relativi alla nuova generazione di aerei da caccia che sostituiranno F-22, F-35, EF-2000, Rafale, ecc.</p>
<p>Studi preliminari così precoci sono imposti da una serie di quesiti complessi sulla natura tecnologico-operativa dei prossimi <strong>caccia definiti di “sesta generazione”</strong>: dovranno fornire un vero e proprio “salto di qualità” tecnologico rispetto alle macchine attuali o sarà sufficiente un livello intermedio di tecnologia? Che tipo di macchine schiereranno i potenziali avversari nei prossimi anni? Quando dovranno apparire i nuovi caccia? Quali saranno i <strong>costi</strong>? E quali le ripercussioni strategico-operative in caso di ritardi? Se analizziamo la genesi delle macchine attualmente in servizio, si può notare come ci sono voluti circa venti anni per passare dalla fase concettuale alla capacità operativa iniziale, per cui avviare ora le fasi preliminari per i nuovi progetti di sesta generazione non è assolutamente fuori luogo. Bisogna inoltre osservare come l’evoluzione della situazione internazionale e le caratteristiche legate alle acquisizioni in campo militare impongono ai paesi occidentali di pianificare un nuovo aereo con largo anticipo, e a detta di tutti i pianificatori militari i velivoli della sesta generazione saranno da considerare come un vero e proprio “sistema di sistemi” incentrato su un aereo da caccia.</p>
<p>Nel campo militare il cambio generazionale di un velivolo si verifica per precisi motivi. Innanzitutto le piattaforme esistenti diventano obsolete se progressi tecnologici e nuove esigenze operative si verificano in settori chiave quali avionica e capacità net-centriche, propulsori di nuova generazione, furtività e nuovi materiali. Infatti spesso miglioramenti e upgrade tecnologici particolari (pensiamo, per esempio, alla furtività) non possono essere installati sulle piattaforme esistenti attraverso estesi processi di retrofitting, e quindi è richiesta la sostituzione della piattaforma. Non dimentichiamo, poi, che il ricambio generazionale (o, comunque, la sua programmazione) viene accelerato quando importanti attori internazionali competono per acquisire (o mantenere) un <strong>vantaggio strategico-tecnologico</strong> delle proprie forze aeree nei confronti dei probabili concorrenti, come sta accadendo attualmente, con un trend sempre crescente, in un sistema internazionale caratterizzato da una notevole aggressività geopolitica. Non sorprende quindi, partendo da queste considerazioni, che i principali paesi  abbiano già avviato un percorso di valutazione approfondita verso velivoli di nuova generazione, con le relative considerazioni relativamente al vantaggio strategico del dominio dell’aria, così come per il futuro delle industrie aerospaziali e di quelle ad altissima tecnologia.</p>
<p>Le <strong>possibilità tecnologiche</strong> per un caccia di sesta generazione sembrano essere quasi fantascientifiche. E’ molto probabile che saranno molto più furtivi di F-22 e F-35, saranno dotati di funzioni di “morphing” cioè la capacità di cambiare la forma di alcuni elementi (ad esempio le ali) per ottimizzare l’aerodinamica in funzione di determinate velocità e condizioni, saranno dotati di “smart skin” (cioè un rivestimento esterno intelligente con sensori integrati), e i motori garantiranno prestazioni ottimali e massima spinta ed efficienza ad ogni regime con consumi ridotti. Disporrà probabilmente di armi ad energia diretta: laser ad alta potenza e sistemi a microonde verranno usati sia per difendersi dai missili nemici, sia come armi offensive. Queste armi sarebbero anche in grado di disabilitare i sistemi elettronici degli aerei nemici o di un bersaglio al suolo, riuscendo letteralmente a “friggerli”. Simili tecnologie sono in valutazione pre-operativa su alcune unità della Us Navy, e saranno senz&#8217;altro più mature tecnologicamente e miniaturizzate nei prossimi anni, come dimostrano i test intensivi condotti da Northrop-Grumman e Boeing.</p>
<p>Le tecnologie dei materiali e i nuovi impulsi alla micro/nano elettronica si potranno combinare rendendo il velivolo un unico grande sensore integrato, fino al punto (grazie alla già citata tecnologia smart skin) di poter eliminare la configurazione seguita fino ad oggi con il radar nel muso. Le sue capacità dal punto di vista elettronico saranno tali da consentirgli di effettuare attacchi informatici con precisione chirurgica, ma allo stesso tempo dovrebbe essere conveniente da realizzare e di facile manutenzione. Il rapido incremento delle tecnologie elettroniche e dell’intelligenza artificiale e i continui progressi nei velivoli non pilotati (UAV), renderanno possibile l’opzione per un <strong>velivolo robotizzato completamente autonomo</strong>. Le opzioni attualmente valutate riguardano velivoli a pilotaggio tradizionale, a pilotaggio remoto, e velivoli completamente robotizzati. Quest’ultima è l’opzione più ambiziosa, ma restano da valutare aspetti riguardanti affidabilità, costi e soluzioni tecnologiche. Bisogna considerare che sebbene la tecnologia dei velivoli non pilotati abbia fatto passi da gigante, ancora oggi le forze aeree sono riluttanti nel valutare un velivolo da combattimento completamente robotizzato, sia a causa dei rischi tecnologici, ma probabilmente anche per motivi culturali. Alla fine si potrebbe optare per versioni pilotate destinate a missioni più complesse che richiedono ancora la presenza del pilota (come la superiorità aerea e il combattimento aereo), e varianti da ricognizione dove sarebbe possibile optare per una variante completamente automatizzata.</p>
<p>Le tecnologie applicate all’F-35 hanno aperto la strada a sofisticati display montati sui caschi in grado di vedere “attraverso” il velivolo per una superiore consapevolezza della situazione, visualizzando i dati chiave in un determinato momento e orientando radar e sensori nella direzione in cui il pilota sta guardando. Questi caschi (<strong>HMD, Helmet Mounted Display</strong>) diventeranno una caratteristica standard sui velivoli futuri, probabilmente soppiantando la strumentazione tradizionale che verrebbe utilizzata solo quale sistema di back-up in caso di malfunzionamenti del casco. A ciò si aggiungeranno il vasto impiego di interfacce di comando ad attivazione vocale.</p>
<p>Di sicuro il futuro sarà dominato da quantità sempre crescenti di informazioni, che saranno disponibili per il pilota in modo tale da consentirgli una visione ampia e intuitiva dell’ambiente operativo: i sistemi di bordo raccoglieranno i dati i quali verranno fusi tra loro senza soluzione di continuità, compresi quelli provenienti da velivoli simili o da altri aeromobili dotati di capacità di osservazione/acquisizione elettronica e guerra elettronica. Già le macchine oggi in servizio <strong>(quarta e quinta generazione)</strong> richiedono significative capacità in termini di quantità di dati e informazioni per poter operare al meglio. In futuro i velivoli necessiteranno  di dati elettronici che includono con assoluta precisione le firme elettroniche dei sistemi che possono incontrare durante la missione. Questi dati consentono sia una eventuale ri-pianificazione della missione, sia un’ottimizzazione delle capacità di sopravvivenza con l’individuazione di tracce ostili, neutrali o amiche. In mancanza di questi dati il quadro generale dello spazio aereo fornito al pilota apparirebbe inaccurato ed incompleto, quindi pericolosamente fuorviante.</p>
<p>Dal punto di vista informativo l’aereo sarà in grado di gestire tutte queste informazioni e <strong>consigliare il pilota</strong> su quali azioni intraprendere, in particolare se determinati bersagli debbano essere distrutti o se non siano considerati in quel momento prioritari. Tutto ciò sarà possibile grazie a un’ulteriore capacità nell’acquisire ed elaborare i dati dei sensori e condividerli tramite <strong>collegamenti <em>datalink</em></strong> con forze amiche, creando un quadro completo della situazione tattica. Poiché questo processo promette di essere un vero e proprio moltiplicatore di forze, la fusione dei dati diventerà una caratteristica standard sui velivoli di sesta generazione, e il concetto sarà incrementato integrando anche dati provenienti dai satelliti e dai velivoli non pilotati che operano nello stesso teatro operativo. La fusione dei dati implica, tuttavia, il largo utilizzo di reti complesse di collegamento dati, che potrebbero essere intercettate o disturbate dal nemico: pertanto i sistemi avionici futuri non dovranno essere progettati solo per una resistenza alle forme di ECM/ECCM, ma dovranno essere anche messi al sicuro da attacchi informatici e dalla Cyber Warfare. A questo proposito l&#8217;Usaf ha testato con successo la capacità di inserirsi in reti di connessione complesse inviando pacchetti di virus informatici, una funzionalità che farà parte dei Next Generation Jammers a bordo dei caccia Usa del futuro. Ma vi è un altro problema : tutti i sistemi di bordo e sensori disponibili, sono così numerosi e complessi da minacciare la corretta capacità di elaborazione del cervello umano. Pertanto i progettisti si rivolgono alla già citata intelligenza artificiale per gestire complessi compiti di bordo e determinare quali dati (e in che modo) devono essere presentati al pilota in modo esaustivo ma senza saturare la sua attenzione. Connessioni a fibra ottica collegheranno tutti i sistemi consentendo di spostare dati alla velocità della luce, con guadagni in termini di peso e di resistenza agli attacchi informatici.</p>
<p>Qualunque siano le tecnologie adottate, l’aereo di sesta generazione sarà sempre una macchina che dovrà essere revisionata, riparata, aggiornata e modificata. Nel progettare i velivoli del futuro i costi dell’intero ciclo di vita saranno cruciali, mettendo a punto nuove tecniche di produzione e nuovi materiali che utilizzano un minor numero di elementi di fissaggio, attrezzature meno costose, costi di acquisto e manutenzione inferiori grazie a nuove tecnologie: una decina di anni fa, <strong>Lockheed-Martin</strong> ha testato parte di  queste tecnologie con successo nel programma Advanced Composite Cargo Aircraft.</p>
<p>Nonostante molte certezze tecnologico-operative, i caccia di sesta generazione rimangono oggi strettamente concettuali, soprattutto visti i notevolissimi investimenti e gli sforzi dedicati a risolvere alcuni nodi posti da alcune tecnologie rivoluzionarie. Infatti sebbene molte tecnologie avanzatissime siano già in fase di sviluppo con test che si rivelano particolarmente promettenti, integrarle in una singola cellula sarà senz’altro una sfida significativa. Macchine con simili capacità richiederanno un investimento tecnologico-operativo molto maggiore rispetto alla semplice acquisizione di una nuova piattaforma, e le nuove capacità comporteranno probabilmente notevoli trasformazioni nella gestione del potere aereo.</p>
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		<title>Simulatori e intelligenza artificiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/simulatori-e-intelligenza-artificiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 14:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[addestramento]]></category>
		<category><![CDATA[simulatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1022" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Super soldato Usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-1024x545.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da sempre la simulazione dell&#8217;evento bellico è la base dell&#8217;addestramento delle forze militari. Man mano che sistemi di visione e controlli digitali hanno assicurato un costante aumento del realismo, molte forze armate hanno integrato progressivamente l&#8217;addestramento tradizionale con quello al simulatore, rendendo possibile la riproduzione di particolari condizioni-limite e/o di emergenza senza alcun problema, considerando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/simulatori-e-intelligenza-artificiale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1022" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Super soldato Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Soldato-americano-in-Lituania-La-Presse-e1572013394704-1024x545.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Da sempre la simulazione dell&#8217;evento bellico è la<strong> base dell&#8217;addestramento</strong> delle forze militari. </span><span style="vertical-align: inherit;">Man mano che sistemi di visione e controlli digitali hanno assicurato un costante aumento del realismo, molte forze armate hanno integrato progressivamente l&#8217;addestramento tradizionale con quello al simulatore, rendendo possibile la riproduzione di particolari condizioni-limite e/o di emergenza senza alcun problema, considerando sempre che un simulatore, per quanto costoso può essere, fornito sempre notevole economie. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Infatti, il grande interesse per i simulatori risiede, oltre che nel realismo attualmente possibile, anche nei costi: per quanto i moderni simulatori sono sistemi molto complessi e conseguentemente costosi, </span><span style="vertical-align: inherit;">ora al simulatore di volo più avanzato costa 10-15 volte in meno (un secondo del tipo di velivolo) rispetto ad una corrispondente ora di volo effettivo, con un risparmio di carburante e di minerale di volo a carico dei velivoli. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Sono proprio i simulatori di volo a rappresentare la tecnologia più sofisticata del settore, per quanto oggi esistano simulatori avanzati per l&#8217;addestramento di comandanti di sottomarini e unità navali, equipaggiamenti di mezzi corazzati, fino alle squadre di fanteria e al lancio di paracadutisti. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Attualmente i simulatori vengono sempre più massicciamente usati per integrare, ed in alcuni casi sostituiti completamente </span><span style="vertical-align: inherit;">Inoltre, negli ultimi trent&#8217;anni, è andata affermando la tendenza della “simulazione totale”: con questa definizione si indica un iter addestrativo che tende a ridurre al minimo il minerale di volo efficace a favore di un addestramento da svolgere su simulatori avanzati e realistici , che diventano uno dei riferimenti più importanti di tutto il ciclo formativo.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"> <span style="vertical-align: inherit;">I simulatori di volo dell&#8217;ultima generazione di sofisticate soluzioni tecnologiche tendono a fornire al pilota quell&#8217;insieme di sensazioni ottiche e fisiche tipiche del volo reale. </span><span style="vertical-align: inherit;">Infatti, un simulatore di volo è un apparato destinato all&#8217;addestramento e capace di riprodurre fin nei minimi dettagli l&#8217;abitacolo di un aeroplano, riproducendo reazioni e usando in funzione degli interventi del pilota, </span><span style="vertical-align: inherit;">imitando in modo realistico condizioni ambientali e situazioni che il pilota incontra nel volo reale.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Secondo le ricerche condotte presso il Dipartimento di Psicologia cognitiva dell&#8217;Università di Rochester (New York), l&#8217;uso intensivo dei simulatori determinerebbe una notevole attenzione all&#8217;attenzione e della risposta visiva: in effetti (compatibilmente con le capacità umane) quanti più stimoli visivi e condizioni limite si presentano durante l&#8217;utilizzo dei simulatori, maggiori saranno le capacità in termini di attenzione e selezione dei reali pericoli manifestati dai piloti. </span><span style="vertical-align: inherit;">Studi analoghi condotti dall&#8217;Università della British Columbia a Toronto e presso l&#8217;Università di Tokio confermano queste conclusioni. </span><span style="vertical-align: inherit;">In effetti (compatibilmente con le capacità umane) quanti più <strong>stimoli visivi e condizioni limite</strong> si verificano durante l&#8217;utilizzo dei simulatori, maggiori saranno le capacità in termini di attenzione e selezione dei reali pericoli manifestati dai piloti.</span></span></p>
<h2><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Il contributo al realismo dell&#8217;intelligenza artificiale</span></span></h2>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">L&#8217;obiettivo ultimo della simulazione è quello di azzerare le differenze tra la simulazione stessa e l&#8217;evento reale, e ciò sarà possibile quando si comprenderà una scena simulata praticamente indistinguibile da quella vera. </span><span style="vertical-align: inherit;">Da ciò si intuisce come la chiave del realismo per un moderno simulatore risieda nelle notevoli capacità dell&#8217;autore del suo sistema di generazione dell&#8217;immagine, fattore vitale in caso di applicazioni di principi di intelligenza artificiale per incrementare ulteriormente il <strong>realismo</strong>. </span><span style="vertical-align: inherit;">Oggi si tende a fornire al sistema di generazione delle informazioni derivanti da rilievi fotografici riguardo alla morfologia del suolo e all&#8217;integrazione dei dati già forniti dal sistema (l&#8217;uso dei satelliti è possibile utilizzare le mappe dell&#8217;intera superficie del pianeta con ottimi livelli di dettaglio) : </span><span style="vertical-align: inherit;">le informazioni così ottenute sono codificate in forma digitale ed integrate nell&#8217;elaboratore del sistema di generazione dell&#8217;immagine, in situazioni simulate scenari operativi reali con evidenti benefici influssi sul realismo. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Attualmente si sta sperimentando una tecnica, derivata da quella ora esposta, basata su sistemi esperti (un sistema esperto è un programma che usa la conoscenza e l&#8217;esperienza umana per poi applicare alla risoluzione di problemi e complessa) in grado di sostituire le immagini generare elettronicamente con immagini fotografiche in forma <strong>digitale</strong>. </span><span style="vertical-align: inherit;">Durante la simulazione dall&#8217;elaboratore eseguirà in tempo reale il calcolo della posizione del velivolo in base a mappe digitali in memoria, in modo da stabilire quali immagini fotografiche sarà necessario presentare al pilota, presente presente posizione, </span><span style="vertical-align: inherit;">velocità e assetto del velivolo simulato. </span><span style="vertical-align: inherit;">Per quanto estremamente promettente, questa tecnica (risentito di tempi di calcolo ancora inadeguati e problemi di capacità di memoria). </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Negli ultimi anni si è cercato di rimediare a queste insufficienze con un&#8217;evoluzione del <strong>software</strong> e dell&#8217;avionica. </span><span style="vertical-align: inherit;">Infatti i moderni simulatori devono garantire, ovviamente, in tempo reale, cioè il tempo di ritardo tra l&#8217;ingresso dell&#8217;unità nell&#8217;organizzazione del sistema di generazione dell&#8217;immagine e la creazione dell&#8217;immagine stessa è inferiore ai 30 millisecondi, con una capacità di successo delle immagini oggi creato intorno ai 50 millisecondi. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Per far fronte a queste necessità (e quindi per poter sfruttare i principi dell&#8217;intelligenza artificiale) è stata messa a punto una tecnica che utilizza una struttura formata da più <strong>elaboratori superveloci</strong> che sfruttano le possibilità offerte dall&#8217;elaborazione parallela. </span><span style="vertical-align: inherit;">L&#8217;elaborazione parallela suddivisa nel programma da eseguire in più blocchi logici separati (moduli) che vengono poi eseguiti contemporaneamente dagli elaboratori. </span><span style="vertical-align: inherit;">Lo svolgimento dei programmi risulterà così gestito ed elaborato da più calcolatori, con notevoli ed evidenti vantaggi in termini di velocità di risposta e capacità di elaborazione. </span><span style="vertical-align: inherit;">Grazie all&#8217;architettura distribuita (evoluzione del concetto di elaborazione parallela) e dalle cosiddette “memoria riflessiva” (memoria riflessiva, </span><span style="vertical-align: inherit;">un particolare fenomeno di cambio che prevede di adeguare contemporaneamente lo stato di tutte le memorie, adattandolo alle varie immagini da generare durante la simulazione). </span><span style="vertical-align: inherit;">Ovviamente il software gioca un ruolo predominante, mentre i linguaggi vengono usati nei simulatori odierni sono i classici software assegnati sul formalismo logico-simbolico, quali:</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">&#8211; IPL-V (Information Processing Language-Five), versione evoluta di un linguaggio basato su liste</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">simboliche ed utilizzate nelle applicazioni di intelligenza artificiale,</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">&#8211; il SIMSCRIPT, un linguaggio sviluppato proprio per simulazioni di natura militare,</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">&#8211; linguaggi tipici dell&#8217;intelligenza artificiale quali: LISP (LIST Processing), PROLOG, FRL, SMALLTALK.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">È importante notare come sia la nazione Gould sia gli altri produttori di elaboratori digitali del settore (Singer Link, Evans &amp; Sutherland, Thomson CFS, ecc.) . </span><span style="vertical-align: inherit;">Fino a non molti anni fa, l&#8217;<strong>eidomatica</strong> (termine generato dalla fusione della parola greca <em>eidos</em> -immagine- con informatica) era un&#8217;assegnazione esclusiva di scienziati e ingegneri impegnati nella progettazione assistita dal calcolatore (CAD) e nell&#8217;analisi di sistemi matematici . </span><span style="vertical-align: inherit;">Ma i notevolissimi progressi effettuati nella progettazione e nella realizzazione di microcircuiti, hanno funzionato la realizzazione di nuove generazioni di circuiti di memoria caratterizzati da elevate capacità e costi di produzione contenuti, </span><span style="vertical-align: inherit;">rendendo disponibili sofisticati terminali e collegati destinati alla grafica. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Parallelamente, notevoli miglioramenti nel software hanno esteso enormemente la gamma delle applicazioni: in particolare, i software avanzatissimi destinati ai simulatori sono anche in grado, dopo aver realizzato perfette immagini a colori, di utilizzare anche ombre e ombreggiature. </span><span style="vertical-align: inherit;">Questo particolare tipo di software deve tener conto della proprietà delle varie superfici rappresentate (eventuale effetto metallico, fattore di riflessione della luce, proprietà dei materiali a seconda che siano trasparenti, traslucidi o opachi) unitamente alla posizione della fonte luminosa. </span><span style="vertical-align: inherit;">L&#8217;illuminazione e l&#8217;ombreggiatura della scena devono anche tener conto se la luce è naturale o artificiale e, in caso di necessità, </span><span style="vertical-align: inherit;">rappresentato debito le relative sorgenti (per esempio le luci ai lati della pista). È </span><span style="vertical-align: inherit;">poi possibile impiegare tecniche particolari di mappatura, in grado di simulare il rilievo di certi particolari, regolando l&#8217;ombreggiatura in base a concetti di profondità derivati ​​da informazioni digitali relative a <strong>fotografie ai raggi X</strong> degli oggetti; </span><span style="vertical-align: inherit;">mentre effetti particolari nebbia e foschia sono elaborati particolari funzioni matematiche relative al contrasto dell&#8217;immagine. </span><span style="vertical-align: inherit;">L&#8217;incremento delle necessità ha fatto sì che negli ultimi dieci anni la potenza di elaborazione richiesta ai sistemi di generazione è sia quintuplicata, accentuando la necessità di ricorrere a elaboratori sempre più potenti, sofisticati e, quindi, costosi: non dimentichiamo che i sistemi di visione oggi disponibili, pur offrendo prestazioni eccezionali,</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Una nuova generazione di simulatori potrà usufruire delle tecniche della <strong>realtà virtuale</strong>, ovvero un insieme di tecniche di ricostruzione degli ambienti tramite il computer tramite le quali l&#8217;utente può interagire con l&#8217;ambiente stesso come se fosse immerso in una realtà fittizia, potendo così usufruire della forma più realistica di simulazione. </span><span style="vertical-align: inherit;">Nella realtà virtuale vengono coinvolte aree di ricerca che riguardano il disegno, lo sviluppo e la valutazione di nuovi hardware e software collegati in particolare alle interfacce sensoriali (visuali, acustiche e tattili), per migliorare l&#8217;immersione sensoriale sempre più compatibile con i sensi naturali dell &#8216; uomo, con l&#8217;intento di incrementare le sue capacità cognitive. </span><span style="vertical-align: inherit;">Infatti il ​​pilota può guardare in ogni direzione senza nessuna restrizione grazie a un sistema di posizionamento che registra istante per la posizione della testa e delle braccia e il relativo orientamento, in modo da proiettare la scena virtuale più protetta in un determinato settore e in un determinato istante. </span><span style="vertical-align: inherit;">Il realismo è integrato dalla presenza di suoni, sensazioni tattili (grazie a particolari guanti forniti di sensori) e addirittura odori (si pensa all&#8217;odore del fumo in cabina per simulare un principio di incendio) e quant&#8217;altro è ritenuto necessario per incrementare gli stimoli del pilota. </span><span style="vertical-align: inherit;">In particolare le interfacce tattili richiedono tecnologie ancora più avanzate da quelle necessarie per la creazione degli ambienti, e continuano ad essere un settore di ricerca critica. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Mediante il guanto e un rilevatore di posizione, </span><span style="vertical-align: inherit;">un controllo delle mani del pilota e appositi sensori individuano e riconoscono i movimenti delle dita o dell&#8217;intera mano: bisogna notare che è già complesso riprodurre la sensazione tattile che si sta sperimentando toccando una superficie rigida o stringendo un oggetto, e lo è ancora di più osare al pilota la sensazione di manovra acceleratore e barra di comando o selezionare pulsanti e interruttori. </span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Per simulare queste sensazioni occorrono <strong>una serie di sensori</strong> controllati dall&#8217;elaboratore e capacità di generare le forze di reazione agendo direttamente sulla parte della mano o delle dita coinvolte nella funzione della forma necessaria, richiedendo una velocità e un&#8217;accuratezza assoluta. </span><span style="vertical-align: inherit;">Inoltre queste sensazioni tattili devono essere sincronizzate perfettamente con quelle acustico-visive. </span><span style="vertical-align: inherit;">Quanto detto fa includere le enormi capacità di calcolo e i software particolarmente evoluti indispensabili per la riproduzione della realtà virtuale. </span><span style="vertical-align: inherit;">Anche se la velocità di elaborazione dei calcolatori è cresciuta enormemente negli ultimi anni grazie a particolari tecniche e procedimenti (la già citata elaborazione parallela, l&#8217;architettura distribuita, le memorie riflessive e le relative evoluzioni) e alle nuove frontiere della microelettronica, le necessità per soddisfare i principi della realtà virtuale sono grandissime: nonostante la realtà virtuale, per sua stessa definizione, simula la realtà esistente, dal punto di vista pratico allo stato attuale non è sempre possibile assicurare in ogni condizione un ambiente simulato indistinguibile da quello reale, anche si siano raggiunti risultati spesso sorprendenti.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Un moderno simulatore prevede di ricreare le varie fasi del volo, simulando in modo realistico tutte le sensazioni associate al volo e anche le situazioni di emergenza che il pilota deve affrontare e risolvere, utilizzando un punto tecnico di navigazione e combattimento sicurezza, conseguendo economie non indifferenti e migliorando la qualità del risultato finale. </span><span style="vertical-align: inherit;">Il <strong>settore aerospaziale</strong> è, per la complessità dei sistemi e per i costi e i rischi delle sperimentazioni su macchine funzionanti, tradizionalmente sensibili alle tematiche della simulazione. </span><span style="vertical-align: inherit;">Non dimentichiamo, inoltre, i motivi di ordine economico. </span><span style="vertical-align: inherit;">L&#8217;uso del simulatore, anche il più complesso e costoso, è sempre meno oneroso dell&#8217;impiego del velivolo reale, </span><span style="vertical-align: inherit;">soprattutto per quanto riguarda il risparmio di carburante e di minerale di volo a carico degli addestratori. </span><span style="vertical-align: inherit;">Inoltre può essere utilizzato in modo intenso e continuativo, possibilità che si traduca in ulteriori congressi economici. </span><span style="vertical-align: inherit;">Necessario per il pilota sia indispensabile il volo effettivo, le nuove tecnologie relative alla realtà virtuale aprono scenari impensabili fino a pochi anni fa: il futuro della simulazione è appena iniziato.</span></span></p>
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		<title>Come la robotica cambia i campi di battaglia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-la-robotica-cambia-i-campi-di-battaglia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 14:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stanza di comando dei droni (Wikipedia)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-1024x667.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tecnologia tende ad un continuo miglioramento delle prestazioni dei sistemi robotici, aprendo la strada verso un massiccio utilizzo di sistemi mobili automatizzati in campo militare, non solo nel settore aereo tramite gli Uav (Unmanned Aerial Vehicle, generalmente, ma erroneamente, conosciuti come droni) ormai noti al grosso pubblico, ma anche relativamente a sistemi terrestri e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-la-robotica-cambia-i-campi-di-battaglia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stanza di comando dei droni (Wikipedia)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Stanza-di-comando-dei-droni-1024x667.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La tecnologia tende ad un continuo miglioramento delle prestazioni dei sistemi robotici, aprendo la strada verso un massiccio utilizzo di sistemi mobili automatizzati in campo militare, non solo nel settore aereo tramite gli Uav (Unmanned Aerial Vehicle, generalmente, ma erroneamente, conosciuti come droni) ormai noti al grosso pubblico, ma anche relativamente a sistemi terrestri e marini.</p>
<p>Lo sviluppo di tecnologie sempre più evolute e complesse nel settore dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>, della micro e nano elettronica e dei materiali, stanno cambiando, ora più che in passato, il volto del campo di battaglia, dove i <strong>robot</strong> militari non sono più solo particolari visioni di autori di fantascienza, ma una realtà quotidiana. La ricerca attuale rende realistico pensare che saranno sempre più diffusi in futuro sistemi autonomi sul campo di battaglia in grado di offrire una vasta gamma di piattaforme che possono essere di qualsiasi dimensione e forma, essere dotati di ruote o treni di rotolamento, o ancora disporre di supporti articolati per lo spostamento ispirati alle zampe dei felini, dei ragni o dei rettili, possono volare o operare sott’acqua, con svariate funzioni, dalla ricognizione alle operazioni di combattimento  vere e proprie. Anche il ricorso al controllo umano sta diventando sempre meno necessario grazie a sistemi completamente automatizzati, autonomi e autodiretti. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’evoluzione dei robot militari è una tendenza oggi impossibile da trascurare: infatti in questo modo analisi e decisioni programmate o acquisite dall’esperienza sono non solo più veloci ma sempre più capaci, con la possibilità di eseguire complesse valutazioni e calcoli che coinvolgono una quantità notevolissima di dati in un tempo inimmaginabilmente breve.  Il nesso tra robotica e intelligenza artificiale ha il potenziale di cambiare il volto della guerra, consentendo la realizazione di sistemi in grado di svolgere compiti “dull, dangerous and dirty” (noiosi, pericolosi e sporchi) riducendo i rischi per i soldati e senza le limitazioni tipiche dell’intervento umano. Un’analisi degli obiettivi e dei risultati relativi allo sviluppo e implementazione della robotica militare, aiutano a formulare una lista di necessità tecnologico-operative e relative alla  gestione/controllo:</p>
<ol>
<li>La loro attività spazia dalla raccolta dati/informazioni, al trasporto di carichi (munizioni o rifornimenti),fino al combattimento vero e proprio, con conseguente impatto sull’operato di altri sistemi autonomi o sugli umani presenti nello stesso settore operativo: per questo devono possedere avanzate caratteristiche di movimento e sofisticati sistemi di navigazione</li>
<li>Devono possedere il più elevato grado di autonomia possibile nel processo decisionale per essere realmente utili in zone operative in cui l’accesso umano risulta pericoloso</li>
<li>Devono interagire efficacemente con l’uomo, ed essere completamente integrati nel sistema al punto di poter operare all’interno delle strutture di comando e controllo</li>
<li>Devono poter essere usati in modo massiccio (sciami) e integrati tramite intelligenza artificiale per gestire eventuali cambiamenti delle necessità della missione in base a nuovi obiettivi e/o alla reazione del nemico</li>
<li>L&#8217;uso di velivoli senza pilota deve essere gestito in modo sicuro per evitare collisioni con altri Uav o con velivoli pilotati</li>
<li>La loro affidabilità deve essere totale quando si tratta della discriminazione del bersaglio e della successiva sequenza di apertura del fuoco: la tecnologia dovrà essere talmente evoluta da guadagnarsi una totale fiducia per affidarsi alle macchine sul campo di battaglia.</li>
</ol>
<p>Una delle frontiere della robotica militare è quella di ottimizzare la collaborazione tra umani, robot, sensori e qualsiasi altra macchina ”intelligente” in grado di operare su informazioni o obiettivi sul campo di battaglia. L’evoluzione e il destino dei sistemi robotizzati dipenderà, quindi, da come si integreranno concettualmente e organizzativamente i sistemi automatizzati con l’uomo nell’ambito della gestione di complessi sistemi di comando/controllo.</p>
<h2>Robot terrestri</h2>
<p>La capacità dei robot terrestri di salvare vite umane impiegandoli in missioni di ricognizione, combat engineering e in missioni di individuazione/neutralizzazione di ordigni esplosivi, ne assicura il futuro al fianco del combattente.  Lo sviluppo di sistemi robotici di terra in grado di muoversi con successo sul campo di battaglia è una sfida significativa in termini di capacità e affidabilità. Questi sistemi non hanno solo bisogno di seguire una rotta programmata ed evitare ostacoli naturali, ma devono poter capire dove si trovano altri sistemi robotizzati, truppe amiche, unità nemiche e i relativi spostamenti nell’immediato.</p>
<p>Tutto ciò avviene attraverso una combinazione di sensori quali radar-laser LiDAR (Light Detection And Ranging), radar tradizionali e visione computerizzata steroscopica. Ma è necessario un sofisticato computer per gestire e interpretare tutti i dati dei sensori e per tracciare tutte le dinamiche di ostacoli e mezzi presenti per calcolare costantemente tutti i possibili punti di intersezione e stimare come si evolve il “traffico” e la minaccia sul campo di battaglia per poi prendere le opportune decisioni. Esistono robot da trasporto progettati per muoversi anche su terreni complessi e in grado di seguire il responsabile umano usando la visione computerizzata, quindi senza bisogno di sistemi dedicati per il controllo a distanza. La tendenza attuale è quella di ispirarsi alla natura dotando i robot di zampe articolate tipiche del regno animale.  Si riescono così a progettare robot estremamente veloci con una “schiena” articolata in grado di flettersi , e di spostarsi in avanti e indietro in funzione degli ostacoli che incontra, incrementando il passo di marcia quando il terreno lo consente. Nuovi robot realizzati da aziende come la Boston Dynamics sotto il coordinamento della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), sono in fase di valutazione, come i cosiddetti “supersoldier”, mini- robot in grado di acquisire bersagli e fungere da cecchini grazie all’installazione di fucili di precisione. I robot armati terrestri sono già una realtà e proliferano in tutto il mondo. La Corea del Sud ha dispiegato una sentinella robotica armata di fucile al confine con la Corea del Nord. Israele dospone di un veicolo robotizzato armato, il Guardium, che pattuglia il confine con Gaza. La Russia sta realizzando una serie di robot armati e ha in programma (come lo US Army) un carro armato robotizzato. Anche le milizie sciite in Iraq dispongono di un robot terrestre armato.</p>
<h2>Robot aerei</h2>
<p>I maggiori eserciti del mondo hanno iniziato la loro esperienza robotica grazie agli UAV, che possono essere impiegati per la semplice ricognizione o, trasportando armamenti, per colpire bersagli selezionati, senza mettere in pericolo costosi velivoli tradizionali e relativi piloti. Dai sistemi tradizionali, come il Predator, si passa a sistemi miniaturizzati noti come MAV (Micro Aerial Vehicle) in grado di fornire anche a piccole unità operative capacità di ricognizione “over the hill”. La moderna tecnologia assicura la realizzazione di macchine complesse come l’X-47 della Northrop Grumman progettato per la US Navy e destinato ad operazioni da portaerei in collaborazione con i velivoli pilotati. Questo sofisticato UAV possiede un’autonomia fino a 50 ore (può essere rifornito in volo da velivoli pilotati o da altri UAV con funzioni di aerocisterna), e può trasportare due tonnellate di armi. La US Navy ha annunciato di aver integrato le capacità operative dell’X-47 a fianco di velivoli pilotati già dall’agosto 2014, e di sperimentare attualmente operazioni completamente autonome. Grazie all’intelligenza artificiale, infatti, esistono molte sperimentazioni relative a velivoli robotizzati futuri che potrebbero anche sostituire i velivoli tradizionali in tutti i tipi di missione. L’ulteriore passo, sarebbe quello di installare armi laser su velivoli non pilotati. Si tratta del sistema HELLADS (High-Energy Liquid Laser Defense System) su cui il Pentagono ha investito 26 milioni di dollari per rendere il sistema laser sufficientemente miniaturizzato (e allo stesso tempo potente) da poter essere installato su un velivolo non pilotato, con la possibilità di ottenere un sistema robotizzato con una riserva di munizioni potenzialmente illimitata. Gli UAV del futuro possiederanno capacità di manovra superiori ai 20g (non bisogna tenere più conto in sede di progetto dei limiti fisiologici del pilota),e avranno dimensioni più contenute e minor peso  in quanto non ci sarà più bisogno di un abitacolo, del seggiolino eiettabile e di tutti gli impianti di condizionamento e comfort solitamente realizzati per il pilota.</p>
<p>Entro il 2030 potrebbero diventare operativi anche velivoli robotizzati ipersonici con velocità superiori a Mach 6. La DARPA ha avviato un programma per raccogliere dati e soluzioni di progetto nelle tre aree fondamentali di ricerca come aerodinamica, effetti aerotermici, guida/navigazione/controllo, tramite il dimostratore tecnologico HTV-2.</p>
<h2>Robot marini</h2>
<p>A livello navale esistono sistemi robotizzati definiti UMS (Unmanned Maritime Systems) che possono essere autonomi o collegati ad altri sistemi robotizzati o unità navali tradizionali. Nel caso di UMS non autonomi, essi sono collegati tramite cavi coassiali all’unità madre: da questo “cordone ombelicale” essi ricevono potenza, controllo e dati operativi. Tuttavia questi sistemi soffrono di limitazioni in quanto ad autonomia decisionale e manovrabilità. Recentemente sono stati sviluppati sistemi robotici altamente autonomi che possono navigare, manovrare ed eseguire compiti sorprendentemente complessi. La US Navy ha dedicato particolare attenzione ai sistemi autonomi sottomarini negli ultimi 15 anni. Il sistema LDUUV (Large Displacement Unmanned Undersea Vehicle) rappresenta uno dei veicoli sottomarini autonomi più grandi, in grado di condurre missioni della durata di 70 giorni e destinato al pattugliamento delle acque litorali: se i test saranno soddisfcenti dovrebbe essere prodotto a partire dal 2025.</p>
<p>Di notevole interesse sono i cosiddetti “alianti subacquei”: non richiedono nessun tipo di propulsione, ma sfruttano un processo definito di galleggiamento idraulico, che consente lo spostamento sia in quota che avanti o indietro grazie alle correnti sottomarine che gli consentono una velocità di un miglio l’ora. Dotati di una completa gamma di sensori per il pattugliamento, possono essere programmati per missioni della durata di due settimane, affiorare per trasmettere i dati rilevati ed effettuare il download di nuove istruzioni di missione.</p>
<p>La US Navy ha testato in Virginia uno spiegamento su larga scala di uno sciame di unità robotizzate progettate per sopraffare unità  nemiche. Le unità hanno operato in modo completamente autonomo, senza nessun controllo umano diretto.</p>
<p>Oggi  si utilizzano sistemi robotizzati in tutte quelle attività militari che hanno un grave rischio per la vita umana (ricognizione avanzata, operazioni in ambiente NBC, attraversamento e bonifica di campi minati, ecc). Ma l’evoluzione tecnologica indica che in futuro sarà possibile schierare robot subacquei, terrestri o volanti capaci di attaccare forze ostili e di autodifendersi: quindi questi sistemi prenderanno il controllo delle missioni loro affidate che in un primo tempo avvenivano sotto la supervisione di personale appositamente addestrato. Inevitabilmente l’evoluzione di questi sistemi pone anche alcune domande: i robot del futuro sono in grado di destabilizzare gli equilibri militari e, soprattutto, con la scusa che alcune operazioni  potrebbero essere completamente ad appannaggio dei robot evitando perdite umane (soprattutto per l’opinione pubblica interna) possono incoraggiare lo scoppio di una guerra? Che tipo di contromisure si possono adottare contro attacchi terroristici portati da robot a dal loro utilizzo da parte di organizzazioni criminali? E’ possibile che le decisioni vengano prese autonomamente da questi sistemi grazie all’intelligenza artificiale e alla capacità di apprendere anche relativamente alle regole di ingaggio, “all’aggressività” e alla discriminazione del bersaglio? Un’evoluzione corretta dell’intelligenza artificiale è inevitabile per le prestazioni di questi sistemi. Nel 2017 il governo cinese ha dichiarato il suo obiettivo di far diventare la Cina  il principale centro di innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale del mondo entro il 2030, mentre il presidente V. Putin ha affermato che “chiunque diventerà leader nella sfera dell’intelligenza artificiale diventerà sovrano del mondo”. Le operazioni militari con robot da combattimento abilitati dall’intelligenza artificiale, potranno essere così rapide al punto che una risposta efficace richiederebbe l’eliminazione degli umani dal ciclo decisionale. Lasciare che macchine intelligenti prendano decisioni tradizionalmente umane sull’uccisione di altri umani è senz’altro una scelta irta di problemi morali, ma può diventare necessario per sopravvivere sui campi di battaglia del futuro e vincere. Come sempre, bisogna considerare che i potenziali avversari dell’occidente gareggiano per utilizzare queste capacità e i potenti vantaggi operativi che ne possono derivare: esiste la possibilità che altre nazioni, non proprio amichevoli, possano perseguire con scopi aggressivi lo sviluppo di sistemi d’arma completamente autonomi per ottenere vantaggi decisivi su un ipotetico campo di battaglia. Nonostante alcune fonti insistano sul fatto che l’uomo farà sempre parte dell’anello decisionale anche con sistemi robotizzati dotati di sofistica intelligenza artificiale e capacità di apprendere, è possibile che i paesi occidentali siano costretti a sviluppare sistemi completamente autonomi in risposta ad analoghi sistemi o ad altri sistemi avanzati di minaccia che rendono impraticabile qualsiasi ruolo di tipo “man in the loop”.</p>
<p>Bisognerà inoltre vigilare contro l’utilizzo di robot per fini illegali, dotando le forze di polizia di opportuni strumenti, poiché queste tecnologie (seppure a un livello inferiore) non sono di eslusiva competenza degli eserciti: un rapporto risalente al 2017 rivela che un gruppo criminale aveva utilizzato uno sciame di piccoli UAV contro una squadra dell’FBI in appostamento tentando di stanarli dal loro nascondiglio.</p>
<p>Sebbene il futuro sia per certi versi imprevedibile, è ragionevole supporre che i progressi della robotica avranno il potenziale di migliorare non solo le possibilità di sopravvivenza dei combattenti umani in situazioni pericolose, ma anche di migliorare le prestazioni di intere unità, sia alleggerendo i carichi di lavoro dei soldati, sia migliorando la consapevolezza della situazione a livello di squadra e di plotone. Un rapporto interno dell’US Army suggerisce che dopo il 2030 un gruppo tattico di combattimento potrebbe essere formato da 250-300 uomini supportati da diverse centinaia di sistemi robotizzati di varie dimensioni e funzioni. Ciò ha il potenziale di ridurre il numero di addetti umani a determinati compiti, e questo approccio può liberare personale da destinare a funzioni di leadership o intelligence, dove sono richieste formazione, istruzione e pianificazione complessa, tipiche della mente umana.</p>
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		<title>Gas e petrolio: il piano della Russia per confermarsi superpotenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gas-e-petrolio-il-piano-della-russia-per-confermarsi-superpotenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 10:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Carro armato Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Aprile 2006. L’agenzia russa Novosti rende pubblico che aerei militari russi hanno violato, inosservati, lo spazio aereo statunitense nella zona dell’Artico. I velivoli non rilevati erano un Tu-160 (codice Nato Blackjack) e un Tu-95 (codice Nato Bear) che hanno eseguito indisturbati quattro lanci missilistici simulati. A onor del vero vi erano stati dei precedenti simili. Nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gas-e-petrolio-il-piano-della-russia-per-confermarsi-superpotenza.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Carro armato Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Carrarmato-russo-La-Presse-e1570983316553-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Aprile 2006. L’agenzia russa <em>Novosti</em> rende pubblico che <strong>aerei militari russi</strong> hanno violato, inosservati, lo spazio aereo statunitense nella zona dell’Artico. <span style="font-size: 1rem;">I velivoli non rilevati erano un Tu-160 (codice Nato Blackjack) e un Tu-95 (codice Nato Bear) che hanno eseguito indisturbati quattro lanci missilistici simulati. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">A onor del vero vi erano stati dei precedenti simili. Nel novembre del 2000, la portaerei Uss Kitty Hawk in navigazione nel Mar del Giappone, era stata sorvolata per ben due volte da una formazione non rilevata di velivoli russi Su-24MR scortati da Su-27. La grande unità americana si stava rifornendo di carburante da un’unità di supporto logistico, dimostrando secondo alcuni un’allarmante mancanza di vigilanza e disciplina, secondo altri una vulnerabilità provocata da nuove tecnologie. Alla base di queste<strong> “sorprese”</strong>, infatti , vi sarebbe la tecnologia del plasma-steath, cioè la capacità, tramite un generatore di plasma installato a bordo, di generare una nube di gas ionizzato che avvolge completamente l’aereo in volo rendendolo invisibile ai radar. Sebbene il principio sia noto da tempo (è lo stesso che rende impossibili le comunicazioni terra-bordo-terra nei veicoli spaziali in fase di rientro) e molti tecnici siano scettici sul suo effettivo uso operativo a causa dei problemi di peso del generatore ma anche di affidabilità e notevoli necessità energetiche, Anatoly Koroteyev (a capo del centro di ricerca Keddish che avrebbe messo a punto la tecnologia) sostiene da tempo di aver superato i problemi riscontrati in passato, con particolare riguardo ai disturbi che la nube di plasma arrecava al funzionamento dei sistemi elettronici di bordo, radar e comunicazioni compresi.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;"> Che questa tecnologia fosse credibile (ricerche in merito sono condotte da tempo presso tutti i paesi tecnologicamente avanzati) lo ammettono anche i servizi di informazioni occidentali (tra l’altro apparizioni “improvvise” di velivoli russi si sono riscontrate anche nello scenario siriano), ma ciò che li ha allarmati di più è stata la dichiarazione della </span><em style="font-size: 1rem;">Novosti</em><span style="font-size: 1rem;"> secondo la quale la Russia era pronta ad offrire il </span><strong style="font-size: 1rem;">generatore di plasma-stealth</strong><span style="font-size: 1rem;"> per l’esportazione. Questo non è avvenuto, perché non era più necessario vendere questa preziosa tecnologia per acquisire valuta pregiata. Infatti i livelli di esportazione di petrolio e gas naturale hanno consentito alla Russia di salire al quarto posto tra i detentori di riserve auree, trattenendo una tecnologia che, comunque, secondo test condotti anche in occidente dovrebbe avviarsi verso la terza generazione con lo scopo di ridurre il peso del generatore e i livelli di energia richiesta per la “nube” ricorrendo anche </span>all&#8217;energia<span style="font-size: 1rem;"> elettrostatica. Appare chiaro come i livelli di produzione/esportazione di prodotti energetici hanno consentito alla Russia di primeggiare nel settore a livello internazionale, e di investire risorse </span>nell&#8217;apparato<span style="font-size: 1rem;"> militare.</span></p>
<h2>La Russia e i suoi prodotti energetici</h2>
<p>Per quanto Putin si sia dimostrato in grado di attuare politiche efficaci e cambiamenti strategici nel settore energetico ben più efficienti dei suoi predecessori, la sostenibilità a lungo termine del modello di dipendenza quasi totale dai prodotti energetici rimane dubbia. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale ed è uno dei principali produttori di petrolio. Con l’ascesa al potere di Putin uno dei primi interventi è stato quello di consolidare il settore energetico sotto il controllo statale, invertendo radicalmente le politiche liberali avviate da Gorbachev negli anni ’80. Conseguentemente la strategia energetica di Mosca è diventata più aggressiva, contribuendo a creare una Russia più forte e stabile.</p>
<p>I ricavi sono aumentati grazie ai prezzi elevati dei prodotti energetici agli inizi degli anni 2000, e in questo modo la Russia aveva notevoli quantità di danaro da immettere nel settore economico, industriale e militare. Nonostante i notevoli introiti, con metà del bilancio russo proveniente da entrate energetiche (di cui l’80% di petrolio e il 20% di gas naturale), col tempo la principale preoccupazione di Mosca è diventata la sua vulnerabilità alle fluttuazioni del mercato dell’energia. Nonostante la retorica sulla modernizzazione e la diversificazione, la <strong>dipendenza della Russia</strong> dalle risorse energetiche è rimasta immutata. Nel 2015 il primo ministro Dmitri Medvedev ha chiarito la centralità del settore energetico per le fortune economiche della Russia dichiarando che “Il complesso combustibili/energia rappresenta oltre un quarto del Pil, quasi il 30%, oltre i due terzi dei proventi delle esportazioni e un quarto degli investimenti totali”.</p>
<p>Come conseguenza la Russia è stata la più colpita tra gli stati del G20 dalla crisi globale del 2008, quando i prezzi del petrolio sono crollati. Non solo. La crisi è stata notevolmente più complessa poiché al crollo dei prezzi del settore energetico si sono associati il crollo del valore del rublo e l’impatto delle sanzioni occidentali. Dopo un decennio di forti esportazioni e relative entrate, gli introiti hanno iniziato a diminuire per il calo dei prezzi dei prodotti energetici, e il futuro della Russia come forza dominante nel settore sembrava in discussione. A ciò si aggiunga la diminuzione della dipendenza dell’Europa dai prodotti energetici russi: le carenze di gas verificatesi durante le crisi russo-ucraine del 2006 e del 2009 sono state un campanello d’allarme per le nazioni europee relativamente alla loro dipendenza dal gas naturale russo. Quindi sia autonomamente sia come <strong>Unione europea</strong> i paesi in questione hanno iniziato a sviluppare strategie alternative per mitigare sia la vulnerabilità dell’Europa alle controversie tra Mosca e gli stati di transito intermedio, sia la sua generale dipendenza dalle forniture russe (lo sviluppo di impianti di stoccaggio di gas naturale allo stato liquido è una di queste soluzioni). Altri sforzi della Ue hanno reso sempre più difficile per Mosca utilizzare i prezzi del gas naturale come strumento di politica estera (alcuni stati si vedevano premiati per legami più stretti con Mosca con prezzi bassi, mentre altri si vedevano aumentare i prezzi).</p>
<p>I tentativi della Russia di abbandonare la dipendenza dalle esportazioni di energia concentrandosi sullo sviluppo industriale e sulla vendita di sistemi d’arma hanno avuto un successo marginale, e il paese rimane legato al settore energetico. La Russia utilizza le esportazioni sia come strumento di politica estera sia come tradizionale fonte di entrate, ma spesso in modo contraddittorio: per utilizzare l’energia quale strumento di politica estera Mosca deve essere in grado di incrementare o diminuire i prezzi o addirittura di minacciare di tagliare le forniture.</p>
<h2>Qualche considerazione sull&#8217;export di sistemi d’arma</h2>
<p>Nei discorsi di Putin non mancano mai i richiami al nazionalismo patriottico per una Russia più forte militarmente e più aggressiva sui mercati internazionali per far sentire il suo peso di grande potenza. Le risorse energetiche hanno consentito di sviluppare un’industria della difesa ad alta intensità tecnologica, con una conseguente posizione di leadership mondiale anche nelle vendite all&#8217;estero. Le vendite di armi comportano molto di più che semplici introiti finanziari. Sono uno strumento di vera e propria politica estera per esercitare influenze e cambiare le dinamiche di equilibrio di intere regioni. In un discorso del luglio 2012, Putin ha affermato che le esportazioni di sistemi d’arma sono “uno strumento efficace per incrementare gli interessi nazionali, sia politici che economici”. In particolare, nell&#8217;area <strong>Mena (Middle East and North Africa)</strong> Mosca ha fatto passi da gigante nella vendita di armi da quando Putin è salito al potere. Sebbene secondo gli analisti occidentali anche i sistemi d’arma più avanzati usati in Siria non possono essere giudicati completamente (poiché non hanno incontrato una reale opposizione, e pertanto non se ne possono valutare le prestazioni in uno scenario operativo complesso), bisogna ammettere che le armi russe di ultima generazione sono ben progettate, spesso alla pari di quelle occidentali e spesso più convenienti. I paesi occidentali, per vari motivi, negano l’accesso alle proprie tecnologie militari a molti paesi della regione, che quindi si rivolgono alla Russia.</p>
<p>A parte i clienti tradizionali dell’area Mena (Iran, Siria, Egitto) la Russia ha venduto armi a paesi tradizionalmente più vicini all&#8217;occidente come il Marocco e, caso ancora più eclatante, alla Turchia. Gli analisti considerano l’espansione della vendita di armi russe nell&#8217;area Mena come una delle sfide agli interessi occidentali in questa regione anche negli anni a venire. Negli ultimi anni l’area Mena è emersa come il secondo mercato di armi più importante per la Russia dopo l’Asia, e tra il 2000 e il 2016 un quinto delle esportazioni di sistemi d’arma di Mosca è andato in questa regione. La presa del potere da parte di Putin ha significato un ripristino dell’immagine della Russia come grande potenza in funzione anti-occidentale, riguadagnando influenza politica proprio tramite la vendita di sistemi d’arma per fare della Russia un concorrente dei paesi occidentali (e della Cina) ponendo in costante primo piano gli interessi di Mosca principalmente tramite le armi. Come sottolinea un report del Nato Defense College del 2016, anche se Mosca lascia intendere di raccogliere più successi di quelli che effettivamente ottiene, non vi è dubbio che il Cremlino ha giocato molto bene le sue carte nell&#8217;area Mena, e le vendite di armi costituiscono uno strumento efficace della politica estera di Mosca nell&#8217;area: i sistemi d’arma russi continuano ad essere molto attraenti per paesi che non possono permettersi o non possono avere tecnologie occidentali di punta, e le vendite della Russia nell&#8217;area Mena rimangono un grave problema per gli interessi occidentali.</p>
<h2>I prodotti energetici e le ripercussioni sul sistema difesa</h2>
<p>Il boom dei valori delle esportazioni di prodotti energetici gettò le basi per il ritorno del <strong>complesso militare-industriale russo (Opk, Oboronnyi Promyshlennyi Kompleks)</strong> ad un ruolo di primo piano nell&#8217;economia e nello sviluppo del paese. Con il crollo degli stanziamenti per la difesa negli anni ’90, l’Opk si era drasticamente ridotto, con le sole esportazioni verso Cina e India che mantenevano a galla molte imprese. Ma dopo le scarse prestazioni delle forze armate russe durante il breve conflitto con la Georgia nel 2008, il governo ha potenziato l’Opk, promuovendo un vasto programma di ammodernamento militare. L’OPK è stato, così, il destinatario di centinaia di miliardi di dollari negli ultimi anni. Nel 2010 la Russia avvia un programma decennale mirante sia all&#8217;ammodernamento delle forze armate, sia del relativo complesso industriale, affinché la Russia possa produrre sistemi d’arma moderni anche in futuro. Non a caso nel 2012, il presidente Putin ha espresso la speranza che il programma in questione non solo si traduca in forze armate nazionali più efficaci, ma anche che dia un significativo impulso di modernizzazione all&#8217;intera economia.</p>
<p>La natura precisa dell’ampliamento del sistema difesa è contenuta nel programma GPV-2020 (Gosudarstvennaya Programma Vooruzheniya 2020), che contiene le linee guida del programma decennale di riammodernamento su vasta scala del complesso militare russo. La speranza del governo è che il 70% dei sistemi d’arma sarà all&#8217;avanguardia quando il GPV-2020 sarà completato. Oltre a sistemi d’arma di ultima generazione e di concezione radicalmente nuova, il <strong>GPV-2020</strong> prevede la modernizzazione di alcuni sistemi risalenti all&#8217;era sovietica. Nel caso dell’aviazione saranno radicalmente ammodernati gli intercettori MiG-31 e i bombardieri strategici Tu-160, ma anche i più datati Tu-22 e Tu-95.</p>
<p>Va notato che mentre i progressi in alcuni settori hanno incontrato difficoltà e ritardi (come nello sviluppo del velivolo da combattimento di quinta generazione Su-57 &#8211; noto come T-50 allo stadio prototipico &#8211; e il nuovo carro armato T-14 Armata), il programma ha comunque consentito lo sviluppo di moderni sistemi d’arma che hanno contribuito a un significativo potenziamento delle capacità militari russe. Oltre a potenziare le capacità militari del paese, il ruolo dell’Opk nell&#8217;economia russa è cresciuto notevolmente dal 2011. La <strong>quota del PIL</strong> destinata alla difesa è superiore a quella di ogni singolo paese Nato, così come di Cina, India e Giappone. È quindi chiaro come la rinnovata attenzione per l’industria della difesa ha rafforzato il ruolo dell’Opk nell&#8217;economia russa. Ciò non significa che la Russia sia vicina ai budget militari dell’Urss (dove in alcuni casi si toccò il 15% -e oltre- del PIL), tuttavia vi è una tendenza verso un ulteriore incremento della produzione militare qualora l’atmosfera geopolitica non migliorasse. E’ quindi probabile che l’Opk godrà di uno status elevato nella politica economica russa anche negli anni a venire. Come accennato, le decisioni di Putin saranno influenzate dalla percezione della situazione geopolitica. Se prevale l’attuale valutazione russa di una situazione geopolitica ostile a Mosca, è possibile che il leader russo possa scegliere di mantenere i notevoli investimenti militari anche in presenza di una recessione economica. L’annessione della Crimea e il sostegno alle forze separatiste ucraine avranno anche trovato favore in patria, ma hanno provocato sanzioni occidentali che hanno isolato Mosca dai capitali globali e impedito alla sua industria petrolifera di esplorare e sviluppare nuove riserve.</p>
<p>Finora Putin è stato molto abile nel trasformare gli effetti delle sanzioni a proprio vantaggio incolpandole per i problemi economici interni, e anche la caduta dei prezzi del petrolio a partire dal 2014 viene spigata ai russi come un complotto ordito da Usa e Arabia Saudita ai danni delle <strong>esportazioni russe</strong>. Gli analisti occidentali si chiedono se è possibile per Mosca proseguire questo sforzo con il crollo del prezzo del petrolio: in meno di due anni, tra la prima metà del 2014 e l’inizio del 2016, il greggio degli Urali è passato da 107 a 30 dollari al barile. Comunque sia le compagnie petrolifere russe hanno una motivazione per continuare a produrre, anche a prezzi molto bassi: alcune di loro sono molto indebitate e hanno bisogno di incamerare valuta pregiata, qualsiasi sia il prezzo del greggio, per far fronte ai propri debiti. Inoltre la maggior parte della produzione russa si trova in Siberia occidentale, dove il clima molto rigido rende tecnicamente sconsigliabile l’interruzione della produzione. Va comunque notato che nuovi pozzi sono stati attivati anche in Siberia orientale, ma a costi maggiori a causa di una geologia locale più complessa.</p>
<p>Significativamente le spese militari sono un’area che non è stata tagliata e tra il 2015 e il 2019 si sono attestate intorno al<strong> 6% del PIL</strong>. Ma la Russia può permettersi di continuare a rafforzare il suo strumento militare anche di fronte alla caduta delle entrate derivanti da petrolio e gas, alla recessione economica e alle crescenti richieste di spesa sociale interna? In che modo i cambiamenti dei prezzi dei prodotti energetici influenzano le capacità della Russia nel proseguire il riarmo che ha rafforzato il suo ruolo internazionale? Appare evidente come gli ambiziosi piani russi di riequipaggiamento delle forze armate mal si conciliano con la crisi economica.</p>
<p>Dopo una crescita annua superiore al 7% nel decennio 1999-2009, la Russia ha rallentato notevolmente la sua crescita che nel 2014 è scesa allo 0,6%. Di conseguenza il crollo del prezzo dei prodotti energetici, gli effetti delle sanzioni occidentali e un rallentamento interno generalizzato, comportarono una dura recessione nel 2015. Mentre alcune aree della spesa pubblica furono tagliate di oltre il 15%, i fondi della difesa hanno subito un decurta mento del 4,5%, ma, significativamente, <strong>i fondi per l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma</strong> non sono stati ridotti, con tagli effettuati in altre aree del settore militare. Anche se l’economia ha continuato a rallentare nel 2016, i finanziamenti militari sono stati protetti dai tagli. La riluttanza di Putin a tagliare le spese destinate alla difesa, anche a fronte di una lunga e grave recessione, mostra l’importanza strategica legata alla ricostruzione delle capacità militari della Russia.</p>
<p>Comunque gli stanziamenti derivanti anche dalle entrate provenienti dalla vendita di idrocarburi, hanno già consentito che le forze armate russe siano significativamente più capaci rispetto agli ultimi vent&#8217;anni. Nel corso degli ultimi anni la Russia ha acquisito nuovi sottomarini a propulsione nucleare, missili strategici, centinaia di moderni velivoli da combattimento, elicotteri e mezzi corazzati. Anche se il <strong>riequipaggiamento</strong> non ha sempre goduto di progressi regolari, il completamento dei programmi doterà la Russia di una forza tra le più efficienti e sofisticate al mondo. Anche se alla fine alcuni tagli sono stati fatti, è probabile che questi riguardino aree particolari nelle quali l’industria e la ricerca russa faticano a fare progressi.</p>
<p>Altri progetti che potrebbero subire ritardi includono i piani per una nuova generazione di bombardieri strategici. A parte alcune rinunce, quindi, anche con un’economia indebolita il governo russo sembra determinato all&#8217;aggiornamento delle capacità militari: ciò potrebbe causare un ristagno degli standard di vita, ma sicuramente renderà la Russia un attore militare molto più capace che gli altri paesi dovranno imparare a gestire e affrontare. Tuttavia in un periodo di profonda crisi il mantenimento degli attuali livelli di spesa militare comporterò inevitabili ulteriori tagli alla sanità, istruzione, infrastrutture, servizi sociali, con conseguente dilagare della povertà. Ciò evidentemente minaccia lo sviluppo sociale ed economico della Russia a medio termine, e, di conseguenza, i rapporti del presidente Putin con i suoi concittadini.</p>
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		<title>Evoluzione tecnologica e militare della Cina moderna</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/evoluzione-tecnologica-e-militare-della-cina-moderna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 09:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Xi Jinhping Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Notoriamente la capacità di produrre sofisticati sistemi d’arma rappresenta una delle principali espressioni tecnologiche di un Paese. E anche la Cina degli ultimi due decenni non fa eccezione. Notevoli investimenti in settori chiave del comparto tecnologico legato alla difesa e la creazione di colossi industriali del settore hanno consentito lo sviluppo e l’introduzione di sistemi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/evoluzione-tecnologica-e-militare-della-cina-moderna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Xi Jinhping Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Xi-Jinping-esercito-La-Presse-e1570615056397-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Notoriamente la capacità di produrre sofisticati sistemi d’arma rappresenta una delle principali espressioni tecnologiche di un Paese. E anche la <strong>Cina</strong> degli ultimi due decenni non fa eccezione. Notevoli investimenti in settori chiave del comparto tecnologico legato alla difesa e la creazione di colossi industriali del settore hanno consentito lo sviluppo e l’introduzione di sistemi di prim&#8217;ordine; grazie anche a un’espansione economica che ha consentito cospicui investimenti nel settore della difesa.</p>
<p>Parallelamente, a livello internazionale si sono sempre più diffusi testi e report e pubblicazioni accademiche relativi a fluidodinamica e aerodinamica computazionale, elettronica avanzata e computer, progettazione di satelliti,nanotecnologie e intelligenza artificiale, realizzati da autori cinesi a testimonianza dei continui progressi tecnologici.</p>
<h2>I progressi scientifico-tecnologici</h2>
<p>Ovviamente l’incremento dello strumento militare cinese è stato possibile grazie a un <strong>rapido sviluppo tecnologico</strong>, considerato dal governo cinese fondamentale non solo per il proprio strumento militare, ma anche per lo sviluppo generale del paese e del prestigio internazionale ad esso connesso. Conseguentemente, il 21esimo secolo ha visto numerosi provvedimenti del governo tendenti a promuovere un generale sviluppo scientifico-tecnologico della Cina, con lo scopo di migliorare ed evolvere il paese ma anche di ridurre, fino ad annullare, la dipendenza tecnologica dagli altri paesi. Dal punto di vista della politica interna, questo “nazionalismo tecnologico” viene visto positivamente anche dal punto di vista sociale e ideologico come una sorta di alternativa ai principi tradizionali del marxismo qualora questi comincino ad essere percepiti in modo più sfumato dal popolo cinese.</p>
<p>L’ascesa delle capacità tecnologiche cinesi si sta rafforzando grazie alla forte volontà da parte dello stato che fornisce sia una guida di politica di sviluppo, sia risorse appropriate. Circa il 30% di tutte le spese per la ricerca scientifico-tecnologica (che dovrebbe raggiungere il 2,5% del PIL nel 2020) viene destinato alla ricerca in campo militare, comprendendo anche applicazioni tecnologiche “dual use”. La spinta verso l’evoluzione scientifico-tecnologica della Cina subisce un notevolissimo impulso da quando, nel 2013, <strong>Xi Jinping</strong> assume la carica di Segretario del Partito comunista.</p>
<p>Nel maggio 2016 Xi Jinping ha ribadito l’importanza dell’innovazione scientifico-tecnologica affermando che “se la scienza e la tecnologia prosperano, la nazione prospera e se la scienza e la tecnologia sono forti, la nazione sarà forte”. Nel <strong>discorso</strong> Xi ha esaltato l’innovazione tecnologica come chiave per la modernizzazione delle forze armate, spingendo anche verso una maggiore collaborazione militare-civile per tecnologie dual-use. A conferma di quanto detto, nell&#8217;ottobre 2017, Xi ha sottolineato, durante il 19esimo congresso del Partito, l’importanza di rivitalizzare il paese attraverso la scienza e l’innovazione in una strategia di sviluppo militare-civile, entrambi elementi chiave per la costruzione di una società avanzata, con forze armate in grado di difendere un’economia moderna in un paese avanzato.</p>
<p>Le considerazioni operative e le dottrine di impiego militari cinesi subiscono un drastico cambiamento a partire dallo “show tecnologico” connesso alla <strong>Guerra del Golfo</strong> del 1992. I pianificatori militari cinesi compresero di essere di fronte a un quadro nuovo che poneva la superiorità scientifico-tecnologica come una della variabili fondamentali della guerra moderna. Da allora la Cina ha smesso di copiare la tecnologia militare di altri paesi (ad esempio dei sistemi d’arma a suo tempo forniti dall&#8217;Urss) per adattarla ai suoi bisogni, iniziando studi e progetti relativi a sistemi d’arma realmente nuovi e avanzati.</p>
<p>L’evoluzione della tecnologia militare cinese è globale: missili balistici, armi anti-satellite, velivoli da combattimento di ultima generazione, unità navali (comprese portaerei), fino alle armi ad impulso elettromagnetico (Emp, Electro-Magnetic Pulse). La modernizzazione tecnologica della Cina e delle sue forze armate sta procedendo più velocemente di quanto previsto da molti analisti occidentali. Sebbene per gli Usa sono ancora le <strong>capacità russe</strong> a rappresentare la minaccia di riferimento, l’interesse per le capacità militari della Cina è sempre più vivo da parte di Washington, soprattutto in termini di forze aeree e navali. Sebbene permangono luci e ombre e gli analisti sono scettici rispetto ad alcune capacità dei sistemi d’arma cinesi, i progressi sono ben chiari e tecnologicamente ed operativamente “aggressivi”, come il progetto di un missile aria-aria a lungo raggio specificamente concepito per colpire aerei cisterna e posti volanti di comando/controllo che orbitano solitamente fuori dalle zone di pericolo, e che rappresentano elementi essenziali (e vulnerabili) per qualsiasi operazione aerea moderna.</p>
<p>A tutto ciò va aggiunta una strategia commercialmente aggressiva nell&#8217;esportazione di sistemi d’arma: la riluttanza dei paesi occidentali a vendere armi sofisticate a paesi ritenuti non affidabili, instabili politicamente, potenzialmente ostili, o che appartengono ad aree particolarmente sensibili, lascia a Pechino campo libero in determinate aree geografiche. È il caso della vendita di velivoli senza pilota dotati di armamento, venduti dalla Cina a molti paesi (Pakistan e paesi africani e mediorientali). Sebbene mediamente il livello tecnologico sia inferiore agli analoghi sistemi occidentali, il prezzo ammonta a circa il 50% rendendoli appetibili anche dal punto di vista commerciale. Questa aggressività commerciale allarma i paesi occidentali: se è vero che un conflitto con la Cina non è attualmente concretamente ipotizzabile, gli occidentali potrebbero trovarsi a dover fronteggiare sistemi d’arma cinesi nelle mani di paesi concretamente ostili in caso di operazioni militari.</p>
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		<title>Terra, aria, mare e spazio: ecco i piani della Cina per il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/terra-aria-mare-e-spazio-ecco-i-piani-della-cina-per-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 09:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-cinese-La-Presse-2-e1570614034339.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercito cinese" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-cinese-La-Presse-2-e1570614034339.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-cinese-La-Presse-2-e1570614034339-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-cinese-La-Presse-2-e1570614034339-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-cinese-La-Presse-2-e1570614034339-1024x498.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’esercito cinese sembrerebbe in ritardo in termini di modernizzazione rispetto all&#8217;aeronautica e alla marina, ma sono comunque stati fissati obiettivi di meccanizzazione e informatizzazione del campo di battaglia e di avanzati sistemi e procedure di comando/controllo. Secondo le stime degli analisti occidentali, attualmente solo la metà delle unità dell’esercito cinese sarebbe effettivamente pronta al combattimento. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/terra-aria-mare-e-spazio-ecco-i-piani-della-cina-per-il-futuro.html">[...]</a></p>
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<p>Continua, inoltre, la produzione di <strong>moderni sistemi d’artiglieria</strong> e sistemi lanciarazzi multipli. Infatti l’artiglieria è la componente chiave delle capacità d’attacco dell’esercito cinese, e conta più di un terzo delle unità operative dell’esercito. I suoi più recenti sistemi rispondono alle necessità di mobilità, potenza di fuoco e supporto alle forze d’attacco.</p>
<p>I pianificatori militari cinesi hanno riconosciuto l’importanza di sviluppare elevate capacità di intervento e dispiegamento di vasti contingenti in complessi scenari operativi, ma nonostante gli innegabili miglioramenti la Cina non possiede ancora una capacità di proiezione simile a quella degli Stati Uniti.</p>
<p>La Cina continua la ricerca, lo sviluppo e la produzione di nuove armi nucleari. Nell&#8217;arsenale cinese vi erano anche <strong>testate nucleari vecchie</strong> di decenni che sono state sottoposte a controlli, manutenzione e interventi di routine per mantenere efficacia e sicurezza, e recentemente sono stati introdotti miglioramenti tecnologici per l’aggiornamento dell’arsenale strategico nucleare in termini di sopravvivenza, precisione e velocizzazione delle procedure di lancio. La Cina sta anche sviluppando una nuova generazione di vettori nucleari mobili dotati di testate multiple, destinati ad incrementare il deterrente strategico. L’obiettivo è anche quello di migliorare l’integrazione delle sue forze missilistiche strategiche assegnate alle varie forze armate. Non a caso nel 2017 è stata riassegnata all&#8217;aeronautica la missione nucleare, con lo sviluppo di un nuovo bombardiere strategico. Sarebbe così disponibile un credibile trittico nucleare con testate disperse tra terra, mare e aria per incrementare la sopravvivenza e la deterrenza dell’elemento strategico nucleare.</p>
<h2>L&#8217;aviazione militare cinese</h2>
<p>Quando durante gli anni ’90 la Cina iniziò lo sviluppo di velivoli dell’ultima generazione, le sue capacità erano scarse e la sua esperienza era limitata all&#8217;elaborazione di progetti sovietici degli anni ’70-’80. La ragione di ciò risiede nell&#8217;arretratezza dei piani di sviluppo tecnologico del passato e in alcune errate pianificazioni, nel suo isolamento internazionale, e ad alcune scelte di politica strategica come un’attenzione principalmente rivolta verso le forze strategiche nucleari.</p>
<p>Tutto ciò ha imposto la scelta di un moderno know-how nel settore per poter iniziare progetti realmente avanzati. A questo proposito non va dimenticato che una delle attività principali dell’intelligence cinese, sarebbe lo spionaggio teso ad acquisire tecnologie militari all&#8217;estero, con un impegno particolare nello spionaggio informatico che risulta essere il più praticato rispetto a qualsiasi altro paese. L’attività sarebbe diffusa al punto tale che i servizi occidentali ritengono che diverse centinaia di aziende possono essere state colpite da violazioni di dati sensibili riconducibili alle attività cinesi. Tra il 2007 e il 2011 hacker facenti capo al governo cinese sono riusciti a violare i server del Pentagono e hanno ottenuto dati, progetti e schemi (anche se parziali) e altre informazioni sensibili su <strong>progetti stealth statunitensi</strong>. Nel 1999 la Cina è riuscita ad ottenere sistemi avionici e resti di un F-117 abbattuto in Serbia, cercando di effettuare processi di <em>reverse engineering</em> dai resti esaminati. Da non trascurare il fatto che la Cina ha anche reclutato ingegneri che avevano precedentemente lavorato in aziende aeronautiche occidentali , e ha beneficiato di trasferimenti tecnologici del settore (turbo fan dalla Rolls-Royce negli anni ’70) e, più recentemente, avionica e radar avanzati da Israele. Grazie ad accordi con il Pakistan, la Cina ha anche ottenuto l’accesso alle tecnologie dei caccia F-16.</p>
<p>Va ricordato anche l’accordo con la Russia per la produzione su licenza del velivolo di quarta generazione Sukhoi Su-27  (denominati in loco J-11), che ha consentito di acquisire conoscenze anche nel settore dei materiali compositi avanzati. Tutti questi trasferimenti di tecnologie avanzate (leciti e non) e la spinta tecnologica imposta al paese farebbero ipotizzare un know-how tale da consentire il progetto di un velivolo avanzato di ultima generazione. Tuttavia persistono delle ombre e il progetto e lo sviluppo del velivolo J-20 è emblematico da questo punto di vista. L’avvio del programma J-20 per un velivolo di quinta generazione ha costituito un enorme sforzo per la Cina, ma tutt&#8217;oggi persistono alcuni dubbi sulle sue performance: fonti anonime cinesi hanno ammesso uno sviluppo un po’ frettoloso del velivolo per far fronte alle crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale, nonostante alcune lacune palesate dalla macchina e una valutazione complessiva che lo renderebbero comunque inferiore ai pari classe occidentali e russi. In particolare si sarebbero palesati errori di progettazione delle zone laterali e posteriore che ne riducono notevolmente sia le caratteristiche stealth che la rilevabilità all&#8217;infrarosso. Inoltre la Cina ha incontrato enormi problemi nella progettazione di moderni<strong> propulsori turbofan</strong> in grado, tra l’altro, di conferire capacità di supercruise.</p>
<p>Secondo molti osservatori questo problema rappresenta l’effettivo tallone d’Achille dell’industria aeronautica cinese, debolezza che ha imposto una serie di compromessi. Infatti sui primi prototipi si è ricorso a motori russi (tipo AL-31), e successivamente sono stati installati motori indigeni afflitti dalle scarse prestazioni. Questa soluzione era da considerarsi temporanea in attesa dello sviluppo dei propulsori originariamente previsti, ma i problemi sono stati molteplici, inclusa un’esplosione al suolo durante una serie di test. Nel novembre 2018 la Cina ha nuovamente installato motori russi su tre dei quattro prototipi mostrati al China Airshow di Zhuhai, segno che i propulsori locali non sono considerati per nulla affidabili.</p>
<p>Tutti questi problemi mettono in discussione la convinzione che la Cina abbia colmato il <strong>gap tecnologico-militare</strong> con l’industria aerospaziale occidentale. Si consideri che nel quinquennio 2010-2015 sono stati spesi 22 miliardi di dollari solo per questi propulsori, ma i problemi sono continuati fino al 2019 e non si fanno ipotesi su quando questi motori saranno realmente operativi. Anche con la produzione su licenza di velivoli Sukhoi si sono registrati problemi  molto seri, al punto che i propulsori richiedevano una revisione ogni 30 ore di funzionamento  in luogo delle 400 previste. Varie macchine sono state protagoniste di incidenti  in seguito a problemi tecnici, e se si riscontrano problemi molto seri nel costruire un velivolo su  licenza è possibile immaginare le difficoltà con un velivolo più avanzato da progettare autonomamente.</p>
<p>Gli esperti militari concordano nell&#8217;indicare un altro ritardo della Cina in un ulteriore aspetto chiave dei moderni velivoli da combattimento: l’avionica di bordo, in particolare relativamente all&#8217;integrazione tra sistemi e alla sensor fusion.  Secondo alcuni media specializzati cinesi il J-20 deve anche affrontare problemi di affidabilità con il software di controllo del volo: la complessità del software di controllo del volo oggi è elevatissima e impone un’affidabilità assoluta, dato che in caso di problemi non vi sono alternative alla perdita del velivolo.</p>
<h2>La marina</h2>
<p>La marina cinese ha fatto notevoli progressi sia con le unità di superficie sia con la flotta subacquea. In particolare sono stati acquistati dodici sottomarini a propulsione convenzionale dalla Russia (classe Kilo a partire dalla metà degli anni ’90) e sono previsti quattro sottomarini sviluppati in Cina. Questi ultimi includono un sottomarino a propulsione nucleare classe Jin (tipo 094, armato con missili balistici JL-2 con 7400 chilometri di gittata) e un <strong>sottomarino nucleare d’attacco classe Shang (tipo 093)</strong>. Inoltre è previsto lo sviluppo di un sottomarino classe Song (tipo 039). Sebbene questi programmi riflettono un netto incremento della flotta sottomarina con una forza letale di missili balistici, permane tuttora una dipendenza dal supporto tecnologico offerto dalla Russia per interi aspetti ingegneristici della progettazione.</p>
<p>La flotta potrà presto disporre di tre portaerei, delle quali due già operative (la Liaoning di origine ex-sovietica, e una di progettazione locale tipo 002). Le ambizioni a lungo termine comprendono anche due portaerei a propulsione nucleare, al fine di formare due gruppi  d’attacco in grado di operare nel Pacifico e altri due gruppi nell&#8217;Oceano Indiano, conferendo ulteriori capacità operative nella guerra di superficie. Si può ipotizzare che i gruppi d’attacco siano formati ognuno da una portaerei e circa otto o dieci unità di scorta, tre sottomarini d’attacco e un certo numero di navi di supporto. Nerbo delle unità di scorta dei nuovi gruppi d’attacco saranno i <strong>cacciatorpediniere tipo 55 (classe Renhai)</strong>. Il primo è stato varato nel 2017 e l’ingresso in servizio è previsto per il 2019, e sarà seguito da almeno altre otto unità gemelle attualmente in costruzione. Queste nuove navi hanno un dislocamento  superiore alle 10.000 tonnellate, e possono trasportare missili da crociera e anti-nave con la possibilità di accogliere nuovi sistemi d’arma  una volta che questi saranno disponibili. L’armamento missilistico si basa su otto tipi diversi (tra cui il recentissimo missile antinave YJ-18) lanciabili da due complessi verticali per un totale di 112 celle di lancio.</p>
<p>I dati diffusi sull&#8217;elettronica di bordo fanno ipotizzare che le unità classe Renhai siano, almeno dal punto di vista dei sensori, meglio equipaggiate dei pari classe americani, ma per una valutazione corretta bisognerebbe sapere se i cinesi dispongono di un sistema integrato di combattimento paragonabile alle versioni più recenti del<strong> sistema AEGIS</strong> imbarcato sulle più recenti unità della US Navy. Viste le dimensioni di queste navi, esse potranno ospitare due elicotteri  Z-18. Le valutazioni operative di queste nuove grandi unità costituiscono un’ulteriore dimostrazione dei progressi cinesi nei vari settori della tecnologia militare, eguagliando, e forse superando, quelle capacità che un tempo erano esclusivo appannaggio dei paesi occidentali e della Russia. Prosegue, parallelamente, la  costruzione dei cacciatorpediniere Luyang III e delle fregate classe Jiangkai e Jinagdo.</p>
<h2>Il segmento spaziale</h2>
<p>Nel rinnovo globale del suo strumento militare, la Cina non poteva esimersi dal riservare particolare attenzione ai satelliti (importante la realizzazione del sistema di navigazione satellitare Beidou) e al predominio nello spazio per il mantenimento delle proprie capacità satellitari in condizioni di crisi e/o conflitti: anche i pianificatori militari di Pechino ipotizzano in caso di conflitto operazioni militari (più o meno limitate) con lo scopo di distruggere o neutralizzare i satelliti nemici proteggendo, al tempo stesso, i propri . Nonostante gli indubbi progressi anche nel settore spaziale, la Cina è molto meno dipendente dai satelliti per le proprie attività rispetto ai Paesi occidentali, e sta incrementando alcuni processi tecnologici quali la resistenza al <strong>jamming</strong>, l’analisi dei dati in tempo reale tramite algoritmi complessi, la capacitò di trasmissione ad ampio spettro.</p>
<p>Ma nonostante ciò, il livello tecnologico dei satelliti cinesi sembra essere nettamente inferiore a quello occidentale, e questo spiega perché la Cina sia interessatissima all&#8217;acquisizione di nuove tecnologie relative ai <strong>radar ad apertura sintetica (SAR)</strong> e all&#8217;elaborazione di segnali complessi in tempo reale, senza i quali non è possibile sviluppare efficienti armi anti-satellite. Queste necessità si sono acuite a partire dal 2009 dopo il fallimento legato alla realizzazione dell’antenna ad alte prestazioni di un sistema SAR da installare sui satelliti.</p>
<p>Alcuni analisti cinesi ritengono che con la continua crescita della dipendenza delle operazioni militari dei Paesi occidentali dai satelliti, attaccare questi sistemi in caso di conflitto rappresenta un’opzione altamente attraente. Per questi motivi gli analisti occidentali sono molto preoccupati dai programmi di Space Warfare portati avanti dai cinesi. Infatti, la Cina ha già sviluppato sistemi laser in grado di accecare i sensori dei satelliti GPS, non a caso favorendo la ricerca nel settore dei laser di potenza al punto che, secondo diverse fonti, è possibile che già attualmente Pechino disponga di un laser con base a terra in grado di intercettare veicoli spaziali. Inoltre, agli inizi del 2007 la Cina ha distrutto un proprio satellite meteorologico non più operativo orbitante alla quota di 865 km. Anche i rapporti dei servizi di controspionaggio occidentali sono spesso incompleti in materia, e il mondo spaziale cinese è un settore pieno di luci e ombre, ma comunque sulle reali capacità ASAT (Anti-Satellite ATtack) dei cinesi permangono molti interrogativi, considerando il gap tecnologico e la mancanza di alcune tecnologie fondamentali per simili programmi (in particolare in riferimento alle capacità di signal processing in tempo reale e alle capacità di rilevamento/inseguimento del bersaglio).</p>
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		<title>L&#8217;individuazione dei velivoli stealth: dal radar passivo al radar quantico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lindividuazione-dei-velivoli-stealth-dal-radar-passivo-al-radar-quantico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Quaranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 05:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia stealth]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia stealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caccia F-35" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il termine stealth si definisce un insieme di tecnologie tendenti a rendere il velivolo irrivelabile (o, più correttamente, scarsamente rilevabile) ai radar e ad altri sistemi di localizzazione. La tecnologia per evitare il rilevamento radar, il principale sensore attivo di scoperta dalla Seconda guerra mondiale ad oggi, ha rappresentato un ritrovato rivoluzionario, senz&#8217;altro uno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lindividuazione-dei-velivoli-stealth-dal-radar-passivo-al-radar-quantico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Caccia F-35" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/F-35-Lightning-La-Presse-e1568369534492-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con il termine <strong>stealth</strong> si definisce un insieme di tecnologie tendenti a rendere il velivolo irrivelabile (o, più correttamente, scarsamente rilevabile) ai radar e ad altri sistemi di localizzazione. La tecnologia per evitare il rilevamento radar, il principale sensore attivo di scoperta dalla Seconda guerra mondiale ad oggi, ha rappresentato un ritrovato rivoluzionario, senz&#8217;altro uno dei più rilevanti degli ultimi decenni.</p>
<p>Da allora tutti hanno dovuto fare i conti con questa tecnologia, e chi la possiede ha un indubbio vantaggio. Sebbene rilevare un aereo stealth non sia certo facile, esistono tecniche che, pur se di complessa applicazione, potrebbero favorire l’acquisizione del velivolo. Sono state sviluppate tecniche sperimentali per individuare la turbolenza di scia prodotta dal velivolo, ma le tecniche più concrete riguardano i sistemi radar. Infatti un radar sperimentale francese definito &#8220;a ionosfera&#8221; (cioè in grado di oltrepassare il limite dell’orizzonte grazie al rimbalzo delle onde sulla ionosfera) sarebbe riuscito a seguire i bombardieri B-2 durante l’operazione <strong>Allied Force in Kosovo</strong>. Questi radar (definiti Oth, Over The Horizon) sfruttano i rimbalzi delle onde radar sulla ionosfera per localizzare le macchine stealth &#8220;colpendole&#8221;  superiormente dove la sagoma è molto più grande di quella frontale. Inoltre, radar di vecchia generazione operanti in banda C sarebbero in grado di individuare, in particolari condizioni, velivoli stealth.</p>
<p>Un’altra soluzione sarebbe quella dei <strong>radar bistatici</strong>, con l’antenna di emissione e quella di ricezione del segnale fisicamente separate, fattore che rende possibile  raccogliere echi radar deviati in altre direzioni dalle superfici del velivolo stealth. Ognuno di questi sistemi, sebbene non privo di interesse, ha però limiti ben precisi: i radar operanti in banda C sono molto facili da disturbare, i radar bistatici sono molto costosi perché impongono una serie di impianti con antenne riceventi dislocate in vari siti, mentre i radar Oth hanno una notevole portata se installati su velivoli Awacs, ma sono tremendamente costosi e, se installati a terra, hanno una portata relativamente limitata.</p>
<h2>I nuovi radar a caccia degli stealth</h2>
<p>Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, i radar hanno rivoluzionato le operazioni militari. E gli sforzi per neutralizzarli hanno condotto a numerose tattiche di impiego e complessi sistemi di guerra elettronica, fino alle tecnologie stealth. Ma una delle concrete <strong>novità</strong> tecnologiche in questo delicato settore è proprio rappresentato dall&#8217;evoluzione del radar. Definiti Pcr (Passive Covert Radar) questi radar sono di tipo passivo, cioè (al contrario dei radar tradizionali) non emettono segnali, ma costituiscono comunque un sistema di sorveglianza completo in grado di offrire costante capacità di monitoraggio sia di giorno che di notte con qualsiasi condizione meteo.</p>
<p>Il suo funzionamento è reso possibile dallo sfruttamento dei segnali tipici della moderna tecnologia. Si tratta, quindi, di utilizzare segnali elettromagnetici ambientali (riflessi dal bersaglio) provenienti da trasmettitori non integrati in una catena radar. Tecnicamente è possibile definire il radar passivo come un sistema in grado di rilevare e tracciare oggetti elaborando i <strong>segnali di riflesso</strong> da fonti già presenti nell&#8217;ambiente ma non legate al radar. Sostanzialmente segnali elettromagnetici già esistenti vengono disseminati dal bersaglio e raccolti dal ricevitore del radar che confronta le onde disperse con il segnale originale per determinare posizione e velocità del bersaglio. Ne deriva che in un radar passivo non esiste un trasmettitore dedicato che notoriamente è il componente più ingombrante, più dispendioso in termini di necessità energetiche e più costoso all&#8217;interno di un radar convenzionale.</p>
<p>Molti segnali sono disponibili nel campo delle telecomunicazioni e navigazione, e sono utilizzabili come sorgenti di segnali dai radar passivi:</p>
<p>&#8211; trasmettitori in banda Fm,</p>
<p>&#8211; trasmettitori digitali Dab (Digital Audio Broadcasting) e Dvb-T (Digital Video Broadcasting-Terrestrial),</p>
<p>&#8211; trasmettitori in banda Hf,</p>
<p>&#8211; trasmettitori per telefonia mobile Gsm, Umts, Wimax,</p>
<p>&#8211; trasmettitori satellitari per telecomunicazioni,</p>
<p>&#8211; trasmettitori per sistemi di navigazione Gps e similari.</p>
<p>La scelta di uno (o più) di questi segnali è legata alle caratteristiche del radar. Risulta evidente la necessità di una capacità computazionale elevatissima, divenuta disponibile solo in tempi relativamente recenti, rendendo possibile la realizzazione di Pcr efficienti.</p>
<p>Come ogni innovazione tecnologica di rilievo, anche il radar passivo comporta importanti implicazioni operative. È importante, infatti, notare come una catena di avvistamento radar esclusivamente passiva fornirebbe il massimo della segretezza operativa, rendendo inoltre vane tutte le <strong>tecniche di guerra elettronica tradizionale</strong> consolidata negli anni: sarebbe praticamente impossibile mettere a punto missioni di Electronic Intelligence destinate a catalogare e studiare le emissioni del radar (che in questo caso non esistono), e non sarebbe possibile l’attuazione di disturbi e l’impiego di missili anti-radar tradizionali.</p>
<p>Ma l’implicazione operativa più importante è che disponendo di una rete radar passiva è possibile rilevare anche velivoli stealth, poiché gli echi deviati dalle superfici particolari di questi aerei verrebbero acquisiti dai ricevitori radar nel caso di catene di avvistamento multi-statiche. Questa tecnologia, inoltre, non genera allarmi nei sistemi Radar Warning dei velivoli e sarebbe complicatissimo, almeno allo stato attuale, distruggere un simile sistema di difesa aerea con perdite accettabili. Sostanzialmente è possibile affermare che il <strong>radar passivo</strong> inverte il concetto di stealth: ora è il radar in grado di nascondersi agli aerei. Molti report  a riguardo realizzati negli Stati Uniti negli ultimi anni, affermano come ci sia stata una rivoluzione nel rilevamento di aerei dotati di “invisibilità” ai radar, mentre non ci sono stati proporzionali miglioramenti nelle tecnologie stealth. Bisogna comunque notare che la tecnologia è ancora agli esordi e alcuni aspetti (sebbene promettenti) devono essere ancora adeguatamente sviluppati. Da non sottovalutare la dipendenza da segnali non gestibili direttamente, che può essere una variante operativa non sempre positiva. Tuttavia una volta che le tecnologie relative saranno realmente mature, i PCR saranno senz&#8217;altro in vantaggio quale nuovo sensore di monitoraggio e scoperta.</p>
<p>Ancora più complessa è la tecnologia del <strong>radar quantistico</strong>, che si basa sull’entanglement quantistico o correlazione quantistica, che è un fenomeno della fisica quantistica secondo il quale è possibile realizzare un insieme di due particelle caratterizzate da determinate caratteristiche: questo implica che un valore misurato per una grandezza di una particella influenzi istantaneamente il corrispondente valore dell’altra. Ciò rimane vero anche nel caso le particelle si trovino a qualsiasi distanza una dall&#8217;altra: osservando lo stato di una è possibile conoscere con certezza anche quello dell’altra, ovunque si trovi.</p>
<p>Semplificando, il radar<strong> funziona così</strong>: vengono prodotti due fotoni (quanti di energia elettromagnetica) quantisticamente correlati, e uno viene proiettato nello spazio da monitorare e l’altro rimane all&#8217;interno del sistema. Quando il fotone di ricerca colpisce un bersaglio rimbalza verso la sorgente radar che può recuperarlo al fine di compararne lo stato con quello del gemello per scoprire se esistono perturbazioni esterne che indicano la presenza di un bersaglio. Ovviamente qualsiasi tipo di bersaglio verrebbe irrimediabilmente rilevato, anche con caratteristiche stealth. Quindi potenzialmente il radar quantistico potrebbe annullare l’efficacia operativa delle tecnologie stealth e le forme avanzate di disturbo radar odierne. Sebbene la Cina abbia a più riprese(tra il 2016 e il 2019) annunciato la messa a punto di un radar quantistico operativo, non si hanno prove concrete in proposito. In prospettiva le tecnologie di derivazione quantistica potrebbero avere importanti implicazioni in molteplici aspetti delle operazioni militari future.</p>
<p>Secondo il Comitato Scientifico dell’Usaf, gli studi relativi ai sensori quantici meriterebbero ulteriori investimenti per aprire le porte a nuove rivoluzionarie capacità nel campo della guerra elettronica e delle comunicazioni. E’ certo che in nome del tradizionale confronto tra cannone e corazza potranno essere trovati col tempo accorgimenti di disturbo e tentativi di neutralizzazione efficaci, ma  ciò comporterà una completa rivoluzione del settore della guerra elettronica rispetto a come è stata concepita fino ad oggi.</p>
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Object Caching 58/299 objects using Redis
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