La tecnologia tende ad un continuo miglioramento delle prestazioni dei sistemi robotici, aprendo la strada verso un massiccio utilizzo di sistemi mobili automatizzati in campo militare, non solo nel settore aereo tramite gli Uav (Unmanned Aerial Vehicle, generalmente, ma erroneamente, conosciuti come droni) ormai noti al grosso pubblico, ma anche relativamente a sistemi terrestri e marini.

Lo sviluppo di tecnologie sempre più evolute e complesse nel settore dell’intelligenza artificiale, della micro e nano elettronica e dei materiali, stanno cambiando, ora più che in passato, il volto del campo di battaglia, dove i robot militari non sono più solo particolari visioni di autori di fantascienza, ma una realtà quotidiana. La ricerca attuale rende realistico pensare che saranno sempre più diffusi in futuro sistemi autonomi sul campo di battaglia in grado di offrire una vasta gamma di piattaforme che possono essere di qualsiasi dimensione e forma, essere dotati di ruote o treni di rotolamento, o ancora disporre di supporti articolati per lo spostamento ispirati alle zampe dei felini, dei ragni o dei rettili, possono volare o operare sott’acqua, con svariate funzioni, dalla ricognizione alle operazioni di combattimento  vere e proprie. Anche il ricorso al controllo umano sta diventando sempre meno necessario grazie a sistemi completamente automatizzati, autonomi e autodiretti. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’evoluzione dei robot militari è una tendenza oggi impossibile da trascurare: infatti in questo modo analisi e decisioni programmate o acquisite dall’esperienza sono non solo più veloci ma sempre più capaci, con la possibilità di eseguire complesse valutazioni e calcoli che coinvolgono una quantità notevolissima di dati in un tempo inimmaginabilmente breve.  Il nesso tra robotica e intelligenza artificiale ha il potenziale di cambiare il volto della guerra, consentendo la realizazione di sistemi in grado di svolgere compiti “dull, dangerous and dirty” (noiosi, pericolosi e sporchi) riducendo i rischi per i soldati e senza le limitazioni tipiche dell’intervento umano. Un’analisi degli obiettivi e dei risultati relativi allo sviluppo e implementazione della robotica militare, aiutano a formulare una lista di necessità tecnologico-operative e relative alla  gestione/controllo:

  1. La loro attività spazia dalla raccolta dati/informazioni, al trasporto di carichi (munizioni o rifornimenti),fino al combattimento vero e proprio, con conseguente impatto sull’operato di altri sistemi autonomi o sugli umani presenti nello stesso settore operativo: per questo devono possedere avanzate caratteristiche di movimento e sofisticati sistemi di navigazione
  2. Devono possedere il più elevato grado di autonomia possibile nel processo decisionale per essere realmente utili in zone operative in cui l’accesso umano risulta pericoloso
  3. Devono interagire efficacemente con l’uomo, ed essere completamente integrati nel sistema al punto di poter operare all’interno delle strutture di comando e controllo
  4. Devono poter essere usati in modo massiccio (sciami) e integrati tramite intelligenza artificiale per gestire eventuali cambiamenti delle necessità della missione in base a nuovi obiettivi e/o alla reazione del nemico
  5. L’uso di velivoli senza pilota deve essere gestito in modo sicuro per evitare collisioni con altri Uav o con velivoli pilotati
  6. La loro affidabilità deve essere totale quando si tratta della discriminazione del bersaglio e della successiva sequenza di apertura del fuoco: la tecnologia dovrà essere talmente evoluta da guadagnarsi una totale fiducia per affidarsi alle macchine sul campo di battaglia.

Una delle frontiere della robotica militare è quella di ottimizzare la collaborazione tra umani, robot, sensori e qualsiasi altra macchina ”intelligente” in grado di operare su informazioni o obiettivi sul campo di battaglia. L’evoluzione e il destino dei sistemi robotizzati dipenderà, quindi, da come si integreranno concettualmente e organizzativamente i sistemi automatizzati con l’uomo nell’ambito della gestione di complessi sistemi di comando/controllo.

Robot terrestri

La capacità dei robot terrestri di salvare vite umane impiegandoli in missioni di ricognizione, combat engineering e in missioni di individuazione/neutralizzazione di ordigni esplosivi, ne assicura il futuro al fianco del combattente.  Lo sviluppo di sistemi robotici di terra in grado di muoversi con successo sul campo di battaglia è una sfida significativa in termini di capacità e affidabilità. Questi sistemi non hanno solo bisogno di seguire una rotta programmata ed evitare ostacoli naturali, ma devono poter capire dove si trovano altri sistemi robotizzati, truppe amiche, unità nemiche e i relativi spostamenti nell’immediato.

Tutto ciò avviene attraverso una combinazione di sensori quali radar-laser LiDAR (Light Detection And Ranging), radar tradizionali e visione computerizzata steroscopica. Ma è necessario un sofisticato computer per gestire e interpretare tutti i dati dei sensori e per tracciare tutte le dinamiche di ostacoli e mezzi presenti per calcolare costantemente tutti i possibili punti di intersezione e stimare come si evolve il “traffico” e la minaccia sul campo di battaglia per poi prendere le opportune decisioni. Esistono robot da trasporto progettati per muoversi anche su terreni complessi e in grado di seguire il responsabile umano usando la visione computerizzata, quindi senza bisogno di sistemi dedicati per il controllo a distanza. La tendenza attuale è quella di ispirarsi alla natura dotando i robot di zampe articolate tipiche del regno animale.  Si riescono così a progettare robot estremamente veloci con una “schiena” articolata in grado di flettersi , e di spostarsi in avanti e indietro in funzione degli ostacoli che incontra, incrementando il passo di marcia quando il terreno lo consente. Nuovi robot realizzati da aziende come la Boston Dynamics sotto il coordinamento della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), sono in fase di valutazione, come i cosiddetti “supersoldier”, mini- robot in grado di acquisire bersagli e fungere da cecchini grazie all’installazione di fucili di precisione. I robot armati terrestri sono già una realtà e proliferano in tutto il mondo. La Corea del Sud ha dispiegato una sentinella robotica armata di fucile al confine con la Corea del Nord. Israele dospone di un veicolo robotizzato armato, il Guardium, che pattuglia il confine con Gaza. La Russia sta realizzando una serie di robot armati e ha in programma (come lo US Army) un carro armato robotizzato. Anche le milizie sciite in Iraq dispongono di un robot terrestre armato.

Robot aerei

I maggiori eserciti del mondo hanno iniziato la loro esperienza robotica grazie agli UAV, che possono essere impiegati per la semplice ricognizione o, trasportando armamenti, per colpire bersagli selezionati, senza mettere in pericolo costosi velivoli tradizionali e relativi piloti. Dai sistemi tradizionali, come il Predator, si passa a sistemi miniaturizzati noti come MAV (Micro Aerial Vehicle) in grado di fornire anche a piccole unità operative capacità di ricognizione “over the hill”. La moderna tecnologia assicura la realizzazione di macchine complesse come l’X-47 della Northrop Grumman progettato per la US Navy e destinato ad operazioni da portaerei in collaborazione con i velivoli pilotati. Questo sofisticato UAV possiede un’autonomia fino a 50 ore (può essere rifornito in volo da velivoli pilotati o da altri UAV con funzioni di aerocisterna), e può trasportare due tonnellate di armi. La US Navy ha annunciato di aver integrato le capacità operative dell’X-47 a fianco di velivoli pilotati già dall’agosto 2014, e di sperimentare attualmente operazioni completamente autonome. Grazie all’intelligenza artificiale, infatti, esistono molte sperimentazioni relative a velivoli robotizzati futuri che potrebbero anche sostituire i velivoli tradizionali in tutti i tipi di missione. L’ulteriore passo, sarebbe quello di installare armi laser su velivoli non pilotati. Si tratta del sistema HELLADS (High-Energy Liquid Laser Defense System) su cui il Pentagono ha investito 26 milioni di dollari per rendere il sistema laser sufficientemente miniaturizzato (e allo stesso tempo potente) da poter essere installato su un velivolo non pilotato, con la possibilità di ottenere un sistema robotizzato con una riserva di munizioni potenzialmente illimitata. Gli UAV del futuro possiederanno capacità di manovra superiori ai 20g (non bisogna tenere più conto in sede di progetto dei limiti fisiologici del pilota),e avranno dimensioni più contenute e minor peso  in quanto non ci sarà più bisogno di un abitacolo, del seggiolino eiettabile e di tutti gli impianti di condizionamento e comfort solitamente realizzati per il pilota.

Entro il 2030 potrebbero diventare operativi anche velivoli robotizzati ipersonici con velocità superiori a Mach 6. La DARPA ha avviato un programma per raccogliere dati e soluzioni di progetto nelle tre aree fondamentali di ricerca come aerodinamica, effetti aerotermici, guida/navigazione/controllo, tramite il dimostratore tecnologico HTV-2.

Robot marini

A livello navale esistono sistemi robotizzati definiti UMS (Unmanned Maritime Systems) che possono essere autonomi o collegati ad altri sistemi robotizzati o unità navali tradizionali. Nel caso di UMS non autonomi, essi sono collegati tramite cavi coassiali all’unità madre: da questo “cordone ombelicale” essi ricevono potenza, controllo e dati operativi. Tuttavia questi sistemi soffrono di limitazioni in quanto ad autonomia decisionale e manovrabilità. Recentemente sono stati sviluppati sistemi robotici altamente autonomi che possono navigare, manovrare ed eseguire compiti sorprendentemente complessi. La US Navy ha dedicato particolare attenzione ai sistemi autonomi sottomarini negli ultimi 15 anni. Il sistema LDUUV (Large Displacement Unmanned Undersea Vehicle) rappresenta uno dei veicoli sottomarini autonomi più grandi, in grado di condurre missioni della durata di 70 giorni e destinato al pattugliamento delle acque litorali: se i test saranno soddisfcenti dovrebbe essere prodotto a partire dal 2025.

Di notevole interesse sono i cosiddetti “alianti subacquei”: non richiedono nessun tipo di propulsione, ma sfruttano un processo definito di galleggiamento idraulico, che consente lo spostamento sia in quota che avanti o indietro grazie alle correnti sottomarine che gli consentono una velocità di un miglio l’ora. Dotati di una completa gamma di sensori per il pattugliamento, possono essere programmati per missioni della durata di due settimane, affiorare per trasmettere i dati rilevati ed effettuare il download di nuove istruzioni di missione.

La US Navy ha testato in Virginia uno spiegamento su larga scala di uno sciame di unità robotizzate progettate per sopraffare unità  nemiche. Le unità hanno operato in modo completamente autonomo, senza nessun controllo umano diretto.

Oggi  si utilizzano sistemi robotizzati in tutte quelle attività militari che hanno un grave rischio per la vita umana (ricognizione avanzata, operazioni in ambiente NBC, attraversamento e bonifica di campi minati, ecc). Ma l’evoluzione tecnologica indica che in futuro sarà possibile schierare robot subacquei, terrestri o volanti capaci di attaccare forze ostili e di autodifendersi: quindi questi sistemi prenderanno il controllo delle missioni loro affidate che in un primo tempo avvenivano sotto la supervisione di personale appositamente addestrato. Inevitabilmente l’evoluzione di questi sistemi pone anche alcune domande: i robot del futuro sono in grado di destabilizzare gli equilibri militari e, soprattutto, con la scusa che alcune operazioni  potrebbero essere completamente ad appannaggio dei robot evitando perdite umane (soprattutto per l’opinione pubblica interna) possono incoraggiare lo scoppio di una guerra? Che tipo di contromisure si possono adottare contro attacchi terroristici portati da robot a dal loro utilizzo da parte di organizzazioni criminali? E’ possibile che le decisioni vengano prese autonomamente da questi sistemi grazie all’intelligenza artificiale e alla capacità di apprendere anche relativamente alle regole di ingaggio, “all’aggressività” e alla discriminazione del bersaglio? Un’evoluzione corretta dell’intelligenza artificiale è inevitabile per le prestazioni di questi sistemi. Nel 2017 il governo cinese ha dichiarato il suo obiettivo di far diventare la Cina  il principale centro di innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale del mondo entro il 2030, mentre il presidente V. Putin ha affermato che “chiunque diventerà leader nella sfera dell’intelligenza artificiale diventerà sovrano del mondo”. Le operazioni militari con robot da combattimento abilitati dall’intelligenza artificiale, potranno essere così rapide al punto che una risposta efficace richiederebbe l’eliminazione degli umani dal ciclo decisionale. Lasciare che macchine intelligenti prendano decisioni tradizionalmente umane sull’uccisione di altri umani è senz’altro una scelta irta di problemi morali, ma può diventare necessario per sopravvivere sui campi di battaglia del futuro e vincere. Come sempre, bisogna considerare che i potenziali avversari dell’occidente gareggiano per utilizzare queste capacità e i potenti vantaggi operativi che ne possono derivare: esiste la possibilità che altre nazioni, non proprio amichevoli, possano perseguire con scopi aggressivi lo sviluppo di sistemi d’arma completamente autonomi per ottenere vantaggi decisivi su un ipotetico campo di battaglia. Nonostante alcune fonti insistano sul fatto che l’uomo farà sempre parte dell’anello decisionale anche con sistemi robotizzati dotati di sofistica intelligenza artificiale e capacità di apprendere, è possibile che i paesi occidentali siano costretti a sviluppare sistemi completamente autonomi in risposta ad analoghi sistemi o ad altri sistemi avanzati di minaccia che rendono impraticabile qualsiasi ruolo di tipo “man in the loop”.

Bisognerà inoltre vigilare contro l’utilizzo di robot per fini illegali, dotando le forze di polizia di opportuni strumenti, poiché queste tecnologie (seppure a un livello inferiore) non sono di eslusiva competenza degli eserciti: un rapporto risalente al 2017 rivela che un gruppo criminale aveva utilizzato uno sciame di piccoli UAV contro una squadra dell’FBI in appostamento tentando di stanarli dal loro nascondiglio.

Sebbene il futuro sia per certi versi imprevedibile, è ragionevole supporre che i progressi della robotica avranno il potenziale di migliorare non solo le possibilità di sopravvivenza dei combattenti umani in situazioni pericolose, ma anche di migliorare le prestazioni di intere unità, sia alleggerendo i carichi di lavoro dei soldati, sia migliorando la consapevolezza della situazione a livello di squadra e di plotone. Un rapporto interno dell’US Army suggerisce che dopo il 2030 un gruppo tattico di combattimento potrebbe essere formato da 250-300 uomini supportati da diverse centinaia di sistemi robotizzati di varie dimensioni e funzioni. Ciò ha il potenziale di ridurre il numero di addetti umani a determinati compiti, e questo approccio può liberare personale da destinare a funzioni di leadership o intelligence, dove sono richieste formazione, istruzione e pianificazione complessa, tipiche della mente umana.

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