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	<title>Matteo Giusti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Matteo Giusti Archives - InsideOver</title>
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		<title>ESCLUSIVO &#8211; Afghanistan, cinque anni di Talebani: parla il loro portavoce Zabihullah Mujahid</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/eslusivo-afghanistan-cinque-anni-di-talebani-parla-il-loro-portavoce-zabihullah-mujahid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 05:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1898" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691.jpg 1898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691-1024x596.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691-1536x893.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817141129822_53f72bad0e3a1ad017a7ef99936656d0-e1786968725691-600x349.jpg 600w" sizes="(max-width: 1898px) 100vw, 1898px" /></p>
<p>A cinque anni dalla riconquista di Kabul, il portavoce talebano Zabihullah Mujahid difende il governo come garante di sicurezza e prosperità respingendo le accuse internazionali</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/eslusivo-afghanistan-cinque-anni-di-talebani-parla-il-loro-portavoce-zabihullah-mujahid.html">ESCLUSIVO &#8211; Afghanistan, cinque anni di Talebani: parla il loro portavoce Zabihullah Mujahid</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Nell’agosto del 2021 i talebani hanno riconquistarono <strong>Kabul</strong> e tutto l’<strong>Afganistan</strong> senza che l’ultimo governo appoggiato dagli Stati Uniti opponesse la minima resistenza. Gli statunitensi presenti in Afghanistan hanno abbandonato rapidamente il Paese, così come il presidente <strong>Mohammad Ashraf Ghani Ahmadzai</strong> che era fuggito in elicottero dalla capitale assediata. Per Washington, dopo vent’anni, il rocambolesco abbandono dell’Afghanistan ha certificato<strong> un fallimento costato 2.300 miliardi di dollari </strong>e la mancanza di un progetto che potesse davvero cambiare la nazione asiatica. Questi cinque anni di governo degli studenti coranici sono stati festeggiati da centinaia di miliziani che hanno sventolato le bandiere bianche dei talebani sparando  colpi in aria con i kalashnkov. Una festa improvvisata nelle strade e nelle piazze, <strong>rigorosamente senza donne che nella società talebana sono state definitivamente cancellate.</strong></p>



<p>Tutto mentre il governo ed i capitribù alleati si riunivano per la <strong>Loya Jirga</strong>, la tradizionale grande assemblea afghana, rivendicando la fine della guerra e una ritrovata stabilità. Un quadro contestato dalle Nazioni Unite che, attraverso il suo  relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan, hanno avvertito che <strong>la fine della guerra non può essere considerata sinonimo di pace.</strong> Il rappresentante ONU ha continuato sostenendo che la situazione dei diritti umani è peggiorata e le conseguenze più pesanti ricadono su donne e ragazze, che subiscono una persecuzione di genere, oltre ad arresti arbitrari, torture, esecuzioni extragiudiziali e restrizioni alla libertà di stampa. Zabihullah Mujahid è il portavoce del governo talebano ed il volto pubblico del regime. </p>



<p><strong>Dopo cinque anni, le notizie che arrivano dall’Afghanistan parlano di un Paese sempre più chiuso ed oscurantista.</strong></p>



<p>&#8220;Questa è solo propaganda dei nostri nemici, voglio sintetizzare il nostro esecutivo con tre parole: pace, serenità e prosperità per l’Afganistan sotto un governo fondato sulla sharia. La nostra amministrazione ha garantito sicurezza e investimenti in un Paese che una serie di governi corrotti avevano distrutto. Abbiamo processato in contumacia l’ex presidente Ghali e tutto il suo governo, loro sono stati il male del nostro popolo&#8221;. </p>



<p><strong>Da quando avete riconquistato Kabul soltanto la Russia vi ha riconosciuto ufficialmente, anche se altre nazioni hanno aperto sedi diplomatiche. Si può parlare di isolamento internazionale?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Mosca è stata la prima a riconoscere ufficialmente il nostro Emirato, ma la lista dei paesi che hanno aperto un’ambasciata a Kabul è lunga. Cina, India, Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Qatar ed anche Indonesia e Giappone. Anche la Germania ha aperto un canale diplomatico con il nostro governo e l’Unione Europea ha ricevuto la nostra delegazione. Passi in avanti molto importanti che dimostrano come l’Europa sia pronta al riconoscimento totale&#8221;. </p>



<p><strong>A proposito di rapporti internazionali, sono molto in difficoltà quelli con il Pakistan che aveva appoggiato il vostro ritorno nel 2021.</strong></p>



<p>&#8220;Islamabad appoggia e finanzia i terroristi dello Stato islamico che agiscono in Afghanistan con la filiale dell’Isis K. I pakistani ci accusano di sostenere il movimento Tehrik-i-Taliban Pakistan, i cosiddetti Talebani Pakistan, ma non ci sono prove. Per mesi sono andati avanti scontri militari lungo tutto il confine, ma il nostro esercito ha risposto bene all’aggressione pakistana. Abbiamo accettato un cessate il fuoco, ma sono false le notizie che parlavano di un’imminente vittoria di Islamabad, perché in migliaia si stavano arruolando per difendere la patria. Noi abbiamo il totale controlla del Paese e le nostre forze armate garantiscono la sicurezza nazionale. La minaccia dei gruppi armati di opposizione non esiste realmente, sono attivi soprattutto online più che sul campo&#8221;.</p>



<p><strong>Le Nazioni Unite, ma anche molte Organizzazioni non governative vi accusano per quello che state facendo alle donne, alle minoranze e alla stampa.&nbsp;</strong>&nbsp;</p>



<p>&#8220;Respingiamo le critiche internazionali, perché piene di pregiudizi. Le leggi islamiche non sono negoziabili e chi non ha la vera fede non può capirle, queste critiche sono un segno di arroganza ed ignoranza. I diritti fondamentali delle donne, come la sicurezza fisica e la gestione di eredità o doti matrimoniali, siano garantiti e protetti nel rispetto della legge islamica. Le norme che impongono alle donne di coprire interamente il corpo e il volto e di non far udire la propria voce in pubblico sono per la loro sicurezza e loro lo accettano volentieri. Tutte le minoranze del complesso mosaico afgano sono rispettate, ma devono capire che ci sono leggi da rispettare. Diverse potenze straniere hanno usato la stampa per distruggerci, ma oggi siamo più forti che mai&#8221;. </p>
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		<title>L&#8217;Africa Corps e la crisi dei mercenari russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lafrica-corps-e-la-crisi-dei-mercenari-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 15:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Wagner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Mali e nella Repubblica Centrafricana i gruppi mercenari russi sono costretti a ripiegare dopo una serie di sconfitte.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/mali-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal 2021 l’Africa occidentale è stata falcidiata dai colpi di Stato che hanno consegnato la Guinea, il Mali, il Burkina Faso ed il Niger a giunte militari, tutte più o meno fedeli a Mosca. La Russia dai primi anni 2000 ha investito molto in termini di uomini, mezzi e soldi nel continente africano, dimostrando una lungimiranza geopolitica ed una capacità di penetrazione molto profonda. <strong>Il piano del Cremlino era quello di cacciare gli occidentali, in particolar modo i francesi,</strong> da quella che una volta veniva chiamata Francafrique prendendo il controllo di un’area chiave per arrivare al Mediterraneo. Anche nella Repubblica Centrafricana ì contractor russi erano riusciti a prendere il possesso della sicurezza nazionale, diventando la guardia del corpo del presidente centroafricano Faustin-Archange Touadera. Nei primi anni questo braccio ufficioso del Cremlino, ancora conosciuto come Wagner Group, aveva agito con ferocia contro gruppi indipendentisti, terroristi islamici e milizie di ogni genere, colpendo anche la popolazione civile come a Moura in Mali, nel 2022, dove erano state  massacrate oltre 500 persone. Ma nonostante una propaganda aggressiva che cercava di scaricare i fallimenti nel Sahel su Parigi, i mercenari russi avevano cominciato a subire una sconfitta dietro l’altra.</p>



<p>Già nel 2024 i Tuareg del Nord del Mali avevano teso una serie di imboscate ai miliziani di Mosca catturandone una decina ed uccidendone il doppio. Le giunte militari al potere si erano presentate sostenendo che avrebbero garantito la sicurezza grazie all’aiuto dei russi, ma i loro eserciti avevano inanellato una lunga serie di rovesci, lasciando intere province sotto il controllo degli insorti. <strong>Il Jnim ( Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani), braccio saheliano di al Qaeda, alla fine del 2025 aveva stretto un’alleanza con i separatisti Tuareg</strong>, raccolti sotto la bandiera del FLA ( Fronte di Liberazione dell’Azawad), cambiando i rapporti di forza nella regione. Questo inconsueto connubio ad aprile aveva travolto l’esercito del Mali ed i suoi alleati del ridenominato Africa.Corps, pretendendo il controllo delle regioni settentrionali e centrali e minacciando la capitale Bamako. In un raid particolarmente riuscito i jihadisti avevano attaccato la cittadella fortificata di Kati, dove era rimasto ucciso il ministro della Difesa <strong>Sadio Camara. </strong>A giugno le Fama ( Forze Armate del Mali) avevano tentato una serie di controffensive sostenute dagli elicotteri russi ed erano riuscite a riprendere il controllo di alcune città nel centro del Paese, ma intanto i fondamentalisti islamici e gli indipendentisti Tuareg avevano istituito un governo parallelo che riscuote le tasse ed amministra il 60% del territorio. Anche il Niger, che si è vantato più volte di aver cacciato sia i francesi che gli statunitensi, sta attraversando una situazione molto complicata e per ben due volte l’aeroporto internazionale di Niamey è stato attaccato dagli islamisti.</p>



<p>Qui c’è la più importante base russa del Paese, insieme a quella di circa 300 soldati italiani, gli unici occidentali ancora ammessi. Il generale Tiani, leader della giunta nigerina, ha accusato la Francia ed il presidente <strong>Emmanuel Macron </strong>in prima persona di essere dietro agli attacchi dei fondamentalisti islamici per cercare di riprendere il controllo dell’uranio di cui il Niger è ricco. A Niamey i russi hanno fatto confluire rinforzi dalla Libia, ma non sembrano in grado di difendere neanche la regione della capitale. <strong>Anche i fatti della  Repubblica Centrafricana certificano il fallimento militare di Mosca nel continente africano. </strong>Il 30 giugno un gruppo di milizie ribelli ha attaccato due postazioni militari dell’esercito centroafricano ed un distaccamento mobile.dell’Africa Corps, costringendoli a una rapida fuga. La città di Am Dafok, posto di frontiera con il Sudan, è finita delle mani di questi gruppi guerrieri affiancati anche da elementi delle Forze di Supporto Rapido che combattono la guerra civile sudanese. Il comando russo di Bangui ha organizzato una rapida controffensiva e dopo tre giorni di scontri ha ripreso il controllo del posto di frontiera, perdendo un numero imprecisato di uomini. Gli elicotteri guidati dai russi hanno colpito anche oltre confine, cercando di fiaccare la forza di questi gruppi ribelli che agiscono indisturbati. Negli stessi giorni nell’Ovest della Repubblica Centrafricana le forze del CPC (<em>Coalition des patriotes pour le changement</em>) guidate dall’ex presidente <strong>Francois Bozize</strong> hanno strappato ancora un’altra provincia al governo centrale. Nonostante le rassicurazioni dell’ambasciatore russo al presidente <strong>Faustin-Archange Touadera </strong>nemmeno la capitale Bangui appare al sicuro, a dimostrazione di come affidarsi a Mosca per restare al potere ormai non sia più possibile. </p>
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		<title>&#8220;Volevamo cambiare l&#8217;Iran ma poi&#8230;&#8221;. Parla un giornalista della testata che ora invita a uccidere Trump e la Meloni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/volevamo-cambiare-liran-ma-poi-parla-un-giornalista-della-testata-che-ora-invita-a-uccidere-trump-e-la-meloni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 15:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p> Hamshahri Teheran è il giornale del Comune di Teheran. Era nato come testata aperta e progressista, poi i pasdaran...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/volevamo-cambiare-liran-ma-poi-parla-un-giornalista-della-testata-che-ora-invita-a-uccidere-trump-e-la-meloni.html">&#8220;Volevamo cambiare l&#8217;Iran ma poi&#8230;&#8221;. Parla un giornalista della testata che ora invita a uccidere Trump e la Meloni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Hamshahri Teheran</em>, il quotidiano che ha pubblicato la lista dei leader che subiranno la vendetta dell’Iran, è di proprietà del Comune della capitale iraniana. Questa sorta di lista nera messa in prima pagina dal giornale vede anche la premier <strong>Giorgia Meloni </strong>in tenuta arancione da carcerato insieme ad una lunga serie di leader come <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, <strong>Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. </strong>L’articolo e le foto sono state pubblicate sull’onda emotiva dei funerali della Guida Suprema <strong>Ali Khamenei </strong>e risponde ad una precisa linea politica. Hamshari riflette infatti gli orientamenti della giunta cittadina di Teheran guidata dal sindaco <strong>Alireza Zakani,</strong> che appartiene all&#8217;ala più conservatrice ed oscurantista del panorama iraniano. La giunta avrebbe il mandato scaduto da tempo, ma per paura di perdere un posto chiave nella nomenclatura iraniana le elezioni sono state rinviate a data da destinarsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="577" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-577x1024.jpg" alt="" class="wp-image-523096" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-577x1024.jpg 577w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-169x300.jpg 169w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-768x1364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-865x1536.jpg 865w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-300x533.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni-600x1066.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/meloni.jpg 1081w" sizes="auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di &#8216;lista nera&#8217; con le foto dei presunti responsabili della morte dell&#8217;ayatollah Ali Khamenei, tra cui la premier Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata, nel giorno in cui è stato diffuso il messaggio scritto dal figlio Mojtaba che minaccia &#8216;vendetta&#8217; contro gli assassini del padre. L&#8217;immagine pubblicata da                 Hamshari, giornale di proprietà del comune di Teheran, mostra tra gli altri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e                  il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un bersaglio in fronte. </figcaption></figure>



<p>Il quotidiano parla abitualmente ad un pubblico molto politicizzato e che si rispecchia nel segmento più radicale dell&#8217;elettorato della nazione mediorientale. La storia di questo giornale ricorda le fasi che l’Iran ha attraversato negli ultimi decenni. Nato nel dicembre del 1992 per volere di <strong>Gholamhossein Karbaschi</strong>, al tempo sindaco di Teheran, doveva essere una voce riformista e progressista che potesse parlare soprattutto ai giovani. Stampato a colori e distribuito subito con oltre mezzo milione di copie, stando ai dati del ministero della Cultura, nella seconda metà degli anni Novanta era il quotidiano più letto dalla classe media persiana. Nel 1997 venne accusato di sostenere la candidatura di <strong>Mohammad  Khāt’ami </strong>alle elezioni presidenziali. I conservatori denunciarono la sua linea politica che venne considerata illegale dalla magistratura, perché in  Iran i giornali che beneficano di sovvenzioni statali non possono schierarsi durante le elezioni. Il fondatore e direttore Karbaschi venne condannato per appropriazione indebita e condannato al carcere. </p>



<p>La vicenda giudiziaria di Gholamhossein Karbaschi è significativa di come funzionino le cose in Iran. La sua voce riformista è stata sempre considerata pericolosa ed ormai è ridotto al silenzio. All’inizio degli anni 2000 aveva fondato un nuovo giornale che si chiamava <em>Ham-Mihan</em>, una pubblicazione riformista costretta  a sospendere le pubblicazioni in due occasioni, la prima nel 2005 e la seconda e definitiva nel 2007. Nel 2026, dopo anni di silenzio Karbaschi ha rilasciato un&#8217;intervista accusando i funzionari iraniani di non comprendere la nuova generazione della società della loro nazione. </p>



<p>Ma oggi <em>Hamshahri Teheran</em> è un solido strumento nelle mani dei pasdaran, come racconta <strong>Hosseini Ali Rayyan, </strong>un giornalista che ha lavorato per anni nel quotidiano vivendone il cambiamento radicale. “Il giornale era nato con un pugno di giovani giornalisti che lavoravano per costruire qualcosa&#8221;, racconta Rayyan, &#8220;il sindaco di Teheran aveva un progetto di riforme profonde e aveva capito quanti errori erano stati fatti in passato. Volevamo cambiare l’Iran che veniva dalla presidenza oscurantista di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e appoggiare Mohammad Khāt’ami ci sembrava l’unica via da perseguire.” </p>



<p>Una scelta pagata a caro prezzo come continuo a raccontare Rayyan. “Durante la campagna elettorale i pasdaran e i basiji venivano continuamente in redazione a minacciarci e presto le donne che lavoravano con noi furono costrette a rinunciare. Il nostro direttore venne arrestato e quando Khāt’ami diventò presidente non fece nulla per noi, né per il popolo che aveva creduto in lui,  tradendo tutte le promesse. Dopo di lui è diventato presidente <strong>Mahmud Ahmadinejad </strong>che ha bloccato ogni voce riformista riportando l’Iran indietro di trent’anni. Oggi <em>Hamshahri </em>è una delle voci più dure dei conservatori e viene usato dai pasdaran come arma per attaccare i loro nemici, sia interni che esterni e quello che accade non mi meraviglia minimamente.”<br><br><br><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/volevamo-cambiare-liran-ma-poi-parla-un-giornalista-della-testata-che-ora-invita-a-uccidere-trump-e-la-meloni.html">&#8220;Volevamo cambiare l&#8217;Iran ma poi&#8230;&#8221;. Parla un giornalista della testata che ora invita a uccidere Trump e la Meloni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Un&#8217;altra Fujimori non fa bene al Perù&#8221;. Intervista con Jorge Nieto Montesinos</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/unaltra-fujimori-non-fa-bene-al-peru-intervista-con-jorge-nieto-montesinos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 08:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Perù" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il candidato del partito del Buon Governo commenta l'esito delle elezioni presidenziali: "Un'altra Fujimori non fa bene al Perù". </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/unaltra-fujimori-non-fa-bene-al-peru-intervista-con-jorge-nieto-montesinos.html">&#8220;Un&#8217;altra Fujimori non fa bene al Perù&#8221;. Intervista con Jorge Nieto Montesinos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Perù" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/peru-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le elezioni presidenziali in Perù sono sempre molto travagliate e lo dimostra il fatto che in dieci anni si sono alternati alla Casa di Pizarro, il palazzo presidenziale, ben otto presidenti che hanno nominato ventuno Primi ministri, uno più debole dell’altro. L’ultima tornata elettorale ha visto la vittoria di <strong>Keiko Fujimori Higuchi,</strong> la figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori condannato per corruzione e crimini contro l’umanità. L’erede della potente famiglia di origine giapponese è riuscita a trionfare al quarto tentativo, ma adesso deve trovare una solida maggioranza in Parlamento, perché <strong>il suo partito Forza Popolare da solo non ha i numeri per sostenere un governo.</strong> Le elezioni si sono svolte in un clima particolarmente teso con le generazioni più giovani scese in piazza per protestare per la grave crisi economica che attanaglia il Perù e per la corruzione dilagante. La Fujimori al ballottaggio ha sconfitto di poco il candidato di sinistra <strong>Roberto Sanchez</strong>, ma la frammentazione politica resta uno dei problemi maggiori a Lima che ha visto ben 36 candidati nel primo turno. Al quarto posto di questa sconfinata lista di contendenti si è classificato <strong>Jorge Nieto Montesinos </strong>che ha ottenuto quasi l’11% con la sua formazione politica centrista Partido del Buen Gobierno, al secondo turno Nieto non ha voluto appoggiare la Fujimori chiedendo ai suoi elettori di annullare la scheda. Jorge Nieto Montesinos è stato ministro della Cultura e della Difesa durante la presidenza di Pedro Pablo Kuczynski ed ha rappresentato il Perù all’Unesco. </p>



<p><strong>Senatore Nieto, al secondo turno delle presidenziali non vi siete schierati, anche se in molti si aspettavano un appoggio a Keiko Fujimori. </strong></p>



<p>&#8220;Eravamo e restiamo alternativi al programma di Forza Popolare, il partito della nuova presidente. Dopo l’elezione mi ha fatto piacere sentire Keiko Fujimori alla quale ho fatto le congratulazioni, ma non entrerò a far parte di nessun governo che abbia un programma diverso dal nostro. Metto però la mia esperienza a disposizione del Perù, soprattutto per gestire calamità naturali e situazioni particolarmente complesse come quelle che stiamo attraversando&#8221;.</p>



<p><strong>Senatore, la politica peruviana non ha più nessuna credibilità, i giovani della Generazione Z scendono in piazza per protestare e la maggioranza dei suoi colleghi vengono continuamente indagati dalla magistratura.</strong></p>



<p>&#8220;La mia candidatura nasceva per riformare profondamente il Perù, rafforzando lo Stato e lottando contro l’insicurezza. Il partito del Buon Governo si propone come alternativa tecnocratica in un panorama politico caratterizzato da frammentazione e sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali. L’obiettivo è ripristinare l&#8217;integrità istituzionale e rafforzare il ruolo dello stato. La sicurezza è al primo punto così come la lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata. La nuova presidenza deve riprendere il controllo del territorio con Zone Sicure Integrate che coordinino Polizia, Procura e Magistratura, oltre all&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale per la prevenzione della criminalità e a un regime più severo per i capi della criminalità organizzata&#8221;.</p>



<p><strong>Dieci anni di fallimenti hanno minato anche la credibilità internazionale del Perù ed ancora un Fujimori alla presidenza non sembra la soluzione.&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;I partiti sono diventati estensioni di attività o iniziative puramente personali. Questo spiega perché il simbolo di molti partiti includa l&#8217;iniziale del loro proprietario, ma noi siamo diversi ed abbiamo scelto un simbolo precolombiano per sottolineare le autentiche radici peruviane. Keiko Fujimori deve dimostrare di saper superare il “fujimorismo”, idolatrare il padre che è stato condannato per crimini gravissimi non fa progredire la nostra nazione.  Il Perù deve essere riconciliato e superare il settarismo. Albero Fujimori non c’è più e questo è un bene per noi  e la nuova presidente deve comprenderlo&#8221;. </p>



<p><strong>In campagna elettorale i toni sono stati esasperati e la nuova presidente ha accusato la sinistra di essere il male assoluto, non sembra la strada giusta per una riconciliazione nazionale.&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;La sinistra non è il male, ma lo è la povertà della nostra gente, così come la corruzione, l&#8217;incompetenza delle autorità e l&#8217;incapacità di trasformare le entrate fiscali in prosperità. Esiste una sinistra pericolosa come era quella di Hugo Chávez, Nicolás Maduro, Evo Morales e dei fratelli Castro, ma adesso dobbiamo dialogare con tutti o fra un anno torneremo alle elezioni gettando il paese  ancora una volta nel caos. Mentre litighiamo stiamo perdendo il futuro economico, istituzionale e democratico di un&#8217;intera generazione, la domanda per Keiko Fujimori è se ami davvero il Perù e come vuole dimostrarlo.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/unaltra-fujimori-non-fa-bene-al-peru-intervista-con-jorge-nieto-montesinos.html">&#8220;Un&#8217;altra Fujimori non fa bene al Perù&#8221;. Intervista con Jorge Nieto Montesinos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 05:19:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile sudanese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1536x1100.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-600x430.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'esercito di Addis Abeba avrebbe fornito armi ed equipaggiamenti alle milizie ribelli sudanesi delle Forze di Supporto Rapido. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html">Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1536x1100.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-600x430.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un documento realizzato dalla <a href="https://sudantribune.com/article/314982">statunitense <strong>Yale School of Public Health</strong> ha documentato</a> che le Forze di Difesa Nazionali Etiopi (ENDF), vale a dire <strong>l’esercito di Addis Abeba,  avrebbe fornito armi ed equipaggiamenti alle milizie ribelli sudanesi delle Forze di Supporto Rapido. </strong>Il materiale satellitare mostra veicoli modificati e riverniciati per essere poi spediti oltre confine, nella regione sudanese nel Blue Nile, dove i ribelli al comando del generale <strong>Hemeti </strong>ne prenderebbero possesso. I pick-up armati con mitragliatrici tattiche sono diventati un’arma d’assalto per le Forze di Supporto Rapido nella battaglia per il controllo del Blue Nile e i rifornimenti arriverebbero dalla base etiope di Asosa, a pochi chilometri dal confine fra le due nazioni. Questa base aerea rappresenta un fronte strategico cruciale nella guerra tra l’esercito sudanese (SAF) e le RSF, alleate nella zona con la fazione dell’SPLM-N di <strong>Abdelaziz al-Hilu,</strong> un signore della guerra locale che si è schierato con i ribelli. I governatici del generale Abdel-Fattah al Burhan stanno cercando di riprendere il controllo delle regione da mesi e stanno martellando con i droni le piazzaforti rimaste ancora ai ribelli.</p>



<p>Da oltre tre anni il Sudan è dilaniato da una feroce guerra civile che ha provocato circa 200.000 morti e almeno 13 milioni di sfollati. Oggi i cosiddetti governativi controllano circa il 70% del territorio nazionale, ma restano sacche di resistenza nel Blue Nile e nel Kordofan, mentre il Darfur è totalmente nelle mani dei miliziani guidati da <strong>Hemeti. Mohamad Hamdam Dagalo,</strong> detto Hemeti, era il vice di al Burhan fino a quando il capo della giunta militare ha cercato di assorbire nell’esercito nazionale i suoi paramilitari, considerati un pericoloso potere alternativo allo Stato. <strong>Da quel momento è cominciato una delle guerra più feroci della storia del continente africano </strong>che ha visto come principale terreno di scontro la capitale Khartoum diventata un campo di battaglia con la popolazione prigioniera degli scontri. Per mesi si è combattuto quartiere per quartiere con l’aviazione sudanese, rimasta fedele ad al Burhan, che martellava le aree sotto controllo dei ribelli come Bahri e Khartoum North.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra e il risiko geopolitico</h2>



<p>La capitale provvisoria era stata spostata a Port Sudan, in una regione rimasta sempre saldamente nelle mani dei governativi e Khartoum era stata quasi rasa al suolo. <strong>Da inizio anno l’esercito sudanese ha riconquistato la capitale costringendo i ribelli a ripiegare su zone più facili da difendere. </strong>L’offensiva della Forze di Supporto Rapido si era così concentrata sul Darfur, già teatro di un genocidio all’inizio degli anni 2000, espugnando l’ultima città fedele al governo e massacrando la popolazione che aveva opposto resistenza e consolidando il controllo di tutta la regione nella quale minacciano la secessione. <strong>Oggi la situazione appare catastrofica quasi ovunque ed i 13 milioni di sfollati, fra interni ed esterni, vivono in condizioni drammatiche.</strong> Le nazioni confinanti come Ciad, Sud Sudan, Eritrea ed Etiopia non sono in grado di reggere l’urto di centinaia di migliaia che hanno bisogno di tutto. Le Nazioni Unite hanno aperto fascicolo su entrambi i contendenti accusandoli di crimini di guerra, ma ormai da mesi esistono ufficialmente due governi che si accusano a vicenda.</p>



<p>Nella terribile guerra sudanese non mancano le <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/lafrica-nel-centro-delle-mire-espansionistiche-delle-grandi-potenze.html" type="post" id="366678">ingerenze internazionali </a></strong>che hanno trasformato Khartoum in un risiko geopolitico. <strong>Le Forze di Supporto Rapido sono finanziate dagli Emirati Arabi Uniti </strong>che attraverso un piccolo aeroporto del Ciad riforniscono di armi e soldi i miliziani di Hemeti. <strong>I governativi hanno come principale mentore l’Egitto </strong>ed ogni settimana al Burhan vola al Cairo dal suo alleato al Sisi per stabilire insieme la strategia. <strong>Anche l’Arabia Saudita appoggia l’esercito sudanese con cospicui finanziamenti, mentre la Russia ha rifornito entrambi i combattenti. </strong>Il Sudan è allo stremo, ma non è in programma nessun incontro per un cessate il fuoco. I due comandanti si accusano reciprocamente e hanno già emesso una sentenza di morte per l’avversario, mentre le Nazioni Unite non riescono a trovare un accordo per inviare una missione che possa interporsi fra di loro in difesa di un popolo disperato.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html">Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Somalia, battaglia a Mogadiscio: 15 morti nelle proteste contro il presidente Sheikh Mohamud</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/somalia-battaglia-a-mogadiscio-15-morti-nelle-proteste-contro-il-presidente-sheikh-mohamud.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 12:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di Hassan Sheikh Mohamud.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/somalia-battaglia-a-mogadiscio-15-morti-nelle-proteste-contro-il-presidente-sheikh-mohamud.html">Somalia, battaglia a Mogadiscio: 15 morti nelle proteste contro il presidente Sheikh Mohamud</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La battaglia di Mogadiscio si è conclusa con 15 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. <strong>I dati, ancora parziali, sono stati forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite</strong>, perché il ministero della Salute della Somalia non ha dato nessuna notizia di morti e feriti. Gli scontri hanno coinvolto le forze dell’ordine, polizia e corpi speciali, del governo di Mogadiscio e alcune milizie che rappresentano forze politiche e soprattutto clan. Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di <strong>Hassan Sheikh Mohamud</strong>, l’attuale presidente che il 15 maggio ha unilateralmente deciso di posticipare le elezioni.</p>



<p>I principali leader dell’opposizione si stavano organizzando da tempo ed avevano ammassato miliziani nei quartieri della capitale sotto il loro controllo. <strong>La guerriglia si è scatenata a Maka al Mukarama,</strong> la principale arteria stradale della città, con i governativi che avevano addirittura piazzato una serie di mortai sui palazzi più alti, bombardando la case dei civili ed anche il famoso mercato Bakara, il maggiore di Mogadiscio. Questo mercato per anni è stata la roccaforte di <strong>Moahmaed Farrah Aidid,</strong> il più potente signore della guerra della Somalia. Sui social l’ex presidente <strong>Sharif Sheikh Ahmed,</strong> che ha governato la nazione africana dal 2009 al 2012, ha scritto che le forze governative hanno preso di mira la sua casa, perché aveva pubblicamente accusato il governo di aver modificato illegalmente la Costituzione. </p>



<p>Il principale avversario di Hassan Sheikh Mohamud rimane però l’ex Primo ministro <strong>Hassan Ali Khaire </strong>e la battaglia è iniziata proprio fra la polizia e le sue guardie del corpo, uomini del suo clan di appartenenza. Khaire ha accusato le forze dell’ordine di aver utilizzato armi pesanti come razzi anticarro e droni nel cuore della capitale con un attacco militare violento e prolungato ed ha dichiarato che l’obiettivo era la sua eliminazione e quella di Sharif Sheikh Ahmed, i due più temibili avversari dell’attuale presidente. <strong>Mohamud vorrebbe attuare una profonda riforma della politica somala</strong> applicando il principio di un sistema elettorale che si basa sul principio di una persona, un voto, superando il modello indiretto, dove sono gli anziani dei clan che orientano il voto alle elezioni. </p>



<p>La Somalia ha votato democraticamente soltanto nel 1969 poi per 22 anni c’è stato il regime di <strong>Siad Barre </strong>fino alla guerra civile che non si è mai veramente conclusa. Togliere il potere ai clan significa demolire un sistema di potere sul quale si basano moltissimi politici somali e questo ha scatenato gli scontri. Hassan Ali Khaire ha raccontato che i combattimenti si sono protratti per oltre dieci ore nei quartieri di Howlwadag e Abdiasis, dove il suo clan è maggioritario e l’ex Primo ministro ha parlato di granate anticarro contro le abitazioni ed una scuola di quartiere, fortunatamente evacuata alcune ore prima. L’aeroporto internazionale è stato chiuso per due giorni e diversi veicoli sono stati dati alle fiamme. L’opposizione ha accusato il presidente di essere il mandante degli attacchi per bloccare una pacifica manifestazione che doveva coinvolgere tutto il centro cittadino ed arrivare ai palazzi del governo. </p>



<p><strong>Hassan Sheikh Mohamud </strong>continua a sostenere la necessità di questa riforma costituzionale per equiparare il peso di tutti i cittadini nel processo elettorale, ma si è dato un anno di tempo proprio alla scadenza del suo mandato e questo ha scatenato la protesta, visto che molto difficilmente verrebbe confermato. Anche molti leader regionali e tribali contestano questa decisione, considerandola un tentativo di concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo. <strong>A Mogadiscio sembra essere tornata la calma, ma il governo fatica a mantenere l’ordine quasi ovunque. </strong>Circa un terzo del paese rimane sotto il controllo dei terroristi di al-Shabaab, il rappresentante locale di al Qaeda, e l’esercito nazionale non ha la forza per riprendere il controllo del territorio. La Somalia non è nuova a crisi del genere e nel 2021 il presidente di allora Mohamed Abdullahi Farmaajo rimase in carica per oltre un anno, oltre la scadenza del mandato, provocando scontri armati e critiche da parte della comunità internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/somalia-battaglia-a-mogadiscio-15-morti-nelle-proteste-contro-il-presidente-sheikh-mohamud.html">Somalia, battaglia a Mogadiscio: 15 morti nelle proteste contro il presidente Sheikh Mohamud</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Esclusivo &#8211; Parla il ministro libico Trabelsi: &#8220;Parliamo anche con Haftar ma Tripoli deve essere la capitale&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/esclusivo-parla-il-ministro-libico-trabelsi-parliamo-anche-con-haftar-ma-tripoli-deve-essere-la-capitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1024x589.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1536x883.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-600x345.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Tunisi si è tenuto il secondo round del mini-meeting 4+4 tra rappresentanti dei due governi libici, sostenuto da ONU e Italia</p>
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<p><br>A Tunisi è andato in scena il secondo round del cosiddetto <strong>mini-meeting 4+4 dedicato alla Libia</strong>. Questo vertice, così chiamato per la presenza di 4 rappresentanti del governo orientale e 4 di quello occidentale, è sostenuto dalle Nazioni Unite e dalla missione onusiana nel Paese arabo per superare lo stallo elettorale e provare ad iniziare una lunga e complessa <em>road-map </em>che porti alla riunificazione della Libia. Nella nazione affacciata sul Mediterraneo da ormai oltre un decennio agiscono due governi, il primo nella capitale Tripoli chiamato <strong>Governo di Unità Nazionale (GNU)</strong> ed il secondo, tecnicamente suddiviso fra <strong>Tobruch</strong> e <strong>Bengasi</strong>, denominato <strong>Governo di Stabilità Nazionale (GNS)</strong>. Il primo è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, il secondo ha un riconoscimento internazionale piuttosto limitato, ma ha l’appoggio militare della Russia e quello politico di Egitto, Emirati Arabi Uniti, e anche la Francia che ha giocato su entrambi i tavoli. L’esecutivo di Tobruch è in realtà un governo fantoccio, controllato dal <strong>feldmaresciallo Khalifa Haftar</strong> e dalla sua famiglia, un signore della guerra dotato di un esercito privato. La situazione libica resta molto difficile e le milizie sono i veri padroni dello stato.</p>



<p>La stessa capitale <strong>Tripoli è controllata da gruppi paramilitari alleati del debole governo del GNU</strong> che deve continuamente venire a patti con questi miliziani per restare al potere. Sul terreno Haftar ha provato più volte a riunificare la Libia con la forza e oggi controlla <strong>circa il 70% dell’intero territorio nazionale</strong>. In questo complicato scenario la via diplomatica cerca faticosamente di trovare una soluzione pacifica e questo vertice punta proprio a questo. Il primo incontro si era tenuto a Roma, sotto l’egida del governo italiano, che continua ad avere un ruolo determinante nel cercare di raggiungere la riunificazione. <strong>Imad Mustafa Trabelsi è il ministro dell’Interno del governo di Tripoli</strong> ed allo stesso tempo è il capo di una milizia della cittadina di Zintan, una delle più potenti ed influenti in Tripolitania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole (in esclusiva) del ministro Trabelsi</h2>



<p>«L’incontro di Tunisi arriva in un momento particolarmente delicato, ma il nostro governo lo sostiene con convinzione ed i nostri inviati vogliono fare il bene del popolo libico. <strong>Voglio ringraziare le Nazioni Unite e l’Italia per l’impegno profuso nell’organizzazione di questi meeting. </strong>Quello che viene chiamato Alto Consiglio di Stato, che ha sede in Cirenaica e che non rappresenta la Libia, ha fortemente criticato questa operazione delle Nazioni Unite, perché sono degli islamisti che vogliono trasformare la nostra grande nazione in un campo di battaglia. La delegazione ha però elementi di alto livello anche da Est come <strong>Abdelrahman Al-Abbar, </strong>che è stato ministro delle giustizia e procuratore generale o Al-Shaibani Abu Hmoud che ha prestato servizio come ambasciatore in Francia. Il GNU ha inviato Walid Al-Lafi, nostro ministro per la Comunicazione e l’ex presidente della Banca Centrale Mustafa Al-Manna, tutti uomini con il senso dello stato e che conoscono l’importanza di mantenere aperta una trattativa».</p>



<p>Il ministro Trabelsi rimane però scettico sulla possibilità che le decisioni di questo meeting possano davvero essere recepite in <strong>Cirenaica</strong>. «Il primo passo sarebbe la ricostituzione del consiglio dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale che gente come il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tobruch Aguila Saleh ha sempre boicottato. Saleh è l’uomo del Cairo, ma è al servizio di Khalifa Haftar ed il suo clan come tutti. Servono piccoli passi e l’unificazione delle istituzioni appare al momento fuori delle portata di questo comitato. <strong>Tripoli vuole ascoltare tutti, compresa la società civile, ma questa è la capitale e qui deve essere espresso il governo unitario della Libia</strong>».</p>



<p>Il processo elettorale è bloccato da molti mesi ed è stato al centro della crisi del 2021. L’iscrizione alle liste elettorali resta difficoltoso e votare in alcune aree appare impossibile. «Nelle regioni controllate dal GNU si può votare democraticamente, nel resto del Paese è molto difficile- continua <strong>Imad Mustafa Trabelsi</strong>&#8211; la violenza a Tripoli è cessata quando abbiamo sconfitto delle bande criminali che lavoravano per governi stranieri e adesso lo Stato è tornato al fianco dei cittadini». <br><br></p>
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		<title>Mozambico, anche le chiese nel mirino dell&#8217;insorgenza jihadista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-anche-le-chiese-nel-mirino-dellinsorgenza-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 08:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1648" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mozambico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp 1648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-300x166.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1024x565.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-768x424.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1536x848.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-600x331.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1648px) 100vw, 1648px" /></p>
<p>L’ultimo episodio è stato l’attacco al villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, dove i terroristi di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, hanno dato alle fiamme la chiesa di San Luigi di Montfort e hanno rapito una ventina di civili. Tutto accaduto a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-anche-le-chiese-nel-mirino-dellinsorgenza-jihadista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1648" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mozambico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp 1648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-300x166.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1024x565.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-768x424.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1536x848.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-600x331.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1648px) 100vw, 1648px" /></p>
<p>L’ultimo episodio è stato l’attacco al villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, dove i terroristi di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, conosciuto anche come Isis Mozambico, hanno dato alle fiamme la chiesa di San Luigi di Montfort e hanno rapito una ventina di civili. </p>



<p>Tutto accaduto a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico che dal 2017 è sconvolta da questo gruppo affiliato allo Stato islamico, che controlla intere province e terrorizza la popolazione. </p>



<p>Questa chiesa, costruita nel 1946, rappresentava il simbolo dell’impegno missionario in questa area e la sua distruzione è stata vista dagli islamisti come lo sradicamento delle radici cristiane degli abitanti della zona. Cabo Delgado è l’unica provincia mozambicana a maggioranza musulmana e allo stesso tempo è anche la più lontana dalla capitale e la più povera. I terroristi , localmente chiamati al Shaabab, cioè i giovani,  hanno iniziato ad organizzarsi nel 2007 grazie al proselitismo di predicatori arrivati qui da Kenya e Tanzania. Nei suoi primi anni non avevano creato grandi problemi alle forze militari di Maputo, ma dal 2017, con l’affiliazione allo Stato islamico, si sono riorganizzati e modernamente armati, diventando un enorme minaccia per la stabilità dello stato. In meno di dieci anni sono stati ucciso più di 300 cattolici, la maggior parte dei quali sono stati decapitati, compresi parroci, sacrestani e suore.  </p>



<p>Contemporaneamente sono state distrutte 117 chiese, di cui 23 soltanto nel 2025, mentre i rapimenti sono stati oltre 2000, una parte a scopo di lucro e l’altra per conversioni forzate o per ridurre le donne a schiave sessuali. La situazione è molto complicata e l’esercito mozambicana è apparso inerte di fronte agli attacchi alla popolazione. A metà aprile una piazzaforte dei militari di Maputo è stata attaccata dai terroristi e data alle fiamme, otto soldati sono stati uccisi e gli altri sono scappati nella boscaglia. Questo presidio era stato creato proprio per garantire la sicurezza della popolazione locale e adesso non esiste più. </p>



<p>A Cabo Delgado è stato scoperto il più grande giacimento di gas liquefatto dell’intero continente africano ed anche Eni ha enormi interessi in questa area, anche se è la francese Total che detiene la maggioranza delle azioni. Il governo del presidente Chapo, dopo che i suoi predecessori avevano assodato mercenari sudafricani e poi anche i contractor russi del Wagner group, ha accettato che la Francia ingaggiasse le forze speciali del Ruanda per difendere il giacimento. I militari ruandesi hanno preso il controllo della penisola di Afungi, dove si trova il gas, ma tutte le aree interne sono state abbandonate e adesso sono amministrate dai jihadisti che impongono tasse e la legge islamica. Nella primavera del 2021 Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a ha preso il controllo della città di Palma per due giorni, costringendo gli occidentali presenti a fuggire via mare e distruggendo tutti i simboli cristiani. Dopo la faticosa riconquista di questa città era intervenuta una missione internazionale guidata dal Sudafrica, che aveva temporaneamente ristabilito l’ordine, ma che era stata poi fortemente ridimensionata per questioni economiche. </p>



<p>Nel settembre del 2022 a Chipene, al confine fra le province di Cabo Delgado e Nanpula, era stata assassinata la suora italiana Maria De Coppi di 83 anni che da quasi 60 viveva in Mozambico, dove aveva ottenuto anche la cittadinanza. La religiosa era stata assassinata nel tentativo di aiutare le ragazze che vivevano nella scuola a  scappare dai terroristi che volevano rapirle. La posta in gioco è altissima perché le riserve di gas del Mozambico sono stimate in 2.800 miliardi di metri cubi, facendone uno dei maggiori giacimenti al mondo e vista la situazione globale il suo controllo diventa determinante. Tutto sulla pelle della popolazione civile in questi anni ha visto quasi 7000 morti e 1,3 milioni di sfollati che non possono tornare nelle loro case per non finire nella morsa del jihadismo.<br></p>
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		<title>ESCLUSIVO &#8211; Parla Youssef Rajji, ministro degli Esteri del Libano: &#8220;A Hezbollah interessa solo il bene dell&#8217;Iran&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esclusivo-parla-youssef-rajji-ministro-degli-esteri-del-libano-a-hezbollah-interessa-solo-il-bene-delliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=513093</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> "Il popolo libanese soffre una guerra che non voleva", dice Rajji, "Hezbollah non vuole il bene dei libanesi ma soltanto quello dell’Iran".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esclusivo-parla-youssef-rajji-ministro-degli-esteri-del-libano-a-hezbollah-interessa-solo-il-bene-delliran.html">ESCLUSIVO &#8211; Parla Youssef Rajji, ministro degli Esteri del Libano: &#8220;A Hezbollah interessa solo il bene dell&#8217;Iran&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Hezbollah-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tregua che sempre più faticosamente sta resistendo fra Stati Uniti ed Iran, non è mai stata applicata in Libano che ha visto invece un aumento della violenza. Israele ha intensificato le operazioni militari contro i miliziani sciiti filo iraniani di Hezbollah, colpendo con l’aviazione tutto il Sud fino al fiume Litani, la valle  della Bekaa e soprattutto la capitale Beirut che ha visto i peggiori attacchi dall’inizio del conflitto. <strong>In un solo giorno ben cinque quartieri sono stati bombardati contemporaneamente provocando circa 300 vittime </strong>ed oltre 1.200 feriti, sia nelle aree a maggioranza sciita controllati da Hezbollah, che nei quartieri a maggioranza cristiana, una parte della società libanese che non è minimamente coinvolta nella guerra. Oggi nel Paese dei Cedri non esiste un luogo sicuro e Tel Aviv sta continuando a colpire ed ad avanzare nel Sud. L’ultima conquista simbolica è stato lo stadio di Bint Jbeil, dove nel 2000 l&#8217;allora leader di Hezbollah, <strong>Hassan Nasrallah,</strong> ucciso dagli israeliani, pronunciò il discorso di vittoria dopo il ritiro dell’IDF dal Libano meridionale. Qui Nasrallah, fondatore del Partito di Dio, aveva definito Tel Aviv come più debole di una ragnatela, rilanciando l’idea di una vittoria finale. Negli scontri per la conquista di questa località l’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso oltre 100 terroristi sia in scontri a terra che negli attacchi aerei e di aver conquistato e distrutto centinaia di pezzi di equipaggiamento bellico.</p>



<p>Sul campo la guerra va avanti, ma a Washington martedì si aprirà un tavolo, fortemente voluto dall’amministrazione di Donald Trump, fra Israele e Libano, a cui però non parteciperà Hezbollah. <strong>Youssef Rajji</strong> è il ministro degli Esteri libanese da poco più di un anno e dal suo insediamento ha sempre affrontato una situazione estremamente complicata. Vanta un lungo passato da diplomatico presso l’Unione Europea, le Nazioni Unite e negli ultimi cinque anni in Giordania. “La situazione in Libano è molto complicata e la prima vittima è sempre la popolazione civile che viene colpita indiscriminatamente. Il presidente <strong>Joseph Aoun</strong> si è appellato a tutto il mondo per aiutare il nostro paese, anche il Vaticano ha lavorato per cercare di ottenere una tregua. Ci siederemo al tavolo con Israele per trovare un accordo che possa garantire una pace duratura fra le nostre nazioni, il Medio Oriente ha sofferto troppo ed il Libano è un vaso di coccio fra vasi di ferro.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hezbollah più armato e organizzato dell&#8217;esercito</h2>



<p>Youssef Rajji conosce profondamente le complesse dinamiche che governano questa area turbolenta e <strong>non si aspetta miracoli dal meeting programmato a Washington</strong>, soprattutto perché i deputati e gli aderenti di Hezbollah stanno protestando per questa mossa del governo di Beirut. “Tutti i parlamentari sciiti (blocco politico formato da Hezbollah e Amal, ndr) sono scesi in strada per protestare contro il nostro tentativo di mettere fine alla guerra ed i loro sostenitori ci hanno accusato di essere al servizio di Israele e di aver tradito la Costituzione. Il Premier Salam e tutto il governo sono al servizio del popolo libanese, che sta soffrendo una guerra che non voleva. <strong>Hezbollah dimostra di non volere il bene della popolazione, ma soltanto quello dell’Iran. </strong></p>



<p>Il ministro della Difesa rilancerà il progetto, lanciato l’estate scorsa, per disarmare i miliziani sciiti, ma serve tempo perché l’esercito nazionale si sta formando soltanto adesso. Per molti anni la politica ha voluto mantenere l’esercito libanese debole per scelta, questo per non avere nessun freno alla violenza delle milizie dei partiti politici. <strong>In questa situazione Hezbollah si è sostituita alla forza legalizzata ed oggi sono meglio armati ed organizzati di tutti gli altri.</strong> Nessuno conosce nemmeno il numero esatto di combattenti che formano le milizie filo-iraniane, ma con l’aiuto internazionale, compreso quello dei caschi blu della missione Unifil delle Nazioni Unite, riusciremo a ristabilire l’ordine. Il fallimento, almeno apparente, dei colloqui di pace di Islamabad indebolisce molto la nostra posizione ed Israele potrebbe tirasi indietro da un momento all’altro, ma noi faremo tutto il possibile per dare un futuro al Libano, la nazione che amiamo e che ha un immediato bisogno di pace.”</p>
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		<title>Esclusiva &#8211; intervista al ministro degli Houthi Mansour: &#8220;Possiamo bloccare Bab el Mandeb&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esclusiva-intervista-al-ministro-degli-houthi-mansour-possiamo-bloccare-bab-el-mandeb.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giusti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:35:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Houthi Mansour intervista" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330104809737_a3f4b9a5ac6653d848cf19de7235a9a3-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo oltre un mese di guerra il conflitto fra Iran da una parte e Stati Uniti ed Israele dall’altra, sta entrando in una nuova fase. Teheran ha fatto scendere in campo dall’inizio il movimento sciita di Hezbollah, aprendo in Libano un secondo fronte che potesse impegnare le forze di Tel Aviv. Adesso anche gli Houthi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esclusiva-intervista-al-ministro-degli-houthi-mansour-possiamo-bloccare-bab-el-mandeb.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esclusiva-intervista-al-ministro-degli-houthi-mansour-possiamo-bloccare-bab-el-mandeb.html">Esclusiva &#8211; intervista al ministro degli Houthi Mansour: &#8220;Possiamo bloccare Bab el Mandeb&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dopo oltre un mese di guerra il conflitto fra Iran da una parte e Stati Uniti ed Israele dall’altra, sta entrando in una nuova fase. Teheran ha fatto scendere in campo dall’inizio il movimento sciita di Hezbollah, aprendo in Libano un secondo fronte che potesse impegnare le forze di Tel Aviv. Adesso anche gli <strong>Houthi</strong>, il secondo proxy più organizzato ed armato della cosiddetta asse della resistenza, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html">hanno cominciato a lanciare missili contro Israele</a>. Questa tribù del nord dello <strong>Yemen</strong> controlla circa metà del paese e prima della tregua aveva bersagliato di lanci tutto il naviglio che aveva attraversato lo stretto di <strong>Bab el Mandeb</strong> in direzione del canale di Suez bloccando una via del commercio marittimo da cui passa oltre il 12% delle merci globali. </p>



<p>Da questo angusto braccio di mare, che divide l’Asia dall’Africa, transitano anche oltre sei milioni di barili di petrolio al giorno, tutti destinati al mercato europeo, già in estrema difficoltà per il blocco dello stretto di Hormuz da cui passano oltre 20 milioni di barili. La <strong>mossa Houthi</strong> è una scelta strategica dell’Iran che prima di sedersi al tavolo delle trattative vuole ampliare il fronte il più possibile. <strong>Mohammed Mansour</strong> è il ministro della Propaganda del governo provvisorio dei miliziani Houthi e rappresenta uno dei volti pubblici di questo regime.</p>



<p><strong>Ministro Mansour ripetete sempre di essere al fianco dell’Iran che da un mese è sotto attacco e voi, a parte le proteste ufficiali, non avete fatto niente fino ad ora.<br></strong>&#8220;La storia è fatta di scelte ed il nostro momento adesso è arrivato. Siamo scesi in campo lanciando subito un missile contro i sionisti che devono capire che perderanno la guerra. Abbiamo preso di mira il sud di Israele, ma adesso bersaglieremo Tel Aviv e tutta il paese. Noi lottiamo sia per fermare l’ingiusta e inaccettabile aggressione ai fratelli iraniani, che per liberare il popolo palestinese&#8221;.</p>



<p><strong>Con questo attacco siete ufficialmente entrati in guerra aprendo un nuovo fronte.<br></strong>&#8220;Sul tavolo ci sono molte opzioni, la prima è sicuramente bersagliare il territorio israeliano fino alla loro resa. Ma potremmo bloccare Bab el Mandeb fermando tutto il traffico marittimo che va verso Suez, abbiamo riserve missilistiche infinite e nessuno senza il nostro permesso navigherà fra Asia ed Europa. Una opzione è anche l’attacco ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, due nazioni che sono da sempre nostri nemici e che appoggiano il falso governo yemenita di Aden&#8221;.</p>



<p><strong>Qual’e il vostro obiettivo?<br></strong>&#8220;Il popolo yemenita ha chiesto per settimane che aiutassimo i fratelli iraliani e vendicassimo la morte della Guida Suprema, il nostro padre e fratello assassinato dagli infedeli. I nostri uomini combattono per un ideale e per difendere la fede e per questo motivo non possiamo perdere. Voglio anche lanciare un avvertimento ai paesi arabi: questa è una lotta di sopravvivenza per l’Islam, se sarete servi dei sionisti e degli americani pagherete conseguenze gravissime&#8221;.<br></p>



<p><strong>Nello stretto di Hormuz l’Iran permette il passaggio di alcune navi e sembra intenzionato a imporre un pedaggio, Bab el Mandeb verrà gestito nella stessa maniera?<br></strong>&#8220;Questo è ancora da decidere, ci stiamo confrontando con i fratelli iraniani per avere un piano comune d’azione. La cosa più importante è far capire ai nemici che non ci arrenderemo mai e anche l’Europa deve comprendere che, se continua a dimostrarsi nemica dell’asse della resistenza, manderemo il prezzo del petrolio a duecento dollari al barile, strangolando la sua economia&#8221;.</p>



<p><strong>Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto sembrano aver iniziato a lavorare per mettere fine alla guerra<br></strong>&#8220;Gli americani ed i sionisti hanno capito che non possono vincere questa guerra e stanno cercando un accordo. Le cinque richieste dell’Iran sono legittime e noi le appoggiamo totalmente. Hanno sfidato l’Iran e ne sono usciti sconfitti e adesso cercano di nascondere il vero andamento dello scontro. Tutto questo deve servire come lezione all’occidente, che deve comprendere che l’asse della resistenza non si arrenderà mai&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esclusiva-intervista-al-ministro-degli-houthi-mansour-possiamo-bloccare-bab-el-mandeb.html">Esclusiva &#8211; intervista al ministro degli Houthi Mansour: &#8220;Possiamo bloccare Bab el Mandeb&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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