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Guerra

Esclusiva InsideOver – Intervista a Mustafa Hijri, leader del PDKI curdo: “Abbiamo aperto canali con gli Usa”

I circa dieci milioni di curdi che vivono in Iran rappresentano un quarto del totale di questo antico popolo senza patria, diviso appunto fra Iran, Iraq, Turchia, Siria e Armenia. I curdi iraniani sono sempre rimasti ai margini della vita...
Mustafa Hijri

I circa dieci milioni di curdi che vivono in Iran rappresentano un quarto del totale di questo antico popolo senza patria, diviso appunto fra Iran, Iraq, Turchia, Siria e Armenia. I curdi iraniani sono sempre rimasti ai margini della vita politica di’ Teheran, anche se avevano partecipato alle proteste per abbattere lo Shah nel 1979. Oggi i curdi che vivono lungo il confine con l’Iraq, la regione del Rojhelat, sono suddivisi in almeno cinque partiti politici diversi e raramente riescono a trovare un accordo fra di loro. Il più famoso è indubbiamente il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI),  mentre le altre sigle sono il Partito per la Via libera in Kurdistan (PJAK), il Partito per la Libertà del Kurdistan (PAK), l’Organizzazione Khabat per il Kurdistan iraniano ed infine il Partito Komala del Kurdistan. A fine febbraio una riunione di questi partiti e movimenti ha faticosamente dato vita ala Kurdistan Alliance, un accordo nato per fare fronte comune contro gli attacchi del regime di Teheran che ha giurato di sterminare i curdi se si schiereranno con gli Stati Uniti ed Israele. Ma questi cinque entità politiche possono essere suddivise in re principali correnti.

Le parole di Mustafa Hijri, raggiunto da InsideOver

La prima di queste raduna le  forze conservatrici legate alla storia della Repubblica di Mahabad del 1946 ed il movimento politico di riferimento è il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI). La seconda si ispira al pensiero marxista fondendolo con una specie di nazionalismo ed è rappresentata dal Partito Komalai. La terza corrente è quella neo-rivoluzionaria, la più vicina al PKK turco e rappresentata dal Partito PJAK. Mustafa Hijri è il leader del PDKI ed ha speso la sua vita per la causa del suo popolo. «La situazione è molto difficile, soprattutto per i civili. I bombardamenti di Israele e Stati Uniti sono una grave minaccia per tutti noi es in molti hanno già abbandonato le proprie case cercando rifugio altrove. Abbattere questo regime sanguinario è necessario e per questo motivo voglio fare un appello ai soldati e al personale di sicurezza affinché abbandonino le loro posizioni e ritirino subito ogni tipo  di supporto alle forze armate del regime. Le defezioni da questo esercito di assassini saranno motivo d’orgoglio per tutti».

Donald Trump ha contattato telefonicamente i leader curdi per spingerli ad un intervento diretto nella guerra. «Il presidente statunitense ha detto che sarebbe magnifico se i curdi attaccassero da terra prendendo il controllo dell’Iran, ma noi vogliamo soltanto essere indipendenti nelle nostre province. Il regime degli Ayatollah ha inviato i Pasdaran per massacrarci e noi ci difenderemo, ma l’Iran è un paese molto grande e complicato. Ormai da diversi giorni abbiamo aperto hub canale di comunicazione con gli Stati Uniti, che sono determinati ad estirpare il regime islamico che ha tenuto prigioniero il popolo iraniano ed ha perseguitato le minoranze. Tutti hanno sofferto n questi 47 anni, ma i curdi sono stati quelli che hanno ricevuto il trattamento peggiore. Anche adesso il regime minaccia di distruggerci se appoggeremo l’operazione di Tel Aviv e Washington, ma si sono dimenticati che noi siamo un popolo orgoglioso e coraggioso».

“Vogliamo liberarci degli Ayatollah”

Alcuni leader curdi come Baba Sheikh Hosseini che guida l’Organizzazione Khabat per il Kurdistan iraniano si è sbilanciato di più dicendo che il suo braccio armato è pronto a combattere per liberare l’Iran, ma Mustafa Hijri si dimostra più cauto. «Ogni partito o formazione politica ha sempre avuto un gruppo combattente che spesso si è scontrato con le altre fazioni. Adesso dobbiamo trovare un coordinamento politico, ma allo stesso tempo anche militare e non è così semplice. La guerra sta rendendo le comunicazioni particolarmente complicate e non possiamo riunirci nei nostri “santuari” sui monti Zagros perché i criminali Guardiani della Rivoluzione danno la caccia ai curdi e da giorni cercano di eliminare tutti i leader e gli esponenti politici per bloccare le nostre azioni. Questa è la volta che ci libereremo di questi assassini ed il popolo curdo come sempre è pronto a dare il suo contributo».

Il leader curdo aggiunge: «Sappiamo bene che l’indipendenza rimane un sogno, ma vogliamo autonomia e libertà di essere noi stessi, con la nostra storia e cultura che da secoli vengono calpestate e attaccate. In passato sono state infrante molte promesse fatte ai curdi e speriamo che i nostri fratelli siriani non finiscano nelle mani dei turchi che vogliono cancellarci dal mondo, ma che noi aiuteremo in ogni modo possibile»



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