Guerra /

Da Tripoli

L’eliminazione di Saif el Islam Gheddafi dalla politica libica fa comodo a molti e rafforza soprattutto l’esecutivo di Tripoli. Il secondogenito di Muammar Gheddafi era il volto politico della famiglia e da tempo stava lavorando per correre alle elezioni presidenziali, rinviate ormai da anni. La sua è stata un’esecuzione in piena regola con un commando di quattro sicari a volto coperto che lo hanno crivellato di colpi nel giardino della sua abitazione a Zintan. Saif aveva scelto di vivere in questa cittadina, a circa 130 chilometri da Tripoli, dopo essere stato prigioniero delle milizie locali e scarcerato nel 2016 grazie ad un’amnistia.

Sulla sua testa pendeva un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale ed una condanna a morte in contumacia del tribunale di Tripoli, ma dal 2021 era tornato alla vita politica cercando di candidarsi alle elezioni dalle quali era stato escluso per le condanne, elezioni che poi non si erano mai svolte. Il suo reale esordio erano state le amministrative del 2024 dove nella municipalità di Sabha, abitata dai Qadhadhfa, sua tribù di appartenenza, aveva ottenuto ottimi risultati, rilanciandosi come uomo politico nazionale.

La sua eliminazione ha una chiara matrice politica e non ha nulla a che vedere con le false notizie fatte girare nelle prime ore che avevano parlato di una battaglia fra milizie. Proprio le forze di Zintan, che controllano saldamente la città, hanno negato che ci siano stati scontri, confermando che Saif Gheddafi viveva da tempo in quella casa.

Il ruolo del Governo di Tripoli

Ahmad Ibrahim al Mansour è un membro del Consiglio Sociale della tribù Qadhadhfa e vive a Tripoli, anche se dopo il crollo del regime del Rais molti membri della tribù hanno lasciato la capitale.

“Avevamo suggerito a Saif di far arrivare a Zintan alcuni nostri uomini per rafforzare la sua sicurezza, ma aveva rifiutato dicendo che non voleva isolarsi dal popolo libico e che la sua difesa era il seguito che stava crescendo. Noi siamo certi che i mandanti siano a Tripoli, dove avevano paura della sua popolarità e della grande insoddisfazione nella quale si trova a vivere la Libia. La Brigata 444, un gruppo di tagliagole che mantengono in piedi il governo illegittimo di Abdul Hamid Dbeibah, ha subito fatto sapere di essere estranea ai fatti. Un rapidità sospetta che nasconde il vero motivo di questa azione: un omicidio politico che insieme a Saif al Islam Gheddafi uccide il futuro della nostra nazione”.

Intanto l’ufficio del Procuratore Generale ha inviato a Zintan una squadra investigativa, accompagnata da medici legali ed esperti nel tentativo di identificare la cerchia dei sospettati responsabili del reato.

Le manovre di Haftar

Il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli per il momento si è astenuto dal rilasciare qualsiasi tipo di commento ufficiale. Imad Mustafa Trabelsi è il ministro degli Interni di Tripoli dal novembre del 2022, una longevità inconsueta in governi che vengono cambiati continuamente. Trabelsi è anche un capo milizia della Forza per le operazioni speciali di Zintan, la città dove è stato assassinato Saif Gheddafi. “La procura ha già aperto un’inchiesta formale perché è giusto fare luce su quanto accaduto. Il nostro governo non ha preso nessuna posizione ufficiale perché non si tratta di un atto politico e tanto meno di un omicidio politico. Dobbiamo proteggere tutti i cittadini libici che hanno diritto alla sicurezza nelle proprie case. Zintan è una città pacificata ed amministrata da un governo locale forte e fedele a Tripoli ed escludo che le forze locali siano coinvolte in questo atto di violenza.”

Poche ed evasive le dichiarazioni del responsabile della politica interna libica che invece conosce perfettamente il peso politico che Saif al Islam Gheddafi avrebbe potuto esercitate nelle elezioni presidenziali del paese arabo. La situazione in Libia appare in una fase di stallo e dopo le minacce di riunificazione a colpi di cannone da parte del generale Khalifa Haftar, i due governi hanno riaperto dei tavoli di trattativa facendo votare alle rispettive assemblee parlamentari dei percorsi di riunificazione nazionale.

L’esecutivo di Tobruk risponde sempre meno alla Russia e si sta aprendo, grazie alla mediazione dell’Egitto, anche all’Italia che insieme all’Unione Europea e alle Nazioni Unite riconosce soltanto il governo di Tripoli. La figura di Saif al Islam Gheddafi stava radunando intorno a se molte tribù ed una sua eventuale candidatura avrebbe potuto mettere in difficoltà i rappresentanti di Tripolitania e Cirenaica, dimostrando l’ennesimo fallimento delle cosiddette Primavere arabe.

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