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Badr Ahmed Mohamed Abdelatty, ministro degli Affari Esteri dell’Egitto, è stato il primo a comunicare al mondo che erano stati selezionati i 15 tecnocrati del nuovo governo palestinese per amministrare la Gaza del dopoguerra. Il responsabile della politica estera del Cairo gestisce i rapporti internazionali dal suo ufficio nella Nuova Capitale Amministrativa, una città satellite a circa 45 chilometri dall’attuale capitale. Questo luogo, situato in una zona desertica a metà strada tra il Cairo e Suez, sarà il futuro politico ed amministrativo del grande paese arabo, ma oggi è ancora parzialmente in costruzione. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda.

“Dopo l’enorme successo del summit di Sharm El Sheikh, co-presieduto da Donald Trump e dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, era naturale che fosse l’Egitto a dare questa notizia- racconta orgogliosamente Badr Abdelatty– abbiamo la lista del nuovo governo di Gaza dove abbiamo incluso gli elementi migliori che possano ridare speranza ai gazawi. Al momento non possiamo rivelare chi siano per evitare speculazione o tentativi di influenza, ma la cosa più importante è mantenere la pace a Gaza e ricostruire la Striscia”.

Prima del vertice di Sharm El Sheikh, afferma, “il governo egiziano ha organizzato un incontro al Cairo con tutte le fazioni palestinesi. Hamas, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, la Jihad Islamica e anche l’Autorità Nazionale Palestinese hanno accettato di sedersi ad un tavolo per trovare un’intesa ed un piano d’azione comune“.

“Ecco il braccio esecutivo della nuova Gaza”

Questa lista di persone, prosegue il ministro, “che voglio definire come eccellenti sia per capacità e per lo spirito di iniziativa, sarà il braccio esecutivo della nuova amministrazione di Gaza, mentre i fondi per la ricostruzione verranno amministrati dal Consiglio di Pace che sarà presieduto dal presidente statunitense Donald Trump. Tutti i nominativi inseriti sono stati approvati sia da Israele che da Hamas ed è stato un lavoro diplomatico complicato e attento alle necessità di tutti. Il governo egiziano ci tiene anche ad ammonire chiunque stia utilizzando questo momento di passaggio per vendette personali, abbiamo deciso di concedere tempo ad Hamas per consegnare le armi e amministrare questo periodo di transizione, ma la violenza deve cessare immediatamente”.

Il ruolo egiziano sembra crescere ogni giorno nel futuro della Striscia di Gaza e della Palestina. “Noi siamo stati i primi a pensare a quantificare un piano di ricostruzione per Gaza, oggi se dobbiamo pensare ad una cifra sara intorno ai 70 miliardi di dollari e servirà una grande coalizione internazionale tra Occidente e stati arabi e musulmani per poter mettere insieme una cifra del genere. La ricostruzione dovrà cominciare il prima possibile, senza che nessun cittadino di Gaza sia costretto a lasciare la Striscia, nemmeno per un giorno. L’Egitto è sempre stato totalmente contrario allo spostamento della popolazione, i palestinesi devono restare sulla loro terra perché è un loro diritto inalienabile”.

La forza di interposizione dell’Egitto

Stando a quanto riporta il quotidiano inglese The Guardian, l’Egitto potrebbe guidare anche la forza di interposizione delle Nazioni Unite. “Stiamo lavorando per dare il nostro contributo alla creazione di questa fondamentale task force militare. Tuttavia è prematuro dire chi sarà al comando di questa missione, ma le nostre forze armate garantiscono altissimi standard di professionalità e tutto il mondo arabo e musulmano conosce le qualità dell’esercito egiziano. Soltanto la Turchia e l’Egitto hanno eserciti di grandi dimensioni, ma molti paesi arabi e musulmani hanno già dato la loro disponibilità a partecipare. Il Cairo non ha mai smesso di lavorare per raggiungere questa pace, siamo stati mediatori equi ed imparziali e tutti hanno riconosciuto il nostro impegno”.

“Questo Piano di pace – conclude il ministro – ci auguriamo che sia il primo passo verso la realizzazione di un vero stato palestinese, una cosa nella quale l’Egitto crede fortemente e che resta un pilastro della nostra politica estera“.

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