A Tunisi è andato in scena il secondo round del cosiddetto mini-meeting 4+4 dedicato alla Libia. Questo vertice, così chiamato per la presenza di 4 rappresentanti del governo orientale e 4 di quello occidentale, è sostenuto dalle Nazioni Unite e dalla missione onusiana nel Paese arabo per superare lo stallo elettorale e provare ad iniziare una lunga e complessa road-map che porti alla riunificazione della Libia. Nella nazione affacciata sul Mediterraneo da ormai oltre un decennio agiscono due governi, il primo nella capitale Tripoli chiamato Governo di Unità Nazionale (GNU) ed il secondo, tecnicamente suddiviso fra Tobruch e Bengasi, denominato Governo di Stabilità Nazionale (GNS). Il primo è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, il secondo ha un riconoscimento internazionale piuttosto limitato, ma ha l’appoggio militare della Russia e quello politico di Egitto, Emirati Arabi Uniti, e anche la Francia che ha giocato su entrambi i tavoli. L’esecutivo di Tobruch è in realtà un governo fantoccio, controllato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar e dalla sua famiglia, un signore della guerra dotato di un esercito privato. La situazione libica resta molto difficile e le milizie sono i veri padroni dello stato.
La stessa capitale Tripoli è controllata da gruppi paramilitari alleati del debole governo del GNU che deve continuamente venire a patti con questi miliziani per restare al potere. Sul terreno Haftar ha provato più volte a riunificare la Libia con la forza e oggi controlla circa il 70% dell’intero territorio nazionale. In questo complicato scenario la via diplomatica cerca faticosamente di trovare una soluzione pacifica e questo vertice punta proprio a questo. Il primo incontro si era tenuto a Roma, sotto l’egida del governo italiano, che continua ad avere un ruolo determinante nel cercare di raggiungere la riunificazione. Imad Mustafa Trabelsi è il ministro dell’Interno del governo di Tripoli ed allo stesso tempo è il capo di una milizia della cittadina di Zintan, una delle più potenti ed influenti in Tripolitania.
Le parole (in esclusiva) del ministro Trabelsi
«L’incontro di Tunisi arriva in un momento particolarmente delicato, ma il nostro governo lo sostiene con convinzione ed i nostri inviati vogliono fare il bene del popolo libico. Voglio ringraziare le Nazioni Unite e l’Italia per l’impegno profuso nell’organizzazione di questi meeting. Quello che viene chiamato Alto Consiglio di Stato, che ha sede in Cirenaica e che non rappresenta la Libia, ha fortemente criticato questa operazione delle Nazioni Unite, perché sono degli islamisti che vogliono trasformare la nostra grande nazione in un campo di battaglia. La delegazione ha però elementi di alto livello anche da Est come Abdelrahman Al-Abbar, che è stato ministro delle giustizia e procuratore generale o Al-Shaibani Abu Hmoud che ha prestato servizio come ambasciatore in Francia. Il GNU ha inviato Walid Al-Lafi, nostro ministro per la Comunicazione e l’ex presidente della Banca Centrale Mustafa Al-Manna, tutti uomini con il senso dello stato e che conoscono l’importanza di mantenere aperta una trattativa».
Il ministro Trabelsi rimane però scettico sulla possibilità che le decisioni di questo meeting possano davvero essere recepite in Cirenaica. «Il primo passo sarebbe la ricostituzione del consiglio dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale che gente come il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tobruch Aguila Saleh ha sempre boicottato. Saleh è l’uomo del Cairo, ma è al servizio di Khalifa Haftar ed il suo clan come tutti. Servono piccoli passi e l’unificazione delle istituzioni appare al momento fuori delle portata di questo comitato. Tripoli vuole ascoltare tutti, compresa la società civile, ma questa è la capitale e qui deve essere espresso il governo unitario della Libia».
Il processo elettorale è bloccato da molti mesi ed è stato al centro della crisi del 2021. L’iscrizione alle liste elettorali resta difficoltoso e votare in alcune aree appare impossibile. «Nelle regioni controllate dal GNU si può votare democraticamente, nel resto del Paese è molto difficile- continua Imad Mustafa Trabelsi– la violenza a Tripoli è cessata quando abbiamo sconfitto delle bande criminali che lavoravano per governi stranieri e adesso lo Stato è tornato al fianco dei cittadini».
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