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	<title>Matteo Bressan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Matteo Bressan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Verso il Forum Internazionale sulla Nuova via della Seta</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/verso-il-forum-internazionale-sulla-nuova-via-della-seta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1441" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080.jpg 1441w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-1024x767.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1441px) 100vw, 1441px" /></p>
<p>A sei anni dalla presentazione della Belt and Road Initiative (Bri), migliaia di delegati provenienti da oltre 100 Paesi, tra cui circa 40 leader di governo, si riuniranno a Pechino, a fine aprile, per discutere sui risultati e sulle prospettive dell’iniziativa. Il secondo forum sulla Belt and Road è incentrato sul tema “Cooperazione Belt and &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/verso-il-forum-internazionale-sulla-nuova-via-della-seta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1441" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080.jpg 1441w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5958708-1441x1080-1024x767.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1441px) 100vw, 1441px" /></p><p>A sei anni dalla presentazione della Belt and Road Initiative (Bri), migliaia di delegati provenienti da oltre 100 Paesi, tra cui circa 40 leader di governo, si riuniranno a Pechino, a fine aprile, per discutere sui risultati e sulle prospettive dell’iniziativa.</p>
<p>Il secondo forum sulla Belt and Road è incentrato sul tema “Cooperazione Belt and Road per realizzare un futuro condiviso più luminoso”.</p>
<p>L’Italia, come già avvenuto per la prima edizione del Forum sulla Via della Seta, sarà presente anche in questa occasione con il presidente del Consiglio Conte, questa volta però come primo Paese del G7 firmatario del Memorandum of Understanding (MoU) sull’adesione alla Nuova via della Seta, siglato lo scorso 23 marzo nel corso della visita di stato in Italia del presidente Xi Jinping. L’imminente forum che si terrà il prossimo 26 e 27 aprile a Pechino sarà un passaggio chiave per capire le potenzialità del Memorandum tra Italia e Cina e dissipare le preoccupazioni e le perplessità che hanno accompagnato il dibattito e la firma degli accordi tra i due Paesi. L’adesione dell’Italia alla Bri è oggetto anche di importanti riflessioni da parte del mondo accademico e dei centri studi cinesi, come confermato da Xu Jian, vicepresidente del China Institute of International Studies, che ha evidenziato come “la visita di Xi in Italia è stato un evento importante per le relazioni tra i due Paesi. Questa visita ha prodotto importanti effetti nelle relazioni bilaterali e il MoU rappresenta un format su come impostare le future collaborazioni. La Bri è un’iniziativa aperta, nel senso che una volta esposti i principi generali i paesi sono liberi di aderire e impegnarsi nei progetti di cooperazione”.</p>
<p>Secondo un recente studio del Centro europeo ricerche (Cer) presentato lo scorso 12 aprile al Cnel, l’export dell’Italia verso i circa 70 Paesi aderenti potrebbe aumentare fino al 7,5%. Nel report del Cer si precisa che “lo sviluppo delle sue relazioni commerciali lungo la Nuova via della seta potrebbe offrire alle imprese nuove opportunità, sia per collocare le proprie esportazioni di beni finali sia per intrecciare rapporti di collaborazione produttiva basati sullo sviluppo degli scambi di beni intermedi”. Secondo il report, i maggiori benefici per l’Italia potrebbero derivare non tanto dai Paesi più prossimi geograficamente ma nei paesi coinvolti nella Bri in Africa, Medio Oriente e Asia.</p>
<p>La Bri vede infatti coinvolti, ad oggi, più di 70 Paesi, distribuiti su più continenti e la visione e le azioni per la costruzione congiunta della cintura economica della Via della seta e della Via della seta marittima del XXI secolo, sono state esposte nel marzo 2015, momento in cui la Cina ha illustrato al mondo le linee guida e i piani d’azione della cooperazione lungo la Belt and Road.</p>
<p>Nel maggio 2017, il primo Forum sulla cooperazione internazionale per la Belt and Road, tenutosi a Pechino, ha individuato una tabella di marcia per la cooperazione futura, fornendo un elenco di risultati, che comprende 76 voci che prevedono il raggiungimento di 279 risultati concreti in cinque settori chiave: politica, infrastrutture, commercio, settore finanziario e connettività tra persone.</p>
<p>Gli sforzi compiuti per l’iniziativa Belt and Road sono stati riconosciuti dalla comunità internazionale, così come molti sono, ad oggi, i Paesi che hanno aderito ai suoi piani di sviluppo, percependo la Bri come una piattaforma di cooperazione capace di sviluppare la loro crescita.</p>
<p>Finora, 124 Paesi e 29 organizzazioni internazionali hanno firmato accordi di cooperazione con la Cina sulla Bri. Secondo un sondaggio dell’International Finance Forum (Iff), pubblicato lo scorso anno, quasi tutte le organizzazioni intervistate hanno confermato il ruolo vitale svolto dalla costruzione della Belt and Road nel promuovere la crescita economica locale e regionale.</p>
<p>Grazie alla cooperazione della Belt and Road, è stata realizzata la prima autostrada in Africa Orientale, è stato costruito il primo ponte tra isole alle Maldive ed è stato inoltre possibile avviare la produzione di veicoli passeggeri in Bielorussia. Nel sud-est asiatico si sta costruendo una ferrovia ad alta velocità e il continente euroasiatico ha così iniziato a beneficiare del servizio di treni merci a lunga percorrenza.</p>
<p>A conferma dei numerosi progetti in corso di realizzazione, tra cui non mancano anche iniziative che nel corso del tempo sono risultate essere troppo ambiziose e sono state riviste e ridimensionate, vanno menzionate la ferrovia che collega la Cina con il Laos e la Thailandia, la linea ferroviaria che collega l’Ungheria alla Serbia (i cui lavori però procedono a rilento), la ferrovia ad alta velocità tra Giacarta e Bandung e il porto di Gwadar in Pakistan.</p>
<p>Negli ultimi sei anni, la costruzione della Belt and Road ha portato cambiamenti radicali nei Paesi lungo il percorso. Solo per fare alcuni esempi, grazie alla Bri, il porto tedesco di Duisburg ha registrato un fatturato di 250 milioni di euro nell’anno fiscale 2017, gestendo il 30% in più di carichi.</p>
<p>Recentemente è stata lanciata una nuova linea ferroviaria per i treni merci tra il Lussemburgo e Chengdu in Cina, con il primo treno che ha trasportato 41 container carichi di prodotti meccanici ed elettrici europei, alimenti e apparecchiature mediche per il mercato cinese sempre più in espansione. Molti ritengono che il potenziamento del servizio merci Cina-Europa non rappresenti solo un motore per rimodellare l’attuale panorama economico e commerciale, ma significhi anche che la Bri sta contribuendo ad arginare il protezionismo e l’isolazionismo.</p>
<p>La Bri rappresenta un modello innovativo nel complicato sistema di sviluppo e governance globale, in quanto è un’iniziativa proposta dai Paesi in via di sviluppo e che sostiene il principio di un’ampia consultazione, di un contributo congiunto e di benefici condivisi.</p>
<p>La Bri, come dichiarato dal Segretario Generale dell’Onu António Guterres, non riguarda solo la cooperazione economica, ma mira anche a migliorare il modello di sviluppo dell’economia mondiale e a rendere la globalizzazione più sana.</p>
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		<title>L’Italia nella Nuova Via della Seta: opportunità e rischi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/litalia-nella-nuova-via-della-seta-opportunita-e-rischi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 09:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1568" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2.jpg 1568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-1024x705.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1568px) 100vw, 1568px" /></p>
<p>L’imminente visita in Italia del presidente Xi Jinping, prevista per il prossimo 21 e 23 marzo, ha amplificato, nei contenuti e nei toni, la riflessione sull’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta, la grande iniziativa annunciata poco più di cinque anni fa proprio dal leader cinese e divenuta cardine della politica e del modello di cooperazione portato avanti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/litalia-nella-nuova-via-della-seta-opportunita-e-rischi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1568" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2.jpg 1568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8775674-1568x1080-2-1024x705.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1568px) 100vw, 1568px" /></p><p>L’imminente visita in Italia del presidente Xi Jinping, prevista per il prossimo 21 e 23 marzo, ha amplificato, nei contenuti e nei toni, la riflessione sull’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta, la grande iniziativa annunciata poco più di cinque anni fa proprio dal leader cinese e divenuta cardine della politica e del modello di cooperazione portato avanti da Pechino.</p>
<h2>Il progetto</h2>
<p>Come noto, l’iniziativa tende a ricreare e a potenziare due strade commerciali che, a livello terrestre e marittimo, andranno a collegare Cina, Asia Centrale, Russia, Europa e Africa. I corridoi individuati dal governo cinese sono per ora sei, quattro terrestri e due marittimi: il nuovo ponte euroasiatico, il corridoio Cina, Mongolia, Russia, i corridoi Cina – Asia Centrale e Cina – Asia Occidentale e il corridoio Cina – penisola indocinese.</p>
<p>Le due vie marittime, invece, collegherebbero il Mar cinese meridionale da un lato con l’Oceano Indiano e col Mediterraneo e dall’altro il Mar cinese meridionale con il Pacifico. A queste due vie marittime se ne potrebbe aggiungere una terza, nel momento in cui lo scioglimento dei ghiacci, dovessero favorire la cosiddetta “Polar Silk Road”.</p>
<p>La Belt &amp; Road Initiative (Bri) è un’iniziativa di dimensioni colossali, oltre 1.400 miliardi di dollari da investire nei prossimi 5-10 anni, con l’obiettivo di creare infrastrutture in circa 70 Paesi che comprendono 4,5 miliardi di persone, tre quarti delle riserve energetiche e un terzo del prodotto interno lordo globale, su una superficie pari al 35% del globo.</p>
<h2>L’Italia e la dimensione mediterranea</h2>
<p>Seppure in ritardo rispetto ad altri Paesi, l’Italia si sta ritagliando un ruolo di primo piano nella Bri, come confermato dalla partecipazione del premier Paolo Gentiloni al Belt and Road Forum del 14 – 15 maggio 2017 a Pechino, dall’interesse confermato dall’attuale governo italiano, tramite l’azione del sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci e dal Parlamento, dove è stata presentata una mozione, promossa dal presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, con la quale si chiede di inserire, nella Bri, anche infrastrutture portuali del sud Italia. Proprio le infrastrutture portuali, dopo l’ingresso e l’acquisizione del Pireo da parte della Cosco nel 2016, hanno rappresentato il principale oggetto dell’interesse cinese nei confronti dell’Italia.</p>
<p>Dopo le fallimentari esperienze di Taranto, Napoli e Gioia Tauro, la Repubblica popolare cinese ha iniziato a guardare con interesse a Genova, Savona, Venezia e Trieste. Quest’ultima, in particolare, sembra oggi avere le carte in regola sia per la sua free zone doganale sia per i collegamenti all’Europa centrale, destinati a potenziarsi ulteriormente quando nel 2025 dovrebbe entrare in funzione la galleria di base del Brennero, che collegherà i principali centri urbani e porti della Scandinavia e della Germania settentrionale ai centri industriali della Germania meridionale, dell’Austria e del Nord Italia.</p>
<p>Altri elementi che confermano il dinamismo delle autorità portuali italiane sono la recente intesa tra le autorità portuali di Venezia e Chioggia insieme a quella del Pireo, che si pone l’obiettivo di rafforzare i traffici e i rapporti tra i due scali marittimi, e il possibile accordo tra l’autorità portuale di Genova e Savona e il gruppo Chinese Communications Construction Company.</p>
<p>L’interesse cinese per il Mar Mediterraneo si può comprendere alla luce dell’allargamento del Canale di Suez che ha determinato un aumento del volume delle merci che attraversano il Canale di Suez, più che raddoppiato (+124%) dal 2011 al 2016, e hanno reso il Mar Mediterraneo sbocco principale per il 19% del traffico globale, per il 25% dei servizi di linea container e per il 30% del petrolio. Il 56% delle merci che attraversa Suez approda nei porti del Mediterraneo per poi raggiungere il cuore dell’Europa.</p>
<p>Proprio la crescita economica cinese ha determinato un notevole impatto sui flussi commerciali che attraversano il Mediterraneo, con un incremento dal 27% al 47% rispetto al 1995, dei traffici Europa – Estremo Oriente.</p>
<p>Nel Mediterraneo la Cina ha investito, spesso attraverso la China Ocean Shipping Company (Cosco), nelle seguenti infrastrutture portuali: Tangeri (l’investimento previsto è di circa 10 milioni di dollari), Bilbao e Valencia (acquisizione del 51% pari a 228 milioni di dollari), Cherchell (accordo di 3,3 miliardi di dollari con l’Algeria per costruire e sfruttare il centro di transhipmentdel porto di Cherchell, situato a circa 60 Km da Algeri), Haifa (concessione di 25 anni per la gestione del porto per la Shanghai International Port Group al costo di 850 milioni di euro), Kumport (controllato al 65% dalla Cosco, è il terzo più grande terminal della Turchia), e infine il  Pireo di cui nel 2016 la Cosco ha acquisito il 51% della Port Authority del Pireo in Grecia (per 360 milioni di euro).</p>
<p>Numeri importanti che, tuttavia, si scontrano ancora con le statistiche riportate nel Rapporto 2016 della Corte dei Conti europea, secondo la quale nel 2012 i tre maggiori porti dell’Ue, Rotterdam, Amburgo e Anversa, hanno movimentato circa il 20% delle merci europee a fronte del 15% registrato dai nove porti europei del Mediterraneo.</p>
<h2>L’Italia verso la firma del Memorandum</h2>
<p>Alla luce di questa analisi, il tema del potenziamento infrastrutturale dei porti italiani non avrebbe un impatto soltanto negli equilibri mediterranei ma implicherebbe una possibile competizione con i porti del Nord Europa, preoccupati della possibilità che il Mediterraneo possa diventare l’hub d’ingresso della Cina nella Ue.</p>
<p>Francia e Germania, così come la Commissione Europea, guardano in queste ore con preoccupazione alla possibile adesione dell’Italia alla Bri, paventando la rottura del fronte dei paesi europei nei negoziati con Pechino.</p>
<p>Dal testo del Memorandum of Understanding pubblicato in anteprima sul Corriere della Seravengono ripresi i principi generali già riscontrabili nei primi due documenti fondativi elaborati dalla Commissione dello sviluppo e delle riforme, dal ministero degli Affari Esteri, dal ministero del Commercio cinese, e pubblicati nei documenti “Vision and Actions on Jointly Building Silk Road Economic Belt and 21st – Century Maritime Silk Road del 2015 e dall’opuscolo “Building the Belt and Road: concept, practice and China’s contribution del 2017.</p>
<p>Documenti che, nella loro sostanziale generalità, non costituiscono accordi internazionali e che verranno interpretati secondo la legislazione delle controparti e la legislazione internazionale, laddove ne ricorrano i presupposti, e per la parte italiana anche secondo la normativa dell’Unione Europea.</p>
<p>Ecco perché, dopo una settimana di incertezze e timori da parte statunitense, il sostanziale avallo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella circa l’adesione dell’Italia alla Via della Seta e la contestuale attenzione al tema della rete 5G, segna un passaggio importante, se non decisivo, nella ricerca italiana di nuove vie commerciali e opportunità infrastrutturali, nel rispetto della storia e della collocazione geopolitica dell’Italia.</p>
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		<title>Il ritiro degli Stati Uniti cambia gli equilibri in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ritiro-stati-uniti-equilibri-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 11:47:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Lega araba]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-768x561.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-1024x748.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’annunciato e più volte ventilato ritiro statunitense dalla Siria ha, nel giro di una settimana, accelerato in maniera impressionante una serie di dinamiche sia all&#8217;interno dell’amministrazione Trump sia nel campo di battaglia siriano. Sul fronte della politica interna, le dimissioni del Segretario alla Difesa James Mattis, frutto di evidenti divergenze sia rispetto al ritiro dalla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ritiro-stati-uniti-equilibri-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-768x561.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164900_28032392-1024x748.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’annunciato e più volte ventilato ritiro statunitense dalla <strong>Siria</strong> ha, nel giro di una settimana, accelerato in maniera impressionante una serie di dinamiche sia all&#8217;interno dell’amministrazione Trump sia nel campo di battaglia siriano.</p>
<p>Sul fronte della politica interna, le dimissioni del Segretario alla Difesa <strong>James Mattis</strong>, frutto di evidenti divergenze sia rispetto al ritiro dalla Siria sia rispetto al dimezzamento della presenza in Afghanistan, hanno portato alla nomina dal primo gennaio di <strong>Patrick Shanahan</strong>, già vice di Mattis, alla guida del Pentagono.</p>
<p>Una nomina, nelle vesti di facente funzione, che anticipa di ben due mesi (fine febbraio) la scadenza prevista per il Generale Mattis alle cui dimissioni hanno fatto seguito anche quelle dell’inviato americano presso la coalizione anti-Isis, <strong>Brett McGurk</strong>, anche egli in disaccordo sull&#8217;annunciato ritiro.</p>

<p>Rispetto agli equilibri del campo di battaglia siriano l’annunciato ritiro è stato vissuto come un tradimento da parte delle milizie curde che hanno visto manifestarsi da una parte lo spettro di uno scontro inevitabile con la Turchia, dall&#8217;altra la necessità di trovare, dopo i tentativi falliti dello scorso luglio, un accordo con Damasco.</p>
<p>Proprio la progressiva ripresa da parte delle autorità siriane dei territori oggi in mano e sotto il controllo delle milizie curde potrebbe, con le dovute garanzie alla <strong>Turchia</strong> e con la mediazione di Mosca, disinnescare l’ennesima escalation del conflitto siriano.</p>
<p style="text-align: center">La guerra in Siria non è finita. E noi vogliamo tornare sul campo a raccontarla. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Ecco come aiutarci</a></p>

<p>Nella giornata di ieri intanto è stata riaperta a Damasco l’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti e non si esclude che questa riapertura possa fare da apripista all&#8217;Arabia Saudita e ad altri paesi europei. Segnali che evidenziano una normalizzazione tra i paesi arabi ed Assad e che vedono Mosca lavorare affinché la <strong>Lega Araba</strong> reintegri la Siria dopo la sospensione avvenuta nel 2011. Non sfugge infatti che proprio ieri l’agenzia di stampa russa <em>Ria Novosti</em> abbia dato la notizia, citando fonti del ministero dell’interno, della prossima riammissione della Siria nella Lega Araba.</p>
<p>L’ennesimo segnale di normalizzazione che fa seguito alla visita dello scorso 17 dicembre a Damasco del Presidente del Sudan <strong>Omar el Bashir</strong>, giunto in Siria con un volo russo, a cui si aggiunge il recente incontro, lo scorso 23 dicembre, tra il capo dell’intelligence siriana Ali Mamlouk e quello egiziano Abbas Kamel.</p>
<p>Tutti segnali che lasciano intendere come Mosca voglia in qualche modo bilanciare il peso dell’influenza della Turchia e dell’<strong>Iran</strong> all&#8217;interno della Siria, anche nella fase della futura e imminente ricostruzione post bellica, ponendosi, dopo il parziale disimpegno statunitense, come garante anche della sicurezza d’Israele, con la quale Mosca, sin dalle prime operazioni in Siria del settembre del 2015, ha sempre mantenuto aperti, ad altissimo livello, canali di comunicazione anche nei momenti di tensione.</p>

<p>Proprio <strong>Israele</strong> ha ribadito, nella notte del 25 dicembre, la sua linea rossa nel continuare la sua campagna di raid mirati contro infrastrutture e depositi di armi, di provenienza iraniana, in territorio siriano. Una<strong> linea rossa</strong> che trova conferma nelle parole di Benjamin Netanyahu il quale ha ribadito che Israele continuerà ad impedire insediamenti e milizie iraniane all&#8217;interno della Siria come peraltro confermato da più di 200 raid condotti dalle forze armate israeliane negli ultimi due anni. Capacità militari portate come esempio dallo stesso Presidente <strong>Donald Trump</strong> che, alla domanda sugli effetti del ritiro dalla Siria su Israele avrebbe risposto, ricordando gli aiuti statunitensi di 4,5 miliardi di dollari di assistenza militare all&#8217;anno, che questi ultimi “si difendono bene”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ritiro-stati-uniti-equilibri-siria.html">Il ritiro degli Stati Uniti cambia gli equilibri in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I nuovi equilibri sul confine libanese  dopo l’operazione Northern Shield</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-nuovi-equilibri-sul-confine-libanese-dopo-loperazione-northen-shield.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2018 21:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[idf]]></category>
		<category><![CDATA[Unifil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4269" height="2745" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011.jpg 4269w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4269px) 100vw, 4269px" /></p>
<p>L’operazione Northern Shield, avviata lo scorso 4 dicembre dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) con l’intento di scovare e distruggere una serie di tunnel scavati dagli Hezbollah all’interno del territorio israeliano, sembra spostare il confronto militare tra Israele e il Partito di Dio dalla Siria al Libano. Secondo fonti militari israeliane, sebbene non costituisca più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-nuovi-equilibri-sul-confine-libanese-dopo-loperazione-northen-shield.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4269" height="2745" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011.jpg 4269w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8518011-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4269px) 100vw, 4269px" /></p><p>L’operazione <strong>Northern Shield</strong>, avviata lo scorso 4 dicembre dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) con l’intento di scovare e distruggere una serie di tunnel scavati dagli <strong>Hezbollah</strong> all’interno del territorio israeliano, sembra spostare il confronto militare tra Israele e il Partito di Dio dalla Siria al Libano.</p>
<p>Secondo fonti militari israeliane, sebbene non costituisca più una minaccia, sarebbe stato scoperto nella notte del 15 dicembre, un quarto tunnel dopo quelli individuati nei giorni scorsi. Ad oggi, i segnali confermerebbero un incremento della retorica fatta di reciproche minacce tra Israele ed Hezbollah. Questi ultimi, a fine novembre, hanno diffuso un video, riconducibile alla campagna di <strong>guerra psicologica</strong>, in cui venivano inquadrati alcuni soldati delle Idf all’interno del quartier generale di Kirya a Tel Aviv, accompagnato dal messaggio in ebraico “se osi attaccare, te ne pentirai”. La risposta israeliana non si è fatta attendere e, appunto, all’operazione Northern Shield si è aggiunta la richiesta, rivolta dal premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong> a Mike Pompeo, di imporre sanzioni al Libano e alle Forze Armate Libanesi (Laf) per l’azione condotta dagli Hezbollah.</p>

<p>Gli Stati Uniti, secondo quanto scritto su <em>Haaretz</em> da Yaniv Kubovich lo scorso 12 dicembre, hanno rifiutato di applicare sanzioni indistintamente al Libano e alle Laf, non riconoscendo l’equiparazione tra lo Stato libanese e gli Hezbollah, verso i quali invece verranno elaborate ulteriori sanzioni per colpire il movimento sciita sotto il profilo finanziario. La posizione statunitense è pertanto differente da quella sostenuta da alcuni esponenti del governo israeliano, quali ad esempio il ministro per l’Istruzione Bennet che sostiene che non vi sia distinzione tra Hezbollah e Libano e che quindi la milizia sciita non vada trattata “sotto il profilo militare”, come fu fatto nella guerra del 2006. Dettagli apparentemente formali, ma che in realtà confermano un differente approccio tra i principali paesi sostenitori del Libano e delle Laf libanesi, riuniti nell’International Support Group per il Libano (Isg) e di cui fanno parte Usa, Russia, Gran Bretagns, Francia, Cina, Ue, Nazioni Unite e Lega Araba, ai quali si sono poi aggiunti Italia, Germania e Banca Mondiale e la posizione d’Israele.</p>
<p style="text-align: left">La questione non è di poco conto, perché è evidente che, facendo ricadere la responsabilità delle azioni degli Hezbollah sul governo libanese, quest’ultimo sarebbe chiamato a rispondere dell’accordo siglato nel 2006 che pose fine alla guerra dei 34 giorni. Accordo, è bene ricordarlo, che, grazie al lavoro del contingente internazionale di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-libano-unifil-hezbollah/" target="_blank">Unifil</a>, ha garantito più di dodici anni di relativa stabilità in una delle aree più a rischio del Medio Oriente. La missione, guidata da quattro Comandanti italiani, quali il generale Claudio Graziano, il Generale Paolo Serra, il Generale Luciano Portolano e l’attuale comandante della missione il Generale Stefano Del Col, vede dispiegati circa 10.500 soldati provenienti da 43 paesi diversi, oltre ad una componente navale che pattuglia la costa in coordinazione con le forze navali libanesi. Il contesto in cui opera la missione Unifil e il suo mandato sono definiti dalla risoluzione 1701 dell’Onu. Un mandato che può essere cambiato soltanto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con l’accordo dei 5 membri permanenti e la cui modifica può rimettere in discussione la contribuzione dei paesi partecipanti alla missione.</p>
<p>L’incontro tripartito</p>
<p>Va specificato che non esiste un confine legale tra il Libano ed Israele, ma solo una linea di demarcazione (Blue Line) tracciata nel 2000 dopo il ritiro delle forze israeliane dal Sud del Libano. Un’area che negli ultimi 13 anni ha vissuto il più lungo periodo di stabilità da oltre 30 anni. Un elemento di forza della missione è l’incontro tripartito, presieduto dal Comandante della missione Unifil, che è l’unico forum dove gli eserciti di Libano e Israele si incontrano periodicamente presso la linea di confine tra i due paesi, per discutere problematiche legate all’implementazione del mandato della missione, alle violazioni e a prevenire conflitti. Si tratta del più importante confidence building measure della missione poiché è l’unico forum, peraltro preso ad esempio anche in altre missioni internazionali, dove due paesi formalmente in guerra s’incontrano. Ciò avviene dal 2006 e vi sono stati più di 120 incontri, secondo la formula tripartito, senza che mai nessuno ne sia uscito.</p>

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		<title>Verso la tregua commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/verso-la-tregua-commerciale-gli-stati-uniti-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2018 20:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[g20]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3588" height="2658" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035.jpg 3588w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-1024x759.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3588px) 100vw, 3588px" /></p>
<p>Si è concluso a Buenos Aires il G20 al termine del quale vi è stato un colloquio di più di due ore tra Donald Trump e Xi Jinping. Usa e Cina hanno trovato un accordo per una tregua commerciale che entrerà in vigore da gennaio e per 90 giorni, durante i quali proseguiranno i negoziati. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/verso-la-tregua-commerciale-gli-stati-uniti-la-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3588" height="2658" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035.jpg 3588w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_1488035-1024x759.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3588px) 100vw, 3588px" /></p><p>Si è concluso a Buenos Aires il G20 al termine del quale vi è stato un colloquio di più di due ore tra Donald Trump e Xi Jinping. Usa e Cina hanno trovato un accordo per una tregua commerciale che entrerà in vigore da gennaio e per 90 giorni, durante i quali proseguiranno i negoziati. Restano vaghe le indicazioni dei leader su temi dell’agenda del G20, la governance economica globale e i cambiamenti climatici. Nonostante sia stata riconosciuta la necessità di una riforma del WTO, i paesi restano ancora distanti sul come attuare una riforma delle regole del WTO, mentre sul tema del clima l’America ha mantenuto la sua posizione, già espressa nel corso del G7 di Taormina, di restare fuori, rispetto agli altri 19 paesi, dall’accordo di Parigi.</p>
<p>L’intervento di Xi Jinping</p>
<p>Nel corso del vertice, il presidente Xi Jinping ha pronunciato un discorso in cui ha rilevato che quest&#8217;anno ricorre il decimo anniversario dello scoppio della crisi economica internazionale e della convocazione del vertice dei leader del G20. Nonostante il mantenimento di una crescita generale dell&#8217;economia mondiale, la profonda influenza apportata dalla crisi non è stata ancora eliminata, la conversione della forza trainante dell&#8217;economia da quella vecchia a quella nuova non è ancora completata e vari rischi si stanno accumulando con sempre maggiore velocità. L&#8217;economia mondiale si trova ancora una volta innanzi a una scelta storica. L&#8217;economia mondiale ha sperimentato alti e bassi, ciononostante, la tendenza generale dell&#8217;apertura e dell&#8217;integrazione dei diversi paesi rimane invariata. La cooperazione reciproca e la complementarietà di vantaggi costituiscono requisiti oggettivi per lo sviluppo della produttività e rappresentano anche la direzione di avanzamento dei cambiamenti nei rapporti di produzione. In questo processo, i diversi paesi hanno formato gradualmente una comunità di interessi, responsabilità e dal futuro condiviso. La collaborazione per la realizzazione del mutuo vantaggio e del beneficio reciproco costituisce l&#8217;unica scelta giusta. Xi Jinping ha avanzato una proposta in quattro punti. Il primo è insistere nell&#8217;apertura e nella cooperazione e salvaguardare il sistema del commercio multilaterale. Il G20 deve salvaguardare fermamente il libero commercio e il sistema di commercio multilaterale basato sulle regole. Il secondo consiste nell&#8217;insistere sullo spirito di partenariato e nel rafforzare il coordinamento delle macro-politiche. Lo spirito di partenariato costituisce la ricchezza più preziosa del G20. Il terzo è insistere nella guida all&#8217;innovazione e nello scavare la forza motrice della crescita economica. Il G20 deve incoraggiare l&#8217;innovazione, promuovere l&#8217;integrazione profonda dell&#8217;economia digitale e reale, concentrarsi sui rischi e le sfide apportati dall&#8217;applicazione delle nuove tecnologie, rafforzare l&#8217;istituzione di sistemi e del sistema legale, prestare maggiore attenzione all&#8217;educazione e alla formazione professionale. Quarto, perseverare nei benefici condivisi e nel win-win, portare avanti lo sviluppo inclusivo globale. Occorre persistere nel pensiero di sviluppo secondo il quale al centro vi è il popolo. Continuare a sostenere lo sviluppo dell&#8217;Africa, aiutando il continente a rafforzare la costruzione infrastrutturale e la connessione e a portare avanti il processo della nuova industrializzazione.</p>

<p>Dal 2013, anno in cui ha assunto l&#8217;incarico di presidente cinese Xi Jinping, ha partecipato consecutivamente a cinque vertici del G20 e ha presieduto anche a quello del 2016 di Hangzhou, come capo di Stato del Paese presidente di turno. L’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Ruiyu, in un recente editoriale pubblicato su Il Sole 24 Ore, ha ricordato che “due anni or sono, il G20 di Hangzhou ha proposto l’idea di costruire un’economia mondiale basata su innovazione, vitalità, interconnessione e inclusione”. Un’idea che ha avuto un ruolo importante per migliorare la pianificazione al massimo livello della governance dell’economia mondiale e guidare la cooperazione economica internazionale. Oggi, di fronte ai continui aggiustamenti e ai mutamenti profondi dello scenario internazionale, l’economia mondiale sta arrivando di nuovo a un bivio cruciale, tutte le parti coinvolte devono unire gli sforzi e sfruttare al meglio la piattaforma di cooperazione economica internazionale del G20 per fare tornare sulla retta via di stabilità e ripresa l’economia mondiale.</p>
<p>Negli ultimi cinque vertici, Xi Jinping ha sottolineato ripetutamente che i vari Paesi devono costruire un&#8217;economia mondiale aperta e opporsi fermamente al protezionismo commerciale e degli investimenti. Durante il Vertice G20 di Hangzhou, Xi ha proposto la trasformazione del G20 dal precedente meccanismo di risposta alle crisi a un meccanismo a lunga azione per la governance economica globale, sottolineando che &#8220;nella globalizzazione economica di oggi, nessuno è un&#8217;isola isolata&#8221;, aggiungendo che &#8220;la cooperazione è l&#8217;unica scelta possibile e che &#8220;lo spirito di partnership&#8221; è la ricchezza più preziosa del G20 ed è &#8220;anche la scelta comune di tutti i Paesi nel rispondere alle sfide globali&#8221;.</p>
<p>Molti leader partecipanti al vertice hanno osservato che, nonostante l&#8217;attuale economia mondiale stia mantenendo una crescita generale, il suo tasso d&#8217;aumento è rallentato, mentre il protezionismo e l&#8217;unilateralismo hanno vissuto un rialzo e sono aumentati i rischi economici. In questo contesto, i vari paesi devono unirsi per rafforzare la cooperazione nel coordinamento delle politiche macroeconomiche, nelle riforme strutturali, nella realizzazione dell&#8217;agenda 2030 di sviluppo sostenibile e nella costruzione infrastrutturale, salvaguardando insieme il sistema di commercio multilaterale e portando avanti uno sviluppo dell&#8217;economia mondiale forte, sostenibile, equilibrato e inclusivo.</p>
<p>Gli obiettivi del G20</p>
<p>A novembre del 2008 si è tenuto per la prima volta nella storia, a Washington, il Vertice del G20. All&#8217;epoca, la grande missione era far uscire l&#8217;economia globale dalla crisi finanziaria più grave degli ultimi decenni. Alla fine, la cooperazione e il coordinamento politico tra le economie principali del mondo hanno svolto il proprio ruolo, riportando l&#8217;economia mondiale nella giusta orbita.</p>
<p>Oggi, a dieci anni dal primo Vertice G20, la comunità internazionale si trova nuovamente davanti a importanti sfide: il rallentamento dell&#8217;economica mondiale nonostante la sua continua crescita e l&#8217;entrata del commercio internazionale in un periodo di depressione. Secondo le previsioni della WTO, il saggio di crescita del commercio globale di quest&#8217;anno sarà probabilmente inferiore a quello della crescita economica per il quinto anno di fila. Nel frattempo, il protezionismo e l&#8217;unilateralismo hanno già inferto un duro colpo all&#8217;ordine internazionale, causando agitazione nei mercati di alcune economie emergenti e Paesi in via di sviluppo. I rischi e l&#8217;incertezza nell&#8217;economia mondiale stanno aumentando.</p>

<p>Le conseguenze catastrofiche della crisi finanziaria del 2008 sono ancora davanti ai nostri occhi: il FMI abbassò la previsione della crescita economica mondiale del 2009 dal 3,8% all&#8217;1,3% e, per salvare l&#8217;economia globale, il G20 ha coordinato attivamente i vari Paesi affinché adottassero misure finanziarie di stimolo e ha ottenuto ulteriori 235 miliardi di dollari di prestiti attraverso la Banca di sviluppo multilaterale e i vari organismi finanziari, evitando in questo modo una seconda &#8220;Grande Depressione&#8221;, l&#8217;adozione di politiche dannose per i paesi vicini e il protezionismo. In questo modo il G20 si è affermato come uno dei &#8220;principali forum sulla cooperazione economica&#8221; del mondo.</p>
<p>Il successo del G20 nel rispondere alla crisi di quegli anni e negli anni successivi è dovuto all&#8217;ampia rappresentatività dei suoi Paesi membri, ai loro consensi sugli interessi comuni e anche al coordinamento aperto e alle azioni attive e alle pratiche in termini di politiche macro-economiche. Del G20 fanno parte cinque membri permanenti dell&#8217;Onu, i Paesi BRICS e i Paesi membri del G7. Fin tanto che le principali economie agiranno coerentemente, nessun problema è irrisolvibile.</p>
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		<title>L&#8217;Italia più vicina alla CinaEcco i nuovi interessi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-piu-vicina-alla-cinaecco-nuovi-interessi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 17:07:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>Si è conclusa sabato con la firma di numerosi accordi il primo China International Import Expo (CIIE), evento internazionale segno tangibile della transizione che la Cina sta compiendo da gigante dell’export a nazione importatrice. Il CIIE è stato aperto dal presidente Xi Jinping il quale nel suo intervento ha promesso di continuare ad ampliare l&#8217;accesso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-piu-vicina-alla-cinaecco-nuovi-interessi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>Si è conclusa sabato con la firma di numerosi accordi il primo China International Import Expo (CIIE), evento internazionale segno tangibile della transizione che la Cina sta compiendo da gigante dell’export a nazione importatrice. Il CIIE è stato aperto dal presidente <strong>Xi Jinping</strong> il quale nel suo intervento ha promesso di continuare ad ampliare l&#8217;accesso al mercato interno, nonostante i rischi e le sfide posti da politiche protezioniste. Secondo Xi, dovranno essere realizzate ulteriori aperture nel settore agricolo, minerario, manifatturiero e in quello delle telecomunicazioni, dell’educazione, della sanità e della cultura.</p>
<p>Le intese siglate per l’acquisto di beni e servizi hanno totalizzato un valore di 57,83 miliardi di dollari, di cui oltre 16,46 miliardi di dollari provenienti dagli accordi relativi alle apparecchiature e le strumentazioni ad alta tecnologia, seguiti da intese per 12,68 miliardi di dollari relative ai prodotti alimentari e agricoli; 11,99 miliardi per le automobili; 5,76 miliardi per le attrezzature mediche e i prodotti sanitari; 4,33 miliardi per elettronica di consumo e elettrodomestici; 3,37 miliardi per abbigliamento, accessori e beni di consumo. Per il settore dei servizi, il valore degli accordi ha raggiunto quota 3,24 miliardi di dollari.</p>
<p>Da queste cifre è possibile comprendere quali siano i beni più ricercati oggi in Cina e i possibili trend del futuro. Nei prossimi 15 anni, le autorità cinesi prevedono, infatti, di importare beni per 30mila miliardi di dollari e servizi per 10mila miliardi di dollari. Va ricordato che nel 2017 le importazioni della Cina sono state più di 1.800 miliardi di dollari, tra cui solo 20 miliardi dall’Italia. Il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Michele Geraci, presente al China International Import Expo, ha dichiarato che “l’Italia è rimasta un po’ indietro sul mercato cinese. Non sfruttiamo appieno la domanda che i consumatori cinesi hanno per i prodotti italiani. Dobbiamo cercare di colmare questo gap”. Il Sottosegretario Geraci ha inoltre spiegato che per le aziende italiane è importante capire la domanda dei consumatori cinesi e prevederne le evoluzioni.</p>
<p>I risultati del Made in Italy in Cina</p>
<p>Il Made in Italy è stato al centro della prima fiera internazionale dell’importazione, con 190 aziende della grande industria, dei beni di consumo e dell’agroalimentare. A guidare la delegazione italiana a Shanghai è stato il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che ha presieduto alla firma di alcuni importanti accordi tra le aziende italiane e cinesi, presenti al China International Import Expo.</p>
<p>Leonardo ha firmato l’intesa per la vendita di 15 elicotteri AW139 da soccorso con il suo distributore elicotteristico cinese, Sino-Us Intercontinental Helicopter Investment, che saranno consegnati tra il 2019 e il 2020. Tra i due gruppi è stato raggiunto anche un accordo quadro per rafforzare ulteriormente la partnership nel lungo periodo.</p>
<p>Ansaldo Energia ha firmato con Shanghai Electric un accordo del valore di circa 60 milioni di euro per la fornitura della prima turbina a gas di classe H GT36 destinata alla centrale di Minhang in Cina, mentre Fincantieri ha firmato l&#8217;intesa per la costituzione dell&#8217;hub dedicato alla produzione di navi da crociera nel distretto di Baoshan, che sorge a Shanghai, assieme a Cssc (China State Shipbuilding Corporation) e Carnival.</p>
<p>L’azienda farmaceutica Zambon ha siglato un contratto per rifornire 7mila ospedali cinesi con il suo Fluimucil. Per questo ha investito 30 milioni di euro per l&#8217;ampliamento del sito produttivo in Italia, che prevede la costruzione di un nuovo stabilimento e 120 assunzioni al fine di incrementare la produzione di Fluimucil da esportare sul mercato cinese.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Non poteva mancare il settore finanziario: Sace Simest e la filiale di Milano di Bank of China hanno firmato un memorandum d&#8217;intesa per sviluppare opportunità di commercio e investimenti tra Italia e Cina a margine della prima edizione del China International Import Expo.</p>
<p>Italia e Cina hanno inoltre raggiunto un&#8217;importante intesa sull&#8217;esportazione di agrumi italiani verso la Cina, tramite il trasporto aereo e non più soltanto via nave.</p>
<p>La nuova Via della Seta e l’Italia</p>
<p>La Fiera dell’importazione sarebbe dovuta essere anche l’occasione, per l’Italia, per firmare l’accordo per aderire alla Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, l&#8217;iniziativa di connessione infrastrutturale lanciata nel 2013 dalla Cina per collegare Asia, Africa ed Europa, come era stato precedentemente promesso dal vice premier Luigi Di Maio, durante la visita nel settembre scorso a Chengdu. Nel corso della Fiera l’Italia non ha stipulato il Memorandum e tuttavia il Vice Premier Di Maio ha ribadito la volontà del governo italiano a trovare l’intesa “forse entro la fine dell’anno”.</p>
<p>Chiamato ufficialmente il Memorandum d’intesa per la promozione congiunta della realizzazione della Belt and Road Initiative, l’accordo rappresenta un’adesione a livello politico e governativo per supportare la nuova Via della Seta ed è stato ultimamente firmato da Grecia il 27 agosto 2018. Tuttavia la mancata firma del documento, che, secondo un’analisi di Limes, non sarebbe vincolante, non impedirebbe l’avvio dei progetti concreti nel quadro della nuova Via della Seta, né ostacolerebbe le attività di investimento da parte delle aziende cinesi. Va ricordato, solo per citare alcuni esempi, che la Cina con le sue imprese logistiche e di trasporto già opera a Bilbao e Valencia in Spagna, a Cherchell in Algeria, a Suez in Egitto, a Tangeri in Marocco, ad Haifa in Israele, a Kumport in Turchia e nel porto del Pireo in Grecia, vero e proprio hub marittimo della Via della Seta nel Mediterraneo. A questi investimenti cinesi, diretti al potenziamento delle infrastrutture portuali nel Mediterraneo, si deve poi aggiungere il terminal di Duisburg in Germania, diventato il principale snodo di merci su rotaia da e per la Cina, con un traffico di ben 25 treni a settimana.</p>
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		<title>L’Iran e gli Hezbollah nel mirino  degli Stati Uniti d&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-hezbollah-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 08:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="2121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-1024x724.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>Nella nuova postura dell’amministrazione statunitense nei confronti dell’Iran emergono tratti e accostamenti che, secondo quanto spiegato in un recente editoriale del Segretario di Stato Mike Pompeo su Foreign Affairs (Confronting Iran), rievocherebbero la politica del presidente Ronald Reagan nei riguardi dell’Unione Sovietica. Così come Ronald Reagan denunciò gli abusi dell’Urss, definita l’impero del male, manifestando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-hezbollah-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="2121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_6034427-1-e1533305934780-1024x724.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>Nella nuova postura dell’amministrazione statunitense nei confronti dell’<strong>Iran</strong> emergono tratti e accostamenti che, secondo quanto spiegato in un recente editoriale del Segretario di Stato <strong>Mike Pompeo</strong> su <em>Foreign Affairs</em> (<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.foreignaffairs.com/articles/middle-east/2018-10-15/michael-pompeo-secretary-of-state-on-confronting-iran" target="_blank">Confronting Iran</a></em>), rievocherebbero la politica del presidente Ronald Reagan nei riguardi dell’Unione Sovietica.</p>
<p>Così come Ronald Reagan denunciò gli abusi dell’Urss, definita l’impero del male, manifestando solidarietà per le popolazioni assoggettate al comunismo, allo stesso modo, secondo Mike Pompeo, starebbe operando l’attuale amministrazione americana. Il ripristino delle sanzioni, che hanno colpito più di 700 entità e personalità iraniane, è, infatti, accompagnato da una pressante campagna di denuncia nei confronti delle più alte personalità del regime, attaccate non soltanto per il mancato rispetto dei diritti umani ma anche per le pratiche di arricchimento e corruzione, così stridenti con le realtà del Paese. L’azione del presidente Trump, secondo Mike Pompeo, deriva dalla convinzione che il confronto sul piano morale possa aprire la strada all&#8217;accordo diplomatico.</p>
<p>L’idea di fondo è quindi quella di mettere il regime all’angolo sotto il <strong>profilo economico</strong> e confidare nell’aumento delle<strong> tensioni sociali</strong> che, in maniera non uniforme, hanno attraversato il paese negli ultimi mesi. Non è un caso che, nonostante l’uscita dello scorso maggio dall&#8217;accordo sul nucleare, gli Stati Uniti abbiano lasciato una porta aperta ad un nuovo accordo con l’Iran, vincolato, tuttavia, ad un elenco di 12 punti ritenuti da molti osservatori come irricevibili da parte di Teheran.</p>

<p>Tra questi uno dei temi più spinosi risulta essere quello del sostegno iraniano agli Hezbollah libanesi, agli Houthi nello Yemen e alle milizie sciite irachene. Per Washington, queste attività, insieme al ruolo svolto dalla <strong>Forza Quds</strong> guidata dal generale <strong>Qasem Soleimani</strong>, rendono l’Iran responsabile della destabilizzazione dell’Afghanistan, dell’Iraq, del Libano, della Siria, dello Yemen e di Gaza.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Nella National Strategy for Counterrorism of the United States, pubblicata lo scorso ottobre, dopo l’individuazione dei gruppi estremisti e terroristici quali al Qaeda e l’Isis, viene inserito l’Iran come principale sponsor del terrorismo.</p>

<p>La natura e la dimensione normativa e morale dei proxy iraniani sono un tema a lungo dibattuto, con particolare riferimento agli <strong>Hezbollah</strong>. Il <a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah/" target="_blank">Partito di Dio</a> è infatti considerato il più potente <em>non state actor</em> al mondo sotto il profilo militare, in virtù del suo diversificato arsenale militare e delle capacità acquisite sul campo di battaglia siriano.</p>
<p>Contrariamente alle previsioni di molti osservatori internazionali, Hezbollah è uscito rafforzato dalla partecipazione alla guerra in Siria, sia sotto il profilo politico nell’agone libanese sia sotto il profilo militare, sviluppando nuove capacità di <em>counterinsurgency</em> e guerriglia urbana, mai sviluppate precedentemente nel territorio libanese.</p>
<p>Non è quindi un caso che alcuni analisti, come Christopher Phillips del <em>Middle East Eye</em>, considerino Hezbollah il vincitore della guerra in Siria o che Marina Calculli, autrice di un recente studio sugli Hezbollah dal titolo <em>Come uno Stato – Hizbullah e la mimesi strategica</em>, abbia definito l’ingresso del Partito di Dio nel conflitto siriano un processo di &#8220;regionalizzazione&#8221; che, al tempo stesso, ha consentito di &#8220;far eleggere il suo alleato cristiano maronita <strong>Michel Aoun</strong> alla Presidenza della Repubblica&#8221;.</p>

<p>Elementi che confermano la natura versatile degli Hezbollah, destinati a svolgere ancora a lungo un ruolo centrale nelle dinamiche della Siria ma al tempo stesso obbligate ad evitare un confronto dall’esito incerto con Israele e consolidare il risultato raggiunto sia in ambito regionale che libanese.</p>
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		<title>L&#8217;Italia gioca la partita in Cina:  ecco tutte le mosse del governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-prospettive-dellitalia-al-prossimo-china-international-import-expo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 07:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>Il primo China International Import Expo (CIIE), previsto per il 5-10 novembre a Shanghai, vedrà la partecipazione di oltre 130 paesi e regioni e oltre 2.800 aziende, con un totale di 150 mila acquirenti cinesi e stranieri. La Cina è stata il secondo più grande importatore di beni al mondo per nove anni consecutivi e, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-prospettive-dellitalia-al-prossimo-china-international-import-expo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>Il primo China International Import Expo (CIIE), previsto per il 5-10 novembre a Shanghai, vedrà la partecipazione di oltre 130 paesi e regioni e oltre 2.800 aziende, con un totale di 150 mila acquirenti cinesi e stranieri.</p>
<p>La Cina è stata il secondo più grande importatore di beni al mondo per nove anni consecutivi e, nel 2017, ha rappresentato il 10,2% delle importazioni globali. È uno dei più grandi mercati al mondo di prodotti di fascia alta come robot industriali, chip e macchine utensili.</p>
<p>Alcuni responsabili delle imprese straniere partecipanti hanno espresso le aspettative che secondo loro l’Expo avrà sul mercato cinese e sulla cooperazione con le imprese cinesi.</p>
<p>Andreas Weller, presidente dell&#8217;area Asia e Pacifico della compagnia tedesca ZF Friedrichshafen AG, ha affermato che il China International Import Expo non solo costituirà un&#8217;importante misura della Cina per l&#8217;ampliamento della sua apertura, ma sarà anche una buona opportunità per le imprese di tutto il mondo di rafforzare gli scambi e la cooperazione tecnologica.</p>
<p>La Cina ha concesso lo status di &#8220;Ospite d&#8217;onore&#8221; a 12 paesi, ovvero Brasile, Canada, Egitto, Germania, Ungheria, Indonesia, Messico, Pakistan, Russia, Sudafrica, Vietnam e Regno Unito. Il CIIE riceverà società da tutti gli stati membri del G20, oltre a 50 paesi e regioni situate lungo la Belt and Road.</p>
<p>Il CIIE ospiterà i giganti statunitensi di chip Qualcomm e Intel, le industrie elettroniche giapponesi Sony e Panasonic, nonché i leader dei beni di consumo Unilever e Lego. Il produttore tedesco Waldrich Coburg esporrà una fresatrice da 200 tonnellate, il più grande oggetto esposto in fiera. Le apparecchiature di fascia alta occuperanno una delle zone espositive più ampie del CIIE, con una superficie di 60.000 metri quadrati.</p>

<p>Il padiglione statale cinese sarà dedicato ai temi dell’apertura, dell’integrazione e della condivisione, raccontando le storie sull’importazione della Cina, mostrando i risultati della riforma, con un forte accento sul contributo positivo della Belt and Road.</p>
<p>Inoltre, si terrà il Forum internazionale economico e commerciale di Hong Qiao, con l’obiettivo di stimolare la nuova dinamicità del commercio globale, di creare un nuovo quadro di apertura e win-win e di stabilire una piattaforma degli scambi internazionali di alto livello che promuova la globalizzazione economica.</p>
<p>Circa 300.000 visitatori dovrebbero arrivare a Shanghai durante la manifestazione. Per l’occasione, Shanghai ha istituito un tribunale specializzato e un team giudiziario per la gestione di casi civili e commerciali riguardanti la fiera, le conferenze, le sedi dell&#8217;Expo e le cause commerciali riguardanti gli affari esteri.</p>
<p>È stato inoltre istituito un centro speciale per le controversie riguardanti i diritti di proprietà intellettuale. Il governo municipale ha rinnovato le strade attorno alla sede dell’Expo e ha sviluppato applicazioni per cellulari per guidare meglio il traffico intorno all&#8217;area. Ha aggiunto otto linee di autobus e predisposto 100 autobus di riserva per l&#8217;evento.</p>
<p>Le prospettive per l&#8217;Italia</p>
<p>Maria Ines Aronadio, dirigente dell&#8217;Agenzia per la promozione all&#8217;estero e l&#8217;internazionalizzazione delle imprese italiane, ha affermato che la Cina rappresenta un mercato crescente per tutte le industrie italiane. Il Paese pertanto si augura un gran successo per quest&#8217;evento.</p>

<p>La volontà sincera della Cina di aprire attivamente all&#8217;estero il mercato e la responsabilità di promuovere la globalizzazione economica sono apprezzate dall’Italia. Questa è infatti il secondo maggior paese manifatturiero europeo nonché un importante partner commerciale della Cina in Europa.</p>
<p>Di fronte al grande mercato di 1,3 miliardi di persone e all&#8217;aspettativa che nei prossimi cinque anni la Cina importerà più di 10 trilioni di dollari in merci e servizi, gli imprenditori italiani guardano verso Oriente. A questo proposito, il consigliere commerciale dell&#8217;ambasciata cinese in Italia Li Bin ha osservato che le frequenti visite in Cina negli ultimi giorni del vice premier e ministro dello Sviluppo Economico <strong>Luigi Di Maio</strong>, del ministro delle Finanze Giovanni Tria e del sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci dimostrano la particolare attenzione del governo italiano al rafforzamento della cooperazione economico-commerciale con la Cina e alla risposta congiunta alla complessa situazione internazionale.</p>
<p>Inoltre, il ministero dello Sviluppo economico italiano (MISE) ha costituito la Task Force Cina, che mira a promuovere una cooperazione a 360° con la Cina nei settori commerciale, d&#8217;investimento, finanziario, di ricerche e sviluppo, aiutando le imprese italiane a partecipare attivamente ai progetti di cooperazione all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa della Nuova Via della Seta.</p>
<p>Secondo le stime, oltre 200 imprese italiane si sono iscritte all&#8217;Expo. La superficie dell&#8217;area dello stand sarà di quasi 5.300 metri quadrati, occupante il secondo posto fra tutti i Paesi europei partecipanti. Gli stand delle imprese italiane comprendono 6 grandi aree espositive commerciali, fra cui apparecchiature intelligenti e di fascia alta, automobili, attrezzature mediche, elettronica da consumo ed elettrodomestici, abbigliamento, alimenti e prodotti agricoli, e due aree espositive di gioielli e di servizi.</p>
<p>Maria Ines Aronadio ha affermato che il China International Import Expo è di essenziale importanza per lo sviluppo della globalizzazione delle imprese italiane dal momento che il Paese è altamente dipendente dai prodotti globali e dai servizi commerciali.</p>
<p>Secondo quanto reso noto dai dati, nel 2017, il volume del commercio bilaterale tra Cina e Italia ha raggiunto i 49,6 miliardi di dollari, dei quali 20,43 miliardi costituiti dall&#8217;esportazione dall&#8217;Italia verso la Cina, registrando un aumento del 22,2%. È previsto che il volume commerciale tra i due Paesi nell&#8217;anno corrente, supererà i 50 miliardi di dollari, il che costituirà un nuovo record. Le esportazioni dall&#8217;Italia verso la Cina di attrezzature meccaniche, automobili e medicinali registrerà un evidente aumento.</p>

<p>Sebbene gli investimenti della Cina in Italia siano iniziati relativamente tardi, sono cresciuti rapidamente ed hanno realizzato un grande balzo in avanti. Gli investimenti nei vari settori, tra cui produzione di alto livello, industria automobilistica, alimentari, servizi e commercio, hanno contribuito alla promozione dello sviluppo economico locale e alla creazione di posti di lavoro. </p>
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		<title>La Nuova Via della Seta: i progetti realizzati e le prospettive</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-i-progetti-realizzati-e-le-prospettive.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 07:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="930" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>La Nuova Via della Seta, la grande iniziativa annunciata cinque anni fa dal presidente Xi Jinping, sta diventando realtà, con più di sessantacinque Paesi coinvolti e con progetti e infrastrutture (strade, ferrovie, ponti e porti) in corso di realizzazione. I numeri e i Paesi coinvolti La Belt and Road Initiative (Bri) è stata anche inserita, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-i-progetti-realizzati-e-le-prospettive.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-i-progetti-realizzati-e-le-prospettive.html">La Nuova Via della Seta: i progetti realizzati e le prospettive</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="930" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_2323204-1024x661.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p><p>La <strong>Nuova Via della Seta</strong>, la grande iniziativa annunciata cinque anni fa dal presidente <strong>Xi Jinping</strong>, sta diventando realtà, con più di sessantacinque Paesi coinvolti e con progetti e infrastrutture (strade, ferrovie, ponti e porti) in corso di realizzazione.</p>
<p>I numeri e i Paesi coinvolti</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/" target="_blank">La Belt and Road Initiative (Bri)</a> è stata anche inserita, nel corso del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, nello statuto del partito, confermando così la sua centralità per Pechino.</p>
<p>La Bri, che coinvolge 68 Paesi con un prodotto interno lordo di 21 trilioni di dollari e una popolazione totale di 4,4 miliardi vede, cinque anni dopo il suo lancio, una serie di rischi e critiche e un contesto strategico non più stabile, che fanno sì che i principali leader del Paese si chiedano fino a che punto questa grande e ambiziosa impresa possa spingersi.</p>
<p>Quando nel 2013 è stata presentata per la prima volta, durante le visite del presidente in Kazakistan e Indonesia, la strategia, inizialmente nota come One Belt One Road, è stata promossa come un tentativo di migliorare la connettività regionale e realizzare un futuro più luminoso.</p>
<p><figure id="attachment_56308" aria-describedby="caption-attachment-56308" style="width: 3925px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/08/via-della-seta-finale.png" rel="attachment wp-att-56308"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-56308 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/08/via-della-seta-finale.png" alt="Le rotte della Nuova via della Seta (Alberto Bellotto)" width="3925" height="2961" /></a><figcaption id="caption-attachment-56308" class="wp-caption-text">Le rotte della Nuova via della Seta (Alberto Bellotto)</figcaption></figure></p>
<p>Pensata non soltanto come un’iniziativa infrastrutturale, la Nuova Via della Seta, vuole essere la risposta della Cina alla <strong>crisi del 2008</strong>, la ristrutturazione di uno spazio geopolitico euroasiatico e la definizione di un nuovo modello di cooperazione <em>win – win</em>. La Cina ha assunto un ruolo guida nella costruzione delle nuove &#8220;Vie della Seta&#8221;, ma non sarà sola in questo grandioso progetto che coinvolge molti Paesi asiatici.</p>
<p>I progetti e le sfide</p>
<p>Focalizzata sulle infrastrutture, la strategia doveva essere un modello non solo per i Paesi in via di sviluppo, ma anche per i paesi industrializzati dell&#8217;Europa e del Nord America che avevano bisogno di sostituire strutture e sistemi obsoleti. Tra i progetti principali la costruzione di una ferrovia di 12mila chilometri che collega Londra con la città cinese di Yiwu, un’autostrada che collega Kashgan alla Cina Orientale e un porto di collegamento con il Pakistan. Inoltre, un oleodotto che va da Turkmenistan alla Cina e che porterà 55 bilioni di metri cubi di <strong>gas</strong> fino a Shangai.</p>
<p>Altre attività finanziate dalla Cina comprendono un ponte da 3,1 miliardi di dollari, un progetto ferroviario in Bangladesh da 5,8 miliardi di dollari, la costruzione di una raffineria da 10 miliardi di dollari in <strong>Arabia Saudita</strong>, una nuova città vicino al porto di Colombo, il porto più grande e più trafficato dello <strong>Sri Lanka</strong> con un investimento complessivo di 13 miliardi di dollari Usa nei prossimi 25 anni.</p>
<p>Il cantiere del Pireo 3, arrivato a marzo da Shangai, è stato il primo progetto concreto dal 2016, quando la China Ocean Shipping Company (Cosco) ha rilevato la gestione del porto del Pireo, la porta meridionale dell&#8217;Europa. Nikolaos Voutsis, presidente del Parlamento greco, ha riconosciuto che l&#8217;investimento di Cosco Shipping nel <strong>porto del Pireo</strong> si è dimostrato reciprocamente vantaggioso per entrambe le parti ed è stato un grande aiuto per il paese durante la crisi.  A seguito della crisi del debito greco scoppiata nel 2009, migliaia di lavoratori avevano perso il lavoro. Ora il quadro è diverso: circa 3mila persone sono state assunte per servizi esternalizzati da Cosco e migliaia di posti di lavoro sono stati creati persino nelle industrie periferiche da quando Cosco ha investito 1 miliardo di euro (1,15 miliardi di dollari Usa).</p>
<p>Uno scenario simile si ritrova in Belgio, dove Cosco ha acquisito il 76% delle quote del porto di Zeebrugge, a novembre 2017, e prevede di costruire una piattaforma di servizi logistici diversificata, insieme all&#8217;Aautorità portuale di Zeebrugge, per servire l&#8217;intero continente e le isole britanniche. Situato al crocevia dell&#8217;Europa nordoccidentale, il porto di Zeebrugge si trova sulla riva del Mare del Nord, raggiungendo la zona di Amburgo-Le Havre, di fronte alla Gran Bretagna attraverso lo stretto, e si collega alla rete ferroviaria che si estende al resto dell&#8217;Europa. Prima dell&#8217;acquisizione del porto del Pireo, Cosco partecipava al suo funzionamento già da otto anni, contribuendo ad ampliare enormemente la capacità di movimentazione, da 680mila unità Teu (Twenty-Foot Equivalent Units) nel 2008 a 4,15 milioni di Teu nel 2017. Un Teu è un container da 20 piedi o equivalente. Grazie alla Belt and Road Initiative, è stato creato un <strong>treno</strong> che collega i terminal portuali alle ferrovie di Cina e Europa, lungo le quali i treni merci circolano ora con una frequenza di 17 viaggi alla settimana.</p>
<p><figure id="attachment_56309" aria-describedby="caption-attachment-56309" style="width: 2886px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/08/collana-di-perle-finale.png" rel="attachment wp-att-56309"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-56309 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/08/collana-di-perle-finale.png" alt="La "collana di perle" (Mappa di Alberto Bellotto)" width="2886" height="2604" /></a><figcaption id="caption-attachment-56309" class="wp-caption-text">La &#8220;collana di perle&#8221; (Mappa di Alberto Bellotto)</figcaption></figure></p>
<p>La Grecia non è l&#8217;unico Paese europeo che ha visto l’incremento dei rapporti commerciali con la Cina. Nel porto di Rotterdam, in <strong>Olanda</strong>, la produzione di container è aumentata negli ultimi cinque anni, con un quarto del suo carico in entrata proveniente dalla Cina. Inoltre, quasi la metà delle rotte cargo in acque profonde della Cina verso l&#8217;Europa sceglie il più grande porto europeo come prima tappa.</p>
<p>Nell&#8217;Europa settentrionale, la nuova flotta di Cosco ha iniziato ad attraccare al porto mercantile di Helsinki per aiutare i produttori locali di cellulosa e legno ad aumentare le loro esportazioni verso il mercato cinese. La <strong>Finlandia</strong> è il maggiore esportatore mondiale di pasta di conifere e circa un terzo della pasta viene esportata in Cina. Con le nuove navi, particolarmente adatte per caricare i prodotti di cellulosa, Cosco dovrebbe trasportare più di 1,1 milioni di tonnellate di merci finlandesi in Cina nel 2018, il 30% in più rispetto all&#8217;anno scorso. Tutto ciò ha visto un incremento dalla costituzione della via della seta marittima, che richiede migliori collegamenti per la realizzazione degli interessi comuni.</p>
<p>L&#8217;estensione della Bri all’Africa</p>
<p>Quando l&#8217;iniziativa Belt and Road è stata lanciata cinque anni fa, si rivolgeva principalmente alla regione dell&#8217;Eurasia, non ci si poteva aspettare che si espandesse in regioni più vaste che raggiungono anche l&#8217;Africa. In un discorso che ha aperto il Forum sulla cooperazione Cina-Africa a Pechino, a settembre, Xi ha dichiarato che la Cina offrirà 60 miliardi di dollari in sostegno all&#8217;Africa e cancellerà i debiti non pagati da alcune nazioni povere africane.</p>
<p>La Cina non ha mai mirato ad un&#8217;alleanza geopolitica e militare attraverso la Belt and Road ma ha bisogno di mettere a punto l&#8217;iniziativa per concentrarsi su progetti di alta qualità che andrebbero a beneficio delle popolazioni locali. Le autorità stanno già migliorando la valutazione del rischio e creando una serie di dati rispetto ai quali valutare l&#8217;efficacia dei progetti. Non mancano letture critiche rispetto all’iniziativa, considerata sotto il profilo della politica internazionale, come una vera sfida nei confronti della supremazia statunitense e degli altri attori regionali, mentre, secondo altri mirerebbe solo alla realizzazione degli interessi politici della Cina all&#8217;estero e alla riduzione della sovrapproduzione interna.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-i-progetti-realizzati-e-le-prospettive.html">La Nuova Via della Seta: i progetti realizzati e le prospettive</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il ministero detta la linea  su duplice uso e resilienza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/duplice-uso-resilienza-il-ministero-della-difesa-indica-le-linee-guida.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 10:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Militare Italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>L&#8217;utilizzo delle capacità militari per esigenze civili risale all&#8217;antichità, quando, per fare un esempio, in epoca romana, fu istituito il Genio militare, un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami e fabbri, preposto al supporto tecnico delle armate romane nella costruzione di opere di ingegneria militare. In tempi decisamente più recenti, dal secondo dopoguerra in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/duplice-uso-resilienza-il-ministero-della-difesa-indica-le-linee-guida.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>L&#8217;utilizzo delle <strong>capacità militari per esigenze civili</strong> risale all&#8217;antichità, quando, per fare un esempio, in epoca romana, fu istituito il Genio militare, un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami e fabbri, preposto al supporto tecnico delle armate romane nella costruzione di opere di ingegneria militare. In tempi decisamente più recenti, dal secondo dopoguerra in poi, si è assistito ad un crescente uso dello strumento militare nazionale in compiti non militari per interventi conseguenti ad eventi calamitosi sia in patria sia all&#8217;estero.</p>
<p>Il trend degli ultimi anni</p>
<p>Il trend dell’impiego e delle iniziative di ciascuna forza Armata a favore delle istituzioni civili è in crescita, come conferma uno studio elaborato per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemiss) nel 2017, dall’attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dal titolo <em>L’utilizzo duale della capacità della difesa per scopi non-militari</em>. Nell&#8217;analisi delle più importanti esperienze di attività a duplice uso della Difesa, il ministro Trenta andava ad individuare i più significativi interventi condotti da Esercito, Marina e Aeronautica. Il quadro emerso evidenziava come le attività svolte dalle forze Armate, nell&#8217;esercizio della &#8220;quarta missione&#8221; prevista dal Libro Bianco, richiedessero di mettere sempre più a disposizione degli altri ministeri le proprie competenze e capacità per compiti non militari. La recente storia del duplice uso delle capacità della Difesa per scopi non militari e a supporto della resilienza nazionale non è certamente un fatto nuovo ed è esplicitata al terzo comma dell’art.89 del Codice dell’Ordinamento Militare in cui si legge  che &#8220;le Forze Armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza&#8221;.</p>
<p>Tra gli esempi più noti di questa tipologia di interventi spiccano l’alluvione del Polesine (1951), il disastro del Vajont (1963), l’alluvione di Firenze (1966), i terremoti in Belice (1963), Friuli (1976), Campania e Basilicata (1980), Umbria e Marche (1997). Particolarmente decisivo negli ultimi anni è stato il concorso delle Forze Armate in sinergia con Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Polizia di Stato nel prestare soccorso alle popolazioni, in occasione degli eventi sismici dell’Aquila (2009), Emilia (2012), Norcia, Amatrice e Arquata del Tronto nel 2016.</p>
<p>L’operazione Sabina e gli altri interventi dual use</p>
<p>L’Operazione Sabina, questo il nome della missione di soccorso che, a partire dai drammatici <strong>terremoti</strong> del 24 agosto e 26 ottobre del 2016, hanno colpito Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, ha costituito, come ricordato dal Capo di Stato Maggiore Generale, Claudio Graziano, &#8220;l’espressione più nitida della capacità duale delle Forze Armate, ovvero la caratteristica di poter sfruttare proficuamente capacità nate per esigenze squisitamente militari in ogni situazione di emergenza, a favore della collettività civile”.</p>
<p>La Marina Militare, come ha ricordato in un’intervista pubblicata nel numero di giugno di <em>Rivista Marittima</em> il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, esercita le sue funzioni duali attraverso le sue navi “che consentono di essere impiegate prontamente e senza necessità di ulteriori modifiche per esigenze e compiti non militari a supporto della popolazione civile come calamità, carestie, gravi disastri”. Come noto, infatti, le navi per loro intrinseca natura sono caratterizzate da elevata <strong>autosufficienza logistica</strong> e possono fornire molteplici tipologie di supporto e servizi che vanno dal concorso alla ricerca e valorizzazione del patrimonio storico/archeologico subacqueo alla bonifica di ordigni esplosivi, alla gestione delle emergenze iperbariche nell&#8217;area di Taranto e La Spezia (grazie alle convenzioni esistenti con le relative aziende sanitarie locali), alla tutela ambientale e al settore della ricerca scientifica, come confermato dalle attività di Nave Alliance nei Mari del Nord al limite del circolo Polare Artico, denominate High North e che vedono il coinvolgimento di diversi Enti nazionali di ricerca ed aventi per obiettivo lo studio dei <strong>fenomeni metereologici</strong> che influiscono sul nostro clima.</p>
<p>Lo stesso Servizio Meteorologico dell’Aeronautica è espressione di capacità duale, grazie all’impiego di assetti e risorse che operano indistintamente per la Difesa e per la comunità, non limitandosi alle sole previsioni del meteo ma svolgendo attività di prevenzione dei danni a persone e cose dovuti a eventi atmosferici intensi e la salvaguardia, mediante collaborazioni con le autorità nazionali preposte, delle vite umane (Cfr. Mario Renna, Informazioni della Difesa, n.3 – 2018). In tema di partnership pubblico-privato l’Aeronautica, insieme a Leonardo, sta realizzando la scuola di volo per piloti di quarta e quinta generazione che dovrà nascere a Galatina, in provincia di Lecce. Un esempio che, come dichiarato dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli durante l’airshow di Farnborough, lo scorso luglio, potrebbe estendersi ad altri settori della difesa (Cfr. Stefano Pioppi, La collaborazione fra Aeronautica Militare e imprese spiegate dal generale Vecciarelli, Formiche.net, 18/07/2018).</p>
<p>Il personale militare impiegato nelle operazioni internazionali e nelle operazioni nazionali</p>
<p>Per avere un’idea di quanto sia rilevante il contributo delle forze armate impiegate in operazioni in territorio nazionale per attività di duplice uso, basti pensare che sono circa 6.190 i militari impegnati in 39 missioni di cui 37 internazionali e in 24 Paesi, a fronte di circa 7.190 in servizio sul territorio nazionale. Nel novero di queste attività spicca l’Operazione Strade Sicure, in corso dal 2008, che vede il concorso di unità e reparti di Esercito, Marina e Aeronautica nel controllo del territorio insieme alle forze di polizia e ai Carabinieri. Un dispositivo che vigila quotidianamente su obiettivi sensibili e che consente di liberare, in diversi casi, risorse utili a compiti investigativi. A questi numeri vanno aggiunti gli interventi specifici previsti dall’art. 92 del Codice dell’Ordinamento Militare che, come nel caso delle catastrofi naturali, hanno visto impiegati, all’apice dell’operazione Sabina, circa 4mila uomini ed oltre 1.200 mezzi.</p>

<p>Numeri che confermano quanto gli interventi delle Forze Armate in circostanze di pubbliche calamità risultino essere di primaria importanza potendo mettere a disposizione, rapidamente, assetti preziosi e talvolta esclusivi, come quelli logistici, di telecomunicazioni e trasporto oltre che di comando e controllo, senza contare le caratteristiche del personale militare addestrato allo stress e alla fatica.</p>
<p>Lezioni apprese</p>
<p>Sulla base delle lezioni apprese da questa tipologia di interventi, svolti nella maggior parte dei casi in risposta a un evento perturbante, il documento <em>Duplice uso e Resilienza</em> va nella direzione tracciata ancora una volta dal ministro Elisabetta Trenta, in una recente intervista pubblicata su <em>Informazioni della Difesa</em>, “di consentire progressi sulla via della razionalizzazione tanto dei mezzi quanto delle procedure, un aspetto con importanti risvolti economici”. Su queste premesse il documento individua nel concetto di resilienza – quale pianificato utilizzo di tutte le risorse, sia civili che militari – la migliore risposta dell’intero Sistema Paese a tutto ciò che possa perturbare la sicurezza, stabilità interna e governabilità, da concretizzare nell’ambito di un rinnovato Anmd (Approccio Multi Nazionale Multi – Dimensionale), in aderenza al portato normativo di riferimento.</p>
<p>Il documento prende atto di quanto la capacità di resilienza nazionale sia basata non solamente sulla forte capacità di un governo, ma anche sul fattore coesione tra i sistemi pubblico – privato, con le università e le aziende. Un concetto bene espresso da un altro importante studio prodotto per il Cemiss nel 2017, da Elisabetta Trenta e Claudio Bertolotti, Capo dei ricercatori del Cemiss, dal titolo <em>Resilienza collaborativa e prontezza civile</em>.</p>
<p>L’indirizzo politico del documento <em>Duplice uso e Resilienza</em>, per far fronte ex ante agli effetti dei cambiamenti geostrategici, socio &#8211; tecnologici, ambientali, e alle nuove esigenze di sicurezza collettiva, è quello della trasformazione e del rinnovamento di uno strumento militare che &#8211; anche in chiave di duplice uso sistemico &#8211; possa essere al servizio della Repubblica ancora più efficacemente, a fronte delle nuove minacce ed esigenze di sicurezza collettiva, degli scenari e delle tendenze future.</p>

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