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Si è conclusa sabato con la firma di numerosi accordi il primo China International Import Expo (CIIE), evento internazionale segno tangibile della transizione che la Cina sta compiendo da gigante dell’export a nazione importatrice. Il CIIE è stato aperto dal presidente Xi Jinping il quale nel suo intervento ha promesso di continuare ad ampliare l’accesso al mercato interno, nonostante i rischi e le sfide posti da politiche protezioniste. Secondo Xi, dovranno essere realizzate ulteriori aperture nel settore agricolo, minerario, manifatturiero e in quello delle telecomunicazioni, dell’educazione, della sanità e della cultura.

Le intese siglate per l’acquisto di beni e servizi hanno totalizzato un valore di 57,83 miliardi di dollari, di cui oltre 16,46 miliardi di dollari provenienti dagli accordi relativi alle apparecchiature e le strumentazioni ad alta tecnologia, seguiti da intese per 12,68 miliardi di dollari relative ai prodotti alimentari e agricoli; 11,99 miliardi per le automobili; 5,76 miliardi per le attrezzature mediche e i prodotti sanitari; 4,33 miliardi per elettronica di consumo e elettrodomestici; 3,37 miliardi per abbigliamento, accessori e beni di consumo. Per il settore dei servizi, il valore degli accordi ha raggiunto quota 3,24 miliardi di dollari.

Da queste cifre è possibile comprendere quali siano i beni più ricercati oggi in Cina e i possibili trend del futuro. Nei prossimi 15 anni, le autorità cinesi prevedono, infatti, di importare beni per 30mila miliardi di dollari e servizi per 10mila miliardi di dollari. Va ricordato che nel 2017 le importazioni della Cina sono state più di 1.800 miliardi di dollari, tra cui solo 20 miliardi dall’Italia. Il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Michele Geraci, presente al China International Import Expo, ha dichiarato che “l’Italia è rimasta un po’ indietro sul mercato cinese. Non sfruttiamo appieno la domanda che i consumatori cinesi hanno per i prodotti italiani. Dobbiamo cercare di colmare questo gap”. Il Sottosegretario Geraci ha inoltre spiegato che per le aziende italiane è importante capire la domanda dei consumatori cinesi e prevederne le evoluzioni.

I risultati del Made in Italy in Cina

Il Made in Italy è stato al centro della prima fiera internazionale dell’importazione, con 190 aziende della grande industria, dei beni di consumo e dell’agroalimentare. A guidare la delegazione italiana a Shanghai è stato il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che ha presieduto alla firma di alcuni importanti accordi tra le aziende italiane e cinesi, presenti al China International Import Expo.

Leonardo ha firmato l’intesa per la vendita di 15 elicotteri AW139 da soccorso con il suo distributore elicotteristico cinese, Sino-Us Intercontinental Helicopter Investment, che saranno consegnati tra il 2019 e il 2020. Tra i due gruppi è stato raggiunto anche un accordo quadro per rafforzare ulteriormente la partnership nel lungo periodo.

Ansaldo Energia ha firmato con Shanghai Electric un accordo del valore di circa 60 milioni di euro per la fornitura della prima turbina a gas di classe H GT36 destinata alla centrale di Minhang in Cina, mentre Fincantieri ha firmato l’intesa per la costituzione dell’hub dedicato alla produzione di navi da crociera nel distretto di Baoshan, che sorge a Shanghai, assieme a Cssc (China State Shipbuilding Corporation) e Carnival.

L’azienda farmaceutica Zambon ha siglato un contratto per rifornire 7mila ospedali cinesi con il suo Fluimucil. Per questo ha investito 30 milioni di euro per l’ampliamento del sito produttivo in Italia, che prevede la costruzione di un nuovo stabilimento e 120 assunzioni al fine di incrementare la produzione di Fluimucil da esportare sul mercato cinese.

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Non poteva mancare il settore finanziario: Sace Simest e la filiale di Milano di Bank of China hanno firmato un memorandum d’intesa per sviluppare opportunità di commercio e investimenti tra Italia e Cina a margine della prima edizione del China International Import Expo.

Italia e Cina hanno inoltre raggiunto un’importante intesa sull’esportazione di agrumi italiani verso la Cina, tramite il trasporto aereo e non più soltanto via nave.

La nuova Via della Seta e l’Italia

La Fiera dell’importazione sarebbe dovuta essere anche l’occasione, per l’Italia, per firmare l’accordo per aderire alla Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, l’iniziativa di connessione infrastrutturale lanciata nel 2013 dalla Cina per collegare Asia, Africa ed Europa, come era stato precedentemente promesso dal vice premier Luigi Di Maio, durante la visita nel settembre scorso a Chengdu. Nel corso della Fiera l’Italia non ha stipulato il Memorandum e tuttavia il Vice Premier Di Maio ha ribadito la volontà del governo italiano a trovare l’intesa “forse entro la fine dell’anno”.

Chiamato ufficialmente il Memorandum d’intesa per la promozione congiunta della realizzazione della Belt and Road Initiative, l’accordo rappresenta un’adesione a livello politico e governativo per supportare la nuova Via della Seta ed è stato ultimamente firmato da Grecia il 27 agosto 2018. Tuttavia la mancata firma del documento, che, secondo un’analisi di Limes, non sarebbe vincolante, non impedirebbe l’avvio dei progetti concreti nel quadro della nuova Via della Seta, né ostacolerebbe le attività di investimento da parte delle aziende cinesi. Va ricordato, solo per citare alcuni esempi, che la Cina con le sue imprese logistiche e di trasporto già opera a Bilbao e Valencia in Spagna, a Cherchell in Algeria, a Suez in Egitto, a Tangeri in Marocco, ad Haifa in Israele, a Kumport in Turchia e nel porto del Pireo in Grecia, vero e proprio hub marittimo della Via della Seta nel Mediterraneo. A questi investimenti cinesi, diretti al potenziamento delle infrastrutture portuali nel Mediterraneo, si deve poi aggiungere il terminal di Duisburg in Germania, diventato il principale snodo di merci su rotaia da e per la Cina, con un traffico di ben 25 treni a settimana.