<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovanna Potenza Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/autore/giovanna-potenza/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/autore/giovanna-potenza</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Jan 2020 07:20:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Giovanna Potenza Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/autore/giovanna-potenza</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Pechino sostituisce il suo rappresentante a Hong Kong</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pechino-sostituisce-il-suo-rappresentante-a-hong-kong.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Potenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 07:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[hong kong]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=252211</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1451" height="735" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hong Kong (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110.jpg 1451w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-1024x519.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1451px) 100vw, 1451px" /></p>
<p>Il 2020 ad Hong Kong non è iniziato in modo sereno. La notte di San Silvestro è stata un’ennesima notte di guerriglia urbana e di disordini. In migliaia si sono radunati nelle piazze per salutare il nuovo anno, dal quartiere della finanza, al lungomare, a Lan Kwai Fong, popolare luogo di ritrovo della vita notturna, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/pechino-sostituisce-il-suo-rappresentante-a-hong-kong.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pechino-sostituisce-il-suo-rappresentante-a-hong-kong.html">Pechino sostituisce il suo rappresentante a Hong Kong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1451" height="735" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hong Kong (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110.jpg 1451w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/A-Hong-Kong-continuano-le-proteste-La-Presse-e1578813613110-1024x519.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1451px) 100vw, 1451px" /></p><p>Il 2020 ad <strong>Hong Kong</strong> non è iniziato in modo sereno. La notte di San Silvestro è stata un’ennesima notte di guerriglia urbana e di disordini. In migliaia si sono radunati nelle piazze per salutare il nuovo anno, dal quartiere della finanza, al lungomare, a Lan Kwai Fong, popolare luogo di ritrovo della vita notturna, ed i festeggiamenti si sono trasformati rapidamente anche in un’occasione di protesta. A Victoria Harbour i manifestanti hanno fatto il conto alla rovescia intonando: “10,9: liberate Hong Kong, la rivoluzione è adesso!” mentre i cellulari si accendevano all&#8217;unisono. Ovunque sono comparsi striscioni inneggianti alle elezioni libere in città, a un&#8217; indagine indipendente sulle azioni repressive della polizia negli ultimi mesi e all&#8217;amnistia per i 6500 detenuti fermati a seguito delle proteste. Gruppi di dimostranti nel distretto di <strong>Mong Kok</strong> hanno dato fuoco alle barricate prima che la polizia, in assetto antisommossa, reagisse con il gas lacrimogeno e già prima della mezzanotte migliaia di persone hanno formato catene umane, che si sono snodate per centinaia di metri lungo le tradizionali vie dello shopping.</p>
<p>La città ha salutato il Capodanno con un corteo di massa per la democrazia, organizzato dal Fronte civile dei diritti umani tramite i social-network. Il corteo ha registrato un milione di partecipanti secondo gli attivisti, 60mila per le fonti ufficiali. Nonostante l’esordio pacifico, la protesta è ben presto degenerata in scontri con la polizia, che ha imposto agli organizzatori di sospendere il corteo. Salvo episodi marginali, l’evento è risultato tuttavia in larga misura pacifico, con la partecipazione di numerose famiglie.</p>
<p>Il Fronte civile dei diritti umani ha condannato la brusca <strong>revoca dell’autorizzazione al corteo</strong> da parte delle autorità con parole dure: &#8220;Il governo ha mostrato la sua riluttanza ad ascoltare la voce della gente &#8221; ha dichiarato, aggiungendo “ Gli abitanti di Hong Kong non arretreranno e la pace non si ristabilirà con la brutalità della polizia”.</p>
<p>“Sono circa 400 i manifestanti fermati per raduno illegale e detenzione di armi” è stata invece la secca replica di Jim Ng, responsabile della polizia locale. Sale così a 7000 il numero degli arresti ad Hong Kong da giugno – che includono anche bambini di appena 12 anni – e l’escalation di proteste di massa contro la proposta di legge sull&#8217;estradizione in Cina non accenna a fermarsi.</p>
<p>Non sorprende allora che la prima mossa ufficiale di Pechino, a gennaio, sia stata quella di sostituire il capo dell’ufficio per i rapporti con la Cina,<strong> Wang Zhimin</strong>, con Luo Huining. Luo Huining, 65 anni, ha la reputazione di saper risolvere situazioni particolarmente spinose: ha assolto importanti incarichi dapprima nella difficile provincia di Qinghai, in Tibet, e poi quella di Shanxi, nota per la diffusa corruzione.</p>
<p>Se la governatrice di Hong Kong, <strong>Carrie Lam</strong>, ha espresso in una nota “un caloroso benvenuto” al rappresentante di Pechino, assicurando che il governo locale coopererà &#8220;nell&#8217;interesse della stabilità e della prosperità di Hong Kong”, proteste di piazza hanno invece accompagnato l’insediamento del delegato cinese. Il 6 gennaio <strong>Luo Huining</strong> ha rilasciato una dichiarazione pubblica dai toni ambigui ai giornalisti &#8211; in mandarino e non in cantonese, che è la lingua più parlata in città &#8211; auspicando che Hong Kong “ritorni sulla strada giusta”.</p>
<p>L’improvvisa sostituzione dell’inviato della Cina ad Hong Kong, la più importante dall’inizio della crisi, potrebbe, per molti osservatori internazionali, indicare un irrigidimento delle posizioni di Pechino a seguito della disastrosa gestione delle proteste delle ultime settimane.</p>
<p>E se è difficile immaginare i futuri sviluppi delle relazioni tra le parti, ciò che è certo è che sia Pechino che Hong Kong stanno giocando una partita complessa: la Cina  fronteggiando una fase delicata che rischia di danneggiare i rapporti diplomatici con la comunità internazionale, Hong Kong mettendo a repentaglio  i pilastri della propria economia, finanza e turismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pechino-sostituisce-il-suo-rappresentante-a-hong-kong.html">Pechino sostituisce il suo rappresentante a Hong Kong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Johnson ha un problema a nord: la Scozia indipendentista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sturgeon-scozia-indipendentista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 15:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scozia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=250022</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nicola Sturgeon" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-1024x481.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il trionfo elettorale alle politiche del 12 dicembre, puntuali giungono i primi problemi di politica interna per Boris Johnson. Dalla Scozia, naturalmente. Il voto elettorale del Regno Unito, infatti, oltre a sancire la schiacciante vittoria dei conservatori, ha anche segnato il successo del partito nazionalista scozzese (Scottish National Party), europeista ed indipendentista, che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sturgeon-scozia-indipendentista.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sturgeon-scozia-indipendentista.html">Johnson ha un problema a nord: la Scozia indipendentista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nicola Sturgeon" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nicola-Sturgeon-Scozia-La-Presse-e1577546956736-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo il trionfo elettorale alle politiche del 12 dicembre, puntuali giungono i primi problemi di politica interna per Boris Johnson. Dalla Scozia, naturalmente.</p>
<p>Il voto elettorale del Regno Unito, infatti, oltre a sancire la schiacciante vittoria dei conservatori, ha anche segnato il successo del partito nazionalista scozzese (Scottish National Party), europeista ed indipendentista, che ha ottenuto 48 dei 59 seggi di Westminster assegnati alla Scozia.</p>
<p>Un altro risultato del voto è il rafforzamento della posizione di Nicola Sturgeon, leader dello SNP e prima ministra scozzese. All&#8217;indomani del voto, interrogata sulla sua linea da perseguire riguardo al delicato nodo dell’indipendenza, la Sturgeon ha commentato: “Il punto non è chiedere a Boris Johnson oppure a qualche altro politico a Westminster il permesso per il referendum. Il punto è piuttosto rivendicare il diritto democratico della Scozia a determinare il proprio futuro. Londra ci ha ignorati per più di tre anni. Il voto di ieri sera ha chiarito una volta e per tutte che gli scozzesi ne hanno abbastanza: è giunto il momento che Boris Johnson inizi ad ascoltarci”. E non sono mancati i riferimenti alla Brexit: “Il primo ministro potrà anche avere il mandato per la Brexit in Inghilterra, ma non ne ha alcuno per l’uscita della Scozia dall’Unione Europea”. Un affondo che fa riferimento al referendum del 2016, con gli scozzesi per il 62% favorevoli alla permanenza nell’Unione.  La Sturgeon ha ribadito la sua linea politica il 14 dicembre a Dundee, nel corso dell’incontro con i neoeletti al Parlamento di Londra: “La Scozia non vuole né un governo Tory, né abbandonare l’Unione Europea, ma vuole invece determinare il proprio futuro, qualunque esso sia”.</p>
<p>L’atto successivo è stato il 19 dicembre, quando la premier ha annunciato formalmente di aver scritto al primo ministro britannico per chiedere un secondo referendum. Pur sostenendo di non considerare scontato il risultato di una nuova chiamata alle urne (nel 2014 il fronte del “Sì” all’indipendenza si fermò al 44,7%), Sturgeon ritiene che le circostanze che condizionarono il voto di cinque anni fa siano “sostanzialmente mutate”. Nel dossier di 39 pagine, denominato “Scotland’s Right to Choose” (“Il diritto di scelta della Scozia”), la premier ha chiesto di trasferire il potere di indire un nuovo referendum da Westminster a Holyrood. Tale concessione implicherebbe un ampliamento dei poteri del Parlamento scozzese che – istituito con lo Scotland Act del 1998 – non ha attualmente facoltà di autorizzare un referendum sull’indipendenza.</p>
<p>Le repliche alle istanze scozzesi non si sono fatte attendere. La prima tramite il “Queen’s Speech” del 20 dicembre, il discorso con i punti programmatici del governo di Johnson, letto dalla Regina durante lo State Opening of Parliament, la cerimonia di insediamento della nuova legislatura. In esso la sovrana ha rimarcato con fermezza che “ l’integrità del Regno Unito riveste la massima importanza per l’attuale Governo”.<br />
Il premier inglese, dal canto suo, ha liquidato infastidito le richieste indipendentiste, sostenendo che un nuovo referendum sarebbe non soltanto inconcepibile, ma addirittura “una dannosa distrazione”. Nella Camera dei Comuni inoltre, ad un ennesimo botta e risposta con i membri dello Snp, Bojo ha ironicamente replicato: “Mi sembra che Nicola Sturgeon abbia convenuto, a suo tempo, che il referendum del 2014 sarebbe dovuto essere un evento che capita un’unica volta in una generazione”.</p>
<p>“Mi aspetto un secco rifiuto da Westminster, ma questa non sarà la fine della questione e Boris Johnson non dovrebbe farsi illusioni in merito” aveva previsto la Sturgeon, prima di conoscere la risposta di Londra.<br />
Se lo Scottish National Party non crede davvero nella possibilità di un voto per l’indipendenza a breve termine, non manca tuttavia un cauto ottimismo per il futuro. Kenny MacAskill, ex-Segretario di Gabinetto del Parlamento scozzese, membro neo-eletto a Westminter, ha dichiarato il 23 dicembre di non aspettarsi per il momento aperture dalla maggioranza parlamentare, ma ha ribadito la determinazione del suo partito di perseguire con ogni mezzo democratico la strada dell’autonomia, precisando: “ Non vogliamo diventare il cinquantunesimo stato degli Usa e non assisteremo impotenti allo smantellamento del nostro welfare state”. Ne consegue che nel panorama politico britannico, così favorevole alla Brexit ed a un governo forte che la realizzi, la Scozia costituisce oggi un’eccezione: da tempo ormai, il diffuso malcontento popolare nei confronti di Londra e della sua politica Tory, si sovrappone ad una convergenza di interessi e di vedute con l’Unione europea. E se gli sviluppi della contrapposizione Edimburgo-Londra non saranno immediati, riserveranno di sicuro molte sorprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sturgeon-scozia-indipendentista.html">Johnson ha un problema a nord: la Scozia indipendentista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Prespa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=220400</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-1024x663.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La controversia diplomatica sul nome della Repubblica di Macedonia è un conflitto trentennale che si è trascinato dal 1991 al 2018, anno dell’accordo di Prespa stipulato tra la Repubblica di Macedonia e la Grecia. Il contenzioso scaturiva dal fatto che sia la Repubblica di Macedonia, stato della ex Jugoslavia da quest’anno ribattezzato Repubblica della Macedonia del Nord, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9666214-1024x663.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La controversia diplomatica sul nome della <strong>Repubblica di Macedonia</strong> è un conflitto trentennale che si è trascinato dal 1991 al 2018, anno dell’<strong>accordo di Prespa</strong> stipulato tra la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Macedonia">Repubblica di Macedonia</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grecia">Grecia</a>.</p>
<p>Il contenzioso scaturiva dal fatto che sia la Repubblica di Macedonia, stato della ex Jugoslavia da quest’anno ribattezzato <strong>Repubblica della Macedonia del Nord</strong>, che la Grecia rivendicavano sia l’uso del nome “Macedonia” che l’eredità culturale della Macedonia classica e del suo leggendario condottiero Alessandro Magno. La disputa investiva, inoltre, il presunto indebito appropriamento da parte della repubblica della ex Jugoslavia della Stella di Vergina – simbolo della dinastia di Filippo II il Macedone, padre di Alessandro – sulla propria bandiera.</p>
<p>I greci rivendicano la continuità storica con la Macedonia classica in maniera esclusiva, in virtù del fatto che il famoso stratega nacque a Pella, città situata nell&#8217;attuale regione della Macedonia in Grecia, considerata dagli ellenici l’unica Macedonia possibile, con capitale Salonicco.</p>
<p>Anche la Macedonia del Nord, tuttavia, si sente coerede della Macedonia dell’età classica, territorio che originariamente corrispondeva ad una vasta area della penisola balcanica, compresa tra gli attuali stati di Macedonia del Nord, Grecia, Bulgaria ed Albania. La Macedonia del Nord ha intitolato autostrade e stadi ad Alessandro Magno soprattutto all’epoca di Nikola Gruevski, primo ministro nazionalista in carica dal 2006 al 2016, proprio per ribadire la sua ideale continuità con il passato. In quel periodo il centro di Skopje, la capitale, è stato oggetto di un restyling che l’ha visto adornarsi di archi di trionfo e di statue colossali dedicate al condottiero macedone cui era stato dedicato anche l’aeroporto della città. Solo dopo l’accordo di Prespa, nell’ottica di un miglioramento dei rapporti con la Grecia, l’aeroscalo è stato ribattezzato “Aeroporto internazionale di Skopje”.</p>
<p>Sebbene a molti osservatori estranei al mondo balcanico la disputa possa apparire come una semplice divergenza di vedute in ambito di denominazione linguistica, sarebbe un errore sottovalutarne l’importanza perché il contenzioso investe il concetto stesso di identità e di appartenenza culturale agli occhi del popolo greco, ostile all’idea di condividere con i vicini slavi una eredità che considera espressione esclusiva della civiltà della Grecia classica.</p>
<p>Le riserve di Atene nei confronti della condivisione del nome con lo stato confinante si dovevano anche al fatto che essa temeva che la Repubblica di Macedonia indulgesse segretamente in <strong>tentazioni irredentiste</strong>, che potessero un giorno tradursi in ambizioni territoriali ai danni della provincia greca di Macedonia.</p>
<p>L’annosa controversia tra i due paesi è stata risolta solo con l’accordo di Prespa del 2018, fortemente voluto sia dal leader greco <strong>Tsipras</strong>, che dal suo collega macedone Zoran Zaev.</p>
<p>L’accordo ha consentito la distensione dei rapporti diplomatici tra i due stati confinanti e fatto anche cadere il veto che la Grecia opponeva all’ingresso del vicino paese slavo nella <strong>Nato</strong> e nell’<strong>Ue</strong>, ma è stato fortemente avversato dall’opinione pubblica greca.</p>
<p>Proteste contro quella che è stata vissuta come la questione della “<strong>identità rubata</strong>” si sono registrate ovunque nel paese ellenico ed hanno raggiunto il culmine a gennaio di quest’anno ad Atene, quando 100.000 manifestanti (400.000 secondo gli organizzatori) si sono raccolti in un’adunata oceanica sulla strada che dall’Acropoli porta a piazza Syntagma, invocando un referendum popolare sull’accordo di Prespa. La protesta, organizzata da quello che era all’epoca il principale partito di opposizione, Nuova Democrazia, e da frange politiche ultranazionalistiche, si è conclusa con scontri con la polizia e con diversi feriti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">Che cos&#8217;è l&#8217;Accordo di Prespa tra Grecia e Macedonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crisi, immigrazione e identità: l&#8217;ascesa del centrodestra in Grecia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ascesa-del-centrodestra-in-grecia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=220348</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Comprendere le cause del mutamento dello scenario politico greco dovuto alle recenti elezioni è possibile solo partendo da Atene. Nella capitale più che altrove è presente, infatti, lo zoccolo duro dei delusi da Alexis Tsipras, di quelli che hanno votato in massa per Nea Demokratia, il partito di centrodestra guidato da Kyriakos Mitsotakis che in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ascesa-del-centrodestra-in-grecia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ascesa-del-centrodestra-in-grecia.html">Crisi, immigrazione e identità: l&#8217;ascesa del centrodestra in Grecia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9982535-e1564583089968-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Comprendere le cause del mutamento dello scenario politico greco dovuto alle recenti elezioni è possibile solo partendo da <strong>Atene</strong>.</p>
<p>Nella capitale più che altrove è presente, infatti, lo zoccolo duro dei delusi da Alexis Tsipras, di quelli che hanno votato in massa per Nea Demokratia, il partito di centrodestra guidato da Kyriakos Mitsotakis che in alcuni quartieri ha sfiorato addirittura il <strong>46%</strong> dei consensi.</p>
<p>Ed Atene non è una capitale qualunque: il legame con il passato è tangibile, come l’Acropoli ci ricorda ad ogni sguardo. Ma basta poi percorrere una delle tante stradine meno centrali di questa metropoli caotica, sfigurata dalla cementificazione degli anni Cinquanta, per rendersi conto delle sue contraddizioni. Atene ha subito anni di speculazione edilizia, seguiti da investimenti in tempi relativamente recenti per migliorarne l’immagine. Fra i risultati più notevoli, l’ammodernamento della metropolitana, una delle più curate d’Europa sotto il profilo architettonico; basti pensare che alcune stazioni sembrano delle vere e proprie sale di museo archeologico. Uno straordinario restyling urbanistico non limitato alla capitale.</p>
<p>Tutto questo prima della <strong>crisi</strong>, crisi che è stata vissuta dai greci come acuita dalle imposizioni di un’Unione Europea nei confronti della quale Tsipras si è mostrato troppo arrendevole.</p>
<p>“La Grecia è stata la culla della civiltà occidentale. Sai che cosa diciamo qui? Se l’Europa ci pagasse per ogni termine che deriva dal greco antico, il nostro debito sarebbe estinto da tempo” commenta ironicamente Christina Karteri, università e laurea in Italia. Le chiediamo come si spiega l’<strong>avanzata del centrodestra</strong> alle recenti elezioni. Mi risponde che, secondo lei, non è tanto la politica economica proposta da Mitsotakis ad aver allettato gli elettori, quanto l’aver fatto appello a quello che definisce l’orgoglio greco”.</p>
<p>“L’orgoglio greco?”</p>
<p>“Certo. <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/accordo-di-prespa.html">L’accordo di Prespa</a> e la dissennata politica sull&#8217;immigrazione sono state mosse fatali a Syriza, la sinistra radicale guidata da Tsipras”. Il riferimento è all&#8217;annosa faccenda del nome della <strong>Macedonia</strong>, una disputa diplomatica che ai non greci appare incomprensibile.</p>
<p>Ma si è in errore se si ritiene di poter confinare la questione ad una mera disputa linguistica, perché il contenzioso tra i due paesi è soprattutto un conflitto di carattere identitario. Questo spiega perché, in vista dell’accordo voluto da Tsipras, lo scorso anno decine di migliaia di greci sono scesi in piazza a protestare contro il compromesso con il vicino stato balcanico.</p>
<p>Le spinte nazionalistiche registrate da tempo nel paese si devono anche ai rapporti storicamente tormentati con un altro scomodo vicino, la Turchia di <strong>Erdogan</strong>. Rapporti divenuti più tesi per la <em>vexata quaestio</em> della sovranità di Cipro, contesa tra turchi e greci sin dagli anni Settanta, ed ora al centro di interessi comuni per la scoperta di una nuova riserva di gas nel Mediterraneo orientale. Con la Turchia Atene è in profondo disaccordo anche su di un altro problema cruciale, la disciplina dei flussi migratori.</p>
<p>“Il governo di Tsipras ha fatto ben poco per risolvere i problemi dell’<strong>immigrazione</strong>, che sono diventati insostenibili dopo che la guerra in Siria ha scagliato ondate di profughi sulle nostre coste; un esodo favorito anche dalla connivenza turca” si sfoga Fotis Bouras, un insegnante che incontriamo a Monastiraki, il vivace quartiere della capitale ricco di monumenti e mercati.</p>
<p>In realtà, come hanno sottolineato Gemma Bird ed Amanda Russell della London School of Economics, la Grecia adotta delle politiche migratorie ambigue. Da un lato accoglie turisti ed investitori e incoraggia persino la possibilità di richiedere la cittadinanza ellenica – e quindi europea – registrando in Grecia le proprie società ed effettuando investimenti immobiliari di almeno 250.000 euro ( con il conseguente boom di passaporti facili concessi a persone di diverse nazionalità: ricchi russi, cinesi, ucraini e non solo). Dall’altro il paese “ospita” quasi 70.000 rifugiati e richiedenti asilo, 16.000 dei quali vivono confinati sulle isole, talvolta in condizioni precarie.</p>
<p>E così – intimoriti da un’immigrazione percepita come incontrollata, incalzati dallo spettro dell’<strong>austerity</strong> e insofferenti verso un&#8217;Unione europea vista come un’entità egemonizzata da finanzieri e burocrati incuranti delle esigenze del popolo greco – non sorprende che tantissimi elettori abbiano puntato politicamente sul centrodestra, che promette di voltar pagina e che governerà in piena autonomia, controllando 158 seggi sui 300 della camera unica del Parlamento ellenico.</p>
<p>“Negli ultimi decenni tutti i governi che si sono susseguiti in Grecia hanno alimentato la burocrazia ed un’amministrazione pubblica inefficiente per motivi clientelari, indipendentemente dall&#8217;orientamento politico,” osserva Nancy Katsikari, titolare del “Serbetospito”, un locale popolarissimo a Psiri, colorato rione di ristoranti e di botteghe. “Inoltre si sono scoraggiati in passato gli investimenti privati per l’eccessiva tassazione. Mitsotakis ha finalmente promesso la riduzione delle tasse ad imprese ed investitori” conclude ottimista.</p>
<p>In questi giorni di calura estiva si respira la speranza di cambiamento ad Atene, capitale di una nazione da sempre crocevia di culture, ma anche terra di pericolosi nazionalismi, instabile termometro politico dei Balcani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ascesa-del-centrodestra-in-grecia.html">Crisi, immigrazione e identità: l&#8217;ascesa del centrodestra in Grecia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo scontro Hunt-Johnson si avvicina: ecco perché Boris può vincere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-hunt-johnson-si-avvicina-ecco-perche-boris-puo-vincere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 08:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=214642</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 23 luglio è vicino, e a pochi dal testa a testa televisivo tra Boris Johnson e Jeremy Hunt, i bookmaker britannici puntano sul primo come futuro premier e leader dei Tory. In quella data, infatti, si scoprirà se la maggioranza dei circa 160mila iscritti al Partito Conservatore avrà eletto l’ex sindaco di Londra candidato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-hunt-johnson-si-avvicina-ecco-perche-boris-puo-vincere.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-hunt-johnson-si-avvicina-ecco-perche-boris-puo-vincere.html">Lo scontro Hunt-Johnson si avvicina: ecco perché Boris può vincere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9991936-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 23 luglio è vicino, e a pochi dal testa a testa televisivo tra <strong>Boris Johnson</strong> e <strong>Jeremy Hunt</strong>, i bookmaker britannici puntano sul primo come futuro premier e leader dei <strong>Tory</strong>.</p>
<p>In quella data, infatti, si scoprirà se la maggioranza dei circa 160mila iscritti al Partito Conservatore avrà eletto l’ex sindaco di Londra candidato ideale a reggere le sorti del Paese.</p>
<p>Una campagna elettorale tutta in discesa quella del controverso e carismatico Boris Johnson, figlio dell’<em>upper-class</em> britannica con studi ad Eton ed Oxford, amato per il suo anticonformismo ed il suo impegno per i diritti civili, ma noto per l’inclinazione alla gaffe ed all&#8217;uso di un linguaggio non sempre <em>politically correct</em> . Una campagna elettorale iniziata con le dimissioni di <strong>Theresa May</strong> in uno dei momenti più delicati nella storia dei Tory, partito lacerato da dissidi e dissensi.</p>
<p>Johnson, oggetto di una vera e propria sovraesposizione mediatica per le ultime vicende della sua vita privata, nel tentativo di guadagnare maggiori consensi ha promesso ai sudditi di Sua Maestà di tutto, a cominciare dall&#8217;abbandono dell’impopolare politica dell’austerity, gravata sinora in larga misura sulla classe media britannica. Il suo è un programma di governo fondato sull&#8217;ottimismo, inteso a rassicurare un elettorato timoroso di nuove elezioni politiche; elezioni che potrebbero risolversi con il trionfo dell’avversario laburista <strong>Jeremy Corbyn</strong>, se non addirittura con una vittoria a sorpresa del partito di Nigel Farage.</p>
<p>In un panorama politico così composito c’è da chiedersi che tipo di interlocutore rappresenterebbe Boris Johnson per l’Europa in caso di vittoria. Probabilmente si presenterebbe come un leader a capo di un paese alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo ruolo nello scacchiere diplomatico internazionale.</p>
<p>Difficile immaginare che con Johnson, euroscettico convinto, la<strong> Brexit</strong> venga portata a termine entro il 31 ottobre in modo indolore. Più realistico appare invece attendersi una serie di stalli e di accordi mancati con l’Unione Europea, soprattutto sul problematico nodo del confine irlandese, che segnerebbe la linea di demarcazione tra Ue e Regno Unito, un confine che, se concepito in modo rigido, potrebbe rinfocolare i mai sopiti desideri di riunificazione con la Repubblica da parte della riottosa Irlanda del Nord ed incoraggiare il nazionalismo scozzese, innescando una reazione a catena perversa dai potenziali effetti disastrosi per l’unità del paese.</p>
<p>Altro tema con cui il politico neoeletto dovrà fare i conti sarà quello dell’immigrazione. Ciò che è difficile da accettare per una Gran Bretagna dalla lunga e consolidata tradizione democratica è scoprirsi invece un paese chiuso e diffidente.</p>
<p>Provate a chiedere a chi ha votato per la Brexit la motivazione del voto e vedrete che le risposte saranno sempre le stesse: la necessità di porre un limite al flusso incontrollato dell’immigrazione europea ed extra-europea ed il desiderio di non essere più soffocati da una burocrazia comunitaria percepita come egemonizzata “dall’asse Parigi-Berlino”.</p>
<p>Lo scenario che ne consegue è quello di un <strong>Regno Unito</strong> complesso e contraddittorio che, se per un verso presenta crescenti insofferenze e tensioni sociali nei grandi centri, risulta tuttavia vitale a livello commerciale, scientifico e tecnologico. Un paese che ambisce a nuovi sbocchi nell&#8217;economia globale tanto da stipulare accordi bilaterali con paesi extra-europei (ultimo quello con la Corea del Sud), al fine di assicurarsi mercati alternativi in vista dell’uscita dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Un paese nostalgico di un prestigio che sembra ormai irrimediabilmente compromesso nello scacchiere diplomatico. Non ci sorprende, allora, a dispetto delle accuse di ambizione personale e di inconsistenza del programma politico, una leadership come quella di Boris Johnson che, almeno agli occhi dei suoi elettori, irradia sicurezza e fiducia nel futuro e promette di rilanciare l’economia, consentendo al paese di superare il rischioso isolamento a cui gli incerti rapporti con l’Unione Europea sembrerebbero condannarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-hunt-johnson-si-avvicina-ecco-perche-boris-puo-vincere.html">Lo scontro Hunt-Johnson si avvicina: ecco perché Boris può vincere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 56/247 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-27 08:26:18 by W3 Total Cache
-->