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	<title>Filippo Rossi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Filippo Rossi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tripoli, sulla linea del fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-lincubo-della-guerra/libia-sulla-linea-del-fronte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 13:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="969" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-1024x517.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un giorno come gli altri a Tripoli. La città si sveglia alle prime ore del mattino, prima che il calore umido di luglio diventi insopportabile. A circa cinque chilometri dal centro, si innalza una nuvola di fumo nero, non visibile nitidamente per via della cappa d’umidità e dello smog. È la guerra che vuole &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-lincubo-della-guerra/libia-sulla-linea-del-fronte.html">[...]</a></p>
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<p class="western" lang="it-IT">La città cerca di vivere normalmente, ma è sommersa da molteplici <strong>problemi</strong>: mancanza di elettricità e di acqua potabile oppure di carburante. L’altra faccia di una capitale che cerca disperatamente di non considerare il fatto che sia assediata, cosa che sta accadendo a pochi chilometri dal suo storico centro, nella sua periferia martoriata dalla guerra. Case diroccate, crateri nell&#8217;asfalto creati dai bombardamenti, edifici crivellati con le finestre distrutte e montagne di sabbia accumulate insieme a container come posti di blocco o per ostruire il passaggio. Il giorno e la notte.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Sono passati ormai molti mesi dall&#8217;inizio dell’<strong>assedio della città</strong> da parte delle forze del feldmaresciallo Khalifa Haftar, che il 4 aprile ha deciso di sferrare il colpo fatale della sua “operazione dignità”, da lui invocata per unificare la Libia e “combattere il radicalismo islamico presente nel Paese” e portata avanti dalle sue forze armate sotto il nome di Esercito nazionale libico (Eln). Un esercito formato da combattenti poco esperti, milizie, mercenari stranieri e comandato da ex-ufficiali dell’esercito del rais. Ma ha incontrato una strenua resistenza da parte delle milizie che difendono, in particolar modo per interessi economici e di potere, il Governo di Accordo Nazionale (Gan), nato nel 2015 e riconosciuto dalla comunità internazionale.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Il fronte tripolino, diviso in circa 8 fronti cittadini (senza calcolare le zone esterne, come Gharyan, cittadina contesa ancora oggi e d’importanza strategica a circa 80 chilometri dalla capitale e situata su un’altura) sembra più una guerra di logorio e di trincea che un conflitto a campo aperto. Una battaglia lenta, che si divide fra scontri violenti e molto tempo senza che nulla accada.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Le milizie che difendono i territori controllati dal Gan provengono soprattutto da Misurata (considerate dagli stessi libici come “l’ago della bilancia” del conflitto data la loro potenza militare ed economica acquisita durante gli 8 anni dalla fine del governo della Jamharyia). Credono più nei soldi che nella difesa di un apparente governo democratico. Secondo varie fonti, ogni soldato riceverebbe la somma di circa 2 mila dinari libici al giorno (circa 450 euro).</p>
<p class="western" lang="it-IT">Per accedere alle linee del fronte del Gan, basta cambiare quartiere cittadino e passare i vari <strong>checkpoint</strong> situati all’inizio della zona off-limits. La zona di guerra. Da lì, la città diventa fantasma. La spazzatura aumenta insieme al silenzio assordante che lascia spazio solo al rumore dei veicoli militari.</p>
<p lang="it-IT"><div id="gallery_236176" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_236176 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160728.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160728.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160770.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160770.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160807.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160807.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160823.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160823.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160832.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1160832.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1170053.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1170053.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180228.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180228.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180288.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180288.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180382.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180382.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180491-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/P1180491-2.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p class="western" lang="it-IT">Il comandante della 21esima brigata di misurata, <strong>Hashim Ahamd Abbriah</strong>, si presenta con il suo Toyota 4&#215;4 all&#8217;ultimo checkpoint nel quartiere di Salah Ad-Din, a sud della capitale. “Abbiamo riconquistato la zona e ci troviamo attualmente in posizione difensiva pronti a respingere ogni attacco del nemico, sia esso con aerei, cannoni o bombe. Abbiamo dovuto anche evacuare i civili per via dei bombardamenti”. Una cosa particolare, è proprio il fatto che i civili fuggiti dalle loro case e che si sono riversati nel centro cittadino, sovraffollandolo, possono tornare alle loro case nel bel mezzo della battaglia. Insieme ai veicoli militari, dopo il Chekpoint si vedono sfrecciare macchine di civili che rientrano regolarmente per controllare lo stato delle loro case o per prendere qualche oggetto dimenticato.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Hashim ci porta nel quartier generale della brigata, situata in una base militare adiacente la linea del fronte di Wardak, prima linea. È in due stanzette che i suoi uomini si riposano e danno il cambio ai soldati che tengono il fronte. Quando c’è elettricità hanno anche l’aria condizionata, la TV e un frigorifero di fianco ai numerosi fucili, i giubbotti antiproiettile e le munizioni. Controllano Facebook quando si riposano, anche se la connessione è poca.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Hashim lascia il comando a Walid, un soldato sulla 40ina, per dirigersi verso la linea di <strong>Yarmuk</strong>. Uscendo dalla base, i 4&#215;4 si districano fra le dune di sabbia soffice e asfalto distrutto, attraversando velocemente case abbandonate e villaggi diroccati, tutti dello stesso colore delle mattonelle grigie, per evitare di essere bersagliati dai droni di Haftar, appoggiato dalle forze aeree emiratine e egiziane.</p>
<p class="western" lang="it-IT">I veicoli arrivano alla prima linea e si nascondono sotto alcuni pini marittimi. L’odore che emanano si mischia insieme a quello del Mediterraneo e fanno pensare più a un luogo di vacanza che a un vero e proprio fronte di guerra.</p>
<p class="western" lang="it-IT">I soldati di Hashim sono appostati in una villa abbandonata. Nel salotto, ormai senza mura per via di un colpo di artiglieria pesante che ha creato un varco gigante, i soldati appoggiano lanciamissili, mitragliatori e munizioni. Rimangono nascosti osservando con fucili di precisione e sdraiati su materassi le linee nemiche, appostate a poche centinaia di metri. Quando Walid arriva, osserva con il binocolo qualsiasi movimento e poi, dopo aver impugnato il mitragliatore, spara contro il nemico dando istruzioni.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Dietro la casa, al riparo dell’aviazione, siede invece Hassan. Lo Sceicco Hassan, come lo chiamano. “È lo sceicco della rivoluzione” dice Walid. Hassan è un ex combattente dell’esercito di Gheddafi. “Dove sono le forze internazionali in nostro sostegno? Dove sono i nostri amici italiani?” grida ironico ma serio, mentre con una lima cerca di modificare un razzo da inserire sul suo lanciamissili posto sul suo 4&#215;4 beige. “Combattiamo perché a mille chilometri, un dittatore come Muammar vuole creare un nuovo regime. Guarda con che armi combattiamo. Loro hanno l’aviazione degli Emirati Arabi Uniti e armi americane”. Dopo qualche istante, Hassan carica il missile nel suo cannone e parte veloce spingendosi a un centinaio di metri dall&#8217;edificio a sinistra. Prende la mira con il cannone, prima di spostare il veicolo di qualche metro indietro. Al grido “Allahu Akbar” di Walid, sgancia l’ordigno che scatena un boato e un’ondata di fumo, polvere e sabbia, mentre la terra trema.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Sulla linea del fronte di Ain Zara, adiacente a Yarmuk, la situazione è la medesima. Un gruppo di ragazzi controllano da un tetto il fronte, cantando “amiamo la guerra e la morte”. Sorridono, si divertono. Mirano e sparano qualche proiettile quando scorgono movimenti dall’altro lato. Ma è tanto il tempo che passano fumando hashish o annoiandosi. Entrambe le parti non si spingono in avanti. Nonostante ciò, i miliziani del GAN sono galvanizzati: “Haftar, figlio di un cane, non riuscirai mai a conquistare Tripoli” urla un ferito. I ragazzi, giovani, sono sicuri che i soldati nemici abbiano ormai il morale a pezzi e siano senza forze di contrattaccare.</p>
<p class="western" lang="it-IT">La linea del fronte cambia però nei pressi dell’aeroporto internazionale. Una zona meno abitata e quindi con spazi aperti. L’aeroporto internazionale è saldamente nelle mani dell’Eln da ormai mesi e difficile da espugnare. Un luogo simbolo della guerra civile libica. I soldati del Gan si sono quindi appostati alle sue estremità, creando fronti con mucchi di sabbia per proteggersi dal campo aperto. “Dall&#8217;altro lato, a circa 400 metri, è appostato il nemico – commenta Mohamed, riparandosi dal sole sotto un albero e una tenda creata apposta per riposarsi con qualche stuoia – Il nemico è in una posizione di debolezza. Qui non è difficile difendere perché non possono attaccarci ma il pericolo è la loro aviazione ce ci colpisce ogni notte. Ma sulla terra, vinciamo noi”.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Come Mohammad, la maggior parte dei soldati sono civili. Ahmad, un ingegnere nucleare, si districa fra la sua vita lavorativa e il fronte per portare manforte. “Qui faccio di tutto, aiuto logistico, combatto. È la responsabilità di tutti i libici combattere la dittatura e difendere la democrazia e la costituzione di un governo civile. È per questo che abbiamo fatto la rivoluzione nel 2011. Io in questi anni ho sempre combattuto tornando al lavoro. Quando l’assedio è cominciato ero a Vienna ad una conferenza sul nucleare e sono subito tornato a casa per difendere”.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Ma se in molti dicono di voler combattere per la democrazia e l’unità, sono molti quelli che affermano che il Gan, dopotutto, sia esattamente il contrario. Lo dice Mahmoud, un giovane avvocato che fa il cameriere in un ristorante: “Le <strong>milizie</strong> combattono solo per il potere, i soldi e il petrolio. Non per la democrazia. Qui a Tripoli, più dell’80% della popolazione vuole l’entrata di Haftar ma solo chi ci guadagna lo combatte. Per fare un esempio, un conducente di autobus è stato preso a bastonate in testa, morendo, solo perché ascoltava l’inno dell’esercito nazionale libico. Se questa è libertà”. Le parole di Mahmoud sono condivide ma nessuno vuole essere citato per paura di rappresaglie e violenze contro le famiglie.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Forse la verità sta nel mezzo. Sta di fatto che Tripoli continua la sua routine nonostante la sofferenza. Il venerdì pomeriggio, quando il sole comincia a calare, sulla Piazza dei martiri (ex-Piazza verde sotto il regime di Gheddafi), i piccioni invadono l’area di fianco a venditori di giochi made in china e bancarelle di zucchero filato, che rendono felici bambini e famiglie che passeggiano. Come niente fosse, quando i missili cadono sulle loro case abbandonate nelle periferie. Ma non succede nulla. Tutto “Mia bil mia” (100%).</p>
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		<title>Libia, la linea del fronte della guerra di Tripoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/tripoli-la-linea-del-fronte-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 13:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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<p>È un giorno come gli altri a Tripoli. La città si sveglia alle prime ore del mattino, prima che il calore umido di luglio diventi insopportabile</p>
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		<title>Tripoli, l&#8217;incubo della guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-lincubo-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 08:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1180288-1024x683-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1180288-1024x683-2.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1180288-1024x683-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1180288-1024x683-2-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Tripoli, capitale della Libia, cerca di vivere normalmente, ma sono tanti, troppi i problemi che deve affrontare. Il reporter Filippo Rossi ci riconsegna il ritratto di una città che cerca disperatamente di andare avanti nonostante quanto sta accadendo a pochi chilometri dal suo storico centro, nella sua periferia martoriata dalla guerra. E mentre la carenza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-lincubo-della-guerra.html">[...]</a></p>
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Il reporter Filippo Rossi ci riconsegna il ritratto di una città che cerca disperatamente di andare avanti nonostante quanto sta accadendo a pochi chilometri dal suo storico centro, nella sua periferia martoriata dalla guerra.<br />
E mentre la carenza di acqua, elettricità e carburante si aggrava sempre di più, sono molti i migranti che decidono di fuggire da questo Paese ancora lontano dalla pace, sperando di raggiungere l&#8217;Italia.</p>
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		<title>I migranti in fuga dalla Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/i-migranti-in-fuga-dalla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 08:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/s36-1-e1571473991447.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/s36-1-e1571473991447.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/s36-1-e1571473991447-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/s36-1-e1571473991447-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/s36-1-e1571473991447-1024x497.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I migranti subsahariani non vogliono essere presi dalla Guardia costiera libica, perché per molti di loro si tratta di un inferno</p>
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		<item>
		<title>Viaggio per fuggire dall&#8217;inferno libico</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/tripoli-lincubo-della-guerra/viaggio-per-fuggire-dallinferno-libico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 06:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti fuggono dalla Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>60 miglia al largo della costa tripolina. Sono quasi le 6 di sera e il sole comincia a calare ostruendo la vista della motovedetta della guardia costiera libica “Ras Al-Jider”. I marinai si appostano sul ponte per osservare l’orizzonte, quando scorgono in lontananza il loro obiettivo: un gommone con a bordo una novantina di migranti. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/tripoli-lincubo-della-guerra/viaggio-per-fuggire-dallinferno-libico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti fuggono dalla Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-Lapresse-e1571465971639-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="western" lang="it-IT">60 miglia al largo della costa tripolina. Sono quasi le 6 di sera e il sole comincia a calare ostruendo la vista della motovedetta della <strong>guardia costiera libica</strong> “Ras Al-Jider”. I marinai si appostano sul ponte per osservare l’orizzonte, quando scorgono in lontananza il loro obiettivo: un gommone con a bordo una novantina di migranti. Un puntino nero in mezzo al nulla. Il capitano, Mustafa, insieme all&#8217;equipaggio, sono salpati dalla base navale 5 ore prima, non appena hanno ricevuto un Sos dell’aviazione maltese dando le coordinate dell’imbarcazione.</p>
<p class="western" lang="it-IT">L’aereo maltese sorvola ancora una volta lo “zodiac”, assicurandosi che i libici l’abbiano intercettato, prima di far rotta a nord e lasciare la guardia costiera fare il dovere richiesto dall&#8217;Unione europea: raccogliere i migranti e riportarli in Libia, nei centri di detenzione. Una missione contraddittoria e sostenuta anche dal governo italiano, che ha fornito imbarcazioni e logistica.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Più la motovedetta si avvicina al gommone, più i marinai si eccitano. Gridano commenti come “Bye bye Italia” o “se non vi piace la Libia tornatevene a casa vostra” mentre si apprestano alle operazioni di soccorso. Quando infine il gommone è a poche decine di metri, le persone appaiono a bordo. Disperate, ammucchiate al centro o sedute pericolosamente al bordo. Le donne e i bambini nascosti davanti.</p>
<p class="western" lang="it-IT">I migranti, non appena riescono a intravvedere la bandiera che batte la motovedetta, cambiano rotta, cercano di salvarsi. Ma non hanno speranze, la velocità del gommone è troppo debole per fuggire e il carburante, ormai, è terminato. Senza contare che, senza nessun tipo di riferimento, hanno perso completamente l’orientamento. Cominciano a urlare e discutere con i libici, in segno disapprovazione. Il capitano Mustafa grida “se volete continuare, andate, ma forse morirete”. Poi un altro marinaio dice “dateci donne e bambini e morite”.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Nel frattempo però, un libico è già in acqua con una cima, che lega intorno al motore del gommone. È finita, i migranti saliranno a bordo della “Ras al-Jider” e faranno rotta verso Tripoli, quel porto considerato sicuro dall&#8217;Europa ma che è diventato una tortura per<strong> i migranti sub sahariani</strong>, costretti a sopportare qualsiasi tipo di privazione non solo nei numerosi e orribili centri di detenzione, dove subiscono maltrattamenti e torture, ma anche fuori, dove sono diventati vere e proprie vittime di una caccia al migrante. Un meccanismo creato ad hoc da autorità, milizie e parte della società civile per spennare i poveri avventurieri, minacciandoli di sevizie. In Libia regna il caos.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Il <strong>gommone</strong> formato da una piattaforma di legno compensato è portato a poppa, dove cominciano le operazioni di sbarco. Il fetore è insopportabile quando i primi salgono a bordo, con i visi arrabbiati, affranti tristi. Sono giorni, settimane, mesi che non si lavano e stavano forse rinchiusi e ammassati in un locale, aspettando di imbarcarsi. Una donna, Sarah, si rifiuta di salire a bordo. Minaccia di buttarsi in acqua, abbandonando suo figlio Amir, di soli 5 anni, al suo destino. È fermata in tempo da un marinaio, salito sul gommone per accelerare le operazioni. Alcuni compagni di viaggio cercano di calmarla. “Meglio morire in mare che tornare in Libia” urla in seguito, quando la barca è già in rotta verso la base di Tripoli. È una<strong> rifugiata sudanese</strong>, di Khartum. Amir, suo figlio, ha visto solamente centri di detenzione e fuga nella sua vita. Non è mai andato a scuola. Ma Sarah sa benissimo che non resterà un minuto di più in quello che definisce “l’inferno libico”. Vuole l’Europa.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Prima di partire, il capitano Mustafa osserva mentre un suo uomo affonda il gommone, tagliandolo con un coltello e gettando il pane secco, unico cibo dato ai migranti dai passatori, nel mare. L’unico pezzo che viene portato a bordo è il motore: “Requisendo il motore non permettiamo più ai passatori di riusarlo”. Ma Sarah è sicura del contrario: “Quel motore lo vendono per migliaia di dollari ai passatori e ci guadagnano. Funziona tutto così in Libia”.</p>
<p lang="it-IT"><div id="gallery_235976" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_235976 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s57.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s57.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s56.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s56.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s55.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s55.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s36.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s36.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s32.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s32.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s30.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s30.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s24.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s24.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s12.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s12.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/s2.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p class="western" lang="it-IT">Le <strong>donne</strong>, compresa Sarah, sono lasciate a poppa. Si addormentano vicino al rumore insopportabile del motore, mentre gli uomini sono portati sul ponte di prua. Guardano l’orizzonte, immaginandosi gli orrori che dovranno subire non appena sbarcheranno.</p>
<p class="western" lang="it-IT">“Gli daremo tutto quello che abbiamo. Acqua, cibo, anche le nostre uniformi se necessario” commenta il capitano Mustafa. “Non spetta a me decidere se la Libia sia o non sia <strong>un porto sicuro</strong>. Io mi limito a salvare le vite umane”. Mustafa è giovane. Sembra umano e gentile, al contrario di alcuni membri del suo equipaggio, ostili e rudi. Uno di loro porta dell’acqua ai ragazzi assetati, che si fiondano tutti insieme per cercare di fare qualche sorso. “Se non vi comportate bene vedete” dice un libico. La presenza di due giornalisti sicuramente li calma, visto che alcuni migranti che hanno già tentato la traversata, affermano che altre volte la guardia costiera li ha maltrattati e picchiati. Molti crollano dalla stanchezza mentre altri asciugano i vestiti con l’aiuto del vento o guardano persi verso l’orizzonte.</p>
<p class="western" lang="it-IT">“Quando sbarcheremo a Tripoli ci metteranno i <strong>cavi elettrici</strong> sui testicoli. Capisci, i testicoli!” dice Afaim, un migrante senegalese che ha già tentato la traversata cinque volte. “Ci chiederanno 500 euro per uscire dal centro di detenzione” dice invece Kona George. “È il traffico della pelle nera. Per i libici siamo merce di scambio. Si organizzano, ti rapiscono, ti frustano e poi chiedono il numero dei tuoi genitori per obbligarci a pagare. È così che si costruiscono le case. Ecco perché scappiamo dalla Libia. È pericoloso e non tutti vogliono farlo, ma non abbiamo scelta”. Kona racconta come siano arrivati fino a quel punto: “Non avevamo un timoniere. Ci siamo dati il cambio. È difficile perché eravamo rimasti senza acqua e non riuscivamo a deglutire il pane secco che i passatori ci avevano dato come cibo. Ci hanno detto di navigare in una direzione per 6 ore e poi virare con una bussola e continuare per altre 6. Abbiamo navigato per 18 ore ma era meglio morire in mare che tornare in Libia. La morte o l’Europa”.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Quando è già notte, si alza la marea. L’acqua bagna il ponte e i migranti cercano di ripararsi, dove i getti arrivano con minor potenza. Si scorgono le luci della capitale libica e i suoi grattacieli. Non vola una mosca. La “Ras Al-Jider” entra in porto e tutti si alzano. Quando la motovedetta attracca, il gelo totale. I soccorsi non sono presenti, solo due funzionari dell’Organizzazione mondiale della migrazione, partner dell’Unione europea, osservano e contano i migranti presenti che sono fatti scendere e allineati, seduti in ginocchio su quattro file. Per illuminare, vengono puntati sulle loro facce i fari dei bus che sono venuti a prenderli per portarli nei centri di detenzione. Hanno scritto in arabo il nome di <strong>Tajoura</strong>, centro bombardato solamente qualche giorno prima dove sono morte più di 50 persone. Mentre cominciano le operazioni di imbarco, due tentano la fuga, correndo a più non posso nel buio. Subito la polizia, con una macchina, si fionda per rincorrerli. Anche Sarah, nascosta insieme alle altre donne dietro a un veicolo, sussurra qualcosa e prova a scappare, tenendo per mano Amir. Ma è facile preda delle guardie che la fermano e poi, vedendo la sua tenacia nel resistere e gridare, prendono Amir come ostaggio, che urla, spaventato, “mamma!”. Anche lei deve arrendersi.</p>
<p class="western" lang="it-IT">Tutti partono per il <strong>centro di detenzione</strong>, dove dovranno pagare per uscire, evitare torture e riprovare a guadagnare abbastanza per ripagarsi un maledetto viaggio per sfuggire all&#8217;inferno libico. Ma forse, ci metteranno anni di sofferenza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;avanzata nel deserto contro Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/lavanzata-nel-deserto-contro-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2019 08:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lavanzata-nel-deserto-contro-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lavanzata-nel-deserto-contro-isis.html">L&#8217;avanzata nel deserto contro Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/FOTO1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un&#8217;importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare).</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jHnykXEaLWE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>L’alba è il momento più agitato sulla linea del fronte e sulla collina di al-Houthi. Appena ci avviciniamo, i terroristi cominciano a bersagliare la collina con dei mortai. “Vedono le macchine arrivare con i binocoli e vogliono segnalare la loro presenza” continua Ammar. Dopo una ventina di minuti, sembra che abbiano preso le misure, colpendo a pochi metri da noi.La brigata Hizb Allah (Partito di Dio in italiano, parte del FMP) difende la collina, ma, per motivi a noi sconosciuti, non vogliono parlare. L’attrezzatura a disposizione è completa. Oltre a piccoli avamposti costruiti in lamiera e muniti di feritoie per i cecchini, i soldati (che nel FMP vengono dal mondo civile) vivono in tende di plastica appena dietro la collina, senza nessun tipo di protezione, contro mortai e assalti notturni. Anche se la sicurezza non è delle migliori l’organizzazione è sorprendente.</p>
<p>Dalla collina verso la pianura si estende per chilometri una lunga barriera di terra, costruita come una <strong>trincea</strong> da ruspe blindate.In pochissimi mesi, il FMP ha conquistato gran parte del deserto settentrionale, spingendosi fin quasi alla frontiera con le zone controllate dai Peshmerga curdi (che controllano la regione a nord e a est di Mosul). Ora, l’offensiva per riconquistare Tal Afar sta per cominciare dopo mesi di pausa. Al-houthi e tutte le postazioni al fronte rimangono in stand by, aspettando gli ordini di Baghdad. Al momento, data la loro posizione spesso in terreno aperto, rimangono un bersaglio costante dei terroristi. “Attaccano soprattutto di notte &#8211; racconta Ammar &#8211; facendo esplodere autobombe oppure mettendo mine antiuomo davanti alle trincee”. Quando cala il sole è il momento in cui le mitragliatrici del FMP hanno la canna più ardente. A colpi di mortaio, rispondono imperterrite non appena avvistano un movimento sospetto. In campo aperto, infatti, la strategia è molto differente dal fronte cittadino, dove si combatte strada per strada, centimetro per centimetro.Se a Mosul l’esercito regolare iracheno avanza lentamente, in campo aperto le milizie di al-Hashd al-Shaabi riescono a riconquistare chilometri in una sola avanzata. Se nel deserto i villaggi sono piccoli e pochi e i terroristi molti di meno per l’importanza e la vastità del territorio, in città i soldati devono prima assicurarsi di conquistare le vie principali di un quartiere e poi liberarlo completamente, controllando ogni singola casa (con il rischio di incappare in mine, bombe o cecchini). Il lavoro è molto più lungo e la grande popolazione confonde i soldati, che non riescono più a distinguere e temono imboscate. Il FMP, dall’inizio delle ostilità, è riuscito a riconquistare migliaia di chilometri di terreno aperto, un record incredibile. Bisogna tuttavia ricordare che i grandi centri sono spesso stati liberati con l’aiuto dell’esercito regolare.L’organizzazione del FMP è geniale. Per orientarsi durante la notte, le strade appiattite dai battistrada e inventate sul momento, sono dotate di segnaletica. Inoltre, per raggiungere una determinata brigata, sono stati posti dei cartelli stradali con i nomi, spesso accompagnati da bandiere raffiguranti lo stemma della stessa oppure figure importanti dello sciismo. L’obiettivo è proteggere al massimo le frontiere desertiche e dare un punto di riferimento ai continui rifornimenti. Gli scontri nel deserto sono frontali, come se si fosse tornati alla prima guerra mondiale. Non appena i soldati hanno l’ordine, oltrepassano le barriere di terra e, a campo aperto, si lanciano contro il nemico. I bulldozer sono l’unica protezione che possiedono. Mettendosi agli estremi e avanzando parallelamente ai soldati, proteggono i fianchi da possibili autobombe o cecchini. “I conducenti dei bulldozer sono eroi, sono fra i più vulnerabili” dichiara Ammar.</p>
<p>La linea del fronte del FMP è molto estesa. Se al nord hanno quasi raggiunto le posizioni curde, a ovest il terreno da riconquistare fino alla frontiera siriana è ancora molto. Le linee a occidente si estendono per ancora almeno un centinaio di chilometri. Gli alti ranghi stanno cominciando a prepararsi per arrivare fino al confine con la Siria, come dice Ammar: “È il nostro obiettivo, a breve ci arriveremo”.Dopo qualche ora, l’ospedale da campo Jasim Shubbar, non lontano dalla collina di al-Houthi, si riempie di feriti. I continui colpi di mortaio hanno provocato danni. “Il livello di attività dipende molto dal momento. Durante la notte o la mattina sono le ore più attive. I terroristi aspettano la calata del sole per attaccare” dice un medico venuto da Baghdad come volontario. Ogni settimana i medici si danno il cambio. “Solitamente una squadra è composta da un chirurgo, un aiuto chirurgo, un medico internista, un ortopedico e un analista” conclude.Su due lettini, due miliziani. Uno dei droni che ha colpito la collina di al-Houthi non li ha risparmiati. “Erano circa 4 o 5 granate, che sono cadute all’improvviso” dice Ahmad, proveniente da Bassora e con due anni di militanza alle spalle. Prima vendeva il pesce al mercato, ma poi ha deciso, per convinzione, di seguire la fatwa dell’Imam Al-Sistani. Il suo compagno, amico di brigata da tempo e con il quale ha condiviso molte battaglie, è invece un sunnita di Baghdad. “Questa ferita alla gamba mi ha motivato ancora di più a combattere. Torneremo al fronte non appena saremo guariti. Vogliamo difendere quella collina”.Al-Hashd al-Shaabi è un movimento ben organizzato, composto in maggior parte da sciiti che hanno seguito la fatwa dell’Imam iraniano Al-Sistani, che, in seguito alla perdita di Mosul da parte delle forze irachene il 10 giugno 2014, ha invitato “ogni persona in grado di imbracciare le armi a difendere il paese” e a combattere il Jihad, che secondo Ammar va visto come “un dovere esclusivo di chi è abile, e quindi non generale”. Il successo è stato incredibile. Le adesioni sono state quasi 3 milioni e oggi circa 120 mila soldati sono attivi sul campo. I riservisti sono troppi e quindi il reclutamento è momentaneamente sospeso.Fra le file, però, non ci sono solo sciiti ma anche circa 30mila sunniti, 5mila cristiani e alcune minoranze yazide, shobak e turkmene. Il movimento è supportato apertamente dall’Iran (il che, a livello internazionale, non ha dato loro una buona fama) ed è stato più volte accusato di violazioni dei diritti umani da parte di molte organizzazioni umanitarie. Il rischio che il movimento diventi più forte dell’esercito è grande e, una volta sconfitto l’Isis, il grande dilemma rimarrà come smilitarizzare un’intera popolazione che ha combattuto per difendere il Paese. Il pericolo è dietro l’angolo, anche se il governo ha deciso di mettere il movimento direttamente sotto sorveglianza della presidenza. Tuttavia, bisogna riconoscere che l’estrema compattezza e organizzazione militare hanno fatto del FMP un movimento di successo.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Gli ultimi momenti del Califfo. Le forze democratiche siriane contro l&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/gli-ultimi-momenti-del-califfo-le-forze-democratiche-siriane-contro-lisis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 15:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1271" height="639" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo.jpg 1271w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1271px) 100vw, 1271px" /></p>
<p>Le Forze democratiche siriane hanno accerchiato quello che resta dello Stato islamico. A Ash-Shaafa, a est dell'Eufrate, sono asserragliati i "principi" del movimento jihadista che per anni ha terrorizzato il mondo intero. Tra loro anche molti combattenti europei. Che ora potrebbero tornare in patria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1271" height="639" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo.jpg 1271w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-fine-Califfo-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1271px) 100vw, 1271px" /></p><p><span>Le Forze democratiche siriane hanno accerchiato quello che resta dello Stato islamico. A Ash-Shaafa, a est dell&#8217;Eufrate, sono asserragliati i &#8220;principi&#8221; del movimento jihadista che per anni ha terrorizzato il mondo intero. Tra loro anche molti combattenti europei. Che ora potrebbero tornare in patria.</span></p>


<p>Leggi <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ultima-sacca-isis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> il reportage completo. </p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Occhi su Manbij. L&#8217;incontro di tutte le potenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/occhi-su-manbij-lincontro-di-tutte-le-potenze</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 15:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
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<p>I curdi sono asserragliati a Manbij, nel nord della Siria, mentre attendono un attacco da parte dell'Esercito siriano libero e dei turchi. Proseguono i contatti con i russi e con Bashar al Assad. Sullo sfondo, l'incertezza provocata dal ritiro delle truppe americane dalla Siria</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/occhi-su-manbij-lincontro-di-tutte-le-potenze">REPORTAGE | Occhi su Manbij. L&#8217;incontro di tutte le potenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1272" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-potenze.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-potenze.jpg 1272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-potenze-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-potenze-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria-potenze-1024x518.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1272px) 100vw, 1272px" /></p><p>I curdi sono asserragliati a Manbij, nel nord della Siria, mentre attendono un attacco da parte dell&#8217;Esercito siriano libero e dei turchi. Proseguono i contatti con i russi e con Bashar al Assad. Sullo sfondo, l&#8217;incertezza provocata dal ritiro delle truppe americane dalla Siria.</p>
<p>Leggi <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-curdi-manbij.html">qui</a> il reportage completo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/occhi-su-manbij-lincontro-di-tutte-le-potenze">REPORTAGE | Occhi su Manbij. L&#8217;incontro di tutte le potenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pozzi di petrolio in fiamme</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/pozzi-di-petrolio-in-fiamme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1270" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg 1270w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-1024x518.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1270px) 100vw, 1270px" /></p>
<p>Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della "capitale" irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1270" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg 1270w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-1024x518.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1270px) 100vw, 1270px" /></p><p><span>Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della &#8220;capitale&#8221; irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.</span></p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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		<title>La propaganda dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-propaganda-dellisis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo.</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-propaganda-dellisis">La propaganda dell&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo. </span></p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-propaganda-dellisis">La propaganda dell&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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