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	<title>Emanuele Montomoli Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 07 Sep 2026 11:44:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Emanuele Montomoli Archives - InsideOver</title>
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		<title>Quando la memoria delle malattie scompare: la lezione della difterite da Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 11:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La difterite è una delle malattie che la medicina moderna ci ha insegnato a dimenticare. È una frase paradossale, ma descrive uno dei più grandi successi di una prevenzione efficace. Per generazioni, la vaccinazione ha ridotto a livelli minimi una malattia che può provocare soffocamento, miocardite, danni neurologici e anche morte. Il risultato è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/quando-la-memoria-delle-malattie-scompare-la-lezione-della-difterite-da-palermo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>difterite </strong>è una delle malattie che la medicina moderna ci ha insegnato a dimenticare. È una frase paradossale, ma descrive uno dei più grandi successi di una prevenzione efficace. Per generazioni, la vaccinazione ha ridotto a livelli minimi una malattia che può provocare soffocamento, miocardite, danni neurologici e anche morte. Il risultato è stato talmente efficace che per molti cittadini la difterite è diventata un concetto astratto, non un pericolo concreto, ma un ricordo. A <strong>Palermo</strong>, una bambina di quattro anni è morta dopo aver contratto la difterite, non era vaccinata. Anche un cuginetto della stessa età è risultato positivo ed è stato ricoverato, ma il suo quadro clinico è migliorato; secondo le informazioni diffuse dall’ospedale, aveva ricevuto le prime dosi del ciclo vaccinale.</p>



<p>La vicenda è ora al centro di <strong>accertamenti sanitari e giudiziari</strong>. Ma prima ancora di essere un caso giudiziario, è un caso di <strong>sanità pubblica</strong>. Perché racconta qualcosa che va oltre Palermo, racconta ciò che accade quando la percezione del rischio di una malattia scende più rapidamente della necessità di continuare a prevenirla. Quando una malattia è molto diffusa, il rischio è visibile, quando interi reparti ospedalieri sono pieni di bambini con complicanze infettive, il rapporto tra malattia e prevenzione è immediato. Quando invece la vaccinazione funziona per decenni, la malattia scompare dall’esperienza quotidiana. </p>



<p>Il calcolo psicologico può rovesciarsi: il rischio della vaccinazione, per quanto piccolo, diventa concreto e immediatamente percepibile; quello della malattia diventa teorico. È uno dei meccanismi alla base della <em><strong>vaccine hesitancy</strong></em>, l’esitazione vaccinale. Non significa che chi esita sia necessariamente un “no-vax”, tra il rifiuto ideologico di ogni vaccinazione e l’adesione completa esiste un’ampia area di persone che rimandano, interrompono, non completano i cicli, si affidano a informazioni non verificate o semplicemente non percepiscono più l’urgenza della prevenzione, ed è proprio questa <strong>zona grigia</strong> a interessare la sanità pubblica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo a Palermo</h2>



<p>La difterite non era scomparsa<strong>: </strong>il primo errore sarebbe quindi raccontare la vicenda come se un agente patogeno dimenticato fosse improvvisamente riapparso. Nel 2024 l’ECDC ha registrato 151 casi nell&#8217;UE/SEE, 83 dei quali dovuti a <strong><em>Corynebacterium diphtheriae</em> tossinogenico</strong>. Tra i casi con stato vaccinale noto, il 62% riguardava persone non vaccinate oppure con un numero di dosi inferiore a quanto riportato nelle indicazioni, ancora prima, nel 2022, l’Europa aveva registrato un aumento significativo dei casi, soprattutto in alcune popolazioni vulnerabili. L’ECDC ha successivamente documentato la persistenza di un ceppo, ST574, in diversi Paesi europei anche dopo la fase acuta dell’epidemia. Tra il 2023 e il 2025 sono stati notificati 82 casi attribuiti a quel ceppo.</p>



<p>Il quadro è dunque molto diverso dalla narrazione “la difterite è tornata dal nulla”. La malattia è rimasta presente, ciò che la vaccinazione ha ridotto è la probabilità che possa trovare una popolazione sufficientemente suscettibile per produrre una trasmissione sostenuta e soprattutto una quota significativa di malattia grave.</p>



<p>Il batterio non è il problema principale: lo è la <strong>tossina</strong>. La precisione scientifica è importante anche per capire perché il vaccino funziona.Il vaccino antidifterico è un vaccino a “tossoide” non introduce nell’organismo la tossina attiva, ma una forma inattivata che consente al sistema immunitario di sviluppare anticorpi protettivi.</p>



<p>La difterite grave è determinata dall’azione della tossina, che può danneggiare il <strong>cuore </strong>e il <strong>sistema nervoso</strong> oltre a provocare le caratteristiche lesioni delle vie respiratorie. L’OMS sottolinea che le forme severe e i decessi sono principalmente conseguenza degli effetti della tossina. È anche per questo che il caso del cuginetto vaccinato è interessante, pur senza poter essere trasformato in una prova scientifica basata su due soli individui. Il bambino ha contratto l’infezione, ma il quadro clinico riferito è stato molto più lieve. Il punto non è dunque sostenere che “chi è vaccinato non si infetta”, il punto è capire che la vaccinazione cambia radicalmente la probabilità di sviluppare una malattia grave e le sue conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il problema della fiducia </strong></h2>



<p>Il caso siciliano assume un significato ulteriore perché arriva in una regione dove le coperture vaccinali sono problematiche. La stampa ha riportato, sulla base delle informazioni dell’ASP, circa 800 minori non immunizzati nell’area palermitana interessata dalle verifiche. Le autorità hanno inoltre avviato controlli nelle scuole per ricostruire la situazione vaccinale e individuare eventuali ulteriori soggetti vulnerabili, ma anche qui sarebbe sbagliato fermarsi alla categoria “no-vax”. La questione di fondo è la capacità di un <strong>sistema sanitario</strong> di sapere chi non è vaccinato, capire perché non lo è, raggiungerlo e recuperare le vaccinazioni mancanti. Anagrafe vaccinale, pediatri, servizi territoriali, scuola, comunicazione sanitaria e attività di recupero non sono compartimenti separati. Sono parti dello stesso sistema di prevenzione, ed il caso Palermo rende visibile anche questo.</p>



<p>L’Italia dispone di un sistema di obblighi vaccinali per l’infanzia, ma l’esistenza di un obbligo non coincide automaticamente con l’immunizzazione della popolazione. La <strong>prevenzione </strong>richiede qualcosa di più della norma, richiede che il sistema sappia intercettare chi rimane fuori, e soprattutto richiede che una famiglia consideri la vaccinazione una scelta ragionevole, non un’imposizione da aggirare. È qui che la questione diventa politica nel senso più ampio del termine, non perché i vaccini debbano diventare terreno di appartenenza partitica, ma perché la fiducia nelle istituzioni sanitarie è una componente della salute pubblica.</p>



<p>Dopo la pandemia, la discussione sui vaccini è diventata più <strong>polarizzata</strong>, la fiducia nella medicina, nelle istituzioni e negli esperti è stata sottoposta a una pressione senza precedenti. Parallelamente, i social network hanno reso molto più facile la circolazione di informazioni false, aneddoti presentati come prove e correlazioni trasformate artificialmente in rapporti di causa-effetto. L’esempio più evidente è il falso legame tra vaccinazioni e autismo, una relazione che non è supportata dalle evidenze scientifiche, ma limitarsi a definire “ignoranti” le persone che credono a queste informazioni sarebbe un errore anche dal punto di vista della comunicazione scientifica.</p>



<p>La <strong>fiducia </strong>non si ordina, si costruisce.<strong> </strong>Si costruisce smontando l’incertezza, distinguendo tra eventi possibili ed eventi probabili, mostrando il rapporto tra rischio e beneficio e soprattutto evitando di chiedere ai cittadini una fiducia cieca.La difterite rappresenta un caso quasi perfetto di quello che potremmo chiamare paradosso della memoria epidemiologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della prevenzione</h2>



<p>Abbiamo dimenticato la malattia proprio perché la <strong>prevenzione </strong>ha funzionato, le generazioni più giovani non hanno visto bambini morire per una malattia che oggi consideriamo remota. Non hanno visto le complicanze cardiache della difterite e non hanno conosciuto la paura associata alle infezioni respiratorie che potevano diventare rapidamente letali. Questa distanza storica modifica la percezione del rischio. </p>



<p>L’OMS segnala che nel 2025 l’85% dei bambini nel mondo ha ricevuto le tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse, questo è un dato enorme, ma significa anche che quasi 20 milioni di bambini non hanno completato quella protezione. L’OMS continua, infatti, a indicare la necessità di mantenere elevate coperture vaccinali e di contrastare esitazione e disuguaglianze nell’accesso. La lezione è semplice, ma tutt’altro che banale, quando una malattia diventa rara, il rischio non necessariamente scompare, può semplicemente diventare molto meno invisibile ed evidente. Non serve avere paura della difterite, serve ricordare perché non la vediamo. La risposta al caso di Palermo non dovrebbe essere una nuova ondata di paura, la paura è una pessima strategia di comunicazione sanitaria, la risposta dovrebbe essere una maggiore consapevolezza.</p>



<p>La difterite è una <strong>malattia prevenibile</strong>. Il vaccino è uno degli strumenti che ha reso possibile il crollo della sua incidenza, ma la protezione non è un’eredità permanente, richiede cicli vaccinali corretti e richiami nel tempo. Il caso di Palermo ci ricorda quindi qualcosa che riguarda molto più dei vaccini. Ci ricorda che il successo della prevenzione contiene una contraddizione: “più funziona, meno si vede”.</p>



<p>È proprio quando smettiamo di vedere la malattia, può diventare più facile dimenticare perché avevamo scelto di prevenirla. La difterite non è tornata perché la medicina ha smesso di funzionare; si è banalmente mostrata di nuovo perché, in assenza di un’adeguata prevenzione, e dato che le malattie sanno aspettare, ha potuto riempire un nuovo spazio. La salute di una popolazione dipende, nel tempo, generazione dopo generazione, dalla decisione di proteggerla da situazioni come questa, da malattie come la difterite.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Morbillo, gli Usa e il paradosso di una malattia che avevamo già sconfitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/morbillo-gli-usa-e-il-paradosso-di-una-malattia-che-avevamo-gia-sconfitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[morbillo]]></category>
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<p>Negli Usa il morbillo torna a diffondersi. Così c’è il Rischio che si possa riaprire la porta a una malattia già eliminata.</p>
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<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente irritante, prima ancora che preoccupante, nel dover scrivere un <strong>articolo sul morbillo nel 2026</strong>. Perché il morbillo non dovrebbe più essere una notizia. É infatti una delle poche battaglie che la medicina moderna aveva davvero vinto: un vaccino sicuro, economico, disponibile da oltre sessant’anni, capace di azzerare in pratica una malattia che fino agli anni sessantauccideva centinaia di bambini americani ogni anno. </p>



<p>Invece,eccoci qui, a contare i casi settimana dopo settimana come se fosse il bollettino di una nuova epidemia. Gli Stati Uniti hanno superato quota 2.100 casi confermati dall’inizio del 2026. Per essere precisi, il conteggio ufficiale del Cdc si fermava a 2.134 casi confermati in 41 giurisdizioni al 25 giugno 2026 di cui 12 riguardanti visitatori internazionali. Il resto è trasmissione locale, trasmissione, cioè, che non dovrebbe esistere in un Paese dove il morbillo è stato eliminato nel 2000. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa hanno un problema con il morbillo </h2>



<p>Il 2025 era già stato un campanello d’allarme con 2.288 casi confermati, il numero più alto dal 1991. Il 2026, a metà anno, gli corre già dietro da vicino, e con sei mesi ancora davanti gli analisti che seguono l’epidemia parlano apertamente della possibilità di superarlo. Non è solo un problema di quantità, è la persistenza. </p>



<p><strong>Il 93% dei casi di quest’anno è collegato a uno dei 30 focolai attivi</strong>, il che significa che non stiamo parlando di casi isolati, importati da un viaggio all’estero, ma di catene di trasmissione che si autoalimentano dentro i confini nazionali, comunità dopo comunità. E qui arriva il dato che, onestamente, dovrebbe far riflettere chiunque: il 92-93% dei malati non era vaccinato o aveva uno stato vaccinale sconosciuto. Non è sfortuna, non è un virus mutato più aggressivo. È, quasi sempre, la conseguenza diretta di una scelta, propria o dei genitori, di non vaccinarsi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un arcipelago di focolai </h2>



<p>Analizzando la distribuzione geografica, il morbillo americano del 2026 assomiglia più a un arcipelago di focolai locali che a un’unica ondata nazionale. I numeri più alti restano quelli di Carolina del Sud (668 casi), Utah (425), Texas (180) e Florida (134). Il focolaio della Carolina del Sud, partito lo scorso ottobre, ha prodotto da solo quasi mille contagi prima di rallentare, mentre in Utah, dove solo l’89% circa dei bambini delle scuole materne risultava vaccinato nell’anno scolastico 2024-25 (dato molto al di sotto della soglia di sicurezza) la trasmissione continua ancora oggi. Il caso più istruttivo, è quello della Virginia, perché racconta in miniatura come nasce un’epidemia moderna. A maggio 2026 le autorità sanitarie dello Stato registrano un focolaio nella contea rurale di Buckingham. </p>



<p>Poche settimane dopo, il 25 giugno, l’epidemia ha già scavalcato il confine amministrativo ed è arrivata nella contea vicina di Cumberland, con prove evidenti di trasmissione comunitaria attiva. Il totale è successivamente salito a 129 casi nel 2026, contro appena cinque in tutto il 2025. In pratica un aumento di oltre venticinque volte in un anno, e il dettaglio che chiude il cerchio è che praticamente ogni singolo caso riguarda persone non vaccinate o con stato vaccinale ignoto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un equilibrio fragile </h2>



<p>Per capire quanto sia fragile l’equilibrio serve ricordare una cosa: il morbillo è, con ogni probabilità, il virus più contagioso che conosciamo. <strong>Un solo malato, in una stanza affollata di persone non protette</strong>, può contagiarne fino a nove su dieci. Per questo la comunità scientifica considera sicura solo una <strong>copertura vaccinale almeno del 95%</strong>: sotto questa soglia, il cosiddetto “scudo di gregge” (l&#8217;immunità collettiva che protegge anche chi non può vaccinarsi, come i neonati o gli immunodepressi) semplicemente smette di funzionare. È esattamente lì che si è rotto qualcosa negli Stati Uniti. La copertura vaccinale media dei bambini che entrano alle elementari è scesa al 92,5%, sotto quella soglia critica del 95% necessaria per l’immunità di gregge. </p>



<p>Sembra un calo minimo, due punti e mezzo percentuali, ma non lo è. In epidemiologia delle malattie altamente contagiose, quel margine è la differenza tra un caso isolato che si spegne da solo e un focolaio che si mangia una contea. Eccoci al punto che più fa riflettere, quello che il titolo di questo articolo anticipava: come si arriva a perdere terreno su una malattia che avevamo già battuto?<strong> La risposta, purtroppo, non riguarda la virologia.</strong> Riguarda la fiducia, e come questa sia stata erosa da anni di disinformazione, dubbi infondati sulla sicurezza dei vaccini, ed esitazione vaccinale che si è progressivamente radicata in alcune comunità, spesso proprio quelle più coese, dove basta che l’idea attecchisca in poche famiglie perché si crei una sacca di suscettibilità sufficiente a far ripartire la catena di contagio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Porta aperta</h2>



<p>Non è un fenomeno isolato dal contesto istituzionale. Negli ultimi mesi, negli Stati Uniti, le tensioni attorno alla politica vaccinale sono salite di livello, e a gennaio un memorandumdel CDC ha tolto a sette vaccini pediatrici lo status di raccomandazione universale, mentre il Segretario alla Salute <strong>Robert F. Kennedy Jr</strong>. ha rinnovato in modo radicale la composizione del comitato consultivo federale sulle vaccinazioni (l’ACIP), l’organismo che stabilisce quali vaccini raccomandare alla popolazione. </p>



<p>Quattordici Stati hanno già presentato ricorsi legali contro queste decisioni. È quindi molto difficile, di fronte a questi numeri, non collegare i puntini: quando le istituzioni stesse mandano segnali ambigui sui vaccini, il lavoro di chi ogni giorno prova a convincere una famiglia scettica a portare il figlio dal pediatra diventa dieci volte più difficile. Il virus non ha cambiato natura. Siamo noi che gli abbiamo aperto la porta. È qui che l’aggettivo “assurdo” trova davvero il suo posto.</p>



<p> Il morbillo non è tornato per un’evoluzione biologica imprevista, né per un fallimento della scienza. È tornato perché delle idee, sbagliate ma capaci di diffondersi rapidamente quanto il virus stesso, hanno eroso lentamente una barriera che avevamo costruito con decenni di campagne vaccinali. Ci è voluto mezzo secolo per eliminare il morbillo dagli Stati Uniti, ma sono stati sufficienti pochi anni di disinformazione diffusa per rimetterlo in circolo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché é un problema che riguarda anche l’Europa </h2>



<p>Sarebbe comodo, per chi legge dall’Italia o dall’Europa, pensare che sia una faccenda esclusivamente statunitense, purtroppo non lo è. <strong>Il Canada ha già perso lo status di eliminazione lo scorso novembre, </strong>dopo che il virus ha circolato ininterrottamente per oltre un anno in alcune sue province. A livello globale, <strong>l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha contato 276.240 casi di morbillo nel mondo </strong>solo nella prima metà del 2026, con focolai importanti anche in Europa e nel Mediterraneo orientale, oltre che nelle Americhe. Tra i Paesi più colpiti al di fuori del Nord America figurano India, Angola e Indonesia. L’intera regione delle Americhe, nel 2025, ha visto un numero di contagi circa trentadue volte superiore rispetto al 2024. Un salto che racconta bene quanto velocemente si possa perdere terreno guadagnato in decenni. </p>



<p>L’Italia stessa, negli ultimi anni, ha visto la copertura per la prima dose del vaccino trivalente <strong>scendere in alcune regioni sotto</strong> la soglia raccomandata dall’OMS. Non siamo di fronte a un’epidemia americana isolata da osservare con distacco, siamo di fronte a un modello di fragilità che può ripetersi ovunque la fiducia nei vaccini venga incrinata, indipendentemente dal continente. A novembre 2026 un comitato tecnico del PAHO (l’Organizzazione sanitaria panamericana, braccio regionale dell’OMS) si riunirà per decidere formalmente se gli Stati Uniti e il Messico abbiano perso lo status di Paesi in cui il morbillo è eliminato. La riunione, inizialmente prevista per aprile, è stata rinviata proprio a novembre, dopo le elezioni di metà mandato, una tempistica che a molti osservatori non è sembrata casuale. Perdere questo status non è solo simbolico, significherebbe ammettere che il virus è tornato a circolare stabilmente, con conseguenze concrete su come i sistemi sanitari pianificano sorveglianza, richiami vaccinali e risposta ai focolai futuri. </p>



<p>Guardando avanti, gli epidemiologi concordano su alcuni punti fermi. Il primo è che non esiste scorciatoia tecnologica, non ci sono nuovi farmaci o terapie in grado di sostituire la prevenzione vaccinale,<strong> il morbillo resta una malattia che va prevenuta, non curata! </strong></p>



<p>Le complicanzedell’infezioni, che possono andare dalla polmonite all’encefalite, arrivano quando ormai è troppo tardi. Il secondo è che serve un investimento serio e continuativo sulla comunicazione scientifica di prossimità, non basta la campagna nazionale, servono i pediatri di famiglia, i medici di base, le community leader nelle comunità più esitanti, capaci di rispondere ai dubbi delle famiglie uno per uno, senza giudicare. Il terzo, forse il più difficile da tradurre in policy, è ricostruire la fiducia istituzionale: quando le stesse agenzie sanitarie mandano messaggi contraddittori, il danno si misura in anni, non in mesi. C’è infine una lezione che vale la pena portarsi a casa e che supera i confini statunitensi: l’eliminazione di una malattia infettiva non è mai un trofeo permanente da mettere in vetrina. È uno stato di equilibrio dinamico, che va rinnovato ogni giorno, dose dopo dose, generazione dopo generazione. Il morbillo non ha bisogno di grandi rivoluzioni per tornare, gli basta che, per qualche anno, smettiamo di credere che valga la pena tenerlo a bada.</p>



<p></p>
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		<title>La nave da crociera, il birdwatching, le indagini: cosa sappiamo sul focolaio da Hantavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 10:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115308883_ec7e9a39950f3795d5ecc855eb55075a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una nave da crociera ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che sta accadendo in queste settimane con la Mv Hondius. Il nome del virus è Hantavirus, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-nave-da-crociera-il-birdwatching-le-indagini-cosa-sappiamo-sul-focolaio-da-hantavirus.html">[...]</a></p>
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<p>C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una <strong>nave da crociera</strong> ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che sta accadendo in queste settimane con la <strong>Mv Hondius</strong>.</p>



<p>Il nome del virus è <strong>Hantavirus</strong>, e no, non è nuovo. Il primo aprile la Hondius salpa dalla città più australe del mondo, <strong>Ushuaia</strong>, in Argentina con destinazione Capo Verde, attraversando l&#8217;atlantico. A bordo, turisti appassionati di natura, l’itinerario prevede soste in diverse isole per <strong>attività naturalistiche</strong>, <strong>birdwatching </strong>e passeggiate tra ecosistemi incontaminati. Il tipo di viaggio che si sceglie quando si vuole qualcosa di diverso dalla solita crociera. Poi, a inizio maggio, qualcosa cambia,alcuni passeggeri sviluppano febbre alta, dolori muscolari, problemi respiratori. </p>



<p>Quello che all’inizio potrebbe sembrare un virus stagionale si rivela qualcosa di diverso, molto più grave. Al 4 maggio l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) registra sette casi sospetti. Tre persone non ce la fanno: una coppia olandese lui 70 anni, lei 69 e una terza vittima ancora non identificata. Un britannico di 69 anni viene trasferito d’urgenza in terapia intensiva a Johannesburg. Le autorità di Capo Verde negano l’attracco e la nave resta in mare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-516383" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115322878_15a281fec33f1c7eedc45cc8426c0aa5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è l&#8217;Hantavirus</h2>



<p>Partiamo dalla cosa più importante: l&#8217;Hantavirus non è un virus nuovo, non è una <strong>variante </strong>di qualcosa che abbiamo già conosciuto, e non si trasmette come l’influenza o il Covid. È un <strong>gruppo di virus</strong> (non uno solo) che circolano nei <strong>roditori </strong>(topi, ratti, arvicole) praticamente da sempre. </p>



<p>La trasmissione all’uomo avviene quasi esclusivamente per<strong> via aerea</strong>: si inala, e questo può succedere in cantine umide, rifugi di montagna, granai, aree naturali. Può causare due forme cliniche molto serie. </p>



<p>La prima colpisce i polmoni (Sindrome Polmonare da Hantavirus) e può evolvere in insufficienza respiratoria, la seconda colpisce i reni, con emorragie interne e rischio di insufficienza renale acuta. In entrambi i casi, la fase iniziale è quasi identica a un’influenza: febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa e anche per questo motivo, è difficile da diagnosticare in tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Indagini in corso</h2>



<p>Come sia finito l’Hantavirus su una nave da crociera è ancora oggetto di indagine. L’<strong>ipotesi principale</strong> è che i passeggeri si siano esposti al virus durante una delle <strong>escursioni a terra</strong>, nelle isole atlantiche, e che i sintomi siano emersi dopo un periodo di latenza, in navigazione. </p>



<p>Il periodo di incubazione può arrivare fino a otto settimane: tempo più che sufficiente per essere già a bordo quando la malattia si manifesta. L’Oms non esclude però un’altra possibilità: che a bordo possa essersi verificata anche una <strong>trasmissione interumana</strong>, oggettivamente rara, per questo virus, ma documentata per alcuni ceppi specifici. </p>



<p>Le indagini epidemiologiche sono in corso ed il sequenziamento genetico del virus è ancora in attesa di risultati definitivi. Il dato certo è che è molto insolito che l’Hantavirus compaia in un contesto come una <strong>nave</strong>, non è un virus da crociera: è un virus da boschi, cantine, ambienti rurali. </p>



<p>Questo è uno dei motivi per cui il caso fa notizia, non perché il rischio sia diffuso, ma perché è anomalo, anche in <strong>Italia </strong>il virus è presente, ma in forme limitate e circoscritte. Nel 2021, per la prima volta, è stata documentata la circolazione del ceppo Dobrava-Belgrade in roditori selvatici del Friuli-Venezia Giulia, vicino al confine con la Slovenia. </p>



<p>Casi umani restano rarissimi e ad oggi la Società Italiana di Igiene (SItI) ha commentato il caso Hondius senza alzare la voce: nessun allarme per la popolazione, ma è il momento giusto per rafforzare la <strong>sorveglianza sanitaria</strong>. Un invito alla vigilanza, non alla paura. L&#8217;Oms è stata esplicita: nessuna restrizione ai viaggi. Il rischio globale è basso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-516384" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260508115345164_1cf9bf1bbc0f30f97c7c368707ef6654.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Lo spillover acquatico del &#8220;virus marino&#8221; Cmnv</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 14:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non arriva da una grotta, né da un mercato di animali terrestri. Non ha le caratteristiche dei virus respiratori che negli ultimi anni hanno dominato il dibattito globale. Il virus descritto in uno studio appena pubblicato su Nature Microbiology racconta una storia che riguarda da vicino il modo in cui viviamo, mangiamo e interagiamo con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/lo-spillover-acquatico-del-virus-marino-cmnv.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135702656_6d99df7a2f7369ae169dabf9ba9d17a4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non arriva da una grotta, né da un mercato di animali terrestri. Non ha le caratteristiche dei virus respiratori che negli ultimi anni hanno dominato il dibattito globale. Il virus descritto in uno studio appena pubblicato su <em>Nature Microbiology</em> racconta una storia che riguarda da vicino il modo in cui viviamo, mangiamo e interagiamo con l’ambiente: si chiama <strong><em>covert mortality nodavirus</em> (Cmnv)</strong>. Fino a poco tempo fa era noto solo agli addetti ai lavori dell’acquacoltura: un <strong>patogeno</strong> capace di infettare <strong>gamberi</strong>, <strong>pesci </strong>e altri <strong>organismi marini</strong>, causando <strong>perdite economiche</strong> rilevanti ma senza implicazioni per la <strong>salute umana</strong>, almeno, così si pensava. Lo studio documenta per la prima volta qualcosa di diverso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-513842" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135814352_8ebcb94423a2eff82d6518d761c8fb7a.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sappiamo del virus Cmnv</h2>



<p>In un gruppo di pazienti con una forma insolita e persistente di infiammazione oculare, i ricercatori hanno identificato proprio quel virus. Non una traccia indiretta, ma <strong>materiale genetico</strong> presente nei tessuti, accompagnato da una <strong>risposta immunitaria coerente</strong>. In alcuni casi la sequenza virale coincide quasi perfettamente con quella riscontrata negli animali acquatici. Un dettaglio tecnico che, tradotto, significa una cosa precisa: il virus ha compiuto un <strong>salto di specie</strong>.</p>



<p>La patologia osservata ha un nome lungo e poco familiare – <em>persistent ocular hypertensive viral anterior uveitis</em> – ma gli effetti sono concreti. Infiammazione cronica dell’occhio, pressione intraoculare elevata ed il rischio di danni permanenti alla vista. I pazienti analizzati non risultavano positivi ai virus oculari più comuni, come quelli della famiglia dell’herpes è stato proprio questo vuoto diagnostico a spingere i ricercatori a cercare altrove. </p>



<p>Altrove, in questo caso, significa fuori dai circuiti abituali della medicina umana, e infatti il dato che colpisce di più non è solo la presenza del virus, ma il contesto in cui emerge. La maggior parte dei pazienti aveva una storia di esposizione a <strong>prodotti ittici</strong>: manipolazione senza protezioni, consumo di pesce o frutti di mare crudi. Non si parla quindi di trasmissione tra persone, ma di un <strong>contatto diretto</strong> con un ambiente biologico diverso, quello marino, che raramente viene considerato una fonte di rischio virale per l’uomo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-513841" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026041813572316_d0f0496590b8dbacdbd198f80b0ed97b.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Uno spillover acquatico</h2>



<p>Per rafforzare l’ipotesi, i ricercatori hanno fatto un passo ulteriore, il virus è stato testato in laboratorio su cellule di mammifero e in modelli animali, mostrando la <strong>capacità di replicarsi</strong> e di provocare alterazioni simili a quelle osservate nei pazienti. Non è solo una coincidenza epidemiologica: esiste un meccanismo biologico plausibile. La storia, però, non riguarda solo un gruppo limitato di casi clinici. Il Cmnv non è un virus raro confinato a una regione, è stato rilevato in numerose <strong>specie acquatiche</strong> e in diverse aree del mondo, tra Asia, Europa e Americhe. Questo significa che le condizioni per un’esposizione esistono già su scala globale, dentro filiere alimentari sempre più interconnesse.</p>



<p>Negli ultimi anni, il racconto delle malattie emergenti si è concentrato soprattutto sugli <strong>spillover </strong>da mammiferi terrestri: pipistrelli, roditori, animali da allevamento, questo studio sposta lo sguardo, suggerisce che anche gli <strong>ecosistemi acquatici</strong>, e le attività economiche che li coinvolgono, possono diventare un terreno di passaggio per nuovi agenti patogeni.</p>



<p>Non è un allarme, almeno non nel senso in cui lo è stato per altri virus, non ci sono evidenze di trasmissione interumana, né segnali di diffusione su larga scala. Ma è un <strong>promemoria</strong>. La frontiera tra specie non è una linea fissa, e i punti di contatto si moltiplicano con l’intensificarsi delle attività umane: allevamenti, commercio globale, cambiamenti ambientali. In questo quadro, il virus raccontato da <em>Nature Microbiology</em> è meno di una minaccia immediata: si tratta più di un indizio che indica, una direzione; quella di un mondo in cui le malattie emergenti non arrivano solo da luoghi remoti e scenari estremi, ma anche da gesti quotidiani, come preparare del pesce o consumarlo crudo. Ed è proprio questa normalità, forse, a renderle più difficili da prevedere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-513843" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418135828269_37a1d8f31200f8e8c71c2d9de56f7164.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/lo-spillover-acquatico-del-virus-marino-cmnv.html">Lo spillover acquatico del &#8220;virus marino&#8221; Cmnv</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Avvisate la Fifa: ecco i “fantasmi sanitari” del Mondiale di calcio 2026</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/avvisate-la-fifa-ecco-i-fantasmi-sanitari-del-mondiale-di-calcio-2026.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 16:37:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1192" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1024x636.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1536x954.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-600x373.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginatevi sugli spalti di Guadalajara o ad Atlanta nel mese di giugno 2026. Ottantamila persone in piedi per un gol di Mbappé o del vostro bomber preferito. Bandiere, cori, birre in mano, quella sensazione elettrica che solo un Mondiale di calcio sa dare. Ora aggiungete un dettaglio che, finché non vi tocca, resta sullo sfondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/avvisate-la-fifa-ecco-i-fantasmi-sanitari-del-mondiale-di-calcio-2026.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1192" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1024x636.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1536x954.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-600x373.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginatevi sugli spalti di <strong>Guadalajara </strong>o ad <strong>Atlanta </strong>nel mese di giugno 2026. Ottantamila persone in piedi per un gol di Mbappé o del vostro bomber preferito. Bandiere, cori, birre in mano, quella sensazione elettrica che solo un <strong>Mondiale di calcio</strong> sa dare. </p>



<p>Ora aggiungete un dettaglio che, finché non vi tocca, resta sullo sfondo come il ronzio di un neon: nelle prime settimane del 2026 lo stato messicano di <strong>Jalisco</strong>, dove si giocheranno partite della <strong>Fifa World Cup 2026</strong>, è finito al centro di un <strong>focolaio di morbillo</strong> al punto da spingere le autorità locali a riattivare misure come l’uso della mascherina in alcune scuole e campagne vaccinali d’urgenza. </p>



<p>La domanda quindi arriva da sola: cosa succede se un <strong>virus </strong>altamente contagioso decide di fare il giro del mondo “in trasferta”, seguendo il <strong>flusso dei tifosi</strong>? Non è fantascienza. </p>



<p>È il tipo di scenario che preoccupa le agenzie sanitarie quando si avvicinano i grandi eventi: <strong>Paho </strong>(l’Organizzazione Panamericana della Sanità), <strong>Oms</strong> e <strong>Cdc </strong>parlano da anni di “<strong>mass gatherings</strong>” come acceleratori perfetti per le infezioni, perché mettono nello stesso mixer folla, viaggi internazionali, ore in spazi condivisi, brindisi e stanchezza. E in questa stagione, la spia del morbillo nelle Americhe sta lampeggiando forte.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Mondiale di calcio si avvicina</strong></h2>



<p>Il morbillo è tornato a farsi sentire per una ragione semplice: quando trova “buchi” nella copertura vaccinale, corre come un’ala in campo aperto. Nei primi tre “giri di calendario” del 2026 (le prime settimane dell’anno), Paho ha registrato 1.031 casi confermati in <strong>sette Paesi delle Americhe</strong>: un aumento di 43 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il peso principale in Messico. </p>



<p>Paho non si limita ai numeri: nel suo alert cita esplicitamente il contesto della Fifa World Cup 2026 e, più in generale, dei grandi <strong>raduni con alta mobilità internazionale</strong>, chiedendo ai Paesi di alzare la sensibilità della sorveglianza e intervenire in fretta sui casi sospetti. </p>



<p>Per capire perché basti così poco a trasformare una curva in un moltiplicatore serve solo un dato: il morbillo ha un <strong>indice di trasmissibilità</strong> tra i più alti in assoluto. In letteratura epidemiologica viene spesso riassunto così: una persona infetta, in una popolazione suscettibile, può contagiarne mediamente 12–18. E non è solo questione di vicinanza fisica. </p>



<p>Le autorità europee ricordano che le particelle respiratorie possono restare nell’aria per ore e che il virus può rimanere infettivo sulle superfici per un certo tempo. In pratica quando la densità umana sale, la partita si complica. </p>



<p>Jalisco, con Guadalajara, è una delle vetrine messicane del torneo ed è anche uno degli epicentri dell’ondata attuale: secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti sanitarie locali e nazionali, l’area ha registrato centinaia di casi confermati e migliaia sospetti, con misure straordinarie (mascherine in scuole selezionate, sospensioni mirate, vaccinazioni anche in snodi come aeroporti e stazioni). </p>



<p>Il punto non è “il Mondiale porta il morbillo”. Il punto è più banale e più scomodo: quando un focolaio è attivo, un evento con migliaia di arrivi e partenze in poche settimane aumenta le <strong>probabilità di esportazione</strong> e <strong>reimportazione</strong>. È matematica dei flussi, non complottismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507503" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una strategia da rivedere</strong></h2>



<p>Qui arriva la parte che spesso sorprende: ad oggi, almeno per le informazioni pubbliche più solide, non esiste un “<strong>pass sanitario Fifa</strong>” standardizzato all’ingresso degli stadi. </p>



<p>La <strong>strategia </strong>che emerge dalle istituzioni è un’altra: <strong>responsabilità individuale</strong> e <strong>preparazione pre-viaggio</strong>. Lo si vede, per esempio, dalle pagine dedicate del governo canadese per i viaggi legati alla Fifa World Cup 2026: niente tono allarmista, ma un messaggio ripetuto con insistenza. Parlate con un professionista della salute, idealmente almeno 6 settimane prima della partenza. Sei settimane sono la finestra realistica per verificare lo stato vaccinale, fare eventuali richiami e costruire una protezione adeguata prima di trovarsi in mezzo al mondo con un biglietto da migliaia di euro in tasca. </p>



<p>Le <strong>linee guida internazionali</strong> su viaggi e grandi raduni convergono su un concetto semplice: prima si mettono in sicurezza i vaccini “di routine”, poi si ragiona su quelli legati alla destinazione e allo stile di viaggio. Il Cdc, nella pagina dedicata ai viaggiatori, è diretto: essere completamente vaccinati contro il morbillo prima di un viaggio internazionale riduce drasticamente il rischio; due dosi di Mmr arrivano a circa il 97% di protezione. </p>



<p>Tetano-difterite-pertosse, polio, varicella e le altre vaccinazioni previste dal calendario: sono il tipo di cose che molti adulti scoprono di avere lasciato indietro finché non devono partire. Per i grandi eventi, il Cdc ribadisce di arrivare con le vaccinazioni appropriate già a bordo. Non si tratta di fare terrorismo, ma di essere <strong>realistici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il fantasma sanitario del Mondiale 2026</strong></h2>



<p>Il Cdc, nella scheda “traveler view” sul Messico, raccomanda ad esempio l’epatite A per i non vaccinati, e richiama l’attenzione su rischi legati a insetti e ad alcune infezioni alimentari. Quindi, se nel vostro Mondiale ci sono anche street food, escursioni, villaggi, giornate lunghe in movimento, la conversazione con un ambulatorio di medicina dei viaggi diventa parte dell’organizzazione, come comprare l’assicurazione o prenotare l’hotel. </p>



<p><em><strong>Food &amp; water precautions</strong></em> (attenzione ad acqua e cibo), <strong>protezione da zanzare</strong> in aree dove circolano dengue o chikungunya, e una <strong>copertura assicurativa</strong> sensata: sono le tre cose che i documenti istituzionali ripetono perché, statisticamente, sono quelle che evitano più problemi. Ogni grande evento recente ha avuto il suo “<strong>fantasma sanitario</strong>”. </p>



<p>Nel 2016, per Rio, l’attenzione globale era su <strong>Zika</strong>: l’Oms arrivò a pubblicare raccomandazioni specifiche, spiegando che cancellare o spostare l’evento non avrebbe cambiato la diffusione internazionale quanto, invece, seguire le misure di prevenzione individuale. Nel 2021 Tokyo è diventata l’immagine simbolo dell’era <strong>Covid</strong>, con decisioni ufficiali che hanno portato a gare senza pubblico in molte sedi. </p>



<p>Il Mondiale 2026 si gioca in un mondo che ha imparato a caro prezzo una cosa: la salute non è un dettaglio logistico, è parte dell’esperienza. Sì, è vero: l’idea di “vaccini e virus” stona con la fantasia romantica del viaggio mondiale, quella fatta di sciarpe, notti lunghe e nuove amicizie. </p>



<p>Ma è proprio lì che si nasconde la <strong>trappola</strong>. Perché un controllo vaccinale oggi, fatto con calma, può significare una cosa molto concreta domani: non passare il Mondiale chiusi in una stanza, non trasformare un volo intercontinentale in un corridoio di contagi, non riportare a casa un problema che non riguarda soltanto voi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507505" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>In Brasile azzerata la trasmissione verticale dell’HIV: i segreti di un modello di prevenzione vincente</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/in-brasile-azzerata-la-trasmissione-verticale-dellhiv-i-segreti-di-un-modello-di-prevenzione-vincente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 13:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In molte città brasiliane, durante le prime settimane di gravidanza, la storia (per la futura mamma) inizia sempre allo stesso modo: una visita, un prelievo, un test. Per la maggior parte delle persone si tratta di semplice routine. Per una parte, tuttavia, può essere il momento in cui si scopre un’infezione da Hiv. Ed è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/in-brasile-azzerata-la-trasmissione-verticale-dellhiv-i-segreti-di-un-modello-di-prevenzione-vincente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135621841_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1457511-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In molte città brasiliane, durante le prime settimane di gravidanza, la storia (per la futura mamma) inizia sempre allo stesso modo: una visita, un prelievo, un test. Per la maggior parte delle persone si tratta di semplice routine. Per una parte, tuttavia, può essere il momento in cui si scopre un’<strong>infezione da Hiv</strong>. Ed è proprio lì, in quell’incrocio tra <strong>diagnosi precoce</strong> e <strong>presa in carico immediata</strong>, che si gioca una delle vittorie più concrete della sanità pubblica.</p>



<p>Nel dicembre 2025, l’<strong>Organizzazione mondiale della Sanità (Oms)</strong> ha validato il <strong>Brasile</strong> per l’<strong>eliminazione della trasmissione madre-figlio dell’Hiv </strong>come problema di salute pubblica. Non è un titolo “celebrativo” e non significa che l’Hiv sia sparito. Significa qualcosa di più tecnico e, proprio per questo, più importante: il Paese ha dimostrato, con criteri e verifiche indipendenti, di aver portato la <strong>trasmissione verticale</strong> a livelli talmente bassi da non rappresentare più una minaccia di sanità pubblica e di avere un sistema in grado di mantenerli nel tempo.</p>



<p>La tentazione è leggere “eliminazione” come sinonimo di “sparizione”. In realtà, nel linguaggio dell&#8217;Oms, eliminare la trasmissione verticale come <strong>problema di sanità pubblica</strong> vuol dire portarla sotto soglie definite e sostenute nel tempo, con controlli indipendenti e con dati di qualità. È un passaggio cruciale: l’Oms non guarda solo l’esito finale, ma la solidità dell’architettura che produce quell’esito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="655" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-1024x655.jpg" alt="" class="wp-image-506419" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-1024x655.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-1536x982.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749-600x384.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135641216_b666214eca4c27829ccbe5d510d6b749.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un modello di prevenzione vincente (e convincente)</strong></h2>



<p>La parola chiave è <strong>validazione</strong>. Nel linguaggio Oms non è un riconoscimento simbolico, ma un processo con indicatori, audit e requisiti di qualità dei servizi e dei dati. Nel caso del Brasile, l’Oms riporta due soglie che raccontano la sostanza del risultato: il tasso di trasmissione verticale dell’Hiv sotto il 2% e oltre il 95% di copertura per assistenza prenatale, test Hiv di routine e trattamento tempestivo nelle donne in gravidanza che vivono con Hiv.</p>



<p>Questi numeri, da soli, non spiegano come ci si arriva, ma indicano una cosa precisa: la catena si spezza quando la diagnosi avviene presto e la terapia antiretrovirale parte senza ritardi, con continuità e con un follow-up del neonato integrato nel percorso. La <strong>Paho (l’Organizzazione panamericana della sanità) </strong>sottolinea che non basta raggiungere i target: servono servizi di qualità per madri e bambini, sistemi di laboratorio e dati robusti, e un impianto coerente con diritti umani, equità di genere e coinvolgimento della comunità.</p>



<p>Ci sono Paesi che hanno raggiunto risultati simili, ma il caso brasiliano ha un peso particolare per scala e complessità. Oms e Paho lo inquadrano così: è il Paese più popoloso nelle Americhe ad arrivare a questa validazione, e tra i più grandi al mondo a farlo. La domanda interessante, soprattutto per chi lavora in sanità pubblica o in ricerca, non è “che cosa hanno fatto” (le misure sono note), ma come le hanno rese sistemiche in un contesto enorme, diseguale, con differenze territoriali marcate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-506420" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223135724720_1ea4d95cd4f177458cace08b224866e5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le ragioni del successo</strong></h2>



<p>Paho collega esplicitamente il risultato a un <strong>elemento strutturale</strong>: il <strong>Sistema sanitario brasiliano (Sus) </strong>e la sua capacità di sostenere accesso universale e assistenza primaria come piattaforma per test e trattamento. È un traguardo figlio di un’architettura: servizi prenatali realmente capillari, laboratori che reggono la domanda, dati che tornano e permettono di correggere la rotta.</p>



<p>Per capire cosa significhi “eliminazione” nella pratica, conviene immaginarla come un film in tre scene.</p>



<p><strong>Prima scena</strong>: la prima visita prenatale. Non è solo un controllo. È il momento in cui si misura la capacità di un sistema di intercettare presto: accesso, tempi, continuità. Un test Hiv offerto in modo routinario cambia l’intera traiettoria. È qui che, se serve, si decide in fretta.</p>



<p><strong>Seconda scena</strong>: la terapia e la presa in carico. Quando una donna in gravidanza vive con Hiv, la differenza tra rischio e protezione passa dalla tempestività: avvio rapido della terapia, aderenza, integrazione tra servizi. È il tipo di lavoro che raramente finisce sui giornali, ma che tiene in piedi i risultati.</p>



<p><strong>Terza scena</strong>: il follow-up del neonato. Perché il nodo non è solo il parto: è la continuità clinica e organizzativa che evita buchi nel percorso. Paho, commentando il risultato, insiste proprio su questa idea: eliminare la trasmissione è possibile quando le donne conoscono il loro stato sierologico, ricevono trattamento in tempo e hanno accesso a servizi materni e a un parto sicuro. Perché il nodo non è solo il parto: è la continuità clinica e organizzativa che evita vuoti nel percorso.</p>



<p>Come detto, il Brasile non è “un caso facile”. Per popolazione e disuguaglianze territoriali, ottenere risultati uniformi è un’impresa di <strong>governance</strong> prima ancora che clinica. Qui entra in gioco un elemento poco raccontato ma decisivo: l’approccio progressivo e sub-nazionale. Oms e Paho spiegano che il Brasile ha iniziato certificando stati e municipi (in particolare quelli sopra i 100 mila abitanti), adattando la metodologia di validazione al contesto nazionale, ma mantenendo coerenza tra territori.</p>



<p>In parallelo, la valutazione è stata condotta con revisione di dati e documentazione, ispezione delle strutture e un passaggio finale presso il comitato globale Oms che ha raccomandato formalmente la validazione. Detto in modo più semplice: non è una medaglia assegnata a fine corsa; è una <strong>corsa fatta a tappe</strong>, con controlli ai checkpoint. Per noi europei il punto non è guardare con ammirazione questi risultati. Il punto è capire cosa rende replicabile un risultato del genere.</p>



<p>Oms e Paho collegano esplicitamente questa validazione alla tradizione brasiliana di <strong>accesso universale e gratuito ai servizi sanitari</strong> attraverso il sistema Sus, ancorato a un’assistenza primaria forte. Quando la piattaforma di base regge, allora test e terapia smettono di essere eccezioni e diventano routine. E c’è un secondo livello: Unaids, commentando la certificazione, richiama gli ingredienti che “sappiamo funzionare (universalità delle cure, determinanti sociali, diritti, accesso ai medicinali). Anche qui: parole grandi, ma con un esito misurabile, vale a dire meno infezioni pediatriche.</p>



<p>Il Brasile inoltre rientra nella cornice <strong>Emtct Plus</strong>, un’iniziativa che integra l’eliminazione della trasmissione madre-figlio non solo dell’Hiv ma anche di altre infezioni (come sifilide, epatite B e Chagas congenita), con il supporto di partner come <strong>Unicef</strong> e <strong>Unaids</strong>. È un modo pragmatico per dire: se una filiera materno-infantile funziona, può prevenire più di un esito avverso alla volta.</p>



<p>Per concludere, vale la pena dirlo chiaramente, perché è il punto su cui spesso si crea confusione: questa validazione non significa “l’ Hiv è finito”. La notizia è che un Paese enorme ha dimostrato &#8211; con criteri verificati dall’Oms &#8211; che interrompere la trasmissione madre-figlio può diventare un risultato di sistema, non un’eccezione. In un’epoca in cui la salute pubblica viene raccontata quasi solo in modalità emergenza, questa storia dice una cosa diversa: che la continuità, quando è ben progettata, salva vite in silenzio.</p>



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		<title>Le infezioni da HPV e lo European Beating Cancer Plan</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-infezioni-da-hpv-e-lo-european-beating-cancer-plan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 01:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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<p>L’HPV è uno dei casi più chiari in cui prevenzione e diagnosi precoce possono davvero cambiare la storia di una malattia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-infezioni-da-hpv-e-lo-european-beating-cancer-plan.html">Le infezioni da HPV e lo European Beating Cancer Plan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La scena è questa: arriva a casa una lettera per lo screening o un messaggio dal pediatra per il vaccino dell’<strong>HPV</strong>; si apre la busta, si legge in fretta, poi si rimanda: lavoro, figli, mille cose. Oppure si fa l’errore opposto, si cerca “HPV” online e si finisce in un mare di informazioni, spaventandosi. In mezzo, la parte più importante rischia di perdersi: per l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>, l’HPV è uno dei casi più chiari in cui prevenzione e diagnosi precoce possono davvero cambiare la storia di una malattia.</p>



<p>L’HPV non è un <strong>singolo virus</strong>, è una <strong>famiglia ampia</strong>: i ceppi conosciuti sono circa 200. Nella maggior parte delle persone non succede nulla di rilevante, e infatti l’OMS sottolinea un dato rassicurante: <strong>nel 90% dei casi l’organismo controlla l’infezione da solo. </strong>Il problema nasce quando l’infezione persiste e riguarda ceppi “ad alto rischio”: lì, nel tempo, possono svilupparsi lesioni precancerose e poi tumori.</p>



<p>E qui c’è un altro equivoco tipico da smontare con calma: l’HPV non riguarda solo il collo dell’utero. L’OMS lo associa anche a tumori di vulva, vagina, pene, ano e area bocca-gola (orofaringe). Per capirci: <strong>è un tema che riguarda la salute sessuale e oncologica di tutti, non “un argomento da donne”.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-504129" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203123928310_6b7c1b55b788143f04e02c3fff2d2b0e.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza della prevenzione: il caso dell&#8217;HPV</strong></h2>



<p>Sul piano globale, l’OMS stima che nel 2019 l’HPV sia stato responsabile di circa <strong>620mila nuovi casi di cancro</strong> nelle donne e 70mila negli uomini. E il <strong>tumore della cervice uterina</strong> resta il barometro più chiaro di ciò che succede quando prevenzione e accesso non sono uniformi: nel 2022, circa 660mila nuovi casi e 350mila decessi nel mondo, con la grande maggioranza delle morti concentrata nei Paesi a basso e medio reddito, dove vaccinazione, screening e trattamento arrivano più tardi o in modo discontinuo. Questa asimmetria globale è anche un promemoria europeo: <strong>non basta avere un servizio, bisogna farlo funzionare davvero</strong>, raggiungendo le persone giuste al momento giusto.</p>



<p>Facciamo un esempio concreto: immaginate due sedicenni, stessa città, stessa scuola. La prima ha fatto la vaccinazione nel periodo raccomandato e, più avanti, da adulta, seguirà lo screening quando verrà chiamata. Probabilmente non ci penserà più, se non come a una cosa “normale”, tipo un richiamo o un controllo periodico. La seconda ragazza rimanda: “lo faccio più avanti”, “tanto sto bene”. Poi magari lo screening arriva, ma viene saltato una, due volte. Nel frattempo, se l’infezione persiste con un <strong>ceppo ad alto rischio</strong>, può creare un percorso silenzioso di anni. La differenza, in pratica, non è la fortuna: è la continuità della prevenzione, resa semplice e accessibile.</p>



<p>L’OMS mette in fila <strong>tre azioni concrete</strong>, con una logica quasi “a catena”. La prima è “vaccinare presto”. La <strong>vaccinazione </strong>è indicata soprattutto tra i 9 e i 14 anni, idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale. È un punto spesso sottovalutato: farla in quella fase significa spostare la decisione sul terreno della prevenzione, non su quello dell’ansia o del giudizio.</p>



<p>La seconda azione è quella di fare <strong>screening </strong>quando si entra nell’età giusta. Il vaccino non sostituisce lo screening. L’OMS ricorda che, tra i tumori HPV-correlati, quello della cervice uterina è quello per cui esistono programmi di screening validati e diffusi. Inoltre indica un’impostazione pratica: partire dai 30 anni, con intervalli che possono essere anche ampi (5–10 anni, a seconda del test e del percorso locale). </p>



<p>La terza azione è quella di <strong>trattare precocemente</strong> ove occorre. Lo screening serve proprio a trovare cambiamenti precoci, in particolare quando non ci sono sintomi. È qui che si gioca la vera prevenzione: intercettare e trattare le lesioni prima che diventino qualcosa di più serio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="876" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800-876x1024.jpg" alt="" class="wp-image-504130" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800-876x1024.jpg 876w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800-257x300.jpg 257w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800-768x897.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800-600x701.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203124304437_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1331800.jpg 1181w" sizes="auto, (max-width: 876px) 100vw, 876px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos&#8217;è lo European Beating Cancer Plan</strong></h2>



<p>Per evitare che tutto si riduca a campagne spot, l’OMS inoltre spinge un <strong>modello con obiettivi misurabili</strong>: vaccinare il 90% delle ragazze entro i 15 anni, fare screening ad alte prestazioni al 70% delle donne (in due momenti chiave, entro 35 e 45 anni), e trattare il 90% dei casi identificati. È un modo concreto per dire: funziona se diventa sistema, non se resta iniziativa occasionale.</p>



<p>E l’<strong>Europa</strong>? Qui la questione è entrata nel cuore delle politiche pubbliche con <em>l’<strong>European Beating Cancer Plan</strong></em>. L’obiettivo è ambizioso ma chiarissimo: arrivare a vaccinare almeno il 90% delle ragazze e aumentare in modo significativo la copertura nei ragazzi, proprio perché l’HPV non è una faccenda “a senso unico”. </p>



<p>Questa spinta europea è importante per almeno due motivi: <em>in primis</em> perché quando l’Europa mette un target, di solito arrivano strumenti, raccomandazioni e pressione positiva per ridurre le differenze tra Paesi e territori. Secondo perché molti Stati membri stanno cercando di chiudere i “buchi” di copertura, cioè quelle fasce di popolazione che restano fuori per ritardi, difficoltà di accesso o semplice disinformazione. </p>



<p>Anche l’ECDC continua a richiamare l’attenzione sul tema dei <strong>gap vaccinali</strong> e sull’importanza di raggiungere ogni comunità. Il problema non è tanto la scienza (che è robusta), quanto la traduzione in <em>routine</em>: far sì che vaccinazione e screening non dipendano dalla fortuna, dal comune in cui vivi o dal medico che incontri.</p>



<p>Per la comunità scientifica, HPV è un caso scuola di prevenzione <em>evidence-based</em> che vive o muore sulla qualità del sistema: sorveglianza, standardizzazione, percorsi chiari, accesso reale. Per i cittadini è più semplice: <strong>è una di quelle situazioni in cui la medicina non aspetta il problema per intervenire. </strong>Lavora prima, quando è più facile, meno invasivo e più efficace. Ed è questo, in fondo, il messaggio più utile da tenere in mente: sull’HPV non ci manca la conoscenza; ci manca, semmai, la stessa determinazione organizzativa con cui trattiamo le urgenze. L’Europa sta provando a trasformare quella determinazione in obiettivi e strumenti comuni. L’OMS ci ricorda che la traiettoria è già scritta: se vaccinazione e screening diventano routine, i tumori HPV-correlati smettono di essere un destino “statistico” e diventano, progressivamente, un evento più raro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502400" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>22 gennaio 2026, gli Usa lasciano l&#8217;OMS. Ecco le possibili conseguenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/22-gennaio-2026-gli-usa-lasciano-loms-ecco-le-possibili-conseguenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’uscita degli Usa dall’Oms indebolisce il multilateralismo sanitario, frammenta dati e risposte alle crisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/22-gennaio-2026-gli-usa-lasciano-loms-ecco-le-possibili-conseguenze.html">22 gennaio 2026, gli Usa lasciano l&#8217;OMS. Ecco le possibili conseguenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153757760_a7c41bb741821bb2d53a70f3337aea8f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’uscita degli <strong>Stati Uniti</strong> dall’<strong>Oms</strong> non è una notizia “americana”, anche se nasce a Washington e parla il linguaggio dell’attuale amministrazione statunitense. È una mossa di geopolitica pura, perché <strong>tocca il punto in cui salute e potere si sovrappongono</strong>: chi decide le priorità, chi controlla i flussi di dati, chi finanzia le emergenze, chi detta lo standard che gli altri seguono. E quando l’attore più pesante cambia posizione, tutto il tavolo si sposta.</p>



<p>Nei giorni scorsi è circolata un po’ di confusione sulle date e quindi vale la pena mettere ordine, perché la cronologia è già parte della storia. La scelta di uscire dall’Oms è stata riavviata all’inizio del nuovo mandato di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>, nel gennaio 2025, <strong>con un ordine esecutivo e una notifica formale.</strong></p>



<p>Tuttavia, l’uscita non sarà immediata: il rapporto tra Stati Uniti e Oms prevede un preavviso di un anno. Per questo la data davvero decisiva sarà il <strong>22 gennaio 2026</strong>, quando la decisione diventerà operativa. A inizio gennaio 2026 arriva poi un altro segnale politico, coerente e più ampio: l’amministrazione estende la logica del disimpegno a decine di organizzazioni internazionali. Non è un gesto isolato, è una <strong>linea strategica</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502399" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153832128_855c1602d097b021b2b20b2000efcfc1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa fuori dall&#8217;Oms. Quali conseguenze?</h2>



<p>La narrazione ufficiale del presidente degli Stati Uniti è nota: l’Oms sarebbe stata inefficace nella <strong>gestione del Covid</strong>, troppo indulgente verso la <strong>Cina</strong>, e avrebbe chiesto agli Stati Uniti un <strong>contributo sproporzionato</strong>. </p>



<p>Sotto la superficie, il punto non è la polemica sul passato, il punto è l’<strong>idea di futuro </strong>che questa scelta mette in campo: <strong>meno multilateralismo, più bilateralismo</strong>; meno regole condivise, più sovranità; meno “istituzioni globali”, più controllo nazionale. È una visione che in politica interna può funzionare, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-morbillo-in-europa-il-virus-che-viaggia-piu-veloce-della-sua-prevenzione.html">nella salute globale</a>, però, produce conseguenze che raramente restano confinate dentro i confini di chi le decide.</p>



<p>L’Oms, infatti, non è solo un’agenzia che pubblica raccomandazioni, è un’<strong>infrastruttura</strong>. Tiene insieme sorveglianza, standard comuni, reti di risposta rapida, coordinamento in emergenza, e una forma minima di fiducia tra Paesi che altrimenti si parlerebbero solo quando è troppo tardi. </p>



<p>Togliere gli Stati Uniti non significa semplicemente perdere un “membro”, significa togliere un pezzo di finanziamento, un pezzo di competenza tecnico-scientifica, un pezzo di influenza diplomatica. Questi tre aspetti, nella <strong>salute globale</strong>, sono inseparabili, sul lato economico conviene essere molto precisi, perché i numeri contano: negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno rappresentato circa il <strong>18% del finanziamento complessivo dell’Oms</strong>, sommando contributi obbligatori e soprattutto contributi volontari vincolati a programmi specifici.</p>



<p>Questo è il punto: non si tratta soltanto di “meno soldi”, si tratta di quali <strong>programmi </strong>rischiano di <strong>rallentare</strong> o di <strong>saltare</strong>. La salute globale non è un grande contenitore indistinto è una <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-necessita-della-ricerca-biomedica-gain-of-function.html">costellazione di progetti concreti</a>: poliomielite, emergenze, rafforzamento dei sistemi sanitari, assistenza tecnica. </p>



<p>Quando un grande donatore esce, <strong>l’organizzazione deve scegliere cosa tagliare, cosa riorientare, cosa lasciare scoperto,</strong> e ogni scelta, qui, si traduce in vite, non in astratte linee di bilancio. In sanità globale i dati non sono un dettaglio: sono tempo. Tempo per accorgersi di un focolaio, tempo per capire se sta crescendo, tempo per condividere sequenze, tempo per preparare linee guida, tempo per coordinare risposte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="992" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg" alt="" class="wp-image-501923" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115214448803_78c2b384b3b2ba82cee084841022cf4b-e1768509949399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio una frammentazione sanitaria</strong></h2>



<p>Gli Stati Uniti che riducono o interrompono la collaborazione con l’Oms e le sue reti, significa <strong>aumento della frammentazione</strong>: più scambi bilaterali, più accordi selettivi, più circuiti paralleli. In teoria può sembrare una forma di autonomia, in pratica significa meno standard condivisi e più ritardi, proprio quando la velocità è tutto. </p>



<p>Poi c’è un altro fronte, meno visibile ma decisivo: il <strong>trattato pandemico</strong>. Gli Stati Uniti hanno già smesso di partecipare al negoziato, e questo ha un valore che va oltre il simbolo, in quei tavoli non si discute di teoria, si discute di regole: come si condividono informazioni e campioni biologici, come si garantisce un accesso equo a vaccini e terapie, come si gestiscono catene di approvvigionamento, quali obblighi di trasparenza si accettano. </p>



<p>Quando l’attore più potente esce dalla stanza, qualunque architettura futura nasce più debole, anche se tutti gli altri firmassero in accordo. Perché nella geopolitica della salute il multilateralismo senza i grandi player è, spesso, un edificio senza fondamenta. Ed è proprio qui che il vuoto non resta vuoto, quando gli Stati Uniti arretrano, qualcun altro avanza.</p>



<p>La Cina è il nome che tutti pronunciano, ed è naturale: ha interessi, risorse, ambizioni, e da anni lavora sulla propria influenza nelle organizzazioni internazionali, ma non è solo Cina. C’è anche una competizione più diffusa: potenze regionali, blocchi politici, grandi fondazioni. La domanda non è “chi sostituirà gli Usa”, perché nessuno li sostituisce davvero, la domanda <strong>è chi orienterà l’agenda</strong>, chi prenderà più voce nei tavoli, chi potrà decidere cos’è prioritario e cosa no. E la scelta delle priorità, in salute globale, è una forma di potere molto concreta.</p>



<p>Per l’<strong>Europa</strong> questo passaggio è un banco di prova. L’Ue ha strumenti tecnici forti, ha reti di sorveglianza, ha lo <strong>European Center for Disease Control (eCDC)</strong>, ha l’esperienza del Covid-19 che dovrebbe aver insegnato qualcosa. Per anni ha però, anche beneficiato di un ordine internazionale in cui la leadership sanitaria globale era in larga parte garantita dagli Stati Uniti, e quindi se quel perno si sposta, l’Europa deve scegliere: limitarsi a esprimere preoccupazione o investire davvero per diventare un attore strategico. </p>



<p>Diventare un <strong>attore strategico</strong> significa una cosa semplice e difficile: mettere soldi, mettere competenze, mettere diplomazia e farlo con continuità. In mezzo, c’è l’Italia, e qui è importante evitare sia il catastrofismo sia l’autosufficienza. L’uscita Usa dall’Oms non significa che domani mancheranno vaccini o che la sorveglianza si spegnerà, significa qualcosa di più sottile e, proprio per questo, più pericoloso e meno prevedibile. </p>



<p>Le crisi diventano più difficili da leggere, più frammentate e le risposte meno sincronizzate. I tempi di reazione più variabili, e in un mondo in cui le minacce emergenti possono muoversi in settimane, questo è già un rischio. Poi c’è un ulteriore aspetto che in Italia tendiamo a sottovalutare: quando l’arbitro multilaterale perde peso, aumentano le decisioni unilaterali. Restrizioni di viaggio, misure improvvise, criteri non armonizzati, risposte nazionali più aggressive. Non perché qualcuno “voglia punire” altri Paesi, ma perché quando manca una cornice condivisa, ognuno gioca per sé, e l’Europa, che vive di mobilità, di scambi e di interdipendenza, paga più di altri la frammentazione.</p>



<p>Alla fine, la scelta americana viene presentata come un ritorno alla sovranità, ma la sovranità sanitaria, nel mondo reale, è sempre relativa. Si può ridurre la cooperazione, certo, si può pretendere riforme, negoziare contributi, cambiare postura diplomatica, ma non si può negoziare con un patogeno sul fatto che si fermi al confine. Ecco perché l’uscita degli Stati Uniti dall’Oms va letta per quello che è: un’accelerazione della competizione geopolitica sulla salute, un passaggio che indebolisce il multilateralismo e costringe l’Europa a decidere se vuole restare un commentatore sofisticato o diventare un attore capace di guidare. Nella <strong>geopolitica della salute</strong> vince chi arriva prima, con più informazioni, più strumenti e più credibilità e su questo terreno, oggi, la partita è appena iniziata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502400" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120153836912_ca2b3bee374bc17dde83795a374051f3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/22-gennaio-2026-gli-usa-lasciano-loms-ecco-le-possibili-conseguenze.html">22 gennaio 2026, gli Usa lasciano l&#8217;OMS. Ecco le possibili conseguenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Morbillo in Europa, il virus che viaggia più veloce della sua prevenzione</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-morbillo-in-europa-il-virus-che-viaggia-piu-veloce-della-sua-prevenzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 17:12:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[morbillo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1348" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-1024x719.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-1536x1078.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-600x421.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il morbillo sta tornando in Europa con una velocità che, a guardarla bene, non dovrebbe sorprenderci affatto. È uno dei virus più contagiosi che conosciamo e quando trova spazio lo occupa. Nel 2024, quello spazio si è visto nei numeri, senza bisogno di interpretazioni fantasiose. Nella zona europea dell’Oms sono stati segnalati 127.350 casi, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-morbillo-in-europa-il-virus-che-viaggia-piu-veloce-della-sua-prevenzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1348" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-1024x719.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-1536x1078.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_202601121420028_32201077fd0cf008cdb8e8be1e58bf3a-600x421.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>morbillo </strong>sta tornando in <strong>Europa </strong>con una velocità che, a guardarla bene, non dovrebbe sorprenderci affatto. È uno dei virus più contagiosi che conosciamo e quando trova spazio lo occupa. Nel 2024, quello spazio si è visto nei numeri, senza bisogno di interpretazioni fantasiose. </p>



<p>Nella zona europea dell’Oms sono stati segnalati <strong>127.350 casi</strong>, il doppio rispetto al 2023 e il livello più alto dal 1997. Nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, la crescita è stata altrettanto netta: <strong>35.212 casi</strong> nel 2024, circa dieci volte quelli dell’anno prima. Non è un rimbalzo stagionale, è un <strong>segnale di sistema</strong>. </p>



<p>Per capire perché il morbillo “esplode” bisogna partire dalla sua biologia e lasciare da parte le opinioni. Il morbillo ha un <strong>indice di contagiosità</strong> <strong>altissimo</strong>: in una popolazione completamente suscettibile, una persona infetta può contagiarne molte altre. </p>



<p>Questo significa che non servono grandi falle per generare un focolaio: basta una sequenza di <strong>piccoli vuoti</strong>, una classe con qualche studente non immunizzato, un gruppo di adulti vaccinati con una sola dose, un ambulatorio affollato o semplicemente un viaggio e la trasmissione inesorabilmente prende il via, e si muove spesso in modo opportunista, seguendo i contatti sociali.</p>



<p>C’è poi un’altra caratteristica che lo rende insidioso: la <strong>finestra di contagiosità</strong>. Chi si ammala può trasmettere il virus già prima dell’esantema, quando magari pensa di avere una banale influenza. Dal punto di vista epidemiologico è un <strong>incubo</strong>: quando “lo vedi”, spesso è già circolato. E siccome i sintomi iniziali sono aspecifici (febbre, tosse, raffreddore, congiuntivite), può passare inosservato nei primi giorni, soprattutto negli adulti, dove nessuno lo sospetta più. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-501492" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112141936952_70a91f878207329e95e453492de220db.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;ritorno&#8221; del morbillo in Europa</strong></h2>



<p>Qui entra il famoso <strong>95%</strong>, che spesso viene trattato come un numero rituale. In realtà è un <strong>requisito operativo</strong>. Per fermare la circolazione del morbillo non basta “essere messi bene”, serve essere “perfetti” e serve esserlo in maniera omogenea. </p>



<p>Perché il morbillo non ti premia per la media nazionale: ti punisce per le sacche locali, per le comunità con coperture più basse, per le coorti che hanno saltato i richiami, è come un incendio in un bosco, puoi avere un territorio molto curato, ma se lasci zone secche e trascurate, la scintilla trova lì il suo combustibile. </p>



<p>C’è, in aggiunta, un <strong>equivoco </strong>che continua a fare danni: confondere la prima dose con la protezione completa. Il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia è molto efficace, ma la strategia che funziona davvero in sanità pubblica è quella completa, “a due dosi”. La prima dose copre la grande maggioranza, ma non tutti, la seconda dose serve proprio a intercettare quel residuo di persone che non hanno risposto in modo ottimale alla prima e a consolidare la protezione della popolazione, in pratica, è una rete di sicurezza. Quando la seconda dose resta più bassa, crei un esercito di “quasi protetti”: abbastanza per sentirsi tranquilli, non abbastanza per interrompere la trasmissione quando il virus arriva.</p>



<p>Quanto descritto, è esattamente quello che sta succedendo in Europa. Dopo anni di progressi, <strong>molte coperture hanno iniziato a oscillare</strong>: non necessariamente un crollo ovunque, ma un logoramento, con ritardi, recuperi mancati, differenze territoriali. A questo si è sommato l’effetto pandemia: servizi sanitari sotto pressione, appuntamenti rimandati, priorità spostate, famiglie che hanno recuperato tardi o non hanno recuperato affatto. </p>



<p>C’è poi un ulteriore aspetto che rende questa ondata europea diversa da come la ricordiamo: l’<strong>età dei casi</strong>. Il morbillo non è tornato solo tra i <strong>più piccoli</strong>, in molti contesti europei, una parte consistente delle infezioni riguarda <strong>adolescenti</strong> e <strong>giovani adulti</strong>. Questo è coerente con la storia vaccinale degli ultimi decenni: generazioni cresciute in anni di coperture non uniformi, persone che hanno ricevuto una sola dose, altre che non sanno nemmeno se sono state vaccinate, altre ancora che danno per scontato di aver avuto il morbillo da piccoli senza alcuna certezza. </p>



<p>Questo <strong>spostamento di età</strong> conta, perché il morbillo nell’adulto non è una passeggiata e perché gli adulti hanno un ruolo epidemiologico enorme: lavorano, si muovono, viaggiano, stanno in ambienti condivisi, hanno figli piccoli o nipoti, entrano più spesso in contatto con contesti sanitari, se il virus entra in questa rete, si amplifica e qui conviene essere molto chiari su un punto che spesso viene minimizzato: il morbillo non è “solo qualche macchia”. Può complicarsi! Le complicanze respiratorie, come la polmonite, sono tra le più temute perché possono diventare gravi, soprattutto nei bambini piccoli e nei soggetti fragili. </p>



<p>Esistono <strong>complicanze neurologiche</strong>, rare ma drammatiche, come l’encefalite e c’è un impatto meno spettacolare ma molto concreto: febbre alta prolungata, disidratazione, perdita di giorni di scuola e lavoro, accessi a pronto soccorso. Quando i casi aumentano, anche se non tutti sono gravi, la pressione sul sistema sanitario cresce moltissimo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="620" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-1024x620.jpg" alt="" class="wp-image-501495" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-1024x620.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-1536x930.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf-600x363.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142029224_89477c3ed0027beebaa75e8666f486bf.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza della prevenzione</strong></h2>



<p>In <strong>Italia</strong>, per esempio, i dati di sorveglianza del 2025 mostrano proprio questa realtà non banale: <strong>485 casi</strong> fino al 30 novembre, con un’<strong>età media di 31 anni </strong>e quasi metà dei casi in persone dai 15 anni in su e soprattutto, una quota rilevante di complicanze segnalate. È un promemoria utile perché toglie il morbillo dal cassetto delle nostalgie e lo rimette nella cartella clinica, dove appartiene.</p>



<p>Ma torniamo all’Europa, perché è lì che si capisce il significato più ampio, il morbillo oggi è una cartina tornasole della <strong>resilienza sanitaria</strong>: ci dice se la prevenzione è continua oppure intermittente, ci dice se il sistema è capace di recuperare gli arretrati o se li lascia sedimentare, ci dice se la fiducia è abbastanza robusta da reggere il rumore di fondo, o se basta una campagna di disinformazione per spostare migliaia di scelte individuali di qualche mese. </p>



<p>Con un virus così contagioso, qualche mese può bastare a cambiare la traiettoria. Cosa implica tutto questo in modo pratico, senza trasformarlo in moralismo? Implica che la risposta non può essere solo emergenziale. Non funziona accorgersi del morbillo quando compare nei titoli e poi dimenticarlo quando i casi calano. Serve un <strong>lavoro più tecnico e meno emotivo</strong>: recuperare la seconda dose dove manca, intercettare gli adolescenti che hanno saltato i richiami, e soprattutto guardare i giovani adulti, che sono la fascia più sottovalutata. </p>



<p>In molti casi non sono contrari ai vaccini: sono semplicemente incerti, o convinti di essere coperti, o non hanno mai avuto un’occasione semplice per verificare e recuperare. Serve quindi, anche una comunicazione diversa, più concreta: Non è sufficiente “fidatevi e basta”, ma “ecco perché due dosi”, non è sufficiente “il morbillo è terribile”, ma “il morbillo è contagiosissimo e può complicarsi, quindi non lasciamogli spazio”, non è sufficiente “colpa vostra”, ma “se il sistema ha accumulato vuoti, ora li chiudiamo”.</p>



<p>Il morbillo, in fondo, non sta dicendo che l’Europa non ha strumenti, sta dicendo che gli strumenti vanno mantenuti in funzione sempre, perché la biologia non aspetta che ci torni la voglia di prevenzione. Quando questo virus trova un varco, inesorabilmente prova ad entrare, e in questa fase i varchi sono abbastanza da far ripartire una malattia che, sulla carta, sappiamo prevenire molto bene. La differenza tra carta e realtà, come spesso accade, è tutta nel grado di contagiosità e il morbillo, su questo, è un giudice severo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="698" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-1024x698.jpg" alt="" class="wp-image-501497" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-1536x1046.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918-600x409.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112142101265_1a39dd798ede42870a3c40f59a88b918.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Le necessità della ricerca biomedica &#8220;Gain Of Function&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-necessita-della-ricerca-biomedica-gain-of-function.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 17:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1188" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251-600x371.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250630153752449_1b17ab206f805abfbc8ce5f7054ac251-1536x950.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il dibattito sui virus altamente patogeni ha cambiato tono, è uscito dai laboratori ed è finito al centro delle discussioni globali, diventando un terreno in cui scienza, politica e sicurezza si intrecciano senza più confini netti. In un simile scenario, un’espressione continua a riaffiorare: “gain-of-function”. Un termine tecnico che, a forza di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-necessita-della-ricerca-biomedica-gain-of-function.html">[...]</a></p>
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<p>Negli ultimi anni il dibattito sui <strong>virus altamente patogeni</strong> ha cambiato tono, è uscito dai <strong>laboratori </strong>ed è finito al centro delle discussioni globali, diventando un terreno in cui scienza, politica e sicurezza si intrecciano senza più confini netti. In un simile scenario, un’espressione continua a riaffiorare: “<em><strong>gain-of-function</strong></em>”. Un termine tecnico che, a forza di sentirlo, è diventato quasi un simbolo del nostro tempo. </p>



<p>In realtà il concetto, se lo spogliamo dai fantasmi che gli sono stati cuciti addosso, è lineare: <strong>modificare</strong> geneticamente un <strong>microrganismo </strong>per aumentarne alcune <strong>funzioni </strong>— la patogenicità, la trasmissibilità, lo spettro di ospite — e provarne altre che potrebbero emergere spontaneamente in natura. Lo scopo è capire in anticipo quali mutazioni potrebbero trasformare un virus in un problema globale. Prevederlo, riconoscerlo, e dunque preparare vaccini e terapie prima che sia troppo tardi. </p>



<p>È un lavoro che ha permesso di individuare <strong>mutazioni </strong>chiave dei virus respiratori e che ha accelerato in modo decisivo lo sviluppo dei vaccini e degli antivirali contro SARS-CoV-2, soprattutto nei primi mesi del 2020. Ma è anche una ricerca che solleva domande inevitabili: quanto possiamo spingerci avanti senza rischiare di superare il <strong>confine della biosicurezza</strong>? Chi controlla questi esperimenti? Con quali regole, quali garanzie, quali responsabilità?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Leggere le mutazioni</strong></h2>



<p>Domande che sono diventate ancora più urgenti quando la pandemia ha messo in luce la fragilità della <strong>cooperazione internazionale</strong>. Le varianti di SARS-CoV-2 — da Alfa a Delta, fino a Omicron e ai suoi sub-lineages — hanno attraversato i confini più velocemente della diplomazia. Le tensioni sull’accesso ai vaccini, sugli antivirali, sulle forniture di materiali sanitari essenziali hanno mostrato quanto la geopolitica influenzi la salute più di quanto siamo disposti ad ammettere. E le controversie sulle origini del virus hanno fatto il resto: ogni Paese ha raccontato la sua versione dei fatti, ogni governo ha letto la scienza attraverso le proprie esigenze politiche. Nel frattempo, milioni di persone aspettavano risposte chiare, mentre il mondo scopriva quanto fosse complicato averle.</p>



<p>Eppure, la <strong>capacità di leggere le mutazioni</strong> — come 501Y, K417N, E484K nella proteina spike — e di adattare in tempo reale vaccini e terapie è stata fondamentale. I vaccini a mRNA hanno mostrato una rapidità di aggiornamento che altri vaccini, come alcuni vettoriali, faticavano a garantire. Gli antivirali di nuova generazione, come <strong>Molnupiravir</strong>, hanno aggiunto una seconda linea di difesa nelle fasi più critiche della pandemia. Ma la scienza, da sola, non è bastata. Perché ogni <strong>tecnologia</strong>, per funzionare davvero, ha bisogno di qualcosa che non si può sintetizzare in laboratorio: <strong>equità</strong>. Una distribuzione giusta. La capacità di arrivare anche nei Paesi che non possono permettersi di competere sul mercato globale.</p>



<p>Le misure non farmacologiche — mascherine, ventilazione, igiene delle mani, distanziamento — sono rimaste essenziali proprio perché il mondo reale non si muove alla stessa velocità dei laboratori. Ed è forse qui che emerge il quadro più ampio. Le <strong>epidemie</strong>, prima ancora che <strong>biologiche</strong>, sono <strong>sociali</strong>. Nascono e si diffondono in un terreno dove contano povertà, instabilità politica, conflitti, migrazioni, deforestazione, densità urbana e sistemi sanitari che non riescono a stare al passo con la crescita della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La collaborazione tra Paesi</strong></h2>



<p>In molte aree del mondo — quelle che spesso vediamo solo se costretti da un’emergenza — le infezioni da <strong>virus emergenti</strong>, rappresentano una minaccia quotidiana, sono malattie che, in contesti fragili, sfuggono alle statistiche e alla comunicazione internazionale, alimentando quella zona d’ombra in cui la geopolitica tende a sottovalutare i problemi che non percepisce come “strategici”.</p>



<p>E allora, se vogliamo davvero governare ciò che la scienza rende possibile, dobbiamo fare un passo avanti nel modo in cui pensiamo alla <strong>biosicurezza</strong>. La ricerca gain-of-function può produrre strumenti preziosi per la salute globale, ma richiede standard etici chiari, valutazioni trasparenti del rischio, regole nazionali e internazionali che non lascino spazio ad ambiguità. </p>



<p>Serve una <strong>governance </strong>che non viva solo nei documenti tecnici, ma anche nella fiducia tra Paesi, nella partecipazione delle comunità, nella capacità di spiegare al pubblico perché certi esperimenti esistono e perché devono essere controllati rigorosamente. Il futuro non sarà formato soltanto da laboratori sempre più avanzati, ma anche da trattati pandemici credibili, sorveglianza capillare, sistemi di risposta rapidi e soprattutto accesso equo a vaccini e cure. Senza questo equilibrio, ogni innovazione rischia di diventare un privilegio. E ogni epidemia è una lente che amplifica le disuguaglianze.</p>



<p>La verità è che viviamo in un mondo in cui un virus può spostare equilibri politici e sociali molto più velocemente di quanto siamo abituati a pensare. Per questo la scienza da sola non basta: serve una <strong>visione collettiva</strong>, capace di tenere insieme sicurezza, etica, trasparenza e cooperazione. Solo così potremo affrontare le sfide che verranno senza ripetere, ogni volta, gli stessi errori.</p>
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