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	<title>Tripoli Archives - InsideOver</title>
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	<title>Tripoli Archives - InsideOver</title>
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		<title>Libia, la linea del fronte della guerra di Tripoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/tripoli-la-linea-del-fronte-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 13:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="969" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-1024x517.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un giorno come gli altri a Tripoli. La città si sveglia alle prime ore del mattino, prima che il calore umido di luglio diventi insopportabile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="969" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/P1160807-1-e1571578638695-1024x517.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/tripoli-la-linea-del-fronte-della-guerra.html">Libia, la linea del fronte della guerra di Tripoli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come Tripoli vive la sua estate di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/come-tripoli-vive-la-sua-estate-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 18:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-1024x602.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è certamente semplice passare un&#8217;estate tra la paura di essere colpiti dalle bombe e quella di non poter avere nemmeno la fornitura idrica all&#8217;interno della propria casa: Tripoli vive la sua prima estate da protagonista della guerra o, per meglio dire, di una battaglia per il suo controllo che vede contrapposte le forze del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/come-tripoli-vive-la-sua-estate-di-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9986892-1024x602.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è certamente semplice passare un&#8217;estate tra la paura di essere colpiti dalle bombe e quella di non poter avere nemmeno la fornitura idrica all&#8217;interno della propria casa: Tripoli vive la sua prima estate da protagonista della guerra o, per meglio dire, di una battaglia per il suo controllo che vede contrapposte le forze del governo di Al Sarraj da una parte e quelle di Haftar dall&#8217;altra.</p>
<h2>Tripoli senza acqua</h2>
<p>Può sembrare superfluo, in un contesto dove a 25 km dal centro di una capitale si combatte una guerra, ma in realtà è un dettaglio ben indicativo della situazione: a Tripoli non funzionano più gli impianti di depurazione, tutti i reflui finiscono direttamente a mare. Una situazione rimarcata<a href="https://video.corriere.it/esteri/tripoli-l-inquinamento-mare-in-mare-senza-depurazione-150mila-metri-cubi-acque-reflue/090736dc-b140-11e9-8598-37b8e9167fb3"> in un reportage di fine luglio da Lorenzo Cremonesi</a>, il quale intervista il sindaco della città <strong>Abdlrauf Beitelmal</strong>: &#8220;Gli scarichi &#8211; spiega il primo cittadino di Tripoli &#8211; si riversano tutti direttamente nel Mediterraneo, un totale di 300mila metri cubi di acque reflue al giorno&#8221;. Una bomba ecologica che dimostra come la capitale libica ha sempre più la fisionomia di una città in guerra, con emergenze che riguardano anche il semplice vivere quotidiano.</p>
<p>Non sono solo le condutture fognarie a non funzionare, ma anche un impianto idrico operante sempre più a singhiozzo. La guerra non risparmia nemmeno il <strong>grande fiume artificiale</strong>, uno dei pochi elementi a cui i libici si riconoscono sotto un profilo nazionale: è un vanto di tutti, non solo opera di <strong>Gheddafi</strong> ma anche infrastruttura in grado di risolvere per diversi decenni il problema della fornitura di acqua in un paese prevalentemente desertico. <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-fiume-artificiale-tripoli.html">C&#8217;è chi nelle scorse settimane colpisce proprio il vasto reticolato di canali</a> che porta l&#8217;acqua a Tripoli. Da qui la carenza del bene più prezioso, il quale per diverse giornate viene razionato e distribuito con turni non sempre semplici. Specialmente se si considera che anche Tripoli, come tutto il bacino del Mediterraneo, in estate raggiunge elevate temperature e la mancanza di acqua può comportare problemi non di second&#8217;ordine.</p>
<h2>Passare l&#8217;estate in una città in guerra</h2>
<p>Eppure degli sprazzi di normalità i tripolini sembrano saperseli conquistare: all&#8217;inizio della bella stagione, fanno il giro del web le immagini di alcune spiagge della capitale invase pacificamente da decine di bagnanti tra gli ombrelloni. La guerra, è bene ribadirlo, attualmente è confinata lungo un fronte situato a 25 km dal centro della capitale. Ciò che arriva a Tripoli dunque è l&#8217;<strong>eco</strong> del conflitto, le conseguenze di strade interrotte da trincee e da vie di comunicazione usate non più dai civili bensì dai mezzi di rifornimento per l&#8217;una o l&#8217;altra parte in guerra. Per cui la città appare in qualche modo quasi intatta, è la vita al suo interno che è profondamente intaccata.</p>
<p>Fare la spesa è difficile, arrivano sempre meno prodotti nei vari mercati, i prezzi sono dunque alti e la mancanza di servizi basilari rende il contesto ancora più problematico. Poi c&#8217;è la questione della sicurezza: in diversi quartieri sono le milizie a dettare legge, già prima della guerra il confine tra Polizia e banda armata legata ad una singola fazione appare molto sottile, a conflitto in corso ovviamente è ancora più difficile fare distinzione. A questo, occorre aggiungere lo spauracchio delle bombe e dei raid, i quali nel corso della battaglia iniziata il 4 aprile scorso non mancano purtroppo di causare vittime civili.</p>
<p>Non è facile vivere in una città in guerra, Tripoli ed i suoi abitanti appaiono quasi abbandonati in una sofferenza quotidiana che spesso getta nello sconforto decine di cittadini. Eppure si cerca di andare avanti: riprendono alcune attività sportive, la tv trasmette anche dei varietà, si prova a guardare verso una Libia lontana dal conflitto, una Libia però purtroppo ancora ben distante dall&#8217;attualità.</p>
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		<title>Libia, quell’eredità di Gheddafi dietro i diktat alle aziende europee</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-quelleredita-di-gheddafi-dietro-i-diktat-alle-aziende-europee.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2019 09:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="935" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636.jpg 935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636-768x522.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 935px) 100vw, 935px" /></p>
<p>Dietrofront, almeno per il momento. Dopo il decreto del ministero dell’economia guidato da Ali Al Issawi, con il quale si intima la sospensione delle attività in Libia per quaranta aziende straniere, così come si apprende da AgenziaNova adesso arriva una proroga di tre mesi alle stesse società per mettersi in regola. Appare palese come il governo di Al Sarraj intenda &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-quelleredita-di-gheddafi-dietro-i-diktat-alle-aziende-europee.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="935" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636.jpg 935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_3085074-935x636-768x522.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 935px) 100vw, 935px" /></p><p>Dietrofront, almeno per il momento. Dopo il decreto del ministero dell’economia guidato da <strong>Ali Al Issawi</strong>, con il <span id="more-76934"></span>quale si intima <a href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-sarraj-total-siemens/">la sospensione delle attività in Libia per quaranta aziende straniere</a>, così come si apprende da <em>AgenziaNova</em> adesso arriva una proroga di tre mesi alle stesse società per mettersi in regola. Appare palese come il governo di Al Sarraj intenda mettere pressione ai governi e, in primis, a quelli di Francia e Germania visto che tra le aziende colpite vi sono la <strong>Total</strong> e la <strong>Siemens</strong>.</p>
<h2>Cosa contesta ufficialmente Al Sarraj</h2>
<p>Il decreto emanato giovedì è del ministero dell’economia, dunque la vicenda almeno ufficialmente è economica. Di fatto, l’esecutivo di Tripoli sostiene che quaranta società, tra cui anche una non precisata azienda italiana (che però non è l’<strong>Eni</strong>, ma sarebbe un gruppo che già da tempo non è più nel Paese), lavorano in Libia nonostante però licenze e commissioni risultino scadute. Dunque, il ministero dell’economia del governo guidato da <strong>Fayez Al Sarraj</strong>sostiene che queste società operino nel Paese non rispettando la legge ed al di fuori del normale circuito legale previsto dalle norme locali. Da qui lo stop più o meno improvviso dei rapporti posti in essere con le quaranta aziende in questione.</p>
<p>Tra queste, come detto, figurano anche la francese Total e la tedesca Siemens. Ma la matrice politica dell’atto di giovedì è ben evidente. Il decreto del ministero dell’economia viene firmato proprio <a href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sarraj-tour-velleitario-europa/">il giorno dopo la visita di Al Sarraj in Francia e Germania</a>, giudicata da Tripoli come fallimentare. Il premier libico non riesce a far pronunciare parole di condanna all’attacco di <strong>Khalifa Haftar</strong> contro la capitale libica, né ad avere chiarezza sulle alleanze di quelli che in teoria dovrebbero essere dei partner privilegiati. Nascerebbe da questo il decreto per aziende che, per la verità, già da anni non sarebbero in regola e ben prima dell’improvvisa attenzione loro riversata dall’esecutivo tripolino. Poi, a poche ore dalla firma dell’atto, arriva il dietrofront: Sarraj ritira il decreto, ma dà tre mesi di tempo alle società per mettersi in regola. Un modo per evitare le prevedibili recriminazioni sia in patria che all’estero ma, allo stesso tempo, anche per confermare le sue velleità di ritorsione.</p>
<h2>La strategia di Al Sarraj</h2>
<p>Quella posta in atto dal premier libico sembra una mossa ereditata dagli insegnamenti di chi, per 42 anni, governa Tripoli prima di lui. Un aspetto tipico dell’era <strong>Gheddafi</strong> è proprio quella di mettere pressione ai governi stranieri prospettando scenari nefasti in caso di mancato recepimento delle istanze libiche. E spesso sul piatto della bilancia vengono posti i contratti, soprattutto energetici, stipulati con altri paesi. Oppure, come nel caso della crisi diplomatica con la Svizzera nel 2008, trattenendo i visti ed impedendo ai cittadini europei di lavorare in Libia. Un tira e molla continuo, che evidentemente fa scuola anche nel disastrato scenario odierno. Quando Al Sarraj si accorge di non poter ottenere nulla di ciò che desidera nel tour europeo, viene tirato fuori dal cassetto il metodo forse più conosciuto, in ambito diplomatico, durante l’era Gheddafi.</p>
<p>Ma a differenza di allora, quando il defunto colonnello nel bene o nel male le promesse provava a portarle avanti fino alla fine, questa volta la partita dura poche ore ed Al Sarraj ritira il decreto concedendo, come detto, tre mesi di tempo alle aziende per mettersi in regola. Un arco temporale in cui difficilmente potrebbe accadere qualcosa di significativo in relazione ai rapporti con le società in questione. Solo un modo quindi per dimostrare di non aver tirato indietro i pugni e nulla più. È pur vero al tempo stesso che se i vari attori impegnati nel frammentato quadro libico dovessero, più o meno improvvisamente, recuperare tutti la stessa tattica a livello diplomatico la situazione diventerebbe ancora più ingarbugliata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-quelleredita-di-gheddafi-dietro-i-diktat-alle-aziende-europee.html">Libia, quell’eredità di Gheddafi dietro i diktat alle aziende europee</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia, il mistero del jet si infittisce. Ecco chi usa il Mirage abbattuto</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-il-mistero-del-jet-si-infittisce-ecco-chi-usa-il-mirage-abbattuto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2019 15:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Contractors]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il mistero dell’aereo abbattuto in Libia dalle forze di Khalifa Haftar si fa sempre più fitto. Le immagini parlano chiaro: c’è un video di un aereo incendiato, c’è un altro video con una colonna di fumo che si alza dal luogo dell’impatto mentre le forze dell’Esercito nazionale libico raggiungono il posto. E soprattutto c’è un altro video in cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-mistero-del-jet-si-infittisce-ecco-chi-usa-il-mirage-abbattuto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192946_29178490-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il mistero dell’aereo abbattuto in Libia dalle forze di Khalifa Haftar si fa sempre più fitto. Le immagini parlano chiaro: c’è un video di un aereo incendiato, c’è un altro video con una colonna di fumo che si alza dal luogo dell’impatto mentre le forze dell’Esercito nazionale libico raggiungono il posto. E soprattutto c’è un altro video in cui si vede un uomo, catturato dalle forze del maresciallo della Cirenaica, che dichiara di essere un cittadino portoghese e di essere stato ingaggiato dalle milizie vicine al governo di Fayez al-Sarraj.</p>
<p>Dopo alcuni minuti, iniziano a esserci conferme e smentite, un flusso di informazioni che addirittura fanno riferimento a un falso profilo Facebook che rivela l’abbattimento di un aereo dell’operazione Sophia. Ipotesi smentita non solo dai libici ma soprattutto dal comando di Eunavfor Med. Infine, viene rivelata l’identità dell’uomo catturato: Jimmy Reis.</p>
<p>Questi i fatti: la cronaca degli eventi. Ma parallelamente a questa cronaca degli eventi si sviluppano le prime domande e i primi dubbi che, fino a questo momento, non trovano risposte. Ma da qui bisogna partire per comprendere alcune dinamiche e soprattutto l’importanza dell’episodio avvenuto il 7 maggio, a un mese dall’avvio dell’escalation di Tripoli delle forze di Haftar. E proprio mentre l’operazione Vulcano di rabbiadell’esercito governativo ha fermato i combattenti del generale di Bengasi.</p>
<h2>Il Mirage F1 lo usano anche negli Usa</h2>
<p>La prima di queste domande riguarda il modello dell’aereo: un Mirage F1. Il caccia intercettore multiruolo è un prodotto della francese Dassault. L’aereo è stato utilizzato nel complesso da 14 forze aeree, ma attualmente lo usano Marocco, Gabon e Congo. In più, alcuni modelli sono in possesso dell’Iran e delle forze aeree libiche, che dai tempi di Muhammar Gheddafi è stata una dei clienti principali della Dassault per l’acquisto di Mirage F1.</p>
<p>Ma gli Stati non sono gli unici ad avere in mano questi aerei. Ci sono altri due soggetti del mondo bellico a utilizzare i Mirage F1, e sono due società private americane: la Airborne Tactical Advantage Company (Atac) e la Draken International. Entrambe sono compagnie militari private che forniscono consulenze di vario tipo alle forze armate statunitensi. Fra questi, l’addestramento in combattimento dei piloti dell’Air Force. E sono in molte a considerarle società vicine agli stessi contractor. Tanto è vero che vengono assimilate anche alla Academi di Erik Prince. Ed è per questo che molti considerano credibile la versione di un mercenario: perché nessun pilota portoghese sa condurre un Mirage F1. Ammesso che l’identità sia effettivamente quella rivelata (estorta) dallo stesso ferito.</p>
<h2>L’identità di Jimmy Reis</h2>
<p>Su questo punto, le ipotesi sono molto interessanti. Finora, il Portogallo non ha confermato alcuna presenza di un cittadino portoghese in Libia. E quello che è certo è che non faccia parte delle forze armate del Portogallo. Nell’interrogatorio, l’umo afferma di essere un cittadino portoghese di 29 anni e di aver bombardato alcune aree a sud di Tripoli. Ma nessuno sa chi sia realmente. E da Lisbona non sono arrivate conferme di eventuali cittadini nelle mani di Bengasi.</p>
<p>I quotidiani lusitani non hanno fatto ulteriori inchieste. E ieri lo stesso Observador, quotidiano che per primo riportava (dopo i libici) la notizia della cattura di un pilota cittadino del Portogallo, ha poi pubblicato un articolo in cui si smentiva l’ipotesi di un uomo preso dall’Lna.</p>
<p>Nel frattempo, il deputato Tareq al Jarushi, membro della commissione Difesa e sicurezza del parlamento di Tobruk, ha chiesto al governo portoghese di chiarire la sua posizione. Come riporta Agenzia Nova, Al Jarushi ha poi rilanciato le accuse contro al Sarraj e il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, sul fatto di aver assoldato mercenari stranieri per colpire gli stessi libici. Ma da Lisbona non arrivano smentite. E più passa il tempo e più il silenzio assume un carattere di mistero. Se non di una vera e propria ammissione. Anche se sono molti a ritenere che in realtà non sia affatto portoghese quell’uomo catturato, ma che l’identità sia una copertura. C’è chi dice sia addirittura un libico, ma c’è anche chi ipotizza altre nazionalità.</p>
<h2>Le tempistiche sospette</h2>
<p>Ai dubbi sull’identità e al mistero su chi sappia pilotare effettivamente un Mirage F1, si aggiungono poi altre perplessità che riguardano le tempistiche. Sospetti avanzati ovviamente anche da parte di Tripoli che, come ovvio, non ammetterà mai di aver subito la perdita di uno dei pochi aerei in mano a Sarraj. E parlano di propaganda di Haftar.</p>
<p>Per il portavoce delle forze armate di Tripoli, Mohammed Gununu, la notizia dell’abbattimento del caccia nella zona di al-Hira, a sud della capitale, insieme alla cattura di mercenario europeo, sono “montature dei media filo-Haftar” che, a detta dei media libici vicini al governo di accordo nazionale hanno avuto due scopi. Il primo, quello di coprire la visita di Sarraj in Italia, con l’incontro del premier con Giuseppe Conte. Il secondo, invece, sarebbe quello di “coprire le notizie riguardo l’uso di droni e missili degli Emirati per bombardare Tripoli”. Droni di produzione cinese ma di proprietà di Abu Dhabi su cui adesso indagano anche le Nazioni Unite. Tanto è vero che il Libya Observer sostiene anche che l’aereo abbattuto in realtà fosse dello stesso Haftar e sia stato colpito da fuoco amico.</p>
<p>In ogni caso, la verità appare molto lontana. E il mistero si infittisce ogni giorno di più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-mistero-del-jet-si-infittisce-ecco-chi-usa-il-mirage-abbattuto.html">Libia, il mistero del jet si infittisce. Ecco chi usa il Mirage abbattuto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al Sarraj a Roma tra richieste e dubbi sul governo italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/al-sarraj-a-roma-tra-richieste-e-dubbi-sul-governo-italiano.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 14:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1069" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Chissà qual è il pensiero di Al Sarraj mentre il suo aereo sta lasciando Tripoli. È la prima volta che il premier libico vola fuori dal paese da quando la capitale è nel pieno della lotta per il suo possesso. Una battaglia che ha inizio lo scorso 4 aprile e che pone Al Sarraj al centro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/al-sarraj-a-roma-tra-richieste-e-dubbi-sul-governo-italiano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1069" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190507111027_29239952-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Chissà qual è il pensiero di Al Sarraj mentre il suo aereo sta lasciando Tripoli. È la prima volta che il premier libico vola fuori dal paese da quando la capitale è nel pieno della lotta per il suo possesso. Una battaglia che ha inizio <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-haftar-avanza-verso-tripoli-scontri-a-sud-della-capitale/">lo scorso 4 aprile</a></span></span> e che pone Al Sarraj al centro di una vera e propria <strong>dicotomia</strong>: da un lato è il capo di governo eternamente messo politicamente e militarmente in discussione, con una capacità di controllo del territorio che non va oltre la sua stanza all&#8217;interno del palazzo presidenziale. Dall&#8217;altro però, è pur vero che sta lasciando Tripoli non da personaggio in fuga, come in tanti lo vedono da diverse settimane, bensì da capo del governo in visita nei paesi europei.</p>
<p>Da un lato potrebbe mostrare soddisfazione per questo, dall&#8217;altro però vive nell&#8217;incognita di cosa può accadere nella capitale libica mentre lui è in giro nelle cancellerie europee.</p>
<h2>A Roma con il cappello in mano</h2>
<p>E questa dicotomia, questo essere al tempo stesso perdente e vincitore, attaccato ed attaccante, Al Sarraj la porta con sé anche quando atterra a Roma. L&#8217;Italia è uno dei pochi governi che lo sostiene apertamente, di sicuro in Europa è il suo principale alleato anche perché trecento nostri soldati sono ancora dislocati a Misurata. Inevitabile dunque che la prima tappa del suo breve ma intenso tour europeo sia proprio a Roma. Al suo seguito <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-oggi-il-premier-al-sarraj-arriva-a-roma-ecco-il-ruolo-dell-italia/">porta nella città eterna una rappresentanza militare</a></span></span>, che fa ben capire cosa vuole Al Sarraj dall&#8217;Italia, ma anche cosa forse non si aspetta: <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.agenzianova.com/a/5cd1996b47ee58.92021123/2429533/2019-05-07/italia-libia-sarraj-chiede-a-conte-di-costringere-haftar-a-ritirarsi/linked">un aiuto in termini di fornitura di armamenti per contrastare l&#8217;avanzata di Haftar</a></span></span> che, oramai da giorni, per la verità appare abbastanza blanda ed entrata in una fase di stallo.</p>
<p>A Roma Al Sarraj incontra <strong>Giuseppe Conte</strong>, per adesso forse l&#8217;unica cosa a cui il premier libico può aspirare è una stretta di mano a favore di telecamera che possa dimostrare il legame tra il suo governo e quello italiano. Da Tripoli nei giorni scorsi emerge un Al Sarraj preoccupato proprio dal suo principale alleato: quelle frasi sull&#8217;equidistanza e sull&#8217;inclusione di tutte le parti nel conflitto pronunciate dal ministro <strong>Moavero Minalesi</strong>, al pari di quelle di Conte che la settimana scorsa dichiara di &#8220;stare solo dalla parte dei libici&#8221;, fanno pensare ad un graduale rovesciamento italiano verso Haftar. Per questo il governo di Tripoli risulta infastidito dall&#8217;apertura del consolato italiano a <strong>Bengasi</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-niente-consolato-italiano-a-bengasi-sarebbe-troppo-rischioso/">poi &#8220;congelata&#8221; dalla Farnesina a data da destinarsi</a></span></span>.</p>
<p>La sponda italiana per Al Sarraj risulta fondamentale per tornare a Tripoli ancora da leader del governo. Un sostegno politico che in questo momento vale molto più di qualsiasi aiuto militare, visto anche lo stallo che si vive in quel fronte a 25 km a sud della capitale libica in cui nessuna forza riesce a sovrastare l&#8217;altra. Alla fine, da parte italiana, Conte ribadisce l&#8217;impegno affinché, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/italia-libia-conte-a-sarraj-ribadito-forte-impegno-per-rivitalizzare-processo-politico-efficace">come si legge nella nota di Palazzo Chigi</a></span></span>, &#8220;sia rivitalizzato un processo politico che sia efficace e sostenibile&#8221;. L&#8217;Italia inoltre, dichiara ancora Conte a margine del suo incontro con Al Sarraj, auspica un dialogo tra le parti &#8220;sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite&#8221;. Per il premier libico forse un risultato minimo comunque non scontato alla vigilia. Di certo però, le <strong>preoccupazioni</strong> da parte sua permangono e fanno compagnia ai dubbi sulla reale posizione italiana.</p>
<h2>Il proseguo del tour europeo</h2>
<p>E qui si ritorna alla dicotomia sopra citata. Al Sarraj di fatto a Roma elemosina aiuti politici e militari, ma al tempo stesso sa pure di presentarsi come colui capace di rimanere in sella anche durante gli assalti di Haftar. Dopo la capitale italiana, è la volta di <strong>Berlino</strong>, <strong>Londra</strong> e soltanto alla fine <strong>Parigi</strong>. In questo suo tour, gioca (e lo fa con scientifica cognizione) le sue carte. Prova in primis con la <strong>diplomazia</strong>, incontrando tutti i più importanti leader del vecchio continente, ma non è da trascurare la sua azione sotto il profilo <strong>mediatico</strong>. Al Sarraj infatti prende l&#8217;aereo da Tripoli a pochi giorni dall&#8217;inizio del Ramadan, da quella festività religiosa islamica vista dall&#8217;alto rappresentante Onu in Libia, <strong>Ghassan Salamé</strong>, come possibile data spartiacque per una tregua. Al Sarraj arriva in Europa da politico in cerca di dialogo, provando a far passare il messaggio secondo cui è lui l&#8217;unico attore che vuole la pace in Libia, al contrario di un generale Haftar presentato come &#8220;invasore&#8221; che attacca anche durante il Ramadan.</p>
<p>Il premier libico da questo elemento spera di essere quel &#8220;volto presentabile&#8221; capace di persuadere, se non i più importanti attori internazionali, almeno l&#8217;opinione pubblica. Al Sarraj vola quindi tra le capitali europee con lo stesso spirito di chi vuol dimostrare di aver imparato a fare il suo mestiere, di aver appreso in questi tre anni di governo come si resta in sella nonostante non si controlla alcun territorio. Ma sa pure che si sta giocando le ultime carte: lui, nella morsa di Haftar ma anche di quella <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/tripoli-quei-timori-che-emergono-dal-fronte-jihadisti-infiltrati-nei-combattimenti/">delle milizie islamiste che combattono al fronte contro il generale</a></span></span> che potrebbero voler la sua testa a guerra conclusa, prova a giocare ancora nel ruolo di premier. In mezzo a questo dualismo ed a questa dicotomia, vi è lo stallo di un conflitto ancora ben lontano da ogni risoluzione.</p>
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		<title>Libia, abbattuto un jet di Tripoli: a bordo un mercenario</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-abbattuto-un-jet-di-tripoli-a-bordo-un-mercenario.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 10:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1714" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080.jpg 1714w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1714px) 100vw, 1714px" /></p>
<p>Un caccia delle forze aeree libiche fedeli al Governo di Accordo Nazionale è stato abbattuto oggi a sud di Tripoli. Il pilota è stato catturato dalle truppe di Haftar, che proseguono nella fase di avanzamento per prendere il controllo della capitale. La componente aerea fedele al premier Fayez al-Serraj ha perso un altro dei suoi aerei da combattimento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-abbattuto-un-jet-di-tripoli-a-bordo-un-mercenario.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1714" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080.jpg 1714w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9629917-1714x1080-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1714px) 100vw, 1714px" /></p><p>Un caccia delle forze aeree libiche fedeli al Governo di Accordo Nazionale è stato abbattuto oggi a sud di Tripoli. Il pilota è stato catturato dalle truppe di Haftar, che proseguono nella fase di avanzamento per prendere il controllo della capitale.</p>
<p>La componente aerea fedele al premier Fayez al-Serraj ha perso un altro dei suoi aerei da combattimento più efficaci, un cacciabombardiere di fabbricazione francese Mirage F.1 che è stato abbattuto dalle forze del generale Kalifa Haftar. Ha riferire la notizie è stato il Libya Observer, citando fonti delle forze di Haftar. L’abbattimento, che ha visto l’impiego di un missile Sam –Surface-to-Air-Missile–  è avvenuto nella regione di Hira, nei pressi di Gharyan, molto a sud di Tripoli.</p>
<p>Secondo quanto riferisce il servizio informazioni dell’Esercito nazionale libico, il pilota, che è riuscito ad eiettarsi dal velivolo, e che è stato catturato dalla forze fedeli al generale Haftar, sarebbe di nazionalità portoghese: dunque si tratterebbe di un “mercenario”. Non sarebbe una novità infatti che l’Aeronautica libica stia impiegando piloti mercenari per portare in aria gli aerei da combattimento, siano dalla parte dello Governo di Accordo Nazionale (Gna) di Serraj o dell’Esercito Nazionale Libico (Lna) di Haftar. Come riportato dal portale britannico specializzato in intelligence e difesa Jane’s 360, un altro pilota, abbattuto precedentemente dalle forze di Haftar era risultato essere un mercenario ecuadoriano riconosciuto come Borys Reyes. Ad affermarlo era stato Ahmed al-Mismari, il portavoce dell’Lna. La notizia non è stata tuttavia confermata dato il pilota, sopravvissuto al abbattimento, sarebbe sfuggito alla cattura.</p>
<p>Le conferme e le smentite degli abbattimenti aerei registrati in Libia sono frequenti, ed è complicato avere la certezza dello svolgimento di un raid condotto da una delle due fazioni aeree. Lo stesso vale per le informazioni relative a un abbattimento come per l’identificazione del velivolo coinvolto.</p>
<p>Questa volta una serie di fotografie, comprese quelle del paracadute e del pilota catturato – immortalato sanguinate e privato della tuta di volo – sono state diffuse su Twitter. Lo stesso vale per i rottami dell’aereo, che apparterebbero al secondo dei Mirage F1 “superstiti” acquistati dal generale Gheddafi, che secondo le informazioni in possesso degli analisti internazionali portavano il codice identificativo di “402” e “403”. Il generale Abdel Salam al-Hasi delle forze di Haftar ha confermato che: “il pilota portoghese è stato curato per le ferite riportate”, denunciando che: “Le forze di Sarraj usano piloti stranieri per colpire i libici”.</p>
<p>Il Mirage F.1 è un cacciabombardiere monoposto ad ala a freccia sviluppato dall’azienda francese Dassault alla fine degli anni ’60 ed entrato in servizio la prima volta nel 1974. È configurato per trasportare diversi tipi di munizionamento comprese bomba aromatiche convenzionali impiegate durante i raid condotti in questi giorni dalla forza aerea libica. Sarebbe da considerarsi uno dei velivoli più efficaci tra quelli rimasti operativi nell’Aeronautica Libica, oggi divisi tra le due fazioni. Se confermato nessuno dei Mirage superstiti sarebbe oramai “operativo”.</p>
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		<title>L’Isis si allarga in Libia. Ecco tutte le zone a rischio</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-si-allarga-in-libia-ecco-tutte-le-zone-a-rischio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 08:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’Isis torna a colpire in Libia ed è la seconda volta che lo fa da quando, dallo scorso 4 aprile, ha inizio l’operazione voluta dal generale Haftar per la presa di Tripoli. Il primo ha luogo il 9 aprile, quando i miliziani jihadisti attaccano la cittadina di Fuhaqa, all’interno della provincia di Jufra. Adesso è la volta di Sebha che, come osservato nella giornata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-si-allarga-in-libia-ecco-tutte-le-zone-a-rischio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-si-allarga-in-libia-ecco-tutte-le-zone-a-rischio.html">L’Isis si allarga in Libia. Ecco tutte le zone a rischio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192852_29178471-1-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’Isis torna a colpire in Libia ed è la seconda volta che lo fa da quando, dallo scorso 4 aprile, ha inizio l’operazione voluta dal generale Haftar per la presa di Tripoli. Il primo ha luogo il 9 aprile, quando i miliziani jihadisti attaccano la cittadina di Fuhaqa, all’interno della provincia di Jufra. Adesso è la volta di Sebha che, come osservato nella giornata di sabato, viene presa di mira dall’Isis che uccide anche nove soldati dell’esercito di Haftar. Un attacco in qualche modo collegabile forse anche al video di Al Baghdadi nei giorni scorsi, con il califfo leader dei terroristiche invita ad attaccare in Africa ed a fare del continente nero la nuova base dell’organizzazione jihadista.</p>
<p>I due attentati sopra descritti, non sono gli unici degli ultimi mesi in Libia: quello più clamoroso, riconducibile all’Isis, si ha lo scorso 25 dicembre con l’azione terroristica che colpisce il ministero degli Esteri a Tripoli. Dopo l’eliminazione del califfato a Sirte nel 2016, la domanda adesso riguarda per l’appunto dove l’Isis è presente in Libia e dove i jihadisti appaiono attualmente più ramificati.</p>
<h2>L’Isis ramificato nel sud del Paese</h2>
<p>Le bandiere nere del califfato fanno la loro comparsa in Libia nel 2015, quando gruppi locali islamisti sposano la causa dell’Isis e mettono piede a Sabratha, cittadina costiera a pochi chilometri ad ovest di Tripoli. Da qui parte la gran parte degli sbarchi diretti in Italia, i terroristi usano la tratta dei migranti per finanziare i propri propositi di morte. Viene creata una cabina di regia anti Isis che ha il compito di allontanare i miliziani da Sabratha e le bandiere nere, nel giro di pochi mesi, in questa parte della Tripolitania sembrano avere un ruolo ridimensionato. Ma poco dopo l’Isis ricompare a Sirte, città natale di Gheddafi, e qui prova ad instaurare un vero e proprio califfato. Per buona parte del 2016, i jihadisti controllano il territorio attorno la cittadina libica e minacciano di avanzare lungo la costa. I raid Usa dell’estate di quell’anno aiutano i miliziani di Misurata a riprendere la città.</p>
<p>Da quel momento, l’Isis si organizza a sud di Sirte. Qui i terroristi usano la natura desertica del territorio e la mancanza di uno Stato centrale in Libia per radicarsi e creare vere e proprie basi. Molti jihadisti in fuga da Siria ed Iraq arrivano proprio in questa parte del Sahara libico, qui si riorganizzano e creano i presupposti per continuare ad attaccare il Paese nordafricano. Pur non avendo più il controllo di un determinato territorio, l’Isis è un’autentica spina nel fianco sul fronte della sicurezza. Più volte arrivano a minacciare nuovamente Sirte, nei mesi scorsi le forze di protezione della cittadina costiera vengono messe in allarme per presunti movimenti sospetti nella periferia meridionale della città.</p>
<p>Ma è ancora più a sud che l’Isis appare ramificato. In una vasta porzione di deserto che dalla provincia centrale di Jufra si dirada verso il Fezzan, i miliziani sembrano avere facilità di spostamento e riescono a rifornirsi di armi e munizioni. Ed è proprio da qui che partono probabilmente i gruppi che attaccano nei giorni scorsi la provincia di Jufra e la città di Sebha. Il caos attuale nel Paese e la battaglia a sud di Tripoli, potrebbe lasciare maggior spazio di manovra in questa parte del Paese all’Isis: un’eventualità che sarebbe molto grave sul fronte della sicurezza in Libia e non solo.</p>
<h2>L’Isis in Cirenaica</h2>
<p>Ma membri dell’organizzazione terroristica di Al Baghdadi sono presenti anche nella regione controllata dal generale Khalifa Haftar. Seppur più braccati dall’esercito e meno ramificati, l’Isis comunque mantiene alcune pericolose cellule attive sia nella zona costiera della Cirenaica che nella parte interna. Del resto, tra il 2012 ed il 2014 il terrorismo islamista trova molto spazio nell’est della Libia, sfruttando il vuoto di potere post Gheddafi. Ma a radicarsi maggiormente sono in realtà organizzazioni legate ad Al Qaeda, quali tra tutte Ansar al-Sharia. Bengasi e Derna vengono occupate dai gruppi jihadisti, solo in seguito gli islamisti vengono sconfitti dalle avanzate dell’esercito del generale Haftar. Alcune cellule giurano poi fedeltà all’Isis, organizzandosi nelle periferie di alcune città costiere, a partire da Bengasi.</p>
<p>Altri gruppi invece sotto le insegne del califfato si ramificano più a sud, nella provincia di Al Kufra. Lo dimostrano alcuni recenti attentati, a partire da quello dello scorso novembre nella cittadina di Tazirbu. Anche in questo caso appare molto difficile controllare i terroristi, sia per la natura del territorio che per la debolezza delle istituzioni locali.</p>
<h2>Miliziani attivi anche a Tripoli</h2>
<p>Nella capitale poi, i gruppi fedeli all’Isis non sembrano essere radicati ma riescono comunque a portare a termine importanti attacchi, come quello sopra richiamato presso la sede del ministero degli Esteri. A Tripoli potrebbero, in particolare, operare cellule del califfato ramificate soprattutto nelle zone meridionali della Libia e che in città usufruirebbero poi di agganci e protezioni da parte di alcune milizie radicali. Non solo il ministero degli esteri, ma anche altre sedi importanti vengono raggiunte nei mesi scorsi dalla scure degli attentati dell’Isis: su tutte, quelle della Noc (la società petrolifera libica) e della commissione elettorale.</p>
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		<title>Tripoli un mese dopo: il bilancio di 30 giorni di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tripoli-un-mese-dopo-il-bilancio-di-30-giorni-di-guerra.html</link>
		
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 08:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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<p>È notte fonda a Tripoli quando a 150 chilometri a sud dalla capitale alcuni movimenti di truppe anticipano l’avvio di una delle fasi più delicate per la città da quando, nell’ottobre del 2011, cade Muammar Gheddafi. È un giovedì ed appena poche ore prima, quasi come per uno scherzo premonitore del destino, la capitale è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/tripoli-un-mese-dopo-il-bilancio-di-30-giorni-di-guerra.html">[...]</a></p>
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<h2>Cronaca di una guerra lampo trasformatasi in un logorante stallo</h2>
<p>Dopo un mese di battaglia, è forse possibile tracciare un primo bilancio. Forse però, perché per l’appunto quando si stila un resoconto emergono vincitori e vinti, fattori positivi e fattori negativi: in questo caso però, nessuno sembra vincere e non esistono fattori positivi. Non sta vincendo Haftar, in primis: il generale, forte del controllo della Cirenaica e delle recenti avanzate nel sud della Libia, crede in una guerra lampo, in un’azione volta a prendere Tripoli senza sparare molti colpi, proprio come avvenuto nel Fezzan. Sono passati 30 giorni ed ancora il suo esercito, seppur meglio posizionato, meglio equipaggiato e rinvigorito dalle promesse di pagamento saudite, risulta ancorato a 25 km a sud della capitale. Non sta vincendo Al Sarraj, che anche se riesce per adesso ancora una volta a rimanere in sella al governo nominato nel 2016 e riconosciuto dall’Onu, mostra ogni giorno che passa la propria incapacità ad avere presa sul territorio e ad avere a sua disposizione un vero e proprio esercito.</p>
<p>Non emergono fattori positivi per l’Italia, che anzi soprattutto durante i primi giorni di battaglia si mostra sorpresa e presa in contropiede dagli eventi, con una diplomazia che prova a recuperare con la cosiddetta “strategia inclusiva” ma i cui risultati al momento appaiono appesi ad un sottile filo legato all’evolversi dei fatti. Non esistono elementi positivi per la Francia, imbarazzata dalla repentina mossa di un alleato, quale Haftar, che mette in risalto l’ambiguità della posizione transalpina. Discorso simile è possibile fare per le petromonarchie: non può ritenersi soddisfatta l’Arabia Saudita, che finanzia il generale per l’impresa di Tripoli nella convinzione di assistere ad una passeggiata del suo alleato anti Qatar, salvo poi ritrovarsi nell’ennesimo pantano internazionale, che di certo dalle parti di Riad con il senno di poi avrebbero volentieri evitato visto lo stallo in cui le forze saudite si trovano dal 2015 nello Yemen. E lo stesso Qatar, per l’appunto, non è certo nella condizione di decantare successi: Doha appare sempre più isolata nel suo sostegno ai Fratelli Musulmani, che ora sono prossimi ad essere inclusi nella lista delle organizzazioni terroristiche redatta dagli Usa.</p>
<p>Ad uscire sconfitte da questo primo mese di battaglia a Tripoli, sono anche se non soprattutto le Nazioni Unite: mesi di lavoro dell’alto rappresentante Salamé vanno in fumo al primo tiro d’artiglieria di quel 4 aprile scorso. Niente conferenza nazionale, niente road map verso le elezioni, niente incisiva azione diplomatica: l’Onu con la sua missione appare quasi costretto ad elemosinare l’appoggio dell’Italia, unico paese rimasto nel dare pubblico sostegno a future iniziative del palazzo di vetro. Ed appresso all’Onu, è poi l’intera comunità internazionale ad essere sconfitta da questi 30 giorni di fuoco a sud di Tripoli: nessuno sembra in grado o sembra avere l’interesse di risolvere una situazione che, del resto, è figlia a sua volta del tragico errore avallato da quasi tutti gli Stati (Italia compresa) di bombardare nel 2011 Muhammar Gheddafi. Nella linea di fronte estesa a 25 km dal centro di Tripoli, da un mese a questa parte nella sabbia degli avamposti del Sahara affondano interessi ed obiettivi politici e militari di attori interni ed internazionali: in parole povere, si dissolve nel vento ogni residua credibilità di chi, in questi anni, si mostra responsabile del pantano libico.</p>
<h2>La terribile situazione per i civili</h2>
<p>Ed è per questo che, al di là di ogni altra considerazione, ad uscire realmente sconfitta da questo primo mese di battaglia a Tripoli è la popolazione libica. Una tragedia, quella causata dalla guerra di questi giorni, che trova dimostrazione nell’amaro conteggio dei morti, che oramai superano i 300, ma che è possibile rintracciare soprattutto nell’animo di una società civile che appare quasi condannata a vivere lontana dalla normalità. Chi nasce in Libia nel 2011, oggi (in quelle zone dove le scuole esistono ancora) dovrebbe apprestarsi a chiudere il primo ciclo di studi: sta passando quasi una generazione, chi in Libia compie otto anni in questo 2019 ha solo ricordi di guerra o comunque di uno Stato senza Stato. Questo dà l’idea della tragedia libica, maturata a due passi dall’Europa e nel cuore del Mediterraneo.</p>
<p>E forse in fondo a tutti va bene così: del resto, in fin dei conti in Libia in questi anni non spunta fuori nessun nuovo Gheddafi, nessun rais, nessuno Stato forte, nessuna fazione in grado di sopravanzare l’altra, questa anomala guerra dà vita ad un equilibrio tanto precario quanto utile perché accomuna tutti nella sconfitta. Perdono tutti, ma non vince nessuno e dunque, fin tanto che il petrolio continua ad essere ugualmente pompato, anche gli spauracchi del terrorismo e dell’immigrazione possono passare in secondo piano. Con buona pace dei veri sconfitti per l’appunto, ossia i libici.</p>
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		<title>Libia, prosegue la battaglia a sud di Tripoli: continuano i raid</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:50:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sul campo a Tripoli a parlare sono ancora le armi: anche se sotto il profilo mediatico la battaglia sembra passata in secondo piano, a sud del centro della capitale libica le principali milizie si contendono ancora aspramente ogni centimetro di territorio. Il fronte è lo stesso da circa un mese: la linea lungo la quale si svolgono i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-prosegue-la-battaglia-a-sud-di-tripoli-continuano-i-raid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190429192909_29178477-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sul campo a Tripoli a parlare sono ancora le armi: anche se sotto il profilo mediatico la battaglia sembra passata in secondo piano, a sud del centro della capitale libica le principali milizie si contendono ancora aspramente ogni centimetro di territorio. Il fronte è lo stesso da circa un mese: la linea lungo la quale si svolgono i combattimenti scorre da Aziziya ad Ein Zara, poco a nord dell’ex aeroporto internazionale.</p>
<h2>Bombardamenti da entrambe le parti</h2>
<p>La battaglia, oltre che sul campo, continua anche sui cieli sopra Tripoli. Sia l’aviazione vicina al premier Al Sarraj che quella invece appartenente all’Lna di Khalifa Haftar in questi giorni appaiono impegnate in raid volti ad indebolire le linee nemiche. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono effettuati dagli aerei delle milizie vicine al governo di Tripoli: così come si legge su AgenziaNova, il portavoce delle forze fedeli ad Al Sarraj dichiara che “le forze del governo nazionale hanno effettuato quattro raid aerei contro l’autoproclamato Libyan National Army (Lna) nei pressi di Aziziya“. Si tratta della località a 50 km a sud di Tripoli dove attualmente avrebbero luogo i combattimenti più significativi. I bombardamenti hanno avuto come obiettivo alcuni mezzi dell’esercito di Haftar. Gli aerei, secondo quanto riportato dal portavoce delle forze tripoline, sono decollati dalla base militare di Misurata.</p>
<p>Dall’altro lato, anche l’aviazione dell’Lna negli ultimi giorni colpisce le zone a sud di Tripoli: dopo i raid avvenuti con i droni, almeno stando a quanto dichiarato da alcune testimonianze raccolte sul web la scorsa settimana, gli aerei guidati dai piloti fedeli al generale avrebbero colpito nelle scorse ore postazioni di difesa delle forze fedeli al governo tripolino. L’uso dell’aviazione da entrambe le parti, sottolinea le difficoltà che si riscontrano sul campo e la durezza degli scontri di questi giorni. Lo stallo militare, anche per questo motivo, sembra destinato a permanere almeno nel breve termine.</p>
<h2>Le forze dell’Lna provano ad avanzare da sud</h2>
<p>Una novità dal fronte emerge però nelle scorse ore: giovedì pomeriggio in particolare, uno dei portavoce del Libyan National Army di Haftar,  Khalid al Mahjoub, annuncia la definitiva presa di Aziziya. Come detto, questa è uno delle località in cui si concentrano i principali scontri in atto: avere il controllo della cittadina a 50 km a sud di Tripoli, vuol dire avere le mani sui principali assi di accesso di sud ovest della capitale. Aziziya è uno dei primi centri urbani conquistati dall’Lna da quando Haftar lancia la sua operazione su Tripoli, ma il territorio circostante è oggetto di contesa per almeno due settimane tra soldati fedeli al generale e milizie vicine ad Al Sarraj. Adesso anche le campagne attorno la città sarebbero in mano all’Lna, che ha dunque la possibilità di consolidare le proprie posizioni nei pressi dell’ex aeroporto internazionale, vero fulcro delle attuali contese militari.</p>
<p>“Le forze del nostro esercito hanno attaccato quelle di Sarraj da sud e da sud-est di Aziziyah giovedì mattina, assumendo interamente il controllo della città – si legge in una nota dell’Lna – Le milizie estremiste del governo di Tripoli si sono ritirate dall’asse dell’aeroporto di Tripoli verso il ponte di Tripoli sulla strada verso l’aeroporto”.</p>
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		<title>Tripoli, timori dal fronte: “Jihadisti infiltrati nei combattimenti”</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/tripoli-timori-dal-fronte-jihadisti-infiltrati-nei-combattimenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2019 09:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1034" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ci sono milizie islamiste che stanno combattendo in queste settimane a Tripoli? Questa è la domanda che più inquieta diversi osservatori, specie perché si parla di un paese quale la Libia che dalla caduta di Gheddafi vede il proliferare di movimenti islamisti e jihadisti, oltre che dello stesso Isis che nel 2016 per qualche mese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tripoli-timori-dal-fronte-jihadisti-infiltrati-nei-combattimenti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tripoli-timori-dal-fronte-jihadisti-infiltrati-nei-combattimenti.html">Tripoli, timori dal fronte: “Jihadisti infiltrati nei combattimenti”</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1034" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190425212740_29145460-1024x706.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ci sono milizie islamiste che stanno combattendo in queste settimane a Tripoli? Questa è la domanda che più inquieta diversi osservatori, specie perché si parla di un paese quale la Libia che dalla caduta di Gheddafi vede il proliferare di movimenti islamisti e jihadisti, oltre che dello stesso Isis che nel 2016 per qualche mese prova a fondare un califfato a Sirte.</p>
<p>Nei giorni scorsi una giornalista nostra connazionale rivela da Tripoli l’esistenza di alcune milizie islamiste che combattono al fianco delle forze di Al Sarraj. Lei è Vanessa Tomassini, che già da diversi anni segue dalla capitale libica il conflitto che attanaglia il paese. Il suo articolo pubblicato su SpeciaLibia.it, nel paese nordafricano diventa subito virale e tradotto per diverse televisioni locali: il pezzo suscita scalpore nei media libici, sia tra chi sostiene Al Sarraj e tra chi appoggia Haftar. Ai nostri microfoni, la stessa Tomassini parla per l’appunto del rischio terrorismo legato ai combattimenti per la presa di Tripoli.</p>
<h2>“Sul fronte è evidente la presenza di Ansar al-Sharia”</h2>
<p>“L’offensiva di Haftar e la paura di perdere i propri interessi ha risvegliato vecchie e nuove alleanze, che si sono riversate al fronte contro il nemico comune”. È questa la prima considerazione che emerge dalla conversazione con Vanessa Tomassini, la quale arriva a Tripoli lo scorso 5 aprile, meno di 24 ore dopo dall’avvio dell’offensiva del generale uomo forte della Cirenaica sulla capitale. “Alle forze allineate al Governo di Accordo Nazionale, che includono l’esercito nazionale e la Tripoli Protection Force, composta dalla Brigata dei Rivoluzionari, dalla Sicurezza Centrale di Abu Selim (Gnewa), la Brigata al-Nawasi e le forze Speciali di Deterrenza (Rada) – chiarisce la giornalista italiana – si sono aggiunti ‘volontariamente’ gruppi islamisti come quello di Salah Badi, misuratino leader di Libya Dawn, ma anche cellule e simpatizzanti di movimenti più estremisti. Ma gruppi estremisti risultano anche tra le fila dell’Lna che vede dalla sua i makhdalisti”.</p>
<p>Dunque, il quadro vede l’emersione di gruppi integralisti in entrambe le parti in lotta. A Tripoli, in particolar modo, la necessità di respingere Haftar chiama a raccolta tutti i gruppi che vedono nell’Lna il nemico comune, comprese dunque le forze più integraliste e già in passato accusate di portare avanti posizioni jihadiste: “Molte di queste milizie hanno forti legami, o sono un derivato, dell’ormai disciolto Libyan Islamic Fighting Group (Lifg), un movimento considerato terroristico da Uae, Arabia Saudita, Egitto e Bahrain – aggiunge Vanessa Tomassini – Altri, non sempre schierati dalla parte del Gna, ricevono ordini e sostegno dai Fratelli Musulmani, i nemici giurati del maresciallo Haftar”.</p>
<p>Ma a destare maggiore scalpore nell’articolo della giornalista italiana, è l’emersione della presenza sul fronte di Ansar Al Sharia, il temibile gruppi jihadista nato in Cirenaica ed espulso dalla regione proprio da Haftar nell’ambito dell’operazione cosiddetta “dignità”. Quella di Ansar Al Sharia, tra le milizie integraliste libiche, è il più pericoloso: capace di riorganizzarsi fuori dalla sua regione di origine, negli anni il gruppo viene segnalato in Tripolitania e molti suoi membri risultano anche nella capitale. “Un giovane di Abu Selim ha affermato che Ansar al-Sharia, al-Qaeda e Daesh in Libia sono la stessa cosa – afferma infatti Tomassini – Sebbene non sia proprio così dal punto di vista accademico, la sua testimonianza trova conferma nel fatto che le Nazioni Unite hanno designato Ansar al-Sharia Bengasi e Ansar al-Sharia a Derna nell’elenco delle Entità e altri gruppi e imprese associate ad Al Qaeda il 19 novembre 2014″.</p>
<p>Secondo la giornalista italiana, Ansar Al Sharia starebbe combattendo contro Haftar nell’estrema periferia sud di Tripoli. Lungo quella linea del fronte, Tomassini rintraccia diversi giovani che scappano dai combattimenti al fianco delle forze di Al Sarraj proprio perchè timorosi di ritrovarsi fianco a fianco con i jihadisti di Ansar Al Sharia.</p>
<h2>La conferma del rischio terrorismo</h2>
<p>Le forze jihadiste quindi sono impegnate, secondo questa ricostruzione, nel pantano militare alle porte di Tripoli. Tomassini riesce a raccogliere diverse testimonianze che confermano tale situazione, pericolosa per la Libia ma rischiosa pure per l’Europa, la quale potrebbe vedere il consolidarsi di gruppi estremisti lungo le coste nordafricane. “Molte delle persone impegnate sul fronte di Tariq al Matar appartenenti alla Tripoli Revolutionaries Brigade e ad altre milizie della Tripoli Protection Force, hanno dichiarato di non andare al fronte vista la presenza di elementi di Ansar al-Sharia”, specifica Tomassini, che nelle ultime settimane vede la fuga dal fronte di parecchi giovani proprio per il motivo sopra sottolineato.</p>
<p>“Le mie affermazioni hanno fatto molto discutere in quanto sono state viste come un attacco al Governo di Accordo Nazionale, che teme di veder venir meno il supporto internazionale che ancora lo tiene in vita, o come una propaganda pro-Haftar, ma in realtà non è così – specifica la giornalista italiana – La presenza di terroristi è stata confermata anche dal premier al Serraj, avvertendo il Governo italiano di possibili arrivi tra i migranti pronti a partire verso le coste europee”.</p>
<p>In poche parole, la presenza di terroristi lungo il fronte di Tripoli preoccupa le stesse autorità tripoline impegnate in questi giorni nella difesa della città dagli attacchi di Haftar. Una situazione che conferma come, di fatto, l’instabilità della Libia nuoce a tutti: ai libici in primis, ma anche all’intera area del Mediterraneo. Il rischio più forte è che un paese così fortemente segnato dal conflitto, diventi fucina di gruppi integralisti e campo di addestramento per migliaia di terroristi in fuga anche dalla Siria.</p>
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