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	<title>sviluppo Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 29 Jun 2021 19:51:31 +0000</lastBuildDate>
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	<title>sviluppo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cosa aspettarsi dal G20 Esteri e Sviluppo di Matera</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dal-g20-esteri-e-sviluppo-di-matera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2021 10:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[g20]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[multilateralismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“People, Planet, Prosperity”: con queste parole chiave prende il via oggi, nella scenografica cornice di Matera, la riunione dei ministri degli Esteri e una sessione congiunta- prima volta nella storia- coi titolari dello Sviluppo del G20. Presenti nella città lucana 32 fra ministri e rappresentanti di governo e 42 funzionari di organizzazioni internazionali. Inviti speciali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dal-g20-esteri-e-sviluppo-di-matera.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dal-g20-esteri-e-sviluppo-di-matera.html">Cosa aspettarsi dal G20 Esteri e Sviluppo di Matera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/g20-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>“<strong><em>People, Planet, Prosperity</em></strong>”: con queste parole chiave prende il via oggi, nella scenografica cornice di <strong>Matera</strong>, la riunione dei ministri degli Esteri e una sessione congiunta- prima volta nella storia- coi titolari dello Sviluppo del <strong>G20</strong>. Presenti nella città lucana 32 fra ministri e rappresentanti di governo e 42 funzionari di organizzazioni internazionali. Inviti speciali sono stati recapitati anche ad alcuni capi della diplomazia di nazioni africane. Tra i partecipanti, il segretario di Stato Usa <strong>Antony Blinken</strong> e l&#8217;Alto rappresentante Ue per la Politica estera <strong>Josep Borrell</strong>. I Paesi membri del G20, che insieme rappresentano l&#8217;80% del Pil mondiale, il 75% degli scambi commerciali ed il 60% della popolazione, sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa, Arabia Saudita, Corea del Sud, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europa. La Spagna è invitata come ospite permanente.</p>
<h2>Le due sessioni di lavoro</h2>
<p>Il meeting è articolato in due sessioni: la prima verterà sui temi della <em>governance</em> globale e del <strong>multilateralismo</strong>,<em> refrain</em> ricorrente delle sfide post-pandemia. Oggetto delle discussioni la necessità di rafforzare la collaborazione internazionale nei settori nevralgici della salute globale, sviluppo sostenibile, commercio internazionale e cambiamento climatico. Il filo conduttore della giornata è quello del “<em>build back better</em>”, volto a promuovere una ripresa sostenibile, inclusiva e resiliente.</p>
<p>La seconda sessione, specifica dei soli ministri per lo Sviluppo è, invece, dedicata ai <strong>rapporti con l’Africa</strong>, con un focus tematico sullo sviluppo sostenibile e su policy specifiche come gli scambi commerciali, l’inclusione di giovani e delle donne, lotta ai cambiamenti climatici e transizione energetica. L’Africa è stata anche oggetto di discussione nella sessione del 28 giugno svoltasi a Bari: il segretario di Stato Blinken, in questa occasione, ha parlato di un &#8220;allineamento di valori&#8221; tra Italia e Usa &#8220;per i diritti umani e la democrazia&#8221;, aggiungendo che gli Usa sostengono &#8220;fortemente l&#8217;iniziativa dell&#8217;Italia&#8221; di un <strong>gruppo di lavoro anti-Isis</strong> sull&#8217;Africa, secondo l’approccio richiesto dal capo della Farnesina <strong>Luigi Di Maio</strong>.</p>
<h2>Le scommesse della presidenza italiana</h2>
<p>Con la ministeriale congiunta la Presidenza italiana vuole portare al centro dell’agenda internazionale i temi della nutrizione e della sicurezza alimentare propedeutici all’obiettivo &#8220;Zero Fame&#8221; entro il 2030. A questo proposito, al termine dell’incontro verrà adottata la <strong>Dichiarazione ministeriale di Matera</strong>, documento che valorizza il ruolo della “<em>food coalition</em>” lanciata dall’Italia in ambito FAO.</p>
<p>Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha accolto i 32 partecipanti al G20 degli Esteri e dello Sviluppo a Palazzo Lanfranchi a Matera. I rappresentanti dei singoli Paesi, dell&#8217;Onu e dell&#8217;Ue sono intervenuti tutti in presenza, tranne i ministri cinese, brasiliano e australiano collegati da remoto. La Russia e la Corea del Sud hanno deciso invece di inviare i loro viceministri degli Esteri. Un meeting a maglie larghe quello salutato dal ministro Di Maio: sul piatto c’è stata la sfida della pandemia, i vaccini, la ripresa post-pandemia. Ma non sono questi gli unici temi a fagocitare l’attenzione: la linea <em>green</em> è dominante. La Presidenza italiana, infatti, ha dichiarato di scommettere sul rilancio degli Accordi di Parigi, sull’obiettivo della neutralità climatica e del coinvolgimento dei giovani nel processo negoziale sul clima “risvegliato” dai <em>Fridays for future</em>. Nei suoi <em>opening remarks</em> Di Maio ha puntato anche al perseguimento di economie più verdi e digitali ma anche all’innovazione della piccola e media impresa, marchio di fabbrica dell’Italia nel mondo.</p>
<h2>Approcci nuovi e vecchie frizioni</h2>
<p>Ma ci sono anche approcci nuovi che provengono da Paesi emergenti ma strategici. In primis l’<strong>Arabia Saudita</strong>, che si presenta in gran spolvero e <em>à la page</em>, chiedendo di contare in fatto di multilateralismo ed economia nel suo futuro post-petrolifero. Richieste precise arrivano anche dall’<strong>Indonesia</strong>, che chiede a gran voce un impegno delle grandi potenze che sia inclusivo e all’insegna della sostenibilità, ma soprattutto a sostegno dei Paesi in via di sviluppo: il Paese è sull&#8217;orlo di una catastrofe a causa dell&#8217;impennata di casi di Covid spinta dalla variante Delta del coronavirus, che sta travolgendo le strutture sanitarie. L&#8217;Indonesia conta sul suo piano vaccinale per contrastare il virus, ma dall&#8217;inizio dell&#8217;anno solo 13,3 milioni di persone sul target di 181,5 milioni hanno ricevuto entrambe le dosi richieste. Spinge sull’acceleratore anche il <strong>Congo</strong>: il rappresentante della Repubblica Democratica chiede un approccio olistico alla lotta alla pandemia e alla diffusione dei vaccini attraverso il programma Covax, e tuona contro le grandi potenze chiedendo di guardare con maggiore attenzione al ruolo geopolitico dell’Africa. Chiaro il riferimento alle questioni commerciali ma soprattutto alla minaccia dell’Isis che si aggira come uno spettro per il continente.</p>
<p>Non sono mancate le dichiarazioni al vetriolo: a cominciare dal il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che ha puntato il dito contro <strong>Cina e Russia: </strong>“La loro diplomazia vaccinale punta ad &#8220;ottenere vantaggi geostrategici di breve termine&#8221; invece di salvaguardare la salute globale, ha dichiarato alla stampa al suo arrivo a Matera. Pechino, nel frattempo, risponde a tono attraverso ministro degli Esteri Wang Yi in videocollegamento, invitando i Paesi in grado di fornire vaccini ad evitare restrizioni all&#8217;esportazione o l&#8217;accaparramento, fornendo i dovuti contributi per eliminare il &#8220;divario di immunizzazione&#8221; tra i diversi Paesi, ricordando che la Cina ha inviato oltre 450 milioni di dosi a circa 100 Paesi. Un&#8217;assenza che pesa, quella del ministro russo <strong>Sergei Lavrov</strong>, che ha inviato un proprio rappresentante.</p>
<h2>Il “multilateralismo efficace” di Di Maio</h2>
<p>&#8220;L’Italia sostiene un multilateralismo efficace e un ordine internazionale basato sulle regole, con le Nazioni Unite al centro&#8221;: già dall’apertura dei lavori, il messaggio di Di Maio giunge chiaro e forte, soprattutto sull’idea di <em>restyling</em> delle <strong>Nazioni Unite</strong>. &#8220;La leadership dell’Onu &#8211; ha sottolineato &#8211; è il cardine di un “sistema multilaterale efficace”, fondato su obiettivi e valori comuni. I processi di riforma promossi dal segretario generale <strong>Antonio Guterres</strong>, appena confermato per un secondo mandato, mirano a far sì che l’Organizzazione continui ad essere all’altezza di questo importante compito, rendendola più efficiente, democratica, trasparente, rappresentativa e responsabile&#8221;.</p>
<p>E poi ancora i <strong>temi economici</strong>: &#8220;Un commercio libero, equo, inclusivo e basato sul rispetto di regole condivise è essenziale per contrastare la pandemia e promuovere una ripresa sostenibile, che renda le nostre economie più verdi e digitali&#8221;, ha ribadito quindi il ministro, sottolineando come la pandemia abbia &#8220;evidenziato le vulnerabilità del sistema commerciale e delle catene globali del valore&#8221;. Da qui l’esigenza di un’altra grande riforma di un’altra organizzazione internazionale, la <strong>WTO</strong>: come presidenza del G20, l’Italia lavora intensamente per favorire un’ampia convergenza internazionale sul rilancio dell’interscambio e degli investimenti, con particolare attenzione al rafforzamento delle catene dei prodotti sanitari, alla sostenibilità ambientale, all’internazionalizzazione e all’innovazione.</p>
<h2>La Dichiarazione di Matera</h2>
<p><em>Last but not least</em>, il prodotto, nero su bianco, della giornata di Matera è l’omonima dichiarazione su <strong>sicurezza alimentare</strong>, nutrizione e sistemi alimentari. Proprio nel luogo un tempo simbolo di fame e miseria, i 20 Paesi più sviluppati del mondo si impegnano a realizzare un progetto di sicurezza alimentare all&#8217;insegna della triade equità-giustizia-sostenibilità. La Dichiarazione risponde a particolari urgenze che vedono la fame nel mondo in costante aumento dal 2014 con il rischio di raggiungere cifre da capogiro entro i prossimi dieci anni, aggravandosi ulteriormente per via della pandemia. L&#8217;obiettivo del programma che scaturirà dalla Dichiarazione non è meramente &#8220;etico&#8221; ma volto a mettere in sicurezza enormi aree &#8220;calde&#8221; dove il rischio di conflitti e migrazioni forzate resta altissimo (vedasi il Sahel e il Corno d&#8217;Africa). Legati a doppio filo a questo progetto che viaggia verso il 2030, il ciclo degli “Incontri con l’Africa” volti a mettere in sicurezza, da qui in poi, il continente flagellato da crisi economiche, sanitarie e belliche ormai croniche.</p>
<p>Un &#8220;invito&#8221; all&#8217;azione che ambisce a essere pietra miliare nonché contributo del G20 al <em>food system</em> delle Nazioni Unite ma che difficilmente eliminerà la fame nel mondo in dieci anni. Di certo, una mostrina che l&#8217;Italia e Luigi Di Maio si appuntano sul petto, alla ricerca di un rinnovato ruolo nello scacchiere globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Il debito pubblico che schiaccia i Paesi africani</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-debito-pubblico-che-schiaccia-i-paesi-africani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 11:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non sono soltanto i Paesi dell&#8217;Unione europea a portarsi sul groppone dei debiti pubblici che, letti ad alta voce, fanno accapponare la pelle: il problema del &#8220;macigno&#8221;, come definito da Carlo Cottarelli, è comune a quasi tutta la popolazione del mondo. Un debito troppo elevato ha infatti delle dure e nette conseguenze, soprattutto in quanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-pubblico-che-schiaccia-i-paesi-africani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non sono soltanto i Paesi dell&#8217;Unione europea a portarsi sul groppone dei <strong>debiti pubblici</strong> che, letti ad alta voce, fanno accapponare la pelle: il problema del &#8220;macigno&#8221;, come definito da Carlo Cottarelli, è comune a quasi tutta la popolazione del mondo.</p>
<p>Un debito troppo elevato ha infatti delle dure e nette conseguenze, soprattutto in quanto impedisce il compiersi di manovre espansive che sarebbero, se ben impostate, in grado di risollevare le sorti dell&#8217;economia di un Paese. Il caso limite lo si può riscontrare nei <strong>Paesi africani</strong>, dove le vie di comunicazione sottosviluppate, i servizi quasi assenti e un&#8217;<strong>economia soggiogata ai voleri esteri</strong> non migliorano con il passare degli anni. Senza considerare i fondi che vengono persi nella <strong>corruzione</strong>, il problema proviene dall&#8217;obbligo di restituire il proprio debito, con interessi annessi. In un&#8217;economia debole come quella africana molto spesso questo significa sacrificare quasi per intero l&#8217;avanzo pubblico per risarcire i finanziamenti, impedendo qualsiasi tipo di approccio espansivo sia di natura fiscale sia di incremento dei fondi destinati allo sviluppo delle vie di comunicazione e dei servizi.</p>
<h3>Un Paese che non può investire è schiavo</h3>
<p>L&#8217;impossibilità da parte dei <strong>Paesi africani</strong> di poter incentivare gli investimenti economici della propria popolazione rende le ricchezze del Paese oggetto di interesse dei grandi investitori esteri. <a href="https://it.insideover.com/economia/lacqua-del-kenya-e-il-nuovo-petrolio-dellarabia-saudita.html">Il Kenya può essere considerato l&#8217;esempio per eccellenza</a>, avendo da poco ceduto persino lo sfruttamento delle proprie falde acquifere pur di avere un servizio che nessuna azienda del Paese sarebbe stata in grado di offrire, neanche totalmente o parzialmente statalizzata.</p>
<p>Appare chiaro in questa situazione come un debito troppo elevato contribuisca al suo tendere stesso alla crescita in ottica futura, diminuendo le capacità di investimento e di espansione economica. Come poter uscire però da questo <strong>circolo vizioso</strong>?</p>
<h3>Le due strade di un Paese sovraindebitato</h3>
<p>Diminuire la pressione del proprio debito pubblico non è mai facile, qualsiasi siano le condizioni di partenze e le promesse fatte ai creditori. Quando però il peso dei risarcimenti esteri supera l&#8217;utile netto del Paese alla fine dell&#8217;anno, i governi sono obbligati a scegliere tra due strade: pagare e, di conseguenza, aumentare il proprio disavanzo con l&#8217;emissione di nuovi <strong>T</strong><strong>itoli di Stato</strong> o tramite la <strong>svalutazione monetaria</strong>. Oppure non risarcire i creditori, circostanza questa che scoraggia acquisti di Bond futuri. Quasi sempre, la scelta obbligata ricade sulla prima delle prospettive.</p>
<p>Esisterebbe inoltre un&#8217;altra via: decidere di rendere il <strong>debito irredimibile</strong>, scatenando però l&#8217;ira degli investitori. Questa procedura consiste nel pagare solamente &#8220;a vita&#8221; gli interessi sui Titoli di Stato, senza però restituire il capitale. Utilizzata anche dall&#8217;Italia alla fine della Prima guerra mondiale, questa procedura è però, nel caso dei Paesi africani, soggetta a un grosso problema: il<strong> debito pubblico espresso in dollari americani</strong>. In una situazione di forte inflazione infatti il valore dell&#8217;interesse dovuto in valuta locale (come insegna appunto la lira italiana) diverrebbe quasi nullo, azzerando di fatto anche la quota di interesse. Mantenendo però il valore nominale del dollaro, una condizione di inflazione peggiorerebbe ancora l&#8217;esposizione dello Stato e della popolazione, considerando anche le ritorsioni commerciali che il Paese potrebbe subire. Una decisione di fatto impossibile da prendere a meno di sicurezze circa lo sviluppo economico futuro: ad ora incerto per tutta la compagine degli Stati africani.</p>
<h3>La ridiscussione del debito con l&#8217;Europa</h3>
<p>In questo scenario, sia l&#8217;Europa che l&#8217;Africa avrebbero una grande possibilità di collaborazione per lo sviluppo di ambedue le economie. Mentre da un lato infatti i Paesi europei hanno la forza di investire nel Continente africano, le nazioni dell&#8217;Africa hanno bisogno di<strong> iniezione di liquidità</strong> nelle proprie economie per attivare gli sviluppi economici, sociali e strutturali necessari. Ridiscutendo il debito pubblico di Paesi come <strong>Kenya</strong>, <strong>Burundi</strong> e <strong>Ruanda</strong> si avrebbe la possibilità, se si monitorano le operazioni locali, di dare respiro all&#8217;economia permettendo gli investimenti strutturali di cui la popolazione ha bisogno. Al tempo stesso, si potrebbe ottenere l&#8217;esclusiva per l&#8217;utilizzo di determinate risorse strategiche, battendo l&#8217;aggressività della Cina, dell&#8217;Arabia Saudita e della Russia, molto attive negli investimenti nell&#8217;area africana, che utilizzano però un approccio più invasivo, spesso distruggendo le piccole realtà locali più che incentivarle.</p>
<p>L&#8217;unica strada per ambo le parti di difendere esclusivamente i propri interessi è quella che porta alla <strong>collaborazione attiva</strong>, per evitare di perdere importanza a livello economico globale nel prossimo futuro. Europa ed Africa risponderanno però alla chiamata?</p>
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		<title>I progetti del Giappone in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-progetti-del-giappone-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2019 08:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il primo ministro giapponese Shinzo Abe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I progetti delle grandi potenze globali convergono sempre di più sull&#8217;Africa. Oltre a Cina, Russia e Stati Uniti c&#8217;è però un quarto attore da considerare, le cui attività nel Continente nero risalgono agli anni Novanta: il Giappone. Gli investimenti di Tokyo nello sviluppo delle infrastrutture e della tecnologia degli Stati africani sono ingenti, e non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-progetti-del-giappone-in-africa.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il primo ministro giapponese Shinzo Abe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shinzo-Abe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I progetti delle grandi potenze globali convergono sempre di più sull&#8217;Africa. Oltre a Cina, Russia e Stati Uniti c&#8217;è però un quarto attore da considerare, le cui attività nel Continente nero risalgono agli anni Novanta: il <strong>Giappone</strong>. Gli investimenti di Tokyo nello sviluppo delle infrastrutture e della tecnologia degli Stati africani sono ingenti, e non fanno che aumentare: vediamoli nel dettaglio.</p>
<h2>Uno sviluppo necessario</h2>
<p>Il capolavoro della diplomazia giapponese in Africa ha un nome: <strong>Ticad</strong>. Questo acronimo, che significa Tokyo International Conference on African Development, indica una serie di summit organizzati dal governo nipponico e dall&#8217;Onu sin dal 1993. Agli eventi, che ad eccezione del 2016 si sono sempre tenuti in Giappone, partecipano più di 40 capi di Stato africani: tra il 28 e il 30 agosto prossimi, a Yokohama, avrà luogo la settima edizione, il cui tema sarà <em>Avanzare lo sviluppo dell&#8217;Africa attraverso le persone, la tecnologia e l&#8217;innovazione</em>. Secondo i suoi promotori, Ticad getta le basi per progetti &#8220;degli africani&#8221;, nei quali il Giappone svolge il ruolo di agevolatore attraverso investimenti e know-how: molti degli accordi tecnici e commerciali con Tokyo sono stati firmati proprio durante la conferenza, che di fatto è un ottimo veicolo di propaganda per il governo di <strong>Shinzo Abe</strong> in termini di politica estera. Non a caso, tra il 2007 e il 2017 l&#8217;investimento diretto estero del Giappone in Africa è passato da 3,9 a 10 miliardi di dollari. Per <strong>Shigeru Ushio</strong>, direttore Affari africani presso il ministero degli esteri giapponese, &#8220;entrare nei mercati africani è una questione di vita o di morte per le nostre imprese&#8221;, <a href="https://www.jeuneafrique.com/mag/812141/politique/japon-afrique-shigeru-ushio-limplantation-sur-le-continent-est-une-question-de-vie-ou-de-mort-pour-nos-entreprises/" target="_blank" rel="noopener">come dichiarato da lui stesso in un&#8217;intervista rilasciata a <em>Jeune Afrique</em></a>. Ushio ritiene infatti che mettere le conoscenze nipponiche al servizio dell&#8217;Africa, particolarmente in campi d&#8217;eccellenza come le infrastrutture o la geotermia, sia il modo migliore per dare la possibilità di svilupparsi a nuove start-up locali, approfittando al tempo stesso di legislazioni più rilassate e agevoli in termini burocratici.</p>
<h2>Le infrastrutture sono la chiave per il successo</h2>
<p>Infrastrutture, quindi: non sorprende come il Giappone abbia scelto di partire da qui, sviluppando ambiziosi progetti su scala sovra-regionale: un esempio tra tutti è costituito dal <strong>porto di Mombasa</strong>, considerato di importanza capitale poiché capolinea dell&#8217;autostrada transcontinentale &#8211; l&#8217;Inter-African Highway 8 &#8211; che collegherà Lagos, in Nigeria, alla città keniana. I lavori per lo stabilimento portuale sono iniziati nel 2012, con il supporto diretto dell&#8217;Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale: nel 2016 una seconda iniezione di capitali nipponici (340 milioni di dollari) ha permesso l&#8217;inizio del cantiere per la realizzazione di un secondo terminal, aumentando sensibilmente capienza e possibilità di attracco per navi fino a 20mila tonnellate di portata lorda. L&#8217;intero progetto è nelle mani della Toyo Construction Co., che non è certo la sola compagnia giapponese impegnata nella regione: scorrendo la <a href="https://www.ocaji.or.jp/en/members/" target="_blank" rel="noopener">lista </a>pubblicata sul sito dell&#8217;Overseas Construction Association of Japan, si contano ben 16 aziende di costruttori del Sol Levante attive in 22 Paesi africani. Un&#8217;opera emblematica dell&#8217;impegno nipponico nella zona è il ponte di Jinja, in Uganda, costato 140 milioni di dollari e situato in una posizione cruciale all&#8217;incrocio dei diversi corridoi autostradali dei Grandi Laghi; ma vi è anche il riammodernamento del porto di Nacala, in Mozambico, realizzato dalla Penta-Ocean e dalla Toa Ltd., per il quale sono stati stanziati 232 milioni di dollari. Tra gli altri progetti spiccano la nuova rete di trasmissione elettrica per l&#8217;area metropolitana di Kampala, la fornitura di una serie di droni per vigilare sulle condizioni della rete stradale in Ghana, e la posa di un cavo transoceanico tra Angola e Brasile (Sacs), il primo nell&#8217;Atlantico meridionale, realizzato dalla Nec Corporation di Tokyo e ritenuto un enorme passo in avanti per le telecomunicazioni di tutto il continente africano, ora direttamente e saldamente collegate al Sudamerica.</p>
<h2>Un mercato su cui puntare</h2>
<p>Oltre alle infrastrutture, il Giappone dialoga con i mercati, sia import che export, e con le nuove tecnologie, come dimostrano le 796 aziende nipponiche attive in Africa nel 2017. Alcune di queste, come la start-up <strong>Nippon Biodiesel Fuel</strong> in Mozambico, hanno creato un solido network di fornitori e agricoltori legati direttamente alle proprie attività. Il Ruanda, la cui industria del caffè sta venendo spinta in avanti dall&#8217;arrivo di tecnici e consulenti ministeriali giapponesi, è un&#8217;altra destinazione chiave, così come lo Zambia nell&#8217;ambito della coltivazione del riso. Ma il settore dove gli esperti del Sol Levante sono più attivi è quello energetico e minerario, come dimostra la presenza di uffici delle principali Corporation nipponiche: con la sua sede in Sudafrica, ad esempio, è attiva la <strong>Japan Oil, Gas and Metals National Corp.</strong>, che da qualche anno si occupa dei rilievi per l&#8217;individuazione del petrolio in Kenya e dello sviluppo del gas naturale in Mozambico. La Sumitomo è invece sbarcata nel principale porto del Ghana, Tema, con un impianto a turbine costato 903 milioni di dollari, con la previsione di generare il 10% della futura energia del Paese. Non mancano neppure i grandi nomi: Yamaha ha sviluppato un sistema di purificazione dell&#8217;acqua a basso consumo già in uso in Angola, Congo e Ghana, mentre Sanyo e Mitsubishi hanno acquisito importanti quote del brand di cibi istantanei Olam Foods, allo scopo di inserirsi stabilmente all&#8217;interno del mercato nigeriano.</p>
<p>Come abbiamo visto, i fronti sono molti ed estremamente eterogenei; l&#8217;attività innovatrice del Giappone, basata su una sinergia tra investimenti privati e supporto da parte delle agenzie governative e dei ministeri responsabili dei singoli settori, non accenna a fermarsi, e ha il potenziale per contribuire attivamente allo sviluppo di industria e tecnologia in Africa. Il summit Ticad VII, previsto per fine mese, saprà dirci quali nuove finestre verranno aperte sul Continente nero in termini di sviluppo e ricerca: nel frattempo, la terra del Sol Levante guarda a ovest.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-progetti-del-giappone-in-africa.html">I progetti del Giappone in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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