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People, Planet, Prosperity”: con queste parole chiave prende il via oggi, nella scenografica cornice di Matera, la riunione dei ministri degli Esteri e una sessione congiunta- prima volta nella storia- coi titolari dello Sviluppo del G20. Presenti nella città lucana 32 fra ministri e rappresentanti di governo e 42 funzionari di organizzazioni internazionali. Inviti speciali sono stati recapitati anche ad alcuni capi della diplomazia di nazioni africane. Tra i partecipanti, il segretario di Stato Usa Antony Blinken e l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera Josep Borrell. I Paesi membri del G20, che insieme rappresentano l’80% del Pil mondiale, il 75% degli scambi commerciali ed il 60% della popolazione, sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa, Arabia Saudita, Corea del Sud, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europa. La Spagna è invitata come ospite permanente.

Le due sessioni di lavoro

Il meeting è articolato in due sessioni: la prima verterà sui temi della governance globale e del multilateralismo, refrain ricorrente delle sfide post-pandemia. Oggetto delle discussioni la necessità di rafforzare la collaborazione internazionale nei settori nevralgici della salute globale, sviluppo sostenibile, commercio internazionale e cambiamento climatico. Il filo conduttore della giornata è quello del “build back better”, volto a promuovere una ripresa sostenibile, inclusiva e resiliente.

La seconda sessione, specifica dei soli ministri per lo Sviluppo è, invece, dedicata ai rapporti con l’Africa, con un focus tematico sullo sviluppo sostenibile e su policy specifiche come gli scambi commerciali, l’inclusione di giovani e delle donne, lotta ai cambiamenti climatici e transizione energetica. L’Africa è stata anche oggetto di discussione nella sessione del 28 giugno svoltasi a Bari: il segretario di Stato Blinken, in questa occasione, ha parlato di un “allineamento di valori” tra Italia e Usa “per i diritti umani e la democrazia”, aggiungendo che gli Usa sostengono “fortemente l’iniziativa dell’Italia” di un gruppo di lavoro anti-Isis sull’Africa, secondo l’approccio richiesto dal capo della Farnesina Luigi Di Maio.

Le scommesse della presidenza italiana

Con la ministeriale congiunta la Presidenza italiana vuole portare al centro dell’agenda internazionale i temi della nutrizione e della sicurezza alimentare propedeutici all’obiettivo “Zero Fame” entro il 2030. A questo proposito, al termine dell’incontro verrà adottata la Dichiarazione ministeriale di Matera, documento che valorizza il ruolo della “food coalition” lanciata dall’Italia in ambito FAO.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha accolto i 32 partecipanti al G20 degli Esteri e dello Sviluppo a Palazzo Lanfranchi a Matera. I rappresentanti dei singoli Paesi, dell’Onu e dell’Ue sono intervenuti tutti in presenza, tranne i ministri cinese, brasiliano e australiano collegati da remoto. La Russia e la Corea del Sud hanno deciso invece di inviare i loro viceministri degli Esteri. Un meeting a maglie larghe quello salutato dal ministro Di Maio: sul piatto c’è stata la sfida della pandemia, i vaccini, la ripresa post-pandemia. Ma non sono questi gli unici temi a fagocitare l’attenzione: la linea green è dominante. La Presidenza italiana, infatti, ha dichiarato di scommettere sul rilancio degli Accordi di Parigi, sull’obiettivo della neutralità climatica e del coinvolgimento dei giovani nel processo negoziale sul clima “risvegliato” dai Fridays for future. Nei suoi opening remarks Di Maio ha puntato anche al perseguimento di economie più verdi e digitali ma anche all’innovazione della piccola e media impresa, marchio di fabbrica dell’Italia nel mondo.

Approcci nuovi e vecchie frizioni

Ma ci sono anche approcci nuovi che provengono da Paesi emergenti ma strategici. In primis l’Arabia Saudita, che si presenta in gran spolvero e à la page, chiedendo di contare in fatto di multilateralismo ed economia nel suo futuro post-petrolifero. Richieste precise arrivano anche dall’Indonesia, che chiede a gran voce un impegno delle grandi potenze che sia inclusivo e all’insegna della sostenibilità, ma soprattutto a sostegno dei Paesi in via di sviluppo: il Paese è sull’orlo di una catastrofe a causa dell’impennata di casi di Covid spinta dalla variante Delta del coronavirus, che sta travolgendo le strutture sanitarie. L’Indonesia conta sul suo piano vaccinale per contrastare il virus, ma dall’inizio dell’anno solo 13,3 milioni di persone sul target di 181,5 milioni hanno ricevuto entrambe le dosi richieste. Spinge sull’acceleratore anche il Congo: il rappresentante della Repubblica Democratica chiede un approccio olistico alla lotta alla pandemia e alla diffusione dei vaccini attraverso il programma Covax, e tuona contro le grandi potenze chiedendo di guardare con maggiore attenzione al ruolo geopolitico dell’Africa. Chiaro il riferimento alle questioni commerciali ma soprattutto alla minaccia dell’Isis che si aggira come uno spettro per il continente.

Non sono mancate le dichiarazioni al vetriolo: a cominciare dal il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che ha puntato il dito contro Cina e Russia: “La loro diplomazia vaccinale punta ad “ottenere vantaggi geostrategici di breve termine” invece di salvaguardare la salute globale, ha dichiarato alla stampa al suo arrivo a Matera. Pechino, nel frattempo, risponde a tono attraverso ministro degli Esteri Wang Yi in videocollegamento, invitando i Paesi in grado di fornire vaccini ad evitare restrizioni all’esportazione o l’accaparramento, fornendo i dovuti contributi per eliminare il “divario di immunizzazione” tra i diversi Paesi, ricordando che la Cina ha inviato oltre 450 milioni di dosi a circa 100 Paesi. Un’assenza che pesa, quella del ministro russo Sergei Lavrov, che ha inviato un proprio rappresentante.

Il “multilateralismo efficace” di Di Maio

“L’Italia sostiene un multilateralismo efficace e un ordine internazionale basato sulle regole, con le Nazioni Unite al centro”: già dall’apertura dei lavori, il messaggio di Di Maio giunge chiaro e forte, soprattutto sull’idea di restyling delle Nazioni Unite. “La leadership dell’Onu – ha sottolineato – è il cardine di un “sistema multilaterale efficace”, fondato su obiettivi e valori comuni. I processi di riforma promossi dal segretario generale Antonio Guterres, appena confermato per un secondo mandato, mirano a far sì che l’Organizzazione continui ad essere all’altezza di questo importante compito, rendendola più efficiente, democratica, trasparente, rappresentativa e responsabile”.

E poi ancora i temi economici: “Un commercio libero, equo, inclusivo e basato sul rispetto di regole condivise è essenziale per contrastare la pandemia e promuovere una ripresa sostenibile, che renda le nostre economie più verdi e digitali”, ha ribadito quindi il ministro, sottolineando come la pandemia abbia “evidenziato le vulnerabilità del sistema commerciale e delle catene globali del valore”. Da qui l’esigenza di un’altra grande riforma di un’altra organizzazione internazionale, la WTO: come presidenza del G20, l’Italia lavora intensamente per favorire un’ampia convergenza internazionale sul rilancio dell’interscambio e degli investimenti, con particolare attenzione al rafforzamento delle catene dei prodotti sanitari, alla sostenibilità ambientale, all’internazionalizzazione e all’innovazione.

La Dichiarazione di Matera

Last but not least, il prodotto, nero su bianco, della giornata di Matera è l’omonima dichiarazione su sicurezza alimentare, nutrizione e sistemi alimentari. Proprio nel luogo un tempo simbolo di fame e miseria, i 20 Paesi più sviluppati del mondo si impegnano a realizzare un progetto di sicurezza alimentare all’insegna della triade equità-giustizia-sostenibilità. La Dichiarazione risponde a particolari urgenze che vedono la fame nel mondo in costante aumento dal 2014 con il rischio di raggiungere cifre da capogiro entro i prossimi dieci anni, aggravandosi ulteriormente per via della pandemia. L’obiettivo del programma che scaturirà dalla Dichiarazione non è meramente “etico” ma volto a mettere in sicurezza enormi aree “calde” dove il rischio di conflitti e migrazioni forzate resta altissimo (vedasi il Sahel e il Corno d’Africa). Legati a doppio filo a questo progetto che viaggia verso il 2030, il ciclo degli “Incontri con l’Africa” volti a mettere in sicurezza, da qui in poi, il continente flagellato da crisi economiche, sanitarie e belliche ormai croniche.

Un “invito” all’azione che ambisce a essere pietra miliare nonché contributo del G20 al food system delle Nazioni Unite ma che difficilmente eliminerà la fame nel mondo in dieci anni. Di certo, una mostrina che l’Italia e Luigi Di Maio si appuntano sul petto, alla ricerca di un rinnovato ruolo nello scacchiere globale.