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	<title>Sabrata Archives - InsideOver</title>
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	<title>Sabrata Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tra gas e fenomeno migratorio:  gli interessi dell&#8217;Italia a Mellitah</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 07:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="948" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-1024x647.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel vedere la pagina Facebook della società, sembra quasi si tratti di un’azienda come tante altre: come prima foto compare, ad esempio, quella della festa di pensionamento di un dipendente con tanto di tavola apparecchiata, bibite e selfie tra colleghi; pur tuttavia, si sta parlando in questo caso della Mellitah Oil &#38; Gas, la società &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/gas-fenomeno-migratorio-gli-interessi-dellitalia-mellitah.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="948" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171008180124_24568524-1024x647.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nel vedere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.facebook.com/Mellitah-Oil-Gas-BV-Libya-Branch-200498810025070/">la pagina Facebook della società</a>, sembra quasi si tratti di un’azienda come tante altre: come prima foto compare, ad esempio, quella della festa di pensionamento di un dipendente con tanto di tavola apparecchiata, bibite e selfie tra colleghi; pur tuttavia, si sta parlando in questo caso della <strong>Mellitah Oil &amp; Gas</strong>, la società che gestisce il grande terminal petrolifero ed energetico sito per l’appunto nella cittadina costiera libica di Mellitah e vitale tanto per il paese nordafricano quanto per l’Italia. Da lì parte il <strong>Greenstream</strong>, il grande condotto che porta a Gela il gas naturale che proviene da Bahr Essalam e Wafa e che costituisce il canale di rifornimento più importante per il nostro paese, subito dopo le condutture provenienti dalla Russia. Il terminal è nodo focale attorno cui ruotano gli interessi strategici, in ambito energetico e non solo, del nostro paese nell’ex colonia; la stessa ENI detiene, con la libica <strong>NOC</strong> (<em>National Oil Company</em>), il 50% dello stabilimento e della società sopra menzionata.</p>
<p>Il problema della sicurezza</p>
<p>Rovesciato il governo di <strong>Gheddafi</strong>, il terminal di Mellitah è subito diventato punto vulnerabile della presenza italiana in Libia; esposto a danneggiamenti ed assalti da parte delle milizie armate che hanno preso il sopravvento nella zona, <strong>la sua funzionalità è stata gravemente compromessa</strong>: se prima del 2011 da questo stabilimento veniva condotto in Italia il 20% del gas necessario al soddisfacimento del nostro fabbisogno, già durante il conflitto la percentuale è scesa al 10% ed è per questo che, negli ultimi sei anni, è stato necessario ricorrere a delle formazioni locali per permettere nuovamente un’importante produttività all’interno della grande struttura posta sulle coste della Tripolitania. A far emergere in maniera preponderante il problema della sicurezza di Mellitah, è stato nel luglio del 2015<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2015/07/20/mellitah-gasdotto-greenstream-eni/"> il rapimento di quattro italiani</a> avvenuto nei pressi del terminal; dopo quell’episodio, è stata intrapresa la decisione di costituire la cosiddetta ‘<strong>Brigata 48</strong>’, formata sulla carta da miliziani locali e da veterani dell’esercito di Gheddafi la quale, come sua missione, ha da subito avuto quella di proteggere il vitale impianto di Mellitah.</p>

<p>  Pur tuttavia, come evidenziato da diversi analisti locali nella scorsa estate quando, nella vicina Sabrata, è scoppiata una lotta interna alle varie fazioni che si contendevano la città, la Brigata 48 è stata di fatto in gran parte formata da membri del clan <strong>Dabbashi</strong>; una famiglia, quest’ultima, che con la caduta di Gheddafi ha aumentato il suo potere nella zona fino a controllare gran parte dei traffici illeciti di Sabrata e dintorni, riguardanti soprattutto il traffico di esseri umani.<strong> La formazione della Brigata 48 è stata un’occasione per i Dabbashi di aumentare la propria morsa sul territorio</strong>; il controllo del terminal di Mellitah, ha fatto acquisire loro maggior prestigio agli occhi degli altri clan e maggiore potere politico e contrattuale. È proprio ai Dabbashi che il governo di Tripoli, secondo le famose inchieste pubblicate ad agosto dalla <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://uk.reuters.com/article/uk-europe-migrants-libya-italy/exclusive-armed-group-stopping-migrant-boats-leaving-libya-idUKKCN1B11XK">Reuters</a></em> e dall’<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.apnews.com/9e808574a4d04eb38fa8c688d110a23d">Associated Press</a></em>, avrebbe stornato i fondi che l’Italia ha girato alla Libia per contrastare le partenze dei barconi verso il nostro paese; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-la-milizia-contrastava-le-partenze-dei-barconi-fugge-sabrata/">la sconfitta maturata dal clan di Sabrata</a> ad inizio ottobre, ha permesso la conquista della città alla cosiddetta ‘<strong>Cabina di regia anti ISIS</strong>’, creata contro gli islamisiti nel 2016 ed adesso posizionata al fianco di Haftar contro il governo centrale guidato da Al Serray.</p>
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<p>Chi controlla Mellitah?</p>
<p>Cacciati i Dabbashi da Sabrata e ridimensionata, per non dire anch’essa del tutto sconfitta, la Brigata 48, in Libia ma anche in Italia ci si chiede chi di fatto sorveglia la vitale e fondamentale produzione della Mellitah Oil &amp; Gas; una domanda che, oltre a non trovare facili risposte, reca con sé non poche inquietudini e perplessità: il rischio è che il terminal da cui parte il Greenstream sia nuovamente posizionato in un vera e propria ‘<strong>terra di nessuno</strong>’, esposto in un territorio dove non vi è una forza in grado di riportare ordine e controllo ai danni delle tante milizie armate, pronte a guadagnare con le armi piccole ma importanti fette di questa parte della Tripolitania. Il gruppo che ha sconfitto i Dabbashi a Sabrata, avrebbe subito rivolto le proprie attenzioni anche verso Mellitah, come rivelato ad ottobre dal <em>The Lybia Observer</em>, pur tuttavia la cittadina vicina il terminal non sembra essere stata conquistata interamente dalla Cabina di regia Anti ISIS; attualmente, non è chiaro chi controlla e chi sorveglia gli ingressi al grande hub energetico.</p>
<p>Gli interessi italiani in ballo tra Sabrata e Mellitah</p>
<p>A dire il vero, oltre che il problema della sicurezza, sul futuro del terminal di Mellitah aleggiano ombre riguardanti anche tematiche di tipo meramente economico: se da un lato infatti, come annunciato alla <em><a href="https://www.reuters.com/article/libya-energy/libyas-noc-hopes-for-output-from-new-bahr-al-salam-gas-wells-in-may-2018-idUSL8N1N1BCJ">Reuters </a></em>dai responsabili della Mellitah Oil &amp; Gas, nel 2018 <strong>partirà la produzione da altri undici pozzi estrattivi</strong> presso l’impianto off shore di Bahr al-Salam, dall’altro in questi giorni si osservano<a href="https://www.agenzianova.com/a/59eda6a48af5c9.02318960/1677728/2017-10-23/libia-lavoratori-impianto-mellitah-minacciano-dimissioni"> numerose proteste da parte dei dipendenti e degli operai</a> per il mancato pagamento delle ultime mensilità e per l’assenza di un’assicurazione sanitaria. <strong>Un clima dunque non certo rassicurante per l’Italia</strong>, costretta ad osservare non senza preoccupazioni problemi di sicurezza e di gestione economica del vitale hub di Mellitah da cui, è bene ricordarlo, deriva una quota non secondaria del nostro fabbisogno di gas naturale</p>

<p>Tra Sabrata ed il terminal del Greenstream, <strong>nel giro di pochi chilometri di costa tripolina si concentrano al momento due interessi di vitale importanza per le dinamiche future dell’Italia</strong>: non solo la produzione e l’arrivo, tramite il gasdotto posto sotto le acque del Mediterraneo, di migliaia di metri cubi di gas, ma anche il problema inerente l’immigrazione e la partenza di centinaia di barconi verso le nostre coste. E’ proprio da Sabrata che, alla volta della Sicilia, salpano i natanti con a bordo i migranti provenienti in gran parte dall’Africa sub Sahariana; il leggero calo estivo delle partenze è stato dovuto ai soldi girati a Tripoli che, a sua volta, li ha stornati al clan di Sabrata poi sconfitto dalle forze vicine ad Haftar. In poche parole, <strong>la mancanza di controllo del territorio in questo tratto di costa sta creando non pochi grattacapi al governo di Roma</strong>: pochi chilometri separano i porti e le insenature usate dai trafficanti di esseri umani dagli ingressi del terminal di Mellitah, è qui che si gioca la credibilità e la sostenibilità della tutela degli interessi nazionali da parte dell’Italia.</p>
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		<title>Libia, lascia il clan anti barconi  In arrivo un&#8217;ondata di migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-la-milizia-contrastava-le-partenze-dei-barconi-fugge-sabrata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 08:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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<p>Molte incognite, numerosi sospetti ma, alla luce delle ultime evoluzioni, emerge anche un quadro dove seppur in maniera indiretta l’accordo tra Italia e Libia sui migranti ha avuto un ruolo non indifferente nella rottura degli equilibri nella città di Sabrata; è in questa località portuale, da cui negli anni passati è partita la grande maggioranza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-la-milizia-contrastava-le-partenze-dei-barconi-fugge-sabrata.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-la-milizia-contrastava-le-partenze-dei-barconi-fugge-sabrata.html">Libia, lascia il clan anti barconi  In arrivo un&#8217;ondata di migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="948" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171008180147_24568530.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171008180147_24568530.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171008180147_24568530-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171008180147_24568530-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171008180147_24568530-1024x647.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Molte incognite, numerosi sospetti ma, alla luce delle ultime evoluzioni, emerge anche un quadro dove seppur in maniera indiretta l’accordo tra Italia e Libia sui migranti ha avuto un ruolo non indifferente nella rottura degli equilibri nella città di <strong>Sabrata</strong>; è in questa località portuale, da cui negli anni passati è partita la grande maggioranza di barconi diretti in Italia, che per adesso si concentra gran parte dell’attenzione degli attori impegnati nel frastagliato scenario libico. Già da diversi giorni, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-dagli-scontri-sabrata-dipende-aumento-sbarchi-dalla-libia/">precisamente dallo scorso 17 settembre</a>, si assiste ad un’intensa fase di scontri tra alcune fazioni che si contendono il controllo della città, adesso la situazione sembra farsi ancora più incandescente dopo<strong> la cacciata della milizia degli Anas al Dabbashi</strong>, la stessa cioè che dopo aver gestito la tratta di migranti verso il nostro paese, ha accettato di combatterla determinando il calo degli sbarchi in Italia; sembra essere stato proprio l&#8217;accordo tra Roma e Tripoli ad aver scoperchiato, a Sabrata, il vaso di Pandora ed adesso la situazione, sul fronte del contrasto all’immigrazione, appare più che mai incerta.</p>
<p>Il ruolo dell’accordo tra Italia e Libia nei combattimenti scoppiati a Sabrata</p>
<p>Il governo italiano, a fronte dei numeri che fino al mese di luglio hanno ben testimoniato un livello importante raggiunto dall’emergenza immigrazione, ha dialogato con quello libico in modo da giungere ad una soluzione del problema; Roma ha trattato con <strong>Al Serraj</strong>, ossia con il capo dell’esecutivo voluto dall’Onu ed ufficialmente unico rappresentante del paese, anche se la sua capacità di controllo del territorio non riesce ad essere efficace nemmeno poco al di fuori delle sedi governative ed è contrapposto al generale Haftar, il quale invece controlla gran parte della Cirenaica ed è braccio militare del governo con sede a Tobruck. L’accordo Italia – Libia ha comunque previsto un impegno da parte di Al Serray per fermare le partenze dalla costa della Tripolitania,<strong> in cambio Roma ha assicurato soldi ed addestramento</strong> per rimettere in sesto la guardia costiera libica, per lo più milizie od ex appartenenti di ciò che era rimasto delle forze di sicurezza durante il governo di Gheddafi.</p>

<p>Ed è proprio qui che, in gran parte, ruota il problema che ha poi contribuito all’escalation di violenza a Sabrata: non avendo per l’appunto un vero e proprio esercito su cui contare e delle forze in grado di controllare il territorio, Al Serray per mantenere fede al suo impegno preso con Roma non ha potuto fare altro che <strong>servirsi delle milizie che gestiscono il flusso di migranti</strong> nella città portuale prima menzionata. Secondo alcuni reportage della <em><a href="https://uk.reuters.com/article/uk-europe-migrants-libya-italy/exclusive-armed-group-stopping-migrant-boats-leaving-libya-idUKKCN1B11XK">Reuters </a></em>e dell’<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.apnews.com/9e808574a4d04eb38fa8c688d110a23d">Associated Press</a></em>, il governo italiano sarebbe stato perfettamente a conoscenza del fatto che Tripoli avrebbe girato le somme erogate da Roma, circa cinque milioni di Euro, direttamente alle milizie di Sabrata e quindi alle stesse che negli anni hanno gestito la tratta di esseri umani; anzi, nei reportage si fa riferimento a presunti diretti contatti tra il nostro governo e le tribù locali, circostanza però smentita dalla Farnesina pochi giorni dopo la pubblicazione dei servizi.</p>
<p>Pur tuttavia, molti quotidiani libici ed in primo luogo il ‘<em>The Libya Observer</em>’, hanno confermato tramite diverse fonti appartenenti a diversi schieramenti in lotta a Sabrata che l’esecutivo di Al Serray ha finanziato le milizie di Sabrata dando loro anche potere e riconoscimento politico; in particolare, ad essere chiamati in causa sono stati proprio i miliziani degli <strong>Anas al Dabbashi</strong> i quali hanno visto nella fine della gestione delle tratte migratorie e nel loro contrasto un’occasione maggiore per acquisire soldi e legittimità politica da parte delle autorità di Tripoli. Questa circostanza ha irritato i rivali degli Anas al Dabbashi, in primis i miliziani degli <strong>Elgul</strong>, altra tribù locale, ma soprattutto i soldati della cosiddetta <strong>‘cabina di regia anti ISIS</strong>’, formata nella primavera del 2016 da ex soldati ed altri combattenti per contrastare il califfato che in quei mesi stava mettendo profonde radici anche a Sabrata, non senza l’aiuto degli stessi Al Dabbashi.</p>
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<p>Antiche rivalità, ma anche <strong>contrapposti interessi nella gestione degli affari locali</strong> della città costiera che, nel corso degli ultimi anni, hanno dato luogo ad un equilibrio molto precario nella gestione del potere di questo territorio dopo la caduta di Gheddafi;  in un tale contesto, sono stati gli Al Dabbashi a cercare di sfruttare maggiormente il vuoto di potere, garantendosi una presa sul territorio ed un importante prestigio economico grazie allo sfruttamento della gestione della tratta dei migranti e grazie anche alla formazione della cosiddetta ‘<strong><em>Brigata 48</em></strong>’, gruppo paramilitare sorto per difendere il compound energetico di  Mellitah, tra i più importanti di tutta la Libia, lì dove i miliziani sono riusciti ad inserire propri combattenti. Quando Tripoli ha quindi erogato soldi e mezzi solo agli Al Dabbashi, <strong>i quali da gestori del flusso migratorio si sono trasformati improvvisamente in forza di contrasto alle nuove partenze</strong>, il fragile e precario equilibrio si è definitivamente rotto: le altre milizie non hanno accettato di rimanere fuori dall’accordo e di non avere alcun ruolo politico nella lotta all’immigrazione.</p>
<p>Gli scenari futuri per Sabrata e per il contrasto alle nuove partenze verso l’Italia</p>
<p>Come detto ad inizio articolo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.libyaobserver.ly/news/isis-fighting-operation-room-declares-victory-sabratha">gli Anas Al Dabbashi sono usciti sconfitti dal contrasto interno alla città portuale</a>; gli scontri iniziati il 17 settembre, a cui aveva corrisposto anche un nuovo aumento del flusso migratorio verso il nostro paese, hanno portato alla cacciata dei miliziani di questa tribù da Sabrata e questo ovviamente non può che porre numerosi interrogativi circa gli scenari futuri sia sul controllo del territorio che sulla lotta all’immigrazione. A prendere il potere in città sono stati gli uomini della cabina di regia anti ISIS, non esente da contaminazioni salafite come dimostra la presenza del gruppo di militanti <strong><em>Wadi Brigade</em></strong> al suo interno; nata non solo per cacciare il califfato ma anche per ridare forza al controllo di Al Serraj su Sabrata, adesso <strong>questa coalizione sembra invece aver virato a favore di Haftar</strong>. Molti media locali posizionano per l’appunto la cabina di regia al fianco del governo di Tobruck e viene data per imminente una loro offensiva per estendere il controllo anche in località vicine, a partire da Zuara.</p>

<p>Impossibile adesso prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane, specie sul fronte del controllo degli sbarchi da Sabrata; i nuovi ‘padroni’ della città potrebbe approfittare di questa situazione per ricevere legittimità politica ed una buona fetta dei soldi sganciati da Tripoli grazie al pattugliamento delle coste, così come al contrario potrebbero chiudere un occhio sulle nuove partenze dei barconi per sabotare l’accordo tra il governo italiano e quello di Al Serraj. Il puzzle della Libia di oggi rende incredibilmente precaria qualsiasi alleanza e, di conseguenza, qualsiasi previsione futura; se per davvero il nuovo gruppo subentrato a Sabrata è vicino ad Haftar, l’incontro tra il generale ed i rappresentanti del nostro governo <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-haftar-chiama-litalia-vi-aiutiamo-dateci-elicotteri-1447371.html">tenuto a Roma lo scorso 27 settembre</a> potrebbe aver avuto come primo punto all’ordine del giorno proprio il pattugliamento delle spiagge della città. Ma, per l’appunto, tra il deserto e le coste libiche le certezze di oggi potrebbero essere demolite dai nuovi eventi di domani; di certo, l’aver cacciato Gheddafi nel 2011 vuol significare anche questo:<strong> la sicurezza dell’Italia passa anche da scontri tutti interni tra milizie di una cittadina</strong> affacciata sulle coste della Tripolitania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-la-milizia-contrastava-le-partenze-dei-barconi-fugge-sabrata.html">Libia, lascia il clan anti barconi  In arrivo un&#8217;ondata di migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dagli scontri di Sabrata dipende  l&#8217;aumento di sbarchi dalla Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-dagli-scontri-sabrata-dipende-aumento-sbarchi-dalla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 09:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925171229_24408296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925171229_24408296.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925171229_24408296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925171229_24408296-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925171229_24408296-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si ha notizia di insediamenti umani in questa porzione della Libia già dal sesto secolo avanti Cristo, con i fenici provenienti dalla città di Tiro che già allora notarono una peculiarità che contraddistinguerà questo centro per i secoli e millenni a venire: a Sabrata infatti, vi era allora l’unico porto naturale di quella regione oggi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-dagli-scontri-sabrata-dipende-aumento-sbarchi-dalla-libia.html">[...]</a></p>
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<p>Chi si contende il potere a Sabrata</p>
<p>Come in tutti i luoghi della Libia, anche nella città portuale a metà strada tra il confine tunisino e Tripoli esistono tribù e milizie locali che hanno da sempre avuto una gran presa nel controllo del territorio ed il cui potere è aumentato dopo la caduta di Gheddafi; nel caso di Sabrata, la milizia più importante appare essere quella di<strong> Anas al Dabbashi</strong>, facente capo all’omonima famiglia la quale dal 2011 in poi ha intessuto trame tanto con altri miliziani quanto con il governo ufficiale di turno per prendere le redini di tutti gli affari della città portuale. Sarebbero loro, secondo le recenti inchieste portate avanti dalla <em><a href="https://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1B20YF-OITTP">Reuters </a></em>e dalla Associated Press, ad aver gestito in questi anni il flusso di migranti: contatti con scafisti, <strong>agganci con i gruppi di trafficanti di esseri umani presenti nel Sahel</strong>, al pari di rapporti molto stretti con esponenti di spicco della malavita delle città circostanti; sarebbe stata la presenza dei Dabbashi a garantire quella tranquillità che ha fatto del porto di Sabrata il vero hub da cui sono partiti gran parte delle migliaia di migranti giunti dal deserto e poi raccolti dalle navi nel canale di Sicilia.</p>

<p>Non solo immigrazione, ma anche interessi in altri campi ed in altri affari poco limpidi della regione, al pari di una vera e propria scalata al potere politico la quale ha coinciso con le necessità di Tripoli e del governo voluto dall’ONU di Al Serraj di assicurarsi il controllo o, quanto meno, l’appoggio della più potente milizia locale in una delle città costiere più vitali della Tripolitania; è infatti in questo frangente che è entrata in gioco la fantomatica ‘<strong>Brigata 48</strong>’, citata dalle inchieste sopra esposte e che in questi giorni hanno fatto discutere anche nel nostro paese per via della questione immigrazione: tale brigata è sorta nel 2016 nell’ambito del progetto di difesa delle rotte del commercio del petrolio e soprattutto il vicino <strong>compound di Mellitah</strong>, terminal energetico vitale per la Libia, così come per l’Italia e<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2015/07/21/esteri/mellitah-la-cassaforte-dellenergia-assediata-dalla-guerra-civile-6RLp10OoOmxPfC6H2yR1WN/premium.html"> gestito dalla società locale <em>National Oil Corporation</em></a> grazie ad una collaborazione sorta con l’ENI nel 2004. <strong>All’interno della Brigata 48, oltre che ad ex poliziotti ed ex membri dell’esercito, sono entrati anche i miliziani di Anas al Dabbashi</strong>; in tal modo, la tribù ha iniziato ad espandere in modo più incisivo il controllo a Sabrata ed a presentarsi agli occhi di Tripoli come l’unico interlocutore politico affidabile dell’intera zona.</p>
<p>Ma nella città non esiste soltanto Al Dabbashi: in primo luogo, vi sono altri clan che contendono il ruolo di principale milizia alla tribù sopra citata, a partire dagli <strong>Elgul</strong> i quali controllano parte del centro di Sabrata, ma soprattutto proprio in questo territorio vi è <strong>la sede della cabina di regia libica contro la presenza dell’ISIS</strong>, sorta nella primavera del 2016 quando il califfato, proprio grazie ad uno dei principali membri degli Al Dabbashi, ha iniziato a mettere piede in Tripolitania. <strong>Un mix di clan rivali e presenze ritenute ostili</strong> che, prima o poi, erano destinati a far scoppiare la tensione per il controllo di Sabrata; è quindi bastato un pick up, guidato da un membro degli Al Dabbashi, lanciato a grande velocità contro un checkpoint della cabina di regia anti ISIS per dare il via agli scontri <strong>lo scorso 17 settembre.</strong> Come riferisce <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/59c92aa9edf490.53484701/1648379/2017-09-25/libia-proseguono-gli-scontri-a-sabrata-11-morti-tra-le-fila-della-brigata-48/linked">AgenziaNova</a>, le strade di Sabrata sono presidiate dai mezzi delle varie fazioni ed i palazzi controllati da cecchini e uomini armati: si contano già diverse vittime sia tra i miliziani che tra i civili.</p>
<p>Il ruolo di Anas Al Dabbashi nel contrasto all’immigrazione</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.libyaobserver.ly/news/italys-aid-libyan-un-proposed-government-pays-militias-money-block-migrants-routes">Secondo il reportage dell’<em>Associated Press</em></a>, il governo di Tripoli avrebbe stornato i fondi provenienti da Roma e Bruxelles per il contrasto alle partenze dei barconi proprio alla Brigata 48 e quindi, di riflesso, agli uomini di Anas Al Dabbashi; se per i giornalisti dell’agenzia di stampa l’Italia era a conoscenza di questo flusso di denaro verso la milizia di Sabrata ed avrebbe addirittura avuto diretti rapporti con i suoi miliziani, tale circostanza però è stata smentita dalla Farnesina nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell’inchiesta. Pur tuttavia, <strong>sarebbe proprio la Brigata 48 a gestire il controllo delle coste e ad impedire ai barconi di partire</strong>; in poche parole, coloro che fino al mese scorso organizzavano il traffico di esseri umani, adesso sono riusciti a farsi accreditare come unica forza in grado di bloccare le partenze agli occhi del governo di Tripoli, il quale avrebbe dato loro carta bianca (e soldi) per non fare andare in Europa i migranti. Adesso però il quadro sembra essere nuovamente cambiato: <strong>dalla Libia si è tornati a partire</strong> e proprio in coincidenza con l’inizio degli scontri a Sabrata.</p>
<p>La lotta a Sabrata facilita le partenze dei barconi</p>
<p>I numeri di agosto e di inizio settembre parlano chiaro: sia rispetto ai mesi precedenti che allo stesso periodo del 2016, vi è stato un netto calo di arrivo di migranti dalla Libia in Sicilia e nel resto d’Italia. <a href="http://www.lastampa.it/2017/09/17/italia/cronache/in-poche-ore-salvati-profughi-ricominciano-gli-sbarchi-in-sicilia-OU7WqpuGrsMddwhPaUriLJ/pagina.html">Ma già il 15 settembre</a>, navi ONG e navi militari hanno effettuato quindici interventi su altrettanti barconi nel cuore del Mediterraneo; la nuova inversione di tendenza quindi, ha iniziato ad essere ben evidente con forze dell’ordine nuovamente sotto pressione nei porti della Sicilia orientale. Che le partenze dalla Libia siano riprese proprio con l’inizio delle nuove ostilità a Sabrata, non sembra essere frutto del caso e questo per almeno tre ragioni: in primis,<strong> la battaglia per il controllo della città distoglie forze alla Brigata 48</strong> che dunque non può più concentrarsi esclusivamente sul contrasto alle partenze dei barconi; in secondo luogo, <strong>le milizie avversarie agli Anas Al Dabbashi potrebbero intraprendere azioni di boicottaggio</strong> dell’accordo tra Tripoli e la Brigata 48, organizzando o favorendo di proposito nuovi viaggi della speranza; infine, <strong>le organizzazioni criminali sub Sahariane potrebbero anche puntare su altri porti della Tripolitania</strong> alternativi a Sabrata per continuare con il proprio malaffare operato sulla pelle di migliaia di africani.</p>

<p>Fidarsi, direttamente od indirettamente, di milizie che fino a poche settimane fa imperavano nella gestione dei flussi di migranti non pone soltanto un grave problema etico; senza un piano d’azione che preveda la stabilizzazione del panorama libico ed un programma d’interventi a più ampio raggio nel paese nordafricano, dall’ex colonia si continuerà a partire ed i fondi, messi sul piatto da Roma e Bruxelles, fungeranno come meri momentanei palliativi volti soltanto a frenare provvisoriamente il fenomeno ma non ad arginarlo nel lungo periodo.</p>
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		<title>&#8220;Libia, avamposto del jihad&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-avamposto-del-jihad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 13:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrata]]></category>
		<category><![CDATA[Sirte]]></category>
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<p>L’uomo che prega per la conquista di Roma e che ha promesso il “peggio all’Occidente e agli atei”, ha dichiarato in una nuova intervista che in Libia stanno arrivando sempre più jihadisti da tutto il mondo.Il nuovo leader dello Stato Islamico in Libia, Abdel Qader al Najdi, “l’emiro incaricato della gestione degli Stati libici” come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-avamposto-del-jihad.html">[...]</a></p>
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		<title>Dentro il caos libico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dentro-il-caos-libico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 06:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrata]]></category>
		<category><![CDATA[Sirte]]></category>
		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="878" height="578" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg 878w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px" /></p>
<p>La Libia è divenuta di fatto il secondo fronte dell’Isis, dopo la Siria, nel jihad globale del Califfato. Inoltre, l’instabilità libica da anni è terreno fertile per il traffico di esseri umani verso l’Europa, e rischia di allargarsi ai Paesi vicini, come la Tunisia e l’Egitto, ponendo una seria minaccia alla sicurezza globale. Ecco perché &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dentro-il-caos-libico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="878" height="578" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg 878w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px" /></p><p>La <strong>Libia</strong> è divenuta di fatto il secondo fronte dell’<strong>Isis</strong>, dopo la Siria, nel jihad globale del Califfato. Inoltre, l’<strong>instabilità libica</strong> da anni è terreno fertile per il traffico di esseri umani verso l’Europa, e rischia di allargarsi ai Paesi vicini, come la Tunisia e l’Egitto, ponendo una seria minaccia alla sicurezza globale. Ecco perché un intervento in Libia è ritenuto indispensabile dalla comunità internazionale.</p>
<p>Ma l’invio effettivo di stivali occidentali sul terreno presenta ancora molti punti interrogativi. Il principale, è quello legato al <strong>caos presente sul territorio</strong>, che un eventuale intervento occidentale rischierebbe di radicalizzare ulteriormente. Dopo la “primavera” araba libica e il rovesciamento di Gheddafi, infatti, per il Paese non è mai arrivata l’“estate”, anzi. Il processo di costruzione dello Stato in Libia non è mai partito, ed ha attraversato un lungo “inverno” di cinque anni, in cui le<strong> fratture etniche e tribali</strong> già presenti si sono moltiplicate, radicalizzate, e trasformate in una pletora di <strong>milizie</strong>, spesso legate all&#8217;una o all’altra formazione, da vincoli labili, dettati dalla contingenza e soprattutto dalla volontà di acquisire maggiore potere sul territorio. Secondo la <em>Bbc </em><strong>le formazioni armate che operano attualmente in Libia sarebbero circa 2 mila </strong>.</p>
<h2>Tobruk e Tripoli</h2>
<p>La frattura più grande è quella tra i <strong>due parlamenti rivali</strong>, emersi dal fallimento del processo di costruzione statuale nel Paese dopo l’intervento Nato del 2011: il governo laico in esilio a Tobruk, in Cirenaica, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello islamico insediatosi a Tripoli dopo la sconfitta alle elezioni del 2014. Al loro interno, Tripoli e Tobruk, non sono due blocchi monolitici, ma delle compagini che rispondono, sul territorio, a milizie con le quali le alleanze sono instabili. Ed è questo uno dei motivi per cui i due parlamenti non riescono ancora a trovare un accordo sul governo di unità nazionale del premier designato dalle Nazioni Unite, <strong>Fayez Al Sarraj</strong>, che dovrebbe autorizzare l’intervento della comunità internazionale.</p>
<p>Al governo di <strong>Tobruk</strong>, che continua a negare il proprio sostegno all’esecutivo nascente, sono legate le milizie che hanno partecipato alla campagna militare contro i jihadisti del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Tra queste ci sono l’<strong>Esercito libico</strong>, al suo interno diviso tra i miliziani fedeli ad Haftar e quelli fedeli al suo rivale al-Obaidi. E soprattutto le <strong>milizie di Zintan</strong>, circa 30mila combattenti operanti nell’omonima città della Tripolitania, che costituiscono un importante avamposto ed enclave di Tobruk nella regione controllata dalle milizie alleate al governo islamico di Tripoli. Poi ci sono le milizie tribali: gli ex lealisti di Gheddafi appartenenti alle tribù <strong>Warfallah e Warshefana</strong>, e varie milizie operanti in Cirenaica come la <strong>Guardia delle Infrastrutture Petrolifere</strong>, la milizia di<strong> Ezzedin Wakwak</strong>,  le <strong>Forze di Difesa della Cirenaica</strong> e il più famoso<strong> Esercito della Cirenaica</strong>, legato alla casa reale dei Senussi. Le milizie legate a Tobruk controllano un&#8217;importante parte di territorio libico ad est, comprendente anche importanti siti petroliferi.</p>
<p>La forza più importante di cui dispone il <strong>parlamento di Tripoli</strong> è il <strong>Fronte Alba della Libia</strong>, che include <strong>Fratelli Musulmani e salafiti</strong>. I miliziani legati al parlamento di Tripoli, che continua ad opporsi all’eventualità di un intervento occidentale, sono stimabili in circa 100 mila unità, divisi tra le <strong>tribù berbere della Tripolitania</strong>, il <strong>network legato a Abdelhakim Belhaj</strong>, uno dei leader della rivolta anti-Gheddafi, più o meno legato ad Al Qaeda, il <strong>Comitato Supremo di Sicurezza</strong>, a cui fanno capo oltre 70 gruppi di miliziani attivi nei dintorni di Tripoli, e la <strong>milizia di Misurata</strong>, dai 30 ai 40mila combattenti, vicina al governo islamico, ma di fatto legata ad una propria agenda indipendente. Il <strong>Qatar</strong>  è accusato di fornire supporto ad alcuni di questi gruppi, che controllano la parte occidentale del Paese e nello specifico un&#8217;area compresa fra Tripoli, Ghat, Waddan e Misurata.  Ma anche il controllo sul territorio del parlamento di Tripoli non è capillare, come dimostrato dal caso della liberazione dei tecnici italiani a <strong>Sabrata</strong>, città che di fatto, pur essendo sotto il controllo di Tripoli, può considerarsi un&#8217;entità indipendente.</p>
<h2>Milizie Tuareg e Tobou</h2>
<p>Tuareg libici e combattenti Toubou si contendono invece le <strong>aree sud-occidentali</strong> nel deserto del Fezzan. Ex combattenti e mercenari dell’esercito di Gheddafi, i primi, attivi al confine con l’Algeria, sono formalmente alleati di Tripoli, ma anche loro, di fatto, seguono un’agenda indipendente e legata soprattutto ai <strong>traffici di armi, droga ed esseri umani</strong>, gestiti nel deserto del Sahara assieme ai tuareg maliani. Alleati di Tobruk ed ex oppositori di Gheddafi, al contrario, i combattenti dell’etnia Toubou sono strategici per Tobruk nel controllo dell’area desertica a sud. Come i Tuareg, grazie alla conoscenza delle rotte sahariane, gestiscono il traffico di migranti diretto in Europa, scortandoli dall’Africa sub-sahariana alle città costiere della Libia.</p>
<h2>Isis, Ansar al Sharia  e Al Qaeda</h2>
<p>Le milizie del Califfato in Libia, secondo le stime al ribasso, si aggirerebbero intorno alle<strong> 4mila unità</strong>, delle quali circa 1.200 sarebbero reclutatori, ideologi e responsabili, appartenenti al fulcro dell’organizzazione. L’espansione dell’Isis in Libia, sin dall’arrivo nell’autunno del 2014 a Derna e dal successivo rientro dei foreign fighters libici, reduci siriani e iracheni, del battaglione <strong>al-Battar</strong>, più che ad effettive conquiste militari, è dovuto alla capacità di <strong>cooptare gruppi e milizie tribali</strong> non rappresentati dai principali schieramenti, compreso il gruppo jihadista più influente in Libia, <strong>Ansar al Sharia.</strong> Ansar ak Sharia, infatti, che controlla una parte di Bengasi, dove rivendicò nel 2012 l’attacco al consolato americano in cui perse la vita l’ambasciatore Christopher Stevens, sta subendo una vera e propria emorragia di combattenti in favore delle milizie del Califfato. I jihadisti dell’Isis, su un territorio di circa 250 km di costa, controllano quattro centri: <strong>Sirte</strong>, il più importante, <strong>Nawfaliyah</strong>,<strong> Harawa e Ben Jawad</strong>, che si affaccia sulla cosiddetta &#8220;mezzaluna petrolifera&#8221;, obiettivo privilegiato dei jihadisti che, come in Siria ed in Iraq, trovano nel contrabbando di petrolio e terre rare una importante fonte di finanziamento. A supporto degli uomini del Califfato, nel caso di un eventuale intervento occidentale, inoltre, non è escluso l’arrivo dei miliziani di <strong>Al Qaeda nel Maghreb Islamico</strong>, operanti nel Sahel, e di quelli di <strong>Boko Haram</strong>, attivi in Nigeria.</p>
<p>Uno dei rischi principali legato ad un eventuale intervento occidentale, secondo la maggior parte degli analisti, sarebbe infatti proprio una <strong>convergenza dei gruppi legati all’Islam radicale sotto la guida dell’Isis</strong>. Non solo al Qaeda e Boko Haram, ma anche tutte le milizie islamiche, per tradizione ostili alle ingerenze occidentali in Libia, rischierebbero di aderire, spinte dalla propaganda anti-occidentale, ad un ampio fronte che potrebbe essere guidato proprio dai jihadisti del Califfato.</p>
<p>Un intervento, quello occidentale, che, lungi ancora dal trovare un suo partner affidabile sul terreno, ieri, al contrario, ha incontrato un nuovo ostacolo pure nelle forze islamiche ostili all’Isis, come quelle legate al parlamento di Tripoli, che ha fatto sapere che, in Libia, “non accetterà mai alcun intervento militare straniero”.</p>

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