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	<title>Russia in Africa Archives - InsideOver</title>
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	<title>Russia in Africa Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il riavvicinamento fra Russia e Africa si è cementato in contrapposizione all’Occidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jean Marie Reure]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 08:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia in Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-1024x708.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-2048x1417.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se con il crollo dell’Urss la Federazione Russa aveva pressoché rinunciato alla propria influenza in Africa, a partire dagli anni 2000 il continente torna ad essere una voce importante nell’agenda estera del Cremlino. Mosca è però nettamente in ritardo rispetto a Pechino e non può contare sulle relazioni che numerose capitali europee intrattengono con le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riavvicinamento-fra-russia-e-africa-si-e-cementato-in-contrapposizione-alloccidente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-1024x708.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221012141101557_9188a0b09b7a06c3c149ab5e910389d1-2048x1417.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se con il crollo dell’Urss la Federazione Russa aveva pressoché rinunciato alla propria influenza in Africa, a partire dagli anni 2000 il continente torna ad essere una voce importante nell’agenda estera del Cremlino. Mosca è però nettamente in ritardo rispetto a Pechino e non può contare sulle relazioni che numerose capitali europee intrattengono con le proprie ex-colonie. Conscia che la vendita di armi e gli accordi di cooperazione militare non bastano per rafforzare la propria influenza, Mosca decide di dare il via ad una “politica africana” sui generis. La politica estera della Russia in Africa non è decisa dall’alto e poi implementata secondo una precisa gerarchia, ma è esternalizzata ad alcuni “imprenditori dell’influenza”. Si tratta di oligarchi che intrattengono rapporti più o meno diretti con Putin e che agiscono in proprio, interpretando la volontà del Cremlino. Questo sistema ha un duplice vantaggio: se un operazione non dovesse andare a buon fine, Mosca potrà sempre avvalersi della cosiddetta plausibile deniability per distanziarsene, se al contrario l’operazione si rivelasse un successo questa riceverebbe una sanzione ufficiale e l’oligarca responsabile ne trarrebbe importanti benefici personali.&nbsp; I due nomi forti della politica estera Russa sono quelli di Evgenij Prigožin e Konstantin Malofeev. Il primo, soprannominato il cuoco di Putin, è un uomo schivo che rifugge le telecamere e si esprime poco, anzi pochissimo in pubblico. È il nome dietro la famigerata compagnia Wagner e l’Internet Research Agency (Ira), la fabbrica di troll russa accusata di ingerenza nelle elezioni americane del 2016. Il secondo, soprannominato l’oligarca ortodosso in ragione dei suoi forti legami con la chiesa moscovita, è invece tutt’altro che taciturno. Nostalgico dell’epoca degli Zar dice di aver trovato in Putin un nuovo monarca. La testata di sua proprietà, Tsargrad, è una delle più conservatrici nel panorama mediatico russo. È uno dei principali fautori dell’annessione della Crimea e ha stretti rapporti con le autorità delle autoproclamate repubbliche separatiste del Donbass. È accusato di ingerenza nelle elezioni del 2016 in Repubblica Srpska e Montenegro e gli è vietato l’ingresso in Bulgaria. Malofeev vanta anche dei rapporti con alcuni esponenti di spicco della destra europea fra cui J.M. Le Pen e T. Mariani in Francia e Matteo Salvini in Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sochi 2019: la nascita della politica africana della Russia</h2>



<p>A Sochi, nel 2019, si mette quindi in scena il grande riavvicinamento fra Russia ed Africa. Sono presenti entrambi gli oligarchi e fra i diversi stand preparati per l’evento troneggia quello dell’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo Sovrano (Iasd). Sebbene si tratti di un ente creato un mese prima della conferenza<a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2020/09/18/les-mauvais-genies-de-moscou-a-l-etranger_6052748_3210.html">, ai cronisti di Le Monde</a> non sfugge che il gazebo dell’agenzia supera per dimensioni e superficie quelli dei giganti energetici e dell’estrazione russi. Se non è chiaro quale sia la missione dell’agenzia, il suo scopo sarebbe quello di facilitare le relazioni fra stati africani e imprese “etiche” che non depredino l’Africa. L’Iasd è presieduto dallo stesso Malofeev. Questo non solo testimonia dell’interesse che l’oligarca inizia a portare per l’Africa, ma suggerisce anche qualcos’altro. Tradizionalmente il punto di forza dei russi nelle relazioni con il sud globale è la vendita di armi e di “pacchetti di sicurezza”. Lo Iasd però non si occupa di questo, ma di facilitare scambi fra paesi africani e aziende che ne rispettino la sovranità. Il messaggio che si vuole quindi far pervenire ai leader africani riuniti a Sochi è che le imprese russe, a differenza di quelle occidentali, rispettano la sovranità africana e quindi si può fare affari con loro. Nel caso il messaggio non fosse stato sufficientemente chiaro, ai leader africani presenti sarebbe bastato partecipare alla conferenza “Il complotto contro l’Africa” tenuta da Malofeev in persona. Durante la conferenza l’oligarca spiegava infatti come “l’FMI miri a rovesciare governi e causare guerre civili”. Ivi Gheddafi assurge ad esempio di chi è stato destituito perché “rifiutava il monopolio del dollaro”. Fra i presenti alla conferenza c’è anche Kemi Seba, la cui lotta contro il franco CFA trova risonanza nel comunicato finale che denuncia “i diktat politici e il ricatto monetario” esercitati sull’Africa in palese “violazione del principio di non ingerenza”. Sempre a Sochi un leader africano avrebbe potuto partecipare alla tavola rotonda organizzata da Alexandr Malkevitch sul tema dei “Valori tradizionali e della sovranità”. Malkevitch ha fatto carriera passando da vari canali TV regionali russi fino a divenire redattore in capo di USAreally, un sito d’informazione creato dall’IRA di Prigožin e rivolto al pubblico statunitense, bloccato per aver diffuso informazioni false e propaganda straniera. M. farà ancora parlare di sé nel 2019 quando due suoi impiegati verranno arrestati in Libia con l’accusa di supportare Saif Al-Islam Gheddafi, attualmente ricercato dalla Corte di Giustizia Internazionale. M. ha fondato e dirige la <a href="https://en.fznc.ru/">Fondazione per la Protezione dei Valori Nazionali</a>, che ha per missione di “promuovere e proteggere gli interessi nazionali della Federazione Russa, preservandone la cultura e proteggendo la libertà di parola e i rappresentati dei media di tutto il mondo”. La vera star di questa tavola rotonda è però Nathalie Yamb, che accusa la Francia di “mantenere il controllo sull’Africa francofona” perorando il “ritiro delle truppe francesi e lo smantellamento delle sue basi in Africa” la cui unica utilità sarebbe quella di “depredare il continente e fomentare il terrorismo”. Durante la tavola rotonda interviene anche Marie-Noëlle Koyara, ministra della difesa centrafricana, asserendo che la crisi che ha conosciuto il suo paese deriva dalla mancanza di soluzioni endogene che tengano conto dei valori tradizionali del suo paese. Quest’ultimo intervento suscita interesse perché in Centrafrica la Russia è presente da fine dal 2017 e di fatto controlla il settore della sicurezza del paese. La tavola rotonda è organizzata dalla misteriosa Association for Free Research and International Cooperation (Afric).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli ideali condivisi dalla leadership Russa e Africana</h2>



<p>Il summit di Sochi offre un eccellente spaccato della “politica africana” del Cremlino: se la vendita di armi e l’estrazione di risorse naturali rimangono il “core business” della Russia in Africa, Mosca punta ormai a vincere i cuori e le menti di popolazioni e governi del continente. I temi attorno ai quali la Russia tenta di addensare consenso in Africa non brillano per originalità, ma risvegliano attriti mai veramente sopiti. Il primo è quello del multipolarismo in opposizione all’unipolarismo americano: una comunità internazionale più giusta sarebbe una comunità multipolare, dove lo strapotere occidentale è contenuto da altri poli posti su un piede di eguaglianza. Da questo primo punto discende il tema della lotta al colonialismo occidentale che estrae le risorse naturali africane per arricchirsi mantenendo in una condizione di subordinazione i paesi che possiedono queste risorse. In questo senso sia il dollaro sia il franco CFA sono da intendersi come “monete coloniali” il cui unico scopo è mantenere in piedi regimi corrotti e asserviti all’occidente. Cavallo di battaglia tradizionale della Russia è poi quello del rispetto incondizionato della sovranità. Nessuno stato ha il diritto di interferire nelle vicende interne di un altro stato: il rispetto dei diritti dell’uomo e la sicurezza umana (human security) sono pretesti di cui si ammanta l’occidente per continuare ad esercitare la propria egemonia globale. Da ultimo c’è il tema dei valori tradizionali, che ha qui un duplice senso: da un lato c’è un elemento di critica nei confronti dei costumi occidentali, specie in fatto di genere, orientamento sessuale e ruolo della famiglia “tradizionale”; dall’altro c’è la questione della “local ownership” (coinvolgimento locale) secondo cui i problemi africani richiedono delle risposte che siano “calate” nella cultura e modo di vedere locali.</p>
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		<title>L&#8217;ombra dei contractors nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lombra-dei-contractors-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jean Marie Reure]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 16:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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<p>La Francia rischia di perdere la guerra d'influenza con la Russia nel Sahel. Focus sullo strumento di penetrazione russo le PMC</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sahel, dall’arabo Sahil cioè “bordo del deserto”, è quella fascia di transizione fra le zone desertiche del nord dell’Africa e quelle ricoperte da vegetazione più vicine all’equatore. Considerata come una zona di passaggio e un luogo di intensi scambi commerciali, la fascia del Sahel attraversa i territori della Mauritania, del Mali, del Burkina Faso, del Ciad, del Senegal, del Sudan e dell’Eritrea. Storicamente si tratta di un area dove l’influenza francese è forte, tanto che Parigi ha sempre mantenuto una certa presenza militare nel Sahel, in particolare in Mali, Burkina e Ciad. A seguito della caduta del regime di Gheddafi nel 2011, il Sahel diviene un terreno fertile per numerosi gruppi jihadisti affiliati ad <strong>Al Qaida</strong> e all’<strong>ISIS</strong> che minacciano la tenuta dei governi alleati dell’Esagono. </p>



<p>Per questo motivo, già nel 2013 l’allora presidente Hollande decide di intervenire in Mali con l’operazione Serval per fermare l’avanzata degli insorti Tuareg del Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (Mnla). L’operazione Serval ha poi lasciato spazio alla più ampia operazione Barkhane (2014-2022) che aveva per obiettivo quello di eradicare i gruppi insorti di matrice islamica presenti nella regione. Contestualmente Parigi si fa promotore del G5 Sahel, un quadro istituzionale nato nel 2014 per favorire la cooperazione regionale in materia di sviluppo e – soprattutto – sicurezza fra Mauritania, Mali, Burkina, Niger e Ciad. Dal 2017 il Sahel è però divenuto il terreno di scontro di una vera e propria guerra di influenza fra Francia e Russia, culminato quest’anno con la fine dell’<strong>operazione Barkhane</strong> determinata <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-mali-sahel-onu.html">dell’arrivo in Mali</a> della <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">Pmc Wagner</a>. Fra colpi di stato (in particolare in <a href="https://www.crisisgroup.org/africa/sahel/mali/mali-un-coup-dans-le-coup">Mali</a> e <a href="https://www.securitycouncilreport.org/whatsinblue/2022/02/consultations-on-the-coup-detat-in-burkina-faso.php">Burkina</a>), <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2022/09/19/au-niger-des-centaines-de-personnes-manifestent-contre-la-presence-militaire-francaise_6142229_3212.html">manifestazioni popolari</a> anti-francesi e pro russe e un crescendo di dichiarazioni critiche nei confronti dell’operato francese da parte di vari capi di stato saheliani Parigi sembra aver perso il suo ascendente sul Sahel. Se l’influenza francese arretra, la presenza russa nel Sahel si espande: gli pseudo-mercenari del Cremlino, cifra distintiva dell’influenza di Mosca, sono ormai presenti nel Sahel in Ciad, Sudan, Mali oltre che nella vicina Libia, nel Centrafrica e in Nigeria.</p>



<div id="gallery_336152" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_336152 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wagner.png","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wagner-150x150.png","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/anti-terror.png","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/anti-terror-150x150.png","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/ento.png","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/ento-150x150.png","subHtml":""}];</script>



<h2 class="wp-block-heading">La dottrina Gerasimov</h2>



<p>Nel Sahel la Russia si è attenuta ad un copione ben rodato – quello della dottrina Primakov, attualizzata dall’attuale Capo di Stato Maggiore delle forze russe <strong>Gerasimov</strong> – che ha per obiettivo quello di massimizzare i guadagni strategici, minimizzando il più possibile i rischi e i potenziali costi. Il modello di penetrazione russa si costituisce quindi come un modello ibrido, volto a contenere l’influenza Occidentale (francese in particolare) alternando elementi di soft e hard power in svariati ambiti: dall’economia all’informazione, dalla sfera politica a quella militare. Le caratteristiche salienti di questo modello constano quindi nel largo impiego di “contractors” non riconducibili formalmente a Mosca, nell’utilizzo di vere e proprie campagne di (dis)informazione condotte sui media locali e nella fornitura di pacchetti di cooperazione militare. Questi ultimi nascono da accordi bilaterali fra Mosca e il paese target e spesso consistono nell’invio di armamenti e consiglieri militari russi, con lo scopo di equipaggiare e addestrare le forze locali.</p>



<p>In realtà i partner africani della Russia sono spesso Stati fragili, alle prese con elezioni (Ciad), colpi di stato (<strong>Mali</strong>), insurrezioni o guerre civili (<strong>Libia</strong>, <strong>Sudan</strong>). Il Cremlino fornisce loro dei veri e propri servizi di stabilizzazione (che implicano anche l’impiego della forza da parte dei “contractors” e dei “consiglieri militari”) in cambio di lucrative concessioni per l’estrazione di risorse naturali. Questo modus operandi permette quindi alla Russia di ottenere dei notevoli vantaggi economici, senza implicare direttamente le proprie forze armate.</p>



<p>Un esempio lampante di questa strategia è proprio il caso del Mali. Prima dell’invio degli pseudo-contractors del famigerato <strong>gruppo Wagner</strong>, e prima ancora delle tensioni fra Bamako e Parigi circa la ristrutturazione della presenza francese nell’area, la Russia era entrata in una vera e propria guerra di informazione con la Francia con l’obiettivo di screditare l’operato di Barkhane (la missione francese nel Sahel), facendo leva sul latente sentimento anti-francese e anticoloniale della popolazione maliana. Se il colpo di stato del colonnello Goita, avvenuto il 24 Maggio 2021, ha definitivamente incrinato i rapport fra la Francia e Mali, la macchina della propaganda russa aveva già gettato le basi per l’ingresso del paese dei suoi contractors. L’impiego del soft power, inteso qui come una campagna di propaganda volta ad esaltare le capacità militari della Russia e dei suoi contractors, si è quindi rivelato uno strumento decisivo per avanzare gli interessi russi in Mali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caratteristiche delle PMC russe</h2>



<p>Rispetto alle controparti occidentali, le PMSC russe presentano due significative differenze. In primo luogo, offrono servizi di combattimento attivo e non esitano a menzionarlo apertamente, definendosi come PMC (<strong>Private Military Contractors</strong>) o aziende di consulenza militare (come nel caso dell’RSB group). In secondo luogo, non offrono quei servizi legati al c.d supporto militare, o quantomeno lo fanno in misura largamente inferiore rispetto ai gruppi occidentali. Inoltre, il termine Pmc in questo caso è improprio poiché sebbene si tratti di aziende nominalmente private, i vari contractors russi (fra cui figurano l’Anti-terror Group, Center R, Moran Security Group, RSB Group, E.N.O.T., Shchit, Patriot e l’ormai famoso Wagner Group) sono tutti legati ad agenzie di sicurezza russe come l’Fsb, il Gru o direttamente il ministero della Difesa. </p>



<p>La nomea di alcuni di questi gruppi potrebbe far pensare a piccole unità di operatori altamente specializzati assimilabili alle forze speciali ma non è così. Le Pmc russe hanno diverse componenti al loro interno che vanno da interi reparti di fanteria a unità specializzate passando per istruttori e personale tecnico e di supporto. Altresì eterogeneo è il loro impiego: oltre a condurre operazioni di combattimento i contractor russi sono anche in grado di fornire servizi di intelligence e analisi (humint, sigint, osint), di protezione di personale Vip, di sicurezza per siti strategici ed operazioni di informazione e propaganda. I “contractors” russi operano poi in un vuoto giuridico: formalmente illegali in patria queste aziende consentono a Mosca di mantenere una “plausible deniability” circa il loro operato, non essendo riconducibili direttamente al Cremlino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Modus Operandi</h2>



<p>Divenute un formidabile strumento per proiettare l’influenza russa nel mondo, queste Pmc spesso agiscono secondo un preciso modus operandi. Bersagli d’elezione sono quei paesi relativamente deboli, la cui governance del territorio è spesso contestata da gruppi ribelli: il Mali rientra a pieno titolo in questa categoria, ma visto il recente colpo di stato anche il <a href="https://foreignpolicy.com/2022/07/27/burkina-faso-russia-wagner-group/">Burkina Faso</a> potrebbe divenire il prossimo obiettivo russo. I primi contatti tra “contractor” russi e stato target generalmente avvengono a ridosso di elezioni o altri momenti salienti della vita politica di un paese. I primi servizi offerti sono quindi quelli di “consulenza politica”, volti a far eleggere o riconfermare un politico designato. Poi viene l’aiuto militare, sotto forma di armi e tramite l’invio di istruttori. Questi istruttori però partecipano attivamente alle operazioni di combattimento, facendo uso ove possibile di una forza soverchiante, volta a sconfiggere i gruppi insorti rapidamente. </p>



<p>Poco attenti al rispetto dei <strong>diritti dell’uomo</strong> gli pseudo-contractors russi si rivelano, nel breve termine, più efficaci delle forze già presenti sul territorio (cioè i soldati francesi di Barkhane o i caschi blu di Minsuma in Mali). Le Pmc russe di fatto agiscono come moltiplicatori della forza, e i loro successi vengono ampiamente sottolineati nei media locali e regionali grazie a vere e proprie <a href="https://www.theafricareport.com/112950/russia-africa-behind-the-scenes-of-moscows-soft-power/">campagne di comunicazione</a> che sovente si appoggiano a troll factories dietro cui si cela l’ombra del Cremlino. Se ad oggi non è possibile sapere come le Pmc russe vengano retribuite per il loro operato, generalmente l’arrivo di contractors avviene in parallelo a lucrative concessioni per l’estrazione mineraria concluse con aziende russe. In Mali ad oggi non si rileva nessuna attività estrattiva, ma la presenza di importanti giacimenti aurei nel nord del paese suggerisce la ragione dell’intervento russo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli effetti della presenza Russa</h2>



<p>Se la presenza dei “contractors” del Cremlino in <a href="https://it.insideover.com/guerra/qualsiasi-cosa-accada-nel-sahel-conviene-guardare-al-ciad.html">Ciad</a>, alleato chiave della Francia nella regione, non è stata foriera di grandi stravolgimenti, il potere sovversivo della penetrazione russa in Mali è evidente. Non solo Parigi ha dovuto porre un termine a Barkhane, ma anche la missione Eutm (European Training Mission) in Mali è a rischio. Presente nel paese dal 2013, la missione a guida europea ha addestrato più di 18 000 militari affrontando delle spese ingenti. Solo la Germania dal 2014 al 2020 ha investito due miliardi di Euro per la stabilità del Sahel e il rischio di perdere questo investimento è alto. </p>



<p>Uno scenario come quello <strong>Centrafricano</strong>, dove interi battaglioni formati da Eutm Rca sono di fatto passati sotto il controllo diretto degli pseudo-mercenari russi, potrebbe infatti ripetersi in Mali con esiti ancor più disastrosi per la sicurezza del Sahel e per il controllo dei flussi migratori in direzione dell’Europa. Ad aggiungere ulteriori preoccupazione c’è poi la notizia di un <a href="https://www.africanews.com/2022/09/04/mali-hosts-burkina-faso-military-leader-to-discuss-bilateral-cooperation/">incontro</a> al vertice fra Mali e Burkina Faso, che potrebbe preludere ad un riavvicinamento fra i due paesi e che probabilmente porterebbe Ouagadougou nell’orbita dell’influenza russa. Anche il Niger non è esente dall’influenza russa, come dimostrano le recenti manifestazioni ove affianco a slogan anti-francesi sventolavano bandiere della Confederazione Russa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lombra-dei-contractors-nel-sahel.html">L&#8217;ombra dei contractors nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Putin&#8217;s Attempts to Penetrate Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/putins-attempts-to-penetrate-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Levin Opiyo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2019 09:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Annexation of Ukraine]]></category>
		<category><![CDATA[cold-war]]></category>
		<category><![CDATA[EU sanctions on Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia in Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-1024x561.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>During the cold war, the Soviet Union had great interest in Africa, where it sought to build its own influence against Western countries which had already established their presence through colonization. Its strategy involved penetrating trade union movements, supporting liberation struggles, and providing aid to newly independent African states. Its policy towards African trade organisations, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politics/putins-attempts-to-penetrate-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-al-summit-Brics-La-Presse-e1567245369881-1024x561.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>During the cold war, the Soviet Union had great interest in Africa, where it sought to build its own influence against Western countries which had already established their presence through colonization. Its strategy involved penetrating trade union movements, supporting liberation struggles, and providing aid to newly independent African states.</p>
<p>Its policy towards African trade organisations, which were still in their early stages, was two fold. The first was to indoctrinate budding Africans by sponsoring their studies in trade union colleges in communist countries with the aim of making them influential trade unionists on their return. Secondly, to win over African leading trade unionists by enticing them with gifts and cash, and also sponsoring their holidays and tours to socialist countries.</p>
<p>Most African political parties had been banned while others had restrictions imposed on them by colonial governments. This effectively made trade union organisations the only channels through which Africans could pursue their political goals. So whoever controlled trade union movements controlled the African masses.</p>
<p>It was also hoped that the enticement of leading trade unionists would eventually influence the transfer of African trade union organisations from the Western backed International Confederation of Free Trade Unions (ICFTU) to the Soviet backed World Federation of Trade Unions (WFTU). In Kenya, for instance, the Soviet-sponsored Oginga Odinga to initiate a split in Tom Mboya’s Kenya Federation of Labour which was allied to the ICFTU. The result was the formation of Trade Union Congress of Kenya (TUCK) which immediately allied itself to the communist WFTU. However, because of the strong British influence in Kenya, the TUCK couldn’t survive long enough.</p>
<p>A similar strategy was adopted by the Soviet in its support for Africa’s struggle against colonialism. This involved sponsoring leading nationalists and sending upcoming politicians to colleges in socialist countries. Working through the Soviet Afro-Asian Solidarity Committee (SAASC) which served as its unofficial foreign policy organ, support was mobilised for African and Asian nationalist movements under the cover of defeating racism and colonization.<br />
Across the continent nationalists were recruited as agents and groomed as future leaders in the hope that they would protect and cater for Soviet interests in their respective countries after independence.</p>
<p>These preferred leaders acted as point men, coordinated Soviet aid in their respective countries, and furthered communism. They selected young Africans who were sent to institutions in the Soviet where they learned many skills including military tactics. It was expected that on their return they would help in furthering Soviet goals.</p>
<p>In independent African countries which were perceived as being led by Western backed leaders, the Soviet took steps to sponsor pro-East rivals to take over the government. This included funding their political campaigns and giving them huge sums of money to buy off support in parliament. And in some cases, to start revolutions to depose the existing governments. African countries which had won independence but were still under White minority rule, such as South Africa, were also given military aid.</p>
<p>After the cold war, however, Russia just like western countries lost its interest in Africa and limited its aid to the continent. But this changed in 2014 after the annexation of Crimea from Ukraine. This followed the deposition of the pro-Moscow Ukrainian President, Viktor Yanukovych, who later on sought refuge in Russia. Western countries and the European Union termed Russia’s move illegal and came up with a series of sanctions to put pressure on President Vladimir Putin’s administration and its oligarch.</p>
<p>A range of diplomatic measures which included the exclusion of Russia from the G8 which subsequently became the G7, were introduced. The G8 summit which was supposed to be held in the Russian city of Sochi, was cancelled and instead a meeting of G7 was held in Brussels on 4-5 June 2014. The ongoing talks of Russia joining the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) and the International Energy Agency (IEA) were suspended. The same applied to all bilateral talks between Russia and EU.</p>
<p>Another set of sanctions were called &#8220;restrictive measures&#8221; targeting individuals and entities who were perceived as having played a great part in the violation of Ukraine&#8217;s territorial integrity. These included visa bans and asset freezes. The EU’s third set of sanctions were called, “Restrictions for Crimea and Sevastopol”. Since the Union did not recognise the annexation of Crimea and Sevastopol, it imposed substantial restrictions on economic exchanges with the territory.</p>
<p>The US and Canadian sanctions were more open ended and could be placed in three categories. The first restricted Russia’s access to Western financial markets and services for designated Russian state-owned enterprises in the banking energy and defence sectors. The second placed an embargo on exports to Russia of designated high-technology oil exploration and production equipment. The third was an embargo on exports to Russia of designated military and dual use goods. The effects of these sanctions coupled with the fall of oil prices, rapidly depreciated the value of Russia’s currency, the Rouble. After making numerous efforts the Central Bank of Russia stopped defending the value of the Rouble and instead hiked interest rates .</p>
<p>With the sanction putting intense pressure on the economy, Vladimir Putin decided to turn to Africa to find new markets and partners. The efforts to penetrate Africa are currently being led by Yevgeny Progozhin, one of his close allies who has been linked with military contracts in Syria and Ukraine. Just like during the cold war, Russia hopes to increase its influence in Africa by providing military aid, grooming new leaders and signing business deals. Apart from selling arms, it hopes to make economic gain by exploiting Africa’s mineral resources such as gold and diamond.</p>
<p>In Central African Republic (CAR), which has been plagued by a serious civil war, Russia runs a peace keeping mission which is being carried out by a small team of its military personnel and mercenaries from Wagner Group, a private military company linked to senior officials in the Kremlin and whose main financer is Yevgeny Proghozin. Although the goal of the peace keeping mission according to Russia is to bring about stability, it is secretly being used to create a conducive environment for the exploitation of the country’s minerals.</p>
<p>Central Africa is rich in diamonds, gold, and uranium which are yet to be explored, and Russia, using its new influence, has already secured mining concessions which were initially given to China. It has also established its presence in the neighbouring Democratic Republic of Congo, another mineral rich country with huge deposits of gold and diamond. Recently, it sent a team of military specialists to the country to offer maintenance and repair services to military equipment.</p>
<p>To ease the shipment of raw materials from Africa to Russia and goods from Russia to Africa, Moscow recently entered an agreement with Eritrea to establish a logistics base in the country. Eritrea is strategically located along the Red Sea and would definitely give Russia good access to the world&#8217;s major maritime routes. The Chinese and the Americans already have their bases in the neighbouring Djibouti. The only concern amongst security experts is that Russia’s interest in Africa could lead to gross human rights violations and security challenges, as it sells weapons to despotic governments and deploys mercenaries in regions under conflict.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politics/putins-attempts-to-penetrate-africa.html">Putin&#8217;s Attempts to Penetrate Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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