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	<title>psicologia Archives - InsideOver</title>
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	<title>psicologia Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;impatto psicologico della pandemia da Covid-19</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/impatto-psicologico-della-pandemia-covid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 16:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Germania è destinata a rimanere in lockdown almeno sino alla fine di maggio. Questo è quanto dichiarato dal ministro delle Finanze Olaf Scholz che, nel corso di un&#8217;intervista al periodico Bild am Sonntag, segnalata dall&#8217;Evening Standard, ha dichiarato che &#8220;abbiamo bisogno di un programma per tornare alla normalità ma deve trattarsi di un piano che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/impatto-psicologico-della-pandemia-covid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/covid-conseguenze-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Germania</strong> è destinata a rimanere in lockdown almeno sino alla fine di maggio. Questo è quanto dichiarato dal ministro delle Finanze Olaf Scholz che, nel corso di un&#8217;intervista al periodico <em>Bild am Sonntag,</em> <a href="https://www.standard.co.uk/news/world/uk-corornavirus-live-germany-lockdown-june-covid-b931577.html">segnalata</a> dall&#8217;<em>Evening Standard</em>, ha dichiarato che &#8220;abbiamo bisogno di un programma per tornare alla normalità ma deve trattarsi di un piano che non verrà revocato dopo pochi giorni&#8221; e che il governo federale dovrebbe essere in grado di definire &#8220;una serie di aperture chiare e coraggiose&#8221; entro la fine di maggio per consentire ai ristoranti di riaprire ed ai cittadini di pianificare le proprie vacanze estive. Scholz ha inoltre chiarito che verrà reso noto quando sarà possibile tornare nei teatri, ai concerti ed agli eventi sportivi.</p>
<h2>Cosa succede in Germania</h2>
<p>Le pompose dichiarazioni di Scholz nascondono un dettaglio fondamentale. La Germania è in <strong>lockdown</strong> light dal 2 novembre, quando hanno chiuso bar, ristoranti, caffè (salvo asporto), musei, cinema e teatri ed in lockdown duro dalla metà di dicembre quando le chiusure hanno riguardato anche i negozi non essenziali. Le restrizioni non hanno però indebolito il<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> Covid-19</a> che, trainato dalla variante britannica più contagiosa e ormai dominante, continua a provocare seri problemi alla tenuta del sistema sanitario.</p>
<p>Le misure sono state allentate, per un breve periodo ed in alcuni Land, all&#8217;inizio di marzo ma il mancato appiattimento della curva dei contagi ha provocato l&#8217;intervento del governo centrale. L&#8217;esecutivo guidato dalla cancelliera <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania.html"><strong>Angela Merkel</strong></a> ha recentemente varato una legge nazionale anti-Covid, una sorta di freno di emergenza, che imporrà <strong>restrizioni aggiuntive</strong>, come il coprifuoco dalle 22 alle 5 e la nuova chiusura delle attività non essenziali, in tutti quegli Stati in cui il tasso di incidenza supera i 100 casi per 100mila abitanti in sette giorni. Si tratta di un lockdown mascherato dato che quasi tutta la Germania supera la soglia di allerta.</p>
<h2>Cosa dicono gli studi</h2>
<p>Il ritorno alla normalità (pre)annunciato da Scholz potrebbe scontrarsi con un <strong>cambio di abitudini</strong> dei cittadini dovuti alla diffusione del coronavirus. La pandemia Covid-19 ha avuto un impatto a livello personale, sociale ed economico per la popolazione mondiale e le ricerche hanno rilevato un aumento di <strong>ansia, depressione</strong> e sentimenti di angoscia. Una di queste, <a href="https://www.infodata.ilsole24ore.com/2021/01/10/limpatto-del-covid-19-sulla-salute-mentale-torna-data-analysis/">pubblicata</a> su Scientific Reports di Nature e realizzata nel giugno del 2020, ha visto la partecipazione di 6700 individui rappresentativi dell&#8217;intera popolazione italiana ed ha mostrato come donne, giovani, persone con incertezze professionali ed individui meno agiati abbiano mostrato un significativo livello di depressione.</p>
<p>Itai Danovitch, a capo del reparto di psichiatria e neuroscienze del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, ha spiegato come le <strong>esperienze traumatiche</strong> del passato, come i grandi disastri naturali e le crisi della sanità pubblica, sono state associate ad un aumento del consumo di droghe, allo stress post traumatico ed alla depressione. Altri fattori di stress emotivo sono stati provocati dall&#8217;<strong>isolamento sociale,</strong> dalla disoccupazione e dalle perdite economiche. La paura derivante dalla quarantena di massa e legata all&#8217;infettarsi, al poter infettare ed alla crisi economica è stata amplificata dalla narrativa legata all&#8217;aumento dei casi. Il continuo desiderio di informarsi ha spinto le persone a fidarsi di <strong>fonti non attendibili.</strong></p>
<h2>Come sono cambiate le abitudini</h2>
<p>La pandemia ha sconvolto le vite quotidiane di tutti ed ha introdotto dei cambiamenti marcati all&#8217;interno della società. Alcune di queste, come le<strong> mascherine facciali</strong> e le videochiamate, sono piuttosto evidenti mentre altre, come ricordato da <em>El Pais</em>, sono meno palesi. L&#8217;uso del contante si è ridotto in maniera significativa e si acquistano, mediamente, il 40% dei vestiti in meno dato che mancano le occasioni per sfoggiarli. Chi ha un lavoro ha cercato di salvaguardare i propri risparmi e di investire di meno dato che il futuro rimane incerto.</p>
<p>I viaggi sono diminuiti in maniera molto significativa, le cene fuori si sono trasformate in pasti d&#8217;asporto ed alle palestre si preferisce lo sport all&#8217;aperto. Alcune delle <strong>nuove abitudini</strong> si sono talmente radicate da essere destinate a sopravvivere alle restrizioni. In Spagna gli <strong>acquisti su internet</strong> contribuiscono al 14% delle vendite contro il 9% del 2019 e la crescita registrata in un anno è stata travolgente. La presenza degli spettatori nelle sale cinematografiche è passata dai 105.5 milioni del 2019 ai 28.2 milioni del 2020 ed i teatri hanno dovuto confrontarsi con una riduzione del 62% del numero di spettatori. Passare più tempo a casa può equivalere, per alcuni, a fallimenti. Nel caso della <strong>ristorazione</strong>, in Spagna, hanno chiuso ben 85mila bar e ristoranti sui 316mila  operativi nel 2019 e ad arricchirsi sono stati i distributori di cibo a domicilio come JustEat e Glovo, che hanno raddoppiato il numero di ristoranti con cui collaborano.</p>
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		<item>
		<title>Gli effetti della pandemia sulla nostra psiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gli-effetti-della-pandemia-sulla-nostra-psiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 06:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1482" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche.png 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-300x232.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-1024x790.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-768x593.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-1536x1186.png 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ludovica Lumer è una delle più note esperte mondiali di neuroscienze. La Lumer è una psicoanalista, che oggi lavora privatamente a New York. Dopo aver conseguito un Phd a Londra, ha lavorato presso l&#8217;Univerisity College londinese. Ha collaborato inoltre con Samir Zeki, un neurobiologo che ha fatto compiere alla scienza passi enormi per quel che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-effetti-della-pandemia-sulla-nostra-psiche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1482" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche.png 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-300x232.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-1024x790.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-768x593.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Psiche-1536x1186.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ludovica Lumer è una delle più note esperte mondiali di neuroscienze. La Lumer è una psicoanalista, che oggi lavora privatamente a New York. Dopo aver conseguito un Phd a Londra, ha lavorato presso l&#8217;Univerisity College londinese. Ha collaborato inoltre con Samir Zeki, un neurobiologo che ha fatto compiere alla scienza passi enormi per quel che concerne lo studio e la comprensione del cervello umano. La Lumer ha all&#8217;attivo una serie di prestigiose pubblicazioni. L&#8217;ultima sua opera libraria si intitola <em>For want of ambiguity</em>. Sono tempi &#8211; questi &#8211; in cui la pandemia pone domande nuove anche alle neuroscienze. Molti studiosi, in questo periodo, stanno allertando i governanti sulle conseguenze psicologiche di questa fase storica. Può valere per gli Stati Uniti, per l&#8217;Italia e per tutte le altre nazioni, ma è davvero così? <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Il Covid-19</a> ed i suoi effetti stanno cambiando il nostro modo di rapportarci con l&#8217;esterno e con l&#8217;interno? C&#8217;è un &#8220;cambiamento psichico&#8221; in atto? Stiamo assistendo a delle modifiche sostanziali nella psicologia collettiva? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Lumer, che dipinge un quadro che coinvolge ognuno di noi.</p>
<p><strong>Professoressa Lumer, la pandemia sta modificando la psiche dell&#8217;umanità?</strong></p>
<p>Ogni evento, ogni esperienza (e le emozioni ad esse legate) modificano non solo la nostra psiche, ma l&#8217;uomo nella sua essenza fatta di un sistema di cervello, mente e corpo. Ogni esperienza lascia una traccia mnestica che si deposita in noi e fa di noi quello che siamo, individui unici.</p>
<p><strong>Stanno cambiando i paradigmi? L&#8217;identità di ognuno è sempre la stessa? Oppure la pandemia ci sta &#8220;sradicando&#8221;?</strong></p>
<p>L&#8217;identità, il senso di sé e dell&#8217;altro, sono concetti in perenne divenire. Ci<span lang="it"> trasformiamo continuamente, ci evolviamo nel corso della vita, anche se, in un certo senso, si rimane incentrati su una nozione centrale di chi si è. Come il mondo esterno, anche la nostra identità è un costrutto del nostro cervello; il sé è il risultato della costruzione delle nostre relazioni con gli altri sé e con l&#8217;ambiente&#8221;. </span><span lang="EN-US">Il <em>social distancing</em> e l&#8217;isolamento hanno un impatto sul modo di organizzare il nostro essere al mondo e le nostre relazioni. Negoziare la “distanza “ e i confini tra sé e l’altro è una sfida non solo durante lo sviluppo del bambino ma anche per le persone adulte.</span><span lang="EN-US"> </span>Dalla nascita cerchiamo di delineare i confini tra le noi stessi e l&#8217;ambiente circostante. Questi confini, così essenziali per la nostra prima comprensione del mondo me &#8211; non-me, vengono trasformati e rielaborati continuamente nel corso della nostra vita mentre combattiamo per delimitazioni di ogni tipo. <span lang="EN-US">La pandemia ha generato confusione nella negoziazione di questi confine sé-altro. Chi sono io dipende dalla mia relazione con gli altri e con l’ambiente. Un ambiente ostile e imprevedibile, come quello di oggi, rende difficile questo compito. L&#8217;isolamento, per un animale sociale come l&#8217;uomo, è già una forma di morte. </span></p>
<p><strong>In che senso, secondo lei, viviamo una vita sospesa tra ordine e caos? </strong></p>
<p>Tendiamo ad organizzare ogni dettaglio della nostra esistenza, ma abbiamo bisogno di sfuggire ad una condizione di linearità temporale che inesorabilmente ci porta alla morte.  Abbiamo bisogno di finestre sul mondo che amplino la finitezza del nostro destino, abbiamo bisogno di metafore, simboli, abbiamo bisogno di sognare, abbiamo bisogno di arte, di creatività, forse anche di trasgressione. Il delicato equilibrio tra ordine e caos scardinato da nuove dimensioni spazio-temporali, dalla non linearità degli eventi e dal cambiamento, provoca l’apertura verso nuove possibilità di narrazione. La situazione attuale ci ha gettato nel caos e nell’ incertezza. Ci ha sradicato da un mondo conosciuto impedendoci di fare proiezioni e predizioni per il futuro. Stare al mondo oggi, più di sempre, richiede da parte nostra un atto creativo. L’essere umano tende a trascendere il presente e a proiettarsi verso il futuro. Un futuro incerto, come quello di oggi, àncora l’uomo nel presente con effetti devastanti sul senso di sé (identità) e sul suo ruolo nella società e nella famiglia. Noi esseri umani siamo naturalmente inclini a cercare di dare un senso, forse una forma, a tutto quello che abbiamo intorno, riconosciamo sagome di oggetti nei sassi, negli alberi, nelle nuvole, estraiamo significati dai rumori più assurdi, sentiamo richiami nei fruscii delle foglie. È la nostra condanna, la nostra smania, il nostro destino. Non riuscire a farlo genera ansia.</p>
<p><strong>Esempi?</strong></p>
<p>Un esempio degli effetti di ansia e paura lo troviamo negli esperimenti sul sonno dei gatti. Se si misura la quantità di sonno Rem (quel momento del sonno in cui il soggetto si “distacca” dal mondo, in cui pochi stimoli vengono percepiti dall’esterno e c’è una sorta di paralisi muscolare) nel gatto domestico e nel gatto selvatico, si vede che nel gatto selvatico la quantità di sonno Rem è di gran lunga inferiore a quella del gatto domestico. Per rilassarci e dormire abbiamo bisogno di sentirci al sicuro. E non c’è bisogno di ricordare che la privazione del sonno può causare gravissimi danni inclusa la morte.</p>
<p><strong>E questo come si interseca con gli effetti della pandemia sulla psiche? </strong></p>
<p>La pandemia ha sollevato questioni di sicurezza, di<em> trust</em>: a chi dobbiamo credere? A chi affidarci? A cosa credere? Sono state imposte strette regole di comportamento ma non ci sono direttive su cosa accadrà, le persone sono disorientate e impaurite. Come dicevamo, ansia e paura hanno gravi conseguenze sulla salute mentale e fisica (come se fossero diverse!). Durante lo sviluppo il bambino impara a riconoscere e regolare le proprie emozioni. Un ambiante caotico e imprevedibile lo impedisce. Emozioni forti e non regolate creano disorganizzazione e la disorganizzazione interferisce con lo sviluppo di un solido senso di sé, di benessere e senso di sicurezza causando forti deficit cognitivi. La pandemia e l’isolamento hanno fatto da trigger ad ansie personali molto diverse. Alcuni individui, abbandonati a se stessi sono completamente fuori equilibrio, non riescono a mangiare, a dormire, a lavarsi. Per altri invece, per esempio per persone con elevato bisogno di controllo, la restrizione del mondo è stata persino confortante, con figli a casa, lavoro da casa, tutto sotto controllo, conforto ma spesso confusione per l’impossibilità di pianificare il futuro.</p>
<p><strong>Altre questioni aperte?</strong></p>
<p>La riduzione del libero arbitrio, che genera una sensazione di essere impotente, ha un impatto molto forte e con degli effetti mentali abbastanza evidenti. La facoltà di poter aiutare il prossimo, di saper contenere le ansie altrui è stata messa a dura prova. L’altro aspetto è quello della distanza, con la comunicazione digitale, il distant learning e la telemedicina. Conferenze, cene e parties su zoom sono esplose durante i lockdown, incrementando una tendenza già in atto di interazione a distanza. Non avere uno spazio condiviso impatta l’esperienza empatica e del sentire insieme. Respirare la stessa aria, sentire gli stessi odori, percepire la stessa temperatura, pur restando sostanzialmente esperienze soggettive, contribuiscono a creare uno spazio esperienziale condiviso che è fondamentale per le relazioni sociali e la capacità di comprendere il prossimo.  La non condivisione dell’esperienza è smaterializzante.</p>
<p><strong>Come sta reagendo la società? </strong></p>
<p>Anzitutto abbiamo assistito ad una scelta devastante: vite umane o economia. Una tragica situazione che ha solo fatto esplodere una bolla che comunque sarebbe dovuta esplodere nei sistemi capitalisti. Medici e infermieri sono stati messi a durissima prova. A New York ho fatto da volontaria per prestare supporto psicologico ai medici in prima linea: esseri umani devastati, chiamati a fare il giudizio ultimo di chi far vivere e chi morire. Ricordo una persona che piangendo mi ha detto &#8220;quanto ho iniziato a studiare Medicina, non l&#8217;ho fatto per questo&#8221;. Un medico in prima linea del New York-Presbiterian Hospital si suicidò alla fine di aprile, il padre in un’intervista disse: &#8220;Ha fatto il suo lavoro, e proprio questo lavoro l&#8217;ha uccisa&#8221;. Nessuno di noi aveva la capacità innata di affrontare tutto questo. E fatichiamo a dare un senso a quello sta succedendo. Ma come dicevamo dare un senso è vitale per l&#8217;essere umano, se non riusciamo a dare un senso, a creare una narrazione, a &#8220;farcene una ragione&#8221;,  tutti i nostri meccanismi di difesa vengono attivati. Li vediamo tutti al lavoro: dalle ossessioni al rifiuto, dall&#8217;intellettualizzazione alle fobie e persino al senso dell&#8217;umorismo. Una domanda ricorrente dei miei pazienti è stata &#8220;Quando tornerà come prima?&#8221; Una sola è la risposta possibile: mai .Non c’è un prima e un dopo, c’è un processo. Stare/essere al mondo è un atto creativo, che richiede tolleranza di ambiguità e incertezze. La vita è un processo, un’evoluzione continua alla quale, per sopravvivere, bisogna adattarsi.</p>
<p><strong>Una citazione per descrivere il quadro attuale?</strong></p>
<p>Esiste una <span lang="EN-US">citazione meravigliosa per descrivere lo stato attuale: &#8220;</span>C&#8217;è un quadro di Klee che si intitola <i>Angelus Novus</i>. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L&#8217;angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata tra le sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo, ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta”. Così scriveva il filosofo Walter Benjamin nel 1939, nelle sue <i>Tesi di filosofia della storia, </i>nel 1962.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ora gli italiani rischiano un tracollo psicologico</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ora-gli-italiani-rischiano-un-tracollo-psicologico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 10:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus Roma (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-1024x630.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Antonio Nagaro, un imprenditore napoletano, si è suicidato. Tre artigiani ci hanno pensato. Un uomo veneto di cinquantaquattro anni &#8211; forse dopo aver scoperto la positività al Covid-19 mediante un tampone &#8211; si è ucciso a sua volta. Queste sono solo tre storie, peraltro molto differenti tra loro. Se ne potrebbero citare altre. Ed altre, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ora-gli-italiani-rischiano-un-tracollo-psicologico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus Roma (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Passante-solitario-Roma-coronavirus-La-Presse-e1589106399711-1024x630.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Antonio Nagaro, un imprenditore napoletano, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/napoli/non-pu-pagare-tasse-e-stipendi-restrizioni-covid-19-1860874.html">si è suicidato</a>. Tre artigiani <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-piccoli-artigiani-che-hanno-pensato-togliersi-vita-1861106.html">ci hanno pensato</a>. Un uomo veneto di cinquantaquattro anni &#8211; forse dopo aver scoperto la positività al Covid-19 mediante un tampone &#8211; <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-piccoli-artigiani-che-hanno-pensato-togliersi-vita-1861106.html">si è ucciso a sua volta</a>. Queste sono solo tre storie, peraltro molto differenti tra loro. Se ne potrebbero citare altre. Ed altre, con molta probabilità, verranno citate dai media nel corso delle settimane che seguiranno. Basta e basterà scorrere le pagine dei quotidiani online: un&#8217;infermiera di Monza ha deciso di farla finita. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/infermiera-34enne-si-suicida-era-positiva-coronavirus-1845484.html">Pare fosse positiva al nuovo coronavirus</a>. E siamo arrivati a quattro<strong> suicidi</strong>, facendo una semplice ricerca delle notizie pubblicate di recente. Sono sufficienti due minuti per stilare un elenco tragico. Non si tratta di bollettini. Non esistono i bollettini dei decessi da suicidio durante questa pandemia. Tanti commentatori ne stanno parlando, con qualche preoccupazione.</p>
<p>C&#8217;è un incremento del tasso di suicidio? La &#8220;guerra&#8221; contro il &#8220;nemico invisibile&#8221; produce altre vittime oltre quelle del virus che ha sconvolto l&#8217;assetto mondiale? Non è semplice rispondere alla prima delle due domande. Servirebbe l&#8217;Istat. Il discorso cambia quando si tratta di replicare all&#8217;ultima: sì. Di sicuro esistono delle storie di vittime che non sono state contagiate dal Covid-19 ma che per il Covid-19, in qualche modo, sono morte lo stesso. Storie che parlano di stress, angoscia (che è diversa dall&#8217;ansia) e, come abbiamo visto in alcuni casi, anche di ultimi respiri esalati.</p>
<p>Andrebbero distinti due piani: uno è quello delle possibili conseguenze pratiche del <strong>lockdown</strong> &#8211; si pensi agli effetti economici della crisi occupazionale, con l&#8217;ondata di disoccupazione che molti istituti paventano &#8211; , dell&#8217;isolamento e della privazione di alcune libertà; l&#8217;altro riguarda quelli che hanno contratto o che hanno combattuto il <strong>Covid-19</strong>. Possibile che la questione si diversifichi. Ma un elemento comune c&#8217;è: il fenomeno globale del contagio interessa i corpi degli esseri umani ma non solo. La mente è un altro bersaglio. Poi ci sono le domande prospettiche, quelle sul domani. Basterà un vaccino per adagiare un manto tranquillizzante sulla psiche delle vittime, senza virgolette, costrette a chiudere le serrande? Oppure il prevedibile persistere delle problematiche lavorative suggerisce come il quadro psicologico della popolazione italiana sia, in media, destinato a peggiorare? La sensazione è che sia un po&#8217; presto per tirare le somme. Comunque vadano le cose, è inutile parlare di queste circostanze senza interpellare gli esperti del settore. Anche perché sono gli unici in grado di distribuire sentenze.</p>
<p>Stando<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/lockdown-e-disagio-mentale-41percento-italiani-rischio-ADyZHVO"> a questo articolo</a> de <em>IlSole24Ore</em>, il <strong>41%</strong> dei cittadini italiani rischia qualcosa in termini di salute mentale. La cifra è condivisa per esempio dal professor <strong>Giovanni Bonelli</strong>, psichiatra e psicoterapeuta, ora in pensione dall&#8217;Università di Siena. Attenzione però, perché il fattore economico, che è quello che viene maggiormente evidenziato dalle disamine, è un elemento centrale ma, il ragionamento, che è complesso, può partire da più lontano: dal profondo.</p>
<h3>Il parere dello psicologo</h3>
<p>&#8220;Il lockdown, come ogni situazione di crisi, ha posto le persone di fronte a incrocio: dare il meglio di sé, dare il peggio di sé, nascondersi e adattarsi. In questo periodo abbiamo visto tutti e tre i tipi di situazioni&#8221;. A dirlo è <strong>Emiliano Lambiase</strong>, psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e ora coordinatore dell’Istituto di terapia cognitivo interpersonale di Roma. L&#8217;analisi del dottore parte da un presupposto: quelli che hanno già affrontato un percorso psicoterapeutico sembrano avere più strumenti per reagire alla quarantena, all&#8217;isolamento e alle privazioni di libertà dovute alla tutela della Salute pubblica. Ma non è tutto oro quel che luccica. E non tutti hanno avuto la possibilità, o magari la forza, di intraprendere la strada della terapia. &#8220;Chi se la sta cavando ha reagito così&#8221;, dice Lambiase: &#8220;C&#8217;è chi è riuscito a sfruttare la situazione per innovare il proprio lavoro  &#8211; quando ha potuto lavorare &#8211; o per mettere mano ad aspetti o ambiti della propria vita da rinnovare o coltivare. Queste persone sono riuscite anche a sopportare le regole della quarantena prendendosi le libertà che potevano&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche chi sembra trovarsi quasi meglio costretto che libero: &#8220;Poi ci sono stati coloro che hanno approfittato della per rintanarsi in casa, evitando di affrontare le sfide che la vita quotidiana normalmente comporta. Queste persone si sono adattate così bene alla situazione! Ora la sfida vera sarà riuscire a farle uscire di casa, perché hanno trovato quel luogo sicuro che prima non trovavano. Quello nel quale non gli era possibile rinchiudersi. Ora stanno bene e temono la ripresa delle attività&#8221;.</p>
<p>L&#8217;elencazione delle tipologie di reazione non è terminata: &#8220;Poi esistono alcune persone che hanno iniziato ad affrontare questa quarantena in modo troppo rigido, slatentizzando, cioè portando alla luce, tratti eccessivamente ansiosi, preoccupati, rigidi ed aggressivi. Non abituati a fare i conti con emozioni negative che in questo periodo si sono iperattivate, queste persone hanno ecceduto anche con le strategie per gestire. Hanno iniziato a mettere in atto comportamenti tipici delle persone con alcuni disturbi, alimentando in questo modo un circuito vizioso, emozioni-comportamenti che, portato avanti per giorni, settimane e ormai mesi, ha fatto emergere in alcuni veri e propri disturbi psicologici&#8221;.</p>
<p>La situazione è assai complessa. E Lambiase prosegue: &#8220;Abbiamo persone angosciate dal contagio che disinfettano tutto e tutti; persone preoccupate che controllano in giro per vedere chi trasgredisce anche le regole non scritte; c&#8217;è chi controlla ossessivamente le notizie per vedere i numeri del giorno o informazioni su potenziali cure o vaccini. E in ognuno di questi casi, le emozioni oscillano in funzione delle informazioni trovate. Queste info, poi, vengono lette con una lente emotiva (non essendo tra l&#8217;altro esperti in materia). Insomma, in persone che prima non avevano disturbi psicologici conclamati ma solo tratti di personalità un po&#8217;ansiosi, preoccupati o critici (nessuno è perfetto, ricordiamolo &#8211; aggiunge Lambiase), questa situazione ha ingigantito queste caratteristiche&#8221;.</p>
<p>Tutto questo è ritenuto in fin dei conti &#8220;ordinario&#8221; dal dottor Lambiase, che poi però parla delle vicissitudini straordinarie: &#8220;Chi ha vissuto lutti senza poterli elaborare  &#8211; dato che non è stato possibile stare vicino ai propri cari e celebrarne il funerale, aggiunge  -, chi ha vissuto la malattia o il trauma della terapia intensiva, temendo di poter morire da un momento all&#8217;altro, chi ha dovuto lavorare mettendo da parte la propria salute quotidianamente per aiutare il prossimo (ad. esempio gli operatori sanitari) e chi ha perso o sta rischiando di perdere il lavoro&#8221;. In queste ultime circostanze citate, il ragionamento cambia: &#8220;Per tutte queste persone &#8211; afferma lo psicologo romano- dietro l&#8217;angolo appaiono disturbi come il post-traumatico da stress, la depressione e gli attacchi di panico&#8230;&#8221;.</p>
<p>Domandiamo al dottor Lambiase quali siano le conseguenze psicologiche previste. La risposta è cristallina: &#8220;Da ricerche passate, è emerso come le conseguenze negative sviluppate durante la quarantena <strong>possano durare anche mesi o per alcuni anni</strong>. A volte, queste conseguenze, possono essere incrementate proprio dalla difficoltà di adattamento ai nuovi cambiamenti&#8221;. E ora si intravede qualcosa? &#8220;Purtroppo già da un po di tempo&#8217; si iniziano a vedere alcuni casi di suicidio, e rischiamo che aumentino se non cambia qualcosa&#8221;. In che senso? &#8220;Non intendo dal punto di vista pratico, ma almeno psicologico. Ad oggi &#8211; specifica Lambiase &#8211; non c&#8217;è mai stata una vera programmazione o preparazione psicologica per nessuno degli elementi che hanno caratterizzato questa pandemia&#8221;. E questo vale pure per &#8220;le relative soluzioni o risoluzioni&#8221;.</p>
<p>Adesso però siamo entrati nella fase 2. Cosa cambierà? &#8220;Come sta emergendo, rischiamo che molte persone abbiano le conseguenze psicologiche negative che ho citato. Rischiamo pure che altre, per non averle, inizino a violare le regole e le indicazioni necessarie per proteggersi&#8221;. La disamina di Lambiase su quanto messo in campo dalle istituzioni non sembra molto positiva: &#8220;Quando vengono fornire solo regole ma poche indicazioni e spiegazioni, e nessun sostegno e incoraggiamento, la mente non reagisce bene, per cui si ribella oppure si adegua in una forma di sottomissione, che produce conseguenze negative. La flessibilità psicologica che sarebbe stata necessaria per affrontare la fase precedente, e che è necessaria tuttora, necessita di preparazione e allenamento. Non si improvvisa&#8221;, ha concluso.</p>
<h3>Il parere dello psichiatra</h3>
<p>La visione che ci ha esposto al telefono il professor <strong>Giovanni Bonelli</strong> parte da una considerazione di base: non si può ridurre tutto alla dimensione economica. Altrimenti il rischio è quello di sotterrare il problema più grave, che riguarda invece la mancanza di speranza.</p>
<p>L&#8217;insieme più piccolo, insomma, va inserito in quello più grande. Ma procediamo per gradi. La domanda centrale è quella sul futuro: &#8220;Quale sarà&#8221;?. Questo è il tema che pervade le menti di chi è stato sconvolto da una pandemia. Nel mondo contemporaneo &#8211; prosegue Bonelli &#8211; è fondamentale la dimensione del benessere, che è fatta di contatti, di viaggi e di esperienze. Tutto questo è venuto meno. Ma non c&#8217;è solo la perdita economica.</p>
<p>Bisogna tenere in considerazione quella che Bonelli chiama la<strong> &#8220;perdita di tutto il resto&#8221;</strong>. Lo &#8220;strumento positivo&#8221; rimane &#8211; p almeno dovrebbe rimanere &#8211; il &#8220;discorso di speranza&#8221;, che serve anche a restituire &#8220;identità&#8221; alle persone. &#8220;Non si può vivere di speranza &#8211; afferma il professor Bonelli &#8211; ma bisogna che una persona abbia speranza&#8221;, che suona diverso. La &#8220;speranza&#8221; contribuisce alla creazione di una dimensione futuribile. Senza quel &#8220;discorso di speranza&#8221;, dunque, non si può avere un &#8220;futuro&#8221;. &#8220;Isolando le persone &#8211; continua lo psichiatra senese &#8211; sono stati alimentati sentimenti di solitudine&#8221;. E poi c&#8217;è la &#8220;paura&#8221;, anche quella di &#8220;morire&#8221;, che è stata ed è &#8220;estremamente forte&#8221;. Anche la &#8220;solitudine&#8221; per Bonelli contribuisce ad alimentare la &#8220;paura della morte&#8221;. L&#8217;immobilità, ancora, porta ad un certo grado di &#8220;frustrazione&#8221;. Ma non è finita qui: questo è solo il principio del ragionamento.</p>
<p>Bonelli registra anche una &#8220;accentuazione&#8221; del &#8220;senso di colpa&#8221;, che per lo psichiatra toscano è dovuta ai media. &#8220;Io resto a casa&#8221; può significare che &#8220;se esco sono colpevole&#8221;. Si è dunque in qualche modo contagiati dalla &#8220;paura della punizione&#8221;, che porta proprio all&#8217;aumento della &#8220;frustrazione&#8221;, che può scatenare <strong>&#8220;comportamenti aggressivi&#8221;</strong>. Comportamenti aggressivi che possono essere rivolti verso se stessi, come con il suicidio, e verso gli altri. Ma l&#8217;esempio di comportamenti aggressivi verso se stessi può includere anche i dolori muscolari o le gastriti. Quel 41%, quindi, è spesso stato certificato in Italia. Soltanto che adesso sarebbe &#8220;più evidente&#8221; rispetto al quadro dell&#8217;esistenza di tutti i giorni.</p>
<p>E cosa servirebbe? &#8220;Strumenti per affrontare il sentimento di morte, la colpa e la solitudine&#8221;. Tipo? &#8220;Favorire gli hobby, pescare dalle esperienze passate, scoprire nuove attività&#8221;. Bisogna in sintesi &#8220;evitare fenomeni di frustrazione, quindi di aggressività&#8221;. L&#8217;esempio fatto da Bonelli è quello post-bellico, un focus che riguarda pure l&#8217;influenza spagnola: &#8220;Quella pandemia venne messa in secondo piano dalla <strong>speranza di una rinascita</strong>. Per quanto la spagnola abbia forse generato più morti della stessa guerra&#8221;.</p>
<p>La percezione diffusa racconta di come &#8220;in questa guerra contro un virus non ci siano o non ci vengano concesse le armi per poter sperare&#8221;. E poi c&#8217;è un altro discorso, quello della libertà: &#8220;Nella fase 2 &#8211; conclude Bonelli &#8211; sei più o meno libero di fare quello che già potevi fare nella fase 1&#8221;.</p>
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