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	<title>Neoconservatori Archives - InsideOver</title>
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	<title>Neoconservatori Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Marco Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione dei neocon</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 05:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Neoconservatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione neocon di plasmare un mondo a guida americana e occidentalista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html">Marco Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione dei neocon</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021517503618_0ed7a1dcf8fd6dd696c5b737e59b8f5e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> ha parlato alla <strong>Conferenza sulla Sicurezza di Monaco</strong> rispondendo, nei fatti, al <a href="https://it.insideover.com/politica/il-vecchio-ordine-mondiale-non-esiste-piu-merz-avverte-usa-e-europa-sul-caos-globale.html">cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong> </a>e al suo appello a rilanciare su nuove basi l&#8217;ordine internazionale. Rubio, senza citare Merz ma rispondendo ai suoi pungoli sulla presunta incapacità americana di muoversi in solitaria in un mondo competitivo, ha sostanzialmente riadattato al secondo quarto di XXI secolo il messaggio che a inizio millennio le élite di stampo <strong>neoconservatore</strong> provarono a imporre durante le guerre mediorientali dell&#8217;amministrazione di George W. Bush tra Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Ieri come allora: l&#8217;idea che il livello dello scontro non sia solo elevato oltre i termini politici, tra un &#8220;noi&#8221; che  bisogna difendere a spada tratta e un &#8220;loro&#8221; minaccioso e assertivo. <strong>A cui si aggiunge un&#8217;idea sostanziale: quella di poter, con strumenti politici, militari e culturali</strong>, avviare un processo di <strong>trasfigurazione del mondo.</strong> Ai tempi si chiamavano &#8220;guerra al Terrore&#8221; o &#8220;esportazione della democrazia&#8221;. Oggi è la <strong>spinta occidentalista,</strong> una versione XXL della teoria dello <strong>scontro di civiltà</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Occidente secondo Rubio</h2>



<p>Rubio, improvvisandosi storico, traccia un&#8217;idea dell&#8217;<strong>espansione dell&#8217;Occidente</strong> da Cristoforo Colombo in avanti e perora una <strong>missione di civiltà: tornare nuovamente a rendere tale espansione possibile</strong>. Ignorando le guerre intestine al campo del futuro Occidente, dalla Guerra dei Trent&#8217;Anni e quella dei Sette Anni al ciclo di conflitti napoleonici, Rubio ricorda che &#8220;per cinque secoli, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;Occidente si era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare gli oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo&#8221;. Ebbene, per l&#8217;ex senatore della Florida:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nel 1945, per la prima volta dall&#8217;epoca di Colombo, si stava contraendo. L&#8217;Europa era in rovina. Metà viveva dietro una cortina di ferro e il resto sembrava destinato a seguirla di lì a poco. I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino terminale, accelerato da rivoluzioni comuniste senza Dio e da rivolte anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e drappeggiato la falce e il martello rossi su vaste aree della mappa negli anni a venire.&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, allora come oggi, molti giunsero a credere che l&#8217;era del dominio dell&#8217;Occidente fosse giunta al termine e che il nostro futuro fosse destinato a essere una debole e pallida eco del nostro passato. Ma insieme, i nostri predecessori riconobbero che il declino era una scelta, e si rifiutarono di farla. Questo è ciò che abbiamo fatto insieme una volta, ed è ciò che il Presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono fare di nuovo ora, insieme a voi.&nbsp;</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La retorica degli Usa di Trump e Rubio contro l&#8217;Europa</h2>



<p>L&#8217;amministrazione di Trump, dunque, come <strong>riscattatrice dell&#8217;Occidente</strong> dal declino. E Rubio indica un bersaglio in particolare, l&#8217;Europa, come fatto l&#8217;anno scorso dal <strong>vicepresidente J.D. Vance</strong>. L&#8217;anno scorso l&#8217;Europa era indicata dall&#8217;amministrazione americana come potenzialmente antidemocratica. Oggi <strong>Rubio la invita a riscoprire la sua coesione all&#8217;Occidente collettivo</strong>, perché &#8220;non vogliamo un’Europa debole. Vogliamo alleati che sappiano difendersi, orgogliosi della loro cultura e del loro retaggio&#8221;. Sembra di tornare a quando gli apprendisti stregoni neoconservatori dividevano l&#8217;Europa in una componente marziale, riferita ai Paesi dell&#8217;Est postcomunista, e in una legata a Venere, molle e non avvezza ai tempi che corrono.</p>



<p>Rubio, che dieci anni fa sfidava Trump alle primarie repubblicane come uomo di punta erede del <a href="http://www.cato.org/commentary/marco-rubio-neocons-last-stand" target="_blank" rel="noreferrer noopener">movimento neoconservatore</a>, è ora il Segretario di Stato che, nota <em>Bloomberg</em>, fa da ponte tra neocon e mondo Maga nel plasmare una visione del mondo <strong>imperiale adattata alla logica di Trump. L&#8217;espansionismo geopolitico e territoriale</strong> si salda con l&#8217;occidentalismo spinto, i discorsi <strong>della destra populista sul declino della civiltà</strong> che verrebbe da <em>woke</em>, ambientalismo, migranti e il nativismo prendono la forma della critica a un&#8217;Europa imbelle e che dovrebbe conformarsi all&#8217;Occidente a guida americana, il mondo di ieri è riletto attraverso le chiavi politiche dell&#8217;oggi per far remare tutti in un&#8217;unica direzione: evitare quel declino americano che proprio la <em>hybris </em>neocon ha accelerato e per cui Rubio ora incolpa tutti, fuorché i repubblicani Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;neoconservatorismo Maga&#8221; secondo Rubio</h2>



<p>&#8220;Non possiamo anteporre l&#8217;ordine globale agli interessi vitali dei nostri popoli. Le istituzioni internazionali devono essere riformate, non usate contro di noi&#8221;, dice il politico conservatore, dimenticando che proprio gli Usa svuotarono sostanzialmente l&#8217;Onu nei decenni scorsi. </p>



<p>&#8220;<strong>Abbiamo abbracciato una visione dogmatica del libero scambio senza restrizioni</strong>, mentre altre nazioni proteggevano le loro economie e indebolivano le nostre, deindustrializzando le nostre società e cedendo il controllo delle catene di approvvigionamento critiche&#8221;, aggiunge. Peccato che fu l&#8217;America a perorare questa narrazione al resto del mondo, guidandola in prima persona su molti dossier ma guardandosi bene dal far cadere le prescrizioni che<strong> tutelavano la sua sicurezza nazionale</strong> e beandosi dell&#8217;espansione dei servizi finanziari, tributari, consulenziali americani a tutto il mondo e al trionfo dell&#8217;innovazione e dell&#8217;economia dei servizi a stelle e strisce. </p>



<p>&#8220;Abbiamo imposto politiche energetiche che ci impoveriscono, mentre i nostri avversari sfruttano petrolio, carbone e gas naturale come leve contro di noi&#8221;, parla Rubio, capo della diplomazia di un Paese che è il primo produttore di gas e petrolio al mondo. E da anni <a href="https://www.money.it/dalla-dipendenza-russa-a-quella-americana-il-nuovo-rebus-energetico-dell-europa">usa proprio con l&#8217;Europa questa leva.</a> </p>



<p>In sostanza, come dice Bloomberg, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-02-13/rubio-shapes-trump-s-foreign-policy-as-neoconservatism-finds-new-life?embedded-checkout=true">Rubio sta <strong>riaggiornando il glossario neoconservatore per l&#8217;era Maga. </strong></a>Contribuendo a un progetto geopolitico estremamente assertivo e interventista che parte da presupposti diversi da quello dell&#8217;era Bush (all&#8217;epoca si trattava di esaltare l&#8217;egemonia americana, ora di ritardarne il declino soprattutto di fronte all&#8217;ascesa cinese) ma è accomunato dalla prospettiva di aver <strong>reso il mondo più incerto e pericoloso</strong>. Parlano chiaramente operazioni come i dazi e la riscrittura delle regole commerciali globali, gli interventi in Iran e Venezuela, le picconate al multilateralismo. Il neoconservatorismo si fa Maga, lo scontro di civiltà si fa guerra culturale mondiale, il <em>fil rouge</em> non cambia: un&#8217;America divisa all&#8217;interno cerca l&#8217;affermazione esterna. E rischia di doverlo fare a scapito dell&#8217;intera stabilità del pianeta.</p>



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		<title>Dick Cheney, l’architetto del caos neoconservatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dick-cheney-larchitetto-del-caos-neoconservatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 18:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Neoconservatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-1536x990.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-600x387.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un vicepresidente più potente del presidente. La morte di Dick Cheney, a 84 anni, chiude la parabola di uno degli uomini più influenti – e più distruttivi – della politica americana contemporanea. Vicepresidente di George W. Bush dal 2001 al 2009, trasformò una carica perlopiù cerimoniale in un centro di potere occulto, capace di pesare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dick-cheney-larchitetto-del-caos-neoconservatore.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dick-cheney-larchitetto-del-caos-neoconservatore.html">Dick Cheney, l’architetto del caos neoconservatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-1536x990.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105192158421_32e67ad571763fe5b54535d7e74d0031-600x387.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un vicepresidente più potente del presidente. La morte di<strong> Dick Cheney</strong>, a 84 anni, chiude la parabola di uno degli uomini più influenti – e più distruttivi – della politica americana contemporanea. Vicepresidente di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/i-can-hear-you-bush-e-l11-settembre-ventanni-dopo.html">George W. Bush </a></strong>dal 2001 al 2009, trasformò una carica perlopiù cerimoniale in un centro di potere occulto, capace di pesare sulla CIA, sul Pentagono e sulla Casa Bianca ben oltre quanto previsto dalla Costituzione. </p>



<p>Il suo nome resta indissolubilmente legato all’invasione dell’Iraq del 2003, alle derive securitarie seguite all’11 settembre e all’ascesa del neoconservatorismo, che ridisegnò a colpi di bombe la mappa del Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il laboratorio neoconservatore: dal PNAC a Baghdad</h2>



<p>Cheney non fu mai solo un esecutore zelante. Fu l’architetto di un progetto ideologico preciso: mantenere la supremazia americana con la forza. Negli anni Novanta gravitò intorno al Project for the New American Century (PNAC), un centro studi neoconservatore che sosteneva la necessità di un “ruolo guida” militare degli Stati Uniti e invocava apertamente il rovesciamento di Saddam Hussein ben prima dell’11 settembre. Dieci dei firmatari di quel manifesto, tra cui Cheney e Rumsfeld, entrarono poi nell’amministrazione Bush. L’Iraq non fu dunque una reazione improvvisata, ma l’occasione per attuare un programma elaborato da anni, in cui la guerra diventava uno strumento normale della politica estera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Iraq, menzogna fondatrice e disastro originario</h2>



<p>L’invasione del 2003 poggiava su due pilastri: le presunte armi di distruzione di massa e un legame inventato tra Saddam Hussein e il terrorismo internazionale. Cheney ebbe un ruolo centrale nella costruzione di questa narrazione, esercitando pressioni sugli apparati d’intelligence per ottenere “prove” compatibili con la decisione già presa di attaccare l’Iraq. Le ispezioni dell’ONU non trovarono nulla, ma Washington bombardò ugualmente. Il risultato è noto: quasi cinquemila soldati americani uccisi, centinaia di migliaia di vittime irachene, uno Stato distrutto e l’emergere, nel caos, di gruppi jihadisti come lo Stato Islamico.</p>



<p>Per i neoconservatori, l’Iraq doveva diventare la vetrina di un “Medio Oriente democratico”. In realtà dimostrò che non si può bombardare un Paese fino alla democrazia. L’esercito americano smantellò le strutture statali senza costruirne di nuove: licenziamenti di massa, dissoluzione dell’esercito iracheno, umiliazione delle élite locali. Il terreno ideale per milizie, guerra civile e l’ingerenza di potenze vicine, prima fra tutte l’Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra al terrore come macchina per distruggere il diritto</h2>



<p>L’eredità di Cheney non si limita a una guerra. Dopo l’11 settembre mise in moto un intero sistema securitario: <strong>prigioni segrete della CIA, “extraordinary renditions” verso Paesi che praticavano la tortura, interrogatori “rafforzati”</strong>, il campo di Guantánamo, la sorveglianza di massa della NSA. Cheney ne fu il principale teorico, sostenendo la necessità di una presidenza quasi illimitata in tempo di minaccia.</p>



<p>In nome della sicurezza, il confine tra Stato di diritto e ragion di Stato venne cancellato. Il messaggio al mondo fu devastante: il Paese che pretendeva di incarnare l’ordine internazionale si arrogava il diritto di violarlo quando si sentiva in pericolo. Le dittature presero esempio, giustificando i propri campi e le proprie leggi d’eccezione. La “guerra al terrore” divenne una macchina per normalizzare l’illegalità e indebolire la credibilità morale dell’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un costo umano e politico incalcolabile</h2>



<p>I neoconservatori promettevano un mondo più sicuro. Hanno lasciato in eredità un Medio Oriente destabilizzato, città ridotte in macerie, società lacerate dalle divisioni confessionali e un’intera generazione di veterani americani segnata dai traumi. Concentrandosi sull’apparato militare e ignorando le realtà sociali dei Paesi colpiti, Cheney e i suoi alleati crearono proprio ciò che dicevano di voler combattere: più terrorismo, più risentimento, più radicalizzazione.</p>



<p>All’interno degli Stati Uniti, la paura permanente giustificò bilanci militari smisurati a scapito di sanità, istruzione e infrastrutture. I servizi segreti si abituarono a poteri intrusivi difficili da revocare. La cultura politica si militarizzò: essere “duri” divenne la condizione minima per essere credibili, anche dopo il fallimento evidente della guerra irachena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il neoconservatorismo, matrice della crisi americana</h2>



<p>Paradossalmente, alcuni necrologi ricordano oggi le critiche di Cheney a Donald Trump, che egli considerava una minaccia per la democrazia americana. Ma la verità è che il trumpismo non è l’opposto del mondo costruito da Cheney: ne è il figlio diretto. La sfiducia verso le istituzioni, l’esasperazione per le menzogne di Stato, il rifiuto delle élite di Washington nascono anche dal modo in cui l’amministrazione Bush-Cheney manipolò l’opinione pubblica per fare la guerra. Quando un potere mente su questioni di vita o di morte, scava da sé la fossa della democrazia rappresentativa.</p>



<p>In altre parole, la crisi politica americana – polarizzazione, complottismo, ostilità verso i media – non può essere compresa senza tornare all’Iraq. Cheney non distrusse solo un Paese straniero; incrinò il suo stesso Paese mostrando che la ragion di Stato poteva calpestare la verità senza conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un bilancio che né il tempo né gli elogi possono cancellare</h2>



<p>Come spesso accade, la morte di un uomo politico suscita indulgenza: si celebrano “la carriera eccezionale”, “il senso dello Stato”, persino “il patriottismo”. Ma la scala dei danni impone di resistere a questa tentazione. Il programma neoconservatore, di cui Cheney fu uno dei principali artefici, è costato centinaia di migliaia di vite, ha indebolito il diritto internazionale, banalizzato la tortura, accelerato la crescita del jihadismo e alimentato la crisi di fiducia che corrode le democrazie occidentali.</p>



<p>Non si tratta di negare la complessità dell’uomo, né le successive divergenze con il suo campo politico. Si tratta di ricordare che alcune decisioni lasciano cicatrici più profonde delle biografie. In questo senso, Dick Cheney resterà come il simbolo più netto di un’epoca in cui la potenza militare si credeva al di sopra delle regole e in cui un piccolo gruppo di ideologi impose al mondo una visione semplicistica, brutale e infine perdente della supremazia americana. È questa impronta, più degli elogi dei suoi pari, a definire davvero la sua eredità</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dick-cheney-larchitetto-del-caos-neoconservatore.html">Dick Cheney, l’architetto del caos neoconservatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I &#8220;neocon&#8221; alla francese che dimenticano la lezione di De Gaulle</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-neocon-alla-francese-che-dimenticano-la-lezione-di-de-gaulle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 07:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Neoconservatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/macron.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/macron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/macron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/macron-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Francia, che un tempo rivendicava il ruolo di potenza autonoma, è oggi appiattita sull’agenda neoconservatrice.</p>
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<p>L’attacco israeliano di giugno contro l’Iran ha riaperto vecchie faglie geopolitiche e ha messo in luce il peso crescente del <strong>neoconservatorismo francese</strong>. Un movimento che, pur nato negli Stati Uniti, ha trovato a Parigi un terreno fertile: politici, giornalisti, think tank e accademici che sostengono senza esitazione la linea atlantista e filo-israeliana, a scapito della tradizione diplomatica autonoma che la Francia aveva incarnato durante l’era gollista.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla “terza via” al blocco atlantico</h3>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-charles-de-gaulle-lultimo-grande-di-francia.html">La Francia di De Gaulle</a> e dei suoi successori aveva cercato una posizione autonoma, capace di incarnare una terza via tra Stati Uniti e URSS. Ma dagli anni di Sarkozy in poi, questo equilibrio è stato progressivamente abbandonato. La diplomazia francese si è legata a <strong>doppio filo con Washington</strong>, seguendo le priorità della NATO e dell’Unione Europea. Non si tratta di un cambiamento improvviso: già nel 1976, con il programma dei “Giovani Leader” lanciato dalla Fondazione franco-americana, centinaia di personalità del mondo politico, industriale e mediatico erano state integrate in una rete di influenza destinata a consolidare il legame atlantico.</p>



<p><strong>Da Hollande a Macron, la linea non è cambiata</strong>: sostegno a Israele, rottura delle relazioni con Mosca, pieno allineamento con Bruxelles e Washington. Il Quai d’Orsay, dove alcuni descrivono la corrente neoconservatrice come una vera e propria “setta”, ha finito per perdere ogni autonomia strategica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una rete che unisce media, accademia e politica</h3>



<p>Il neoconservatorismo francese non è un’entità unitaria, ma una galassia di reti e gruppi convergenti. Dal <em>Cercle de l’Oratoire</em> fondato dopo l’11 settembre, ai think tank come la <em>Fondation pour la recherche stratégique</em>, fino ai media filo-atlantisti come Dreuz.info, le voci neoconservatrici hanno trovato spazio e amplificazione. Intellettuali, giornalisti e politici si sono alternati nel sostegno a Israele e nell’invocazione di una “difesa preventiva” contro le minacce islamiche o russe.</p>



<p>Negli ultimi anni, nuove strutture si sono aggiunte: movimenti come il <em>Printemps républicain</em>, siti come Conspiracy Watch, figure mediatiche e accademiche che hanno trasformato la narrazione politica in <strong>una dicotomia tra democrazie e dittature, tra il bene assoluto incarnato dall’Occidente e il male rappresentato da chiunque vi si opponga.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Israele e l’Iran: la guerra degli slogan</h3>



<p>Il conflitto israelo-iraniano è diventato il banco di prova perfetto per questa ideologia. Con l’opinione pubblica sempre più critica verso l’operato di Israele a Gaza, la retorica neoconservatrice ha bisogno di spostare l’attenzione: presentare Teheran come minaccia esistenziale, <strong>evocare lo “scontro di civiltà”, ribadire che Israele combatte “per tutti noi”</strong>. Da qui lo slogan ricorrente: Israele non difende solo se stesso, ma difende l’intera civiltà occidentale.</p>



<p>Sulle televisioni francesi, editorialisti e opinionisti ripetono questa narrativa: il diritto alla difesa equivale al diritto di bombardare, la guerra preventiva diventa legittima, la sproporzione delle risposte israeliane viene ignorata. Le critiche al diritto internazionale, alle tempistiche e alle motivazioni degli attacchi vengono derubricate come ingenuità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rischio del caos regionale</h3>



<p>Eppure, la realtà del Medio Oriente dimostra la fragilità di questa visione. Ogni intervento sproporzionato o illegittimo ha generato più caos che stabilità: <strong>dall’Iraq nel 2003, alla Libia nel 2011, fino alla Siria.</strong> L’idea che l’eliminazione del regime iraniano possa aprire la strada a una pace duratura appare quanto mai illusoria. Un Paese di novanta milioni di abitanti, con un territorio vastissimo e con strutture statali complesse, non può essere ridotto a una pedina sacrificabile senza immaginare le conseguenze dirompenti per l’intera regione.</p>



<p><strong>Anche voci arabe e libanesi sottolineano il paradosso:</strong> la fine dell’era iraniana potrebbe sembrare una benedizione, ma l’inizio dell’era israeliana rischia di trasformarsi in una maledizione. Una regione già devastata da conflitti e occupazioni sarebbe condannata a un nuovo ciclo di instabilità permanente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I falchi francesi e la lezione dimenticata</h3>



<p>La Francia, che un tempo rivendicava il ruolo di potenza autonoma capace di dialogare con tutti, appare oggi <strong>appiattita su posizioni che rispecchiano fedelmente l’agenda neoconservatrice.</strong> Una scelta che la priva di credibilità in Medio Oriente, la trascina in conflitti che non le appartengono e la allontana dalla tradizione di realpolitik costruita nel dopoguerra.</p>



<p>Dietro gli slogan sulla difesa della democrazia, ciò che emerge è <strong>una logica di guerra permanente, funzionale agli interessi di élite economiche e militari</strong> più che alla sicurezza dei popoli. La lezione della storia – che l’uso sproporzionato della forza produce solo caos – sembra dimenticata. Eppure è proprio questa la lezione che chi vive sotto le bombe conosce meglio di chiunque altro.</p>
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