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	<title>messico Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Jun 2026 12:42:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>messico Archives - InsideOver</title>
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		<title>Messico: il mondiale parallelo delle famiglie dei 135 mila desaparecidos</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/messico-il-mondiale-parallelo-delle-famiglie-dei-135-mila-desaparecidos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[scomparsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il Messico si appresta a dare il via alla Coppa del Mondo FIFA 2026, migliaia di persone, soprattutto donne, stanno organizzando una marcia fuori dallo stadio, nella capitale del Paese. “Non giocate con il nostro dolore” è il loro slogan, un grido che dà voce a oltre 134.000 persone scomparse che lo Stato sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/messico-il-mondiale-parallelo-delle-famiglie-dei-135-mila-desaparecidos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/messico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Mentre il Messico si appresta a dare il via alla Coppa del Mondo FIFA 2026, migliaia di persone, soprattutto donne, stanno organizzando una marcia fuori dallo stadio, nella capitale del Paese. “Non giocate con il nostro dolore” è il loro slogan, un grido che dà voce a oltre 134.000 persone scomparse che lo Stato sembra voler dimenticare.</em></p>



<p>A partire dall&#8217;11 giugno, <strong>la capienza complessiva per i singoli match</strong> nei tre impianti messicani scelti per il torneo FIFA sarà di <strong>oltre 184mila posti:</strong> lo <strong>Stadio Azteca di Città del Messico</strong> ospita fino a 83mila spettatori, il <strong>Monterrey nel Nuevo León</strong> 53.500 e <strong>l&#8217;Akron a Jalisco, </strong>48mila. Nello stesso momento, secondo gli ultimi dati ufficiali del <a href="https://versionpublicarnpdno.segob.gob.mx/Dashboard/ContextoGeneral">Registro Nazionale</a>, <strong>le persone svanite nel nulla in Messico sono 134.845</strong> (dal 1952 ad oggi). Significa che l&#8217;esercito dei <em>desaparecidos</em> messicani potrebbe riempire da solo l&#8217;intero Stadio Azteca durante la partita inaugurale lasciando fuori ancora una folla immensa, o che da solo supererebbe di gran lunga il numero di spettatori di una partita a Monterrey riempiendo quell&#8217;impianto per due volte e mezzo.</p>



<p>“In Messico <strong>ci sono più persone scomparse di quante assisteranno alla partita inaugurale</strong> di questi Mondiali”, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2026/06/mexico-women-searchers-planning-world-cup-protest-over-disappeared-loved-ones-must-be-protected-and-heard/">ha confermato </a><strong>Edith Olivares Ferreto</strong>, direttrice esecutiva di<strong> Amnesty International Messico</strong>. L&#8217;organizzazione supporta da anni le associazioni dei familiari degli scomparsi che, proprio in occasione dei Mondiali, hanno deciso di sfruttare i riflettori globali e l&#8217;arrivo dei turisti per rompere il silenzio su un grave problema di cui si sta occupando anche l&#8217;ONU. Per farsi ascoltare da spettatori vicini e lontani, i collettivi hanno messo in campo una serie di iniziative nelle città che ospiteranno le partite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Città del Messico: l&#8217;<strong>Axolotl rosa presidia lo stadio</strong></h2>



<p>I collettivi impegnati nella ricerca dei desaparecidos stanno organizzando una <strong>protesta pacifica in concomitanza con il match inaugurale </strong>all’Azteca (lo stadio che consacrò l&#8217;Argentina di Maradona nel 1986). <strong>“Non giocate con il nostro dolore”</strong> è il loro slogan, un grido che trasforma i numeri dei seggiolini degli stadi nei volti di chi non c&#8217;è più. Si prevede la partecipazione di migliaia di familiari che manifesteranno in onore dei propri cari, molti dei quali reclutati con la forza dai cartelli della droga o uccisi per aver opposto resistenza.&nbsp;In Messico, le sparizioni avvengono per molteplici ragioni, spesso legate alla criminalità organizzata. I gruppi criminali utilizzano frequentemente le sparizioni come&nbsp;strumento di controllo e intimidazione.  </p>



<p>Nelle scorse settimane, sempre fuori dallo stadio di Città del Messico, sono stati affissi i manifesti con le foto degli scomparsi ed è stata avvistata anche una bizzarra mascotte, l&#8217;<strong>Ajolote Buscador</strong> (l&#8217;Axolotl cercatore), che è anche il simbolo della città in occasione dei Mondiali di calcio. Si tratta di una salamandra in grado di rigenerare quasi tutto il suo corpo se ferita e, per tale motivo, simbolo della resistenza delle famiglie che continuano a cercare i propri cari. Per rafforzare il concetto, la mascotte ha in mano una pala, attrezzo usato dai familiari per cercare i corpi. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’album di figurine degli scomparsi&nbsp;</strong>a Jalisco </h2>



<p>Nello Stato di Jalisco, il collettivo di <strong>Luz de Esperanza</strong> ha trasformato i classici avvisi di ricerca in <strong>figurine simili a quelle del celebre album ufficiale </strong>dei Mondiali, dove a indossare la maglia della nazionale messicana non sono più i calciatori, ma gli scomparsi. I manifesti sono stati affissi nei pressi del FIFA Fan Festival e nei luoghi più turistici della città di <strong>Guadalajara.</strong></p>



<p>Il gruppo non è contro l&#8217;evento sportivo ma contesta apertamente il fatto che il <strong>governo locale abbia investito milioni di pesos nei preparativi per le quattro partite</strong> della fase a gironi, ignorando la crisi umanitaria di Jalisco, epicentro del crimine organizzato messicano e, secondo&nbsp;la&nbsp;<a href="https://www.oas.org/es/cidh/informes/pdfs/2026/informe_desapariciones_mx_spa.pdf">Comisión Interamericana de Derechos Humanos</a>,&nbsp;detentrice del record nazionale di sparizioni forzate: <strong>circa <a href="https://www.latimes.com/world-nation/story/2026-05-17/nearly-1-900-vanished-in-around-guadalajara-now-world-cup-arrives">16mila</a> in appena dieci anni. </strong> &#8220;L&#8217;errore sta nello smettere di nominare coloro che devono essere nominati e nello smettere di cercare&#8221;, ha dichiarato all&#8217;agenzia EFE&nbsp;<strong>Héctor Flores</strong>, membro dell&#8217;organizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mondiali blindati, cittadini abbandonati</h2>



<p>Oltre ai fiumi di denaro stanziati a livello locale, a finire al centro delle polemiche è l&#8217;intera filosofia del piano di sicurezza nazionale, concepito per blindare il torneo ma non i cittadini. La strategia, battezzata <strong>piano &#8220;Kukulkán&#8221;,</strong> è nata per contenere i timori di un&#8217;escalation della violenza dei cartelli dopo la recente <a href="https://it.insideover.com/criminalita/ucciso-el-mencho-il-capo-che-fece-del-crimine-una-macchina-da-guerra.html">uccisione del leader del cartello</a> Jalisco Nueva Generación, Nemesio Oseguera Cervantes, alias <strong>El Mencio</strong>. Il piano prevede il <strong>dispiegamento massiccio di 100mila uomini </strong>tra agenti di polizia, truppe dell&#8217;esercito e sicurezza privata per la sorveglianza dello spazio aereo, marittimo, terrestre e del cyberspazio, supportata da sistemi di monitoraggio continuo e di allerta precoce.</p>



<p>Un dispiegamento di forze e tecnologie senza precedenti che stride con la realtà del territorio: proprio nello Stato di Jalisco, lo scorso gennaio, sono stati trovati centinaia di <strong>resti umani in <a href="https://it.insideover.com/politica/messico-nel-caos-la-guerra-dei-cartelli-a-pochi-mesi-dal-mondiale.html">fosse comuni.</a></strong> Il ritrovamento non si deve all&#8217;efficienza dei reparti speciali o del monitoraggio statale, ma al lavoro autogestito dei collettivi di ricerca costituiti dalle famiglie delle persone scomparse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A <strong>Nuevo León i manifesti apposti sulle fioriere del governo </strong></h2>



<p>Anche l’associazione United Forces for Our Disappeared in Nuevo León (FUNDENL) ha presentato la sua &#8220;nazionale messicana&#8221;: una squadra di 21 &#8220;giocatori desaparecidos&#8221;, ognuno con il proprio nome, numero e la data dell&#8217;ultimo avvistamento sulla maglia. <strong>Solo nel 2026</strong>, in questo stato sono <strong>scomparse 367 persone</strong>, di cui 262 risultano ancora disperse.</p>



<p>I membri dell’associazione hanno di recente <strong>denunciato un fatto increscioso</strong>, riportato anche dalla testata messicana <em>La Jornada</em>: il <strong>tentativo del governo dello stato di Nuevo León di coprire i volti e le foto degli scomparsi </strong>nella Plaza de las y los Desaparecidos a <strong>Monterrey</strong>, nascondendoli dietro a dei grandi vasi di fiori ornamentali. Il collettivo ha definito l&#8217;azione un&#8217;offesa alla società e ha risposto <strong>affiggendo i manifesti direttamente sui vasi</strong>, mostrando un simbolico &#8220;cartellino rosso&#8221; alle autorità locali per le sistematiche omissioni nelle indagini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra fosse comuni e narco-politica, l&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme sul Messico</h2>



<p>Nonostante l&#8217;introduzione di meccanismi giuridici internazionali, le sparizioni forzate rimangono una ferita aperta. I collettivi sottolineano come le riforme legislative promesse non siano mai state attuate. “Otto anni dopo la creazione della Commissione locale di ricerca mancano ancora piani concreti, come l&#8217;istituzione di programmi di medicina legale presso l&#8217;Universidad Ciudadana di Nuevo León”, attacca FUNDENL. Al momento sarebbero <strong>oltre 70mila i corpi non identificati in custodia dello Stato.</strong></p>



<p>Il dramma messicano è da tempo uscito dai confini nazionali per diventare un caso internazionale. Lo scorso aprile, il comitato dell&#8217;ONU che si occupa di sparizioni (CED) ha attivato una procedura d&#8217;emergenza (l&#8217;articolo 34) e ha chiesto di <strong>portare il caso del Messico davanti all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite</strong>. Per la CED le sparizioni in Messico non sarebbero casi isolati, ma così <strong>diffusi e sistematic</strong>i da essere definiti &#8220;crimini contro l&#8217;umanità&#8221;.</p>



<p>La presidente messicana&nbsp;<strong>Claudia Sheinbaum</strong>&nbsp;ha negato tali accuse sostenendo che per parlare di crimini contro l&#8217;umanità servirebbe una politica deliberata di attacco ai civili da parte dello Stato, mentre la colpa delle sparizioni sarebbe da imputare esclusivamente ai <strong>cartelli della droga e alla criminalità organizzat</strong>a.</p>



<p>Secondo la CED, tuttavia, ci sono prove che in molti casi <strong>i funzionari pubblici e la polizia avrebbero favorito i criminali</strong> attraverso l&#8217;omertà e la complicità. Di fronte a una crisi che le autorità locali non riescono più a gestire, l&#8217;ONU ha chiesto alla comunità internazionale di <strong>inviare in Messico aiuti finanziari e specialisti.</strong> Si vogliono mappare le fosse comuni, analizzare i resti umani non ancora identificati e indagare sui legami corrotti tra politica e narcotraffico; ma si vuole anche garantire protezione ai familiari che rischiano la vita per cercare i loro cari.</p>



<p>Nonostante la presidente del Messico abbia difeso l’operato del governo, ha comunque dovuto riconoscere i gravi ritardi delle procure locali: &#8220;È meglio che il fascicolo venga aperto dall&#8217;inizio, perché questo garantisce la ricerca&#8221;, ha dichiarato, lasciando aperta la porta a un cambio di rotta istituzionale che le famiglie degli scomparsi aspettano da anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nove &#8220;madres buscadores&#8221; su dieci subiscono violenze</h2>



<p>Le donne, le cosìdette&nbsp;<strong>madres buscadoras</strong>, sono la vera forza trainante di questa battaglia. Si organizzano, battono le strade, scavano sotto terra, visitano gli obitori e si spingono fino alle zone controllate dai cartelli per cercare le persone scomparse. Una dedizione che pagano a carissimo prezzo. </p>



<p>Secondo un <a href="https://www.amnesty.org/ru/wp-content/uploads/2025/07/AMR4193742025ENGLISH.pdf">rapporto di Amnesty International</a> relativo al 2025, il<strong> 97% delle donne impegnate nelle ricerche ha riferito di aver subito violenze. </strong>I rischi includono: <strong>minacce (45%)</strong> ed estorsioni (39%); <strong>aggressioni fisiche (27%)</strong> e sfollamento forzato (27%); <strong>torture (10%)</strong>, rapimenti (6%), violenze sessuali, ma anche omicidi. </p>



<p>Tra il 2019 e il 2024, <strong>ben 16 attivisti impegnati nelle ricerche sono stati assassinati.</strong> Tredici di loro erano donne. Madri che hanno pagato con la vita la colpa di aver cercato una verità che spesso si nasconde sotto terra, a pochi passi dagli stadi di questi Mondiali.</p>



<p>A tutto questo si aggiunge lo stigma sociale. <strong>Una donna su due viene colpevolizzata o isolata dalle autorità</strong> e persino dalle proprie comunità. Il logorio è anche economico: &#8220;Essere ricchi o poveri non è la stessa cosa&#8221;, denunciano molte madri nel report. &#8220;Se scompare un ricco la procura si muove subito; per mio figlio non riesco nemmeno a fissare un appuntamento”. Ma è anche sanitario: <strong>il 70% dichiara gravi problemi di salute </strong>fisica e mentale. Araceli Rodríguez, che cerca suo figlio da 15 anni, racconta di aver avuto difficoltà a respirare e di <strong>aver perso i denti per lo stress.&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le procure aspettano tre giorni prima di denunciare una scomparsa </h2>



<p>Nonostante ciò, <strong>solo il 17% delle donne denuncia le aggressioni subite durante le ricerche</strong>, a causa della totale sfiducia nelle istituzioni e della percezione di una forte collusione tra funzionari pubblici e criminalità organizzata. Anche gli investigatori e i tecnici forensi molto spesso <a href="https://www.hrw.org/news/2026/04/22/the-stadium-of-the-disappeared">non dispongono della formazione e delle risorse</a> necessarie per svolgere il loro lavoro, mentre testimoni e vittime sono spesso terrorizzati da ritorsioni per aver collaborato alle indagini e le autorità non sono in grado o non sono disposte a proteggerli. Sebbene l&#8217;emittente <a href="https://kyma.com/news/mexico/2026/04/21/mexico-eliminates-72-hour-waiting-period-before-searching-for-missing-people/">KYMA </a>abbia recentemente riportato l&#8217;ennesima direttiva per eliminare formalmente ogni attesa, molte procure locali continuano illegalmente a chiedere alle famiglie di aspettare 72 ore prima di avviare le ricerche.</p>



<p>Ora, mentre i riflettori del mondo si accendono sugli stadi, i familiari degli scomparsi chiedono che il governo accetti l&#8217;aiuto e le tecnologie di altri Paesi. “Mentre decine di milioni di persone in tutto il mondo si preparano a seguire quella che la FIFA definisce &#8216;la più grande cerimonia di apertura del mondo&#8217;, migliaia di donne coraggiose in Messico coglieranno l&#8217;occasione per scendere in piazza e ricordare che le ricerche continuano”, conclude Edith Olivares Ferreto, di Amnesty International. </p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Morti due agenti Usa in Messico: la CIA e le operazioni contro i cartelli della droga</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/morti-due-agenti-usa-in-messico-la-cia-e-le-operazioni-contro-i-cartelli-della-droga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 04:12:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Cartelli messicani]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1326" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-1024x707.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-768x530.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-1536x1061.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-2048x1414.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I due funzionariUsa sono morti in un incidente d'auto dopo lo smantellamento di un laboratorio clandestino di droga. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/morti-due-agenti-usa-in-messico-la-cia-e-le-operazioni-contro-i-cartelli-della-droga.html">Morti due agenti Usa in Messico: la CIA e le operazioni contro i cartelli della droga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1326" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-1024x707.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-768x530.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-1536x1061.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/cia-la-presse-2048x1414.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Due agenti della CIA sono morti</strong> in un incidente che si è verificato in <strong>Messico</strong> al termine di un’operazione antidroga. L’agenzia di spionaggio statunitense ha ampliato in modo significativo il suo ruolo nel contrasto ai cartelli della droga che operano in Sudamerica durante la seconda amministrazione Trump ed è attiva da diverso tempo proprio in Messico, dove sono stati schierati <strong>diversi asset, militari e dell’intelligence</strong>, per contrastare il traffico degli stupefacenti diretti negli Stati Uniti, in particolare il temuto fentanyl, un oppioide sintetico con alto potere analgesico e anestetico.</p>



<p>Le operazioni condotte dalla Central Intelligence Agency, che avevano attirato l’attenzione degli osservatori internazionali a causa dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-ai-cartelli-della-droga-gli-usa-schierano-anche-gli-aerei-spia-u-2.html">ampio dispiegamento di forze</a> – che ha coinvolto diversi aerei spia U-2, un aereo di intelligence strategica Rc-135 Rivet Joint e droni MQ-9 Reaper operati direttamente dall’agenzia – sono passate in secondo e terzo piano per via delle escalation e crisi internazionali in Sudamerica e Medio Oriente – dove le spie americane hanno giocato un ruolo rilevante – ancora in corso, e la presenza di 007 statunitensi determina un ruolo ancora attivo. Quale?</p>



<p>Secondo quanto riportato dal <em>Washington Post</em>, i due funzionari di stanza presso l’ambasciata statunitense di Città del Messico sono deceduti in un incidente automobilistico nel Nord del Messico mentre tornavano dal “<em>luogo di un’operazione antidroga</em>”. Entrambi lavoravano per la <strong>Central Intelligence Agency</strong> nella lotta al narcotraffico nell’emisfero occidentale, secondo quanto riferito da due fonti a conoscenza dei fatti. L’incidente, che si è verificato nello stato di Chihuahua, ha spinto la presidente messicana <strong>Claudia Sheinbaum </strong>verso l’<strong>apertura di un’indagine</strong> per accertare se l’operazione avesse violato le leggi sulla sicurezza nazionale, mentre altri osservatori si domandano se le dinamiche dell’incidente possano rivelare trame più torbide o una semplice e tragica fatalità. La CIA ha rifiutato di commentare la notizia relativa all’avvio di un’indagine.</p>



<p>In passato, le autorità messicane hanno sempre garantito la piena collaborazione nelle operazioni antidroga condotte dagli Stati Uniti lungo i confini e all’interno del territorio messicano. Secondo le informazioni diffuse dalla stampa americana, i morti sarebbero stati quattro: tutti tornavano da “<em>un incontro con funzionari messicani a seguito dell’operazione per lo smantellamento di un laboratorio clandestino di droga in una zona remota</em>” del Messico, dove è stato recentemente condotto un <strong>blitz contro il laboratorio</strong> definito come “<em>uno dei più grandi mai scoperti</em>”.</p>



<p>I funzionari messicani hanno riferito che l’auto su cui si trovavano i due agenti americani “<em>è sbandata, precipitata in un burrone ed è esplosa</em>”.</p>



<p>Un evento tragico, dalle dinamiche contorte, avvenuto in un contesto complesso, in cui l’amministrazione Trump, già alle prese con l’ampia operazione contro i cartelli della droga condotta nel <strong>Mar dei Caraibi</strong>, e in particolare <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-usa-colpiscono-sul-territorio-venezuelano-lescalation-contro-i-narcos-annunciata-da-trump.html">contro il Venezuela</a>, dove i droni armati hanno affondato decine di imbarcazioni che, secondo l’amministrazione, erano “<em>coinvolte nel traffico di droga</em>”, uccidendo almeno 180 persone, culminata con il<a href="https://it.insideover.com/guerra/penetrazione-soppressione-difesa-e-sorveglianza-gli-usa-nei-cieli-del-venezuela.html">blitz delle forze speciali </a>che ha portato alla cattura (o rapimento) dell’ex presidente <strong>Nicolas Maduro</strong>, attualmente sotto processo presso un tribunale federale di Manhattan con accuse di narcotraffico, corruzione e terrorismo, sta imponendo una “<em>crescente pressione</em>” sul Messico affinché le autorità “<em>intraprendano azioni più incisive contro i cartelli</em>”.</p>



<p>L’agenzia d’intelligence statunitense ha ampliato le sue <strong>operazioni antidroga</strong> nel Paese e in altre parti dell’<strong>America Latina</strong>. Non si possono escludere a priori ritorsioni nei confronti degli emissari di Langley che stanno portando avanti, di fatto, una guerra aperta alla droga, intaccando pesantemente le capacità logistiche e gli introiti economici dei cartelli della droga. Come è già stato reso noto, la CIA ha <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/cia-contro-i-cartelli-messicani-2440414.html">impiegato droni non armati sul Messico</a> per rintracciare i capi dei cartelli e individuare laboratori clandestini di droga, svolgendo un ruolo di primo piano nelle retate che hanno portato alla cattura e al sequestro di figure apicali e importanti hub per la lavorazione e lo stoccaggio di sostanze stupefacenti pronte per essere messe sul mercato. Secondo funzionari statunitensi, le informazioni fornite dall’intelligence sono state fondamentali per supportare le autorità messicane nella localizzazione di <strong>Nemesio Rubén Oseguera Cervantes</strong>, il boss della droga noto come “<em>El Mencho</em>” e capo del cartello <strong>Jalisco Nuova Generazione</strong>, morto durante l’operazione a causa delle ferite da arma da fuoco.</p>



<p>Sebbene le operazioni non siano state condotte dagli americani e non abbiano visto, almeno ufficialmente, un coinvolgimento attivo, la loro presenza sul campo li rende bersagli potenziali in una guerra sempre più aperta contro i cartelli. Che da un anno a questa parte devono fare i conti con un <strong>nemico straniero</strong> in quello che reputano il <em>loro</em> territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/morti-due-agenti-usa-in-messico-la-cia-e-le-operazioni-contro-i-cartelli-della-droga.html">Morti due agenti Usa in Messico: la CIA e le operazioni contro i cartelli della droga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Messico, proibito informare. Continua la mattanza dei narcos contro i giornalisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/messico-proibito-informare-continua-la-mattanza-dei-narcos-contro-i-giornalisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 07:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
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<p>Altro che Messico e nuvole, nella terra dei sombreri e della tequila chi si firma è morto. Non è una battuta ma, purtroppo, una drammatica realtà. Secondo i dati forniti dal governo federale dal 2000 ad oggi più di 260 giornalisti sono stati assassinati. La loro “colpa”? Scrivere cose sgradite ai narcos che da decenni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/messico-proibito-informare-continua-la-mattanza-dei-narcos-contro-i-giornalisti.html">[...]</a></p>
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<p>Altro che <strong>Messico</strong> e nuvole, nella terra dei sombreri e della tequila chi si firma è morto. Non è una battuta ma, purtroppo, una drammatica realtà. Secondo i dati forniti dal governo federale dal 2000 ad oggi più di <strong>260 giornalisti</strong> sono stati assassinati. La loro “colpa”? Scrivere cose sgradite ai narcos che da decenni insanguinano il Paese e ai loro tanti, troppi complici: politici, militari, giudici, imprenditori. La folla di corrotti che sta divorando ciò che resta della scassata repubblica del presidente socialista Andres Manuel Lopez Obrador, per amici e avversari semplicemente AMLO. &nbsp;</p>



<p>I più esposti sono i corrispondenti della sterminata provincia messicana, in particolare i colleghi che lavorano nelle regioni maggiormente investite dalle continue faide tra i <strong>cartelli della droga</strong>, una folle mattanza con circa 30mila morti all’anno. Informare correttamente i lettori sui fatti di cronaca nera è rischioso, cercare di spiegarne i motivi, i retroscena e disegnare le correlate geografie criminali equivale ad una condanna a morte quasi certa. &nbsp;</p>



<p>Come spiega Leopoldo Maldonado, direttore di “Articolo 19”, principale organizzazione messicana per la <strong>libertà di stampa</strong>, &#8220;la violenza si è trasformata in un vero modus operandi per censurare l’informazione. Ogni giorno un giornalista viene aggredito dai narcos e, soprattutto, dai funzionari pubblici, dai poliziotti, dagli eletti locali&#8221;. &nbsp;Non a caso il 99% dei crimini contro la stampa resta impunita. Lavorare è sempre più difficile, racconta sconsolata Balbina Flores rappresentante di “Reporter senza Frontiere”: &#8220;il Messico è al 127 posto su 180 paesi nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. Ovunque nel paese si allargano le zone di silenzio mediatico minacciando così la nostra giovane democrazia. In provincia tutto si regge sugli accordi tra le mafie e la corruzione politica e i giornalisti indipendenti sono terribilmente esposti. Soltanto nella capitale, grazie alla presenza dei poteri federali e dei grandi media nazionali, vi è ancora qualche spazio per la libertà d’informazione&#8221;.</p>



<p>Non a caso molti operatori minacciati di morte piuttosto che autocensurarsi hanno scelto di trasferirsi a <strong>Città del Messico</strong>, una megalopoli di 20 milioni di abitanti, e d’immergersi nell’anonimato. Ma per i giornalisti liberi anche la capitale è sempre meno sicura. Il 15 dicembre scorso due killer su una moto hanno tentato d’uccidere Coiro Gomez Leyva, celebre commentatore televisivo. Fortunatamente l’auto era blindata e Leyva si è miracolosamente salvato ma il messaggio è chiaro, nessuno è al sicuro e la notorietà non è una garanzia.</p>



<p>Per cercare d’arginare la pressione criminale sulla stampa nel 2012 il governo dell’allora presidente <strong>Enrique Pena Nieto</strong> ha creato un programma federale di protezione a cui si sono iscritti 600 giornalisti. Il meccanismo prevede una linea sicura d’allarme, telecamere e camere blindate nelle redazioni e nelle abitazioni e, nei casi più delicati, una scorta armata. Misure in realtà abbastanza inutili: nel 2022 in Messico sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi paese al mondo, Siria e Ucraina comprese.</p>



<p>Di certo la presidenza di AMLO non aiuta. Anzi. Come affermano i responsabili di “Articolo 19”, Lopez Obrador e i suoi ministri perseguono una violenta campagna contro la stampa indipendente, rea a loro avviso di appoggiare l’opposizione con false notizie e scandalismo di bassa lega. Lo conferma, una volta di più, proprio la brusca virata all’indomani del fallito attentato a <strong>Coiro Gomez Leyva</strong>. Dopo aver espresso una tiepida solidarietà alla mancata vittima, pochi giorni dopo il presidente è tornato sull’accaduto insinuando che l’intera vicenda potrebbe essere soltanto una montatura per destabilizzare il suo governo.</p>



<p>Ricordiamo inoltre che AMLO sostiene apertamente la campagna denigratoria contro la stampa perseguita della sulfurea trasmissione televisiva significativamente intitolata “Chi è chi nelle bugie della settimana?”. Ogni mercoledì va in onda una sorta di gogna propagandistica contro i professionisti non allineati ai voleri presidenziali. Per <strong>Reporter senza Frontiere</strong> un atteggiamento irresponsabile che devasta il già molto agitato il dibattito pubblico e criminalizza chiunque scriva. &nbsp;Per quanto riguarda la magistratura solo pessime notizie. I parenti delle vittime denunciano che non solo non ci sono progressi positivi nelle tante indagini aperte e mai concluse, ma persino i processi in corso subiscono costantemente “strane” battute d&#8217;arresto che portano volutamente all’insabbiamento di ogni procedimento.</p>
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		<title>La violenza dei narcos minaccia il turismo messicano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-violenza-dei-narcos-minaccia-il-turismo-messicano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 06:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
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<p>Per il Messico il turismo rappresenta il sette per cento del PIL. Un ottimo affare e tanti, tanti soldi. Persino durante la pandemia, grazie ad una politica “aperturista”, gli stranieri sono continuati ad arrivare (e a spendere) e la repubblica centroamericana è divenuta la settima meta mondiale del turismo. Una crescita formidabile che ha il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-violenza-dei-narcos-minaccia-il-turismo-messicano.html">[...]</a></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Per il Messico il turismo rappresenta il sette per cento del PIL. Un ottimo affare e tanti, tanti soldi. Persino durante la pandemia, grazie ad una politica “aperturista”, gli stranieri sono continuati ad arrivare (e a spendere) e la repubblica centroamericana è divenuta la settima meta mondiale del turismo. Una crescita formidabile che ha il suo cuore nello Stato federale di Quintana Roo e più precisamente nella Riviera Maya, 130 chilometri di spiagge stesi tra Cancun, Playa del Carmen e Tulum e punteggiati da 120.0000 camere d’albergo che solo l’anno scorso hanno ospitato ben 13 milioni di turisti. Una risorsa preziosa per un Paese ancora afflitto da gravi problemi strutturali, inquinato da una corruzione diffusa e massacrato da una violenza efferata quanto rapace.</p>



<p>Ed è proprio la violenza — principalmente frutto velenoso del narcotraffico dei cartelli — a minacciare la Riviera. Nell’ultimo anno il tasso d’omicidi nella regione è arrivato a 46 casi su centomila abitanti rispetto ad una già non invidiabile media nazionale del 27. Una mattanza che fatalmente ha coinvolto anche turisti d’ogni nazionalità — canadesi, statunitensi, francesi, indiani, giapponesi —, per lo più (ma non sempre…) vittime casuali di regolamenti di conti tra le diverse gang o spettatori incolpevoli di macabri ritrovamenti tra gli ombrelloni e sulle strade. Alla base il traffico di stupefacenti. &#8220;Nove omicidi su dieci sono legati alla vendita di droghe&#8221;, spiega il procuratore regionale, Oscar Montes de Oca. &#8220;Il turismo ha sviluppato un mercato enorme che ha scatenato una guerra tra i terminali locali delle grandi organizzazioni criminali, tra tutti il cartello di Jalisco e quello di Sinaloa. I più pericolosi&#8221;.</p>



<p>Insomma tanta domanda e tantissima offerta. Per rendersene conto basta una passeggiata nel centro di Cancun o Playa del Carmen. Ad ogni angolo vi è qualcuno che vende la “roba”: marijuana, cocaina, anfetamine d’ogni tipo e ad ogni prezzo. Un mercato a cielo aperto a lungo tollerato o, quantomeno, poco ostacolato dalle forze dell’ordine.</p>



<p>Sino ad oggi. L’escalation criminale ha allarmato non poco l’industria del turismo e, omicidio dopo omicidio, le pressioni sul governo regionale e su quello centrale si sono fatte sempre più forti sinché quest’estate lo Stato ha deciso d’intervenire &#8220;prima che succeda qualcosa d’irreparabile&#8221;.  Ai 5000 agenti della polizia regionale (considerati sensibili alle lusinghe del denaro…) sono stati aumentati di botto gli stipendi (da 7000 pesos a 18.000) e forniti nuovi equipaggiamenti, nelle zone considerate sensibili sono state installate 2200 telecamere, spiagge e centri turistici sono pattugliati 24 ore su 24 da 1500 militi della Guardia nazionale e da un battaglione di fanteria di Marina in assetto da guerra. Risultato provvisorio?  Gli arresti sono triplicati e la curva criminale sembra essersi abbassata.</p>



<p>Ma i problemi, per ammissione delle stesse autorità, restano aperti. Lo straordinario quanto caotico sviluppo urbano della regione (solo Tulum cresce annualmente del 14 per cento e ha triplicato la popolazione in un decennio) facilita il riciclaggio di denaro sporco e alimenta la corruzione: in passato due governatori del Quintana Roo, Mario Villanueva e Roberto Borge, sono finiti in galera rispettivamente per traffico di droga e truffa aggravata….</p>



<p>L’attuale governatrice Maria Lezama, molto vicina al presidente federale Lòpez Obrador, assicura che inasprirà la strategia securitaria e la lotta contro il malcostume e il clientelismo. Una mossa necessaria, anzi obbligata se si vuol preservare l’industria turistica e garantire nuovi investimenti nel settore. In primis l’apertura del nuovo aeroporto internazionale di Tulum — quello di Cancun è ormai intasato — e la realizzazione del “Tren Maja”, la nuova ferrovia ad alta velocità lunga 1500 chilometri che unirà entro il 2023 le principali attrazioni turistiche del Messico meridionale. Opere importanti e molto costose che la ferocia dei narcos rischia di trasformare in desolate “cattedrali nel deserto”.</p>
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