Le forze di sicurezze messicane hanno comunicato l’uccisione di un capo narcos tra i più temuti al mondo, un “principe delle tenebre” del narcotraffico a lungo sfuggente: Nemesio Oseguera Cervantes, per tutti El Mencho, non è mai stato un capo da fotografia. Niente culto della personalità, niente esibizioni inutili. La sua cifra è stata la discrezione, che nel narcotraffico vale quanto un arsenale: chi si fa vedere troppo presto finisce troppo presto. Viene dal Messico rurale, quello in cui la distanza tra Stato e territorio non si misura in chilometri ma in assenze. Un passaggio negli Stati Uniti, guai con la giustizia, il ritorno. E poi la scelta decisiva: trasformare la criminalità da somma di bande in organizzazione, da traffico in controllo, da violenza episodica in disciplina permanente.

Quando alcune strutture precedenti si indeboliscono, lui non si limita a occupare lo spazio vuoto. Cambia proprio il modo di stare sul terreno. Il Cartello Jalisco Nuova Generazione nasce così: non come semplice erede di un gruppo, ma come modello nuovo. Nel giro di pochi anni diventa una potenza criminale che non vive solo di droga, ma di territorio, finanza e paura.

Il cartello come impresa: denaro che diventa potere

Il CJNG non funziona come una banda che vende merce e scappa. Funziona come un’impresa clandestina che investe, si protegge, si espande. La droga resta il prodotto principale, ma intorno cresce un’economia parallela fatta di estorsioni, “tasse” imposte a chi lavora, controllo dei passaggi, contrabbando, riciclaggio. Il punto non è soltanto quanto entra, ma come quel denaro viene trasformato in potere stabile: attività di facciata, immobili, logistica, protezioni, reti di complicità.

Qui la criminalità smette di essere cronaca nera e diventa economia politica. Perché quando un’organizzazione riesce a dare lavoro, imporre regole e distribuire punizioni, sta facendo ciò che lo Stato non fa. E in certe aree del Messico la concorrenza non è tra imprese: è tra sovranità.

Scenari economici

Primo scenario: continuità. Se la catena di comando regge, produzione e rotte restano operative e l’economia criminale continua a funzionare con la sua efficienza brutale.
Secondo scenario: frammentazione. Se il vertice si spacca, le fazioni cercano liquidità rapida: più estorsioni, più sequestri, più predazione sul territorio. È lo scenario che colpisce di più la vita quotidiana.
Terzo scenario: guerra di conquista. I rivali tentano di prendersi corridoi e piazze. E quando si combatte per i corridoi, si combatte per il denaro: blocchi, incendi, intimidazioni di massa, paralisi economica come messaggio politico.

La svolta paramilitare: quando il cartello non teme lo scontro

Il tratto che distingue il CJNG è la militarizzazione. Non solo uomini armati: struttura. Comando territoriale, reparti operativi, capacità di spostarsi e colpire con logiche da campagna militare. La violenza non è soltanto un linguaggio: è una strategia. Serve a intimidire i rivali, ma soprattutto a educare le istituzioni: fargli capire che ogni intervento avrà un prezzo.

Quando un cartello raggiunge questo livello, la partita cambia. Non è più polizia contro criminali. È un conflitto a bassa intensità in cui lo Stato rischia di apparire un attore fra altri, non l’unico legittimato a imporre la legge.

Valutazione strategica militare

Il cartello, in termini operativi, mira a tre obiettivi: proteggere la leadership, difendere i corridoi logistici, terrorizzare selettivamente per ottenere obbedienza. Se cade il primo, gli altri due diventano più fragili. Per questo la rimozione di un capo non produce automaticamente stabilità: spesso apre la fase più pericolosa, quella in cui tutti vogliono dimostrare di essere il nuovo centro del potere.

Il fentanyl: la droga che sposta la politica

C’è poi il fattore che ha moltiplicato la potenza dei cartelli moderni: gli oppioidi sintetici, soprattutto il fentanyl. Qui cambia l’economia del traffico: meno volume, più profitto, trasporto più semplice, distribuzione più rapida. È un moltiplicatore di potere e di crisi. Perché negli Stati Uniti la questione non è soltanto criminale o sanitaria: è politica, elettorale, di sicurezza interna.

Questo aumenta la pressione su Città del Messico. E crea un paradosso: più Washington pretende risultati rapidi, più rischia di spingere verso soluzioni spettacolari e meno strutturali; più il Messico mostra forza, più i cartelli rispondono con dimostrazioni di forza. È una spirale in cui la stabilità è la prima vittima.

Sovranità contesa: il cartello come potere parallelo

Il cuore del problema, alla fine, non è il nome del capo. È la capacità del cartello di esercitare sovranità di fatto. In diverse aree il CJNG ha imposto regole, arbitrato conflitti, controllato economie locali. È un potere parallelo che prospera dove lo Stato è debole o corrotto o semplicemente lontano. E quando ciò accade, il cartello diventa un attore geopolitico interno: influenza migrazioni, investimenti, sicurezza delle infrastrutture, funzionamento dei mercati locali.

Valutazione geopolitica e geoeconomica

La partita si gioca su tre livelli. Interno: lo Stato deve dimostrare che esiste anche fuori dalle capitali e dai comunicati. Bilaterale: gli Stati Uniti intensificano pressioni e cooperazione, ma anche sospetti e pretese, perché la frontiera è un nervo scoperto. Globale: il denaro del narcotraffico entra in circuiti finanziari e attività lecite, rendendo sempre più difficile separare economia reale ed economia criminale.

Dopo El Mencho: non la fine, ma il momento più instabile

Se davvero viene meno un capo come El Mencho, la domanda non è “finisce il cartello?”. La domanda è “che forma prende il cartello adesso?”. Se la successione è rapida e riconosciuta, l’organizzazione continua, magari cambiando stile, magari irrigidendo i metodi. Se invece il vertice si divide, la violenza aumenta e il territorio paga. È la regola di questi conflitti: quando cade un comandante, la battaglia raramente si chiude. Cambia fase. E spesso quella fase è la più sanguinosa.

La successione: nomi, equilibri e la finestra strategica dei rivali

La successione a El Mencho non è una questione simbolica, ma operativa. Il Cartello Jalisco Nuova Generazione ha sempre funzionato come una struttura gerarchica, e questo significa che esistono figure già posizionate per assumere il comando, anche senza proclamazioni ufficiali. Il primo nome che emerge è quello di Rubén Oseguera González, detto El Menchito, figlio del fondatore. La sua autorità deriva dalla continuità familiare, un elemento che nei cartelli messicani conserva un forte valore di legittimazione. Tuttavia, la sua detenzione negli Stati Uniti rappresenta un limite concreto: può fungere da riferimento simbolico e da elemento di coesione per le fazioni fedeli alla famiglia, ma difficilmente può esercitare un comando diretto sul terreno.

Per questo motivo, l’attenzione si sposta su figure operative già radicate nella macchina militare e finanziaria del cartello. Tra queste, una delle più plausibili è Audias Flores Silva, noto come El Jardinero, responsabile della sicurezza personale di El Mencho e figura chiave nella protezione della leadership. Il suo ruolo lo colloca al centro del sistema di fiducia interna, un elemento decisivo in una fase in cui il primo obiettivo è evitare defezioni e tradimenti.

Un altro nome rilevante è Erick Valencia Salazar, detto El 85, uno dei fondatori storici del CJNG e figura con esperienza e legittimità. La sua eventuale ascesa rappresenterebbe una soluzione di continuità, basata non sulla discendenza ma sulla memoria organizzativa e sulla conoscenza delle reti logistiche e finanziarie.

Accanto a queste figure, esistono comandanti regionali meno visibili ma strategicamente decisivi, responsabili di territori chiave come Jalisco, Colima e Guanajuato. In un cartello strutturato come il CJNG, il potere reale dipende dalla capacità di controllare queste aree, che rappresentano nodi logistici fondamentali per il traffico verso il Pacifico e la frontiera nord.

Il vantaggio dei rivali: Sinaloa in prima linea

Il principale beneficiario potenziale di una successione instabile è il cartello di Sinaloa, storicamente il rivale più potente del CJNG. Sotto la guida di figure come Ismael Zambada García, detto El Mayo, e dei figli di Joaquín Guzmán, i cosiddetti Chapitos, Sinaloa conserva una struttura resiliente e una rete internazionale consolidata. Per Sinaloa, la morte di El Mencho rappresenta un’opportunità per riconquistare territori perduti negli ultimi anni, in particolare negli stati occidentali e lungo le rotte del Pacifico.

Il vantaggio è duplice. Da un lato territoriale: infiltrarsi nelle aree dove la catena di comando del CJNG si indebolisce. Dall’altro economico: sottrarre corridoi logistici significa sottrarre flussi di denaro, riducendo la capacità del rivale di finanziare operazioni e mantenere la propria rete.

I cartelli emergenti: la strategia dell’attesa

Oltre a Sinaloa, anche organizzazioni più piccole ma aggressive, come il Cartello Santa Rosa de Lima, potrebbero sfruttare la fase di transizione per espandere la propria influenza a livello regionale. Questi gruppi non hanno la capacità di sostituire il CJNG su scala nazionale, ma possono consolidare il controllo su territori locali, approfittando della temporanea distrazione del cartello dominante.

Il rischio reale: non il crollo, ma la redistribuzione del potere

Il CJNG non è una struttura fragile. È una rete con capacità autonome di comando e finanziamento. Per questo, il rischio più realistico non è il collasso, ma la redistribuzione del potere interno e l’apertura di una fase di competizione, sia interna sia esterna. In questa fase, ogni attore cerca di trasformare l’incertezza in vantaggio: i comandanti interni per consolidare la propria posizione, i cartelli rivali per espandere il proprio raggio d’azione.

È in questo spazio di transizione che si decide il futuro equilibrio del narcotraffico messicano. Non attraverso proclami, ma attraverso il controllo concreto delle rotte, degli uomini e del denaro.
Complicità, infiltrazioni e convivenze: la penetrazione del CJNG nelle istituzioni messicane

Il Cartello Jalisco Nuova Generazione ha costruito la propria espansione non soltanto con la forza militare, ma attraverso un lavoro sistematico di infiltrazione nelle istituzioni locali e regionali. Il caso più emblematico risale al 2015, quando l’ex governatore dello stato di Jalisco, Aristóteles Sandoval Díaz, avviò una riorganizzazione delle polizie municipali dopo che diverse indagini federali avevano rivelato infiltrazioni dirette del CJNG nei corpi di sicurezza locali. Sandoval stesso venne assassinato il 18 dicembre 2020 a Puerto Vallarta, in un’operazione che le autorità messicane collegarono immediatamente a reti criminali riconducibili al cartello. L’omicidio di un ex governatore rappresentò un segnale preciso: il cartello non si limitava a corrompere, ma era disposto a eliminare figure istituzionali percepite come ostacolo.

Già nel 2012, le autorità federali avevano arrestato numerosi agenti di polizia municipale a Veracruz, accusati di collaborare con cellule del CJNG fornendo informazioni sui movimenti delle forze federali. La logica era chiara: anticipare le operazioni militari per consentire ai comandanti del cartello di spostarsi o nascondere laboratori e depositi.

Un caso ancora più significativo emerse nel 2017, quando il sindaco del comune di Yahualica, Jalisco, e diversi funzionari locali furono indagati per aver favorito indirettamente l’espansione del cartello attraverso appalti, concessioni e tolleranza operativa. Non si trattava sempre di corruzione diretta, ma di una convivenza strutturale: il cartello garantiva una forma di ordine e, in cambio, otteneva libertà di movimento.

Le forze di sicurezza: infiltrazione documentata e operazioni compromesse

Il CJNG ha dimostrato una capacità sistematica di infiltrare e neutralizzare i livelli più vulnerabili dell’apparato di sicurezza. Il 1° maggio 2015, durante un’operazione militare federale per catturare El Mencho, il cartello abbatté un elicottero militare Cougar EC725 dell’aeronautica messicana nei pressi di Villa Purificación, uccidendo otto militari e un agente federale. L’operazione fallì anche perché il cartello era stato informato in anticipo dei movimenti delle forze governative, suggerendo la presenza di informatori interni.

Nel 2019, il Segretariato della Difesa Nazionale avviò indagini interne dopo aver scoperto che alcuni membri delle forze di sicurezza avevano fornito informazioni operative a organizzazioni criminali, inclusi gruppi collegati al CJNG. Questi episodi non indicano una complicità istituzionale centralizzata, ma dimostrano una vulnerabilità strutturale: la possibilità per il cartello di ottenere informazioni critiche attraverso individui inseriti nei ranghi dello Stato.

Il sistema finanziario: riciclaggio e connessioni internazionali

Il 15 agosto 2017, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), identificò una rete di società utilizzate dal CJNG per riciclare denaro. Tra queste figuravano imprese con sede a Guadalajara e Puerto Vallarta, formalmente impegnate in attività commerciali legittime ma in realtà utilizzate per assorbire e reinvestire proventi del narcotraffico.

Un nome centrale in questo sistema è quello di Abigael González Valencia, cognato di El Mencho e leader della rete finanziaria conosciuta come Los Cuinis, arrestato il 28 febbraio 2015 a Puerto Vallarta. González Valencia gestiva un complesso sistema di riciclaggio attraverso società di copertura, immobili e attività commerciali, facilitando l’integrazione dei profitti criminali nel sistema economico legale.

I legami internazionali: Europa e Italia come nodi logistici e finanziari

Le indagini europee hanno confermato la presenza indiretta del CJNG nei circuiti criminali del continente. Nel 2018, Europol segnalò la crescente cooperazione tra cartelli messicani e organizzazioni criminali europee, in particolare per la distribuzione di cocaina e metanfetamina.

In Italia, la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) hanno documentato la cooperazione tra cartelli latinoamericani e la ’ndrangheta, che controlla una parte significativa del traffico di droga verso l’Europa attraverso il porto di Gioia Tauro. Le organizzazioni messicane, incluso il CJNG, utilizzano intermediari per trasferire carichi verso l’Europa, dove le reti italiane garantiscono distribuzione e riciclaggio.

Un caso emblematico risale al 2020, quando l’operazione europea Pollino, coordinata da Europol, evidenziò le connessioni tra organizzazioni criminali sudamericane e reti europee, confermando il ruolo centrale della ’ndrangheta nella distribuzione continentale.

Un potere che vive nella fragilità dello Stato

Il CJNG ha dimostrato che la vera forza di un cartello non risiede solo nelle armi, ma nella capacità di inserirsi nelle debolezze istituzionali. Attraverso infiltrazioni, intimidazioni e una sofisticata rete finanziaria, l’organizzazione ha costruito un sistema resiliente, capace di sopravvivere anche sotto pressione militare.

Il risultato è una forma di potere che non sostituisce lo Stato, ma convive con esso, sfruttandone le fragilità. È in questa convivenza, fatta di paura, denaro e opportunità, che si comprende la vera natura del Cartello Jalisco Nuova Generazione: non semplicemente un’organizzazione criminale, ma una struttura capace di operare su scala globale, influenzando economia, sicurezza e stabilità ben oltre i confini del Messico.

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