Non c’erano solo gli elicotteri neri dei Night Stalker che hanno traghettato i team di incursori della Delta Force, a cui è stato affidato il compito di catturare Nicolás Maduro, ma anche caccia da superiorità aerea F-22 come garanzia di difesa e supporto nei cieli potenzialmente ostili del Venezuela, caccia stealth di 5ª generazione F-35 per penetrare la bolla di difesa ed eliminare asset difensivi, e un drone poco noto, l’RQ-170 Sentinel che è stato presentato dalla stampa internazionale come la “Bestia di Kandahar“; un sofisticato drone sviluppato dalla divisione per i progetti sperimentali e altamente innovativi di Lockheed Martin, la Skunk Works, che ha avuto un ruolo fondamentale nell’operazione Absolute Resolve, ed era già stato impiegato per sorvegliare Osama Bin Laden prima dell’operazione di “decapitazione” condotta dai Navy Seal del Red Wing del Team 6 nel suo rifugio in Pakistan.
A questo drone sviluppato sul concetto di ala volante vengono affidate delicate missioni ISR – Intelligence, Surveillance, and Reconnaissance – ad alta quota in ambienti particolarmente ostili. La sua capacità stealth gli permette infatti di eludere i radar ed essere al sicuro dai sistemi di difesa, consentendogli di inviare le sue preziose informazioni al resto del “pacchetto” di attacco che potrebbe aver riservato un ruolo particolare anche agli EA-18 Growler della Us Navy, gli aerei per la guerra elettronica che avevano effettuato degli “strani voli” al largo delle coste del Venezuela, considerati un chiaro presagio di cosa sarebbe accaduto, e potrebbero aver svolto un ruolo nelle missioni d’attacco tipiche delle “Wild Weasel“: la soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD), cacciando e distruggendo siti radar ostili con missili anti-radiazione.
Scortati dai caccia imbarcati sulla portaerei Uss Gerald Ford, gli F/A-18 Super Hornet che sono entrati in azione nel primo strike, gli aerei per il disturbo dei sistemi di difesa avversari, che hanno subito un attacco elettronico e cibernetico (che avrebbe coinvolto direttamente l’Us Cyber Command, ndr), hanno lasciato via libera ai caccia stealth F-35A e F-35B Lightning II che hanno colpito i loro target con la scorta degli F-22 Raptor, nel caso in cui gli intercettori delle forze aeree venezuelane avessero deciso o ricevuto l’ordine di entrare in azione contro gli aggressori, per aprire la strada agli elicotteri del 160° Reggimento Aviazione per Operazioni Speciali (SOAR), che hanno impresso le loro sagome nelle nuvole viola dell’alba, lasciandoci identificare attraverso i video condivisi dai venezuelani sconvolti dall’incursione i possenti birotore MH-47G Chinook, gli MH-60 Direct Action Penetrator Black Hawk e i piccoli ma pungenti AH-6 Little Birds.
Inevitabile, in fine, la presenza di aerei che fungono da piattaforme di ulteriore sorveglianza, coordinamento, comando e controllo, gli Airborne Early Warning and Control System o AEW&CS. Si è parlato del coinvolgimento di un C-40 Clipper, un velivolo basato sulla cellula del Boeing 737-700 impiegato per “tracciare bersagli” e sorvegliare movimenti, di un C-130 Compass Call e della presenza di Rc-135 Rivet Joitn. Insomma, di un pacchetto completo che compone quella forza necessaria a preparare un’operazione terrestre così delicata. Anche se una parte dell’opinione pubblica ha già maturato la convinzione che fosse tutto annunciato.
Per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, l’operazione Absolute Resolve, l’attacco degli USA in Venezuela, è stato uno “spettacolare assalto mai visto dalla Seconda guerra mondiale”, condotto “nei cieli, via terra e via mare”. L’azione avrebbe coinvolto 150 velivoli da 20 vettori e basi americane, tra cui le portaerei e le portaelicotteri che incrociavano nel Mar dei Caraibi, le basi sul continente e la base militare essenziale di Porto Rico, la Roosevelt Naval Air Station, tornata operativa dall’inizio del “conflitto armato non internazionale” che l’amministrazione Trump ha deciso di lanciare contro il narcotraffico nella regione, ma che, secondo molti osservatori e analisti, aveva come fine ultimo quello di imporre la massima pressione politica e militare sul governo di Caracas per ottenere la capitolazione del presidente Maduro e gettare le basi per un regime change che ora molti si attendono. Mentre si parla apertamente di una evidente violazione del diritto internazionale.
Il Tycoon ha paragonato il “blitz” di Caracas, alle operazioni condotte contro il generale iraniano Soleimani, e il leader del Califfato nero dell’ISIS Al-Bagdhadi, citando ancora una volta la recente operazione Midnight Hammer, il raid condotto contro gli impianti nucleari iraniani. Per il Commander in Chief americano, gli Stati Uniti sono “pronti a lanciare un secondo attacco più importante, se necessario“. Dopo l’escalation, la situazione nei Caraibi resta decisamente calda e incerta.
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