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Politica

Messico nel caos: la guerra dei cartelli a pochi mesi dal Mondiale

Le violenze dei cartelli in Messico, dopo l'uccisione di "El Mencho", riaprono le preoccupazioni sulla sicurezza in vista dei Mondiali dell'estate del 2026, in particolare nella città di Guadalajara.

Poco dopo l’inizio del secondo tempo, l’arbitra Lee Fernanda Galán ha interrotto la partita tra Necaxa e Querétaro della prima divisione femminile messicana (una delle più importanti al mondo), facendo rientrare tutte le giocatrici negli spogliatoi. La causa sono stati dei rumori, simili a delle esplosioni, che si sono sentiti provenire dall’esterno dello stadio Victoria di Aguascalientes, e che hanno subito fatto temere un attacco dei cartelli.

Nella giornata di domenica, nelle ore precedenti alla partita, la polizia ha ucciso in uno scontro a fuoco Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, il capo del cartello di Jalisco, una delle più potenti organizzazioni criminali al mondo. In seguito, i narcotrafficanti hanno iniziato a incendiare mezzi pubblici e negozi, a bloccare strade e a seminare il panico in varie zone del Paese.

L’episodio dello stadio Victoria, in realtà, è rientrato dopo soli 15 minuti, con le squadre che sono tornate in campo per terminare l’incontro. Alla fine, i rumori non erano esplosioni, ma solo un’esibizione di automobili d’epoca fuori dalla struttura.

Questo incidente racconta però molto bene il livello di tensione che si avverte in Messico in questo momento a causa della violenza dei cartelli della droga. Una situazione accentuata dalle stesse organizzazioni criminali, che sfruttano pure la diffusione sui social di immagini modificate con l’IA per terrorizzare la popolazione. Lo ha confermato su X il giornalista Oscar Balmen, tra i principali esperti di narcotraffico messicano: “Attenzione agli account legati alla criminalità organizzata: il loro intento è creare caos e diffondere notizie false. Stanno seminando l’idea di stragi, attentati aerei, rapimenti di massa e coprifuoco”.

Due partite di campionato che dovevano disputarsi domenica sono state rinviate: quella della lega maschile tra Querétaro e Juárez, e quella della lega femminile tra Chivas Guadalajara e América. La Federcalcio messicana e il governo, però, hanno confermato l’amichevole maschile tra la Nazionale locale e quella dell’Islanda, prevista per mercoledì proprio allo stadio Corregidora di Querétaro. Attraverso il calcio, il Messico vuole dimostrare che la situazione nel Paese è sotto controllo, nonostante la violenza dei narcos.

In queste ore, infatti, molti si stanno domandando, soprattutto all’estero, se il Messico sarà in grado di ospitare il Mondiale di calcio della prossima estate. Il torneo vedrà il via l’11 giugno a Città del Messico e prevede in tutto tredici partite nel Paese centrocamericano, mentre le restanti saranno in Stati Uniti e Canada. Il problema riguarda in particolare i quattro match della fase a gironi previsti allo stadio Akron di Zapopan, vicino a Guadalajara e, dunque, proprio nello Stato di Jalisco, l’epicentro degli scontri.

Le autorità messicane contano di ristabilire l’ordine rapidamente, anche perché Guadalajara ospiterà due partite delle qualificazioni tra un mese. Il 26 marzo, allo stadio Akron si affronteranno Nuova Caledonia e Giamaica, e la vincente sfiderà la Repubblica Democratica del Congo cinque giorni dopo, per assicurarsi un altro posto al prossimo Mondiale. Altri due gare degli spareggi (Bolivia-Suriname, la vincente poi contro l’Iraq) si svolgeranno nelle stesse date a Monterrey, che però si trova quasi 800 km più a nord e, al momento, sembra abbastanza tranquilla.

Mondiali e sicurezza: le fosse comuni a Guadalajara

Lo stadio Akron di Guadalajara era già stato al centro di un caso molto preoccupante nei mesi scorsi. A fine novembre del 2025, le autorità messicane rivelavano di aver trovato almeno otto siti di fosse comuni proprio attorno all’impianto, in un raggio compreso tra i 15 e i 30 km: in tutto, erano stati contati 500 sacchi contenenti resti umani.

La questione dei desaparecidos in Messico, principalmente vittime dei cartelli, è nota e piuttosto sconvolgente. I numeri ufficiali parlano di oltre 16.000 persone scomparse negli ultimi cinque anni, nel solo Stato di Jalisco. Il ruolo del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), guidato fino a ieri da “El Mencho”, è determinante in questo fenomeno, a causa del suo elevato livello di violenza. Si tratta di un’organizzazione criminale che conterebbe, secondo il governo messicano, almeno 19.000 membri, con ramificazioni internazionali e una struttura tale che il governo degli Stati Uniti la equipara a un gruppo terroristico.

La scoperta delle fosse comuni tre mesi fa ha sollevato molti dubbi e preoccupazioni anche tra i dirigenti della FIFA, riguardo alla sicurezza di Guadalajara come sede del Mondiale. La testata messicana Claro Sports ha scritto quest’oggi che fonti interne alla FIFA hanno confermato le preoccupazioni in vista delle gare degli spareggi di fine marzo.

Per il momento non sono previsti interventi di alcun tipo da parte dell’associazione internazionale del calcio, ma nei prossimi giorni si valuterà se sia il caso di trasferire le due partite di Guadalajara in una sede più sicura. Poi, ci sarà da capire se la città potrà essere confermata come sede del Mondiale estivo e, soprattutto, se potrà ospitare le selezioni della Corea del Sud e della Colombia, che hanno scelto la terza città più grande del Messico come propria base durante il torneo.

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