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	<title>Maiduguri Archives - InsideOver</title>
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	<title>Maiduguri Archives - InsideOver</title>
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		<title>Nigeria, bambini arrestati dall&#8217;esercito per sospetti legami con Boko Haram</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bambini-arrestati-dallesercito-per-sospetti-legami-con-boko-haram.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Dell'Orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 05:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria Boko Haram" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-1024x445.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;esercito nigeriano avrebbe arrestato migliaia di bambini sospettati di coinvolgimento con Boko Haram, e li avrebbe tenuti reclusi in condizioni ai limiti della vivibilità per mesi, in alcuni casi per anni. Alcuni di loro avevano appena cinque anni. È quanto emerge dall&#8217;ultimo rapporto diffuso da Human Rights Watch, che cita come luogo di detenzione la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bambini-arrestati-dallesercito-per-sospetti-legami-con-boko-haram.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bambini-arrestati-dallesercito-per-sospetti-legami-con-boko-haram.html">Nigeria, bambini arrestati dall&#8217;esercito per sospetti legami con Boko Haram</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria Boko Haram" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercito-della-Nigeria-contro-Boko-Haram-La-Presse-e1568371382956-1024x445.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;esercito nigeriano avrebbe arrestato migliaia di bambini sospettati di coinvolgimento con <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/boko-haram-una-storia-di-terrore-lunga-10-anni.html">Boko Haram</a>, e li avrebbe tenuti reclusi in condizioni ai limiti della vivibilità per mesi, in alcuni casi per anni. Alcuni di loro avevano appena cinque anni.</p>
<p>È quanto emerge dall&#8217;ultimo rapporto diffuso da <a href="https://www.hrw.org/report/2019/09/10/they-didnt-know-if-i-was-alive-or-dead/military-detention-children-suspected-boko">Human Rights Watch</a>, che cita come luogo di detenzione la famigerata struttura militare nella città nord-orientale di Maiduguri, la <strong>caserma Giwa</strong>. Questa sorta di Guantanamo nigeriana è già balzata di recente agli onori delle cronache per via di una ricerca condotta da Amnesty International che aveva accertato casi di <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/8415/2018/en/">violenza sessuale nei confronti di donne e minori </a>da parte di agenti di sicurezza e altri detenuti nelle strutture penitenziarie dello stato del Borno, tra cui proprio quella di Maiduguri. Queste ultime accuse, che l&#8217;esercito nigeriano nega, si inseriscono proprio in un più ampio schema di presunti abusi da parte delle stesse forze di sicurezza che combattono da oltre un decennio contro il gruppo estremista Boko Haram.</p>
<p>Migliaia di donne e ragazze che credevano di essere state salvate dai militari e sottratte alle mire dei terroristi sarebbero invece state vittime di abusi in cambio di cibo e altri beni di prima necessità, viste le condizioni ai limiti della vivibilità a cui erano sottoposte. Nel 2015 ancora <strong>Amnesty International</strong> aveva dichiarato che almeno 7mila persone fossero morte in regime detenzione militare nel nord-est della Nigeria. Negli ultimi mesi invece, secondo i funzionari di Borno, migliaia di sfollati sono stati respinti e rispediti in aree non sicure per fornire un avamposto contro Boko Haram.</p>
<h2>Le testimonianze dei bambini</h2>
<p>Più di 3.600 bambini, di cui 1.617 ragazze, sono stati detenuti dalle forze armate nigeriane tra il 2013 e il 2019, secondo i dati raccolti dall&#8217;Onu, anche se Human Rights Watch ha precisato che le autorità nigeriane non hanno permesso l&#8217;accesso da parte delle Nazioni Unite nei luoghi di detenzione militare per verificare l&#8217;attendibilità delle stime. È infatti impossibile sapere l&#8217;esatto numero di bambini attualmente in regime di restrizione. Il rapporto cita invece con precisione alcune testimonianze di bambini percossi al momento della cattura prima di arrivare alla caserma di <strong>Giwa</strong>.</p>
<p>Ibrahim, di 10 anni, <a href="https://www.hrw.org/report/2019/09/10/they-didnt-know-if-i-was-alive-or-dead/military-detention-children-suspected-boko">ha raccontato di essersi trovato cinque anni fa</a> con la sua famiglia in fuga dal proprio villaggio dopo un attacco di Boko Haram, e che era stato arrestato alcuni giorni dopo dall&#8217;esercito.</p>
<p>&#8220;Abbiamo detto che eravamo scappati da Boko Haram, ma i militari non ci hanno creduto&#8221;, dice. &#8220;Hanno risposto che facevamo parte di Boko Haram. Ci hanno colpito con una corda di pelle animale e schiaffeggiato i nostri genitori con l&#8217;estremità piatta di un lungo coltello. Ci picchiano ogni giorno&#8221;.</p>
<p>Saeed, 17 anni, inizialmente detenuto nella città di Banki, ha detto di essere stato picchiato dalla <strong>Civilian Joint Task Force</strong>, un gruppo di vigilanti che lavora con i militari, in presenza di alcuni soldati in divisa.</p>
<p>&#8220;Mi hanno chiesto se ero membro di Boko Haram e mi hanno picchiato quando ho detto di no. Mi hanno legato le mani e le gambe, mi hanno appeso ad un albero e continuato a picchiarmi. Mi hanno frustato e lasciato legato all&#8217;albero dalla mattina alla sera&#8230; Hanno anche sparato ad alcune persone mentre altre le hanno picchiate a morte con dei bastoni&#8221;.</p>
<p>I bambini hanno inoltre aggiunto che una volta arrivati a Maiduguri sono stati costretti a dormire a pochi centimetri l&#8217;uno dall&#8217;altro, in 300 persone nella stessa cella con un solo bagno a disposizione per i bisogni di tutti. Quasi la metà dei bambini citati da Hrw ha detto di aver visto i cadaveri di altri detenuti, morti probabilmente anche a causa del caldo.</p>
<h2>La difesa dell&#8217;esercito</h2>
<p>Un portavoce del quartier generale della difesa nigeriana, <a href="https://www.theguardian.com/global-development/2019/sep/11/nigeria-children-as-young-as-five-boko-haram-links-report">Onyema Nwachukwu</a>, ha detto che i militari hanno messo agli arresti bambini che tentavano di fabbricare esplosivi e fornire &#8220;un sostegno tacito agli insorti&#8221;, compresa la fornitura di informazioni sui movimenti delle truppe. Tuttavia, i bambini reclusi sarebbero stati trattati come &#8220;vittime della guerra e non come sospettati&#8221;. &#8220;I bambini arrestati sono tenuti in luoghi sicuri, dove sono adeguatamente nutriti, profilati e de-radicalizzati prima del loro rilascio&#8221;, ha detto. <a href="https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2019/05/01/news/nigeria_ragazzini_e_donne_vittime_di_abusi_sessuali_nelle_prigioni_dello_stato_del_borno-225230979/">L’ex guardia della prigione di Maiduguri</a>, tuttavia, ha confermato di recente di essere al corrente della situazione. Stando alle sue dichiarazioni: “Le condizioni lì [nella prigione, <em>NdR</em>] non sono buone per i minori ed è difficile fermare quello che succede. L’unico modo è che siano tirati fuori da lì. Cosa puoi aspettarti quando tieni nello stesso posto ragazzini e adulti”. <em>Amnesty International</em> ha anche documentato l’aggressione sessuale ai danni di un ragazzo di 16 anni da parte di un detenuto nella medesima prigione di <strong>Giwa</strong>, all&#8217;incirca nel mese di gennaio del 2018, sei mesi prima che tutti i minori fossero rilasciati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bambini-arrestati-dallesercito-per-sospetti-legami-con-boko-haram.html">Nigeria, bambini arrestati dall&#8217;esercito per sospetti legami con Boko Haram</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Maiduguri, la Raqqa dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/maiduguri-la-raqqa-dellafrica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>C'è una città, in Africa, dove l'ordine normale della storia è stato sovvertito, dove la vita trascorre in margine alla morte, dove si uccide in nome di Dio e dove si supplica anche la pietà in nome di Dio. È in questa città che è nato e sbocciato, come un germoglio dell'orrore, un esercito nuovo, con a capo una guida che rivendica nuovi confini con vanità di Califfo e tedofora di una violenza plasmata dall'afflato di un male assoluto. E sempre qua la miseria, che vessa un intero continente, non è una tragedia che invoca aiuto, ma la causa con cui il terrorismo allarga le proprie fila, legittimando con il desiderio di vendetta ogni atrocità. Maiduguri. Ecco il nome della città nigeriana dove una rivoluzione d'odio ha cancellato il passato e infettato la contemporaneità con il seme del dolore. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/maiduguri-la-raqqa-dellafrica">Maiduguri, la Raqqa dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-24-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>C&#8217;è una città, in Africa, dove l&#8217;ordine normale della storia è stato sovvertito, dove la vita trascorre in margine alla morte, dove si uccide in nome di Dio e dove si supplica anche la pietà in nome di Dio. È in questa città che è nato e sbocciato, come un germoglio dell&#8217;orrore, un esercito nuovo, con a capo una guida che rivendica nuovi confini con vanità di Califfo e tedofora di una violenza plasmata dall&#8217;afflato di un male assoluto. E sempre qua la miseria, che vessa un intero continente, non è una tragedia che invoca aiuto, ma la causa con cui il terrorismo allarga le proprie fila, legittimando con il desiderio di vendetta ogni atrocità. Maiduguri. Ecco il nome della città nigeriana dove una rivoluzione d&#8217;odio ha cancellato il passato e infettato la contemporaneità con il seme del dolore. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/maiduguri-la-raqqa-dellafrica">Maiduguri, la Raqqa dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Nigeria vuole far diventare museo  la casa del fondatore di Boko Haram</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/museo-boko-haram-maiduguri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 11:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Mohammed Yusuf fu il predicatore radicale che diede vita alla setta Boko Haram nella città di Maiduguri. Un nome che solo a pronunciarlo, ancor oggi, provoca orrore. Infatti non è stato semplicemente il padre spirituale della setta islamista nigeriana, ma pure di una tragedia che sino ad adesso ha provocato 2,6 milioni di sfollati interni, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/museo-boko-haram-maiduguri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Mohammed Yusuf fu il predicatore radicale che diede vita alla setta Boko Haram nella città di Maiduguri. Un nome che solo a pronunciarlo, ancor oggi, provoca orrore. Infatti non è stato semplicemente il padre spirituale della setta islamista nigeriana, ma pure di una tragedia che sino ad adesso ha provocato 2,6 milioni di sfollati interni, 20mila morti e oltre 9 miliardi di dollari di danni. Ma il governo di Abuja ha deciso di trasformare la casa di Yusuf in un museo. Una notizia che desta incredulità per una pluralità di  motivi.</p>
<p>Non è una fake news come potrebbe sembrare a una prima lettura, è esattamente come si è letto: la casa del predicatore islamista nigeriano che nel 2002 creò il gruppo oggi affiliato allo Stato Islamico, diventerà un museo dove sarà esposto il materiale relativo alla storia della formazione jihadista.</p>

<p>A comunicarlo alla stampa è stato Mohammed Bulama, commissario per gli Affari interni, l’informazione e la cultura del governo dello stato di Borno. E non è la sola idea che ha proposto perchè ha avanzato anche il visionario progetto di trasformare la foresta di Sambisa, tuttora roccaforte degli islamisti, in una riserva naturale deputata ai safari.</p>
<p>La prima domanda che sorge spontanea è chi mai a questo mondo, ora, possa ipotizzare di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/stragi-e-attentati-si-susseguono-gli-jihadisti-perseguitano-sia-cristiani-sia-musulmani-e-la-fame-e-le-malattie-sono-la-nuova-piaga/" target="_blank">fare del turismo a Maiduguri</a>. Di conseguenza, viene quindi anche da chiedersi se con tutte le esigenze e i bisogni primari di cui necessita la popolazione dello Stato del Borno, afflitta anche da una carestia, sia proprio una politica di promozione del turismo ciò di cui ha bisogno. Poi l&#8217;opinione pubblica del più popoloso Paese d&#8217;Africa e la stampa nigeriana, hanno fatto notare che, essendoci un conflitto in atto, un museo, in questo momento, anzichè avere la funzione di preservare la memoria dell&#8217;atrocità compiuta dagli jihadisti rischia di essere frainteso e diventare implicitamente un altare celebrativo del defunto leader del gruppo islamista e di conseguenza della formazione irregolare.</p>

<p>Ibrahim Attahiru, comandante dell&#8217;esercito nigeriano nelle ultime ora ha dichiarato che Boko Haram si può considerare tecnicamente sconfitto. Le parole dell&#8217;ufficiale però non corrispondono alla realtà. Spesso il governo e i vertici militari di Abuja hanno diffuso proclami di vittoria, ma la setta salafita non è stata decapitata.</p>
<p>È vero che gli jihadisti stanno affrontando un momento di difficoltà come dimostrano le perdite subite, è vero che Boko Haram sta affrontando una frattura interna tra il gruppo di irriducibili legato al sanguinario Shekau e un&#8217;ala invece che ha elevato a proprio leader il figlio di Yusuf, Al Barnawi. Ma nonostante questi problemi militari e strutturali il gruppo, come testimonia la mappa diffusa da Ocha a settembre, ha ancora sotto il suo controllo metà del territorio dello stato del Borno oltre che porzioni delle zone dell&#8217;Adamawa State e Yobe State. Inoltre la guerra del terrore non cessa e neppure cala d&#8217;intensità e ferocia: l&#8217;11 dicembre i terroristi hanno compiuto una strage nel campo profughi di Minawao, a novembre oltre 50 persone sono morte durante un attacco a una Moschea e una bambina, pochi giorni fa, si è fatta esplodere tra i banchi del mercato della città di Gwoza.</p>

<p>È quindi evidente che la lotta contro gli jihadisti è tangibile, concreta, attuale e il conflitto continua a mietere vittime. Le priorità quindi, è altrettanto lapalissiano, ora sono altre e più impellenti rispetto all&#8217;archiviare prematuramente in un museo il terrore e l&#8217;odio di Yusuf, Shekau, Al Barnawi e gli altri membri di Boko Haram.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Mi hanno rapita&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/mi-hanno-rapita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2017 08:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Era il settembre del 2014, quando Steven Dami Mamza, il vescovo della cittadina di Yola, capoluogo dello Stato di Adamawa, venne chiamato al telefono per recarsi in piena notte alla cattedrale. Nessuna funzione da celebrare, ma un&#8217;emergenza umanitaria da affrontare: una colonna, composta da centinaia di famiglie in fuga, era assiepata fuori dal cancello della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mi-hanno-rapita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/apertura_occhi-1-1024x512-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Era il settembre del 2014, quando Steven Dami Mamza, il vescovo della cittadina di Yola, capoluogo dello Stato di Adamawa, venne chiamato al telefono per recarsi in piena notte alla cattedrale. Nessuna funzione da celebrare, ma un&#8217;emergenza umanitaria da affrontare: una colonna, composta da centinaia di famiglie in fuga, era assiepata fuori dal cancello della cattedrale di Santa Teresa e invocava protezione. Erano oltre 3500 persone. «Quando vidi tutta quella gente, terrorizzata, che aveva abbandonato ogni bene a causa di Boko Haram, non ebbi esitazioni: bisognava accogliere tutti e subito &#8211; ricorda il vescovo -. Ed è così che decisi di ospitare quegli sfollati, cristiani e musulmani, nella parrocchia, che da quel momento è divenuta un campo profughi, dove cerchiamo di dare protezione e di che vivere a tutte queste persone».A distanza di tre anni sono oltre 800 i rifugiati che alloggiano ancora nella tendopoli di Santa Teresa ed è passeggiando all&#8217;interno di quello che un tempo era il salone dell&#8217;oratorio che si incontrano storie permeate dall&#8217;orrore. Una di queste è quella di Sara Tuzakaria, che ha 43 anni, 4 figli di cui non sa più nulla ed è originaria di Gwoza. L&#8217;incubo per lei ha avuto inizio il giorno in cui gli jihadisti sono entrati nella sua città. «Era l&#8217;agosto del 2014, quando i miliziani di Shekau si sono impossessati di Gwoza &#8211; racconta -. Dopo aver fatto fuggire i soldati governativi e, una volta conquistato il centro abitato, hanno iniziato con le esecuzioni sommarie. Gli uomini sono stati radunati, poi uccisi con un colpo in testa e gettati nel fiume; noi donne, invece, siamo state rapite e io sono stata portata via insieme ai miei figli». La donna si interrompe, prende fiato e poi continua: «Però, quando siamo arrivati nell&#8217;accampamento degli jihadisti, io sono stata separata dai miei bambini. E da quel momento non li ho più rivisti. Sono stata costretta a lavorare e cucinare per i miliziani. Volevano che mi convertissi e mi frustavano perché ero cristiana. Io ero disperata perché non sapevo nulla dei miei figli e, a un certo punto, ho smesso di mangiare: volevo morire, non potevo vivere senza avere notizie dei miei ragazzi». La donna trattiene la commozione a fatica e poi, con la voce rotta, prosegue il racconto: «Una notte però li ho sognati, mi sono svegliata e, approfittando del buio, sono fuggita. In modo impulsivo sono scappata via da quell&#8217;accampamento e da quel giorno ho iniziato a viaggiare in tutte le tendopoli della regione alla ricerca dei miei quattro bambini. Sono stata in oltre 20 campi profughi e anche in Camerun. Ma nessuno sa niente di loro, sono certa però che un giorno li troverò».Oltre alla storia di Sara Tuzakaria c&#8217;è anche quella di Cecilia Pita, che di anni ne ha 36 e la notte non riesce a dormire a causa dei fantasmi che popolano i suoi ricordi. «Quando sopraggiunge la sera e si spengono le luci, ecco che ritorna vivido davanti a me quello che i soldati di Shekau hanno fatto nel mio villaggio. Era il 14 gennaio 2014, i terroristi sono arrivati mentre eravamo in chiesa. L&#8217;hanno accerchiata e poi hanno iniziato a sparare: sparavano anche contro chi cercava di fuggire. Dopodiché, ci hanno radunati tutti in piazza e hanno preso gli uomini e i ragazzi che avevano più di 12 anni». Il dramma di Cecilia è vivido nelle rughe scolpite sul suo volto e nelle lacrime che, come due cicatrici gemelle le tagliano il viso: «Hanno detto che lasciavano loro la scelta: o diventare dei guerriglieri o essere uccisi. Ma nessuno voleva unirsi a Boko Haram, così hanno iniziato a uccidere molti uomini. A un certo punto, però, si sono fermati: ne hanno presi alcuni e li hanno fatti inginocchiare. E, obbligandoci a guardare, li hanno decapitati. Uno di questi era mio marito».</p>
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		<title>Viaggio nel regno di Boko Haram</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2017 08:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/MAIDUGURI-3-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Da Maiduguri. C&#8217;è il Califfato: quello di Mosul, di Raqqa e di Al Baghdadi. Ma non solo. Anche altri gruppi jihadisti hanno infatti giurato la loro fedeltà allo Stato islamico, allargando così i confini dell&#8217;internazionalismo dell&#8217;orrore. E tra tutte le formazioni ce n&#8217;è una che ha abbracciato la guerra santa e l&#8217;odio per gli infedeli con una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/stragi-e-attentati-si-susseguono-gli-jihadisti-perseguitano-sia-cristiani-sia-musulmani-e-la-fame-e-le-malattie-sono-la-nuova-piaga.html">[...]</a></p>
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E tra tutte le formazioni ce n&#8217;è una che ha abbracciato la guerra santa e l&#8217;odio per gli infedeli con una spietatezza e una violenza superiori persino a quella delle stesse bandiere nere medio orientali. Si tratta di Boko Haram, la branca nigeriana del Daesh, che ha fatto del Paese più popoloso d&#8217;Africa uno dei luoghi più dannati del pianeta.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/vM5mxxOv3Qk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Per comprendere l&#8217;orrore che si sta consumando nello Stato africano, occorre partire da Maiduguri la città che è la capitale spirituale della formazione jihadista. Boko Haram è nata qui, nel 2002, dalle predicazioni dell&#8217;imam Mohamed Yusuf. La traduzione in lingua hausa del nome del gruppo islamista significa «l&#8217;educazione occidentale è proibita» e questo già rivela l&#8217;identità della realtà terroristica che, attraverso proseliti e sermoni, ha attratto sin dalla sua nascita centinaia di adepti affascinati dalla prepotenza di predicazioni a favore di un&#8217;applicazione radicale della sharia. La setta di Yusuf si fece largo incanalando la rabbia dei giovani, ottenendo finanziamenti anche da parte di figure politiche, interne e straniere, e proseguì nell&#8217;opera di radicalizzazione sino al 2009, anno in cui Yusuf venne ucciso e la guida del gruppo fu assunta da Abubakar Shekau. Da quel momento la storia è nota.La formazione passò dai sermoni alle esplosioni, attirò a sé combattenti della galassia del terrorismo internazionale e, in un climax ascendente di atrocità, alzò sempre più il livello della spietatezza, giungendo a mettere le bombe nelle chiese, nelle moschee, a giurare fedeltà allo Stato islamico, a rapire le studentesse del collegio di Chibok, sino a compiere l&#8217;efferatezza più atroce: impiegare i bambini come attentatori kamikaze. Uno degli ultimi drammatici episodi è andato in scena domenica 11 dicembre, quando due fanciulle di 7 e 8 anni hanno azionato la cintura esplosiva nel mercato di Maiduguri: proprio là, dove tutto ha avuto inizio.I banchi degli ambulanti, sono affiancati da una strada che conduce sino a una spianata di sabbia bianca, dove si staglia una moschea. È qui, sui minareti che si alzano come canne di mitra puntate contro il cielo, che Abubakar Shekau vorrebbe veder sventolare le sue bandiere nere. Intanto, oggi, ai piedi del tempio, un&#8217;armata spettrale di questuanti, mossi dalla disperazione, si trascina da un angolo all&#8217;altro della piazza.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;378&#8243; gal_title=&#8221;Maiduguri&#8221;]Il conflitto ha provocato un&#8217;ulteriore tragedia nel Paese: la fame. La crisi nutrizionale in Nigeria è divampata a causa della guerra che ha provocato oltre 2 milioni di profughi e 500mila sfollati: i morti sono più di 20mila, i danni sono stati registrati in 9 miliardi di dollari e, nel solo distretto di Maiduguri, le persone senza casa superano il milione. I campi sono incolti, il 40% delle strutture sanitarie nello Stato del Borno è distrutto ed è così che, in assenza di raccolti e di aiuti medici, la crisi nutrizionale è divampata. Leggendo le stime dell&#8217;organizzazione non governativa Medici senza frontiere, si scopre infatti che il 50% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta e che i tassi di mortalità infantile superano di quattro volte la soglia d&#8217;emergenza; ma, per rendersi conto di cosa effettivamente stia accadendo, basta spingersi all&#8217;interno dell&#8217;Inpatient therapeutic feeding centre della stessa Medici senza frontiere, nel quartiere di Gwange.Tra le corsie delle tende da campo, allestite per ospitare i diversi reparti, si incontrano storie di dolore assoluto. Come quella di Sarat Suleiman, che ha due anni, è ammalato di tubercolosi, ha un&#8217;infezione ai reni e anela alla vita tra le braccia della madre. Nella branda accanto a lui c&#8217;è Mohamed Mustafà, che ha 7 anni e una cartella clinica che indica impietosa il peso: 14 chili. E poi c&#8217;è Umar, 7 anni, il corpo divorato dalla fame, in preda agli spasmi della malaria. La madre con amore appoggia una mano sulla fronte del figlio, il fratello lenisce con dell&#8217;olio le braccia e le gambe che la febbre continua a torturare con contrazioni violente e immediate. E a spiegare nel dettaglio la situazione è il dottor Pindar Wakawa, medical activity manager di Msf: «In città noi abbiamo tre sedi operative e questo è il centro nato per fronteggiare la crisi nutrizionale. Ogni mese accogliamo più di 300 pazienti e il nostro obiettivo è quello di aumentare i posti letto, almeno fino a 150 perché, con il crescere del numero degli sfollati, stanno aumentando anche i casi di malnutrizione. La mancanza di cibo indebolisce le persone e anziani e bambini sono i più esposti a malattie. Il rischio di epidemie è quanto mai concreto, anche perché una larga fetta della popolazione non ha ancora ricevuto le vaccinazioni basiche».<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-23739" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/04/strip_reporter_day.jpg" alt="strip_reporter_day" />Ma il terrore non si limita al solo Stato del Borno: la guerra di Boko Haram ha contaminato tutto il centro-nord della Nigeria e anche a Kano, la città più popolosa del nord del Paese, dove il 95% della popolazione è di fede islamica, si percepisce il clima di guerra e paura che aleggia ovunque.Gli uomini dell&#8217;esercito pattugliano ogni incrocio e ogni via durante la giornata; poi, con il calar della sera, si dissolve il traffico, si ritirano i commercianti e l&#8217;ultimo appuntamento per la popolazione sono le preghiere. Ma non c&#8217;è nessuna luce intorno alla piccola moschea di Masalatchi Malambaba e al termine della funzione nessuno si sofferma in strada: solo l&#8217;imam Juhnil Magagé, che racconta: «Non bisogna pensare che tutti i musulmani siano terroristi. Anzi, la Jihad perpetrata dai combattenti è contro i nostri principi e noi stessi, che predichiamo i veri insegnamenti del Corano, siamo vittime e bersagli di questo guerra del terrore. Guardatevi intorno, questo è il trionfo della paura». Tutti i vicoli che conducono alla moschea sono deserti, l&#8217;oscurità avvolge e travolge le strade, il silenzio inquieta e fa rabbrividire.Ma, come la comunità musulmana, anche la minoranza cristiana vive assediata e con una minaccia di morte che incombe sulle proprie teste. Agli ingressi del quartiere cristiano sono posizionati sacchi di sabbia e blocchi di cemento, per proteggere dai colpi da arma da fuoco e dalle autobombe. Ransom Bello, vescovo protestante e portavoce di C.A.N. (Christian association of Nigeria), racconta: «Essere un cristiano a Kano signfica essere costantemente perseguitato» e poi incalza, dicendo: «Io non voglio generalizzare incolpando tutti i musulmani. Moltissimi sono vittime come noi e insieme puntiamo a creare un dialogo e un rapporto di pace; ma, finché esisterà Boko Haram, sarà difficilissimo. Molti fedeli hanno abbandonato questa città: io stesso sono stato minacciato di morte. Non so quando tutto questo finirà. Nessuno lo sa».Bombe contro chiese cristiane il giorno di Natale, il giorno di Pasqua e anche la domenica. E così è anche a Jos, nel centro del Paese dove la comunità cristiana vive perseguitata e sotto il fuoco delle esplosioni di Boko Haram. La domenica mattina le vie d&#8217;accesso a qualsiasi chiesa della città vengono bloccate. Le macchine non possono avvicinarsi e uomini dell&#8217;esercito perquisiscono i fedeli e le vetture. Il perché di questa psicosi lo si capisce dal racconto di Peter Umoren, parroco della chiesa di St.Finbar&#8217;s: «Stavo celebrando messa quando a un certo punto c&#8217;è stata un&#8217;esplosione. La gente correva versa l&#8217;uscita e c&#8217;era chi si precipitava verso l&#8217;esterno saltando fuori dalle finestre. Quando sono uscito mi sono reso conto di ciò che era avvenuto. Boko Haram aveva colpito con degli attentatori kamikaze. Una macchina con a bordo due uomini aveva cercato di entrare nel cortile della parrocchia ed è stato solo l&#8217;intervento dei volontari, che hanno chiuso il cancello d&#8217;ingresso, a impedire che gli attentatori potessero irrompere nell&#8217;edificio durante la funzione. Ma i due terroristi a bordo della macchina, si sono fatti comunque esplodere provocando la morte di quattordici persone». Tra le vittime dell&#8217;attacco anche Emmanuel Ndat Kanke. Oggi, in sua memoria, si annoverano una lapide, quattro orfani e una vedova, Regina Emmanuel, che stringe una foto del marito tra le mani, con il volto solcato dalle lacrime e, forse, con la capacità di perdonare, ma non quella di dimenticare.</p>
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		<title>La capitale del Califfato d&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo/la-capitale-del-califfato-dafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2016 10:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
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<p>C&#8217;è una città, in Africa, dove l&#8217;ordine normale della storia è stato sovvertito, dove la vita trascorre in margine alla morte, dove si uccide in nome di Dio e dove si supplica anche la pietà in nome di Dio. È in questa città che è nato e sbocciato, come un germoglio dell&#8217;orrore, un esercito nuovo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo/la-capitale-del-califfato-dafrica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/MAIDUGURIOCCHI-1024x683-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/MAIDUGURIOCCHI-1024x683-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/MAIDUGURIOCCHI-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/MAIDUGURIOCCHI-1024x683-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p style="text-align: left;">C&#8217;è una città, in <strong>Africa</strong>, dove l&#8217;ordine normale della storia è stato sovvertito, dove la vita trascorre in margine alla morte, dove si uccide in nome di Dio e dove si supplica anche la pietà in nome di Dio. È in questa città che è nato e sbocciato, come un germoglio dell&#8217;orrore, un esercito nuovo, con a capo una guida che rivendica nuovi confini con vanità di <strong>Califfo</strong> e tedofora di una violenza plasmata dall&#8217;afflato di un male assoluto. E sempre qua la miseria, che vessa un intero continente, non è una tragedia che invoca aiuto, ma la causa con cui il terrorismo allarga le proprie fila, legittimando con il desiderio di vendetta ogni atrocità.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Maiduguri</strong>. Ecco il nome della città nigeriana dove una rivoluzione d&#8217;odio ha cancellato il passato e infettato la contemporaneità con il seme del dolore.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Boko Haram</strong>, la setta jihadista che nel 2002 ha preso vita dalle predicazioni dell&#8217;imam Mohamed Yusuf è nata proprio qua, a pochi chilometri dal confine col Ciad. La traduzione in lingua hausa del gruppo islamista letteralmente significa &#8221;l&#8217;educazione occidentale è proibita&#8221; e questo già rivela l&#8217;identità della realtà terroristica che, attraverso proseliti e sermoni, ha attratto sin dalla sua nascita centinaia di adepti affascinati dalla prepotenza di predicazioni contro la corruzione e la dissolutezza dei costumi e soprattutto a favore di un&#8217;applicazione radicale della shari&#8217;a. Ma, per comprendere meglio il male nigeriano, occorre fare un ulteriore passo indietro, almeno al 1999, quando <strong>Olegun Obasanjo</strong> divenne presidente del più popoloso stato dell&#8217;Africa.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/vM5mxxOv3Qk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ex generale, uomo del sud e cristiano, Obasanjo cercò di sovvertire quello che sino ad all&#8217;ora era stato l&#8217;ordine precostituito della Nigeria che da quarant&#8217;anni infatti era in mano a giunte militari che rappresentavano gli interessi del nord del Paese, dirottando i proventi della vendita del petrolio del sud nelle mani delle lobby settentrionali.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Obasanjo ruppe questo stato delle cose, ma nel tentativo di ridistribuire la ricchezza tra il nord e il sud e combattere la corruzione e gli interessi dei gruppi di potere settentrionali, il leader della Nigeria non tenne conto di quella che sarebbe stata la reazione di quest&#8217;ultimi che, per preservare i propri introiti e guadagni, separarono il paese, sfruttando la divisione religiosa tra il Nord, a maggioranza musulmana, e il Sud, invece cristiano.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ed è così che il governo venne messo con le spalle al muro dalle regioni nord che, sotto spinta di politici e affaristi, si ribellarono all&#8217;autorità centrale, rivendicando l&#8217;introduzione della shari&#8217;a. Si trattò di una reazione inaspettata; e fu in questo clima, all&#8217;interno del quale nascevano sette e gruppi, che davano vita a manifestazioni di piazza con scontri e centinaia di morti, che iniziò ad affermarsi anche Boko Haram. La setta di Yusuf si fece largo incanalando la rabbia dei giovani, ottenendo finanziamenti anche da parte di figure politiche interne e pure dall&#8217;estero e proseguì nell&#8217;opera di radicalizzazione e propaganda sino al 2009, anno in cui Yusuf venne arrestato, ucciso in carcere e la guida del gruppo fu assunta da Abubakar Shekau. E da quel momento la storia è nota.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>La formazione si votò al jihad</strong>, passò dai sermoni alle esplosioni, attirò a sé combattenti della galassia del terrorismo internazionale, arrivò a colpire la base delle Nazioni Unite ad Abuja e, in un <i>climax</i> ascendente di atrocità, alzò sempre più il livello della spietatezza, giungendo a mettere le bombe nelle chiese, nelle moschee, a giurare fedeltà allo Stato Islamico, a rapire le studentesse del collegio di Chibok, sino a compiere l&#8217;efferatezza più atroce, l&#8217;irrazionale che non trova giustificazioni, neppure in un paradosso apologetico del crimine: impiegare i bambini come attentatori kamikaze. L&#8217;ultimo di questi drammatici episodi è andato in scena domenica 11 dicembre, quando due bambine di 7 e 8 anni hanno azionato la cintura esplosiva nel mercato di Maiduguri: proprio là, dove tutto ha avuto inizio.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">I banchi distrutti degli ambulanti permangono come muti santuari della tragedia, e la strada che li affianca conduce sino a una spianata di sabbia bianca dove una moschea si staglia. È questo il cuore spirituale della città che gli uomini di Shekau considerano la capitale autentica del loro Califfato africano. Non sono mai riusciti a prendere controllo dell&#8217;intero centro abitato, ma è qui, sui minareti che si alzano come canne di mitra puntate contro il cielo, che Abubakar Shekau vorrebbe veder sventolare le sue bandiere nere. Intanto, oggi, alcune macchine circolano insieme ai richò ai piedi del tempio e poco distante, mentre donne con hijab dai colori variopinti portano sulla testa ceste contenenti pane e sacchetti con dell&#8217;acqua, un&#8217; armata spettrale di questuanti mossi dalla furia della loro disperazione si trascina da un angolo all&#8217;altro della piazza.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sono profughi, scappati dalla guerra alla ricerca di un approdo sicuro. Ora li chiamano rifugiati, però non hanno raggiunto nessun rifugio, perchè dal male del terrorismo si sono imbattuti in quello della fame. Molti preferiscono vivere in città piuttosto che nei campi profughi, sperando di riuscire così a rimediare una banconota stracciata o un tozzo di cibo avanzato. Cercano, instancabili, rimasugli di pietà negli occhi di chi incrociano e trascorrono le ore plasmati da una drammatica sopportazione del vivere.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">&#8221;La povertà estrema, la mancanza di qualsiasi bene è la forza principe di Boko Haram. Gli uomini di Shekau, attirano a sé i ragazzi garantendo loro da mangiare, un cellulare e altre piccole cose e poi raccontano che la soluzione per uscire dalla povertà è unirsi a loro, lottare per la loro causa, perché i colpevoli sono gli infedeli, l&#8217;occidente e tutti coloro che si oppongono alla loro guerra assassina&#8221;. A parlare così è il maestro coranico della madrassa della Moschea centrale, <strong>Bashir Modu Barma</strong>, che proprio guardando gli indigenti assiepati sul marciapiede vicino al suo centro di studio racconta: &#8221;<strong>Le forze degli jihadisti sono infatti l&#8217;ignoranza e la povertà ed è grazie ad esse che riescono a reclutare i giovani</strong>. Con una manciata di soldi e con interpretazioni false del Corano plagiano i ragazzi. È molto importante che noi, che insegniamo la fede in Allah, facciamo il nostro compito in modo corretto e preciso, perché nel libro sacro non c&#8217;è scritto di uccidere e fare guerra, e occorre che i giovani sappiano quindi quali siano i veri valori dell&#8217;Islam, che con Boko Haram nulla ha a che fare&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Miseria assoluta e paura totalizzante hanno plasmato l&#8217;identità di Maiduguri. I taxi e le macchine viaggiano su arterie che sono costantemente puntellate da posti di blocco, i piccoli negozi verso l&#8217;ora del tramonto si svuotano e i commercianti si affrettano ad abbassare le saracinesche; e pure i mercati all&#8217;imbrunire si spopolano. &#8221;A partire dalle 22 scatta il coprifuoco e non è buona cosa stare in giro la notte. Ora la situazione è un po&#8217; migliorata rispetto a un paio d&#8217;anni fa, ma c&#8217;è sempre l&#8217;incubo di un attentato o di un&#8217;incursione&#8221;. A parlare è Bullama Sidda, che lavora al mercato del bestiame e spiega: &#8221;Abbiamo formato squadre di vigilantes che in borghese controllano chi si aggira tra i banchi, e appena vedono una persona nuova la interrogano e la identificano. Ormai il clima di sospetto e il timore sono una costante, con cui dobbiamo rapportarci se vogliamo sopravvivere&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">I tentativi di ripresa della vita avvengono in punta in piedi, come se una cautela paralizzante rendesse i cittadini sospettosi del proprio presente. E la fiducia non è riposta neppure nell&#8217;esercito di quello che è il Paese più popoloso, ma anche più corrotto, d&#8217;Africa. <strong>Gli uomini della forza regolare, infatti, stanno facendo della paura l&#8217;antidoto al terrore</strong>: le loro incursioni nei campi profughi e nei villaggi vengono raccontate a mezza voce da una popolazione ormai in balia solo di se stessa. E in una terra dove la guerra si è insinuata nei corpi, sporcando l&#8217;anima di chi impone e conduce quel conflitto, ecco che neppure i giornalisti stranieri sono ben accetti.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Infatti è mattina, la città si sta svegliando poco a poco e noi l&#8217;attraversiamo per recarci in caserma e chiedere il permesso per entrare in alcuni campi profughi, che sono sotto il controllo dell&#8217;esercito. Abbiamo visti e accrediti rilasciati dal Ministero dell&#8217;Informazione. Tutto in regola per poter lavorare nel nord ma, dopo un&#8217;attesa di un&#8217;ora, ecco il paradosso: un ufficiale, col basco in testa e immerso in una camicia madida di sudore, lapidario tuona: &#8221;C&#8217;è scritto, su questo accredito, che voi non avete diritto a lavorare in aree militari e quindi voi non avete diritto a stare qua, in caserma. Per questa ragione dobbiamo trattenervi, perché siete entrati in un&#8217;area strategica&#8221;. Le spiegazioni non servono, l&#8217;assurdo è legge e così, condotti in un ufficio, dove ci vengono sequestrati cellulari e attrezzature, trascorriamo ore tra interrogatori e urla, seduti su sedie di legno rivolte a una piccola finestra dalle cui grate scorgiamo il sole che tramonta. Il tempo passa in balia dell&#8217;ansia, dell&#8217;attesa, dell&#8217;isolamento e dell&#8217;ignoto. I secondi pesano come ore e la notte sopraggiunge. Prima veniamo condotti in cella, piantonati da un militare, col mitra ben saldo tra le mani, poi veniamo trasferiti nell&#8217;ufficio dei servizi segreti. L&#8217;ennesimo interrogatorio: l&#8217;ufficiale ci guarda dritto negli occhi e si siede di tre quarti sulla scrivania mettendo in mostra l&#8217;automatica infilata in modo hollywoodiano nei pantaloni. E, di nuovo, moduli, impronte digitali e, alla fine, l&#8217;ordine di lasciare Maiduguri, andare ad Abuja e il tutto nell&#8217;arco di 24 ore.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ci congediamo così da una realtà che non rende onore a nessuno, al punto che le autorità stesse vorrebbero simbolicamente affidare all&#8217;Harmattan, il vento che arriva dal Sahara, che soffia incessante, il compito di nascondere con le sue polveri, quel lembo di mondo dove il terrorismo imperversa, lo Stato è inabile e impotente, i profughi sono più di 2 milioni, oltre 20 mila i morti, i danni superano i 9 miliardi di dollari e una carestia senza pari travolge tutto ciò che le si para davanti. E il contingente spinge questa terra sempre più alla deriva di un dolore che rende gli uomini soli, sconfitti e incapaci di concepire la speranza, ormai troppo lontana dal loro orizzonte, anche solo per essere vista come un miraggio avveniristico, cui aggrapparsi per non morire schiacciati da sabbie di rassegnazione senza remissione.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><strong>Se questo reportage è stato possibile è grazie ai lettori di InsideOver e all&#8217;aiuto e all&#8217;impegno di Father  Dr. Anthony C. Dimka. È a lui quindi che va un ringraziamento speciale per averci permesso di recarci in Nigeria e realizzare un reportage che documenta una realtà drammatica che vede migliaia di persone vittime del terrorismo, della fame e del silenzio internazionale.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo/la-capitale-del-califfato-dafrica.html">La capitale del Califfato d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>2016: l&#8217;inferno in Nigeria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2016 10:41:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Maiduguri]]></category>
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<p>La Nigeria è uno dei Paesi dove il fondamentalismo islamico ha attecchito maggiormente e rappresenta uno degli Stati africani a maggior rischio terrorismo. La popolazione della Nigeria è divisa quasi perfettamente a metà tra cristiani e musulmani e questo rende il rischio della propagazione del terrorismo ancora più pericoloso. La Nigeria è il Paese dove &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo.html">2016: l&#8217;inferno in Nigeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Nigeria è il Paese dove è nata l’organizzazione Boko Haram, il gruppo jihadista più pericoloso dell’intera Africa, che dal 2015 risulta affiliato all&#8217;Isis. Boko Haram è responsabile di numerosi attentati e nel 2014 è divenuto tristemente famoso il rapimento di massa di più di 300 ragazze da un college cristiano.</p>
<p>Nel loro reportage realizzato a dicembre 2016, Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini ci portano alla scoperta di Maiduguri, soprannominata la &#8220;Raqqa d’Africa&#8221;. Boko Haram è nato un questa città nell&#8217;estremo nord est della Nigeria e qui ha creato un vero e proprio califfato che è riuscito a mantenere per molto tempo. Oggi Maiduguri, in gran parte musulmana ma con importanti minoranze cristiane, risulta nuovamente sotto il controllo dello Stato ma lo spauracchio di un ritorno jihadista è dietro l’angolo.</p>
<p>I nostri reporter raccontano di come la città stia tornando alla vita e le autorità locali cerchino di fermare l’avanzata delle ideologie islamiste. Maiduguri, oggi più che mai, è emblema della situazione che si vive in tutta la Nigeria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo.html">2016: l&#8217;inferno in Nigeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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