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	<title>L&#039;Aquila Archives - InsideOver</title>
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	<title>L&#039;Aquila Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Aquila rinasce grazie al 5G e all&#8217;innovazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/laquila-rinasce-grazie-al-5g-e-allinnovazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 11:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia 5G]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Barcellona) &#8220;Il terremoto è un evento che spezza vite, distrugge opere d’arte, e che restringe l’orizzonte esistenziale. Che farò domani? Ha senso rimanere a vivere, a lavorare, a studiare, ad amare, in questa città? E la città è solo ferita, o questo dramma è l’epilogo del suo lento declino economico?”, si chiedeva nel maggio 2009 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/laquila-rinasce-grazie-al-5g-e-allinnovazione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/laquila-rinasce-grazie-al-5g-e-allinnovazione.html">L&#8217;Aquila rinasce grazie al 5G e all&#8217;innovazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/laquila-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>(<strong>Barcellona</strong>) &#8220;Il terremoto è un evento che spezza vite, distrugge opere d’arte, e che restringe l’orizzonte esistenziale. Che farò domani? Ha senso rimanere a vivere, a lavorare, a studiare, ad amare, in questa città? E la città è solo ferita, o questo dramma è l’epilogo del suo lento declino economico?”, si chiedeva nel maggio 2009 il professor <strong>Salvatore Santangelo, </strong>aquilano di nascita, <a href="https://www.limesonline.com/voglio-vivere-e-amare-a-laquila/4457?fbclid=IwAR3E4fPTosOP3Z_hbYBWJVlDjCjC_k-IQRm9HDZFqpWSQWawJ6RANcfo3Kc">parlando su <em>Limes </em>del futuro della città devastata dal terremoto solo un mese prima.</a> “Ora c’è la sfida della ricostruzione… una ricostruzione che dovrà coniugare nel rigore tradizione e innovazione, una ricostruzione identitaria per ridare vita a questa città e per rispondere a quelle domande:Si! Vale la pena rimanere a vivere, a studiare, a lavorare, ad amare a L’Aquila”, era la speranzosa promessa con cui l’autore concludeva il suo articolo. <strong>Ricostruzione, tradizione, innovazione</strong>: un trittico che forma un tutt’uno pensando al capoluogo abruzzese ferito dodici anni fa dal sisma che ne ha cristallizzato la storia e messo in forse il futuro. Ma in cui oggi, grazie alla <a href="https://abruzzoweb.it/zte-laquila-capitale-nuove-tecnologie-prima-chiamata-in-5g-con-barcellona/" target="_blank" rel="noopener"><strong>tecnologia innovativa </strong></a>di ultima generazione, si può pensare a ripartire.</p>
<p>Al padiglione Zte del <strong>Mobile World Congress di Barcellona </strong>incontriamo <strong>Lucio Fedele, </strong>Chief Operating Officer della filiale italiana della multinazionale tecnologica cinese e tra i principali promotori delle attività con cui Zte ha stretto una partnership con le istituzioni e l’ateneo de L’Aquila per portare nel capoluogo abruzzese l’innovazione di frontiera. Partnership culminata nell’inaugurazione nell’aprile scorso del primo Centro italiano di innovazione e ricerca sul 5G, che si è insediato al Tecnopolo d’Abruzzo del capoluogo, in località Boschetto di Pile. Due anni prima, proprio mettendo in collegamento L’Aquila con il Mwc catalano,<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-5g-puo-ridurre-le-disuguaglianze-digitali-in-italia.html" target="_blank" rel="noopener"> Zte ha contribuito a realizzare il primo collegamento telefonico 5G attraverso il Mediterraneo.</a></p>
<p>Questa corsa all’innovazione di frontiera in un territorio dell’Italia profonda così colpito negli scorsi anni da un disastro come il terremoto non aiuta solo ad attivare il circolo virtuoso tra ripresa economica, sviluppo industriale e corsa alla rinascita, ma permette anche di garantire una maggiore sicurezza consentendo il continuo <strong>monitoraggio </strong>delle aree a rischio sismico, la continua sorveglianza degli edifici e, se necessario, la messa in pratica di interventi <strong>preventivi </strong>di manutenzione e messa in sicurezza. Sfruttando una combinazione di tecnologie che grazie alle potenzialità di connessione garantite dal 5G potranno avere un’ulteriore accelerazione.</p>
<p>“Esistono due tipologie di monitoraggio”, spiega Fedele. “La prima è quella statica, ogni infrastruttura ha un modello ingegneristico sottostante su cui ci si può basare per misurare la variazione di un’infrastruttura nel tempo per capire quanto sia sana”. Se, soprattutto in caso di edifici antichi, non si ha a disposizione tale modello “è possibile misurare l’elasticità con cui una costruzione risponde alle vibrazioni per costruire una mappa interattiva”.</p>
<p>C’è poi il <strong>monitoraggio dinamico </strong>che “serve a capire cosa succede quando ci si trova di fronte a un evento catastrofico”. E qui entra in gioco con forza il 5G e le necessità che ha L’Aquila: la tecnologia può essere utilizzata per segnalare tempestivamente ogni possibile scossa impattante attraverso appositi sensori. I sensori, spiega Fedele, possono mettere pienamente all’erta una città posta a rischio sismico e aiutare a prevenire gli effetti di un sisma. “Un’onda d’urto di un terremoto arriva, a meno che non ci si trovi nel punto dell’epicentro, tra i sei e i sette secondi dopo l’avvenimento. Questo tempo può sembrare limitato, ma in caso di allarme immediato in città come L’Aquila abbiamo dimostrato che di giorno è sufficiente per permettere, in luoghi come gli uffici pubblici, alle persone di raggiungere i punti di maggiore protezione”.</p>
<p>Discutendo con la <strong>Protezione Civile, </strong>continua il manager di Zte,<strong> “</strong>abbiamo anche sviluppato ulteriori idee che potrebbero sfruttare la coniugazione tra la trasmissione dati a 5G e le tecnologie più innovative. Nei preziosi secondi di preallarme, ad esempio, un sistema potrebbe bloccare l’erogazione del gas negli edifici o sbloccare i dispositivi come i cancelli elettrici. Si verrebbe così a costituire un meccanismo di risposta che appare estremamente utile, ma non è l’unico vantaggio di questo tipo di monitoraggio. Esso può fornire anche una più efficace capacità di <strong>risposta alle emergenze </strong>permettendo di capire quali siano i luoghi o gli edifici più colpiti”, ma anche creare importanti risultati sotto il profilo <strong>psicologico</strong>. La Protezione Civile spiegava che avere “gli allarmi continuamente in grado di funzionare può dare un maggiore senso di protezione e sicurezza a cittadini di aree come l’aquilano fortemente soggette ad attività sismiche”. Dunque ricapitolando “si può passare a una previsione e a una riduzione <em>ex ante </em>dei rischi legati ad eventi catastrofici da un lato e migliorare notevolmente la condizione psicologica delle persone dall’altro”.</p>
<p>Spiegare le applicazioni concrete del 5G e l’impatto reale che può avere sulle nostre vite concrete e sulla quotidianità di tutti noi, ma anche sulla sicurezza collettiva, permette di capire la portata della rivoluzione in atto. “Fino al 4G la crescita era rivolta soprattutto all’aumento delle connessioni tra persone e cose; ora si mettono in connessione le cose tra loro per migliorare la percezione umana dell’ambiente e dei sistemi di riferimento in cui ci muoviamo”. Per migliorare benessere, qualità della vita, sicurezza. Ponendo la tecnologia sempre e in ogni caso al servizio dell’uomo e del benessere collettivo. <a href="https://it.insideover.com/economia/la-frontiera-infinita-delle-nuove-tecnologie.html" target="_blank" rel="noopener">Anche grazie al 5G e alle nuove tecnologie</a>, vale la pena tornare a rianimare come un tempo una città come L’Aquila.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/laquila-rinasce-grazie-al-5g-e-allinnovazione.html">L&#8217;Aquila rinasce grazie al 5G e all&#8217;innovazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 06:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Rigopiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Chi è il tuo istruttore, alpino?&#8221;. Domanda un anziano sottufficiale, osservando un tipo che avanza con il berretto calato sulla nuca e gli sci al contrario. Domanda lecita sia perché lo sci andrebbe trasportato con le punte rivolte verso, il basso sia perché c’è un giornalista nella base e quindi si pretende dagli allievi ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Alpini-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Chi è il tuo istruttore, alpino?&#8221;. Domanda un anziano sottufficiale, osservando un tipo che avanza con il berretto calato sulla nuca e gli sci al contrario.</p>
<p>Domanda lecita sia perché lo sci andrebbe trasportato con le punte rivolte verso, il basso sia perché c’è un giornalista nella base e quindi si pretende dagli allievi ancora più rigore. Peccato che sotto le spoglie della &#8220;discolo&#8221; alpino ci sia proprio il reporter che per cinque giorni frequenterà il corso base di sci militare. E per farlo bene è necessario si confonda fra i militari della caserma del 9° Reggimento Alpini de L’Aquila.</p>
<p>Leit motiv degli iter addestrativi dell&#8217;<strong>esercito italiano</strong> è la capacità di gestire lo <strong>stress</strong> e l’equipaggiamento delle truppe da montagna mette a dura prova la testa, prima ancora che il fisico. Infatti, poiché le attività da svolgere sono diversificate, ai già citati sci si aggiungono le <strong>ciaspole</strong>, due tipi diversi di abbigliamento, sacco a pelo &#8220;meno trenta&#8221;, ulteriori indumenti caldi, pala, due paia di scarponi.</p>
<p>&#8220;Ogni uscita aiuta gli allievi alpini a capire cosa sia indispensabile &#8211; spiega il caporal maggiore capo scelto <strong>Rino Terramani</strong> &#8211; per questo diciamo loro di portare tutto: con il tempo, con l’esperienza e soprattutto memori dello sforzo imparano a selezionare il necessario&#8221;.</p>
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<p>Zaini da cento litri riempiti fino al limite: quando l’uscita in montagna prevede una continuativa (giorno e notte) e a quasi 2mila metri d’altezza, la speranza è che quanto trasportato valga davvero lo sforzo. Infatti, lasciato il pullman e montate le pelli di foca (striscia sintetica che crea attrito col suolo) inizia lo sci di fondo, circa due chilometri in piano e in pendio per raggiungere &#8220;Gli Innamorati&#8221;, area di sosta a metà fra gli impianti di salita e di discesa di Campo Felice, grande complesso di sport invernali alle porte de L’Aquila.</p>
<p>Per chi sulla neve c’è stato solo da piccolo e con il bob il primo impatto è un po&#8217; forte; se poi si è un reporter al seguito della compagnia i break aumentano, fra riprese di fiato e riprese fotografiche: grande fatica, muscoli doloranti ma uno scenario che lascia basiti per tanta, naturale bellezza. Mai successo prima che una penna da quotidiano seguisse le penne nere in azione e la singolare, forse unica, presenza del giornalista aumenta quello <strong>spirito di corpo</strong> che da oltre un secolo caratterizza gli alpini. Inoltre riuscire a portare a termine il tragitto è un elemento in più che rafforza la confidenza e la condivisione fra il civile e i militari…</p>
<p>&#8220;Niente alcol mi raccomando&#8221;, rammenta, con tono scherzoso, il Primo Maresciallo <strong>Piero Figurato</strong> capo del team di istruttori. Non c’è pericolo, nessuno va oltre il caffè per quanto la sfilza di bombardini (vov caldo e panna) trangugiata dai vacanzieri della settimana bianca un po’ di desiderio lo faccia venire.</p>
<p>Niente alcol perché si è in servizio e perché &#8220;è un vasodilatatore. Lasciamo nel cassetto l’immagine dell’alpino con la grappa: a pochi minuti di calore segue una dispersione termica che non aiuta a resistere al freddo rigido&#8221;, prosegue Figurato, mentre chiede ai corsisti di ricontrollare gli equipaggiamenti. &#8220;Si è convinti di aver portato tutto, poi si arriva e ci si accorge che qualcosa manca&#8221;.</p>
<p>Malgrado sia uno dei più duri della fanteria leggera italiana, l’addestramento degli alpini colpisce per il rapporto fra istruttore e allievo fatto di <strong>rigore</strong>, certo ma anche di comprensione, di disciplina e di momenti informali specie quando si scava la &#8220;<strong>truna</strong>&#8220;, ricovero spartano ricavato dalla neve fresca dove si trascorrerà la notte.</p>
<p>&#8220;Meglio stretta che larga &#8211; spiega Terramani &#8211; perché poi ad ampliarla si fa sempre in tempo. L’importante è che il poncho-tenda copra bene, evitando spiragli: di notte si scende a meno venti e il<strong> rischio di congelamento</strong> è dietro l’angolo, soprattutto se la neve che cade sul sacco a pelo si scioglie, si bagna e poi si solidifica…&#8221;.</p>
<p>La truna è pronta e a primo acchito pare un loculo, con tanto di lucina: una candela cimiteriale che serve a scaldare e a fornire un minimo di illuminazione. Niente di macabro, semmai un arduo e &#8220;scomodo&#8221; modo di testare le capacità di resistenza e di adattamento del militare nel contesto invernale.</p>
<p>Attorno alle 20, in un silenzio surreale tre luci spuntano dalla pista: sono il comandante del 9°, colonnello<strong> Paolo Sandri</strong> e i suoi comandanti di battaglione arrivati per trascorrere la notte con i ragazzi del corso.</p>
<p>&#8220;Il corso di sci militare è prova necessaria per un alpino, nonché indispensabile per acquisire competenze operative utili tanto all&#8217;estero quanto in &#8216;casa&#8217;&#8221;, commenta il colonnello Sandri. Con &#8220;casa&#8221; si intende l’Italia, in particolare i luoghi delle emergenze neve e terremoto nei quali il 9° è intervenuto e dove continua a lavorare nell&#8217;ambito di Sabina 2 e di Strade Sicure.</p>
<p>&#8220;Insieme al personale militare e della difesa civile &#8211; continua il comandante &#8211; siamo arrivati con gli sci ai piedi anche a <strong>Rigopiano</strong>, poiché era impossibile giungervi con altri mezzi&#8221;.</p>
<p>Dopo una notte calma, una breve bufera accompagna le prime luci dell’alba. Il maltempo non ferma però le penne nere che, zaino in spalla, si lanciano giù per l&#8217;ultima discesa: quasi un chilometro percorso con scarsa visibilità fino al rifugio a valle. Le motoslitte del team di soccorso del 9° sorvegliano i corsisti: quattro operatori la cui giornata è iniziata alle otto del giorno precedente, finita alle cinque e proseguita assistendo i commilitoni.</p>
<p>Un caffè aiuta a recuperare le forze mentre ci si scalda accanto alla stufa del rifugio. Chiacchiere, qualche risata e l’Aiutante Figurato che arriva con nuovi ordini: &#8220;Cambiarsi, mettere gli scarponi, indossare le ciaspole e avanti fino all&#8217;incrocio. Su ragazzi sono solo un paio di chilometri, poi tutti in caserma!&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/addestramento-alpino-una-penna-fra-le-penne-nere.html">Tra i ghiacci e la neve: l&#8217;addestramento degli alpini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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