Internet è oggi un vero e proprio bene pubblico di rilevanza globale e di primaria importanza per il pieno accesso ai servizi e al pieno esercizio della cittadinanza sul piano economico e sociale. Una delle sfide che i Paesi dall’economia più avanzata devono affrontare e vincere nei prossimi anni sarà quella della coniugazione tra le prospettive offerte dall’incedere dell’ondata di innovazione diffusa sul fronte economico e sociale e la necessità di permettere un accesso inclusivo a tutti i territori e le fasce sociali alla rete di ultima generazione.

In questo contesto in Italia il tema del divario digitale (digital divide) tiene banco nel dibattito da tempo. La scelta “culturale” di rinunciare a un abbonamento Internet è una forma originaria di esclusione dal mondo informatico che oggi riguarda fasce minoritarie della popolazione, soprattutto famiglie composte da soli anziani. Più complessi sono i digital divide di matrice infrastrutturale o legati alla concentrazione dei migliori centri di accesso alla rete nelle aree a più alto tasso di sviluppo economico. La rete si configura dunque una barriera all’entrata fondamentale perché un territorio o un quartiere di una città possano garantire opportune e efficaci condizioni per lo sviluppo economico, culturale, educazionale, sociale.

Il digital divide infrastrutturale in Italia

La dimensione del problema rilevata da un istituto europeo come Eurostat evidenzia le disuguaglianze interne al sistema-Paese. In Sicilia ad esempio, secondo tali rilevazioni, disporrebbero di reti internet veloci solo il 75% delle famiglie, meno della Bulgaria (76%). Regioni continentali come Calabria, Puglia e Molise fanno un po’ meglio ma si fermano al 77%, con la Basilicata si sale al 78% e con la Campania si toccano i livelli più alti non andando comunque oltre al 79%. Per fare un paragone, l’unica regione del Centro-Nord sotto la media nazionale (84%) è il Piemonte (83%), la Lombardia è all’87% e la Provincia autonoma di Trento tocca il livello massimo con il 91%.

In questo contesto la rivoluzione del 5G può garantire, se ben governata, un livellamento di queste disuguaglianze. Portando l’innovazione a essere un vero e proprio volano di democrazia. “Il 5G potrà essere decisivo per superare il digital divide. Ridisegnerà il nostro avvenire”, affermava in un incontro romano del 2017 Hu Kun, ceo per Italia e presidente per l’Europa Occidentale di Zte. Il 5G può garantire un nuovo standard univoco per le connessioni digitali capace di azzerare le divergenze territoriali configurando, come sottolinea Panorama, la possibilità di “portare, finalmente, una connessione fulminea e uniforme lungo tutto lo Stivale. Sarà forse questa la principale virtù della nuova generazione delle reti mobili, che nei prossimi anni consentiranno a tutti gli utenti di viaggiare a un passo superiore fino a 100 volte rispetto a quello attuale, senza rallentamenti inaspettati, congestioni del segnale. E, soprattutto, discriminazioni territoriali”.

Nel quadro dei 49,2 miliardi di euro destinati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alla digitalizzazione il tema dell’accesso al 5G alle aree del Mezzogiorno e ai centri erogatori di servizi essenziali oggi esclusi dalla rete di ultima generazione il tema del superamento del digital divide appare chiaramente. Il governo Draghi si pone l’obiettivo di portare la connettività a 1 Gbps in rete fissa per circa 8,5 milioni di famiglie e per  9.000 edifici scolastici che ancora ne sono privi, e di assicurare connettività adeguata ai 12.000 punti di erogazione del Servizio Sanitario Nazionale.

I 6,31 miliardi stanziati dal Governo nel PNRR per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G rispondono all’ambizione dell’Italia di raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale e, unitamente ai progetti di rafforzamento della pubblica amministrazione e del sistema educazionale, possono garantire la possibilità di trasformare la rete di ultima generazione nel vero e proprio abilitatore di uno sviluppo industriale e tecnologico esteso a tutto il territorio nazionale.

Investire in impianti industriali, infrastrutture o servizi ad alto potenziale (pensiamo solo alle opportunità del turismo) in aree del Mezzogiorno che aspettano un doveroso volano per lo sviluppo, sia dal lato privato che sul versante pubblico, appare oggigiorno un programma complesso senza un adeguato processo di fornitura di connessioni stabili e sicure alla rete, senza una risoluta azione a favore della digitalizzazione diffusa.

Come ricordato su La Stampa da Emanuele Iannetti, presidente e ad di Ericsonn Italia, anche “i porti”, tra i settori su cui il Sud dovrebbe maggiormente puntare, possono grazie all’innovazione fondata sul 5G “liberarsi dai cavi e sfruttare i punti di forza del 5G –  bassi tempi di risposta, alte velocità e requisiti di sicurezza avanzati – per abbracciare il paradigma dell’industria 4.0 ed essere più competitivi a livello internazionale” e connettendo il Mezzogiorno al mondo.

La necessità di superare le barriere digitali

A inizio pandemia il report sulle disuguaglianze digitali, promosso da “Con i Bambini” e “Openpolis” ha inoltre sottolineato anche l’importanza che la riduzione delle disuguaglianze digitali ha per l’accesso pieno ed efficace dei cittadini ai servizi educazionali e all’istruzione. “In questo contesto il 12,3% dei minori in età scolastica non ha un computer a casa, quota che sfiora il 20% nel Mezzogiorno”, nota Corriere Comunicazioni, sottolineando la gravità di questa problematica in una fase in cui l’alternanza tra fasi di rientro in aula e periodi di didattica a distanza rischia di aumentare il gap tra studenti e di diffondere fenomeni di povertà educativa.

La sfida della sconfitta delle disuguaglianze interne al sistema-Paese oggi passa anche, se non soprattutto, per il superamento delle barriere digitali tra le varie parti del Paese. Il 5G può, come detto, livellare per la sua natura di nuovo standard in grado di moltiplicare le opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica. L’Italia deve puntare a uno sviluppo inclusivo della banda larga di ultima generazione per evitare che sul medio-lungo periodo una nuova forma di disugaglianza si depositi come freno in grado di rallentare la convergenza tra le due parti economiche del Paese. Nell’era globale uno Stato deve saper correre alla medesima velocità: e il 5G può essere un driver decisivo per dare al Mezzogiorno le chances per partecipare con pari opportunità rispetto al Nord ai nuovi progetti economici per il rilancio del Paese e per garantire servizi efficaci e veramente democratici nelle possibilità di accesso ai suoi cittadini.

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