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	<title>israele Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 03 Jul 2026 22:57:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>israele Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Libano e l&#8217;ecocidio delle bombe al fosforo bianco</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-libano-e-lecocidio-delle-bombe-al-fosforo-bianco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 22:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[fosforo bianco]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fosforo bianco" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-1536x970.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A pagare il prezzo delle bombe usate da Israele sono oliveti, frutteti e piantagioni, in una regione dove l’agricoltura  è fondamentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-libano-e-lecocidio-delle-bombe-al-fosforo-bianco.html">Il Libano e l&#8217;ecocidio delle bombe al fosforo bianco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fosforo bianco" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-1536x970.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/fosforo-bianco-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Recentemente <strong>Israele ha usato nuovamente il fosforo bianco su aree popolate del Libano.</strong> Lo rivela un’inchiesta del <a href="https://www.nytimes.com/2026/06/06/world/middleeast/white-phosphorous-israel-lebanon.html">New York Times</a> pubblicata a giugno 2026, dopo aver analizzato filmati che documentano l’impiego della sostanza a Nabatieh il 30 maggio e nei pressi della città di Tiro, oltre che in altri tre centri abitati del Libano meridionale — Qlayaa, Khiam e Yohmor — a marzo. A queste segnalazioni si aggiunge quella riportata il 28 giugno dal quotidiano libanese <a href="https://today.lorientlejour.com/article/1539581/israel-military-says-soldier-killed-in-south-lebanon.html">L’Orient-Le Jour</a>, media da sempre distante dalle posizioni di Hezbollah, che ha documentato l’uso di munizioni al fosforo bianco nell’area di Shebaa.</p>



<p>L’accordo che impone all’esercito libanese il disarmo del movimento sciita non ha fermato la guerra. Al contrario, come Gaza ha già dimostrato, rischia di trasformarsi nel pretesto legale per una nuova offensiva israeliana. E non ha fermato neppure il ricorso al fosforo bianco, una sostanza utilizzata per creare cortine fumogene per coprire i movimenti dei militari che, a contatto con l’ossigeno, continua a bruciare provocando incendi devastanti. <strong>Il Protocollo III della Convenzione sulle armi convenzionali ne esclude l’utilizzo in prossimità delle aree civili.</strong> Israele non ha ratificato il Protocollo, ma ciò non lo esonera dagli obblighi imposti dal diritto internazionale umanitario, che vieta gli attacchi indiscriminati e impone la protezione della popolazione civile.</p>



<p>Il <em>New York Times </em>ha sottoposto all’esercito israeliano le coordinate degli episodi analizzati e ha chiesto chiarimenti sulle procedure che regolano l’utilizzo di queste munizioni. Israele, dal canto suo, non ha fornito chiarimenti sui singoli casi, limitandosi a ribadire di possedere munizioni al fosforo bianco e a respingere tutte le accuse sul loro utilizzo contrario al diritto internazionale.</p>



<p>Le organizzazioni per i diritti umani raccontano però un’altra storia. <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2023/10/lebanon-evidence-of-israels-unlawful-use-of-white-phosphorus-in-southern-lebanon-as-cross-border-hostilities-escalate/">Amnesty International</a> documentò già nel 2023 l’uso della sostanza nell’area popolata di Dhayra, che ha provocato feriti, incendi e danni a edifici e veicoli. <strong>L’organizzazione chiese allora che l’episodio fosse indagato come possibile crimine di guerra.</strong> A marzo 2026 <a href="https://www.hrw.org/news/2026/03/09/lebanon-israel-unlawfully-using-white-phosphorus">Human Rights Watch</a> è giunta a conclusioni analoghe analizzando un attacco avvenuto sempre a Yohmor. Attraverso immagini geolocalizzate e materiale video verificato, l’organizzazione ha denunciato l’impiego di munizioni al fosforo bianco su un’area residenziale, giudicandolo incompatibile con gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario.</p>



<p>A rafforzare questo quadro contribuiscono anche i dati raccolti dal ricercatore indipendente della TU Delft&nbsp;<a href="https://whitephosphorus.info/about">Ahmad Beydoun</a>, che ha censito 247 episodi di utilizzo del fosforo bianco nel Libano meridionale tra ottobre 2023 e novembre 2024, analizzando oltre 650 immagini e video verificati. Di questi, il 39% degli attacchi ha interessato aree residenziali, il 17% terreni agricoli e il restante 44% aree boschive o aperte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto su terreni agricoli e foreste</h2>



<p>Non stupisce allora che il ministro dell’Ambiente libanese abbia parlato apertamente di <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/apr/28/lebanon-accuses-israel-ecocide">«ecocidio»</a> nella prefazione di un rapporto di 106 pagine dedicato ai danni inflitti alle risorse naturali del Paese. <strong>Oltre 5.000 ettari di foreste risultano distrutti o gravemente danneggiati,</strong> mentre l’erosione del suolo e il grave danneggiamento di habitat naturali aggravano una crisi che colpisce direttamente le comunità locali. A pagarne il prezzo sono soprattutto oliveti, frutteti e piantagioni di agrumi, in una regione dove l’agricoltura continua a rappresentare una delle principali fonti di sostentamento. La distruzione di migliaia di ettari coltivati e la riduzione delle rese agricole avrebbero già causato oltre mezzo miliardo di dollari di perdite per il settore, in un Paese alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente. </p>



<p>Le accuse di Beirut trovano ulteriore conferma nei dati raccolti negli ultimi mesi. Secondo il <a href="https://today.lorientlejour.com/article/1538405/white-phosphorus-in-southern-lebanon-immediate-damage-uncertain-long-term-impact.html">Consiglio Nazionale per la Ricerca Scientifica del Libano</a>, una quota significativa degli incendi registrati nel sud del Paese dopo marzo è riconducibile all’impiego di munizioni al fosforo bianco, andando ad aggiungersi ai roghi che durante il conflitto del 2023-2024 devastarono migliaia di ettari tra il Libano meridionale e la valle della Bekaa.</p>



<p>Non si tratta di episodi isolati, ma dell’applicazione della <strong>Dottrina Dahiya,</strong> la strategia militare che prende il nome dal quartiere meridionale di Beirut raso al suolo durante la guerra tra Israele e Hezbollah del 2006, dove venne impiegato anche il <a href="https://www.theguardian.com/world/2006/oct/23/israel">fosforo bianco</a>. Un approccio che le forze armate israeliane hanno perfezionato nel tempo e in cui tutto ciò che può essere ricondotto al “sistema” che sostiene il nemico diventa un obiettivo militare.</p>



<p>Resta però una domanda: quanto di questa devastazione sopravvivrà alla guerra? Le analisi disponibili non mostrano livelli di contaminazione tali da compromettere in modo irreversibile la fertilità dei terreni. <a href="https://today.lorientlejour.com/article/1538405/white-phosphorus-in-southern-lebanon-immediate-damage-uncertain-long-term-impact.html">Rami Zurayk</a>, professore dell’<em>American University</em> di Beirut, invita infatti a guardare altrove. Secondo gli studi condotti dopo il conflitto del 2024, i livelli di fosforo rilevati nei terreni agricoli non hanno evidenziato criticità tali da far temere danni permanenti, pur rendendo necessario un monitoraggio costante. <strong>A preoccuparlo maggiormente è la distruzione sistematica di interi edifici che, abbattuti, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche accumulate nei materiali da costruzione.</strong> E se il fosforo bianco lascia ferite immediatamente visibili nei campi bruciati e nelle foreste distrutte, altre restano sepolte sotto il cemento frantumato e potranno riemergere soltanto quando il Libano meridionale avrà la possibilità di rialzarsi. Israele permettendo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-libano-e-lecocidio-delle-bombe-al-fosforo-bianco.html">Il Libano e l&#8217;ecocidio delle bombe al fosforo bianco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gerusalemme: il piano segreto per Al-Aqsa che può incendiare il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gerusalemme-il-piano-segreto-per-al-aqsa-che-puo-incendiare-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una proposta di ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla Giordania la custodia storica della spianata. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gerusalemme-il-piano-segreto-per-al-aqsa-che-puo-incendiare-il-medio-oriente.html">Gerusalemme: il piano segreto per Al-Aqsa che può incendiare il Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi, calata l&#8217;attenzione mediatica su Gaza, si sta incendiando <strong>Gerusalemme</strong>, e nello specifico il sito più politicamente sensibile del Medio Oriente: la <strong>Spianata delle Moschee</strong>, il luogo che i musulmani chiamano <strong>Al-Haram al-Sharif</strong> e gli ebrei <strong>Monte del Tempio</strong>. Succede quando una proposta sostenuta da ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla <strong>Giordania</strong> la custodia storica della spianata, e trasformarla in un complesso multireligioso che viene incontro alle sole <a href="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema" type="link" id="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema">esigenze israeliane</a>. La notizia, nata come indiscrezione raccolta dal sito filopalestinese <em>Middle East Eye</em> (non sempre affidabile, va detto) e poi confermata da analisti che seguono il conflitto, è una bomba a orologeria nella diplomazia mondiale e potrebbe innescare una nuova e gravissima ondata di violenze <a href="https://it.insideover.com/tag/israele" type="link" id="https://it.insideover.com/tag/israele">in tutta la regione</a>.</p>



<p>Bisogna però fare prima un passo indietro fino al <strong>1924</strong>, ben prima della nascita dello <strong>Stato di Israele</strong>, la dinastia degli <strong>Hashemiti</strong>, ossia la famiglia reale che governa la <strong>Giordania</strong>, esercita la custodia formale dei luoghi santi islamici e cristiani di Gerusalemme. Questo ruolo fu affidato loro quando la <strong>Palestina</strong> era sotto il <strong>mandato britannico</strong>, dopo che gli Hashemiti avevano perso il controllo delle città sante della <strong>Mecca</strong> e di <strong>Medina</strong> a favore della famiglia <strong>Al Saud</strong>, gli attuali governanti dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>.</p>



<p>Le cose sono cambiate in parte dopo la <strong>Guerra dei Sei Giorni</strong> del 1967, quando Israele ha occupato <strong>Gerusalemme Est</strong>, l&#8217;area in cui si trova la Spianata. Da allora, le autorità israeliane gestiscono la sicurezza esterna del sito, ma la gestione quotidiana e religiosa dell&#8217;area è rimasta formalmente in mano al <strong>Waqf</strong>, un organo religioso finanziato e controllato dal governo giordano. È un accordo che fa parte del cosiddetto <em>status quo</em> di Gerusalemme, un delicato equilibrio diplomatico riconosciuto anche nel <strong>trattato di pace tra Israele e Giordania del 1994</strong>. Per la monarchia di <strong>Amman</strong>, questa custodia non è solo una questione di prestigio e identità, ma una colonna portante della propria legittimità politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro multifede per far pregare i gruppi ebrei</h2>



<p>Di cosa parla il nuovo piano? Secondo quanto riportato da <strong>Daniel Seidemann</strong>, avvocato israelo-americano considerato tra i massimi esperti della storia e delle regole non scritte di Gerusalemme, la proposta prevederebbe la <strong>fine improvvisa</strong> dell&#8217;autorità del Waqf giordano: al suo posto, verrebbe creato un nuovo organismo istituito dal governo israeliano con un blando coinvolgimento di un consorzio internazionale e interreligioso, comprendente rappresentanti ebrei e di vari Paesi arabi o musulmani, con una possibile supervisione a rotazione.</p>



<p>L&#8217;obiettivo formale sarebbe dichiarare la Spianata un <strong>centro multi-fede</strong>, garantendo parità di accesso ai fedeli delle diverse confessioni e consentendo ufficialmente la preghiera ebraica in grandi gruppi all&#8217;interno del perimetro, cosa impensabile secondo le regole attuali. Oggi gli ebrei possono entrare solo come visitatori, ma senza pregare. Il sogno realizzato di ultranazionalisti come Ariel Sharon e gli stessi ministri considerati più &#8220;estremisti&#8221; del governo Netanyahu, come quello della Sicurezza nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong>, senza che la storia abbia preso sufficiente spazio nel dibattito internazionale. Eppure l&#8217;eliminazione della custodia giordana verrebbe percepita come un affronto inaccettabile da gran parte del mondo arabo e islamico.</p>



<p>Il <strong>deus ex machina</strong> dell&#8217;operazione sarebbe <strong>Jared Kushner</strong>, genero di <strong>Donald Trump</strong> e grande affarista nella West Bank: l&#8217;amministrazione statunitense ne avrebbe già discusso con diversi Paesi del Golfo e del Nord Africa, tra cui <strong>Bahrein</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Marocco</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti, al momento alle prese con l&#8217;umiliazione subita dagli Stati Uniti con l&#8217;Iran</strong>. La Casa Bianca ha definito il rapporto &#8220;totalmente falso&#8221; e il <strong>Segretario di Stato Marco Rubio</strong> ha dichiarato di non averne mai sentito parlare. Basterà a placare le acque? Negli stessi giorni, il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha respinto la richiesta della Procura Generale di limitare i poteri di <strong>Ben-Gvir</strong> sulle questioni di polizia più sensibili, comprese quelle che riguardano la Spianata delle Moschee, che Ben-Gvir vede come il più grande regalo che possa fare ai suoi sostenitori di estrema destra. Non a caso, le sue visite al sito, portatrici di gravi tensioni, sono servite come un omaggio a quella parte dell&#8217;elettorato.</p>



<p>Non parliamo di fantascienza, ma di una politica che <a href="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est" type="link" id="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est">si sta già concretizzando</a> a <strong>Gerusalemme Est</strong>. Lo stesso <strong>Daniel Seidemann</strong>, di solito cauto con le parole, ha recentemente dichiarato che la progressiva demolizione ed espulsione di residenti palestinesi in alcuni quartieri storici e nelle aree beduine limitrofe starebbe superando la definizione di <strong>occupazione</strong>, configurandosi ormai come una vera e propria forma di <strong>ingegneria demografica</strong> ed <strong>espulsione forzata</strong>.</p>



<p>A peggiorare le cose, c&#8217;è un dibattito europeo sempre indietro sui tempi riguardo ai possibili freni da apporre all&#8217;espansionismo israeliano. Dopo che l&#8217;Uniona Europea si è incartata sulle sanzioni a Ben-Gvir rinunciando a qualsiasi misura correttiva, Israele ha dichiarato persona non grata la voce diplomatica dell&#8217;Ue, <strong>Kaja Kallas</strong>, per aver detto in un incontro a porto chiuse che quello che avviene in Cisgiordania è &#8220;apartheid&#8221;: per tutta risposta la sua collega e commissaria Ue per il Mediterraneo si è presentata a Tel Aviv per scambiare sorrisi con il ministro degli Esteri di Tel Aviv, senza alcun rimprovero. In Italia continua a imperversare in tv <strong>Emanuele Fiano</strong>, Pd, la cui funzione è quella di ostacolare, dall&#8217;opposizione di sinistra, qualsiasi riforma radicale della nostra diplomazia nei confronti di Israele. Perché, spiega, se un cambiamento ci dovrà essere, arriverà dagli israeliani. Con questi argomenti spiega alla storica Paola Caridi: «Ditemi se hanno avuto effetto le sanzioni contro l&#8217;Iran. O le sanzioni contro la Russia». Insomma, campa cavallo.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gerusalemme-il-piano-segreto-per-al-aqsa-che-puo-incendiare-il-medio-oriente.html">Gerusalemme: il piano segreto per Al-Aqsa che può incendiare il Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Territori palestinesi: così FIFA e UEFA legittimano le squadre degli insediamenti israeliani illegali</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/territori-palestinesi-cosi-fifa-e-uefa-legittimano-le-squadre-degli-insediamenti-israeliani-illegali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 05:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto di Scottish Sport for Palestine rivela come FIFA e UEFA stiano normalizzando l'occupazione israeliana in Cisgiordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/territori-palestinesi-cosi-fifa-e-uefa-legittimano-le-squadre-degli-insediamenti-israeliani-illegali.html">Territori palestinesi: così FIFA e UEFA legittimano le squadre degli insediamenti israeliani illegali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Ha da poco preso il via uno dei Mondiali più controversi della storia</strong> – segnato da prezzi inaccessibili, pratiche di esclusione, discriminazione razziale e violazioni dei diritti umani – e le polemiche attorno all’evento potrebbero non essere l’unica fonte di preoccupazione per le grandi federazioni calcistiche. Un’indagine squarcia infatti il velo di neutralità ostentato dai vertici del calcio mondiale, rivelando come FIFA e UEFA stiano attuando <strong>un&#8217;operazione di normalizzazione del furto – da parte di Israele – di terre palestinesi e siriane</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il rapporto, <a href="https://www.scottishsportforpalestine.co.uk/reports-articles/beyond-the-green-line-israeli-settlement-clubs-in-occupied-palestine">intitolato <em>Beyond the green line. Israeli settlement clubs in Occupied Palestine</em></a><em>, </em>è stato redatto dall’organizzazione scozzese <strong>Scottish Sport for Palestine</strong>, un gruppo di pressione – nato all&#8217;inizio del 2024 – che si propone di contrastare l&#8217;influenza del sionismo nello sport scozzese, promuovendo azioni di sensibilizzazione, mobilitazione e <em>advocacy </em>a sostegno della causa palestinese. La denuncia che emerge dall’analisi è chiara: dietro la retorica dell&#8217;inclusività, si nasconde una strategia di <em>sportswashing</em> che trasforma i club degli insediamenti illegali e il calcio stesso in veri e propri strumenti politici per la cancellazione di un intero popolo<strong>.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il motore dell’occupazione: gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi&nbsp;</strong></h2>



<p>Dal 1967 Israele occupa illegalmente Gaza – per quanto formalmente abbia completato il ritiro dei coloni e delle forze di sicurezza dalla Striscia nel 2005 –, la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e le alture siriane del Golan<strong>. L’obiettivo dichiarato è quello di dar vita al Grande Eretz Israel,</strong> la Grande Terra di Israele, a dispetto di quanto stabilito dal diritto internazionale. Secondo Michael Lynk – dal 2016 al 2022 Relatore Speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati –<strong> il motore dell’occupazione è rappresentato dagli insediamenti</strong>, comunità civili – create o sostenute da autorità politiche e militari israeliane – che comprendono abitazioni, strutture economiche, infrastrutture di collegamento, terreni agricoli e spazi ricreativi, come gli impianti sportivi.</p>



<p>A sancire la loro natura contraria al diritto internazionale sono stati il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Corte internazionale di giustizia, l&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa e l&#8217;Unione Europea che hanno ribadito con chiarezza come<strong> gli insediamenti israeliani costituiscano una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra</strong>. Nel tempo, il diritto internazionale umanitario e il diritto penale internazionale ne hanno ulteriormente qualificato l’illiceità, configurandoli come <strong>crimini di guerra.</strong> Eppure, nonostante le evidenze legali, gli insediamenti <strong>hanno continuato a moltiplicarsi e prosperare,</strong> in gran parte grazie all&#8217;impunità loro concessa dall&#8217;Europa e dal Nord America.</p>



<p>Stando agli ultimi dati disponibili, solo in Cisgiordania e Gerusalemme Est sarebbero circa 160 gli insediamenti ufficiali e almeno 196 gli avamposti, nuclei più piccoli, spesso nati come iniziative “dal basso” di gruppi di coloni, costruiti senza autorizzazione formale e in violazione della stessa legge israeliana. <strong>L’espansione coloniale prosegue con crescente intensità </strong>anche su pressione di ministri di estrema destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Quello di Benjamin Netanyahu è infatti uno dei governi che ha approvato<strong>il maggior numero di nuovi insediamenti e avamposti,</strong> a un ritmo senza precedenti negli ultimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dai campi coltivati ai campi da calcio dei coloni&nbsp;</strong></h2>



<p>Mentre la macchina di annientamento israeliana in azione a Gaza ha portato all’<strong>uccisione di più di mille atleti palestinesi</strong>, il calcio serve ad attirare nuovi coloni negli insediamenti illegali con la promessa di servizi ricreativi di alto livello, in palese violazione del diritto internazionale. Nella Cisgiordania occupata si contano <strong>dieci squadre israeliane che operano illegalmente all&#8217;interno degli insediamenti,</strong> oltre a tre club attivi nelle alture del Golan.</p>



<p>«Questa è la nostra terra. La usavamo per coltivare e guadagnarci da vivere. Se la sono presa, noi non possiamo usarla, e invece i coloni ci giocano a calcio», dichiarava nel 2016 Salah al-Qurt, membro di una delle due famiglie proprietarie del terreno su cui è stato illegalmente costruito il campo del Beitar Givat Ze&#8217;ev Football Club, <a href="https://www.nytimes.com/2016/09/25/world/middleeast/israeli-palestinian-soccer-west-bank.html">in un’intervista al New York Times</a>. Già in quell’anno Human Rights Watch aveva segnalato l&#8217;esistenza di nove club calcistici israeliani illegali situati su territorio palestinese oltre il confine dell&#8217;armistizio del 1949 – comunemente noto come &#8220;Linea Verde&#8221; – in Cisgiordania.&nbsp;</p>



<p>Secondo il report dello Scottish Sport for Palestine, sotto la guida del presidente della FIFA Gianni Infantino e del presidente della UEFA Aleksander Čeferin – i cui mandati sono iniziati proprio nel 2016 –, <strong>tali club sono cresciuti in numero, dimensioni e prestigio</strong>. Questo ha contribuito a <strong>normalizzare l’occupazione e a implementare un sistema di apartheid</strong> contro i palestinesi attraverso strutture sportive costruite sulle loro terre e un’economia calcistica dalla quale i palestinesi non possono trarre alcun beneficio.</p>



<p>Da allora nessuna delle due federazioni internazionali ha agito in modo decisivo per bandire i club israeliani e sospendere Israel FA, ovvero la Federcalcio israeliana. Anzi, i club negli insediamenti illegali hanno continuato a svilupparsi, in linea con l&#8217;attuale e prevista espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Tra dicembre 2025 e febbraio 2026, il governo israeliano ha annunciato piani per annettere formalmente parti della regione, creando un corridoio di insediamenti tra Ma&#8217;ale Adumim e Gerusalemme Est, dove si trovano quattro dei club degli insediamenti illegali dell&#8217;Israel FA. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il piano di espansione dell&#8217;insediamento di Ma&#8217;ale Adumim conferma la sua convinzione che<strong> </strong>«<strong>non esisterà mai&nbsp; uno Stato palestinese</strong>»<strong>.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">FIFA is supporting the Israeli occupation by legitimising clubs that play in illegal West Bank settlements <a href="https://t.co/7MBiZxK9Lw">https://t.co/7MBiZxK9Lw</a></p>&mdash; Scottish Sport for Palestine (@ScotSport4Pal) <a href="https://x.com/ScotSport4Pal/status/2064370998053322776?ref_src=twsrc%5Etfw">June 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>FIFA e UEFA finanziano e trasmettono il calcio dell&#8217;occupazione&nbsp;</strong></h2>



<p>Se nell&#8217;ottobre del 2024, la FIFA aveva promesso di indagare sulle squadre radicate negli insediamenti e, dunque, accusate di violare le stesse norme della federazione – e quelle dell’UEFA – sull&#8217;integrità territoriale e contro il razzismo, da allora le uniche azioni messe in campo sono state <strong>una multa di poco più di 160 mila euro</strong> comminata all&#8217;Israel FA e una controversa dichiarazione in cui la FIFA stabiliva che le operazioni dei club israeliani potevano proseguire, accampando come scusa lo status giuridico della Cisgiordania, definito «una questione irrisolta e molto complessa nel diritto internazionale pubblico».&nbsp;</p>



<p>Di fatto, <strong>FIFA e UEFA permettono alle squadre degli insediamenti illegali di partecipare ai campionati organizzati dalla Federazione calcistica israeliana e di ospitare partite sui terreni confiscati.</strong> Forniscono inoltre <strong>supporto finanziario – anche attraverso fondazioni benefiche collegate alle federazioni – e strutturale </strong>ai club degli insediamenti, alcuni dei quali hanno partecipato a competizioni organizzate dalla UEFA, e permettono che le partite disputate negli insediamenti illegali vengano filmate e poi trasmesse in streaming sulla sua piattaforma, FIFA+, – come avviene nell&#8217;avamposto di Har Homa, che domina Betlemme – generando potenzialmente ricavi per la stessa FIFA, che a sua volta valorizza i loro giocatori e normalizza la vita negli insediamenti. Uno dei club citati nel rapporto è arrivato fino alla Premier League israeliana e ha ricevuto milioni di dollari di finanziamenti dalla Fondazione UEFA e dal governo degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cartellino rosso per le federazioni</strong></h2>



<p>A febbraio, Infantino e Čeferin sono diventati i primi presidenti di federazioni sportive a essere <strong>accusati di complicità in crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità</strong> <a href="https://euromedmonitor.org/en/article/6988/Complaint-filed-with-ICC-accusing-FIFA-and-UEFA-presidents-of-aiding-war-crimes-and-apartheid-in-Palestinian-territory">in un documento presentato da un team di esperti legali</a> alla Corte penale internazionale proprio a causa dell&#8217;inclusione nelle strutture FIFA e UEFA di squadre con sede negli insediamenti illegali.&nbsp;</p>



<p>Mentre la UEFA ha reagito con rapidità insolita, definendo le accuse «tanto sensazionalistiche quanto infondate», la FIFA, che non ha rilasciato commenti, nel giro di pochi giorni, è corsa ai ripari con la promessa di Infantino di ricostruire le infrastrutture calcistiche di Gaza attraverso il famoso Board of Peace creato da Trump, al quale lo stesso presidente della FIFA ha consegnato il &#8220;Premio per la Pace&#8221; FIFA nel dicembre 2025.</p>



<p>Le numerose prove raccolte nel report di Scottish Sport for Palestine dimostrano che <strong>il calcio viene strumentalmente usato da Israele come fattore per rendere permanente un&#8217;occupazione illegale, </strong>escludendo e dispossessando la popolazione autoctona palestinese e siriana. Le grandi federazioni internazionali stanno abilitando tali dinamiche. Nell’enorme e brutale campo da gioco dei rapporti di potere internazionali meriterebbero quantomeno il cartellino rosso.&nbsp;</p>
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		<title>Albania: gli aspetti inconfessabili della grande speculazione immobiliare del genero di Trump </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/albania-gli-aspetti-inconfessabili-della-grande-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Kushner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37-1024x717.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37-1536x1075.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606103934569_3beec09df1e81c32c36db1c0352e4b37-600x420.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jared Kushner vuole costruire resort di lusso sulle coste più incontaminate dell'Albania. Dietro di lui società offshore e figure controverse.</p>
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<p>In quello spazio liminale tra Oriente e Occidente che da secoli è l’Albania, si dipana un <strong>nuovo capitolo del “risiko immobiliare” che fa capo a Jared Kushner</strong>, genero del presidente degli Stati Uniti e, secondo le indiscrezioni, “eminenza grigia” che si cela dietro a molte delle decisioni del tycoon.&nbsp;</p>



<p>Il progetto di sviluppo turistico avviato nel Paese balcanico dal consorte di Ivanka Trump&nbsp;ha innescato <strong>accese proteste da parte di migliaia di persone </strong>che da giorni scendono in piazza,&nbsp;scandendo a chiare lettere lo slogan «Albania is not for sale»,&nbsp;per protestare contro le mire affaristiche di una ristretta oligarchia economico-finanziaria e contro l’atteggiamento connivente del premier Edi Rama.&nbsp;</p>



<p>Oltre alle manifestazioni, <strong>il caso ha anche un risvolto giudiziario</strong>: Zvërnec —&nbsp;una delle aree in cui dovrebbe sorgere il resort di lusso — è già <strong>sotto inchiesta da parte della SPAK, la Procura speciale anti-corruzione</strong> che sta indagando sull&#8217;origine della proprietà e sui fondi utilizzati per l&#8217;acquisto del terreno. Un’attività investigativa necessaria date<strong> le opacità che sembrano emergere dalla vicenda.</strong> <a href="https://balkaninsight.com/2026/06/04/behind-a-trump-linked-albanian-resort-project-a-host-of-murky-interests/bi/">Come rivelato dal Balkan Investigative Reporting Network</a>, infatti, per quanto Kushner sia la figura di spicco del progetto di sviluppo immobiliare di lusso, alle sue spalle si cela <strong>una rete di torbide figure invischiate in numerose controversie, alcune con ramificazioni nel nostro Paese.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“L&#8217;isola dei Trump”, la laguna incontaminata e la rivolta dei fenicotteri&nbsp;</strong></h2>



<p>La chiamano <strong>“la rivoluzione dei fenicotteri”</strong>, dal nome del volatile presente tra le centinaia di specie animali che abitano l’area protetta Vjosë-Nartë, dove sorge Zvërnec. Sono migliaia i manifestanti che chiedono, tra le altre cose, <strong>le dimissioni di Rama e l’abolizione del quadro giuridico relativo ai cosiddetti “investimenti strategici”</strong>. L’intraprendente premier albanese, un artista prestato alla politica che coltiva rapporti con lo stesso Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Tony Blair e passa con disinvoltura dagli accordi con Giorgia Meloni in materia di gestione dei flussi migratori agli affari con attori internazionali, cerca da tempo di accreditare la propria figura presso i potenti del mondo. Con questo obiettivo, sta cercando di <strong>promuovere il turismo d’élite nel suo Paese</strong>, attribuendo a molti progetti lo <strong>status di “investimento strategico”,</strong> etichetta spesso arbitrariamente conferita a iniziative che vengono imposte alle comunità locali aggirando le procedure. E strategici sono stati definiti, appunto, i piani di Kushner per l’isola di Sazan —&nbsp;un paradiso naturale di macchia mediterranea, abbracciato da un mare turchese e abissale, che i locali chiamano da qualche tempo Ishulli i Trumpëve, l’Isola dei Trump — e per Zvërnec, uno dei tratti più incontaminati della costa adriatica albanese, con spiagge sabbiose, scogliere frastagliate a picco sul mare, la laguna di Limopuo, l&#8217;isola del monastero e rare dune di sabbia che fungono da luogo di nidificazione per le tartarughe marine.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un affare da più di 1,4 miliardi</strong></h2>



<p>«Ma prima che Sazan diventi un simbolo del privilegio, una mecca del turismo di lusso sfrenato, voglio esplorare l&#8217;isola, assaporare appieno questo privilegio. Voglio raccontare <strong>il capolavoro sconosciuto creato dalla natura e dalla storia,</strong> prima che Sazan entri a far parte della collezione del genero di Trump, Jared Kushner, e di sua moglie Ivanka Trump». Così scriveva nel 2024 il giornalista Marzio Mian in un reportage incentrato sulla bellezza mozzafiato del luogo. Proprio da Sazan —&nbsp; situata nello stretto di Otranto, all’ingresso della baia di Valona, lembo di terra che fu italiano dal 1920 al 1947 e che è ancora puntellato da 4mila bunker dei 700mila totali fatti erigere nel Paese dal dittatore Enver Hoxha — sono partiti i piani di Kushner, a capo del <strong>fondo di private equity Affinity Partners, finanziato in gran parte dal principe saudita Mohammed Bin Salman</strong>, personaggio controverso che secondo le conclusioni della CIA aveva “autorizzato” l’omicidio e lo smembramento del giornalista Jamal Khashoggi.&nbsp;</p>



<p>L’area sarebbe il <strong>punto di convergenza tra capitale immobiliare statunitense, presenza militare turca e industria della difesa israeliana</strong>. È a poca distanza da qui infatti che il colosso della difesa israeliano Elbit Systems ha riaperto la scuola di aviazione di Valona e, insieme alla società di Stato albanese KAYO, assembla droni e sistemi d’arma.&nbsp;</p>



<p><strong>Un affare, quello di Sazan, da 1,4 miliardi di euro </strong>che si andranno ad aggiungere ai milioni destinati alle infrastrutture previste per Zvërnec su un’area di oltre 1,3 milioni di metri quadrati. È stato il Consiglio nazionale albanese per il territorio e le acque (KKTU), presieduto dal primo ministro <strong>Edi Rama,</strong> a rilasciare il permesso di costruzione al progetto, nonostante le controversie legali in corso sulla proprietà effettiva del terreno su cui dovrebbe sorgere l&#8217;edificio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi c&#8217;è dietro il progetto di Kushner</strong></h2>



<p>Rispetto all’area di Zvërnec, la SPAK ha confermato lo scorso lunedì di aver avviato <strong>un&#8217;indagine sulle modifiche apportate nel 2024</strong> allo status di area protetta e alla proprietà terriera, che hanno aperto la strada al progetto di sviluppo turistico. A capo di quest’ultimo c’è una società chiamata <strong>Zvërnec South Adriatic Development</strong>, registrata nei Paesi Bassi come trust offshore. <a href="https://balkaninsight.com/2026/06/04/behind-a-trump-linked-albanian-resort-project-a-host-of-murky-interests/bi/">L’inchiesta di BIRN/Balkan Insight </a>ricostruisce la fitta trama di partecipazioni dietro il progetto di Kushner, mostrando come lo status di “investitore strategico” —&nbsp; <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/6/5/why-the-kushners-plan-to-build-an-albanian-resort-has-sparked-protests">riconosciuto alla sua società Atlantic Incubation Partners LLC</a>, riporta Al Jazeera —&nbsp;e le opacità societarie si intreccino con gli interessi dell’élite albanese, in primis con il governo Rama.&nbsp;</p>



<p>Una delle entità della struttura offshore, Blue Industries Investment Holding BV, è di proprietà di cinque individui albanesi anonimi, la cui identità è legalmente protetta poiché nessuno di loro detiene più del 25% delle azioni.&nbsp;</p>



<p>Se Atlantic Incubation Partners è il veicolo “madre” statunitense, Zvërnec South Adriatic Development è l’entità operativa sul terreno e ha firmato accordi di sviluppo con individui e aziende che rivendicano la proprietà di oltre 2,5 milioni di metri quadrati di terreno, pari a 251 ettari, a Zvërnec e Narta. Documenti e sentenze esaminati da BIRN dimostrano che <strong>l&#8217;origine di molte di queste proprietà è strettamente legata al controverso uomo d&#8217;affari di Valona Artur Shehu</strong>, residente negli Stati Uniti, e al suo ex avvocato, Pëllumb Petritaj, ripetutamente accusato di falsificazione di documenti proprio in relazione alla rivendicazione di proprietà da parte di Shehu di ampie porzioni di terreno costiero, comprese quelle in cui dovrebbe sorgere il resort previsto.</p>



<p>L’imprenditore albanese non è accusato di alcun reato, ma <strong>il suo nome è comparso in alcune vicende giudiziarie riguardanti l’Italia. </strong>È stato, per esempio, recentemente citato in un documentario della RAI come persona presumibilmente indagata nell&#8217;ambito di <strong>un&#8217;inchiesta sulla Sacra Corona Unita</strong> e, inoltre, compare nelle <strong>investigazioni sull’esplosione avvenuta a ottobre dello scorso anno sotto casa di Sigfrido Ranucci</strong>, conduttore di Report.</p>



<p>Shehu non è l’unico personaggio a venire fuori dalle carte. <strong>Altri 25.000 metri quadrati di terreno fanno capo ad AM-Invest, di proprietà della famiglia di Alaudin Malaj, ex presidente della Corte d&#8217;Appello di Tirana</strong>. Nel 2013, il giudice emise una sentenza civile che assegnò alla famiglia Shehu 156 ettari di terreno, ribaltando una decisione di un tribunale di grado inferiore. Nel 2019, in qualità di relatore in un collegio giudicante, contribuì all&#8217;archiviazione delle accuse di falsificazione contro Petritaj. Malaj si è dimesso dalla magistratura nel 2020, prima di poter essere sottoposto alla procedura di verifica introdotta dall&#8217;Albania per estromettere giudici e pubblici ministeri corrotti. I beni dichiarati dal magistrato —&nbsp;per un valore di circa 1,7 milioni di euro —&nbsp;lo rendevano uno dei giudici più ricchi del paese, riporta BIRN.</p>



<p><strong>La proprietà più estesa coinvolta nel progetto —&nbsp; circa 1,2 milioni di metri quadrati — è invece di proprietà di South Adriatic Development</strong>, società interamente controllata da un ingegnere albanese di nome Redi Struga tramite Smart Construction Invest. Attraverso un&#8217;altra società, Albanian Land Development, Struga funge da intermediario chiave per <strong>i fratelli miliardari qatarioti Ramez e Mohamad Al-Khayyat</strong>, che investono nel progetto insieme a Kushner.</p>



<p>Infine, durante la visita di Ivanka Trump alla laguna di Narta a gennaio, tra i presenti compariva <strong>Musa Kastrati, erede del potente Gruppo Kastrati,</strong> conglomerato vicino al governo e attivo anche nel turismo e nel real estate. Già nel 2024 Musa aveva dichiarato al <em>New York Times</em> che la sua azienda avrebbe avuto un ruolo nei piani di Kushner in Albania.</p>



<p>Intanto, tra la fine di aprile e i primi di maggio delle recinzioni metalliche che racchiudono un milioni di metri quadrati di terreno sono apparse in diverse parti dell’area, bloccando l&#8217;accesso alla spiaggia e alle proprietà ancestrali dove generazioni di abitanti del villaggio erano cresciute. Poco più a Nord, a Pishë Poro, è stata eretta una recinzione simile attorno a oltre 1,3 milioni di metri quadrati di terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il capitalismo che ha espugnato la fortezza di Hoxha</strong></h2>



<p>Questi sono solo alcuni degli elementi che comprovano la connivenza di interessi pubblici e privati e che testimoniano come dietro la narrazione basata su “sviluppo, investimenti, posti di lavoro, salto turistico” si celi in realtà ben altro.&nbsp;</p>



<p>Le controversie riguardanti l’area della laguna di Narta affondano le loro radici nel <strong>caos giuridico ereditato dopo la caduta del regime comunista albanese all&#8217;inizio degli anni &#8217;90, </strong>aggravato dalla corruzione e dagli affari loschi che hanno caratterizzato <strong>la transizione al capitalismo, ora giunta a un livello parossistico</strong>, inaccettabile per quella parte di cittadini albanesi che stanno scendendo in piazza <strong>contro un modello di sviluppo rapace e in difesa del patrimonio ambientale e storico.&nbsp;</strong></p>



<p>Quello che era considerato il Paese con la dittatura più claustrofobica dell’Occidente, la cosiddetta “Corea del Nord d&#8217;Europa&#8221;, ha aperto le sue porte al dominio dei capitali, piegando lo Stato di diritto ai diktat dei grandi investitori e alle logiche estrattive di questi ultimi.&nbsp;</p>



<p>«Il paradosso è evidente: ciò che per decenni è stato un bastione anti-occidentale, una fortezza contro l’imperialismo americano, ora dovrebbe diventare un avamposto del lusso globale, frequentato da élite internazionali, oligarchi, celebrità e capi d’azienda», ha scritto ancora Mian a proposito di Sazan. L’isola, che era per Hoxha «la roccia contro cui si sarebbero infranti eserciti rossi e capitalisti», è destinata a essere espugnata da questi ultimi, a dispetto dei bunker ancora abbarbicati sulle pareti rocciose.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/albania-gli-aspetti-inconfessabili-della-grande-speculazione-immobiliare-del-genero-di-trump.html">Albania: gli aspetti inconfessabili della grande speculazione immobiliare del genero di Trump </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele produce un falso report contro l&#8217;ONU per contestare le accuse di abusi sessuali nei teatri di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/israele-produce-un-falso-report-contro-lonu-per-contestare-le-accuse-di-abusi-sessuali-nei-teatri-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il 29 maggio le Nazioni Unite hanno inserito Israele nell&#8217;elenco degli attori coinvolti in gravi violazioni sessuali nei conflitti armati. Nella stessa lista figurano anche Hamas, ISIS e altri gruppi responsabili di violenze documentate contro la popolazione civile. La decisione ha provocato una reazione immediata da parte del governo israeliano. L&#8217;ambasciatore israeliano all&#8217;ONU Danny Danon &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/israele-produce-un-falso-report-contro-lonu-per-contestare-le-accuse-di-abusi-sessuali-nei-teatri-di-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/1e8249f63f7c02068cbf21b2f6510c82-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il 29 maggio le Nazioni Unite hanno inserito Israele nell&#8217;elenco degli attori coinvolti in gravi violazioni sessuali nei conflitti armati.<br><br>Nella stessa lista figurano anche Hamas, ISIS e altri gruppi responsabili di violenze documentate contro la popolazione civile.<br></p>



<p>La decisione ha provocato una reazione immediata da parte del governo israeliano. L&#8217;ambasciatore israeliano all&#8217;ONU Danny Danon ha definito la misura una «calunnia sanguinosa» e una decisione «politica, scollegata dai fatti e dalla realtà. Chiunque sia in grado di mettere Israele nella stessa lista dei terroristi e degli stupratori di Hamas non ha alcuna legittimità morale per chiedere cooperazione», ha dichiarato. Pochi giorni dopo, mentre l&#8217;attenzione internazionale si concentrava sulle accuse di violenze sessuali contro palestinesi e sulle crescenti denunce provenienti da organismi delle Nazioni Unite sul genocidio a Gaza, il governo israeliano ha intensificato una vasta campagna di disinformazione destinata a colpire le stesse organizzazioni che producono tali accuse.<br></p>



<p>Tra i documenti pubblicati figura <a href="https://x.com/israelipm/status/2060360523250884756?s=46&amp;t=O5cJR57QI0mFJLfnPqUEqg">il rapporto governativo intitolato</a> &#8220;Laundering Propaganda: How UN Actors Manipulated Information in the Gaza War (2023-2025)&#8221;, nel quale Israele sostiene che diverse agenzie ONU abbiano sistematicamente manipolato dati e informazioni sul genocidio di Gaza. Il rapporto è stato lanciato sul profilo ufficiale dello Stato di Israele. Il dossier accusa le Nazioni Unite di aver diffuso dati provenienti da fonti controllate da Hamas (secondo Israele i giornalisti di Gaza o l’UNRWA), di aver amplificato statistiche non verificate e di aver contribuito alla costruzione di una narrativa internazionale ostile a Israele.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The mask is off.<br><br>While Hamas raped and murdered innocent civilians, UN officials manipulated minds by unleashing an information war that echoed Hamas propaganda. <br><br>See the truth for yourself: <a href="https://t.co/cyIdjTQn9w">https://t.co/cyIdjTQn9w</a></p>&mdash; Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) <a href="https://x.com/IsraeliPM/status/2060360523250884756?ref_src=twsrc%5Etfw">May 29, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma il rapporto contro l&#8217;ONU rappresenta solo una parte dell’operazione di influenza malevola architettata e messa in piedi da Israele. Analizzando il portale governativo israeliano, emerge un elemento significativo: Israele ha costruito un&#8217;intera infrastruttura di dossier dedicati a contestare la credibilità di organizzazioni umanitarie, organismi internazionali, ricercatori e figure pubbliche impegnate nella documentazione della situazione a Gaza.<br></p>



<p>Tra i soggetti che hanno ricevuto un rapporto dedicato figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui Territori Palestinesi Occupati;</li>



<li>UNRWA, l&#8217;agenzia ONU per i rifugiati palestinesi;</li>



<li>Medici Senza Frontiere;</li>



<li>IPC (Integrated Food Security Phase Classification), il sistema internazionale che monitora fame e insicurezza alimentare;</li>



<li>piattaforme e database dedicati agli aiuti umanitari;</li>



<li>il sistema educativo palestinese;</li>



<li>archivi documentali sul 7 ottobre;</li>



<li>la Hind Rajab Foundation.<br></li>
</ul>



<p>La varietà dei soggetti colpiti mostra come la strategia non sia limitata alla risposta a singole accuse, ma punti a intervenire direttamente sulla credibilità delle fonti che alimentano il dibattito internazionale sul genocidio. Particolarmente significativo appare il caso della Hind Rajab Foundation. La fondazione prende il nome da Hind Rajab, la bambina palestinese di sei anni uccisa a Gaza nel gennaio 2024 dopo essere rimasta intrappolata in un&#8217;auto insieme ai propri familiari. La sua morte è diventata uno dei simboli più noti della brutalità e crudeltà dell’esercito israeliano.<br>La fondazione nata in suo nome raccoglie prove, documenta presunti crimini di guerra e sostiene procedimenti giudiziari contro militari e responsabili politici ritenuti coinvolti in violazioni del diritto internazionale.</p>



<p>Anche questa organizzazione è stata inserita tra gli obiettivi della campagna disnformativa israeliana.<br></p>



<p><strong>Le accuse ONU e le denunce sulle violenze sessuali<br></strong></p>



<p>La controffensiva informativa israeliana arriva in un momento particolarmente delicato.<br>Negli ultimi anni numerosi organismi internazionali hanno documentato accuse di violenze sessuali, torture e maltrattamenti contro palestinesi detenuti o sotto controllo israeliano. Nel marzo 2025 una Commissione d&#8217;Inchiesta delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto &#8220;More than a Human Can Bear&#8221;, nel quale vengono documentati stupri, torture sessuali e altre forme di abuso contro donne, uomini e minori palestinesi nei Territori Occupati. Nell&#8217;aprile 2026 Euro-Med Human Rights Monitor ha diffuso il rapporto &#8220;Another Genocide Behind Walls&#8221;, dedicato alle condizioni dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.</p>



<p><br>L&#8217;11 maggio il giornalista del New York Times Nicholas Kristof ha pubblicato l&#8217;inchiesta &#8220;The Silence That Meets the Rape of Palestinians&#8221;, costruita sulle testimonianze di quattordici sopravvissuti palestinesi che descrivono stupri, torture sessuali e sevizie attribuite a soldati, guardie carcerarie e interrogatori israeliani.</p>



<p>Israele respinge tutte queste accuse e sostiene che siano prive di fondamento. Dopo la pubblicazione dell&#8217;inchiesta di Kristof, il governo israeliano ha annunciato iniziative legali contro il New York Times, definendo l&#8217;articolo «una delle menzogne più orribili e distorte mai pubblicate contro lo Stato di Israele».<br></p>



<p>La portata di questa strategia non dipende soltanto dai siti governativi. Negli ultimi mesi campagne pubblicitarie riconducibili direttamente alla Israeli Government Advertising Agency sono state diffuse in diversi Paesi europei attraverso Google. Secondo i dati pubblicamente consultabili nel Transparency Center della piattaforma, annunci governativi israeliani sono comparsi in Italia, Germania, Austria, Belgio, Svezia, Australia. Molti di questi contenuti promuovono accuse contro UNRWA, contestano i rapporti delle Nazioni Unite, presentano false accuse contro Medici Senza Frontiere e prendono di mira figure come Francesca Albanese con l’unico obiettivo di delegittimare l’operato di chi è diventato una voce autorevole per Gaza.<br></p>



<p>L&#8217;aspetto più controverso riguarda la classificazione degli annunci. Diversi contenuti che affrontano temi di guerra, sicurezza, politica internazionale e conflitto israelo-palestinese risultano catalogati come &#8220;Famiglia e comunità&#8221;, &#8220;Giustizia e pubblica amministrazione&#8221;, &#8220;Arti e intrattenimento&#8221; o &#8220;Libri e pubblicazioni&#8221;, anziché come pubblicità politica. Questo meccanismo ha consentito alle campagne governative israeliane di ottenere una visibilità capillare in Europa proprio mentre aumentavano le accuse internazionali relative al genocidio di Gaza e alle violazioni dei diritti umani denunciate da ONU e organizzazioni umanitarie.</p>



<p>La questione assume ulteriore rilevanza considerando il rapporto strategico tra Google e Israele.<br></p>



<p>Nel 2021 Google e Amazon hanno firmato il contratto da 1,2 miliardi di dollari noto come Project Nimbus, attraverso il quale vengono forniti servizi cloud e infrastrutture digitali al governo israeliano. L&#8217;intreccio tra infrastrutture tecnologiche, campagne pubblicitarie e produzione di contenuti governativi pone interrogativi sempre più rilevanti sul ruolo delle grandi piattaforme nella diffusione delle narrative di guerra.</p>



<p>L&#8217;inserimento di Israele nella lista ONU degli attori coinvolti in violenze sessuali nei conflitti rappresenta soltanto uno degli episodi più recenti del tentativo dell’ONU e di altre figure di incriminare Israele per i suoi crimini di guerra a Gaza e nei Territori Occupati costruendo archivi di prove. Di risposta, Israele ha costruito una macchina comunicativa sempre più massiccia, destinata a contestare la credibilità di quelle stesse fonti, producendo dossier, campagne pubblicitarie e piattaforme informative rivolte all&#8217;opinione pubblica globale. È l’ottavo fronte di guerra: quello che Israele combatte su media e piattaforme social in tutto il mondo per tentare di salvare la propria credibilità.<br></p>
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		<title>Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da gennaio migliaia di palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania a causa delle continue razzie dei coloni israeliani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html">Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In <strong>Cisgiordania</strong> procede a ritmo serrato il “sacro lavoro” di <strong>ripulire territori palestinesi</strong> sempre più ampi “in vista delle future ville ebraiche”, come annota Amira Hass in un<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/the-numbers-behind-the-sacred-work-of-cleansing-the-west-bank-of-palestinians/0000019e-4195-d55f-a5bf-43d5dfe10000" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> articolo pubblicato su Haaretz</a> nel quale dettaglia le conseguenze delle razzie dei coloni. Dall’inizio ad oggi del 2023 sono stati 5375 gli attacchi contro i palestinesi della West Bank. Attacchi che si sono conclusi con palestinesi uccisi, feriti o privati del loro bestiame. In realtà, sono solo un parte delle vessazioni subite dai palestinesi, dal momento che nel tragico bilancio riportato non compaiono le aggressioni in cui “questi ambasciatori della supremazia razziale”, come annota Hass, si sono prodotti intimidazioni e provocazioni.</p>



<p>Lo scopo è sempre lo stesso: <strong>costringere i palestinesi ad andare via dalle loro terre</strong> <strong>per fare spazio ai coloni prima</strong>, e alle ville israeliane poi.</p>



<p>Obiettivo non ancora&nbsp;conseguito, certo,&nbsp;ma la direzione è tracciata. “Gli eroi degli avamposti e degli insediamenti possono darsi una pacca sulla spalla”,&nbsp;commenta la&nbsp;Hass.&nbsp;Infatti,&nbsp;da gennaio 2023 seimila palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case sotto la pressione degli incessanti attacchi. Duemila di&nbsp;questi&nbsp;sono&nbsp;stati costretti a&nbsp;fuggire negli ultimi quattro mesi,&nbsp;dei quali novecento bambini [al totale&nbsp;si aggiungono circa&nbsp;<a href="https://petra.gov.jo/en/index.php/en/news/un-israel-forced-40000-palestinians-to-flee-west-bank-refugee-camps" target="_blank" rel="noreferrer noopener">40mila palestinesi sfollati</a>&nbsp;dall’IDF dai diversi campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams].</p>



<p>Durante gli oltre <strong>cinquemila attacchi</strong> <strong>sono stati assassinati 64 palestinesi</strong>. Morti che hanno ricevuto qualche attenzione dai media israeliani, per poi essere “inghiottiti dal buco nero dell’oblio”. Non c’è stato un colpevole, non un processo. Del resto, gli autori di tali omicidi stanno “adempiendo al mitzvah della distruzione” invocato da diversi ministri del governo Netanyahu.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Insediamenti e avamposti non crescono da soli</strong></h2>



<p>I <strong>coloni hanno bisogno di armi, case, macchinari agricoli, droni, nuove strade e fuoristrada</strong> mentre scacciano i palestinesi dalla loro terra. Questo programma di pulizia etnica non è economico, come annota <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Middle East Eye</a>. Bezalel Smotrich non è soltanto il principale regista politico dell’espansione israeliana in Cisgiordania: è anche colui che ne garantisce il sostegno economico. Da ministro delle Finanze ha infatti stanziato sette miliardi di shekel per un piano quinquennale destinato alle strade degli insediamenti, pari a circa il 30% del budget cheIsraele destina alle strade, nonostante i coloni rappresentino appena il 3% della popolazione del Paese. </p>



<p>Strade che, oltre a collegare e consolidare le colonie, vengono spesso costruite su terre palestinesi e finiscono per accelerare l’espulsione delle comunità locali. Parallelamente, il suo alleato messianico Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha favorito l’armamento dei coloni approvando licenze per armi in 18 insediamenti illegali con il pretesto di “rafforzare l’autodifesa”. Una divisione dei compiti sempre più evidente: Smotrich fornisce i mezzi e il sostegno economico, Ben-Gvir le armi.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇵🇸 Palestinian media and activists reported multiple settler arson attacks across the occupied West Bank late Monday night, including fires near the village of al-Mughayyir northeast of Ramallah and in the Masafer Yatta area south of Hebron.<br><br>WAFA reported that Israeli forces… <a href="https://t.co/iThJVSedlj">https://t.co/iThJVSedlj</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2056592232677777479?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’annessione de facto della Cisgiordania</strong></h2>



<p>Ma i coloni — o i “cocchi dell’establishment”, come li definisce ironicamente Amira Hass — rappresentano “solo” il braccio armato di Tel Aviv in Cisgiordania. Israele sta procedendo anche sul piano legislativo e su quello del controllo dell’informazione: negli ultimi mesi sono aumentati i casi di restrizioni e divieti d’ingresso in Cisgiordania nei confronti di giornalisti indipendenti e reporter critici, com’è&nbsp;accaduto ad&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Stefanelli</a>.</p>



<p>Negli ultimi giorni la <strong>Knesset</strong> ha discusso un <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-05-19/ty-article/.premium/israeli-officials-say-new-west-bank-archaeology-authority-raises-legal-issues/0000019e-3ed1-d90f-abbf-ffd5864a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> sostenuto dall’estrema destra israeliana per istituire una nuova Autorità israeliana per le antichità della Cisgiordania. Formalmente, l’ente dovrebbe occuparsi di archeologia e patrimonio storico. Ma il punto centrale è un altro: per la prima volta un organismo civile israeliano eserciterebbe poteri diretti all’interno di un territorio occupato e persino nelle aree amministrate dall’Autorità palestinese (ovvero le aree A e B della West Bank).</p>



<p>Tale provvedimento rappresenta un ulteriore passo verso <strong>l’annessione de facto della Cisgiordania</strong> e una violazione degli Accordi di Oslo.</p>



<p>Un’annessione che affonda le proprie radici nel passato, ma che ha subito una <strong>brusca accelerazione dal febbraio 2023</strong>, quando Bezalel Smotrich ha assunto anche il controllo del COGAT, l’ente della Difesa che si occupa dell’Amministrazione Civile dei Territori occupati, ottenendo così un potere diretto sulla pianificazione territoriale e sull’espansione degli insediamenti.</p>



<p>Il risultato? La coalizione guidata da <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, con Smotrich come principale regista dell’operazione, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha approvato 102 nuovi insediamenti</a>. Per fare un confronto, dall’inizio dell’occupazione del 1967 fino al 2022 ne erano stati approvati 167. Numeri &#8211; e soprusi &#8211; destinati a crescere inesorabilmente. Lo scorso febbraio, infatti, la Knesset ha <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israeli-government-approves-proposal-to-register-west-bank-lands-as-state-property-for-1st-time-since-1967/3830654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvato una legge</a> che consente a Israele di registrare ufficialmente vaste aree della Cisgiordania come “terre statali”, rafforzando ulteriormente il controllo israeliano sul territorio. Nel frattempo, centinaia di “avamposti” sono sorti nella totale impunità, con conseguenze devastanti per la popolazione palestinese.</p>



<p>Tutto in aperta violazione degli Accordi di Oslo &#8211; oltre che della Quarta Convenzione di Ginevra. Del resto, come scrive&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/on-israel-gaza-and-palestine-bigmouth-tucker-carlson-spoke-nothing-but-truth/0000019e-467d-dab3-adfe-de7d88100000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gideon Levy</a>, “non ci sono clausole del diritto internazionale che Israele non abbia violato”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html">Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Taiwan, contro la Cina il modello Israele: tecnologie, scudi antiaerei e mobilitazione civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/israele-taiwan-sintonie-a-distanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 04:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[taiwan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517559</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per Taiwan, sotto la pressione della Cina, Il paragone con Israele diventa sempre più esplicito. E le visite dell'Aipac...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/israele-taiwan-sintonie-a-distanza.html">Taiwan, contro la Cina il modello Israele: tecnologie, scudi antiaerei e mobilitazione civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Boaz Toporovsky</strong> è tornato a Taiwan il 5 maggio con una delegazione interpartitica della Knesset, di cui faceva parte anche l’ex presidente del Parlamento <strong>Mickey Levy.</strong> Già criticato da Pechino per una precedente visita all’isola a settembre, il deputato ha attirato di nuovo le ire dell’Ambasciata cinese in Israele: i parlamentari<a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm"> «non possono oltrepassare le linee rosse sulla questione di Taiwan senza pagarne le conseguenze»</a>, ha ribadito un portavoce, indicando che la visita <a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm">«ha minato seriamente le fondamenta politiche delle relazioni sino-israeliane»</a>. Infrangere “linee” sembra ormai una prassi per Tel Aviv, più sorprendente è che tale trasgressione abbia interessato la dialettica Pechino-Taipei, anche se è alquanto evidente che il nuovo slancio di Tel Aviv verso Taiwan discende dai rapporti Cina-Iran, che in questo momento irritano più che mai la leadership israeliana.</p>



<p>A seguito della visita di maggio della delegazione, il presidente taiwanese Lai Ching-te ha definito il Paese un <a href="https://english.president.gov.tw/News/7129">«modello di resilienza nazionale»</a>, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto militare. Difatti, mentre Pechino ha aumentato le esercitazioni nello Stretto come ferma risposta alla visita del 2022 di Nancy Pelosi all’isola contesa, <strong>il dibattito di Taipei sulla sicurezza si è focalizzato sulla costruzione di una strategia di difesa più ampia. </strong>Il paragone con Israele è diventato esplicito già a ottobre scorso, quando Lai Ching-te <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/taiwan-to-build-t-dome-defense-system-will-aim-to-be-like-israels-iron-dome/">ha annunciato</a> la creazione di un nuovo scudo aereo chiamato T-Dome, ispirato all’Iron Dome israeliano. Tre settimane dopo, durante la visita dell’AIPAC a Taiwan, Lai ha evocato la metafora di <a href="https://www.timesofisrael.com/taiwan-president-citing-david-and-goliath-tells-aipac-israel-is-a-model-for-defense/">«Davide contro Golia»</a> a proposito del rafforzamento della capacità di autodifesa dell’isola. Un incontro “eccezionale” — <strong>il primo della lobby ebraica USA a Taipei </strong>—, a cui è seguito <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/us-state-dept-approves-possible-sale-taiwan-fighter-jet-spare-repair-parts-2025-11-14/">lo sblocco</a> di un pacchetto di 330 milioni di dollari in armi a Taiwan, il primo da parte dell’amministrazione Trump. </p>



<p>Ma per Taipei è anche esemplare come Tel Aviv sia riuscita a integrare tecnologia, sicurezza nazionale, mobilitazione civile e rapidità di risposta alle emergenze. La direzione appare chiara: Taiwan non punta a competere frontalmente con la superpotenza cinese, ma a costruire una deterrenza sufficientemente sofisticata da scoraggiare un’ipotetica “aggressione”. Tre giorni dopo la visita israeliana di maggio a Taipei, <strong>il Parlamento taiwanese <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/taiwan-parliament-approves-extra-defence-spending-less-than-government-wanted-2026-05-08/">ha approvato</a> una norma che prevede l’acquisto di armamenti statunitensi per circa 25 miliardi di dollari. </strong>La presidenza aveva chiesto uno stanziamento molto più ampio, ma l’opposizione controllata dal Kuomitang (KMT) ha frenato, fedele all’idea che la sicurezza dell’isola passi per un rapporto non conflittuale con Pechino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cybersecurity e tecnologie dual use</h2>



<p>Ma se le divisioni interne di Taiwan rappresentano per la Cina uno spazio di influenza crescente — soprattutto attraverso il dialogo con il KMT e l’ampliamento della propria penetrazione nel tessuto sociale dell’isola — a irritare maggiormente Pechino è il consolidamento internazionale di Taipei. <strong>Ogni visita ufficiale</strong> viene interpretata come un indebolimento del principio dell’“Unica Cina”, punto fondamentale della politica estera di Pechino. La preoccupazione aumenta soprattutto quando questi rapporti coinvolgono Paesi percepiti come vicini al sistema strategico occidentale. Emblematica, in tal senso, è stata <a href="https://www.timesofisrael.com/eyeing-defense-cooperation-taiwans-deputy-fm-made-secret-trip-to-israel/">la visita</a> del viceministro degli Esteri taiwanese François Wu, che a dicembre scorso si è recato a Tel Aviv per un incontro a porte chiuse i cui dettagli non sono mai stati resi pubblici.</p>



<p>Taiwan e Israele stanno di fatto rafforzando la cooperazione: dalla cybersecurity all’intelligenza artificiale fino alla proprietà intellettuale e alle tecnologie dual use. Per Taipei — <strong>che produce oltre il 50% dei semiconduttori avanzati mondiali </strong>—questo legame assume un valore strategico crescente. In gioco non c’è soltanto la sicurezza dell’isola, ma anche la capacità di restare indispensabile in un momento di particolare tensione internazionale. Con lo scontro tra Israele-Usa e Iran sullo sfondo — e il meeting fra i ministri degli Esteri iraniano e cinese del 5 maggio — nel suo incontro con Trump, Xi ha tenuto a ribadire che <a href="https://english.news.cn/20260511/dd37fb7c8ac944a698bead2be7a380c6/c.html">«la questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni sino-americane»</a>. Prima di partire per Pechino, il presidente USA aveva inoltre <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-05-11/senators-push-trump-on-taiwan-arms-package-ahead-of-xi-summit?embedded-checkout=true">dichiarato</a> che avrebbe discusso con Xi Jinping in persona della vendita di armi a Taipei, rendendo la questione taiwanese un tema potenzialmente negoziabile in base all’andamento dei rapporti Washington-Pechino.</p>



<p>Da parte sua, Israele, pur rafforzando i legami con l’isola, <strong>cerca di evitare rotture con la Repubblica Popolare.</strong> Infatti, non riconosce la sovranità di Taiwan e mantiene rapporti economici rilevanti con la Cina, di cui rimane uno dei tre principali partner commerciali. In questa ambiguità strategica, la convergenza sempre più evidente fra Taipei e Tel Aviv va letta oltre la mera cooperazione bilaterale. In un sistema internazionale sempre più frammentato, le attuali leadership di Taiwan e Israele sembrano riconoscersi nello stesso destino: la sopravvivenza dietro la trincea della guerra preventiva.</p>
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		<title>Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’11 maggio 2026, l’editorialista del New York Times&#160;Nicholas Kristof&#160;pubblica un’inchiesta destinata a riaprire il dibattito internazionale sulle violenze dell&#8217;IDF nel genocidio di Gaza. Il titolo è&#160;“The Silence That Meets the Rape of Palestinians”&#160;e il lavoro si basa su rapporti delle Nazioni Unite, documentazione di organizzazioni internazionali e interviste a quattordici sopravvissuti palestinesi — uomini, donne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’11 maggio 2026, l’editorialista del <em>New York Times&nbsp;</em><strong>Nicholas Kristof&nbsp;</strong>pubblica un’inchiesta destinata a riaprire il dibattito internazionale sulle violenze dell&#8217;IDF nel genocidio di Gaza. Il titolo è&nbsp;<em>“<a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html">The Silence That Meets the Rape of Palestinians</a>”</em>&nbsp;e il lavoro si basa su rapporti delle Nazioni Unite, documentazione di organizzazioni internazionali e interviste a quattordici sopravvissuti palestinesi — uomini, donne e bambini — che denunciano torture e violenze sessuali durante la detenzione israeliana. Nell’articolo, la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi viene descritta da più testimonianze come una pratica sistematica, una sorta di “procedura operativa standard”.</p>



<p>Il giorno successivo, il 12 maggio, gran parte dei principali media occidentali — <em>New York Times,</em> Associated Press, CNN, BBC e numerose testate europee — rilanciano invece un altro dossier:&nbsp;<em><a href="https://cc4e0711-9401-400e-ae14-65ae0400675b.filesusr.com/ugd/aab121_4ee92a27756c45848ad430f6292406af.pdf">“Silenced No More – Sexual Terror Unveiled: The Untold Atrocities of October 7 and Against Hostages in Captivity”</a></em>, pubblicato dalla <a href="https://www.civilc.org/silenced-no-more">Civil Commission</a> <em>on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children.</em> Il rapporto viene presentato come la più ampia e dettagliata raccolta di prove sulle presunte violenze sessuali sistematiche commesse da Hamas il 7 ottobre 2023.&nbsp;</p>



<p>I media parlano di “inchiesta definitiva”, “documentazione più completa mai raccolta”, “dossier cruciale”. Eppure, già leggendo attentamente gli stessi articoli che ne celebrano le conclusioni, emerge un problema enorme: il materiale utilizzato non è verificabile indipendentemente. L’Associated Press ammette che gran parte dell’archivio resta segreto. Il <em>New York Times </em>scrive che i documenti e le testimonianze sono stati secretati “per proteggere la privacy delle vittime”. In pratica, l’opinione pubblica e la comunità internazionale vengono chiamate a considerare il rapporto come una prova decisiva senza poter accedere direttamente alla documentazione su cui si basa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più schierati di così&#8230;</h2>



<p>Ma il problema più profondo non riguarda soltanto l’assenza di verificabilità esterna. <strong>Riguarda soprattutto chi ha prodotto quel dossier.</strong> Dietro il rapporto c’è infatti un gruppo di figure che, osservando le loro attività pubbliche, appaiono apertamente schierate sul piano politico e ideologico. Non si tratta semplicemente di simpatizzanti di Israele, ma di persone che sui social condividono propaganda governativa, celebrano l’IDF, rilanciano i messaggi di Netanyahu e sostengono apertamente la narrativa militare israeliana durante il genocidio a Gaza.</p>



<p>La figura più centrale è&nbsp;<strong>Sharon Rapaport-Palgi</strong>, indicata nel rapporto come&nbsp;<em>Lead Documentor</em>, ovvero la persona che guida il team incaricato di raccogliere testimonianze e documentazione sui casi analizzati. Il suo ruolo è fondamentale: è una delle figure che hanno materialmente contribuito all&#8217;ideazione e costruzione del dossier. Eppure, osservando la sua attività pubblica su X, emerge una posizione politica tutt’altro che neutrale. In un post del 13 giugno 2025, Sharon Rapaport-Palgi pubblica il messaggio “Stand with Israel”, accompagnandolo con la ricondivisione di un contenuto ufficiale dell’IDF che recita “History is watching you” e “Decide before it’s too late”. Il video condiviso utilizza un linguaggio tipico della comunicazione bellica e morale dell’esercito israeliano. Non è il comportamento di una ricercatrice che mantiene una distanza professionale dal conflitto, ma quello di <strong>una figura pienamente coinvolta nella mobilitazione narrativa a favore dello Stato israeliano e delle sue forze armate. </strong>Questa linea emerge ancora più chiaramente in altri re-post. Rapaport-Palgi rilancia ad esempio un contenuto pubblicato da&nbsp;John Spencer, nel quale Spencer sostiene che l’IDF abbia “implementato più misure per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-517334" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/55.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In un altro caso, Sharon Rapaport-Palgi ricondivide un post di COGAT, l’organo ufficiale israeliano responsabile delle attività nei territori palestinesi. Nel contenuto si sostiene che Hamas avrebbe utilizzato una scuola dell’UNRWA come base operativa, amplificando la propaganda che vede la principale agenzia umanitaria che opera nei Territori Occupati, colpita dall&#8217;etichetta di &#8220;strumento di Hamas&#8221;.</p>



<p>Uno dei repost più controversi riguarda invece un contenuto condiviso dall’account ufficiale di Israele nel febbraio 2025. Nel video si vedono bambini palestinesi armati durante una liberazione di ostaggi a Gaza e il messaggio che accompagna il post recita “Hamas is creating the next generation of terrorists”. <strong>Anche questo contenuto viene rilanciato da Sharon Rapaport-Palgi senza alcuna contestualizzazione critica. </strong>La questione è delicatissima: una persona incaricata di raccogliere prove e testimonianze per un rapporto destinato a organismi internazionali contribuisce contemporaneamente alla diffusione di contenuti che descrivono bambini palestinesi come futuri terroristi e celebra le gesta dell&#8217;IDF. In qualsiasi standard investigativo internazionale, una simile esposizione ideologica rappresenterebbe un evidente problema di imparzialità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elkayam-Levy, nemmeno gli israeliani le credono</h2>



<p>Accanto a Rapaport-Palgi emerge poi il caso di&nbsp;<strong>Orna Weinstein,</strong> che ha fatto parte del team di ricerca. Da un controllo dei suoi profili social pubblici emerge una descrizione personale estremamente esplicita: “Former combat soldier at IDF”. Nel profilo Facebook pubblicamente accessibile, <strong>Weinstein si presenta come ex combattente dell’esercito israeliano</strong>, residente a Jaffa e laureata alla Hebrew University of Jerusalem. Il problema non è il servizio militare in sé — esperienza comune in Israele — ma il fatto che una persona che si definisce apertamente ex combattente dell’IDF partecipi alla redazione di un dossier internazionale che dovrebbe ricostruire presunti crimini di guerra con criteri di assoluta neutralità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-517335" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il nodo dei conflitti d’interesse diventa ancora più evidente osservando la figura di&nbsp;<strong>Irwin Cotler</strong>, indicato come principal contributor del rapporto. <strong>Cotler è un avvocato, accademico ed ex ministro della Giustizia canadese,</strong> noto da decenni per il suo attivismo sui diritti umani ma anche per il suo storico sostegno alle posizioni israeliane in ambito internazionale. È stato tra i giuristi che hanno contestato la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sui territori palestinesi, sostenendo che la Palestina non dovesse essere considerata uno Stato ai sensi dello Statuto di Roma. Nel gennaio 2024 ha inoltre criticato il procedimento avviato dal Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia contro Israele, dichiarando che Israele “cerca costantemente di minimizzare i danni ai civili” attraverso volantini, messaggi telefonici, corridoi umanitari e zone di evacuazione. <strong>Posizioni che coincidono perfettamente con la linea difensiva del governo israeliano.</strong></p>



<p>Dietro la Civil Commission compare infine&nbsp;<strong>Cochav Elkayam-Levy,</strong> fondatrice e presidente dell’organizzazione. Ed è proprio attorno alla figura di Elkayam-Levy che emergono alcune delle contestazioni più pesanti sulla credibilità dell’intero progetto. La Civil Commission, iniziativa lanciata subito dopo il 7 ottobre, <strong>era già stata fortemente criticata dalla stampa israeliana oltre due anni fa. </strong>Secondo <em>Ynet</em>, testata collegata al quotidiano <em>Yedioth Ahronoth</em>, diversi funzionari governativi israeliani avrebbero preso le distanze dal lavoro della Commissione per problemi metodologici e mancanza di accuratezza. Una fonte governativa israeliana dichiarò che “le persone hanno preso le distanze da lei perché la sua indagine non è accurata”, aggiungendo che Elkayam-Levy aveva contribuito a diffondere nei media internazionali la falsa storia di combattenti palestinesi che avrebbero “squarciato il ventre di una donna incinta”, episodio poi rivelatosi infondato.</p>



<p>In precedenza era inoltre emerso che Elkayam-Levy aveva utilizzato la fotografia di una combattente curda morta anni prima in un altro Paese, presentandola come vittima delle violenze del 7 ottobre. Le critiche non si limitarono alla metodologia. Secondo Ynet, funzionari israeliani accusarono Elkayam-Levy anche di opportunismo economico. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The chair of Israel&#39;s investigative committee into rape on 10/7 by Hamas, <a href="https://twitter.com/CochavElkayam?ref_src=twsrc%5Etfw">@CochavElkayam</a>, presents an old image of dead female Kurdish fighters as women sexually assaulted at the Nova music fest <br><br>During a 11/12 talk for Harvard&#39;s Maimonides Society, Elkayam referred to &quot;an image… <a href="https://t.co/DjGT1L45LI">pic.twitter.com/DjGT1L45LI</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/1731567229118886048?ref_src=twsrc%5Etfw">December 4, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La rete dei finanziatori</h2>



<p>Leggendo il rapporto integrale, gli autori sostengono di aver realizzato oltre 430 “interviste formali e informali, testimonianze e incontri” e di aver analizzato <em>media reports</em>, documentari, podcast, audizioni parlamentari e più di 10.000 fotografie e segmenti video per un totale di oltre 1.800 ore di materiale. Tuttavia il rapporto non fornisce un elenco chiaro delle presunte vittime di stupro, non quantifica il numero dei casi verificati e non chiarisce quanti episodi derivino da testimonianze dirette, voci indirette o affermazioni basate sull’osservazione dei corpi.</p>



<p>Il rapporto cita inoltre ripetutamente membri di ZAKA, l’organizzazione israeliana di soccorso che aveva contribuito alla <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3D95X6uWZ9k9Q&amp;ved=2ahUKEwj604GsjbuUAxWK9QIHHXiGHJ4QFnoECDAQAQ&amp;usg=AOvVaw1Ob7dojyAqzobROlLi6Sfb">diffusione di alcune delle false narrazioni </a>più note del post-7 ottobre, come la storia dei “40 bambini decapitati”, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://it.insideover.com/guerra/40-bambini-decapitati-da-hamas-era-un-falso-e-si-poteva-saperlo.html&amp;ved=2ahUKEwiLnabZjbuUAxUU5QIHHQXPBykQFnoECB0QAQ&amp;usg=AOvVaw3_VkawWc2-eBDZh1KYObQE">smontata anche da InsideOver</a> con un&#8217;analisi <em>open source</em> approfondita.</p>



<p>Un ulteriore elemento riguarda la rete di finanziatori e partner indicata dalla stessa Civil Commission. Sul sito dell&#8217;organizzazione compaiono numerose fondazioni, federazioni e organizzazioni filantropiche legate al mondo ebraico e pro-Israele: Jewish Federations of North America, Jewish Federation Los Angeles, UJA Federation New York, Jewish United Fund Chicago, Combined Jewish Philanthropies, Jewish Federation of Greater Philadelphia, Jewish Federation of San Diego, New Israel Fund, Wilf Family Foundations, Schusterman Family Philanthropies, Israel at Heart, UCEI, oltre al governo canadese, all’ambasciata tedesca a Tel Aviv e a partner privati come Microsoft, Wix e CloudEdge. Questa costellazione di soggetti non prova di per sé un condizionamento diretto sul contenuto del rapporto, ma mostra che il dossier nasce e circola dentro un ecosistema politico, finanziario e comunicativo fortemente connesso alla difesa pubblica dell&#8217;immagine di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proteste a New York per l'ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all'asta appezzamenti di terra nelle colonie in Cisgiordania.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html">New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una «organizzazione benefica ebraica» a <a href="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani" type="link" id="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani">New York</a> qualche giorno fa è <strong>stata</strong> presa di mira da «manifestanti musulmani» con l&#8217;accusa di essere protagonista di una non meglio precisata «vendita di terreni». Così l&#8217;ex direttore di Repubblica, <strong>Maurizio Molinari</strong>, sempre più calato nel ruolo di difensore d&#8217;ufficio di Israele, <a href="http://facebook.com/reel/1660787108583933" type="link" id="http://facebook.com/reel/1660787108583933">ha definito</a> l&#8217;ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all&#8217;asta appezzamenti di terra a disposizione di colonie in Cisgiordania, e cioè illegali per il diritto internazionale: un uso improprio di uno spazio religioso secondo i contestatori (subito liquidati dalla stampa ebraica conservatrice e dagli alleati di <strong>Netanyahu</strong> come jihadisti o poco ci manca). E anche secondo <strong>Zohran Mamdani</strong>, neoeletto sindaco della Grande Mela, che dopo avercela messa tutta in questi mesi a mostrarsi come moderato non ha potuto fare a meno di difendere il diritto dei manifestanti a protestare.</p>



<p>La contestazione davanti alla sinagoga di <strong>Park East</strong>, nell&#8217;<strong>Upper East Side</strong> di Manhattan, si inserisce in un triste trend che va avanti da anni e che ha creato tensioni simili: l&#8217;evento preso di mira si chiama <em>Great Israeli Real Estate Event</em>, viene organizzato regolarmente negli Stati Uniti e in Canada con l’obiettivo di attirare acquirenti stranieri interessati a trasferirsi in Israele. La questione problematica è che molte delle proprietà pubblicizzate <strong>comprendono</strong> lotti di terra situati in insediamenti come <strong>Gush Etzion</strong>, <strong>Kfar Eldad</strong> e <strong>Karnei Shomron</strong>. Ossia costruiti su <strong>territori occupati militarmente</strong>: cosa che non sembra preoccupare né un segmento importante della leadership ebraica statunitense, né la politica che lo difende. Ma a protestare tra i circa cento attivisti pro-Palestina (la seconda <strong>manifestazione</strong> di questo tipo negli ultimi sei mesi, e che ha portato a diversi momenti di tensione e scontri con la polizia) c&#8217;erano anche <strong>attivisti ebrei</strong>.</p>



<p>E sono proprio loro a ricordare l&#8217;ovvio: la scelta della sinagoga per queste <strong>pratiche immobiliari</strong> non è casuale. Serve a sfruttare uno spazio che grazie al suo status si ammanta di uno <strong>scudo di intoccabilità</strong>. Fare casino davanti a una sinagoga vuol dire esporsi all&#8217;accusa più scontata di <strong>antisemitismo aggressivo</strong> e di importazione dell&#8217;Intifada globale, <em>from the river to the sea</em>, magari per conto di <strong>Hamas</strong>: accusa puntualmente formulata dalla politica dominante, incluso l&#8217;establishment democratico. Le associazioni che hanno organizzato la protesta, tra cui <strong>Jewish Voice for Peace</strong>, sostengono che la scelta di ospitare tali vendite all’interno di luoghi di culto sia una <strong>strategia deliberata</strong> per far apparire le critiche politiche come attacchi religiosi. Dall&#8217;altra parte, alcuni legislatori locali e rappresentanti della comunità ebraica hanno criticato duramente il presidio, definendolo un tentativo di intimidire i cittadini ebrei di New York.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sinagoghe come agenzie immobiliari</h2>



<p><strong>Mamdani</strong>, che pure ha promosso nuove norme che prevedono zone cuscinetto e restrizioni specifiche per le manifestazioni che si svolgono in prossimità di istituzioni religiose (necessità partorita da eventi del genere), ha condannato l&#8217;iniziativa senza mezzi termini. Un portavoce dell’amministrazione comunale ha spiegato che la commercializzazione di questi terreni è profondamente legata all&#8217;<strong>espulsione della popolazione palestinese</strong>. Anche diverse organizzazioni per i diritti civili, come l’<strong>American Arab Anti-Discrimination Committee</strong>, hanno presentato esposti formali sostenendo che queste fiere immobiliari violino le leggi statunitensi contro la <strong>discriminazione</strong>, poiché l&#8217;accesso agli eventi e la vendita delle case sarebbero preclusi ai non ebrei. Questi eventi puntano ad aumentare il numero di <strong>coloni</strong> di provenienza statunitense in Cisgiordania, circondando al tempo stesso la transazione con l’intimità e la legittimità dello spazio comunitario.</p>



<p>Ciò che rende inquietanti queste fiere immobiliari non è soltanto ciò che vendono, ma l’<strong>infrastruttura simbolica</strong> che rende possibile la vendita. Nelle sinagoghe nordamericane (spazi storicamente associati alla diaspora) le società immobiliari israeliane legate al movimento dei coloni, come <strong>Amana</strong> o <strong>Tivuch Shelly</strong>, organizzano eventi promozionali calibrando il linguaggio con attenzione: non si parla mai di colonie, bensì di <em>English-speaking neighborhoods</em> perfetti per realizzare un <em>Zionist dream</em>. I territori occupati vengono ripacchettizzati attraverso i codici estetici della classe media nordamericana: <em>gated communities</em>, ville di lusso, investimenti sicuri, piscine affacciate su colline i cui nomi arabi scompaiono dalle brochure. L’ideologia sionista viene tradotta in <em>marketing lifestyle</em>.</p>



<p>La posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti sugli <strong>insediamenti illegali</strong> in Palestina rimane volutamente ambigua. Sebbene molte amministrazioni abbiano criticato l&#8217;espansione dei coloni, al governo israeliano è stata risparmiata qualsiasi azione punitiva, anche la più lieve. Nel 2019, durante la sua prima presidenza, <strong>Donald Trump</strong> ha promosso un salto di complicità, annunciando che Washington non avrebbe più considerato gli insediamenti illegali. Oggi, pur opponendosi formalmente a un’annessione totale della Cisgiordania, continua a garantire massicci <strong>aiuti militari</strong> a Israele.</p>



<p>Difficile immaginare una pratica più in malafede, e più foriera di ulteriore odio, dell’uso delle sinagoghe come <strong>scudo morale</strong> per proteggere la compravendita della Palestina, e del conseguente liquidamento dei legittimi, prevedibili contestatori (molti dei quali ebrei) come una marmaglia di pogromisti. Difficile immaginare un uso più spericolato dell&#8217;<strong>identità religiosa</strong> per pretendere un <em>safe space</em>. Forse solo rimettere in discussione certe dinamiche, a lungo protette da una politica pusillanime, potrà davvero favorire la convivenza.</p>



<p></p>
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		<title>Cbs, Bari Weiss caccia la corrispondente non allineata su Israele. Al suo posto la giornalista dello scandalo Unrwa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 05:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="CBS Bari Weiss" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-1024x589.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-1536x883.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-600x345.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cbs, sotto l'influenza della nuova caporedattrice Bari Weiss, ha esonerato la giornalista Claire Day per sostituirla con Shayndi Raice.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html">Cbs, Bari Weiss caccia la corrispondente non allineata su Israele. Al suo posto la giornalista dello scandalo Unrwa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="CBS Bari Weiss" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-1024x589.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-1536x883.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260430175151441_03c72e5db8f35c7cbba7b1b6e4c20934-e1777564351640-600x345.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un licenziamento eccellente, una sostituzione controversa e un impero mediatico che cambia volto. A sei mesi dall&#8217;acquisizione da <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-tiktok-a-paramount-si-allarga-limpero-mediatico-del-magnate-pro-israele-larry-ellison.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-tiktok-a-paramount-si-allarga-limpero-mediatico-del-magnate-pro-israele-larry-ellison.html">8 miliardi di dollari di Paramount Global da parte di Skydance Media</a>, la <a href="https://it.insideover.com/economia/il-trionfo-di-larry-ellison-netflix-si-ritira-paramount-ora-ha-via-libera-in-warner-bros.html" type="link" id="https://it.insideover.com/economia/il-trionfo-di-larry-ellison-netflix-si-ritira-paramount-ora-ha-via-libera-in-warner-bros.html">società del magnate pro-Israele David Ellison</a>, la Cbs sta vivendo una delle trasformazioni più profonde e controverse della sua storia. Al centro della tempesta, l&#8217;arrivo della nuova caporedattrice <strong>Bari Weiss</strong> e il licenziamento dei giornalisti non allineati con la linea editoriale ora marcatamente filo-israeliana e in linea con l&#8217;agenda politica dell&#8217;editore. L&#8217;ultimo atto di quella che il giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald definisce la creazione di un vero e proprio <em>Israel State Media</em>, arriva da Londra, e ha il sapore amaro di una resa dei conti interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La notizia: esonerata Claire Day, arriva Shayndi Raice</h2>



<p>Secondo quanto riportato dal <em>New York Post</em>, <a href="https://www.yahoo.com/entertainment/tv/articles/cbs-news-hires-shayndi-raice-151558474.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&amp;guce_referrer_sig=AQAAAAUkeHIbK4yGNH8TfPn1Ajg-ixjjQm3eIN5LM6pMLFhrpOQuuRWIeaMmL125w92XOjZBtvHayWBzesfSK6DJzbAxUJWFBG2AEonrOmUt1kfW07zLk83zZIYNmw4ddx5CxvLJWCxEvdK9SO-t00YXvy7pvaeFHf-CFlAgmaiohXB0" type="link" id="https://www.yahoo.com/entertainment/tv/articles/cbs-news-hires-shayndi-raice-151558474.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&amp;guce_referrer_sig=AQAAAAUkeHIbK4yGNH8TfPn1Ajg-ixjjQm3eIN5LM6pMLFhrpOQuuRWIeaMmL125w92XOjZBtvHayWBzesfSK6DJzbAxUJWFBG2AEonrOmUt1kfW07zLk83zZIYNmw4ddx5CxvLJWCxEvdK9SO-t00YXvy7pvaeFHf-CFlAgmaiohXB0">la Cbs ha esonerato la capa dell&#8217;ufficio di Londra</a>, <strong>Claire Day</strong>, una giornalista con quasi 25 anni di carriera nel <em>network</em>, in seguito a scontri con la nuova direttrice editoriale Bari Weiss sulla copertura <strong>delle guerre a Gaza e in Iran</strong>. Day, che secondo fonti interne aveva spinto per una copertura più equilibrata, non avrebbe superato un «indefinito test di purezza» imposto dalla nuova dirigenza. Come riporta <em>Yahoo News</em> citando la newsletter <em>Status</em>, la Weiss, autodefinitasi una «fanatica sionista», riteneva che la Day fosse «eccessivamente favorevole alla parte palestinese» e che l&#8217;ufficio di Londra fosse quindi «fazioso contro Israele».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">What&#39;s so bizarre about what Bari Weiss did in making Shayndi Raice the new CBS News International News editor it&#39;s that she&#39;s a caricature of what the Ellisons are up to.<br><br>Raice, who lives in Tel Aviv (of course) ,edited one of the most dubious Gaza stories at the WSJ. Her… <a href="https://t.co/bFM21uffAE">pic.twitter.com/bFM21uffAE</a></p>&mdash; Glenn Greenwald (@ggreenwald) <a href="https://twitter.com/ggreenwald/status/2049866077606170691?ref_src=twsrc%5Etfw">April 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La Day sarà sostituita, con effetto dall&#8217;11 maggio, da <strong>Shayndi Raice</strong>, ex vice-capo dell&#8217;ufficio per il Medio Oriente del Wall Street Journal (WSJ), residente a Tel Aviv. Suo suocero è <strong>Rabbi Avi Weiss</strong>, fondatore dell’Hebrew Institute of Riverdale e figura di spicco dell’Open Orthodoxy, che è stato il rabbino personale di <strong>Jonathan Pollard</strong> (la spia americana condannata per aver passato segreti sensibili a Israele negli anni Ottanta).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova direttrice: curriculum controverso</h2>



<p>Ma il curriculum di Raice parla da sé, e non sempre in modo positivo. Secondo il giornalista <strong>Max Blumenthal</strong>, Raice avrebbe presieduto alla stesura di un rapporto del <em>Wsj</em>, poi ampiamente screditato, che nel gennaio 2024 affermava falsamente che il 12% dei dipendenti dell&#8217;<em>Unrwa</em> (l&#8217;agenzia Onu per i rifugiati palestinesi) avesse partecipato all&#8217;attacco del 7 ottobre, e che il 10% avesse legami con gruppi armati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Semafor named Shayndi Rice as the culprit behind the bogus WSJ story which justified the suspension in EU-US support for UNRWA, leading to famine across Gaza<br><br>&quot;The paper didn&#39;t know – and still doesn&#39;t know, whether the allegation, based on Israeli intelligence reports, was true&quot; <a href="https://t.co/qCxEscnr39">pic.twitter.com/qCxEscnr39</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/2049546724994416784?ref_src=twsrc%5Etfw">April 29, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>La notizia, che non è mai stata verificata dallo stesso <em>Wsj</em>, ebbe conseguenze devastanti. Gli Stati Uniti e una dozzina di altri Paesi sospesero immediatamente i finanziamenti all&#8217;Unrwa, bloccando circa 450 milioni di dollari di fondi essenziali e contribuendo a creare le condizioni per una carestia diffusa a Gaza. <a href="https://www.arabnews.com/node/2563266/media" type="link" id="https://www.arabnews.com/node/2563266/media">Come rivelato da <em>Semafor</em></a>, mesi dopo la pubblicazione, la redazione del WSJ ammise di non sapere – e di non sapere ancora – se le accuse fossero vere. Eppure, il danno era fatto: la notizia falsa aveva fornito la giustificazione ideale a Israele per bandire l&#8217;Unrwa, bombardare le sue strutture e sostituirla con la <em>Gaza Humanitarian Foundation</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il potere dietro le quinte: Larry Ellison</h2>



<p>Ma l&#8217;ombra più lunga non è quella di Bari Weiss o di Shayndi Raice, bensì quella di&nbsp;<strong>Larry Ellison</strong>, il fondatore di Oracle e padre di <strong>David Ellison</strong>. Con una fortuna stimata intorno ai 300 miliardi di dollari, Larry Ellison è il principale finanziatore dell&#8217;intera operazione. E il suo attivismo politico è fortemente orientato. Naturalmente a sostegno degli interessi israeliani. </p>



<p>Ellison è uno dei principali donatori privati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), con donazioni che supererebbero i <strong>26 milioni di dollari</strong>. La sua vicinanza al primo ministro Benjamin Netanyahu, da lui definito un amico personale, è nota e ben documentata. Non solo: Ellison <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/dallacquisto-di-tiktok-agli-influencer-a-libro-paga-israele-e-la-guerra-della-propaganda-negli-usa.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/dallacquisto-di-tiktok-agli-influencer-a-libro-paga-israele-e-la-guerra-della-propaganda-negli-usa.html">ha sostenuto il Segretario di Stato Marco Rubio con 5 milioni di dollari</a> versati al <em>super Pac Conservative Solutions</em> durante le primarie del 2015-2016. Ora la sua famiglia ha creato un vero e proprio impero mediatico che ha le idee chiarissime: e chi non si adegua, viene sostituito. Come accaduto a Claire Day. </p>



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<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html">Cbs, Bari Weiss caccia la corrispondente non allineata su Israele. Al suo posto la giornalista dello scandalo Unrwa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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