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	<title>Guerra in Myanmar Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 12 Aug 2026 04:33:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guerra in Myanmar Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tra guerra e diplomazia (cinese): prende forma il nuovo Myanmar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tra-guerra-e-diplomazia-cinese-prende-forma-il-nuovo-myanmar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 04:33:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Myanmar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-600x419.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cina e Thailandia spingono verso negoziati tra giunta e ribelli in Myanmar, mentre il Tatmadaw recupera terreno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/myanmar-600x419.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno spiraglio di pace dopo oltre cinque anni di guerra civile. In <strong>Myanmar </strong>si inizia a intravedere una flebile luce in fondo al tunnel a causa di due ragioni: la mediazione sempre più decisiva della Cina e l’avanzata delle forze governative. Il Consiglio direttivo per l’emergere di un’<strong>Unione federale democratica (SCEF),</strong> e cioè l’ombrello che riunisce diverse importanti organizzazioni armate etniche ribelli e i rappresentanti del Governo di Unità Nazionale, ha incontrato i ministri degli Esteri di Thailandia e Filippine – che separatamente hanno incontrato anche il comitato negoziale dell’esercito del Myanmar – e ha fatto sapere di essere impegnato a perseguire una soluzione politica alla guerra. </p>



<p>Il capo della giunta ora diventato presidente, <strong>Min Aung Hlaing</strong>, non ha ancora accettato lo SCEF come partner negoziale, ma la sua fresca visita in Thailandia, che a sua volta sta spingendo per un graduale riavvicinamento del Myanmar al blocco regionale Asean, evidenzia sforzi ampissimi per raggiungere una tregua. L’obiettivo del Consiglio è dunque cambiato: dal rovesciare il Tatmadaw al chiedere l’allontanamento dei militari da qualsiasi ruolo politico del Paese. Chiara la posizione dello SCEF esplicata dal portavoce Saw Nimrod: “Questa è la nostra posizione finale, ma per ora siamo impegnati a raggiungere una soluzione politica negoziata. Siamo aperti al dialogo e aperti alla negoziazione politica. Le richieste? L’esercito deve cessare gli attacchi contro i civili e liberare tutti i prigionieri politici&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La riabilitazione del Myanmar </h2>



<p>Questi cambiamenti seguono quanto richiesto da Min Aung Hlaing che aveva invitato i gruppi armati a colloqui entro lo scorso 31 luglio. Nel frattempo il conflitto in Myanmar ha fin qui causato oltre <strong>100.000 morti,</strong> sfollato milioni di persone e devastato l’economia del Paese. <strong>Com’è la situazione sul campo di battaglia?</strong> Dopo una serie di battute d’arresto, le forze governative hanno avviato un sistema di coscrizione, ottenuto un sostegno cruciale da alleati chiave come la Cina e adottato nuove tattiche per schiacciare la resistenza dei ribelli. Oltre alle aree di confine strategiche che l’esercito sta cercando di riconquistare, ricordiamo che i gruppi armati nelle regioni centrali di Bago e meridionali di Dawei si sono ritirati da alcune zone a causa delle intense offensive delle truppe.</p>



<p>Insomma, il Tatmadaw che fino a qualche mese fa veniva dato sull’orlo del collasso, non è crollato ma è invece riuscito a sopravvivere, sia politicamente sia militarmente. <strong>Decisivo il ruolo giocato dietro le quinte dalla Cina</strong>. Pechino ha infatti aiutato la giunta a recuperare territori strategici, in parte facendo pressione su alcuni gruppi ribelli (soprattutto quelli lungo il confine cinese) in parte inviando preziosi aiuti alle forze governative. Adesso <strong>il Dragone vuole sfruttare il momento propizio per mettere la situazione in Myanmar sotto controllo. </strong>Come? Riabilitando i militari e l’immagine del Paese, oltre che coordinarne l’inclusione nell’Asean giocando di sponda con vari partner locali, in primis la Thailandia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diplomazia all’opera </h2>



<p>L’evento chiave coincide con la visita di Min Aung Hlaing a Bangkok. <strong>La Thailandia vuole infatti promuovere il riavvicinamento del Myanmar al blocco regionale Asean </strong>&#8211; che aveva emarginato la leadership di Naypyitaw dopo il colpo di Stato militare per la sua lentezza nell’attuare un piano di pace &#8211; ma anche ridurre la violenza e contenere le ricadute del conflitto in patria.</p>



<p>Durante l’incontro con il primo ministro thailandese <strong>Anutin Charnvirakul</strong>, il leader birmano ha sottolineato che il suo governo é concentrato sulla fine della guerra civile e sul ripristino della pace nel paese ricco di risorse. &#8220;Il Myanmar si è ora ristabilito sulla strada della democrazia e si sta muovendo verso un futuro migliore. Come nuovo governo, ora abbiamo iniziato a lavorare sulla stabilità nazionale, sulla pace e sulla riconciliazione nazionale&#8221;, ha aggiunto. </p>



<p>Dal canto suo, Anutin ha detto che la Thailandia e il Myanmar sono pronti a &#8220;entrare nel nuovo capitolo della cooperazione economica che si basa sulla fiducia reciproca e sul beneficio per le persone dei due Paesi&#8221;. In un certo senso <strong>la Thailandia é l’alfiere che la Cina ha scelto per riportare il Myanmar nell’Asean</strong> e farlo uscire dalla palude in cui si trova da troppo tempo. Il gigante asiatico vuole tornare a investire nel Pese, soprattutto sul fronte delle Terre Rare. Per farlo servono tre ingredienti: stabilità, legittimità e connettività. I primi passi sono stati fatti. Ne mancano tanti altri.</p>
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		<title>Myanmar, l&#8217;amaro ritorno dei Rohingya</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/myanmar-lamaro-ritorno-dei-rohingya.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 12:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Rohingya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Un piccolo movimento di rientro dei rohingya non è tanto frutto di una pacificazione ma delle speculazioni tra giunta, Cina e Bangladesh. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/myanmar-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Nonostante il Myanmar sia precipitato nel conflitto più violento dagli anni Settanta, con milioni di sfollati e intere regioni fuori dal controllo della giunta militare, <strong>alcune famiglie rohingya iniziano a rientrare in patria dal Banglades</strong>h. È un movimento minimo, frammentato e tutt’altro che spontaneo. Gli organismi umanitari avvertono che le condizioni di sicurezza non esistono: mancano garanzie politiche, protezione giuridica, accesso agli aiuti e libertà di movimento. Eppure qualcosa si muove. Alcuni rientri sembrano favoriti da pressioni esterne, da incentivi economici e da accordi che <strong>più che un percorso di pace ricordano una ricomposizione forzata.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La memoria di un esodo che non si è mai concluso</h2>



<p>Dal 2017 oltre un milione di <a href="https://it.insideover.com/gallery/myanmar-strage-dei-rohingya.html">rohingya </a>sono fuggiti in Bangladesh dopo la repressione dell’esercito birmano. Da allora la guerra civile ha dilaniato ulteriormente il Paese: dalla lotta fra la giunta e i gruppi etnici armati, fino allo scontro crescente nello Stato di Rakhine tra l’esercito regolare, l’Esercito Arakan e una miriade di milizie locali. <strong>Solo nel 2024 altri centocinquantamila rohingya sono scappati oltre confine.</strong> Nei campi di Cox’s Bazar, uno dei più grandi insediamenti di profughi del mondo, l’ottanta per cento dei rifugiati dichiara di temere il ritorno e considera la situazione in Myanmar ancora troppo pericolosa. Il problema di fondo non è solo la violenza: è <strong>la mancanza di diritti.</strong> Senza cittadinanza e senza protezione giuridica, qualsiasi rientro rischia di trasformarsi in un nuovo ciclo di persecuzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di rimpatrio: diplomazia o pressione?</h2>



<p>Nell’aprile 2025, la giunta ha indicato centinaia di migliaia di rohingya come “idonei al rientro” in un programma pilota guidato dalla mediazione del Bangladesh e della Cina. Ma la guerra ha congelato l’iniziativa. <strong>Il ritorno è rimasto sulla carta mentre i combattimenti si estendevano nello Stato di Rakhine</strong>, privando la regione di sicurezza, vie di approvvigionamento e amministrazione civile. Il risultato è che qualunque forma di rientro oggi avviene ai margini: piccoli gruppi, famiglie isolate, spostamenti motivati più dalla necessità o dalla pressione che da un vero miglioramento delle condizioni. Le organizzazioni umanitarie parlano di minacce velate, incentivi economici e mancanza di alternative per chi non può più sostenere la vita nei campi profughi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rakhine: una guerra nella guerra</h2>



<p>Il ritorno dei rohingya si intreccia con uno scontro più vasto. L’Esercito Arakan controlla ormai ampie porzioni dello Stato di Rakhine ed è coinvolto in violenze contro minoranze locali come i Chakma, costretti a loro volta alla fuga. La giunta, pur perdendo terreno in molte regioni, mantiene alcune basi strategiche nella zona e continua a bloccare l’accesso agli aiuti. <strong>L’intero territorio è diviso tra milizie in competizione, amministrazioni improvvisate e interferenze esterne.</strong> In questa geografia frammentata <strong>il rientro dei rohingya diventa uno strumento politico</strong>: può servire a legittimare una parte, a indebolire un’altra, a creare nuove dinamiche demografiche o a stabilizzare le aree dove sorgono infrastrutture cruciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Cina</h2>



<p>È impossibile comprendere i ritorni senza analizzare la posizione della Cina. <strong>Per Pechino, il Myanmar è una porta verso l’Oceano Indiano.</strong> Il porto di acque profonde di Kyaukpyu, gli oleodotti e gasdotti verso il Yunnan e le zone economiche speciali costituiscono una dorsale strategica che riduce la dipendenza dal passaggio attraverso il Malacca, sotto influenza di altre potenze. Stabilizzare lo Stato di Rakhine è dunque una priorità: significa proteggere gli investimenti, garantire rifornimenti energetici e rafforzare la presenza navale nella Baia del Bengala, dove Cina, India e Stati Uniti competono da anni per l’influenza.</p>



<p><strong>Pechino sostiene la giunta per difendere tali progetti</strong>, ma allo stesso tempo mantiene canali con alcuni gruppi etnici armati, compreso l’Esercito Arakan. Una strategia doppia: armare quando serve, mediare quando conviene, esercitare pressione quando i suoi interessi sono minacciati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra dei servizi segreti cinesi</h2>



<p>Le recenti informazioni che suggeriscono un coinvolgimento diretto del Ministero della Sicurezza dello Stato cinese e di unità legate all’Esercito Popolare possono non essere confermate da fonti indipendenti, ma risultano coerenti con l’approccio di Pechino alla regione. <strong>La Cina potrebbe voler accelerare una “normalizzazione controllata” di Rakhine</strong>: consolidare la sicurezza attorno ai corridoi infrastrutturali, favorire rientri simbolici per alleviare la pressione sul Bangladesh, rafforzare una presenza militare discreta ma costante.<br>Il rimpatrio, in questa logica, non è una soluzione umanitaria: è uno strumento geopolitico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli altri attori: India, Bangladesh e oltre</h2>



<p><strong>L’India osserva con crescente inquietudine.</strong> Ogni stabilizzazione favorevole alla Cina sul golfo del Bengala rappresenta una perdita di influenza. Nuove basi logistiche, nuove rotte energetiche e nuove presenze militari cinesi rafforzano il peso di Pechino in un’area considerata vitalissima per Nuova Delhi.</p>



<p><strong>Il Bangladesh vuole il ritorno dei profughi ma teme che un rientro forzato scateni nuove crisi.</strong> I rifugiati chiedono sicurezza, giustizia e diritti: senza questi elementi nessun ritorno sarà davvero volontario.</p>



<p>La comunità internazionale, spesso divisa, denuncia la mancanza di condizioni minime: l’insicurezza resta diffusa, la giunta continua a commettere violazioni e l’Esercito Arakan non offre garanzie migliori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’apparenza del rientro e la sostanza della crisi</h2>



<p>Il rientro dei rohingya, così com’è oggi, non rappresenta un passo verso la pace. È piuttosto un ingranaggio della partita geopolitica<strong> tra Cina, Bangladesh, India e le forze in lotta sul territorio birmano.</strong> Senza un accordo politico, senza il riconoscimento dei diritti civili dei rohingya e senza la fine delle ostilità in Rakhine, qualunque rimpatrio rischia di essere una ripetizione della tragedia già vissuta.</p>



<p>Il Myanmar non è più un Paese in guerra: è un Paese frantumato. E nei territori frantumati, i ritorni non portano stabilità. Producono nuovi conflitti, nuovi sfollati, nuove ingiustizie. Il rientro dei rohingya comincia, ma la loro sicurezza resta ancora, drammaticamente, tutta da costruire.</p>
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		<title>Myanmar, l&#8217;opposizione si organizza: una nuova intelligence per radunare i gruppi armati etnici</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/myanmar-lopposizione-si-organizza-una-nuova-intelligence-per-radunare-i-gruppi-armati-etnici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 15:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Myanmar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L'opposizione alla giunta militare cerca di riorganizzare l'intelligence e stringere nuove alleanze, anche all'estero. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L’<strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tra-i-guerriglieri-del-myanmar/myanmar-con-i-ribelli-in-guerra-contro-la-giunta-militare.html">opposizione del Myanmar</a></strong> ha deciso di compiere un salto di qualità nella gestione della propria intelligence. Il National Unity Government (NUG), che rappresenta il governo in esilio eletto democraticamente prima del colpo di Stato del 2021, sta infatti avviando un processo di integrazione tra i servizi di intelligence del Ministero degli Interni e dell’Immigrazione e quelli del Ministero della Difesa. L’obiettivo è creare un sistema coordinato e funzionale, in grado di sostenere in modo più efficace la guerra di resistenza contro la giunta militare.</p>



<p>Fino ad oggi, la struttura informativa dell’opposizione era frammentata e dipendente da reti locali o etniche, spesso scarsamente coordinate tra loro. L’esperienza degli ultimi tre anni ha però dimostrato che la forza della giunta militare non risiede solo nelle armi, ma soprattutto <strong>nella capacità di controllo, infiltrazione e sorveglianza</strong> garantita da un apparato di intelligence ramificato ed efficiente, eredità diretta della lunga dittatura militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligence come leva strategica</h2>



<p>La decisione del NUG è innanzitutto una risposta a questo squilibrio di potere. Finora, la Tatmadaw ha mantenuto un vantaggio operativo grazie a un sofisticato sistema di raccolta informazioni e di repressione preventiva, <strong>capace di neutralizzare cellule di opposizione prima che potessero agire.</strong> L’opposizione, al contrario, si è appoggiata a una molteplicità di piccoli centri informativi, spesso legati a gruppi etnici armati o ad attivisti clandestini nelle aree urbane, senza un coordinamento strategico centrale.</p>



<p>La nuova architettura punta a superare questa frammentazione: l’intelligence civile, finora focalizzata su flussi migratori, controllo dei movimenti interni e sorveglianza delle frontiere, <strong>sarà integrata con quella militare</strong>, radicata invece nelle aree controllate dalla resistenza armata. Questa fusione dovrebbe consentire tempi di reazione più rapidi, analisi più precise e maggiore protezione dalle infiltrazioni nemiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle forze etniche</h2>



<p>Un elemento cruciale in questa ristrutturazione è rappresentato dalle organizzazioni armate etniche, da decenni protagoniste del conflitto birmano. Molti di questi gruppi dispongono di sistemi di intelligence propri, sviluppati per monitorare i movimenti dell’esercito centrale e per difendere i territori controllati. Il NUG sta lavorando per <strong>creare una sorta di “federazione informativa”</strong>, in cui queste reti condividano informazioni e risorse sotto un coordinamento centrale, pur mantenendo la propria autonomia operativa.</p>



<p>Si tratta di un processo delicato, perché richiede fiducia reciproca tra forze con storie, identità e obiettivi diversi. Tuttavia, la crescente pressione militare della giunta ha spinto molte fazioni etniche a considerare la cooperazione informativa come un passo necessario per rafforzare la resistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimensione internazionale e cooperazione esterna</h2>



<p>La costruzione di un apparato di intelligence integrato non riguarda solo la dimensione interna. Negli ultimi mesi, emissari del NUG <strong>hanno intensificato i contatti con reti di intelligence e governi di Paesi confinanti</strong>, in particolare Thailanda e India, e con alcuni interlocutori occidentali. L’obiettivo è ottenere supporto tecnico, formazione e strumenti di sicurezza per proteggere le comunicazioni e rendere più efficiente la raccolta di informazioni sensibili.</p>



<p>Sebbene non esistano alleanze formali, questi contatti indicano una progressiva internazionalizzazione della dimensione informativa del conflitto. La guerra del Myanmar non si combatte solo con armi convenzionali, ma anche con dati, tecnologie e operazioni coperte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta della giunta e la nuova fase del conflitto</h2>



<p>La giunta militare non è rimasta a guardare. Consapevole dei movimenti dell’opposizione, ha rafforzato i controlli interni e ampliato le proprie attività di sorveglianza soprattutto lungo i confini e nelle aree strategiche. In parallelo, ha intensificato la cooperazione con Paesi terzi per ottenere tecnologie di controllo e monitoraggio più avanzate, alimentando una spirale di guerra d’intelligence sempre più sofisticata.</p>



<p>Secondo diversi analisti, l’evoluzione dell’intelligence d’opposizione segna l’ingresso del conflitto in una nuova fase: <strong>meno definita da scontri armati tradizionali e più segnata da operazioni mirate</strong>, infiltrazioni e guerra informativa. In questo contesto, la capacità di raccogliere, proteggere e utilizzare i dati diventa decisiva quanto la potenza militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso uno “Stato parallelo”</h2>



<p>La trasformazione del NUG da rete di resistenza a struttura statuale embrionale è sempre più evidente. L’integrazione tra intelligence civile e militare è parte di una strategia più ampia per costruire istituzioni parallele a quelle della giunta, in grado di coordinare operazioni armate, attività diplomatiche e iniziative politiche.</p>



<p>Resta da vedere se questa ristrutturazione riuscirà a colmare il divario con la Tatmadaw. Ma il segnale politico è chiaro: <strong>l’opposizione non intende più limitarsi alla resistenza diffusa e disorganica.</strong> Sta costruendo un sistema, e lo sta facendo guardando sia all’interno che oltre i propri confini.</p>



<p>In un conflitto in cui il controllo dell’informazione vale quanto quello del territorio, l’intelligence è diventata la nuova frontiera dello scontro per il futuro del Myanmar.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/myanmar-lopposizione-si-organizza-una-nuova-intelligence-per-radunare-i-gruppi-armati-etnici.html">Myanmar, l&#8217;opposizione si organizza: una nuova intelligence per radunare i gruppi armati etnici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Myanmar: AVSI ci racconta il Paese a una settimana dal sisma</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/myanmar-avsi-ci-racconta-il-paese-a-una-settimana-dal-sisma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 13:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-1536x1058.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il bilancio delle vittime del violento terremoto che ha colpito il Myanmar quasi una settimana fa è salito a oltre tremila morti. Quasi 5000 i feriti e almeno 300 dispersi. Si tratta di numeri che, come da manuale, sono destinati a salire vertiginosamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La giunta militare al potere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/myanmar-avsi-ci-racconta-il-paese-a-una-settimana-dal-sisma.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193509259_316ce0d44d4ce07119ce618616059786-1536x1058.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il bilancio delle vittime del violento terremoto che ha colpito il <strong>Myanmar</strong> quasi una settimana fa è salito a <strong>oltre tremila morti</strong>. Quasi 5000 i feriti e almeno 300 dispersi. Si tratta di numeri che, come da manuale, sono destinati a salire vertiginosamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La giunta militare al potere nell&#8217;ex Birmania ha annunciato un <strong>cessate-il fuoco-temporaneo</strong> della durata di venti giorni, valido fino al 22 aprile, con l’intento dichiarato di agevolare le operazioni di emergenza in seguito al devastante terremoto che ha colpito il Paese venerdì scorso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="710" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Immagine-2025-04-03-185526.png" alt="" class="wp-image-463614" style="width:472px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Immagine-2025-04-03-185526.png 710w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Immagine-2025-04-03-185526-100x100.png 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Immagine-2025-04-03-185526-600x608.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Immagine-2025-04-03-185526-296x300.png 296w" sizes="auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure>
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<p>Il regime ha motivato la decisione come un passo necessario per garantire “interventi di soccorso e riabilitazione efficaci”, ma restano forti dubbi su come questa tregua sarà implementata sul campo. Il sisma ha colpito duramente diverse regioni del Myanmar, ma la gestione centralizzata e restrittiva degli aiuti da parte della giunta militare ha sollevato critiche: in particolare, l’<strong>accesso agli aiuti umanitari</strong> è stato fortemente limitato nelle aree controllate dai gruppi ribelli, come la <strong>regione di Sagaing</strong> — tra le più vicine all’epicentro e considerata roccaforte della resistenza armata. In quella zona, i primi soccorsi internazionali sono riusciti ad arrivare solo tre giorni dopo il sisma.</p>



<p><strong><a href="https://www.avsi.org/cosa-puoi-fare-tu/progetti/emergenza-terremoto-in-myanmar">AVSI</a></strong>, invece, è lì da anni. Si tratta di una <strong>ONG italiana</strong>, nata nel 1972 e attualmente attiva in circa 40 Paesi nel mondo, direttamente tramite una presidenza e sedi locali, o indirettamente tramite partner. Abbiamo raggiunto il suo responsabile progetti in Myanmar, <strong>Guido Calvi</strong>, che ci ha dedicato alcuni preziosi minuti nel bel mezzo del caos di questi giorni. Guido ci racconta che la sua organizzazione lavora in diversi ambiti, ma prevalentemente su <strong>attività legate all’educazione</strong>: accesso all’istruzione, ma anche qualità dell’istruzione per i giovani. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.avsi.org/cosa-puoi-fare-tu/progetti/emergenza-terremoto-in-myanmar"><strong>AIUTIAMO LA POPOLAZIONE DEL MYAMAR: </strong></a><br><a href="https://www.avsi.org/cosa-puoi-fare-tu/progetti/emergenza-terremoto-in-myanmar"><strong>SCOPRI QUI COME</strong></a></h2>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>AVSI è in Myanmar dal 2007 e fino al 2021 ha sempre lavorato per lo <strong>sviluppo rurale</strong>, soprattutto nelle comunità, quindi nei settori agricoli, della formazione professionale, dell’accesso al lavoro, in collaborazione con varianti, governi, università, sviluppando anche curricula specifici sulla <em>Smart Agriculture Climate</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="732" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-732x1024.jpg" alt="" class="wp-image-463622" style="width:425px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-732x1024.jpg 732w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-600x839.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-215x300.jpg 215w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-768x1074.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1-1098x1536.jpg 1098w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250403193457995_3aac66869dd032a9b909255a0c05ded3-1.jpg 1373w" sizes="auto, (max-width: 732px) 100vw, 732px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mandalay, Myanmar, 02 April 2025 (EPA/NYEIN CHAN NAING)</figcaption></figure>
</div>


<p>Poi, dal 2021 tutto è cambiato con il colpo di stato, e l’organizzazione si è ri-orientata sulla risposta all’emergenza. Dal 2021, sono più di<strong> 3,5 milioni gli sfollati a causa del conflitto</strong>. Storicamente, AVSI ha sempre lavorato nello <strong>Stato Shan</strong>, nello <strong>Stato Kachin</strong>, che è più a nord, e nel <strong>Kayah</strong>, subito a sud dello Shan. Queste aree, in particolare Kayah e Kachin, sono zone dove il conflitto è sempre stato attivo, con alti e bassi, ma purtroppo ancora oggi persistente. Lo Stato Shan, invece, è proprio una delle aree più colpite dal terremoto.</p>



<p><strong>Guido, se ti chiedessi di darci una fotografia della situazione sul campo in questo momento?</strong></p>



<p>&#8220;<em>La situazione che ci riportano i nostri team, soprattutto nello Stato Shan, è molto complicata: da una parte un altissimo livello di distruzione, con <strong>villaggi colpiti fino al 100%</strong>, e in media oltre il 70% degli edifici danneggiati. Le persone sono ospitate in edifici messi a disposizione o vivono nella natura. L’accesso a molte aree è difficile, ma soprattutto è complicato ottenere informazioni. Negli ultimi due giorni sta migliorando un po’, ma all’inizio c’erano <strong>gravi problemi di comunicazione</strong>, mancanza di corrente elettrica e telecomunicazioni molto limitate. Quindi le informazioni arrivano ancora a fatica</em>&#8220;. All’orizzonte c’è un’altra emergenza. Tra circa un mese e mezzo arriverà la <strong>stagione dei monsoni</strong>. “<em>C’è un grande bisogno di aiuto, soprattutto in vista della stagione dei monsoni, che inizierà tra un mese o poco più. Per chi ha perso casa sarà un problema enorme. La situazione peggiorerà</em>”.</p>



<p><strong>Quante persone avete attualmente in Myanmar?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Abbiamo circa <strong>30 operatori locali</strong>, e collaboriamo con una decina di organizzazioni della società civile. I nostri referenti si sono mobilitati subito: uno dei nostri responsabili si trovava già al nord dello Stato Shan il giorno del terremoto, e ha cominciato immediatamente le attività di valutazione</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Quali sono, secondo te, le principali criticità attuali?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Da una parte c’è sicuramente la questione delle infrastrutture: elettricità, telecomunicazioni, tutto molto limitato. E poi, naturalmente, il conflitto armato in corso, che continua nonostante l’emergenza. Abbiamo avuto notizie di bombardamenti anche nei giorni scorsi. Questo rende tutto più difficile per gli operatori umanitari. Un altro tema è l’accesso contingentato per il personale umanitario internazionale. Abbiamo team che devono entrare nel paese, ma stanno aspettando. C’è incertezza su come evolverà la situazione</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Ci sono pressioni sul personale già presente sul campo?</strong></p>



<p>&#8220;<em>È difficile da prevedere. Dal 2021 operiamo con difficoltà nelle aree controllate dal governo, con molto controllo, ma siamo riusciti a lavorare. Alcune ONG sono state bloccate in passato, a noi non è ancora successo. Tutto dipende dal dialogo che si riesce ad avere. In generale non prevedo blocchi, ma il contesto resta incerto</em>&#8220;.</p>



<p><strong>E riguardo il cessate il fuoco annunciato dalla giunta militare?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Sì, c’è consapevolezza della gravità della situazione. Ma per loro la priorità resta il controllo. Quindi, anche se ci fosse apertura agli aiuti, sarà sempre bilanciata dal mantenimento del controllo sul territorio</em>&#8220;.</p>



<p><strong>E a livello pratico? Ci sono ostacoli logistici o burocratici agli aiuti?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Sì, ci sono posti di blocco, controlli sul transito delle merci, soprattutto di materiale medico. L’elettricità scarsa è un grande limite, anche a Yangon: massimo 4 ore al giorno. Le strade sono in cattivo stato, soprattutto nella parte centrale, e questo limita i trasporti</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Giovedì, il primo volo di un’organizzazione umanitaria atterrato: l’Unicef ha trasportato 80 tonnellate di aiuti d’emergenza per aiutare i bambini e le famiglie che ne hanno urgente bisogno nelle aree più colpite del Paese. Fino ad oggi i media internazionali hanno parlato di autorizzazione agli aiuti solo da Russia o Cina. È vero?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Non posso né confermare né smentire. Noi preferiamo acquistare materiali localmente, e per ora troviamo disponibilità sul mercato. So che anche la Croce Rossa Internazionale ha distribuito materiali, così come la Cooperazione Italiana insieme all’UE</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Le zone più fragili erano già le stesse colpite dal terremoto?</strong></p>



<p>&#8220;<em>In parte sì. Le aree colpite erano già molto fragili, sia per il conflitto sia per le condizioni economiche e sociali. Intere comunità già vivevano in condizioni molto precarie. Ci sono villaggi remoti e soprattutto zone di confine dove il conflitto è più acceso. In generale, tutte le aree sono state almeno raggiunte come raccolta dati, ma non ancora con aiuti concreti. L’accesso alla sanità era già limitato. Ora alcuni ospedali e centri sanitari sono distrutti. Il rischio maggiore è l’acqua: è scarsa, contaminata, e si rischiano epidemie, come colera o altre infezioni</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Come riuscite a lavorare in un contesto così delicato senza subire pressioni?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Con molto dialogo, trasparenza e rispetto dei principi umanitari. Spieghiamo chiaramente che il nostro obiettivo è aiutare le persone, non parteggiare per nessuno. Ma non è facile. Stiamo cercando da cinque anni di registrarci formalmente nel paese, senza successo. A volte ci chiedono di ricostruire infrastrutture per conto dei ministeri, ma noi aiutiamo solo le popolazioni colpite, non la giunta militare. Ma pressioni arrivano anche dalle aree controllate da gruppi etnici. Serve grande fermezza per rimanere neutrali</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Secondo te, questa emergenza può indebolire o rafforzare la giunta militare?</strong></p>



<p>&#8220;<em>È difficile prevederlo. Ogni volta che sembrava possibile un cambiamento, ha prevalso la stabilità del conflitto. L’unica certezza è che la popolazione ha bisogno di pace, dopo Covid, golpe e ora terremoto</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Ultima domanda: come può aiutare la comunità internazionale, concretamente?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito di AVSI. Serve aiutare ora, prima che arrivi la stagione delle piogge. Ci sono migliaia di persone senza un tetto che vivranno sotto i monsoni se non si interviene subito</em>&#8220;.</p>
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		<title>L’elefante, il mezzo corazzato più antico del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lelefante-il-mezzo-corazzato-piu-antico-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 15:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Myanmar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="890" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma.jpg 890w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-600x809.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-223x300.jpg 223w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-759x1024.jpg 759w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-768x1036.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 890px) 100vw, 890px" /></p>
<p>Fondamentali nelle strategie belliche in Asia ma importanti anche in Europa Alessandro Magno in poi, gli elefanti combattono ancora oggi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="890" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma.jpg 890w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-600x809.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-223x300.jpg 223w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-759x1024.jpg 759w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Japanese_troops_on_elephant_in_Burma-768x1036.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 890px) 100vw, 890px" /></p>
<p>Le forze di opposizione birmane hanno diffuso un video in cui utilizzano quelle che agli occhi della modernità risultano armi retrograde ma che ancora oggi continuano a essere fondamentali nei conflitti in Asia: gli elefanti. Parlare di <strong>elefanti da guerra</strong> nel 2025 suona anacronistico. In un periodo storico in cui le macchine la fanno da padrone, l’impiego di bestie così goffe sarebbe eccezionale anche per il romanziere più fantasioso. Eppure una notizia affiorata recentemente ha messo in risalto l’utilizzo dei pachidermi nella guerra moderna, nello specifico in <strong>Myanmar</strong>. </p>



<p>Il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=c4-Bg7-DvrU">video correlato</a> mostra una colonna di elefanti in marcia, condotti dalle milizie anti-giunta delle <strong>People’s Defense Forse</strong>, carichi di approvvigionamenti. Ma che ruolo hanno oggi questi animali e perché, in alcuni scenari, sono ancora così importanti? La risposta è semplice: gli elefanti arrivano dove non esistono strade. La <strong>guerra civile in Myanmar</strong> è combattuta principalmente nelle giungle, dove non esistono connessioni, la vegetazione è talmente fitta da impedire rifornimenti aerei e il fango è un ostacolo non indifferente per tutti i veicoli terrestri. È dalla <strong>guerra in Iraq </strong>(argomento sul quale torneremo più avanti) che non si vedeva l’impiego bellico di questi animali ma per secoli sono stati i primi veri <strong>mezzi corazzati</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impiego di elefanti in Occidente</h2>



<p>Le battaglie che dominavano lo scenario euroasiatico dal VI al III secolo a.C. erano caratterizzate da combattimenti in formazioni compatte, dalla Persia achemenide alla Roma repubblicana. L’utilizzo di pachidermi in tali scenari favorì non poco una rapida evoluzione delle strategie adottate sui campi di battaglia, in quanto le cariche dirette infliggevano duri colpi non soltanto fisici ma soprattutto psicologici ai soldati. <strong>Alessandro Magno</strong> fu il primo condottiero occidentale, secondo Pausania, ad integrare i pachidermi nel suo esercito, tante furono la meraviglia e la paura che ebbe nel doverli fronteggiare. In seguito alla sua morte, gli elefanti da guerra comparvero anche in altri eserciti. Vegezio, ne <em>L’arte della guerra romana</em>, scrive: “<em>Fu il re Pirro il primo ad utilizzarli contro le truppe romane in Lucania, dopo se ne servirono in modo massiccio Annibale in Africa, il re Antioco in Oriente e Giugurta in Numidia&#8230;”</em></p>



<p>Durante le guerre puniche i Romani si ritrovarono a dover affrontare gli animali portati in Italia da <strong>Annibale</strong> ma, contrariamente a quanto si possa pensare, erano già stati superati. Le tattiche di Roma si erano evolute in modo da sapere come combattere la minaccia ed è a <strong>Zama</strong>, nel 202 a.C. , che i pachidermi subirono una delle sconfitte più significative e l’inizio del tramonto del loro impiego bellico in Occidente. Nel 43 a.C. <strong>Pollieno</strong> ci dice che &#8220;<em>Cesare aveva un grande elefante dotato di armatura con arcieri e frombolieri, posizionati sulla sua torre. Quando questa creatura sconosciuta entrò nel fiume i bretoni e i loro cavalli fuggirono, permettendo così ai romani di attraversare il fiume indisturbati.</em>&#8221; Ma ormai erano già stati sorpassati da nuove tattiche e il loro utilizzo rimase principalmente cerimoniale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cultura orientale dei pachidermi</h2>



<p>Per comprendere appieno l&#8217;efficacia degli elefanti in guerra, è necessario adottare una prospettiva che vada oltre l&#8217;<strong>eurocentrismo</strong>, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nelle strategie militari delle culture asiatiche. Dimentichiamoci quindi di Alessandro e re Poro, Annibale e le Alpi e Scipione a Zama. A differenza di quanto accadde nei <strong>campi di battaglia mediterranei</strong>, gli elefanti erano predominanti nelle guerre condotte in giungle e foreste, servendo come strumenti bellici principali in regioni come l&#8217;<strong>India</strong> e il <strong>Sud Est asiatico</strong>. In India, prima del X secolo d.C., gli elefanti da guerra erano spesso pesantemente corazzati, ricevevano una sorta di disciplina militare insieme al resto dell&#8217;esercito e venivano abituati ai rumori forti per evitare che si spaventassero. Venivano equipaggiati con armi, come lame fissate sulle zanne, e supportati da vere e proprie infrastrutture logistiche, come depositi di cibo lungo le vie fluviali, per garantirne l&#8217;alimentazione durante gli spostamenti più lunghi e faticosi.</p>



<p><strong>Chanakya</strong>, l’equivalente indiano di Omero, nel suo <em>Arthaśāstra</em> considerava gli elefanti come la <a href="https://www.wisdomlib.org/hinduism/book/kautilya-arthashastra/d/doc366078.html">componente più importante dell&#8217;esercito reale</a>. In quelle regioni, i cavalli erano meno efficaci a causa del clima caldo, delle malattie e del terreno irregolare. Gli elefanti invece dominavano non solo in combattimento, ma erano anche cruciali, come dimostrato recentemente, per il trasporto di rifornimenti e l&#8217;attraversamento dei fiumi. Per ogni elefante da guerra, spesso ce n&#8217;era almeno un altro impiegato in ruoli di supporto.</p>



<p>Dopo il X secolo, gli invasori turchi evitarono gli scontri nelle foreste, preferendo combattere nelle città o nelle pianure, dove riuscirono a sconfiggere gli imponenti animali. Successivamente, nell&#8217;Impero Khmer, vale a dire l’attuale Cambogia, gli elefanti da guerra furono utilizzati in modi innovativi; furono montati su di essi grandi baliste e, in seguito, cannoni per assediare e distruggere le fortificazioni nemiche (sebbene questo impiego sia ad oggi argomento assai discusso). Durante le guerre tra Birmania e Thailandia, fino alla fine del XVIII secolo, gli elefanti erano impiegati sia come forza d&#8217;urto nelle cariche contro le linee nemiche, sia per il trasporto di materiali pesanti.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’utilizzo in tempi moderni</h2>



<p>Durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, l&#8217;esercito imperiale giapponese impiegò gli elefanti per trasportare rifornimenti nelle fitte giungle del Sud Est asiatico mentre i britannici li utilizzarono per costruire piste di atterraggio e strade. <strong>Sir William Slim</strong>, comandante del <strong>Corpo d’armata birmano</strong>, scrisse al riguardo: <em>“Hanno costruito centinaia di ponti per noi, ci hanno aiutato a costruire e varare più navi di quante Elena abbia mai fatto per la Grecia. Senza di loro, la nostra ritirata dalla Birmania sarebbe stata ancora più ardua e il nostro avanzamento verso la sua liberazione più lento e difficile.”&nbsp;</em></p>



<p>L’ultimo impiego riportato di elefanti da guerra risale al <strong>1987</strong> e vide l’esercito iracheno utilizzare i bestioni per trasportare materiale bellico verso la città di Kirkuk.</p>



<p>Non c’è quindi da stupirsi se i ribelli birmani abbiano utilizzato nuovamente i pachidermi per operazioni di logistica e approvvigionamento. La profonda cultura che ha legato questi animali agli stati asiatici ha plasmato un modo di guerreggiare che in Occidente ha fatto fatica ad inserirsi. Mentre in Europa la guerra si è evoluta puntando su macchine e tecnologia, in Asia la leggendaria connessione tra uomo e natura ha continuato a giocare un ruolo cruciale, oggi come in passato. Gli elefanti del Myanmar ci ricordano che la guerra non è solo una questione di armi avanzate, di tecnologia, di spionaggio ma anche di conoscenza del territorio, delle sue risorse e, perché no, del legame indissolubile con le tradizioni.</p>



<p>Di Jacopo Romanelli</p>
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