<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Guerra Civile americana Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/guerra-civile-americana/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra-civile-americana</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Apr 2024 09:12:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Guerra Civile americana Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra-civile-americana</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 16:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Civile americana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=419368</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1536x936.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’ultima cosa resta agli Stati Uniti e alla loro produzione culturale: la capacità di guardarsi allo specchio, quella capacità che – non possono non riconoscerlo anche i detrattori degli USA e gli assertori del multipolarismo – dentro alla Russia e alla Cina fatica ad esprimersi (registi critici, come Zvjagincev, o opere critiche, come il sublime &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1536x936.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’ultima cosa resta agli Stati Uniti e alla loro produzione culturale: l<strong>a capacità di guardarsi allo specchio</strong>, quella capacità che – non possono non riconoscerlo anche i detrattori degli USA e gli assertori del multipolarismo <strong>– dentro alla Russia e alla Cina fatica ad esprimersi</strong> (registi critici, come Zvjagincev, o opere critiche, come il sublime <em>Souzhou River</em> di Lou Ye, film imprescindibile per capire la Cina del boom economico dei decenni passati, sono assai poco amati in patria e sfidano la censura). </p>



<p>Proprio per questo chi scrive non ha mai mancato di lanciarsi all’arma bianca contro il Woke, le censure dal Woke imposte e le autocensure dal Woke richieste. Proprio in nome di tutto questo, se ha avuto un enorme successo <strong><a href="https://new.true-news.it/stories/povere-creature-di-lanthimos-loccasione-persa-del-cinema-woke"><em>Povere Creature</em>, che del Woke è la validissima sublimazione militante, </a></strong>ci auguriamo che lo straordinario film di Alex Garland abbia tutta la risonanza che merita. È abile, Garland, e conosce il mestiere della cinepresa. Ci ha regalato film di ottimo ritmo, capaci di intrattenere affrontando i temi dell’attualità tecnologica (<strong><em>Ex Machina</em>, 2015</strong>), mettendo in <strong>scena discretamente un’ermetica opera letteraria (<em>Annihilation</em>, 2018, con una convincente Natalie Portman</strong>) e arrivando a spaziare fino al fumetto (<em>Dredd &#8211; Il giudice dell&#8217;apocalisse</em>, 2012). <strong>Civil War </strong>è un’altra conferma: oltre a ottimi contenitori, il cineasta londinese è anche capacissimo di proporci contenuti non banali, e ancora una volta dirigendo interpreti dall’assoluto carisma (come l’impeccabile Wagner Moura).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="CIVIL WAR di Alex Garland (2024) - Trailer Italiano Ufficiale HD" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/wg5gOtK0drY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_wg5gOtK0drY");</script>
</div></figure>



<p><em>Civil War</em> è, sin dal titolo, <strong>non uno degli incubi, bensì l’incubo per eccellenza</strong> del popolo di George Washington: alla ferita mai del tutto rimarginatesi della Guerra di Secessione si aggiungono le nuove faglie tra America Tradizionalista e America Woke, tra Bianchi e Neri, tra nativisti e figli delle ultime ondate migratorie, tra le coste degli stati ricchi e globalizzati e gli stati che, al centro del paese-continente, (soprav)vivono economicamente sui settori primario e secondario. </p>



<p>Una politica sempre più violenta, una società sempre più divisa e tribalizzata, non trovano ormai più quel (mal)sano sfogo esterno delle proprie tensioni che salvò il paese in passato, dalle Guerre Mondiali alla Guerra al Terrorismo, passando per quella Fredda – conflitti che, guarda caso, hanno segnato la costruzione dell’egemonia americana sul globo, il suo consolidamento e la sua hybris destabilizzante. A<strong>ccade quindi la tragedia, già esplorata da film fantapolitici come il tragicomico “La Seconda Guerra Civile Americana” (1997)</strong> ma anche da tutta la serie horror di “The Purge / Lo Sfogo” (dove però la latente guerra civile non è esplorata fantopoliticamente ma fantasocialmente). Le tensioni politiche saldano l’antico panico e senso di sicurezza di una massa di genti disomogenee – gli “americani” – consce sin dal 1776, di vivere in una società e in un paese fragile, strappato con le armi ai britannici su una terra strappata con le armi ai nativi americani e irrorata dal sangue degli schiavi neri. </p>



<p>Un paese fragile psicologicamente e spiritualmente, una nazione strappata, una cultura permeata da quel millenarismo protestante che vive di narrazioni apocalittiche iniziate con le <strong>visioni di Lutero:</strong> tutto questo viene raccontato nel film in modo per nulla didascalico e “espositivo”, ma reso implicito nel susseguirsi di scene tese, drammatiche, grazie ad un ritmo che alterna sapientemente adrenalina a momenti “lenti”, dialogici e riflessivi, dove tutto è permeato dal dramma e dove si intuisce la tragedia in agguato nella scena successiva. <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-battaglia-per-la-transizione-multipolare.html">Non vogliamo rivelare troppo della trama e della fittizia – ma inquietantemente non del tutto implausibile – geopolitica del film, </a></strong>ma non possiamo non centrare la nostra analisi su un tema: la quasi totale assenza di speranza, una sorda e asettica disperazione, raccontata come un chirurgo racconterebbe una malattia. Personaggi positivi moriranno, nel corso del film, e i loro compagni avranno solo il tempo di versare qualche lacrima per poi tirare avanti, per correre un metro in più verso un grottesco abisso (cosa c’è di più grottesco di una guerra fratricida?). <strong>Muore l’anziano saggio,</strong> e l’allieva di mezza età ne cancella la foto, dopo averlo pianto. Muore anch’essa, e la figlia adottiva ne raccoglie il testimone rimanendo sotto shock nelle ultime scene &#8211; ma per soli pochi secondi, prima di rimettersi subito a correre verso l’assurda scena finale. Del resto, era proprio questo l’insegnamento all’inizio del viaggio (fisico ed iniziatico) nel paese in guerra, dato “dalla madre alla figlia”: non dobbiamo piangere, noi raccontiamo e non commentiamo, perché siano gli altri a potersi fare un’idea. </p>



<p>Il senso del film è dunque in buona parte racchiuso nel dialogo serale tra anziano saggio e <strong>allieva di mezza età</strong> (da noi ribattezzata “madre”), la protagonista: abbiamo raccontato la guerra tante volte… abbiamo mostrato l’orrore. Pensavamo sarebbe stato utile, se non di per sé sufficiente, ma l’umanità semplicemente non impara, e risceglie l’orrore. La riflessione sugli USA, affidata a dialoghi “vivi”, sentiti e per nulla retorici o didascalici, travalica quello specifico contesto fantageopolitico e diventa una riflessione su tutte le guerre. Il film regge benissimo questo peso intellettuale, stemperato (stemperato?) dalla figura tragicomica del Presidente, un uomo di potere piccino-picciò, anzi non un uomo ma un caporale, un dittatore che contribuisce a trascinare il paese nel baratro, che sproloquia di vittoria a guerra già persa, che apre il film con una scena da antologia “recitando” tra sé e sé, da consumato mentitore politico, il<strong> discorso al popolo</strong>. Chiuderà la storia mostrandosi in tutta la propria pochezza e bassezza: quando tutto è perduto (anche per colpa sua) e in articulo mortis gli viene chiesto di lasciare un messaggio che riempia di senso il suo operato davanti alla Storia… non riesce a far altro che supplicare per la propria vita.&nbsp;</p>



<p>L’abilità del regista non sta solo nell’evitare la retorica– e quindi il moralismo – ma anche nella tecnica. Essendo un film profondamente metanarrativo – visto attraverso gli occhi di quattro fotoreporter – la fotografia è estremamente curata, così le musiche, le inquadrature e l’uso dei colori, l’alternarsi di momenti lenti e di fasi adrenaliniche, di azione e riflessione, di primi piani e di campi larghi, con paesaggi ora squallidi e feriti dalla guerra, ora agresti ed idilliaci… nei quali l’occhio dei reporter riesce a intravedere fosse comuni, corpi impiccati e torturati, cecchini sui tetti.<strong> Il film è crudo, non fa pornografia della violenza ma sa raccontare la crudezza come è necessario per raccontare una guerra </strong>– guerra peraltro, a parte un paio di errori, raccontata con un davvero buon livello di precisione e realismo tecnico-militare.</p>



<p>In definitiva, questo film non ha alcuna voglia di intrattenere lo spettatore, di rassicurarlo o di scioccarlo, ma prova con estrema sincerità e disincanto a stimolare una riflessione: è un<strong> reportage di una guerra che non c’è.</strong> Non ancora, perlomeno. <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/i-giochi-di-guerra-americani-per-preparare-gli-ufficiali-ucraini.html">America, umanità: volete davvero la guerra? </a></strong>Molto più di tanto cinema da salotto, è proprio questo il film di cui ora avevamo bisogno, perché è proprio questa la domanda alla quale dobbiamo rispondere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come nacque il mito di Robert Lee &#8220;guerriero americano&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/come-nacque-il-mito-di-robert-lee-guerriero-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Muzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 05:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Civile americana]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=365441</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1678" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47.png 1678w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-300x220.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-1024x749.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-768x562.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-1536x1124.png 1536w" sizes="(max-width: 1678px) 100vw, 1678px" /></p>
<p>Nel destino del giovane tenente Robert Lee, non c’era una vita da eroe militare. Non era per quello che aveva studiato a West Point. La sua specializzazione era quella di ingegnere militare e quindi era destinato ad affrontare la costruzione di forti e altre infrastrutture che servivano a ospitare i soldati e le merci a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/come-nacque-il-mito-di-robert-lee-guerriero-americano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/come-nacque-il-mito-di-robert-lee-guerriero-americano.html">Come nacque il mito di Robert Lee &#8220;guerriero americano&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1678" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47.png 1678w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-300x220.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-1024x749.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-768x562.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Schermata-2022-08-19-alle-10.58.47-1536x1124.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1678px) 100vw, 1678px" /></p><p>Nel destino del giovane tenente <strong>Robert Lee</strong>, non c’era una vita da eroe militare. Non era per quello che aveva studiato a West Point. La sua specializzazione era quella di ingegnere militare e quindi era destinato ad affrontare la costruzione di forti e altre infrastrutture che servivano a ospitare i soldati e le merci a loro destinate. Un lavoro duro, ma Lee sapeva di non avere alternative. Il senso del dovere che gli era stato instillato a livello familiare gli fece accettare l’incarico di buon grado, anche avendo con sé una giovane moglie come Mary, che era vissuta fino ad allora nell’agio di Mount Vernon, la lussuosa residenza di <strong>George Washington</strong> e ora si ritrovava ad affrontare una vita difficile in contesti climaticamente ostili.</p>
<h2>Gli anni del genio militare</h2>
<p>Affrontando anche quella che si scoprì essere una differenza caratteriale non da poco: Lee amava l’ordine e la puntualità, qualità che invece difettavano alla moglie. Nonostante tutto, il matrimonio ebbe un esito felice e nacquero sette figli: tre maschi e quattro femmine. Il primo incarico fu proprio in <strong>Georgia</strong>, stato dov’era morto suo padre, in una zona paludosa, dove avrebbe dovuto costruire un forte in un terreno paludoso. I piani per la costruzione del nuovo edificio si rivelarono datati e così venne trasferito nuovamente in Virginia, a Fort Monroe. Anche in quel caso gli si prospettava davanti un rinnovamento strutturale. Del resto, era per quello che aveva studiato. Svolgere lavori di questo genere però mostrava come spesso gli artiglieri, formati con i concetti napoleonici di guerra, fossero ostili ai cambiamenti.</p>
<p>Questa vita però, anche se gli fece conoscere la moglie, durò poco. Perché dal 1834 al 1837 diventò l’assistente del capo ingegnere dell’esercito americano, Charles Gratiot. Per lui supervisionò altri lavori di rinnovo in <strong>Ohio</strong> e in <strong>Michigan</strong>. Non si pensi però che questo ruolo gli garantisse uno status significativo: il capitano Lee non trovò nessuna casa in affitto e pertanto faceva il pendolare con Arlington muovendosi a cavallo. Quando le strade erano impraticabili per le piogge eccessive, prendeva una stanza in una pensione infima. Sembrava comunque aver trovato la sua strada. Magari un giorno Lee sarebbe a sua volta diventato il capo ingegnere. Negli anni successivi però successe qualcosa che avrebbe cambiato non solo la vita di Lee, ma anche quella di molti altri ufficiali. Parliamo del <strong>conflitto con il Messico</strong>, scoppiato nel 1846 per il mancato riconoscimento dell’annessione statunitense della <strong>Repubblica del Texas</strong>, che veniva considerato ancora territorio messicano. In quel conflitto si forgiò parte della nuova identità americana e nacque la concezione del “<strong>Destino Manifesto</strong>” degli Stati Uniti a espandersi in tutto il Nord America. Lee però, rimaneva comunque un ufficiale del Genio. Come mai invece vide l’azione e acquisì la fama di “miglior soldato americano”?</p>
<h2>La svolta della guerra</h2>
<p>All’inizio della guerra, il capitano Robert Lee mise al servizio dell’esercito americano le sue note doti di cavallerizzo per le quali era noto durante i suoi giorni di West Point, partecipando a missioni di ricognizione verso l’esercito del generale Antonio Lopez de Santa Anna nel febbraio 1847. Ad aprile di quell’anno, fu il <strong>responsabile dell’artiglieria</strong> nell’assedio di Vera Cruz. La sua perizia gli guadagnò un posto al fianco del generale Winfield Scott. Virginiano come Lee e costantemente in sovrappeso, ciononostante Scott nella sua veste di comandante dell’esercito americano fu il grande stratega della vittoria totale nei confronti del Messico, assecondando il volere del presidente <strong>James Polk</strong>, che vide in questo conflitto la chance di acquisire nuovo territorio utile all’espansione degli Stati Uniti.</p>
<p>Non solo: quel territorio avrebbe fornito nuove terre per nuovi Stati schiavisti, riequilibrando l’espansione degli stati liberi nel Nord. Sul campo, soprattutto nella <strong>battaglia di Cerro Gordo</strong> del 18 aprile 1847, dove ricevette la promozione temporanea a maggiore, Lee mostrò tutto il suo acume tattico. Scott fu molto impressionato dalle sue abilità tanto da affidargli, prima della vittoriosa battaglia di Chapultepec del 13 settembre 1847, l’incarico di <strong>colonnello</strong>. Finita la guerra Lee tornò al suo lavoro di geniere militare, prima a Fort Baltimore e poi in Florida, all’epoca poco popolata, per aggiornare le mappe dell’esercito americano.</p>
<h2>Verso al guerra civile</h2>
<p>Dopo un periodo da sovrintendente a West Point nel 1855 Lee viene inviato in Texas per difendere gli insediamenti dei nuovi coloni statunitensi dalle incursioni dei <strong>Mohawks</strong> e dei <strong>Comanches</strong>. Fu proprio in quel periodo che lui passò definitivamente nelle file della cavalleria: il lavoro che avrebbe sempre desiderato, libero da quei doveri ingegneristici che lo avevano stufato dopo tanti anni con il loro carico di fatica burocratica. E finalmente arrivò la promozione definitiva: <strong>tenente colonnello</strong>.</p>
<p>Prima della guerra dovette affrontare altre due crisi: la prima nell’ottobre 1859, quando risolse brillantemente la crisi creata dall’abolizionista John Brown nell’armeria di Harper’s Ferry, in Virginia, dove Brown voleva innescare una rivolta di schiavi. Brown fu processato per alto tradimento e in Lee si rafforzò l’idea che gli abolizionisti erano degli inutili sovversivi. Ciò non vuol dire che si fosse schierato per questo con i “mangiafuoco”, la fazione sudista che chiedeva anticipatamente di staccarsi dagli Stati Uniti, né la frequentava. Anzi, ancora nel 1860 partecipò, sempre in <strong>Texas</strong>, a una missione per catturare il bandito-rivoluzionario messicano Juan Cortina. Fino all’ultimo Lee non fece presagire nulla. Anzi, una volta che la secessione si innescò, Winfield Scott raccomandò al nuovo presidente <strong>Abraham Lincoln</strong> di promuovere Lee a colonnello perché era “solido come una roccia” per quanto riguarda la sua fedeltà all’Unione. Era il 22 aprile 1861. Sorprendentemente, però, decise di dimettersi dall’esercito americano il giorno dopo, il 23 aprile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/come-nacque-il-mito-di-robert-lee-guerriero-americano.html">Come nacque il mito di Robert Lee &#8220;guerriero americano&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Stati Uniti sono in guerra civile?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-sono-in-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 15:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Civile americana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=304359</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sono immagini agghiaccianti e in grado di lasciare chiunque basito quelle che arrivano in questi giorni dagli Stati Uniti d&#8217;America, a meno di una settimana dall&#8217;insediamento ufficiale del nuovo presidente federale Joe Biden. Militari dispiegati in massa lungo le strade, posti di blocco continui e sbarramenti per non permettere il passaggio della folla; negozi pronti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-sono-in-guerra-civile.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-sono-in-guerra-civile.html">Gli Stati Uniti sono in guerra civile?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sono immagini agghiaccianti e in grado di lasciare chiunque basito quelle che arrivano in questi giorni dagli Stati Uniti d&#8217;America, a meno di una settimana dall&#8217;<strong>insediamento</strong> ufficiale del nuovo presidente federale <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a>. Militari dispiegati in massa lungo le strade, posti di blocco continui e sbarramenti per non permettere il passaggio della folla; negozi pronti ad abbassare le serrande qualora i toni degenerassero e soprattutto un <strong>clima di tensione</strong> che nel Paese si pensava ormai dimenticato, ma che dallo scorso anno è tornato estremamente di attualità. E questo scenario, purtroppo, ha due fondamentali cause che hanno contribuito al suo sviluppo: <a href="https://it.insideover.com/scheda/societa/che-cose-il-coronavirus.html">una pandemia</a> che ha atterrato l&#8217;umore portando allo stremo della sopportazione la popolazione americana ed una campagna elettorale che da ambo le parti non ha risparmiato il proprio avversario, polarizzando gli animi politici nazionali.</p>
<h2>Washington (e non solo) è in assetto da guerra</h2>
<p>Dopo <strong>l&#8217;assalto al Congresso</strong> avvenuto nella giornata dell&#8217;Epifania per mano di un gruppo molto folto di radicali favorevoli alla presidenza di <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>, la sicurezza del distretto federale (di diretta competenza del governo) è stata messa duramente in discussione. In vista dunque dell&#8217;insediamento del prossimo 20 gennaio le misure sono dunque state potenziate, portando per le strade della capitale americana <strong>25mila</strong> forze dell&#8217;ordine pronte a respingere qualsiasi possibile (e ritenuto probabile) tentativo di assalto a Capitol Hill.</p>
<p>Non è però solamente Washington ad essere stata messa in massima allerta, <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2021/jan/15/washington-us-state-capitols-threat-violence-trump">come riportato dalla testata giornalistica <em>The Guardian</em></a>. In tutte le capitali degli Stati Uniti infatti gli standard di sicurezza sono stati accresciuti, sottolineando come il clima attuale che si sta vivendo in tutto il Paese sia estremamente acceso e possa degenerare in una nuova serie di proteste e di <strong>rivolte</strong>. In uno scenario che, come esposto dalla stessa agenzia di sicurezza dell&#8217;Fbi, potrebbe portare anche a tentativi di attacchi personali nei confronti del nuovo presidente Biden e della vicepresidente <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-kamala-harris-la-candidata-vicepresidente-scelta-da-biden.html">Kamala Harris</a>.</p>
<h2>Gli Stati Uniti rischiano una guerra civile</h2>
<p>Con il suo insediamento nel 2016 e con le politiche di svolta messe in campo nella gestione politica sia interna sia estera, Trump ha segnato una <strong>profonda spaccatura</strong> nel mondo americano, polarizzando quelle che sono le ideologie della popolazione americana. In buona sostanza, l&#8217;entità del cambiamento che ha attraversato le istituzioni di oltre oceano  ha prodotto una spaccatura profonda tra tradizionalisti della politica e trumpiani, contribuendo al clima attuale che sta investendo il Paese.</p>
<p>La pandemia di coronavirus ed il fenomeno del <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/che-cose-black-lives-matter.html">Black Lives Matter</a> hanno poi fatto tutto il resto, scaldando gli animi soprattutto dei ceti più deboli e creando quella <strong>rottura popolo-istituzioni</strong>. Cavalcato quindi dal Partito democratico, tutto ciò ha chiuso il cerchio delle proteste ed ha convinto a scendere in strada anche chi manifestava invece in supporto del presidente. E in ultima battuta, questa situazione è degenerata in un clima di scontro perenne, dai connotati che assomigliano sempre di più a quelli di una <a href="https://it.insideover.com/societa/guerra-civile-americana.html">duratura guerra civile a bassa intensità</a>.</p>
<p>Sebbene le città messe a ferro e fuoco dove le forze dell&#8217;ordine non si rivelino in grado di sedare gli animi e le zone fuori dal più totale controllo federale non siano, allo stato attuale, uno scenario plausibile, la natura degli scontri continui deve portare ad una doverosa riflessione. Il mondo americano è sostanzialmente spaccato a metà, polarizzato su <strong>posizioni inconciliabili</strong>, guidato dalla rabbia causata da una situazione sociale esasperata dal passaggio della pandemia e in una situazione che né repubblicani né democratici hanno correttamente interpretato, se non per scopi elettorali. E la necessità di ricucire questo strappo interno sarà forse la sfida più grande che dovrà affrontare la prossima presidenza americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-sono-in-guerra-civile.html">Gli Stati Uniti sono in guerra civile?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Usa alla prova della storia; Continua la guerra delle statue</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-usa-alla-prova-della-storia-continua-la-guerra-delle-statue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 13:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Alt-right]]></category>
		<category><![CDATA[Charlottesville]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Civile americana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=reportage&#038;p=173174</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1615" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080.jpg 1615w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1615px) 100vw, 1615px" /></p>
<p>Charlottesville è una cittadina tranquilla, una di quelle costruite in mattoni rossi a fine ottocento e rimaste immutate nel tempo. A turbare la vita di questo piccolo centro è però la statua del generale sudista Robert Lee, che la sinistra americana vorrebbe rimuovere, ritenendola un simbolo razzista. Un progetto contrastato dalla associazioni a difesa della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-usa-alla-prova-della-storia-continua-la-guerra-delle-statue.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-usa-alla-prova-della-storia-continua-la-guerra-delle-statue.html">Gli Usa alla prova della storia; Continua la guerra delle statue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1615" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080.jpg 1615w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Charlottesville3-1615x1080-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1615px) 100vw, 1615px" /></p><p><strong>Charlottesville</strong> è una cittadina tranquilla, una di quelle costruite in mattoni rossi a fine ottocento e rimaste immutate nel tempo. A turbare la vita di questo piccolo centro è però la statua del generale sudista <strong>Robert Lee</strong>, che la sinistra americana vorrebbe rimuovere, ritenendola un simbolo razzista. Un progetto contrastato dalla associazioni a difesa della &#8220;memoria storica&#8221;, che dopo aver ingaggiato una lunga battaglia legale, in queste ore hanno ottenuto un&#8217;importante vittoria.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ft6FGhlJ1jM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Per mesi, infatti, la statua era stata coperta da alcuni <strong>teloni neri</strong>, studiati per schermarne la vista e non &#8220;urtare&#8221; le persone di colore. Un giudice però, li ha ritenuti illegali e ne ha così ordinato la rimozione. &#8220;Tutto è cominciato quando l&#8217;amministrazione cittadina ha deciso che la figura di Robert Lee non fosse &#8216;politicamente corretta&#8217; &#8211; racconta l&#8217;avvocato Lewis Martin, membro dell&#8217;associazione &#8216;Save the Robert Lee statue&#8217; &#8211; ed ha pensato di dar vita ad una commissione che individuasse tutti i monumenti &#8216;razzisti&#8217;, così da rimuoverli. Da quel momento è partita una spirale di proteste e contro proteste, organizzate da gruppi dell&#8217;<strong>Alt Right</strong> e dell&#8217;estrema sinistra americana, culminate poi nei tragici scontri del 12 agosto che hanno portato alla morte di una donna. Qui però &#8211; ci tiene a pecisare Martin &#8211; la questione non è essere razzisti o meno, bensì voler difendere un importante pezzo della nostra storia&#8221;.</p>
<p>Tra le colline e le piantagioni della Virginia, infatti, sarebbero in molti ad poter vantare una discendenza diretta dai soldati confederati che combatterono per difendere gli stati del Sud durante il tentativo di secessione. &#8220;Fin da quando ero piccolo &#8211; ricorda Martin &#8211; mi è stato insegnato quanto la figura del Generale Lee fosse una figura positiva. Quella di un soldato che compie il suo dovere ma senza odio o risentimento, ed anzi, a guerra finita si impegna per rimettere insieme i pezzi di una nazione lacerata dalla guerra civile. Oggi invece la sinistra &#8216;liberal&#8217; vorrebbe cancellare Lee dalla storia, addossandogli tutte la colpe dello schiavismo e della segregazione. Colpe di cui era però innocente&#8221;.</p>
<p>Il problema, secondo Martin, sarebbe il voler applicare in maniera talebana la morale dei giorni nostri al passato. &#8220;Fortunatamente la nostra associazione è riuscita, per ora, a bloccare la rimozione della statua, ma il punto è che non si possono giudicare i personaggi storici con i canoni morali odierni. Cosa dovremmo dire allora di Giulio Cesare? La storia è storia, e queste persone che vogliono abbattere le statue ed i monumenti dei &#8216;vinti&#8217; non mi sembrano agire diversamente da come fece l&#8217;Isis a Palmira nel 2015, distruggendo il sito archeologico con esplosivi e martelli. Vogliono cancellare la storia, strapparne via una pagina. E quando non ci riescono sono pronti addirittura ad inventarsi soluzioni fantasiose come quella dei sacchi neri per impedire la vista del monumento. Dei veri e propri burka&#8221;.</p>
<p><div id="gallery_194988" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194988 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville3.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville3-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville4.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville4-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville5.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville5-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville2.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Charlottesville2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>Un&#8217;opinione condivisa anche dalla maggior parte delle persone intervistate per strada, seppur con qualche eccezione. Nella via principale di Charlotesville, infatti, le persone a passeggio tra i ristoranti ed i piccoli negozietti, sembrano avere pochi dubbi: &#8220;Il generale Lee è un pezzo della nostra storia e abbattere la sua statua sarebbe un errore&#8221; sentenzia una donna sulla cinquantina. &#8220;Credo che sia un modo per distogliere l&#8217;attenzione dai problemi reali&#8221; dichiara un&#8217;altra. &#8220;Fu un eroe di guerra, non uno schiavista&#8221; sottolinea il suo compagno.</p>
<p>I giudizi su Lee, ed il passato confederato, cambiano tuttavia quando a parlare sono persone non originarie di Charlottesville. &#8220;La statua è un simbolo di aggressione razzista, un modo con cui i bianchi tenevano la popolazione nera sottomessa&#8221; è l&#8217;opinione di un professore universitario indiano, da alcuni anni stabilitosi in città per lavoro.</p>
<p>E la spiegazione del perché di questa visione diametralmente opposta sembrerebbe fornirla sempre Lewis Martin: &#8220;La maggior parte delle persone favorevoli alla rimozione della statua non ha un legame con questa zona e la sua storia. Arrivano da fuori. Alcuni sono professori venuti ad insegnare all&#8217;Università della Virginia, altri sono studenti progressisti che sanno poco o nulla della Guerra Civile americana. A tutti però consiglierei di lasciare da parte le visioni ideologiche e di aprire un libro di storia&#8221;.</p>
<p>La questione rimane quindi combattuta, e spetterà ad un altro giudice mettere la parola fine sull&#8217;effettiva rimozione della statua. Quel che è certo, però, è che un Paese che distrugge o censura il proprio passato, rischia di cancellare anche se stesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-usa-alla-prova-della-storia-continua-la-guerra-delle-statue.html">Gli Usa alla prova della storia; Continua la guerra delle statue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 66/293 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-09-22 16:00:52 by W3 Total Cache
-->