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	<title>elezioni-politiche-in-siria Archives - InsideOver</title>
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	<title>elezioni-politiche-in-siria Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ex ambasciatrice di Obama strepita: &#8220;Mosca ha truccato il voto italiano&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mosca-voto-italia.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2018 07:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-politiche-in-siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa ha determinato l’esito del voto anti-establishment italiano? La serie infinita di flop della sinistra italiana? Un’immigrazione senza controllo? La disoccupazione giovanile? Secondo i liberal americani la risposta viene ancora una volta dall’estero e precisamente dalla Russia. Chi accusa Mosca di aver interferito con i nostri processi politici ed elettorali è Samantha Power, personalità di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mosca-voto-italia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mosca-voto-italia.html">Ex ambasciatrice di Obama strepita: &#8220;Mosca ha truccato il voto italiano&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Vladimir_Putin_20090128_2-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Cosa ha determinato l’esito del voto anti-establishment italiano? La serie infinita di flop della sinistra italiana? Un’immigrazione senza controllo? La disoccupazione giovanile? Secondo i liberal americani la risposta viene ancora una volta dall’estero e precisamente dalla Russia. Chi accusa Mosca di aver interferito con i nostri processi politici ed elettorali è <strong>Samantha Power</strong>, personalità di spicco dell’amministrazione Obama nonché ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite dal 2013 al 2017.</p>
<p><a href="https://twitter.com/SamanthaJPower/status/970688718075023360"> Condividendo su Twitter </a>un articolo del quotidiano spagnolo <em>El Pais</em> sul tema dell’immigrazione nel nostro Paese, l’esponente democratico scrive: “L&#8217;Italia si accoda alla lunga lista di elezioni influenzate dalla Russia. Sputnik fa quello che deve fare Sputnik. La domanda è: cosa faranno le nostre democrazie al riguardo? Gli elettori ripudiano i candidati che cercano di beneficiare dell&#8217;interferenza russa?”. È l’ennesimo tassello di una strategia mediatica portata avanti dai democratici americani dal <strong>Russiagate</strong> in avanti.</p>
<p>Ecco chi è Samantha Power, sostenitrice della guerra contro Gheddafi</p>
<p><a href="https://elpais.com/elpais/2018/03/01/inenglish/1519922107_909331.html">L’articolo del quotidiano spagnolo</a> condiviso da Samantha Power prende in esame i social media in Italia e sostiene che <em>Sputnik</em> e presunti troll russi, a cui i democratici attribuiscono qualsiasi tipo di abilità, compresa quella di imporre determinate tematiche al centro del dibattito politico, abbiano radicalizzato l’opinione degli italiani sull’immigrazione. Tesi che non tiene minimamente conto che il nostro paese che è la destinazione primaria dei migranti che partono dalla <strong>Libia</strong> attraverso il Mar Mediterraneo. E non sono necessari troll russi per comprendere che il popolo italiano, lasciato solo dall’Europa nella gestione dei flussi migratori, chiede maggiore sicurezza e delle politiche severe e stringenti sull’immigrazione.</p>

<p>La stessa <strong>Samantha Power</strong>, convinta sostenitrice degli “interventi umanitari” dalla Jugoslavia in avanti, non è affatto esente da responsabilità. Durante il suo mandato come membro del Consiglio di sicurezza nazionale e successivamente presso l’Onu, ha caldeggiato e supportato <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/30/world/30power.html">l’intervento militare contro la Libia di Gheddafi</a>, destabilizzando l’intera area con conseguenza devastanti proprio per il nostro Paese. L’esponente democratico ha inoltre sostenuto la necessità di armare le milizie ribelli in Siria, aggravando una guerra per procura che dura da sette lunghi anni, con milioni di sfollati, ed era pronta a supportare un’invasione occidentale della Siria in stile Iraq. </p>
<p>L&#8217;area liberal e l&#8217;offensiva contro la Russia</p>
<p>L’isteria anti-russa non si ferma a Samantha Power. All’estero, oltre al quotidiano liberal israeliano <em><a href="https://www.haaretz.com/opinion/.premium-vladimir-putin-just-won-italy-s-election-1.5870206">Haaretz</a></em>,<a href="https://www.cnbc.com/2018/03/06/russia-set-to-gain-from-m5s-and-legas-success-in-italys-election.html"> anche la <em>Cnbc</em> americana</a> sostiene la tesi dell’influenza russa nelle elezioni italiane. “La Russia ha corteggiato i partiti anti-establishment in tutta Europa negli ultimi anni ed essendosi assicurata la fedeltà sia della Lega che del Movimento Cinque Stelle, prevede anche di ottenere qualcosa in cambio. Entrambi i partiti, che potrebbero avere voce in capitolo nel prossimo governo italiano, hanno criticato le sanzioni contro la Russia e potrebbero rimuoverle se andassero al potere”, scrivono Holly Ellyatt e Joumanna Bercetche. </p>
<p>L&#8217;ex vicepresidente Usa <strong>Joe Biden</strong> aveva accusato Mosca, in un <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/2017-12-05/how-stand-kremlin">articolo apparso su <em>Foreign Affairs</em></a> di aver influenzato l&#8217;esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016; <a href="http://www.gazzettadiparma.it/news/italia-mondo/481147/007-no-evidenze-ingerenze-straniere-su-voto-italiano.html">tesi smontata dalla nostra intelligence </a> che non aveva rivelato &#8220;alcune evidenza&#8221;di ciò che affermava Biden. L&#8217;area liberal americana dimentica peraltro quando Renzi volò da Barack Obama nell&#8217;ottobre 2016 incassando l&#8217;endorsement dell&#8217;allora presidente Usa a poche settimane dal voto proprio sul referendum: &#8220;Renzi ha rappresentato un passo avanti per l’Italia e col referendum ci sarà una spinta per l’economia&#8221;, <a href="http://www.corriere.it/politica/16_ottobre_18/usa-obama-accoglie-renzi-casa-bianca-b336092e-9534-11e6-8f55-24146b53eddf.shtml">affermò Obama</a>. Quella forse non era un&#8217;ingerenza? </p>
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		<title>Gli Usa ora cedono su Assad: guiderà la Siria almeno fino al 2021</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-usa-ora-cedono-assad-guidera-la-siria-almeno-al-2021.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 09:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-politiche-in-siria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-1024x631.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;amministrazione Trump è pronta ad accettare il proseguimento del governo del presidente Bashar al-Assad fino alle prossime elezioni presidenziali in programma nel 2021. Questo è quanto riporta il New Yorker, che cita le rivelazioni fornite da alcuni funzionari europei e statunitensi. In questa scelta non vi sarebbe in realtà una precisa strategia del governo statunitense, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-ora-cedono-assad-guidera-la-siria-almeno-al-2021.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171121152412_25055861-1024x631.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;amministrazione Trump è pronta ad accettare il proseguimento del governo del presidente Bashar al-Assad fino alle prossime elezioni presidenziali in programma nel 2021. Questo è <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.newyorker.com/sections/news/trump-to-let-assad-stay-until-2021-as-putin-declares-victory-in-syria">quanto riporta il <em>New Yorker</em></a>, che cita le rivelazioni fornite da alcuni funzionari europei e statunitensi. In questa scelta non vi sarebbe in realtà una precisa strategia del governo statunitense, quanto una sostanziale accettazione della realtà dei fatti. “La decisione degli Stati Uniti riflette le opzioni limitate dell&#8217;Amministrazione, la realtà militare sul terreno e il successo degli alleati siriani russi, iraniani e di Hezbollah nel sostenere l&#8217;assediato regime di Assad”, così scrive Robin Wright, indicando quali sono le motivazioni dietro la scelta forzata della Casa Bianca di accettare ormai una Siria guidata da Assad quantomeno nel medio termine, contraddicendo anche le parole del segretario di Stato, Rex Tillerson, il quale non troppe settimane fa aveva espresso la sua contrarietà a un futuro dell’alauita alla guida di Damasco. Ma questa è la guerra: Assad e i suoi alleati hanno vinto sullo Stato islamico, i ribelli sono ormai contenuti in alcune sacche di resistenza monitorate dalle forze di sicurezza siriane e le opposizioni, che avrebbero dovuto prendere il potere per sostituire il governo, latitano all’ombra dei palazzi di Riad.</p>

<p>Dal 2014, gli Stati Uniti hanno speso più di 14 miliardi di dollari nella loro campagna aerea contro il sedicente Stato islamico e ha schierato circa duemila soldati per coadiuvare le operazioni delle Syrian Democratic Forces. La strategia Usa in Siria, per quanto poco definita, aveva come colonne portanti il sostegno alle Sdf e ai curdi delle milizie del Rojava. Ma non avevano fatto i conti con l’intervento russo e con quello delle forze iraniane e di Hezbollah a sostegno dell’alleato a Damasco, né, soprattutto, con il cambio di casacca di Erdogan, che è stato il vero ago della bilancia della guerra siriana. Ora, il governo della Siria controlla la maggior parte del territorio, soprattutto le sue città principali, quelle che gli analisti statunitensi chiamano &#8220;la Siria utile&#8221;.</p>

<p>La vittoria sullo Stato islamico, resa evidente già a inizio autunno, ma dichiarata in maniera definitiva nelle ultime settimane dopo l’annuncio di Putin e dopo quello dell’iracheno al Abadi, apre adesso lo scenario del dopoguerra. Una fase molto delicata, forse anche più complessa della guerra stessa, in cui i blocchi internazionali sono evidenti e dove l’ultima parola sembra sicuramente non essere quella di Damasco. Gli Stati Uniti, e con essi i partner arabi e quello israeliano, da questa guerra hanno ottenuto pochissimo. E adesso, fallita la loro strategia di rovesciamento del governo congiuntamente alla sconfitta di Daesh, devono ottimizzare quel poco che hanno guadagnato sul campo. Ma è del tutto evidente che l’obiettivo di regime change è ormai quasi definitivamente accantonato. Assad ha vinto ed è mantenuto al potere dai suoi alleati più potenti. La Turchia non ha più interesse a rovesciare il governo di Damasco perché ha ottenuto garanzie d’influenza e, soprattutto, è riuscita ad assestare un duro colpo ai curdi. I gruppi di opposizione siriani sostenuti dagli Stati Uniti rimangono totalmente impalpabili e, nel corso della guerra, hanno dimostrato di avere una voce estremamente residuale. Dividendosi in fazioni tra loro ostili, incapaci di avere una linea chiara e condivisa e privi di una leadership forte, la loro richiesta che Assad lasci il potere e che questa sia la precondizione per una transizione politica è diventata semplicemente irrealistica.</p>

<p>Con l’attacco missilistico contro la Siria in risposta alle immagini provenienti da Khan Shaykhun, sembrava che Trump avesse scelto l’opzione della guerra al governo di Damasco, contraddicendo i suoi precedenti pensieri sulla Siria. Ma quell’attacco si è rivelato in realtà una semplice mossa propagandistica mai susseguita da un reale impegno sul territorio. Il blocco di Astana si andava ormai consolidando, ed era questione di mesi prima che diventasse il vero padrone dello scacchiere siriano. Adesso, l’unica strategia rimasta alla Casa Bianca è di sperare nelle elezioni siriane del 2021 come momento in cui ripensare alla fine del governo di Assad. Ma le condizioni sembrano proibitive. La Siria è un Paese devastato dalla guerra, ci sono milioni di profughi che probabilmente non rientreranno in patria prima di quella data, e ci sono enormi problemi infrastrutturali e di mancanza di lavoro. Le elezioni, che dovrebbero essere sottoposte a un rigido contro dell’Onu, si potrebbero rivelare un processo difficilissimo e soprattutto con altissime possibilità che il presidente siriano vinca, confermandosi alla guida del Paese. In quel caso, la strategia americana, già ampiamente contraddetta nei fatti, diventerebbe del tutto fallimentare.</p>
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		<title>La Siria va alle elezioni per decidere il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/quella-siria-al-voto-che-rivendica-la-sua-sovranita-nazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 09:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-politiche-in-siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="575" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o-768x460.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>DAMASCO &#8211; Quattro anni dopo le prime elezioni legislative in stato di guerra il popolo siriano è stato richiamato alle urne dalla Costituzione repubblicana. A fermare il rinnovo del Parlamento non ci sono riusciti né i colloqui di pace a Ginevra, né i colpi di mortaio e di mitragliatrice che rimbombano in tutte le città &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/quella-siria-al-voto-che-rivendica-la-sua-sovranita-nazionale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/quella-siria-al-voto-che-rivendica-la-sua-sovranita-nazionale.html">La Siria va alle elezioni per decidere il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="575" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/12968008_1094797850564046_5134398205411383016_o-768x460.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p class="p1">DAMASCO &#8211; Quattro anni dopo le prime elezioni legislative in stato di guerra il popolo siriano è stato richiamato alle urne dalla Costituzione repubblicana. </p>

<p class="p1">

<p class="p1">A fermare il rinnovo del Parlamento non ci sono riusciti né i colloqui di pace a Ginevra, né i colpi di mortaio e di mitragliatrice che rimbombano in tutte le città in cui sono aperti i seggi. La settimana scorsa l’inviato speciale dell’Onu, <strong>Staffan de Mistura</strong> aveva auspicato che i nuovi negoziati si fossero concentrati su un “inizio concreto o reale della transizione politica”, tuttavia lo stesso ministro degli Esteri, <strong>Walid al Moallem</strong>, ricevendolo in questi giorni a Damasco ha ribadito di essere pronto alla tavola rotonda con le opposizioni ma “senza precondizioni” e senza che questi possano influire sulle votazioni in corso. A Ginevra dunque la questione centrale rimane il ruolo che il presidente Bashar al Assad dovrà avere nel futuro della Siria, con gli anti-governativi che ne chiedono l’uscita di scena e il governo che non intende parlarne. “Il popolo siriano – ha detto Moallem, citato dall’agenzia governativa Sana – è fiducioso nel suo diritto di decidere del proprio futuro e nell’inevitabilità della sua vittoria sull’Isis, il Fronte <em>al Nusra</em> e altre organizzazioni terroriste che continuano a violare l’accordo per la cessazione delle ostilità su direttiva dei loro sponsor in Turchia, Arabia Saudita e altri”.  In effetti l’atmosfera che avvolge Damasco è ben diversa da quella di Ginevra. Nelle repubbliche presidenziali il Parlamento ha un ruolo minore eppure le code che si sono formate ai seggi fin dalle prime ore (iniziate alle 7 ora locale, le 6 in Italia, e si concluderanno alle 19 a meno che non venga posticipata la chiusura) attestano l’approvazione dei siriani verso le proprie istituzioni.  Si  è votato in tutte le zone controllate dai lealisti anche quelle più a rischio. “Per i governatorati che affrontano elevati problemi di sicurezza, come le periferie di <strong>Aleppo</strong> e <strong>Deir al Zor</strong>– ha spiegato Hisham al-Shaar, capo del comitato elettorale, durante la conferenza stampa all’Hotel Sheraton della capitale – apriremo molti centri elettorali in modo da garantire a tutti il diritto di voto”. </p>

<p class="p1">A Damasco abbiamo incontrato nel suo ufficio <strong>Maria Saadeh</strong>, parlamentare uscente e candidata nella circoscrizione della capitale nella lista di opposizione “Dimasq Al Sciam” che ha raccontato in esclusiva per gli <i>Occhi della Guerra</i> l’importanza di questa tornata elettorale.  “Innanzitutto si tratta di un messaggio di rispetto dell’ordine legislativo e della Costituzione. Esiste uno Stato, esiste la nostra sovranità nazionale” ha affermato. “Lo Stato in questi cinque anni di guerra non ha mai abbandonato le sue funzioni per cui continuiamo in questa direzione &#8211; ha aggiunto &#8211; e poi non sappiamo cosa succederà con le negoziazioni di pace in corso a Ginevra. Non sappiamo quanto dureranno, dunque perché dovremmo fermare il nostro Stato?”. E mentre il dibattito della campagna elettorale gira intorno a parole d’ordine come “sicurezza”, “difesa”, “guerra” Maria Saadeh guarda al futuro con ottimismo: “Stiamo superando l’apogeo del conflitto, ci avviciniamo alla fine, e presto entreremo in una fase di negoziazioni e di guerra politica” concludendo che “questo spingerà il Parlamento a creare un pluralismo politico, non sappiamo quanto ci vorrà, dipende dagli eventi, ma  ma stiamo creando un Paese forte con le persone che lavorano qui, la società civile, sono loro che subiscono la guerra, sono loro le prime vittime, è con loro che dobbiamo costruire la nuova Siria, non con quelli che la abbandonano e associandosi con quei governi stranieri che combattono il loro Paese di origine”. Pur stando all’opposizione la parlamentare uscente non ammette traditori della nazione siriana: “io rispetto tutte le opposizioni patriottiche collegate al loro Paese, anche quelle che vivono fuori, ma permettetemi di dire che non rispetto chi si fa dettare l’agenda politica dall’esterno”. </p>
<p class="p1">Anche <strong>Tareq Al Ahmed</strong>, portavoce del Partito Sociale Nazionalista siriano (nato da una scissione con lo storico Partito Nazionalista Sociale Siriano) sembra avere la stessa concezione dello Stato di Maria Saadeh). Ci ha ricevuto in esclusiva nel suo comitato elettorale per parlare di <strong>votazioni</strong> e <strong>negoziati</strong>. “Il messaggio delle elezioni è evidente: abbiamo istituzioni, e vogliamo che continuino a funzionare perché nessuno ha in questo momento voglia di fare un salto nel vuoto. Ma soprattutto queste elezioni sono perfettamente conformi al diritto internazionale perché le risoluzioni di Vienna e di Ginevra parlano di tutela delle istituzioni. Non possiamo permetterci di fermare le nostre regole perché Paesi stranieri, in particolare Russia e America, non si mettono d’accordo su di noi. Andiamo avanti per la nostra strada”. E aggiunge: “Dobbiamo sostenere questi negoziati perché abbiamo l’opportunità di dire ai tavoli internazionali dove siedono i rappresentanti di Paesi coinvolti nella guerra siriana di smettere di finanziare i terroristi. Senza i negoziati ci danneggeremmo e il sangue continuerebbe a scorrere, dobbiamo convincere i governi della regione, in particolare Turchia, Arabia Saudita e Qatar, a non interferire nei nostri affari sostenendo i ribelli e alimentando il terrorismo in tutto il mondo”. Sul dibattito della campagna elettorale parla francamente Al Ahmed: “queste votazioni sono importanti ma c’è la guerra, e quando c’è la guerra le priorità sono altre: elettricità, cibo, benzina per le macchine. Tutto quello che è essenziale per sopravvivere. Ma se venivate in Siria prima del conflitto avreste visto un Paese meraviglioso dove la qualità della vita era molto alta. Si forse non c’era molta democrazia, non c’era partecipazione politica, però adesso abbiamo perso i beni di prima necessità e dobbiamo riconquistarli”. </p>
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		<title>Le elezioni siriane di cui non si parla</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2016 08:46:01 +0000</pubDate>
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<p class="p1">In corsa ci sono circa <strong>12mila candidati</strong> (dai 25 anni in su, tutti approvati dal governo) per 250 seggi. E a dominare la campagna elettorale è ovviamente il tema della guerra. “Noi siamo per la sicurezza”, “Per il bene dei bambini che sono stati uccisi, continueremo a combattere”, “Siamo la voce dei caduti e dei feriti”, “Rappresentiamo i martiri del nostro eroico esercito” sono solo alcuni degli slogan che si leggono sugli striscioni che tappezzano l’intera città. E se le ultime elezioni parlamentari svoltesi il 27 maggio del 2012, le prime in tempi guerra civile, si erano caratterizzate per la vittoria storica del partito <strong>Baath</strong> (partito di maggioranza nella coalizione Unità Nazionale di cui fanno parte anche altre formazioni), queste sembrano dominate dai candidati indipendenti, molti dei quali sono donne.</p>

<p class="p1">“È incoraggiante il fatto che dopo cinque anni di guerra e i tentativi di distruggere lo Stato siriano siamo stati in grado di tenere procedure costituzionali. Tutto ciò conferma l’esistenza dello Stato e del Paese in generale, nonostante la presenza del terrorismo”, aveva detto di recente ai media russi il leader bathista <strong>Assad</strong>. “D’altra parte” aveva aggiunto “è il tasso senza precedenti di partecipazione alle elezioni parlamentari in Siria, un gran numero di candidati che supera di molte volte le passate elezioni. Il motivo, a mio parere, è la fedeltà dei siriani alla Costituzione e la loro volontà di rafforzare la legittimità dello Stato e la Costituzione. Si tratta di un forte livello di sostegno pubblico. Ecco perché, rispetto al primo e al secondo fattore, posso dire che sì, sono soddisfatto”. In un momento in cui il Paese non è mai stato così diviso geograficamente (il 30 per cento del territorio è controllato dall’esercito regolare, il restante invece è spartito tra deserto, Daesh, Al Nusra e le altre sigle anti-governative) la strategia del governo di Damasco nel portare a termine le votazioni mira a discreditare l’intera comunità internazionale che invece di trovare una soluzione di pace ha gettato benzina sul fuoco. Ma sopratutto lancia un messaggio di normalizzazione e di speranza ad un popolo che convive da cinque anni con la guerra dentro casa.</p>
<p class="p1">È vero, in un Paese dove vige lo Stato di emergenza, un Parlamento non ha tutti i poteri che gli spettano, soprattutto in Siria dove a prendere le decisioni è tutta una rete di potere radicata nello <strong>Stato profondo</strong>. Eppure il concetto che passa, o meglio che da queste parti si vuole far passare sembra piuttosto chiaro: la “Repubblica ereditaria degli Assad” non è un Paese che si fa dare lezioni di <strong>democrazia</strong>.</p>

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