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	<title>Crocus city hall Archives - InsideOver</title>
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	<title>Crocus city hall Archives - InsideOver</title>
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		<title>Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l&#8217;orso russo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/budanov-la-volpe-ucraina-che-fa-infuriare-lorso-russo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 11:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="813" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-768x520.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Kyrylo Budanov, capo dell'intelligence militare, è il nuovo uomo forte nella cerchia di Zelensky. Le operazioni segrete contro la Russia e il dominio dei servizi segreti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/budanov-la-volpe-ucraina-che-fa-infuriare-lorso-russo.html">Budanov, la volpe ucraina che fa infuriare l&#8217;orso russo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="813" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240404084910963_2e8af11c6d1deac58e2983b7d45be6c7-768x520.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Per rispondere alla crescenti difficoltà della guerra, e anche per placare le proprie personali ossessioni, il presidente ucraino <strong>Zelensky</strong> ha man mano <a href="https://it.insideover.com/politica/zelensky-scioglie-il-cerchio-magico-via-anche-lultimo-amico.html">eliminato tutti coloro che erano con lui dalla prima ora</a>. Al suo fianco, dei vecchi amici e colleghi dell&#8217;epoca della televisione grazie a lui diventati alti funzionari e ministri, resta solo <strong>Andrej Jermak</strong>, l&#8217;ex avvocato specializzato in diritto d&#8217;autore e produttore di B movies che dal 2020 è il capo dell&#8217;amministrazione presidenziale, vera eminenza grigia del potere zelenskiano. Le voci da Kiev dicono che è stato proprio Jermak uno dei principali fautori del siluramento del generale <strong>Valerij Zaluzhny</strong>, già comandante in capo delle truppe ucraine, l&#8217;eroe nazionale colpevole di eccesso di popolarità, mandato a fare la muffa come ambasciatore a Londra.</p>



<p>ll continuo movimento ai vertici (solo alla difesa sono cambiati due ministri e una decina di vice-ministri) ha portato alla ribalta uomini nuovi. E il primo tra loro è indubbiamente <strong>Kyrylo Budanov</strong>, 38 anni, dal 5 agosto del 2020 capo dell&#8217;<em>intelligence</em> militare ucraina. Nato a Kiev e laureato presso l&#8217;Accademia militare di Odessa, Budanov, che oggi ha il grado di tenente generale, è da sempre nei ranghi delle forze speciali dei servizi segreti militari e, secondo il <em>New York Times</em>, faceva parte dell&#8217;Unità 2245, un reparto segreto particolarmente addestrato della Cia. Dopo la rivoluzione di Maidan nel 2014 e la secessione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, Budanov ha combattuto a lungo nel Donbass ove sarebbe stato ripetutamente ferito. Nel 2016, avrebbe guidato un commando incaricato di  far saltare un aeroporto nella Crimea occupata dai russi. La pattuglia sarebbe stata intercettata e, dopo uno scontro a fuoco, costretta a ritirarsi in territorio ucraino. Budanov, ferito, sarebbe poi stato trasferito per le cure negli Usa al <em>Walter Reed Military Medical Centre, </em>più noto come Ospedale militare navale di Bethesda, nel Maryland, quello dove spesso vengono curati anche gli stessi presidenti Usa.</p>



<p>Come si vede, la vita dell&#8217;agente segreto Budanov è già avvolta nel mistero e nel mito, tanto che gli aedi gli attribuiscono il merito di aver schivato almeno dieci tentativi di ucciderlo. E a renderla ancor più misteriosa sono due episodi più recenti. Nel 2019 la sua auto fu oggetto di un attentato da parte di un kirghizo con passaporto russo che cercò di piazzarvi un ordigno esplosivo. La mina però scoppiò in anticipo e Budanov riuscì a scamparla. E nel novembre scorso sua moglie <strong>Marianna</strong> subì un tentativo di avvelenamento, ovviamente attribuito ai russi, da cui si riprese solo dopo lunghe cure in ospedale.</p>



<p>A portare ancora più in alto Budanov, però, oltre al coraggio personale, è stato lo svolgimento della guerra. Mentre le operazioni militari ucraine al fronte prendevano una china negativa, l&#8217;<em>intelligence</em> guidata da Budanov si distingueva per una lunga serie di operazioni che mettevano in imbarazzo i russi e galvanizzavano gli ucraini. Gli omicidi mirati di Daria Dugina e del blogger militare Vladen Tatarskij. Le bombe contro il Ponte di Crimea. I droni marini contro le navi russe nel Mar Nero. I droni aerei lanciati contro le raffinerie in territorio russo, anche a molte centinaia di chilometri dal confine. Le incursioni dei &#8220;partigiani&#8221; russi contro i piccoli centri vicini al confine con l&#8217;Ucraina. In tutte queste operazioni c&#8217;è, o si vuol vedere, la mano di Budanov.</p>



<p>La stessa mano cui i russi ora attribuiscono il massacro del Crocus City Hall di Mosca, con i suoi 143 morti. Non a caso <strong>Aleksandr Bortnikov, </strong>capo del controspionaggio russo (FSB), ha fatto proprio il nome di Budanov dopo l&#8217;attentato, allargando così il bersaglio che Budanov da tempo porta sulla schiena. Per parte sua, il giovane tenente generale ucraino risponde vivendo in una specie di perenne fuga, per non agevolare il compito dei servizi segreti russi che lo eliminerebbero più che volentieri.</p>



<p>L&#8217;ascesa della sua influenza presso Zelensky è piuttosto evidente e ha trovato conferma nell&#8217;ultimo giro di nomine. Uno dei suoi vice, <strong>Oleh Ivashenko</strong>, è stato scelto per diventare il nuovo capo dei servizi segreti esteri dell&#8217;Ucraina (SZRU), il che fa di Budanov il gran maestro dell&#8217;intera rete dello spionaggio ucraino, essendo l&#8217;SBU diretta dal generale <strong>Vasyl&#8217; Maljuk </strong>(anche lui sulla lista russa dei ricercati) soprattutto impegnata sul fronte interno, tra casi di corruzione e ipotesi di tradimento. Nell&#8217;eterno e micidiale gioco a rimpiattino delle spie, vedremo chi durerà più a lungo: se la volpe ucraina o l&#8217;orso russo.</p>



<p><strong>Fulvio Scaglione </strong></p>



<p>  </p>
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		<item>
		<title>Il Cremlino usa la strage per aprire la caccia a Zelensky</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-cremlino-usa-la-strage-per-aprire-la-caccia-a-zelensky.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 15:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Il Cremlino ha deciso: prove o no, la strage viene da Kiev. Ora anche i massimi dirigenti ucraini diventano bersagli possibili. </p>
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<p>E così il Cremlino ha deciso: la strage del <strong>Crocus City Hall</strong> di Mosca (139 morti) è opera di terroristi islamisti ispirati, addestrati e guidati dll&#8217;Ucraina con l&#8217;aiuto di Regno Unito e Stati Uniti. Tanto che l&#8217;Ucraina, parole di <strong>Aleksandr Bortnikov</strong>, capo dell&#8217;FSB (il controspionaggio russo), si apprestava ad accoglierli come eroi. Non importa che nelle stesse ore il presidente bielorusso Lukashenko abbia detto che i terroristi volevano fuggire in Bielorussia (non in Ucraina). E ancor meno importa che un po&#8217; da tutte le parti occidentali, Italia compresa, ci si affanni a ripetere che non ci sono prove. Intanto perché, se anche ci fossero, le famose prove non verrebbero divulgate, per ovvie ragioni, dai Paesi occidentali che appoggiano l&#8217;Ucraina. <strong>Il nostro ministro degli Esteri Tajani</strong>, per dire, se avesse le prove le consegnerebbe alla stampa e all&#8217;opinione pubblica? Difficile crederlo. Allo stesso modo, se i russi hanno prove provate (o anche solo indiziarie) della partecipazione ucraina, britannica e americana alla strage, certo non si affannano a raccontarlo in giro. L&#8217;informazione è potere (detto altrimenti: se hai buone fonti te le tieni) e nessuno regala il potere, soprattutto durante una guerra.</p>



<p>Ma ancor più è chiaro che, in un modo o nell&#8217;altro, prove o non prove, il Cremlino ha deciso che, se anche non è così, dev&#8217;essere così. Questa è, da oggi, la linea ufficiale. E che si tratti di una decisione lo dimostra la dinamica delle dichiarazioni ufficiali. La strage del Crocus City Hall risale al 22 marzo, ovvero quattro giorni fa. Putin ha taciuto a lungo (19 ore, dice chi ha tenuto il conto) prima di pronunciarsi. Poi ha fatto un discorso di circostanza in cui l&#8217;unico elemento di rilievo era la considerazione che i terroristi in fuga puntavano verso il confine ucraino (vero, ma nella zona di Bryansk si può anche raggiungere quello con la Bielorussia, vedi Lukashenko) dove sarebbe stata aperta per loro una &#8220;finestra&#8221; (<em>okno</em> in russo, questa la parola usata da Putin) per passare il confine. Anche <strong>Dmitrij Medvedev</strong>, il falco di corte, parlava di Ucraina (&#8220;Se scopriamo che dietro c&#8217;è l&#8217;Ucraina ammazzeremo tutti i loro dirigenti&#8221;) ma a lui nessuno dà retta. La cosa più importante era il silenzio degli altri, i capi dei servizi di sicurezza, i <em>siloviki</em>  (i responsabili di dicasteri che dispongono di forze armate) che costituiscono l&#8217;ossatura del sistema di potere putiniano.</p>



<p>Altri due giorni e tutto cambia, si apre una specie di gara ad accusare l&#8217;Ucraina. Lo fa il già citato Bortnikov. Lo fa <strong>Nikolaj Patrushev</strong>, segretario del Consiglio di sicurezza della russia, la vera ombra di Putin. Lo fa <strong>Sergey Naryshkin</strong>, capo dei servizi di spionaggio estero. E lo fa, naturalmente, Putin. Che cosa significa tutto questo? I russi lo hanno detto: &#8220;Ci sarà una risposta&#8221;. Quale? L&#8217;ipotesi più probabile (nonché la peggiore immaginabile) è che il Cremlino abbia deciso di revocare il tacito patto che vige dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione, e cioè: non mirare ai capi politici. Lo disse anche l&#8217;ex premier israeliano <strong>Naftali Bennett</strong>, che nel marzo del 2022 si era recato a Mosca per un ultimo disperato tentativo di mediazione. In una lunga intervista, Bennett ha raccontato quanto segue: &#8220;Sapevo che Zelensky era in grande pericolo, chiuso in un bunker in una località ignota&#8221;, così chiese a Putin la parola d&#8217;onore che non avrebbe fatto ammazzare il presidente ucraino. La ottenne, quindi mentre lasciava Mosca per tornare in Israele &#8220;contattai Zelensky con Whatsapp o con Telegram e gli dissi: Lui non ti ucciderà&#8221;. Zelensky&nbsp;quindi chiese al premier israeliano se ne fosse certo. La risposta fu: &#8220;Al cento per cento. Due o tre ore dopo Zelensky raggiunse il suo ufficio, filmò un selfie e proclamò: Io non ho paura&#8221;.</p>



<p>Ecco. Temiamo che questa specie di fair play tra presidenti sia finito. I russi sentono tutta la difficoltà dell&#8217;Ucraina (oggi, comunque, altra rimozione illustra al vertice del potere ucraino: licenziato <strong>Oleksy Danilov</strong>, segretario del Consiglio di sicurezza) e sono tentati di dare una spallata. Non al fronte dove, come la fallita controffensiva ucraina dimostra, attaccare un nemico trincerato comporta perdite troppo gravose. Ma al vertice: colpire in alto, se non Zelensky qualcuno del suo cerchio magico. Non a caso il capo dell&#8217;Fsb, Bortnikov, ha già dichiarato che il capo dell&#8217;intelligence militare ucraino, <strong>Budanov</strong>, è da oggi un &#8220;obiettivo legittimo&#8221;. E non a caso due settimane fa, a Odessa, un missile russo ha colpito a poche centinaia di metri dal corteo del presidente Zelensky. Certo non un errore di mira (e poi perché un solo missile, quando di solito gli attacchi vengono portati da sciami di droni che &#8220;coprono&#8221; i missili) ma un avvertimento.</p>



<p>Con le dichiarazioni di oggi, con il coro del vertice russo, si apre la caccia alla guida politica della resistenza ucraina. E le accuse parallele a Usa e Regno Unito sono un monito: statene fuori.</p>
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		<title>Russia e Niger: gli attentati paralleli dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-niger-gli-attentati-paralleli-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 13:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentato mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Crocus city hall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La reazione di Putin all'attentato al Crocus è diversa da quanto visto dopo l'11 settembre o il 7 ottobre. La Nuland e l'attentato in Niger</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-niger-gli-attentati-paralleli-dellisis.html">Russia e Niger: gli attentati paralleli dell&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La strage del 22 marzo al Crocus City Hall va analizzata a diversi livelli. Anzitutto si tratta di un attacco diretto a Putin. Vinte le elezioni, lo zar è più forte che mai. Si trattava di minare tale percezione, non per nulla il Washington Post titolava “L’attacco terroristico in Russia mette in luce le vulnerabilità del regime di Putin”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Putin</h2>



<p>Non è casuale, infatti, che l’obiettivo dell’attacco fosse un teatro, richiamando alla memoria l’attacco al teatro Dubrovka, che fu il momento più critico della lunga storia presidenziale di Putin. Allora, la presa di ostaggi nel teatro, col passar dei giorni stava logorando l’autorità dello zar, rischiando di porre fine alla sua presidenza, un po’ (mutatis mutandis) come accadde per Jimmy Carter con la cattura di ostaggi presso l’ambasciata Usa in Iran. Da cui il blitz affrettato nel Dubrovka, che costò la vita a decine di civili. E però, ad oggi, non sembra che l’attacco al Crocus sia riuscito in tale obiettivo.</p>



<p>Lo denota anche la reazione indignata, ma ragionata di Putin. Avrebbe potuto reagire come gli Stati Uniti dopo l’11 settembre o Israele dopo il 7 ottobre, ma non l’ha fatto. Nel caso, l’Ucraina, verso cui convergono le accuse dei russi, avrebbe subito la stessa sorte dell’Iraq o di Gaza, ma ciò avrebbe danneggiato irreparabilmente l’immagine internazionale della Russia e l’avrebbe costretta a mosse affrettate e rischiose. Inoltre, ne sarebbe uscita rafforzata l’idea dell’attentato auto-inflitto a tale scopo, tesi propalata da Kiev subito dopo l’eccidio.</p>



<p>Invece, nel suo discorso alla nazione, Putin ha evitato di attaccare direttamente Kiev, limitandosi a riferire che gli attentatori erano diretti verso il confine ucraino, lungo il quale li attendeva una “finestra” per esfiltrare, come risultava dalle indagini. Non che abbia escluso eventuali responsabilità, ma si è lasciato il tempo per modulare la reazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’attacco</h2>



<p>Se le eventuali responsabilità ucraine sono da dimostrare, resta che la rivendicazione dell’Isis lascia dubbi, essendo gli autori della strage non radicalizzati, ma pagati, ed essendo fuggiti, al contrario di quanto avviene per i suoi agenti, usi ad auto-immolarsi.</p>



<p>La matrice islamista dell’attentato poneva un’altra criticità all’impero russo. Subito dopo l’attentato, infatti, il web russo era stato inondato da messaggi nei quali si incitava a reagire contro gli islamici sul territorio nazionale, incitando all’odio e al pogrom (en passant, si noti che anche Navalny, al tempo della crisi cecena, aveva assunto posizioni ferocemente anti-islamiche).</p>



<p>Dei messaggi anti-islamici ne informa Ria Novosti, spiegando che se tali appelli avessero attecchito il Paese ne sarebbe uscito destabilizzato, non solo per le violenze, ma anche per le ovvie recriminazioni degli islamici contro le autorità russe, criticate per la loro incapacità di assicurare loro sicurezza.</p>



<p>Non solo, come segnala un’altra nota del sito russo, avrebbe posto criticità anche nelle relazioni con le nazioni islamiche, proprio ora che si è sanata la frattura creatasi con l’invasione sovietica dell’Afghanistan, che innescò la jihad globale contro gli aggressori del Paese islamico (frattura e jihad alimentate dall’Occidente).</p>



<p>Un pericolo di cui Putin è conscio, tanto che nel suo discorso alla nazione ha rimarcato la natura “multietnica” dell’impero russo, sottolineando che non sarà messa in discussione. Elusa la trappola dello scontro di civiltà, nella quale è caduto a lungo l’Occidente, lo zar ha parlato dell’Agenzia del Terrore in altri termini, dichiarando che si tratta di assassini le cui azioni riecheggiano gli orrori perpetrati dai nazisti “nei territori occupati”.</p>



<p>Nel suo discorso, Putin non ha menzionato mai l’Isis, ma ha definito i terroristi come degli “individui disumani che non hanno nazionalità e non possono averne una, [i quali] si trovano di fronte a una triste prospettiva: punizione e oblio. Non hanno futuro&#8221;.</p>



<p>Cenni che richeggiano la diatriba verbale con l’Occidente, al quale Putin rimprovera di voler perpetuare forzosamente il dominio sul mondo attraverso la globalizzazione a trazione Usa (il mondo basato sulle regole etc.). Una prospettiva che, secondo lo zar, è senza futuro, essendo il mondo proiettato verso il multipolarismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Isis colpisce anche il Niger</h2>



<p>Putin, ha concluso il suo discorso chiedendo una cooperazione internazionale contro il Terrore, ma rivolgendosi specificamente a quegli Stati che “condividono sinceramente il nostro dolore” e sono interessati a unire gli sforzi per combattere il mostro (che sabato ha colpito Mosca e domani colpirà altrove, anche l’Europa).</p>



<p>Quel “sinceramente” è fondamentale. Infatti, ormai la Politica estera Usa, e di conseguenza quella dei suoi alleati, è influenzata in maniera decisiva da ambiti che vedono il confronto tra grandi potenze come una lotta esistenziale che non lascia alcuna possibilità di interlocuzione con l’antagonista.</p>



<p>Fulgido esempio di tale feroce determinazione è Victoria Nuland, che un mese fa rilanciava la sfida alla Russia affermando che, grazie agli aiuti Usa, Kiev avrebbe condotto una “guerra asimmetrica” contro Mosca che avrebbe riservato “sorprese” a Putin.</p>



<p>Se citiamo Toria, e non altri del suo bellicoso ambito neocon, è perché la Nuland si è fatta paladina di tale determinazione a ogni livello. Come accadde quando si precipitò in Niger lo scorso luglio, subito dopo il golpe che aveva deposto il governo fantoccio di Bazoum, per minacciare i nuovi leader di Niamey a non legarsi alla Russia e a non toccare la basi americane site nel Paese.</p>



<p>Sabato scorso, <strong>lo stesso giorno dell’attentato a Mosca</strong>, l’Isis ha rivendicato un attentato in Niger che ha mietuto decine di vittime, a chiusura di una settimana particolarmente critica per Niamey che il 16 marzo, dopo aver a lungo tentennato, aveva chiesto il ritiro delle basi americane perché inadempienti rispetto alla loro missione di contrastare il terrorismo, scopo precipuo della loro esistenza in loco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-niger-gli-attentati-paralleli-dellisis.html">Russia e Niger: gli attentati paralleli dell&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli attentati di Mosca, tra vecchi fantasmi e nuove paure</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-attentati-di-mosca-tra-vecchi-fantasmi-e-nuove-paure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentato mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Crocus city hall]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-600x459.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-1024x783.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-768x588.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ormai abituati da due anni a questa parte nel sentir parlare della Russia solo ed esclusivamente in merito all’invasione d’Ucraina, gli attentati del 22 marzo 2024 hanno ricordato ai russi l’aspro sapore del terrorismo domestico. Al di là delle rivendicazioni e delle responsabilità su cui si cercherà di far chiarezza nelle settimane a venire, Mosca &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-attentati-di-mosca-tra-vecchi-fantasmi-e-nuove-paure.html">[...]</a></p>
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<p>Ormai abituati da due anni a questa parte nel sentir parlare della Russia solo ed esclusivamente in merito all’invasione d’Ucraina, gli attentati del 22 marzo 2024 hanno ricordato ai russi l’aspro sapore del <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lattentato-a-mosca-una-crisi-dintelligence-lallarme-usa-la-diplomazia-dei-servizi-il-ruolo-di-fsb-e-svr.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">terrorismo domestico</a></strong>. Al di là delle rivendicazioni e delle responsabilità su cui si cercherà di far chiarezza nelle settimane a venire, Mosca e la Russia tutta rivivono in queste ore quella che fu una delle stagioni più violente della loro storia recente, ovvero il terrorismo separatista di matrice islamica legato alle repubbliche secessioniste del Caucaso: Cecenia, Daghestan ed Inguscezia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima e seconda guerra di Cecenia</h2>



<p>Troppo spesso dimenticate dalla narrazione occidentale della storia post Guerra Fredda, la <strong>Prima e la Seconda Guerra di Cecenia</strong> furono due conflitti avvenuti tra i primi anni &#8217;90 e la fine degli anni 2000 che videro la regione caucasica della Cecenia proclamare la propria indipendenza da Mosca. Questi conflitti misero alla prova la neonata Federazione Russa sia da un punto di vista militare sia sociale, portando l’esercito di Mosca ad affrontare una guerriglia ben organizzata e a soffrire perdite ben oltre le aspettative di quella che era considerata essere la seconda potenza militare al mondo. Regione tra le più aspre e mai controllata del tutto da parte dello stato centrale sin dalla sua annessione, la Cecenia è sempre stata una delle provincie più terminali ed allo stesso tempo più strategiche dell’intera regione caucasica. Ricco infatti di risorse naturali quali petrolio e gas naturale, il Caucaso è abitato storicamente da una popolazione di religione prettamente musulmano-sunnita, motivo per il quale l’integrazione con la lontana Mosca non è mai riuscita del tutto.</p>



<p>Perso il primo conflitto tra il 1994 ed il 1996 a seguito di una scellerata gestione militare dell’allora non sempre sobrio presidente Boris El&#8217;cin, la Russia si trovò a dover affrontare già nel 1999 un gravissimo attentato dinamitardo presso palazzine residenziali di Mosca che costò la vita a 300 persone. Le responsabilità dell’esplosione non furono mai chiarite, tanto che ancora oggi si considerano questi attacchi la madre di tutte le “false flag” (termine usato nelle cronache odierne ben oltre l’intelligente misura) russe. La versione ufficiale afferma che furono le forze separatiste daghestane a piazzare le bombe, mentre diverse fonti sostengono invece che furono membri dell’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federal%27naja_slu%C5%BEba_bezopasnosti">FSB </a>a piazzare gli ordigni. Il motivo? Sarebbe presto detto: al governo centrale serviva una motivazione per poter riavviare le operazioni militari in Cecenia e cancellare l’esistenza dell’autoproclamata Repubblica. Come andarono le cose quella notte a Mosca non lo sapremo mai, ma di fatto di lì a breve le truppe russe ripresero la direzione di Grozny, la capitale cecena.</p>



<p>A pochi mesi dall’inizio del nuovo millennio Boris El&#8217;cin avrebbe concesso la carica di primo ministro ad un funzionario allora sconosciuto, che si sarebbe candidato successivamente alle elezioni del 2000: <strong>Vladimir Putin</strong>. Questi sin dai suoi primi giorni in carica decise di non ripetere gli errori del passato, dando una nuova direzione al conflitto in cui la Russia stava entrando. E così fu. Le truppe russe mostrarono progressi decisivi sul campo, portando i separatisti ad attività di guerriglia sempre più intense per cercare di contrastare i regolari di Mosca. Non riuscendo ad acquisire un vantaggio netto sul campo, i guerriglieri optarono per la più crudele delle tattiche: attaccare i civili di quello stato da cui si volevano separare. E così iniziò la stagione degli attentati straordinari.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Teatro Dubrovka a Beslan</h2>



<p>Ancora oggi è difficile cancellare le immagini dell’assalto al<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_del_teatro_Dubrovka"> teatro Dubrovka</a>, nel 2002, dove 40 guerriglieri tennero in ostaggio quasi 900 spettatori per 3 giorni. Nonostante i tentativi di mediazioni alla fine si optò per l’intervento degli Spetsnaz, ovvero le forze speciali russe, che usarono gas nervino per impedire ai terroristi di far saltare in aria il palazzo. L’intervento costò la vita a 130 ostaggi.</p>



<p>L’altra grande tragedia si consumò a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan">Beslan</a> tra l’1 ed il 3 settembre 2004, dove 30 guerriglieri separatisti tennero in ostaggio un’intera scuola elementare chiedendo il ritiro delle truppe russe dal Caucaso. Durante le trattative qualcosa andò storto, e non fu mai chiarito se furono i terroristi a far saltare in aria la palestra, se furono i <strong>genitori dei bambini in ostaggio a provare a liberarsi o se furono gli Spetsnaz</strong> a tentare un assalto. Quello che rimase alla fine del 3 settembre furono 330 morti di cui 186 bambini.</p>



<p>A seguito di quegli eventi e dell’enorme trauma collettivo che ne seguì, il governo di Mosca decise di chiudere definitivamente la partita cecena. In pochi anni tutti principali leader del movimento separatista furono tutti eliminati e dall’altro lato Putin si alleò con i <strong>clan di maggior potere in Cecenia</strong> (da qui lo stretto legame con i Kadyrov), così da avviarne una stabilizzazione politica dopo 20 anni di guerre.</p>



<p>Nonostante ad aprile 2009 le operazioni anti-terrorismo in Cecenia furono dichiarate ufficialmente concluse, la stagione degli attentati separatisti non finì. Divenne solo meno eclatante. Come poter dimenticare gli attentati alla metro di Mosca del 2010, o quelli all’aeroporto Domodedovo sempre a Mosca nel 2011, o l’esplosione di un autobus a Volgograd nel 2013. Tutti episodi di una guerra a bassa intensità iniziata nel 1994 ma mai finita del tutto.</p>



<p>All’indomani <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lisis-a-mosca-e-le-domande-che-non-sappiamo-farci.html">dell’invasione d’Ucraina</a></strong> si temeva che i carboni ardenti del separatismo rimasti sotto la cenere per 30 anni potessero riemergere improvvisamente. Infatti con l’attenzione delle truppe russe sul fronte ucraino, il Caucaso potrebbe infiammarsi di nuovo, con tutto ciò che questo potrebbe comportare per lo stato centrale russo. Ed il fatto che la rivendicazione del 22 marzo venga dalle file dell’Isis sorprende ancora di meno. È importante ricordare infatti che tra le fila dello Stato Islamico una delle componenti etniche maggioritarie fu proprio quella cecena. Se si pensa a tutti i veterani che sono tornati in patria in attesa dell’occasione per colpire, si può comprendere a quanto sia complessa e potenzialmente esplosiva la situazione. Il 22 marzo quindi non è stato qualcosa di nuovo per la Russia. È stato al contrario un incubo di cui sperava di essersi dimenticata, tornato di nuovo tremendamente attuale.</p>
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		<title>Il Cremlino, l&#8217;Isis e l&#8217;Ucraina, le domande che non sappiamo più farci</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lisis-a-mosca-e-le-domande-che-non-sappiamo-farci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 09:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Cremlino]]></category>
		<category><![CDATA[Crocus city hall]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=416755</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-768x529.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La Russia, anche con Putin, non è riuscita a spegnere le pulsioni jihadiste e indipendentiste del Caucaso. Ma avremmo preferito un califfato in Cecenia e in Siria?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lisis-a-mosca-e-le-domande-che-non-sappiamo-farci.html">Il Cremlino, l&#8217;Isis e l&#8217;Ucraina, le domande che non sappiamo più farci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323094101300_6545a3632ee9567e589006bb361181d9-768x529.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Non era ancora definitivo il numero dei civili uccisi nel Crocus City Hall di Mosca, ieri sera, che già circolavano falsi idenkit dei presunti attentori e falsi video, girati con l&#8217;intelligenza artificiale, in cui il segretario del Consiglio di sicurezza ucraino <strong>Danilov </strong>ridacchiando si assumeva la responsabilità della strage. Il Cremlino taceva, a livello ufficiale non una parola su presunti colpevoli o mandanti. Eppure nei salotti Tv e su Twitter (pardon, X) si era già riservata la solita pletora di cazzari pronta a parlare di <em>false flag</em>, operazione organizzata da Putin (curioso, la stessa tesi diffusa dalla veloce propaganda ucraina) e così via. Per non parlare di<a href="https://twitter.com/marcorizzopc/status/1771276800968069551?s=48&amp;t=siQh2qiXIJhZ92k5Xp7PxQ"> <strong>quelli</strong></a> che spiegavano che la strage conviene a Putin, che bisogna stare attenti a come la sfrutterà. <strong>Pensate se qualcuno avesse applicato un simile modo di pensare alla strage di Hamas del 7 ottobre: come ne approfitterà ora Israele?</strong> Come converrà a Netanyahu? Sarebbe stato linciato in piazza&#8230;</p>



<p>Al di là del classico &#8220;ha stato Putin&#8221; (curiosamente allo Zar conviene tutto: la morte di Navalny subito prima delle elezioni, la strage nel teatro subito dopo&#8230;) che ha francamente rotto le scatole a tutti<strong> tranne che alla Rai</strong>, quel modo di sragionare è una delle cause della nostra perenne e totale incomprensione delle cose russe. La stessa, tra l&#8217;altro, che ci ha portato clamorosamente a sbattere anche in questi due anni di sanzioni e di guerra.</p>



<p>In attesa di conferme di parte russa, i servizi segreti Usa (che nelle settimane scorse avevano avvertito di un rischio attentati e consigliato ai cittadini Usa di non partecipare a eventi di massa a Mosca e in altre città) hanno detto di ritenere credibile la pista dell&#8217;Isis. Attendiamo gli eventi e, soprattutto, di capire se coloro che sono stati arrestato nei pressi di Bryansk, a poca distanza dal confine con l&#8217;Ucraina, sono davvero, come dice il Comitato investigativo russo, alcuni degli attentatori. Se spuntassero connessioni con i servizi segreti ucraini la valutazione politica e militare dell&#8217;accaduto, ovviamente, assumerebbe altre connotazioni. Ma è indubbio che la dinamica dell&#8217;attentato ricorda molto altri due eventi simili, la strage nel <strong>Teatro Dubrovka di Mosca </strong>(ottobre 2002, 129 ostaggi e 39 terroristi ceceni morti) e quella nel <strong>Teatro Bataclan di Parigi</strong> (130 morti). In entrambi i casi, la matrice era quella del terrorismo islamista. La stessa matrice che pare oggi da seguire per il massacro al Crocus City Hall.</p>



<p>Si parla ora, per quanto accaduto a Mosca, di cittadini tagiki. Il ministero degli Esteri del  Tagikistan ha smentito (per meglio dire: ha detto che Mosca non conferma la presenza di tagiki sul luogo del massacro) ma il particolare, ora, è di secondaria importanza. Il nocciolo della questione sta nel rapporto tuttora irrisolto della Russia con il suo fianco Sud, ovvero con il Caucaso. </p>



<p>All&#8217;inizio di marzo l&#8217;Fsb (il controspionaggio russo) aveva intercettato ed eliminato a Karabulak (in Inguscetia) sei membri dell&#8217;Isis, ma solo dopo una battaglia campale durata ore. Pochi giorni fa, alla periferia di Mosca, altra operazione per fermare due terroristi islamisti che progettavano un attacco a una sinagoga della capitale. E a fine ottobre, nell&#8217;aeroporto di Makachkala (capoluogo del Dagestan), centinaia di persone avevano inscenato un <em>pogrom</em> antisemita all&#8217;arrivo di un aereo che riportava in Russia un folto gruppo di cittadini russi evacuati da Gaza. Tornando ancora più indietro, fin dal 2011 è ben documentata la presenza di miliziani ceceni nelle file di Al Qaeda e dello Stato islamico in Siria. Si pensa che i combattenti ceceni dell&#8217;Isis fossero tra 3 e 4 mila, tanto da costituire il secondo gruppo etnico più numeroso. E uno dei più noti e temuti comandanti militari dell&#8217;Isis fu appunto <strong>Tarkhan Tayumurazovich Batirashvili</strong>&nbsp;detto <strong>Abu Omar al-Shishani</strong>, georgiano di passaporto e ceceno di origine, un ex sergente dell&#8217;esercito della Georgia morto nel 2016 sotto un bombardamento americano.</p>



<p>Tutto questo (e il molto altro che si potrebbe dire) per ricordare che il rapporto della Russia con il Caucaso è tutt&#8217;altro che risolto, a dispetto del proconsole Ramzan Kadyrov che in Cecenia gli ha procurato, nelle recenti elezioni presidenziali, un fantasmagorico 98% di consensi. Nel Caucaso ribolle un jihadismo incrociato con ambizioni indipendentiste che nemmeno due decenni di guerre e operazioni militari, e vaste elargizioni di denaro come quelle che sono state riversate sulla Cecenia,&nbsp;sono riusciti a estirpare. </p>



<p>Noi sappiamo che Vladimir Putin ha costruito parte delle proprie fortune politiche sul fatto di essere riuscito, prima da premier sconosciuto e poi da presidente eletto come successore di Boris Eltsin, nei primi anni Duemila, a stroncare la rivolta cecena. E sappiamo come lo fece: conducendo prima una guerra feroce e spietata, poi comprando la fedeltà di una dei clan ceceni più potenti, quello appunto dei Kadyrov. Quello che non ci siamo mai chiesti, invece, è se davvero avremmo preferito, venticinque anni fa, la nascita di un califfato islamista nel Caucaso, finanziato dalle petromonarchie del Golfo Persico (com&#8217;è poi avvenuto con i Fratelli musulmani e l&#8217;Isis stesso), e la probabile disgregazione di gran parte della Federazione Russa, potenza nucleare, perché alla Cecenia si sarebbe certo unito il Dagestan e forse anche l&#8217;Inguscetia.  La stessa domanda che dovremmo farci a proposito della Siria: solo l&#8217;intervento russo del 2015 (e poi i bombardamenti decisi da Donald Trump nel 2016) impedirono che la Siria del dittatore Bashar al-Assad fosse travolta dagli islamisti di Al Qaeda e dello Stato islamico. Avremmo preferito (diciamo pure: ci sarebbe convenuto) veder nascere un califfato tra Raqqa e Aleppo? Alternative al momento non ce n&#8217;erano, perché non erano certo le forze democratiche interne alla Siria a guidare gli eventi, in quegli anni.</p>



<p>Finché non troveremo il coraggio e l&#8217;onestà di farci le domande giuste non potremo capire la Russia né le sue motivazioni. Tanto meno riusciremo a a instaurare un rapporto proficuo con il Cremlino, né a contrare adeguatamente le sue ambizioni quando sono ingiuste o spropositate.</p>



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