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	<title>Sigmar Gabriel Archives - InsideOver</title>
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	<title>Sigmar Gabriel Archives - InsideOver</title>
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		<title>Afrin, la Germania chiede riunione Nato. Ma dov&#8217;era fino ad ora?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/afrin-la-germania-chiede-riunione-nato-dovera-ad-ora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 15:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[leopard-2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Germania ha chiesto alla Nato di aprire una discussione all’interno dell’Alleanza sull’offensiva lanciata dalla Turchia nel nord della Siria contro le milizie curde dell’Ypg (in curdo, Yekîneyên Parastina Gel, e cioè Unità di protezione popolare). Ad annunciare la decisione del governo tedesco, il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, il quale ha espresso la sua &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/afrin-la-germania-chiede-riunione-nato-dovera-ad-ora.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/afrin-la-germania-chiede-riunione-nato-dovera-ad-ora.html">Afrin, la Germania chiede riunione Nato. Ma dov&#8217;era fino ad ora?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180120204749_25504785-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Germania</strong> ha chiesto alla <strong>Nato</strong> di aprire una discussione all’interno dell’Alleanza sull’<strong>offensiva lanciata dalla Turchia nel nord della Siria contro le milizie curde dell’Ypg</strong> (in curdo, Yekîneyên Parastina Gel, e cioè Unità di protezione popolare). Ad annunciare la decisione del governo tedesco, il ministro degli Esteri, <strong>Sigmar Gabriel</strong>, il quale ha espresso la sua &#8220;grande preoccupazione&#8221; per l&#8217;operazione turca ed ha annunciato la scelta di Berlino di sospendere temporaneamente gli accordi con la Turchia relativi alle armi. &#8220;Ho chiesto al segretario generale della Nato di discutere, nell&#8217;ambito della Nato, della situazione in Siria e nel nord del Paese&#8221;. Queste le parole di Gabriel che aprono l’ennesimo fronte di guerra (diplomatica) fra la Germania e la Turchia, con Angela Merkel e Recep Erdogan da molti mesi in rotta di collisione. Ma sono parole che, per la Germania, hanno un significato ben preciso a seguito delle recenti discussioni sorte per l’utilizzo dei carri armati tedeschi nelle operazioni dell’esercito turco.</p>

<p>La controversa operazione messa in atto dalla Turchia contro i miliziani dell’Ypg di <strong>Afrin</strong> &#8211; e ironicamente battezzata <strong>“Operazione ramoscello d’ulivo”</strong> &#8211; ha scatenato infatti un feroce dibattito in Germania a seguito della scoperta dell’utilizzo di carri armati di fabbricazione tedesca <strong>Leopard 2A4</strong> da parte delle forze armate di Ankara. Le immagini pubblicate dai media turchi mostravano i Leopard entrare nel cantone di Afrin, nonostante l’accordo fra i due governi, turco e tedesco, prevedesse che l’esercito turco utilizzasse questi mezzi esclusivamente nella guerra allo Stato islamico e non contro altre fazioni, come avvenuto in questo caso. Linke e i Verdi hanno subito domandato al governo che chiarisse la posizione tedesca a riguardo e che bloccasse tutte le esportazioni di armi verso la Turchia. Una posizione dettata sia da motivazioni ideologiche sia da motivazioni pragmatiche. I Verdi, in particolare, sono uno dei partiti che da sempre si oppone alle ingerenze di Erdogan in Germania, vista anche l’origine del loro stesso presidente, quel Cem Özdemir, di origine turca circassa, già obiettivo della propaganda dei nazionalisti di Erdogan durante il referendum per la riforma costituzionale.</p>

<p>Da un punto di vista esclusivamente militare, l’importanza di queste immagini e dell’utilizzo dei Leopard tedeschi sarebbe relativo, se non minore rispetto a quanto apparso sui giornali tedeschi. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/1789419/2018-01-24/speciale-difesa-siria-dopo-offensiva-turca-la-germania-s-interroga-sul-ruolo-dei-suoi-carri-armati">Come riporta <em>Agenzia Nova</em></a>, secondo dati dell’Istituto internazionale di studi strategici (Iiss), <strong>la Turchia un esercito che consta di 350 mila unità e possiede circa 2.500 carri armati principali, di cui circa 700 sono Leopard tedeschi</strong>. Il resto dei mezzi proviene dagli Stati Uniti d’America e dalla Russia. Questa forza affronta in questo momento un esercito di guerriglia dell’Ypg, che non ha, in questa fase, l’appoggio delle forze aeree americane e occidentali, come poteva averlo durante l’offensiva contro lo Stato islamico Le forze delle milizie di Afrin non raggiungerebbero le 10mila unità, mentre l’esercito turco non solo possiede un numero di uomini enormemente maggiore ma anche carri e, secondo il quotidiano turco<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aksam.com.tr/foto-galeri/guncel/turkiyenin-kac-tane-savas-ucagi-var/41347/8"> Aksam</a>, anche 72 aerei utilizzabili nell’operazione. Di fondo dunque, i carri sarebbero un problema minore nella strategia militare turca. Il problema però è che questi carri armati scoprono, come un vaso di Pandora, problemi molto più seri sia per la politica tedesca sia per la stessa ambiguità della Nato nei rapporti con la Turchia durante tutto il conflitto siriano.</p>

<p>Da un punto di vista politico, la Germania adesso non può lamentarsi né recitare una commedia che, onestamente, appare frutto di calcolo politico ma senza alcuna efficacia reale. La cessione di carri armati a un Paese tecnicamente “alleato” non può essere subordinata al loro utilizzo. La Turchia compra dei mezzi e li utilizza. Ed Erdogan era lì da molto prima che iniziasse l’operazione “ramoscello d’ulivo”.<strong> Che adesso a Berlino siano sorpresi che Ankara utilizzi i carri armati regolarmente comprati dall’industria tedesca, appare del tutto privo di senso</strong>. Inoltre, la Turchia da sempre combatte i curdi in Siria. L’operazione di Afrin è solo l’ultima di una serie di azioni turche contro le milizie supportate dalla coalizione internazionale, pertanto appare discutibile il fatto che il governo tedesco si sia accorto soltanto ora che i Leopard fossero impiegati in questa seconda guerra siriana. Tra l’altro, visto che la Germania era impegnata in Siria e già aveva avuto uno scontro diplomatico con la Turchia per la questione della base di Incilrik, bisogna dedurre che non potesse ignorare i movimenti dell’esercito turco. E, come sostenuto da <a href="http://www.spiegel.de/spiegel/deniz-yuecel-bundesregierung-bietet-tuerkei-panzerdeal-an-a-1188854.html"><em>Der Spiegel</em></a>, <strong>sembra che i Leopard siano anche stati oggetto di una sorta di &#8220;ricatto&#8221;da parte della Turchia</strong>, che, per rilasciare il giornalista Deniz Yücel, hanno chiesto ulteriori garanzie sui contratti di vendita.</p>
<p>Ma il problema è anche di natura internazionale. <strong>La Nato è un’alleanza che ha ancora un suo peso specifico all’interno del processo decisionale delle potenze che ne fanno parte?</strong> La Turchia in questi anni ha dimostrato di essere un membro sui generis dell’Alleanza atlantica e ha più volte compiuto operazioni del tutto contrarie a quanto sostenuto dal blocco occidentale. L’ambiguità turca, tipica del governo di Erdogan, ha finora condotto a una libertà di manovra quasi assoluta della Turchia nei confronti della Nato, e, paradossalmente, a rendere la Russia l’unico referente di Ankara per la guerra in Siria. La Germania che s’improvvisa indignata per l’uso dei carri armati, dovrebbe in realtà suscitare un’altra domanda: <strong>la Turchia è ancora parte della Nato?</strong> Oppure, domanda di riserva: <strong>la Nato, oggi, a cosa serve</strong>, se non può governare le azioni di un suo Stato membro?</p>
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		<title>Se l&#8217;asse tra Parigi e Berlino  allontana Ankara dall&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lasse-parigi-berlino-allontana-ankara-dallue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2018 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-1024x716.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>La visita in Francia di Recep Tayyip Erdogan del 5 gennaio e quella il giorno dopo del suo ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, in Germania, marcano una svolta nelle relazioni tra la Turchia e l’Unione europea. Se non fosse già abbastanza chiaro, l’adesione della Turchia all’Ue è un miraggio a cui nessuno vuole più credere. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-parigi-berlino-allontana-ankara-dallue.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1482304771-erdogan-olycom-1024x716.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p><p>La visita in Francia di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> del 5 gennaio e quella il giorno dopo del suo ministro degli Esteri, <strong>Mevlut Cavusoglu</strong>, in Germania, marcano una svolta nelle relazioni tra la Turchia e l’Unione europea. Se non fosse già abbastanza chiaro, <strong>l’adesione della Turchia all’Ue è un miraggio a cui nessuno vuole più credere</strong>. A Parigi durante la conferenza stampa con Erdogan il presidente Emmanuel Macron l’ha voluto sottolineare: “La situazione in Turchia dopo il tentato golpe non permette di portare avanti le trattative per la sua adesione all’Ue.”</p>
<p>In Turchia come in Europa si sono formate <strong>due scuole di pensiero</strong> riguardo al ruolo che dovrebbe avere il Paese di Erdogan nel contesto europeo. All’interno dei confini turchi c’è una parte della popolazione e dei funzionari di governo preoccupata dall’allontanamento del proprio paese dal carrozzone dell’Ue, ma la maggior parte dell’opinione pubblica vede invece <strong>l’inizio di un nuovo capitolo per la Turchia</strong>, che sia più incentrato su Medio e Estremo Oriente piuttosto che verso Bruxelles. È da prima che cominciasse il nuovo millennio che la Turchia è in fase di contrattazione per entrare nell’Ue, senza nessun risultato concreto dato che in Europa hanno pensato fosse meglio usare l’invitante possibilità di un’improbabile adesione al convoglio europeo per tenere sotto ricatto i turchi. O quantomeno per avere un’arma contrattuale in più da brandire quando ci si fosse seduti al tavolo delle trattative. Anche se in realtà, già dopo l’ormai famoso accordo sui migranti, Erdogan ha affermato in più occasioni di non avere bisogno dell’Europa (anche se su <em>Gli Occhi della Guerra</em> abbiamo spiegato che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-la-turchia-non-bisogno-dellue-dati-economici-lo-smentiscono/" target="_blank">la verità è un&#8217;altra</a>).</p>

<p>Ora, <strong>per quanto riguarda i paesi dell’Ue</strong>, la maggior parte dei politici, dell’opinione pubblica e molti dei parlamentari europei si sono mostrati da sempre più che scettici nei confronti di una Turchia all’interno del progetto europeo. D’altronde pensare di poter far fronte comune con un paese che non condivide nella maniera più assoluta gli standard di libertà occidentali sarebbe non solo profondamente ipocrita e sbagliato per chi si riempie sempre la bocca di diritti umani e libertà, ma potrebbe persino <strong>danneggiare la credibilità</strong> – già pesantemente compromessa &#8211; di tutto il progetto europeo, che non si può permettere di accettare l’adesione di un paese accusato di essere l’<strong>autostrada del Jihad</strong> per i terroristi durante il conflitto siriano e che reprime ogni forma di dissenso con <strong>arresti e violenze</strong>.</p>
<p>Al di là degli ideali europei, comunque importanti, c’è poi l’aspetto più <strong>concreto</strong> che porta a chiederci: <strong>ma l’allontanamento definitivo della Turchia dall’orbita europea, è un bene o un male per gli interessi dei paesi dell’Ue?</strong> Per quanto ormai la Turchia abbia dimostrato in più occasioni di non sentirsi legata ai ricatti di Bruxelles, Ankara – finora &#8211; ha cercato di non recidere completamente i rapporti con l’Unione credendo, anche se con sempre minor convinzione, che ci fosse qualche possibilità di entrare a far parte dell’Ue, con tutti i vantaggi che questa adesione avrebbe portato.</p>

<p><strong>Ora l’Europa deve stare attenta</strong> perché se la Turchia era già un attore con inclinazioni da solista, ora che non ha nessun motivo di seguire le politiche suggerite dall’Europa le sue manìe di protagonismo potrebbero rappresentare un grande problema per gli interessi europei non solo nella regione, ma anche per quanto riguarda la sicurezza interna. Anche Erdogan però deve prestare attenzione, perché come ha ricordato in più occasioni <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-04-17/e-ora-erdogan-sfida-l-europa-referendum-pena-morte-101954.shtml?uuid=AE9HkV6" target="_blank">Alberto Negri</a>  &#8220;quasi il 50% del commercio estero (della Turchia <em>ndr</em>) è con gli europei” mentre, allo stesso tempo, “sono europei il 70% dei capitali stranieri che affluiscono nel Paese. Senza contare che le aziende turche sono altamente indebitate con le banche dell’Unione&#8221;.</p>
<p><strong>La Francia e la Germania</strong>, che a differenza dell’Italia tendono a non aspettare con le mani in mano, hanno già iniziato a muoversi per mantenere rapporti di mutuo beneficio con la Turchia nonostante il suo allontanamento dall’Ue. <strong>Il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel quando i primi di gennaio ha ospitato il suo omologo turco ha ventilato l’ipotesi che con la Turchia si possa instaurare un rapporto simile a quello che l’Unione europea ha con la Gran Bretagna post-Brexit</strong>. La domanda però rimane: &#8220;L’allontanamento della Turchia dall’Ue è un bene o un male?&#8221; La risposta è semplice: dipende da quanto si saprà legare il Paese di Erdogan alle politiche e agli interessi dell’Unione Europea. Ed è meglio che l&#8217;Italia, che ne ha tutte le potenzialità, si adoperi per ritagliarsi un suo spazio, indipendente, di influenza in Turchia.</p>

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		<title>Tillerson, nessuna apertura a Mosca  finché non restituisce la Crimea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 08:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Minsk]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html">Tillerson, nessuna apertura a Mosca  finché non restituisce la Crimea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le condizioni per un’improbabile riapertura del dialogo tra Washington e Mosca.</p>
<p>Dalla Russia la proposta per risolvere il conflitto sul Donbass</p>
<p>Al <a href="http://www.osce.org/event/mc_2017">Consiglio Ministeriale OSCE</a>, svoltosi lo scorso venerdì, hanno partecipato i rappresentanti dei 57 Paesi membri dell’organizzazione. Tra i tanti temi affrontati sul piatto vi era anche la proposta avanzata dalla Russia per un passo in avanti sull’ancora irrisolta questione ucraina. Sono infatti ancor in corso pericolose frizioni circa il rispetto del Protocollo di Minsk, l’accordo raggiunto tra Ucraina, Russia e le Repubbliche separatiste del Donbass nel settembre 2014. Oltre a non essere stato rispettato il cessate il fuoco da entrambe le parti, si calcola che siano 10.000 le vittime degli scontri dal 2014, l’Ucraina non ha rispettato lo status d’indipendenza che gli accordi di Minsk riconoscevano alle Repubbliche di Doneck e Lugansk.</p>
<p>A complicare la situazione vi è poi la penisola di Crimea, annessa alla Russia a seguito di un Referendum nel 2014, il cui esito non è però riconosciuto valido dai Paesi NATO. Ora per uscire da quest’impasse e ridurre il livello di conflitto sul Donbass, la Russia ha proposta di inviare caschi blu dell’ONU nella regione sia per stabilizzare i confini tra filo russi e filo ucraini, sia per difendere gli osservatori OSCE e facilitarne il lavoro.</p>
<p>Tillerson chiude a qualsiasi possibilità di dialogo con la Russia</p>
<p>Proposta che è stata letteralmente rispedita al mittente da parte americana. Nel<a href="http://www.osce.org/chairmanship/361516?download=true"> suo intervento</a> durante il summit, il Segretario di Stato USA Rex Tillerson ha attaccato direttamente la Russia come unica colpevole del conflitto sul Donbass. “Non accetteremo mai l’occupazione e il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia. Le sanzioni relative alla Crimea rimarranno finché la Russia non restituirà il pieno controllo della penisola all’Ucraina”. Rex Tillerson pone dunque delle condizioni precise per una ripresa del dialogo tra Mosca e Washington, senza fare sconti.</p>
<p>La posizione americana si fa poi ancora più aggressiva nei riferimenti al rispetto degli accordi di Minsk: “Mentre l’Ucraina sta facendo passi avanti nel rispetto di questi accordi (Minsk), la Russia non sta facendo nulla. Lo scorso novembre le violazioni del cessate il fuoco nelle Repubbliche di Doneck e Lugansk sono aumentate del 60%. Dobbiamo essere chiari circa l’origine di questa violenza: la Russia sta armando, guidando, addestrando e combattendo a fianco delle forze anti governative”. Senza mezzi termini e giri di parole Rex Tillerson accusa la Russia come unica colpevole per la violazione degli accordi.</p>
<p>Secondo Washington i peacekeepers favoriscono i filo russi</p>
<p>In realtà prove a riguardo non ce ne sono ancora e l’invio dei peacekeepers servirebbe appunto per favorire una migliore osservazione da parte dei dipendenti OSCE al fine di stabilire con chiarezza da che parte della barricata avvengano le violazioni. Oltre alla motivazione etica di facciata fornita da Tillerson per il rifiuto alla proposta russa, ve ne sarebbe un’altra di natura più “logistica”. È, stranamente, il <a href="https://www.washingtonpost.com/world/europe/tillerson-vows-no-warming-with-russia-until-it-leaves-ukraine/2017/12/07/2d1b8e0c-d7b6-11e7-9ad9-ca0619edfa05_story.html?utm_term=.1a0f71be49ca">Washington Post</a> a enunciarla tra le righe. “Loro (gli Stati Uniti e i loro alleati) sono preoccupati che una più limitata missione di protezione degli osservatori, come ha proposto la Russia, potrebbe bloccare in territori effettivi dei separatisti filo russi ciò che si vorrebbe restituire all’Ucraina”.</p>
<p>In pratica il giornale americano sta dicendo che i peacekeepers bloccherebbero i confini così come sono ora, rendendo effettivo ciò che è stato conquistato sul campo dai due gruppi. Inaccettabile evidentemente per Washington. Ma allora tra Russia e Stati Uniti chi è che ha più interesse a far continuare la guerra? Tra i due litiganti ci dovrebbe essere un terzo soggetto, in questo caso l’Europa, a far da paciere. Se fino ad oggi però il Vecchio Continente si è per certi versi appiattito alle scelte di Washington in fatto di non dialogo con Mosca, sembra che ora possa essere cambiato il vento.</p>
<p>In Germania si sono stufati della leadership americana</p>
<p>Il cambio di paradigma pare essere arrivato inaspettatamente dalla Germania. Il Ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, <a href="https://www.reuters.com/article/us-germany-foreign/germany-must-stop-relying-on-u-s-for-foreign-policy-foreign-minister-idUSKBN1DY2U1">ha infatti dichiarato</a> che la Germania deve continuare a investire nella partnership con gli Stati Uniti, in materia economica, ma deve essere molto più decisa nel rispettare i propri interessi quando i due Paesi si trovano in disaccordo. Gabriel ha usato come esempio proprio le sanzioni americane contro la Russia che danneggiano l’economia europea. Un altro strappo che sommato alla divergenza sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, allontana sempre più Bruxelles dall’influenza di Washington. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html">Tillerson, nessuna apertura a Mosca  finché non restituisce la Crimea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Solo l&#8217;Italia sostiene ancora il Ttip</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 08:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-1024x717.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Che un accordo sul Ttip, per la creazione di un&#8217;area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, non sarebbe arrivato entro la fine della presidenza di Barack Obama era nell’aria da tempo. Ma ora l’intero negoziato sembra essere naufragato. Germania e Francia sono sempre più ferme nella difesa delle proprie posizioni e puntano il dito contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/solo-litalia-sostiene-ancora-il-ttip.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/solo-litalia-sostiene-ancora-il-ttip.html">Solo l&#8217;Italia sostiene ancora il Ttip</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-1024x717.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Che un accordo sul <strong>Ttip,</strong> per la creazione di un&#8217;area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, non sarebbe arrivato entro la fine della presidenza di <strong>Barack Obama</strong> era nell’aria da tempo. Ma ora l’intero negoziato sembra essere naufragato. Germania e Francia sono sempre più ferme nella difesa delle proprie posizioni e puntano il dito contro l’atteggiamento degli americani, disposti, secondo quanto ha dichiarato martedì il segretario di Stato per il Commercio Estero di Parigi, Matthias Fekl, a &#8220;non concedere nulla, se non le briciole&#8221;. Un atteggiamento giudicato da Parigi poco leale in una trattativa fra &#8220;alleati&#8221;.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-progetto-eurasia-contro-il-ttip/" target="_blank">Per approfondire: Il &#8220;Progetto Eurasia&#8221; contro il Ttip </a>&#8220;I colloqui con gli Stati Uniti sono falliti di fatto perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane&#8221;, aveva dichiarato alcuni giorni fa alla tv pubblica Zdf, il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel. Parole che sono state interpretate come il definitivo addio al progetto di creare l’area di libero scambio più estesa al mondo. O almeno di metterla in piedi sulle basi poste dai negoziati in corso. Il sostanziale squilibrio dei capitoli dell’accordo a favore degli <strong>Stati Uniti</strong> e la scarsa disponibilità a trattare da parte dei delegati a stelle e strisce su molti dei punti in discussione ha portato la Francia, ad annunciare la propria volontà di bloccare l’attuale round di negoziati per il Ttip. Negoziati che vanno avanti da tre anni, tra gli Stati Uniti e la Commissione Europea, in un regime di semi-segretezza. <strong>Parigi</strong> chiederà, quindi, nella riunione dei ministri del Commercio che si terrà alla fine di settembre a Bratislava, che i negoziati sul progetto di trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti vengano interrotti. A farlo sarà il ministro del Commercio francese, Matthias Fekl, che ha annunciato la decisione del governo francese nella giornata di martedì, parlando a radio <em>Rmc</em>. &#8220;Abbiamo bisogno di una battuta d&#8217;arresto chiara e definitiva a questi negoziati per ricominciare su una buona base&#8221;, ha spiegato il ministro.Qualche spiraglio sul fatto che quella del Ttip non sarà un’archiviazione definitiva, ma soltanto temporanea, era arrivato però, nei giorni scorsi, dal portavoce della cancelliera tedesca, Angela Merkel, che aveva lasciato intendere che il negoziato sta attraversando una fase di impasse e che raggiungere un’intesa è ancora possibile. Quello tracciato dal vice cancelliere Gabriel, aveva detto, infatti, Steffen Seibert, è solo un “bilancio provvisorio”. E quindi, anche se la Germania non è disposta a trattare sull’abbassamento degli standard europei, il governo tedesco auspica ugualmente di trovare un’intesa generale tra Ue e Stati Uniti nonostante, ha ammesso Seibert, le posizioni dei negoziatori &#8220;divergano molto su questioni importanti”.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/" target="_blank">Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e Nato</a>C’è chi però in Europa non perde l’entusiasmo nemmeno dinanzi al forte scetticismo franco-tedesco. Come il ministro dello Sviluppo Economico, <strong>Carlo Calenda</strong>, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/economia/16_agosto_29/calenda-ci-vorra-piu-tempo-il-ttip-ma-il-nostro-export-essenziale-a63b8c6e-6e27-11e6-8bf4-ee6b05dcd2d0.shtml">dalle colonne del <em>Corriere della Sera</em></a>, rassicura i sostenitori del Ttip, mostrandosi fiducioso su una <strong>“inevitabile” chiusura</strong> del negoziato tra Ue e Stati Uniti. “Sono i nostri principali partner economici e politici, se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?”, afferma il ministro nell’intervista, la seconda in pochi mesi sul tema, rilasciata al quotidiano.Il governo italiano, a differenza delle altre cancellerie europee, non sembra quindi preoccupato dei rischi sull’abbassamento degli <strong>standard europei</strong> in diversi ambiti. I timori su “Ogm, servizi pubblici, la cultura o i diritti”, sono per Calenda, “falsi miti”. Il Ttip, con la creazione della più vasta area di libero scambio “con standard elevati”, rappresenta, invece, per il ministro, “un antidoto alla globalizzazione così come l’abbiamo vissuta fino ad oggi”.Se c’è un errore che Calenda imputa agli Stati Uniti non è quindi quello di essere poco propensi a fare concessioni all’Europa sui temi cruciali, ma quello di essersi concentrati troppo “sull’accordo con i Paesi del Pacifico”, provocando, di conseguenza, lo stallo sul Ttip. Per il governo italiano, insomma, si deve andare avanti su quest’accordo. Un accordo che nonostante le polemiche e le critiche, per Roma resta “essenziale”. “Gli Usa sono il mercato a più alto potenziale di sviluppo per il nostro export”, ha affermato, infatti, il ministro, che ha confessato di aver addirittura proposto, quando era alla guida dei ministri Ue del commercio, di chiudere la partita sul Ttip al più presto concludendo un accordo “su un primo pacchetto” per continuare poi “a discutere sul resto”. La Commissione però, ha affermato il ministro, non volle cambiare “l’impostazione del negoziato”, e non diede seguito alla proposta italiana.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ttip-sono-piu-i-rischi-o-i-benefici/" target="_blank">Per approfondire: Ttip: sono più i rischi o i benefici?</a>Nonostante l’ottimismo mostrato dal governo, però, la strada del Ttip sembra essere tutta in salita: tutto è rimandato al dopo Obama. Con una nuova incognita per il futuro dei negoziati, rappresentata dalla volontà o meno del prossimo inquilino della Casa Bianca di sbloccare le trattative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/solo-litalia-sostiene-ancora-il-ttip.html">Solo l&#8217;Italia sostiene ancora il Ttip</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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