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La visita in Francia di Recep Tayyip Erdogan del 5 gennaio e quella il giorno dopo del suo ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, in Germania, marcano una svolta nelle relazioni tra la Turchia e l’Unione europea. Se non fosse già abbastanza chiaro, l’adesione della Turchia all’Ue è un miraggio a cui nessuno vuole più credere. A Parigi durante la conferenza stampa con Erdogan il presidente Emmanuel Macron l’ha voluto sottolineare: “La situazione in Turchia dopo il tentato golpe non permette di portare avanti le trattative per la sua adesione all’Ue.”

In Turchia come in Europa si sono formate due scuole di pensiero riguardo al ruolo che dovrebbe avere il Paese di Erdogan nel contesto europeo. All’interno dei confini turchi c’è una parte della popolazione e dei funzionari di governo preoccupata dall’allontanamento del proprio paese dal carrozzone dell’Ue, ma la maggior parte dell’opinione pubblica vede invece l’inizio di un nuovo capitolo per la Turchia, che sia più incentrato su Medio e Estremo Oriente piuttosto che verso Bruxelles. È da prima che cominciasse il nuovo millennio che la Turchia è in fase di contrattazione per entrare nell’Ue, senza nessun risultato concreto dato che in Europa hanno pensato fosse meglio usare l’invitante possibilità di un’improbabile adesione al convoglio europeo per tenere sotto ricatto i turchi. O quantomeno per avere un’arma contrattuale in più da brandire quando ci si fosse seduti al tavolo delle trattative. Anche se in realtà, già dopo l’ormai famoso accordo sui migranti, Erdogan ha affermato in più occasioni di non avere bisogno dell’Europa (anche se su Gli Occhi della Guerra abbiamo spiegato che la verità è un’altra).

Ora, per quanto riguarda i paesi dell’Ue, la maggior parte dei politici, dell’opinione pubblica e molti dei parlamentari europei si sono mostrati da sempre più che scettici nei confronti di una Turchia all’interno del progetto europeo. D’altronde pensare di poter far fronte comune con un paese che non condivide nella maniera più assoluta gli standard di libertà occidentali sarebbe non solo profondamente ipocrita e sbagliato per chi si riempie sempre la bocca di diritti umani e libertà, ma potrebbe persino danneggiare la credibilità – già pesantemente compromessa – di tutto il progetto europeo, che non si può permettere di accettare l’adesione di un paese accusato di essere l’autostrada del Jihad per i terroristi durante il conflitto siriano e che reprime ogni forma di dissenso con arresti e violenze.

Al di là degli ideali europei, comunque importanti, c’è poi l’aspetto più concreto che porta a chiederci: ma l’allontanamento definitivo della Turchia dall’orbita europea, è un bene o un male per gli interessi dei paesi dell’Ue? Per quanto ormai la Turchia abbia dimostrato in più occasioni di non sentirsi legata ai ricatti di Bruxelles, Ankara – finora – ha cercato di non recidere completamente i rapporti con l’Unione credendo, anche se con sempre minor convinzione, che ci fosse qualche possibilità di entrare a far parte dell’Ue, con tutti i vantaggi che questa adesione avrebbe portato.

Ora l’Europa deve stare attenta perché se la Turchia era già un attore con inclinazioni da solista, ora che non ha nessun motivo di seguire le politiche suggerite dall’Europa le sue manìe di protagonismo potrebbero rappresentare un grande problema per gli interessi europei non solo nella regione, ma anche per quanto riguarda la sicurezza interna. Anche Erdogan però deve prestare attenzione, perché come ha ricordato in più occasioni Alberto Negri  “quasi il 50% del commercio estero (della Turchia ndr) è con gli europei” mentre, allo stesso tempo, “sono europei il 70% dei capitali stranieri che affluiscono nel Paese. Senza contare che le aziende turche sono altamente indebitate con le banche dell’Unione”.

La Francia e la Germania, che a differenza dell’Italia tendono a non aspettare con le mani in mano, hanno già iniziato a muoversi per mantenere rapporti di mutuo beneficio con la Turchia nonostante il suo allontanamento dall’Ue. Il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel quando i primi di gennaio ha ospitato il suo omologo turco ha ventilato l’ipotesi che con la Turchia si possa instaurare un rapporto simile a quello che l’Unione europea ha con la Gran Bretagna post-Brexit. La domanda però rimane: “L’allontanamento della Turchia dall’Ue è un bene o un male?” La risposta è semplice: dipende da quanto si saprà legare il Paese di Erdogan alle politiche e agli interessi dell’Unione Europea. Ed è meglio che l’Italia, che ne ha tutte le potenzialità, si adoperi per ritagliarsi un suo spazio, indipendente, di influenza in Turchia.

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