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	<title>Shavkat Mirziyoyev Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Feb 2026 10:30:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Shavkat Mirziyoyev Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Society]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'industriale uzbeko, con la sua posizione dominante nelle imprese del cotone, ha un ruolo importante per le fabbriche d'armi russe. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html">Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel cuore d<a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/russia_cotone_uzbeko_materiale_missili-9357400.html">ell’Asia Centrale il <strong>cotone uzbeko</strong> non è soltanto una commodity agricola.</a> È una materia prima strategica che, trasformata in <strong>nitrato di cellulosa</strong>, entra nella produzione di <strong>propellenti ed esplosivi</strong>. In questa zona grigia tra economia civile e industria bellica si muove <strong>Rustam Rakhimdzhanovich Muminov</strong>, imprenditore nato a Tashkent nel 1965, con tripla cittadinanza uzbeka, russa e britannica.</p>



<p>Il suo nome è emerso con forza dopo l’inserimento nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (19° pacchetto), del Regno Unito e dell’Ucraina. L’accusa: aver sostenuto il <strong>complesso militare-industriale russo</strong> fornendo derivati della cellulosa alle fabbriche di polvere da sparo di Perm e Kazan, snodi centrali della produzione di munizionamento destinato al fronte ucraino.</p>



<p><strong>Privatizzazioni e ascesa di un magnate</strong></p>



<p>L’ascesa di Muminov si intreccia con la stagione riformista inaugurata dal presidente uzbeko <strong>Shavkat Mirziyoyev</strong> dopo il 2016. La fine del monopolio statale sul cotone e l’introduzione del sistema dei <strong>cluster</strong> hanno aperto spazi enormi a capitali privati e reti imprenditoriali ben connesse. Attraverso la holding <strong>Mercury Renaissance</strong> e il controllo del <strong>Fergana Chemical Plant</strong>, Muminov ha consolidato una posizione dominante nella lavorazione della polpa di cotone. Formalmente attive nella produzione di cellulosa, le sue società operano in un segmento a doppio uso: civile nelle dichiarazioni doganali, potenzialmente militare nella destinazione finale. Secondo diverse fonti regionali, una quota significativa delle importazioni russe di derivati del cotone proverrebbe da questo circuito industriale.</p>



<p><strong>Sanzioni europee, resilienza eurasiatica</strong></p>



<p>L’inclusione nelle <em>black list </em>europee e britanniche comporta <strong>congelamento dei beni</strong>, divieti di ingresso e restrizioni finanziarie. Tuttavia, l’impatto reale appare limitato. Il business di Muminov è orientato quasi esclusivamente verso mercati <strong>eurasiatici</strong>, dove il perimetro sanzionatorio occidentale incide poco. Non risultano legami strutturali con banche o imprese dell’UE. Inoltre, l’assenza di misure restrittive da parte degli Stati Uniti riduce l’effetto deterrente globale. Washington, impegnata a coltivare relazioni con le repubbliche centroasiatiche anche in funzione anticinese, evita al momento un confronto diretto con Tashkent su questo dossier. Il risultato è una <strong>asimmetria sanzionatoria</strong> che rischia di indebolire la credibilità del fronte occidentale.</p>



<p><strong>Elusione doganale e ambiguità regolatoria</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più controversi riguarda la classificazione merceologica. Alcune spedizioni sarebbero state registrate sotto codici doganali riferibili a <strong>fibre di cotone</strong>, anziché a nitrato o pasta di cellulosa. Se confermata, la pratica configurerebbe una forma sofisticata di <strong>elusione tecnica</strong>, più che una violazione esplicita. Il problema è strutturale: molte materie prime chimiche hanno natura “dual use”. Senza un controllo stringente sulla destinazione finale, la linea tra commercio legittimo e supporto militare resta sfumata.</p>



<p><strong>Bruxelles tra principi e realpolitik</strong></p>



<p>La posizione europea è particolarmente delicata. L’Uzbekistan è partner chiave nel corridoio energetico e logistico centroasiatico, oltre a essere coinvolto nei progetti infrastrutturali del <strong>Global Gateway</strong>. Premere eccessivamente su Tashkent potrebbe compromettere una cooperazione considerata strategica per diversificare rotte e forniture. Così, mentre Bruxelles sanziona l’imprenditore, mantiene aperto il dialogo politico con il governo uzbeko. Una scelta che riflette la tensione tra <strong>coerenza normativa</strong> e <strong>interesse geopolitico</strong>.</p>



<p><strong>Best e worst case: il futuro di Muminov</strong></p>



<p>Nel breve periodo, <strong>Muminov appare protetto dalla solidità dei suoi legami regionali e dalla domanda russa di materiali strategici. </strong>Se la guerra in Ucraina proseguirà ad alta intensità, la richiesta di propellenti e derivati della cellulosa resterà elevata. Lo scenario peggiore per lui si materializzerebbe solo in caso di pressione occidentale coordinata su Tashkent, con minaccia di restrizioni secondarie o blocco di investimenti europei. In quel caso, il presidente Mirziyoyev potrebbe scegliere la strada della <strong>nazionalizzazione</strong> o di una presa di distanza formale.</p>



<p><strong>Una cartina di tornasole del regime sanzionatorio</strong></p>



<p>La parabola di <a href="https://www.opensanctions.org/entities/NK-dvHkMtTLE4jZfoNfsaevYW/">Rustam Muminov</a> non riguarda soltanto un imprenditore. È un test sulla capacità dell’Occidente di chiudere le falle nella rete sanzionatoria e di gestire le ambiguità del commercio dual use. Finché le rotte eurasiatiche resteranno aperte e la cooperazione economica con l’Asia Centrale sarà prioritaria, il “re del cotone” continuerà a muoversi in uno spazio di manovra che supera i confini uzbeki. E dimostra come, nella guerra contemporanea, <strong>anche una fibra vegetale possa diventare un asset strategico globale.</strong></p>
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		<item>
		<title>ESCLUSIVA- Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan: &#8220;Lavoriamo per la pace e combattiamo il terrorismo, il mondo lo sa&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/shehbaz-sharif-primo-ministro-del-pakistan-lavoriamo-per-la-pace-e-combattiamo-il-terrorismo-il-mondo-lo-sa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Pakistan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sharif: "Il Pakistan è una nazione moderna e democratica, abbiamo un ruolo ormai continentale e per tante nazioni siamo un alleato solido".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/shehbaz-sharif-primo-ministro-del-pakistan-lavoriamo-per-la-pace-e-combattiamo-il-terrorismo-il-mondo-lo-sa.html">ESCLUSIVA- Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan: &#8220;Lavoriamo per la pace e combattiamo il terrorismo, il mondo lo sa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Pakistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/shebaz-sharif-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <em>Board of Peace </em>voluto dal presidente statunitense <strong>Donald Trump </strong>si è riunito per la prima volta a Washington, mettendo al tavolo nazioni provenienti da quasi tutti i continenti. Alcuni degli Stati coinvolti hanno un peso geopolitico maggiore, addirittura determinante per gli equilibri di molte aree complesse. Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Indonesia sono paesi importanti, ma <strong>soltanto il Pakistan rappresenta una potenza atomica</strong> fra i membri, Stati Uniti a parte naturalmente. <strong>Shehbaz Sharif </strong>è il Primo ministro del Pakistan da circa due anni e vanta una lunga carriera politica come amministratore e deputato. La sua figura ha riportato un po’ di equilibrio, dopo gli scandali del governo di <strong>Imran Khan </strong>nel 2022, anche se il fratello ed ex Premier <strong>Nawaz Sharif </strong>nel 2017 era stato rimosso dalla Corte Suprema e condannato a 10 anni per corruzione, restando comunque leader dell’opposizione.  </p>



<p><strong>Primo ministro Sharif, il Pakistan ha aderito al Board of Peace come membro effettivo, per quale motivo?</strong></p>



<p>&#8220;La nostra nazione ha sempre lavorato per la pace in Medio Oriente e per questo motivo essere parte di questo gruppo era indispensabile. Donald Trump è un uomo di pace ed il vero salvatore dell&#8217;Asia meridionale e lo dimostra il fatto che  fino ad oggi ha messo fine a ben otto guerre. Abbiamo visto il suo intervento anche nel conflitto fra noi e l’India, dove ha bloccato gli attacchi di Nuova Delhi che ci accusava ingiustamente di aiutare e proteggere i terroristi. <strong>L’intervento di Trump ha salvato la vita a milioni di persone. </strong>Il Pakistan combatte da sempre il terrorismo internazionale e lo dimostrano anche gli attacchi lanciati dalla nostra aviazione contro i campi di addestramento in Afganistan. Abbiamo distrutto una serie di cellule che volevano colpire la nostra popolazione, non permetteremo più a nessuno di  attaccare il sacro suolo del Pakistan. <strong>Per Gaza chiediamo l’immediata fine delle violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele </strong>per raggiungere una pace duratura e promuovere gli sforzi di ricostruzione della Striscia. Il popolo palestinese deve esercitare il pieno controllo della propria terra e del proprio futuro, in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.  </p>



<p><strong>Voi siete una potenza nucleare e avete offerto il vostro “ombrello” anche all’Arabia Saudita. Puntate a diventare una realtà geopolitica regionale?</strong></p>



<p>&#8220;Il Pakistan è una nazione moderna e democratica, abbiamo compiuto un percorso storico che ha portato il popolo ad una grande maturità. Il nostro ruolo è ormai continentale e tante nazioni guardano ad Islamabad come ad un alleato solido e concreto. Con l’Arabia Saudita abbiamo firmato un accordo militare di mutuo soccorso, ma smentisco categoricamente che sia in funzione anti-israeliana. Noi cerchiamo di dare un contributo determinante per il raggiungimento della pace in Medioriente come in tutta l’Asia. Durante il <em>Board of Peace</em> ho avuto l’occasione di incontrare informalmente il re del Bahrein <strong>Hamad bin Isa Al-Khalifa</strong>, il presidente dell&#8217;Azerbaigian <strong>Ilham Aliyev,</strong> il presidente dell&#8217;Uzbekistan <strong>Shavkat Mirziyoyev</strong>, il presidente del Kazakistan <strong>Kassym-Jomart Tokayev </strong>ed anche  il presidente indonesiano <strong>Prabowo Subianto</strong>. Tutti grandi uomini di Stato che riconoscono il ruolo del Pakistan. Ho avuto un meeting anche con il Segretario di Stato americano <strong>Marco Rubio </strong>che ha ribadito l’importanza della nostra nazione per il raggiungimento della pace e abbiamo discusso di quanto sia fondamentale la nostra relazione strategica per lo sviluppo di minerali critici e nella lotta al terrorismo&#8221;.</p>



<p><strong>La situazione in Asia centrale rimane molto complicata, in Afganistan, ma anche in Iran. Qual è la posizione di Islamabad?</strong></p>



<p>&#8220;Credo sia necessario ribadire che ho condannato con la massima fermezza l&#8217;attacco immotivato contro l&#8217;Iran da parte di Israele nell’estate scorsa, esprimendo le mie più sentite condoglianze al popolo iraniano per la perdita di vite umane. Questo è stato una  atto grave e profondamente allarmante che rischia di destabilizzare ulteriormente una regione già instabile. <strong>Mi sono impegnato personalmente per una via diplomatica fra Stati Uniti ed Iran. </strong>Ho sentito più volte telefonicamente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ci siamo scambiati opinioni sull&#8217;evoluzione della situazione regionale. Io ho sottolineato l&#8217;importanza di un dialogo costante e di un impegno diplomatico per promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo nella regione. Il Pakistan si oppone fermamente a qualsiasi azione contro la sicurezza, l&#8217;indipendenza e l&#8217;integrità territoriale dell&#8217;Iran, tra cui la guerra, le sanzioni o le interferenze politiche, riaffermando la posizione di principio dei loro paesi di solidarietà con il governo e il popolo iraniani. Vogliamo evitare che la tensione si alzi ulteriormente e voglio anche ribadire gli stretti e fraterni legami tra Pakistan e Iran, radicati nella storia, nella cultura e nella fede comuni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/shehbaz-sharif-primo-ministro-del-pakistan-lavoriamo-per-la-pace-e-combattiamo-il-terrorismo-il-mondo-lo-sa.html">ESCLUSIVA- Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan: &#8220;Lavoriamo per la pace e combattiamo il terrorismo, il mondo lo sa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I metalli critici e un cuneo tra Russia e Cina: ecco perché Trump convoca gli &#8220;Stan&#8221; dell&#8217;Asia Centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-metalli-critici-e-un-cuneo-tra-russia-e-cina-ecco-perche-trump-convoca-gli-stan-dellasia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="416" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>I metalli critici e Un cuneo tra Russia e Cina: Trump convoca a Washington gli "Stan" asiatici in cerca di accordi strategici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-metalli-critici-e-un-cuneo-tra-russia-e-cina-ecco-perche-trump-convoca-gli-stan-dellasia-centrale.html">I metalli critici e un cuneo tra Russia e Cina: ecco perché Trump convoca gli &#8220;Stan&#8221; dell&#8217;Asia Centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="416" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un summit inedito, nell&#8217;ampiezza e nell&#8217;ambizione, quello in programma per il <strong>6 novembre alla Casa Bianca, dove Donald Trump </strong>ospiterà i presidenti dei 5 Paesi ex sovietici dell&#8217;Asia Centrale: Kazakstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Attori strategici nel confronto geopolitico contemporaneo per il controllo dell&#8217;Eurasia, in graduale passaggio dalla sfera d&#8217;influenza russa alla crescente presenza cinese ma comunque desiderosi di mantenere <strong>rotte autonome per i propri interessi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il maxi-vertice tra gli Usa e gli &#8220;Stan&#8221;</h2>



<p>E così il kazako Kassym-Jomart Tokayev, il kirghizo Sadir Japarov, il tagiko Emomalī Rahmon, il turkmeno Serdar Berdimuhamedow e l&#8217;uzbeko Shavkat Mirziyoyev avranno l&#8217;occasione di confrontarsi con Trump nel più alto vertice mai convocato nel <strong>formato C5+1, storicamente condotto dalle diplomazie dei cinque Stati asiatici e dal Dipartimento di Stato</strong>.</p>



<p>I grandi spazi euroasiatici interessano profondamente agli Usa. Un piede a terra nella regione può consentire agli Usa di <strong>marcare a uomo la Via della Seta cinese</strong>; apre la strada a supervisionare da vicino l&#8217;Afghanistan, dove i Talebani hanno risposto picche alla richiesta di Trump di riavere sotto il controllo Usa la base di Bagram; garantisce una maggior <strong>forma di coordinamento con autorità decisive</strong> per osservare il superamento delle sanzioni da parte della Russia tramite <a href="https://it.insideover.com/economia/il-boom-delle-cripto-in-russia-ovvero-la-guerra-finanziaria-ibrida-per-eludere-le-sanzioni.html">criptovalute con exchange </a>in Asia centrale o triangolazioni commerciali; può consolidare un percorso già avviato di inserimento nell&#8217;estero vicino degli avversari iniziato con la mediazione tra<a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html"> Armenia e Azerbaijan e l&#8217;annuncio della <strong>Trump Route for International Peace and Prosperity</strong></a> nel già conteso corridoio di Zangezur. </p>



<p>Infine, apre a grandi accordi commerciali. I leader dell&#8217;Asia Centrale avrebbero preferito, inizialmente, mostrare le loro ricchezze di persona a The Donald, sul modello di quanto fatto dai Paesi del Golfo. &#8220;Da mesi, funzionari kazaki e uzbeki cercano di convincere Donald Trump a diventare <strong>il primo presidente degli Stati Uniti a  <a href="https://eurasianet.org/uzbekistan-vies-for-trump-visit-as-us-president-seems-to-float-kazakhstan-trip">visitare l&#8217;Asia centrale</a></strong><a href="https://eurasianet.org/uzbekistan-vies-for-trump-visit-as-us-president-seems-to-float-kazakhstan-trip">&#8220;, </a>nota <em><a href="https://www.intellinews.com/what-central-asia-wants-out-of-the-upcoming-washington-summit-409009/?source=kazakhstan">Bne Intellinews,</a></em> che aggiunge il fatto che &#8220;Trump apparentemente vuole il vantaggio di giocare in casa, continuando a impegnarsi per garantire agli Stati Uniti un ampio accesso alle abbondanti risorse minerarie critiche dell&#8217;Asia centrale e a controllare <a href="https://eurasianet.org/us-losing-ground-to-china-in-competition-over-central-asias-critical-minerals">l&#8217;influenza</a>  di Russia e Cina  nella regione&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Asia centrale, una miniera &#8220;geopolitica&#8221;</h2>



<p><strong>Il Central Asian Bureau for Analytical Reporting (Cabar)</strong> segnala che &#8220;l&#8217;Asia centrale&nbsp; <a href="https://www.academia.edu/94863578/Central_Asia_is_a_missing_link_in_analyses_of_critical_materials_for_the_global_clean_energy_transition?uc-sb-sw=50126783">vanta</a>&nbsp;una quota significativa dei minerali essenziali del mondo, con il 38,6% del minerale di manganese, il 30,07% di cromo, il 20% di piombo, il 12,6% di zinco e l&#8217;8,7% di titanio&#8221;, a cui si aggiunge il potenziale kazako sulle <strong>terre rare. </strong></p>



<p><strong><a href="https://cabar.asia/en/central-asia-s-critical-raw-materials-the-next-frontier-in-global-power-rivalry">Parliamo di prodotti decisivi per molte filiere,</a> dalla difesa alle nuove tecnologie</strong>, su cui Washington ha messo gli occhi nel quadro di una contesa globale con la Cina che si è sostanziata con la ricerca di <strong>profondi e continui accordi</strong> come quelli conclusi per l&#8217;accesso alle filiere o la cooperazione con <strong>Ucraina, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, <a href="https://it.insideover.com/economia/australia-cambogia-malesia-thailandia-giappone-trump-doriente-e-gli-accordi-commerciali-tra-dazi-e-metalli-critici.html">Australia, Malesia, Thailandia, Cambogia e Giappone</a></strong> dall&#8217;inizio del Trump 2.0. I Paesi centroasiatici seguiranno? Trump ci spera e <a href="https://trendsresearch.org/insight/eu-central-asia-cooperation-on-critical-minerals-within-a-global-geopolitical-race/?srsltid=AfmBOoq4CDYiKKAfwzT6XvN0GxU96vTL6luP2ldsuKHvJUaKEkzqeXq5">secondo Trends Research and Advisory </a>il Paese chiave da corteggiare è il Kazakstan, uno dei più rilevanti sul piano strategico della regione e, soprattutto, il più vasto e ricco di risorse minerarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un do ut des strategico</h2>



<p>Ai Paesi centroasiatici gli Usa possono offrire risorse economico-finanziarie e copertura politica per progetti congiunti, oltre che una <strong>nuova alternativa di investimento e partnership</strong> capaci di farli uscire dal dualismo russo-cinese e consentire loro di trattare accordi e cooperazioni con i due riluttanti alleati nel pieno del potere contrattuale.</p>



<p>Per Trump e gli Usa si tratta invece di <strong>consolidare la strategia geoeconomica di rilancio dell&#8217;influenza americana</strong> e di potenziare gli accordi mirati con cui la superpotenza vuole tutelare i suoi approvvigionamenti critici e, dunque, la sua capacità di competere proprio con Cina e Russia su scala globale. Poterlo fare direttamente dal cortile di casa dell&#8217;Eurasia profonda aggiungerebbe un ulteriore, ghiotto dividendo a questo investimento politico. Il summit della Casa Bianca si avvicina dunque con grandi aspettative e potenziali cambi di scenario all&#8217;orizzonte.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-metalli-critici-e-un-cuneo-tra-russia-e-cina-ecco-perche-trump-convoca-gli-stan-dellasia-centrale.html">I metalli critici e un cuneo tra Russia e Cina: ecco perché Trump convoca gli &#8220;Stan&#8221; dell&#8217;Asia Centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Energia nucleare, l&#8217;arma di Putin per riconquistare l&#8217;Asia Centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/energia-nucleare-larma-di-putin-per-riconquistare-lasia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 13:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Energia nucleare" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Paesi dell'Asia Centrale cercano una riconversione energetica a base di nucleare. E la Russia è pronta a forniglierla. Ecco come. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/energia-nucleare-larma-di-putin-per-riconquistare-lasia-centrale.html">Energia nucleare, l&#8217;arma di Putin per riconquistare l&#8217;Asia Centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Energia nucleare" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017145432518_eb29f03fd7ccd2b5503ca29e49a4dc9c-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due notizie sono arrivate più o meno nelle stesse ore. <strong>Vladimir Putin e Shavkat Mirziyoyev</strong>, presidenti della Federazione Russa e dell&#8217;Uzbekistan, hanno dato il via, in collegamento video, al lavori per <strong>la centrale nucleare che la russa Rosatom costruirà in territorio uzbeko vicino al Lago Aidarcul,</strong> al confine tra le regioni di Dzhizzak e Navoiy. Seconda notizia: Otabek Omonov, capo del Dipartimento per la costruzione di nuove centrali nucleari dell&#8217;Uzbekistan, ha annunciato che la centrale sarà alimentata da uranio estratto nel Paese ma arricchito al 20% in Russia, tramite i soliti buoni uffici di Rosatom. Come contorno, una serie di accordi bilaterali su formazione del personale, approvvigionamento di combustibile, gestione operativa e smaltimento dei rifiuti nucleari. Quest&#8217;ultimo capitolo, a quanto pare, ha assunto particolare importanza: lo stesso Omonov ha spiegato di essersi rivolto senza grandi risultati a diverse compagnie occidentali, mentre Rosatom ha accettato di prendersi in carico la conservazione e liquidazione delle scorie nucleari.</p>



<p>Sono i primi frutti della &#8220;campagna di primavera&#8221; con cui Vladimir Putin ha cercato di recuperare posizioni presso i Paesi dell&#8217;Asia Centrale, regione che si stava (e in parte si è) progressivamente allontanata dall&#8217;orbita di Mosca dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, in parte per la minore &#8220;sollecitudine&#8221; russa e in parte ancora maggiore per la penetrazione della Cina (nel 2023 l&#8217;interscambio dei Paesi dell&#8217;area con la Cina ha raggiunto i 70 miliardi di dollari, e Pechino mostra sempre grande interesse per le vie terrestri della Nuova Via della Seta) e le pressioni degli Usa e dei Paesi occidentali in funzione antirussa, che hanno generato oltre al resto importanti progetti per nuove vie commerciali destinate ad aggirare la Russia.</p>



<p>Il caso dell&#8217;Uzbekistan è emblematico delle carte che il Cremlino può ancora giocare in questa parte del mondo. Può tuttora usare, per esempio, le sue risorse energetiche tradizionali. Come altri Paesi dell&#8217;Asia Centrale l&#8217;Uzbekistan, pur producendo 50 miliardi di metri cubi di gas l&#8217;anno, deve far fronte a una domanda interna in forte crescita che non riesce pienamente a soddisfare. Quindi ha chiesto aiuto alla Russia. Così il gasdotto che fino a qualche tempo fa pompava gas verso la Russia, ora lo pompa dalla Russia verso l&#8217;Uzbekistan. Putin e Mirziyoyev, inoltre, hanno detto di avere allo studio diversi progetti nel settore minerario, metallurgico e chimico, punti forti dell&#8217;uno come dell&#8217;altro Paese. Per finire, ci sono le rimesse i degli uzbeki emigrati in Russia per lavoro, voce tutt&#8217;altro che irrilevante nell&#8217;economia del Paese. In tempi in cui in Russia monta la propaganda contro i migranti e la caccia al clandestino, anche questo aspetto conta: non poco e non solo per l&#8217;Uzbekistan, come le preoccupazioni del Tagikistan (erano tragici gli attentatori del Crocus City Hall&#8230;) dimostrano.</p>



<p>La centrale del Lago Ardaicul gode di un finanziamento di 500 milioni di dollari (400 li mette la Russia) per avviare il progetto che, secondo le dichiarazioni del Cremlino, prevede un costo finale di 11 miliardi di dollari per la costruzione di sei reattori nucleari da 55 megawatt ciascuno, con un certo <em>downgrading</em>  rispetto alle intenzioni manifestate nel 2018 per un progetto da 2,4 gigawatt. Ma quel che conta, per Mosca, è oggi far valere la propria competenza nel settore nucleare e saltare sul treno delle ambizioni atomiche dei Paesi dell&#8217;Asia Centrale,  come tutti sempre più affamati di energia a basso costo. Non è un caso se anche il Governo del Kazakstan,  poco tempo fa, ha chiesto il &#8220;permesso&#8221; di costruire una centrale atomica, riuscendo a farsi dire di sì dal 71,12% dei votanti.  </p>



<p>Anche quello kazako è un caso interessante. Il Kazakstan è uno dei maggiori produttori di <strong>uranio</strong>: con circa 24 mila tonnellate estratte l&#8217;anno fornisce circa il 40% per cento della produzione mondiale. Una rendita enorme, perché tutto l&#8217;uranio kazako viene venduto all&#8217;estero, soprattutto in Cina, Francia, Russia e Canada. Ma nello stesso tempo, il Kazakstan produce con il carbone (è tra i primi dieci Paesi al mondo per riserve) il 70% dell&#8217;energia elettrica che consuma, con i relativi problemi di inquinamento e senza comunque riuscire a soddisfare per intero la richiesta interna. Da qui a pensare di usare almeno in piccola parte l&#8217;uranio nazionale il passo era breve e, a quanto pare, sta per essere compiuto. Soprattutto se il Governo vorrà davvero realizzare l&#8217;obiettivo che si è dato, cioè sostituire almeno al 50% le attuali fonti di energia entro il 2050. </p>



<p>È questa la leva su cui fa conto Putin per riottenere parte dell&#8217;influenza perduta in Asia Centrale. Vedremo se nei prossimi anni i risultati saranno pari alle aspettative.</p>



<p><strong>Fulvio Scaglione</strong></p>



<p></p>



<p>  </p>
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