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	<title>Saddam Haftar Archives - InsideOver</title>
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	<title>Saddam Haftar Archives - InsideOver</title>
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		<title>Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 04:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa provano ad accelerare sul dossier libico e ad avviare un percorso di riunificazione, ma il percorso è tutt'altro che facile</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html">Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita non è stata propriamente &#8220;segreta&#8221;. Anzi, una volta all&#8217;interno dell&#8217;ufficio del Segretario di Stato Usa, <strong>Marco Rubio,</strong> <strong>Saddam Haftar si è anche fatto ritrarre in una foto con il capo della diplomazia statunitense</strong>. Circostanza niente affatto di routine, né tantomeno figlia delle fredde procedure di protocollo. Perché il figlio del generale<a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-di-haftar-e-un-problema-per-litalia.html">Khalifa Haftar</a>, uomo forte dell&#8217;Est della Libia, non rappresenta un governo. O, almeno, non quello riconosciuto dagli Stati Uniti. A Washington si è pensato di lanciare un preciso segnale: l&#8217;amministrazione Usa non solo si sta occupando del dossier libico, <strong>ma ha anche intenzione di accelerare sul processo di riunificazione del Paese.</strong> Tanto da tenere un dialogo aperto con gli Haftar, da oltre un decennio a capo di un potere parallelo a quello ufficiale stanziato a Tripoli. </p>



<p>Per gli Usa i motivi per tornare a lavorare attivamente sulla Libia sono del resto molteplici:<strong>dalla possibilità di mettere le mani sul greggio libico</strong>, all&#8217;importanza di rimettere definitivament<strong>e ordine in quell&#8217;area turbolenta e strategica del Mediterraneo</strong>, passando poi per la necessità di <strong>contenere l&#8217;influenza russa ben presente proprio nelle aree orientali. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta una foto con uno degli Haftar </h2>



<p>La strategia degli Usa appare abbastanza chiara: <strong>mettere d&#8217;accordo Tripoli con Bengasi</strong>, il premier &#8220;ufficiale&#8221; <strong>Abdel Hamid Ddeibah </strong>con il generale Haftar, per ricomporre la principale frattura che attraversa la spina dorsale del Paese. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">Una faglia che spacca a metà la Libia dal 2014 (tre anni dopo la deposizione e l&#8217;uccisione di Gheddafi)</a>, da quando cioè, subito dopo il voto organizzato quell&#8217;anno, sono stati creati due poli di potere contrapposti. Il problema però è che attorno alla spaccatura principale, <strong>esistono varie altre micro lesioni che fanno della Libia un mosaico piuttosto frammentato</strong>. Per ogni tassello rimesso in equilibrio, un altro rischia di staccarsi irrimediabilmente. Se tra Tripoli e Bengasi si instaura un dialogo, a Misurata potrebbero non prenderla bene. E se a Misurata viene trovato un accordo, a rivendicare un proprio spazio sono le milizie di Zintan oppure del Fezzan. Gruppi armati, chi più e chi meno, capaci di <strong>mettere pressione</strong> ai vari potentati principali e di far naufragare i vari percorsi di avvicinamento tra est ed ovest del Paese.</p>



<p>Prima degli Usa, in tanti hanno provato a far stringere la mano tra i principali rappresentanti della Tripolitania e della Cirenaica. In alcuni casi, come avvenuto a Palermo nel 2018, ci si è anche riusciti. Ma ogni pacca sulla spalla è stata poi svuotata di significato dagli eventi sviluppatisi sul campo.<strong> Washington sta in qualche modo arrivando in &#8220;ritardo&#8221; sul dossier libico</strong>. Non sa o finge di non sapere che invitare Saddam Haftar a Bengasi, non solo non basta a raggiungere un accordo ma potrebbe anche innescare gelosie interne alle stesse forze dell&#8217;est del Paese o all&#8217;interno della stessa famiglia Haftar. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🇱🇾🇺🇸 | Haftar–Rubio : Washington accélère son pari sur l’unification libyenne<br><br>Saddam Haftar, commandant adjoint de la LNA, a été reçu lundi par Marco Rubio à Washington, en présence de Massad Boulos. L’entretien a porté sur l’unification des institutions militaires, économiques… <a href="https://t.co/piF5qnojNv">pic.twitter.com/piF5qnojNv</a></p>&mdash; Arab Intelligence (@Arab_Intel) <a href="https://x.com/Arab_Intel/status/2072000047487828366?ref_src=twsrc%5Etfw">June 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Anche il Pakistan in ballo </h2>



<p>Chi conosce un po&#8217; meglio la situazione sul campo, nelle ultime settimane ha lanciato un chiaro suggerimento: far intervenire nella mediazione un Paese mediorientale o che, almeno, può avere del credito in Libia. Per questo da giorni si sta registrando un interessamento del <strong>Pakistan</strong> nelle trattative. Islamabad è stata la grande protagonista degli accordi tra Usa e Iran di giugno, adesso l&#8217;acquisita credibilità in ambito diplomatico potrebbe far gioco tra Tripoli e Bengasi. Su <em>Reuters</em>, fonti pakistane hanno confermato un intenso lavoro di dialogo tra il governo stanziato a Tripoli e l&#8217;esercito della famiglia Haftar. Proprio con il generale, il Pakistan ha chiuso un accordo per la vendita di armi dal valore di almeno 4 miliardi di Dollari nei mesi scorsi. Il tutto grazie alla spinta arrivata dall&#8217;Arabia Saudita, Paese con cui Islamabad è adesso legato da un accordo di mutua difesa. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">EXCLUSIVE: Pakistan mediating Libya unity push as rival camps seek deal, Pakistani sources say <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a> <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a></p>&mdash; Reuters World (@ReutersWorld) <a href="https://x.com/ReutersWorld/status/2074156516546916614?ref_src=twsrc%5Etfw">July 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il governo pakistano può far valere la sua esperienza diplomatica, il suo rapporto con <strong>Riad</strong> e con gli Haftar, nonché la relazione con la <strong>Turchia</strong>. Ankara rappresenta infatti il principale alleato di Tripoli, ma oramai da tempo intrattiene costanti rapporti anche con le autorità dell&#8217;Est. A tutto questo, occorre poi ovviamente aggiungere i legami con Washington dopo il sopra citato ruolo nel raggiungimento di un accordo tra Usa e Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La difficile transizione verso uno Stato mai esistito </h2>



<p>L&#8217;amministrazione Trump vorrebbe chiudere la partita e costituire uno Stato riunificato, in modo da vedere stabilizzato un attore chiave per l&#8217;approvvigionamento energetico in medio oriente. E, contestualmente, vedere ridimensionata l&#8217;influenza russa visto che negli ultimi dieci anni Mosca ha stretto importanti relazioni con Haftar. La Casa Bianca a guida del tycoon rischia però, ancora una volta, di <strong>doversi scontrare con la cruda realtà</strong>: al pari di come non è stato possibile risolvere il conflitto in Ucraina nel giro di 24 ore, allo stesso modo di come sembra alquanto difficile giungere a una pace in medio oriente, <strong>assistere alla riunificazione della Libia in tempi breve appare quasi come utopia</strong>. </p>



<p>Dalla caduta di Gheddafi i libici non hanno più uno Stato. In realtà, i libici non lo hanno avuto nemmeno prima, visto che la &#8220;jammairiya&#8221; gheddafiana altro non era che un Paese senza un vero governo e con le decisioni rimesse in capo a una sola persona. <strong>La Libia non ha mai conosciuto un vero Stato e oggi ridimensionare il peso delle singole tribù o dei singoli gruppo all&#8217;interno della società non è semplice</strong>. Ci vorranno forse ancora molti anni per sanare le tante fratture interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html">Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l'avvio dell'esercitazione a guida USA Flintlock 2026 in Libia, il Paese potrebbe avviarsi verso una pacificazione che allontanerebbe le mire russe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La <strong>Libia</strong>, che afferisce – o dovrebbe afferire – alla nostra sfera di sicurezza mediterranea, da anni è sostanzialmente spaccata in due, con Tripoli e Tobruk che si sono trovate su posizioni apertamente conflittuali e una panoplia di milizie agli ordini di “signori della guerra” che di volta in volta cambiano schieramento.</p>



<p>In questo contesto di instabilità interna si sono inseriti attori internazionali – alcuni apertamente ostili agli interessi europei – per perseguire le proprie finalità strategiche: la <strong>Russia </strong>è presente in Libia almeno sin dal 2017 in appoggio alle forze del generale <strong>Khalifa Haftar</strong> leader del <em>Libyan National Army </em>(LNA), il cui centro di potere è a Tobruk, in Cirenaica. Il sostegno russo si è tradotto, nel corso degli anni, nell&#8217;invio di mezzi e <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">PMC (Private Military Company)</a> sino ad arrivare al culmine nel 2020, quando il coinvolgimento militare della Russia si era intensificato, segnando un momento cruciale nel conflitto in corso nel Paese. Mosca ha fornito un sostanziale supporto militare all&#8217;LNA, tra cui personale ed equipaggiamento (compresi cacciabombardieri) e personale dell&#8217;allora nominato Gruppo Wagner col fine di espandere la propria influenza in Nord Africa e contrastare gli interessi occidentali ed europei. Lo scopo finale della Russia era <strong>avere un&#8217;impronta stabile in Libia</strong>, che potesse portare all&#8217;installazione di un porto nel Mediterraneo – necessità sentita maggiormente dopo l&#8217;estromissione dalla Siria – e di basi avanzate verso l&#8217;area del Ciad/Sudan, con proiezione nel Mar Rosso.</p>



<p>La Russia non è l&#8217;unico attore allogeno: <strong>in Libia sono presenti la Turchia, gli EAU, l&#8217;Egitto, la Francia, e in misura diversa la Repubblica Popolare Cinese, la Bielorussia, l&#8217;India e l&#8217;Italia.</strong> La comunità internazionale occidentale è formalmente schierata con Tripoli, ma nel quadro della stabilizzazione del Paese, almeno dal 2018, si sta cercando di risolvere i dissidi tra Tripolitania e Cirenaica, e in questo senso anche l&#8217;Italia ha avuto parte attiva.</p>



<p>Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha riaperto la porta per la mediazione europea/occidentale – nonostante parossismi di violenza che periodicamente esplodono all&#8217;approssimarsi delle elezioni – in quanto il governo di Tobruk ha iniziato a diffidare della presenza russa, nel timore di un <em>coup </em>che lo esautorasse. </p>



<p>La strada del compromesso, mediata principalmente dagli Stati Uniti e dall&#8217;Italia, si è quindi riaperta e proprio recentemente – intorno al 15 aprile – è avvenuto un fatto storico in tal senso: a <strong>Sirte</strong>, <strong>Saddam Haftar </strong>e <strong>Abdulsalam Al Zoubi </strong>si sono stretti la mano in occasione dell’avvio dell’esercitazione multinazionale <strong>Flintlock 2026</strong>, segnando il primo gesto pubblico di distensione in Libia tra rappresentanti militari dei due schieramenti rivali. Prima di oggi, l’unico precedente pubblico risale al 2024 a Istanbul, quando il generale Haftar incontrò il ministro dell’Interno Imad Trabelsi a margine del Saha Expo, sotto l’egida turca, ma il gesto di Sirte è altamente simbolico in quanto la città è stata un nodo centrale della guerra civile tra le due principali fazioni del Paese per anni.</p>



<p>Questo sviluppo si inquadra nell&#8217;obiettivo statunitense di pacificazione attraverso tre direttrici – sicurezza, economia e politica – che ha l’obiettivo di <strong>contenere le influenze degli avversari esterni</strong> come la Russia. In questo quadro, come riporta <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/lesercitazione-flintlock-2026-parte-con-una-stretta-di-mano-tra-i-leader-militari-rivali-della-libia/">Nova News</a></em>, si collocano anche i segnali di attivismo diplomatico russo registrati nelle ultime ore: poco prima dell’avvio dell’esercitazione, l’ambasciatore di Mosca in Libia, <strong>Aydar Aganin</strong>, ha incontrato <strong>Khaled Haftar,</strong> fratello di Saddam e figura influente nell’Est del Paese, per esprimere posizioni critiche verso iniziative a guida statunitense per l’unificazione delle istituzioni libiche.</p>



<p>Flintlock è la principale esercitazione annuale delle forze speciali guidata dall&#8217;<strong>AFRICOM</strong> (il comando militare USA per l&#8217;Africa) che quest&#8217;anno è stata organizzata in Libia: solo questo evidenzia il cambiamento nelle condizioni politiche e di sicurezza del Paese. Secondo quanto reso noto dall’ambasciata USA, le manovre riuniscono forze provenienti da Africa del Nord e occidentale, Europa (Regno Unito, Italia, Egitto, Turchia e Francia, così come alcune inviati del Ciad) e Stati Uniti, con l’obiettivo di rafforzare cooperazione antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e interoperabilità in scenari ad alta intensità. <strong>Il punto fondamentale è però il ruolo della Libia nelle manovre,</strong> ovvero quello di “<strong>co-organizzatore</strong>” nel tentativo di avviare il Paese vero istituzioni militari più unificate. Questo messaggio ha attecchito: il generale Haftar ha parlato di “rafforzamento della cooperazione militare internazionale” e della necessità di costruire “forze armate professionali capaci di proteggere la Libia e le sue risorse”, mentre dal lato di Tripoli, Zoubi ha elogiato “l’alto livello di disciplina e professionalità” dei partecipanti, definendo Flintlock “un passo importante verso il consolidamento della cooperazione militare internazionale”, indicando Sirte come simbolo di una transizione “dal conflitto alla cooperazione”.</p>



<p>In questo contesto l’Italia si inserisce come partner operativo e politico: alla cerimonia inaugurale hanno partecipato l’ambasciatore <strong>Gianluca Alberini,</strong> il vice ambasciatore Riccardo Villa, il comandante della missione <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-missione-italiana-miasit-in-libia.html">MIASIT </a>Maurizio Settesoldi e l’addetto alla Difesa Massimiliano Grazioso. Un risultato ottenuto grazie al lavoro – svolto sottotraccia – della diplomazia nazionale con i due più grandi attori libici.</p>



<p>Una Libia riunificata potrebbe sentirsi incoraggiata a <strong>interrompere il corridoio aereo che la Russia usa per trasferire personale e armi ai suoi alleati africani</strong> – che passa per una base nel Sud-Est del Paese – proprio come Mosca è stata messa da parte in Siria dopo la caduta del dittatore Bashar al-Assad. Soprattutto allontanerebbe, per quanto riguarda la nostra sfera di sicurezza nazionale, la possibilità di vedere la nascita di una base navale russa in Cirenaica come è stata Tartus in Siria &#8211; ipotesi che è stata ventilata più volte &#8211; quindi vedere allontanarsi la possibilità di avere sottomarini armati con missili da crociera a lunga gittata alle porte delle nostre coste. Risulta chiaro che non si debba essere troppo ottimisti: la Libia ci ha abituato a capovolgimenti di fronte repentini che hanno allontanato la pacificazione, soprattutto all&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche che, come noto, generano instabilità per via dei contrasti tra clan e milizie che sfociano a volte in attacchi sanguinosi per via delle dinamiche di rivalità che le caratterizzano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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