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Difesa

Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d’accordo la Libia

Con l'avvio dell'esercitazione a guida USA Flintlock 2026 in Libia, il Paese potrebbe avviarsi verso una pacificazione che allontanerebbe le mire russe.

La Libia, che afferisce – o dovrebbe afferire – alla nostra sfera di sicurezza mediterranea, da anni è sostanzialmente spaccata in due, con Tripoli e Tobruk che si sono trovate su posizioni apertamente conflittuali e una panoplia di milizie agli ordini di “signori della guerra” che di volta in volta cambiano schieramento.

In questo contesto di instabilità interna si sono inseriti attori internazionali – alcuni apertamente ostili agli interessi europei – per perseguire le proprie finalità strategiche: la Russia è presente in Libia almeno sin dal 2017 in appoggio alle forze del generale Khalifa Haftar leader del Libyan National Army (LNA), il cui centro di potere è a Tobruk, in Cirenaica. Il sostegno russo si è tradotto, nel corso degli anni, nell’invio di mezzi e PMC (Private Military Company) sino ad arrivare al culmine nel 2020, quando il coinvolgimento militare della Russia si era intensificato, segnando un momento cruciale nel conflitto in corso nel Paese. Mosca ha fornito un sostanziale supporto militare all’LNA, tra cui personale ed equipaggiamento (compresi cacciabombardieri) e personale dell’allora nominato Gruppo Wagner col fine di espandere la propria influenza in Nord Africa e contrastare gli interessi occidentali ed europei. Lo scopo finale della Russia era avere un’impronta stabile in Libia, che potesse portare all’installazione di un porto nel Mediterraneo – necessità sentita maggiormente dopo l’estromissione dalla Siria – e di basi avanzate verso l’area del Ciad/Sudan, con proiezione nel Mar Rosso.

La Russia non è l’unico attore allogeno: in Libia sono presenti la Turchia, gli EAU, l’Egitto, la Francia, e in misura diversa la Repubblica Popolare Cinese, la Bielorussia, l’India e l’Italia. La comunità internazionale occidentale è formalmente schierata con Tripoli, ma nel quadro della stabilizzazione del Paese, almeno dal 2018, si sta cercando di risolvere i dissidi tra Tripolitania e Cirenaica, e in questo senso anche l’Italia ha avuto parte attiva.

Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha riaperto la porta per la mediazione europea/occidentale – nonostante parossismi di violenza che periodicamente esplodono all’approssimarsi delle elezioni – in quanto il governo di Tobruk ha iniziato a diffidare della presenza russa, nel timore di un coup che lo esautorasse.

La strada del compromesso, mediata principalmente dagli Stati Uniti e dall’Italia, si è quindi riaperta e proprio recentemente – intorno al 15 aprile – è avvenuto un fatto storico in tal senso: a Sirte, Saddam Haftar e Abdulsalam Al Zoubi si sono stretti la mano in occasione dell’avvio dell’esercitazione multinazionale Flintlock 2026, segnando il primo gesto pubblico di distensione in Libia tra rappresentanti militari dei due schieramenti rivali. Prima di oggi, l’unico precedente pubblico risale al 2024 a Istanbul, quando il generale Haftar incontrò il ministro dell’Interno Imad Trabelsi a margine del Saha Expo, sotto l’egida turca, ma il gesto di Sirte è altamente simbolico in quanto la città è stata un nodo centrale della guerra civile tra le due principali fazioni del Paese per anni.

Questo sviluppo si inquadra nell’obiettivo statunitense di pacificazione attraverso tre direttrici – sicurezza, economia e politica – che ha l’obiettivo di contenere le influenze degli avversari esterni come la Russia. In questo quadro, come riporta Nova News, si collocano anche i segnali di attivismo diplomatico russo registrati nelle ultime ore: poco prima dell’avvio dell’esercitazione, l’ambasciatore di Mosca in Libia, Aydar Aganin, ha incontrato Khaled Haftar, fratello di Saddam e figura influente nell’Est del Paese, per esprimere posizioni critiche verso iniziative a guida statunitense per l’unificazione delle istituzioni libiche.

Flintlock è la principale esercitazione annuale delle forze speciali guidata dall’AFRICOM (il comando militare USA per l’Africa) che quest’anno è stata organizzata in Libia: solo questo evidenzia il cambiamento nelle condizioni politiche e di sicurezza del Paese. Secondo quanto reso noto dall’ambasciata USA, le manovre riuniscono forze provenienti da Africa del Nord e occidentale, Europa (Regno Unito, Italia, Egitto, Turchia e Francia, così come alcune inviati del Ciad) e Stati Uniti, con l’obiettivo di rafforzare cooperazione antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e interoperabilità in scenari ad alta intensità. Il punto fondamentale è però il ruolo della Libia nelle manovre, ovvero quello di “co-organizzatore” nel tentativo di avviare il Paese vero istituzioni militari più unificate. Questo messaggio ha attecchito: il generale Haftar ha parlato di “rafforzamento della cooperazione militare internazionale” e della necessità di costruire “forze armate professionali capaci di proteggere la Libia e le sue risorse”, mentre dal lato di Tripoli, Zoubi ha elogiato “l’alto livello di disciplina e professionalità” dei partecipanti, definendo Flintlock “un passo importante verso il consolidamento della cooperazione militare internazionale”, indicando Sirte come simbolo di una transizione “dal conflitto alla cooperazione”.

In questo contesto l’Italia si inserisce come partner operativo e politico: alla cerimonia inaugurale hanno partecipato l’ambasciatore Gianluca Alberini, il vice ambasciatore Riccardo Villa, il comandante della missione MIASIT Maurizio Settesoldi e l’addetto alla Difesa Massimiliano Grazioso. Un risultato ottenuto grazie al lavoro – svolto sottotraccia – della diplomazia nazionale con i due più grandi attori libici.

Una Libia riunificata potrebbe sentirsi incoraggiata a interrompere il corridoio aereo che la Russia usa per trasferire personale e armi ai suoi alleati africani – che passa per una base nel Sud-Est del Paese – proprio come Mosca è stata messa da parte in Siria dopo la caduta del dittatore Bashar al-Assad. Soprattutto allontanerebbe, per quanto riguarda la nostra sfera di sicurezza nazionale, la possibilità di vedere la nascita di una base navale russa in Cirenaica come è stata Tartus in Siria – ipotesi che è stata ventilata più volte – quindi vedere allontanarsi la possibilità di avere sottomarini armati con missili da crociera a lunga gittata alle porte delle nostre coste. Risulta chiaro che non si debba essere troppo ottimisti: la Libia ci ha abituato a capovolgimenti di fronte repentini che hanno allontanato la pacificazione, soprattutto all’approssimarsi delle elezioni politiche che, come noto, generano instabilità per via dei contrasti tra clan e milizie che sfociano a volte in attacchi sanguinosi per via delle dinamiche di rivalità che le caratterizzano.

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