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	<title>Martin Schulz Archives - InsideOver</title>
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	<title>Martin Schulz Archives - InsideOver</title>
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		<title>“Basta austerity”: il mea culpa dei socialisti tedeschi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/basta-austerity-il-mea-culpa-dei-socialisti-tedeschi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2019 07:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito socialdemocratico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I partiti in Europa afferenti all&#8217;area socialdemocratica sono da diversi anni entrati in una fase di profonda crisi ideologica. Una caduta progressiva che inizialmente ha colpito i contenuti e la stessa visione del mondo di questi movimenti, appiattita ad un’accettazione acritica di quanto stabilito in sede europea, e che successivamente si è concretizzata in un repentino &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/basta-austerity-il-mea-culpa-dei-socialisti-tedeschi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Crisi dell&#039;economia tedesca (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-768x603.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Crisi-economica-in-Germania-1024x803.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I partiti in Europa afferenti all&#8217;area socialdemocratica sono da diversi anni entrati in una fase di profonda crisi ideologica. Una caduta progressiva che inizialmente ha colpito i contenuti e la stessa visione del mondo di questi movimenti, appiattita ad un’accettazione acritica di quanto stabilito in sede europea, e che successivamente si è concretizzata in un repentino calo dei consensi.</p>
<h2>Il declino dei socialdemocratici in Germania e in tutta Europa</h2>
<p>Un fenomeno ravvisabile in tutta Europa, dalla Francia all&#8217;Italia, passando per la <strong>Germania</strong>. Ed è proprio da Berlino che è arrivata l’ennesima proposta di rinnovamento da parte di un partito socialdemocratico. Tale movimento politico è attualmente nella fase di maggiore crisi della sua storia contemporanea. Sconfitto alle politiche del 2017, arrivando a lambire appena il 20% delle preferenze, risulta ora essere ancorato agli scranni dell’opposizione senza avere prospettive incoraggianti per il futuro.</p>
<p>La popolazione tedesca è infatti parzialmente soddisfatta dell’attuale esecutivo a cui, secondo gli ultimi sondaggi, conferisce più del 60% delle preferenze. Ecco che allora per uscire da una fase di declino il partito socialdemocratico tedesco tenta di giocarsi una carta evergreen, ovvero il pentimento postumo. &#8220;Se il pareggio di bilancio non corrisponde a una vita migliore per i nostri figli, allora è sbagliato e questo vale anche per il freno all&#8217;indebitamento&#8221;, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/07/germania-il-nuovo-corso-di-spd-a-sinistra-ma-non-troppo-schulz-basta-austerity-in-europa/5600193/" target="_blank" rel="noopener">ha dichiarato il nuovo leader del partito <strong>Walter-Borjans</strong>, durante l’ultimo congresso</a>.</p>
<p>Un invito esplicito dunque a rigettare le politiche di austerità, il rigorismo finanziario e parallelamente a tornare a dialogare con le classi sociali che più di tutte hanno patito l’impostazione economica europea degli ultimi anni. Un cambio d’abito che sembra essere condiviso dallo stesso <strong>Martin Schulz</strong>, ex presidente del Parlamento Ue figura storica dei socialdemocratici tedeschi, nonostante sia sempre ricordato per il suo europeismo convinto e del tutto acritico.</p>
<h2>Un pentimento non sincero</h2>
<p>Ci sono tuttavia due aspetti che dovrebbero porre più di un dubbio rispetto alla genuinità di tale cambiamento. Il primo è il carattere postumo di questo pentimento. I socialdemocratici tedeschi<a href="https://it.insideover.com/politica/non-ce-piu-nulla-socialista-nei-socialdemocratici-tedeschi.html"> sono quelli che</a>, con l’<strong>agenda 2010</strong> attuata dal cancelliere Gerhard Schroder, hanno introdotto pesanti riforme sul mercato del lavoro, contribuendo alla sua flessibilizzazione e alla compressione dei salari verso il basso. Lo stesso partito ha poi partecipato attivamente e acriticamente ai lavori per l&#8217;introduzione di tutti quei principi di politica economica, tra cui il pareggio di bilancio, che oggi rinnega. Meglio tardi che mai, possiamo dire.</p>
<p>Tuttavia c’è un secondo aspetto di questa vicenda che dovrebbe invitare ad ulteriore prudenza rispetto a queste sospettose aperture. Si tratta della constatazione di un copione già visto. Si sprecano infatti gli esempi di partiti della sinistra europea che, a parole, hanno affermato di voler rivedere le politiche di bilancio europee, mentre poi alla prova dei fatti hanno mantenuto la continuità con quanto fatto in precedenza.</p>
<h2>Le promesse di rinnovo della sinistra non mantenute</h2>
<p>Il primo e più eloquente esempio è stato il leader greco di Syriza, <strong>Alexis Tsipras</strong>, che ha vinto le elezioni proprio grazie ad un discorso di volontà di rinnovamento della sinistra: stop alla rigidità di bilancio e riforma della governance economica europea. Dichiarazioni di intenti rimaste tali e rinnegate puntualmente nei momenti decisionali più importanti.</p>
<p>Un destino condiviso anche dall&#8217;Italia, dove l’ex premier <strong>Matteo Renzi</strong> aveva guadagnato ampio consenso grazie ad un discorso del tutto simile sia nei contenuti che nel cambiamento repentino una volta ritrovatosi al governo. La storia della sinistra europea è stata quindi negli ultimi anni un continuo ripetersi, un susseguirsi di pentimenti e mea culpa nel tentativo disperato di rinnovarsi, salvo poi smentirsi dopo poco tempo. Si tratta del più classico tentativo di cambiare abito senza cambiar pelle e finché questa parte politica non rifletterà esattamente sulla visione della società e del mondo che ha in testa non potrà uscire da questa profonda crisi esistenziale.</p>
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		<title>Francia e Germania unite per l’Europa e ora l’Italia rischia di farne le spese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-germania-unite-leuropa-ora-litalia-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2018 07:12:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si era detto all’alba dell’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo che Francia e Germania avrebbero rinsaldato l’alleanza per l’Europa del domani. Un discorso che era poi scemato con il tempo vista l’instabilità politica registratasi a Berlino in seguito delle ultime elezioni presidenziali. Il discorso è infine nuovamente cambiato dopo il colpo di scena firmato Martin Schulz. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-germania-unite-leuropa-ora-litalia-rischia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si era detto all’alba dell’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo che Francia e Germania avrebbero rinsaldato l’alleanza per l’Europa del domani. Un discorso che era poi scemato con il tempo vista l’instabilità politica registratasi a Berlino in seguito delle ultime elezioni presidenziali. Il discorso è infine nuovamente cambiato dopo il colpo di scena firmato Martin Schulz. Il candidato socialista tedesco che aveva dichiarato “mai con Angela Merkel”, è poi tornato sui suoi passi per dare vita alla Grande Coalizione. Stabilità in Germania significa dunque riprendere in mano i vecchi progetti abbandonati temporaneamente con il nuovo inquilino dell’Eliseo.</p>
<p>Il documento per una nuova Unione europea</p>
<p>E non è un caso infatti che a pochi giorni dall’accordo Merkel-Schulz sia arrivato <a href="http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/La_proposta_degli_economisti_francotedeschi_creare_asset_s-485201">un documento </a>redatto congiuntamente da economisti franco-tedeschi che potrebbe ridisegnare l’economia europea. Il paper è stato firmato da 14 economisti, tra cui <a href="http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/La_proposta_degli_economisti_francotedeschi_creare_asset_s-485201">spiccano</a> Philippe Martin (<a href="https://www.la-croix.com/Debats/Forum-et-debats/Philippe-Martin-volonte-politique-reelle-haut-niveau-2018-01-18-1200906970">presidente del consiglio</a> degli economisti francesi), Jean Pisani-Ferry (architetto della campagna presidenziale di Macron) e Beatrice Weder di Mauro (ex membro del Consiglio degli esperti economici in Germania). Si tratta dunque di personalità ben addentro alla politica dei rispettivi Paesi e con un discreto potenziale d’influenza nei confronti dei decisori con cui collaborano.</p>

<p>Anche il <a href="https://www.ft.com/content/a6e39acc-f796-11e7-88f7-5465a6ce1a00">Financial Times</a> ha riportato la notizia, segno che anche ai piani alti del mondo finanziario si è capito l’impatto che quest scritto può avere Cosa dice il documento? In sostanza si ridisegnano alcuni parametri che finora hanno caratterizzato l’impalcatura economica dell’Unione europea.</p>
<p>Cancellato Maastricht, ma regole più stringenti in caso di violazione</p>
<p>Sono due gli argomenti principali trattati dagli economisti: il trattato di Maastricht e il sistema bancario. Per quanto riguarda <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">il primo punto</a> la proposta è quella di eliminare uno dei pilastri del Trattato, ovvero il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Secondo il report gli Stati europei dovrebbero concordare autonomamente il limite del proprio deficit di Stato sul Pil. Una volta fatto sarà comunque sempre Bruxelles a concedere il benestare alla cifra proposta.</p>

<p>La novità, quella vera e pericolosa, arriva però dopo. Qualora uno Stato venga meno al rispetto del parametro fissato, sarà costretto a finanziare la propria spesa attraverso l’emissione di titoli, non più a rischio zero, ma prezzati secondo le regole del mercato. In quel caso lo Stato si troverebbe dunque a correre contro il tempo alla ricerca di più investitori possibili prima di essere costretto a dichiarare il default.</p>
<p>Un documento che attacca il sistema bancario italiano</p>
<p>Altro discorso, doloroso, riguarda le banche. Il documento, in particolare <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">in questa sezione</a>, si accanisce proprio contro il sistema bancario italiano. La colpa attribuita alle principali banche dello stivale è quella di possedere troppi titoli di Stato e troppi crediti deteriorati. Ecco dunque pronta la soluzione per guarire il malato italiano. Limite alla concentrazione di titoli di Stato all’interno del bilancio bancario e dei crediti deteriorati. È quasi superfluo aggiungere che se tali provvedimenti venissero applicati domani il sistema bancario italiano si ritroverebbe con un buco gigantesco. “Solo” 145 miliardi di euro <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">dovrebbero uscire</a> dal bilancio bancario in quanto eccedono il limite imposto sui titoli di Stato detenuti.</p>

<p>Emerge dunque uno scenario piuttosto allarmante per l’Italia, se questo report dovesse divenire mai realtà. L’eliminazione del parametro di Maastricht non elimina infatti il concetto di rigore, promosso dalla Germania, che continuerebbe a permeare l’istituzione europea. Le sanzioni, in caso di mancato rispetto dei vincoli, diventano più aspre, lasciando gli Stati in balia degli imprevedibili meccanismi che regolano la fluttuazione dei titoli sul mercato. D’altra parte non si comprende che fine farà invece il fiscal compact, che impone de facto il pareggio di bilancio agli Stati, principio per cui la spesa deve essere uguale all’entrate.</p>
<p>L’Italia, che ha apposto il fiscal compact addirittura in Costituzione, si ritroverebbe poi ad affrontare un’eventuale crisi del sistema bancario. Nel 2016 gli NPL (crediti deteriorati), quelli che il documento vorrebbe colpire, detenuti dalle prime dieci banche italiane ammontavano a 228 miliardi di euro. Se l’intenzione degli economisti è quella di evitare una “corsa agli sportelli”, nel caso italiano rischiano di scatenare proprio l’effetto indesiderato. L’Italia si appresta dunque ad affrontare le prossime elezioni politiche in un clima più che minaccioso senza che sia stata ancora presentata un’alternativa alla linea franco-tedesca. </p>
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		<title>Non c&#8217;è più nulla di socialista  nei socialdemocratici tedeschi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-ce-piu-nulla-socialista-nei-socialdemocratici-tedeschi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 09:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni in Germania hanno certificato il crollo verticale dei socialdemocratici tedeschi. L’SPD che aveva governato con Schroder sino all’inizio dell’era Merkel è arrivato oggi ai minimi storici. Una parabola discendente iniziata già nelle elezioni federali del 2009, al termine delle quali l’SPD poteva vantare il 23.5% dei voti. Il risultato peggiore nel secondo dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/non-ce-piu-nulla-socialista-nei-socialdemocratici-tedeschi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-ce-piu-nulla-socialista-nei-socialdemocratici-tedeschi.html">Non c&#8217;è più nulla di socialista  nei socialdemocratici tedeschi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170925111947_24405005-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le elezioni in <strong>Germania</strong> hanno certificato il crollo verticale dei socialdemocratici tedeschi. L’SPD che aveva governato con Schroder sino all’inizio dell’era Merkel è arrivato oggi ai minimi storici. Una parabola discendente iniziata già nelle elezioni federali del 2009, al termine delle quali l’SPD poteva vantare il 23.5% dei voti. Il risultato peggiore nel secondo dopo guerra. Nel 2013 la discesa pareva essersi interrotta con un 25.7%, che tuttavia certificava ancora lo strapotere della Cancelliera cristiano-democratica. Oggi, i risultati delle ultime urne, ci dicono che l’SPD ha a malapena raggiunto quota 20% delle preferenza. Eguagliando così il record negativo del 2009.</p>
<p>La sconfitta su ogni fronte dei socialdemocratici</p>
<p>Questa autentica crisi socialdemocratica non è passata inosservata. <em><a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-09-26/socialist-parties-in-europe-keep-losing-for-the-same-reason">Bloomberg </a></em>ha infatti pubblicato un lungo editoriale che prova a commentare il declino socialdemocratico non solo tedesco, ma di tutta Europa. “È chiaro dopo le elezioni di domenica in Germania che il fallimento elettorale dei principali partiti socialisti in Europa non è più un fatto isolato, ma una tendenza generale, una crisi esistenziale per il centro sinistra”. Così esordisce l’editoriale di Bloomberg. E in effetti tutti i recenti risultati elettorali in Europa hanno bocciato più o meno i programmi proposti dal centro-sinistra.</p>
<p>In Francia la Presidenza “socialista” di Hollande non ha ricevuto la benedizione, crollando ad un misero 7%. Anche in Olanda la situazione non è apparsa delle migliori, confermando il trend. Il Partito del Lavoro olandese è infatti passato dai 38 seggi assegnati nella legislazione precedente a soli 9, con un 5.7% dei voti. La crisi socialdemocratica ha sconfinato anche in Italia, dove il PD, il partito italiano che più si avvicina all’area, è sì al potere, ma ha perso lo scorso dicembre un Referendum che voleva mettere in discussione la stessa legittimità di Governo.</p>
<p>La sintesi tra destra e sinistra è davvero la soluzione?</p>
<p>Se il problema sollevato da Bloomberg è effettivamente reale, suscita qualche perplessità la soluzione prospettata tra le righe del portale finanziario. “È possibile che l’unica via percorribile per i partiti mainstream di sinistra si quella di allearsi con le forze di centro destra, una cosa che è successa in Francia dopo la vittoria di Macron alle elezioni presidenziali di quest’anno”. In sostanza secondo Bloomberg il centro sinistra per ritrovare la propria identità, dovrebbe perderla del tutto. L’unica modalità di sopravvivenza prospettata per la social-democrazia è un annullamento totale dei propri valori in vista di una rinascita come un non meglio precisato centro progressista liberista.</p>
<p>Cos&#8217;è rimasto di socialista?</p>
<p>Un’analisi che tuttavia omette di dire forse la cosa più importante. Ovvero che di socialista nei socialdemocratici è rimasta solo una parte del nome. A ben vedere infatti sia i programmi politici proposti sia gli stessi socialdemocratici che hanno guidato Governi in Europa hanno condotto politiche tutt’altro che sociali. Fu Gerhard Schroder il Cancelliere tedesco dell’SPD a lanciare la riforma del lavoro <a href="https://www.economist.com/news/europe/21573583-ten-years-how-does-germanys-agenda-2010-package-rate-wunderreform">Agenda 2010 </a>che mirava alla flessibilizzazione del lavoro, facilitazione dei licenziamenti e riduzione dei salari. In Francia sotto la Presidenza Hollande si vide un aumento notevole dell’imposizione fiscale. Un fattore che portò alla conseguente impopolarità del Presidente, con l’inevitabile fallimento del Partito Socialista alle successive elezioni.</p>

<p>Anche il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.avantionline.it/tag/spd/#.WcpnlGi0PDcù">programma politico</a> di Martin Schulz aveva molto poco di socialista al suo interno. In materia economica il candidato aveva parlato solamente di un non ben precisato piano di investimenti infrastrutturali, attingendo dai soldi del surplus commerciale tedesco. Non una parola, invece, è stata spesa sulla tutela del lavoro, dei salari e delle pensioni. Anche il sistema Unione europea che impedisce de facto investimenti pubblici (e quindi soldi per famiglie, lavoro, università ecc.), non è stato criticato da Martin Schulz. Anzi, lo stesso ha espresso la volontà di cercare maggiore integrazione europea.</p>
<p>La fine dell&#8217;età dell&#8217;oro delle socialdemocrazie</p>
<p>Ciò che Bloomberg auspica, ovvero una sintesi tra centro-sinistra e centro-destra, è in realtà già avvenuta. Sia l’SPD che il CDU credono nella bontà del progetto europeo così com’è ora. Entrambi credono nei benefici effetti della globalizzazione, dell’apertura dei mercati nonché delle frontiere. Entrambi danno poca o nulla importanza alla tutela della figura del lavoratore. Ed è proprio su questo punto che si è rotto il patto tra elettori socialdemocratici e i loro rappresentanti politici.</p>
<p>Se fino agli anni ‘90, infatti, questo patto consisteva in uno scambio equo tra voto e garanzie sociali. Ora, senza le garanzie sociali, il voto non viene semplicemente più dato. Come <a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-09-26/socialist-parties-in-europe-keep-losing-for-the-same-reason">ha detto</a> il direttore della Campagna Norvegese per il Welfare State: “L’età dell’oro delle socialdemocrazie su un compromesso di classe e un bilanciamento di potere che rendeva possibile muoversi socialmente dentro un ambiente capitalistico. Il tentativo socialdemocratico (odierno)di ristabilire il compromesso di classe anche senza la mobilitazione e il confronto di classe, è un progetto illusorio”.  </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-ce-piu-nulla-socialista-nei-socialdemocratici-tedeschi.html">Non c&#8217;è più nulla di socialista  nei socialdemocratici tedeschi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;instabilità politica in Germania  adesso rovina i piani di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/linstabilita-politica-germania-adesso-rovina-piani-macron.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 09:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-federali-in-germania]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Emmanuel Macron può essere considerato il primo grande sconfitto delle elezioni appena svoltesi in Germania. Perché se di sconfitta non si può parlare per Angela Merkel, eletta per la quarta volta Cancelliera, la probabile instabilità politica conseguente a queste elezioni potrebbe rovinare i piani di Emmanuel Macron. Un Bundestag più frammentato che mai Le elezioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/linstabilita-politica-germania-adesso-rovina-piani-macron.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/linstabilita-politica-germania-adesso-rovina-piani-macron.html">L&#8217;instabilità politica in Germania  adesso rovina i piani di Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170926192932_24417686-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Emmanuel Macron</strong> può essere considerato il primo grande sconfitto delle elezioni appena svoltesi in Germania. Perché se di sconfitta non si può parlare per Angela Merkel, eletta per la quarta volta Cancelliera, la probabile instabilità politica conseguente a queste elezioni potrebbe rovinare i piani di Emmanuel Macron.</p>
<p>Un Bundestag più frammentato che mai</p>
<p>Le elezioni in Germania hanno infatti consegnato un Bundestag così frammentato come non lo si vedeva da prima della Seconda Guerra Mondiale. Le prime trattative impostate da Angela Merkel per giungere ad alleanze credibili e fattibili non sembrano andare nella giusta direzione. “Se cerca alleati di governo deve telefonare a qualcun altro”, ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/09/26/esteri/merkelmacron-la-strategia-per-tranquillizzare-leuropa-2LQvCQrPAmCgJaA1uS6vvJ/pagina.html">chiuso</a> così qualsiasi dialogo Martin Schulz, leader dei socialdemocratici. Un qualcun altro che potrebbe creare non pochi problemi al programma di Governo pensato da Angela Merkel.</p>
<p>Si tratta dei Verdi e dei Liberali, rispettivamente entrati nel Bundestag con il 9.5% e il 10.5% delle preferenze. In particolare è il secondo di questi, il partito Liberale, a creare perplessità circa la visione dell’Europa del futuro. Il Partito Liberale ha infatti, rispetto al CDU,  una posizione più permissiva nei confronti di quei Paesi che, come la Gran Bretagna, vogliono uscire dal progetto dell’Unione. Insomma una visione molto distante rispetto al dogma dell’euroestremismo portati avanti da Angela Merkel, ma soprattutto dal suo principale alleato Emmanuel Macron.</p>
<p>I sogni di Macron per l&#8217;Europa del futuro</p>
<p>Quest’ultimo si è pronunciato nella giornata di martedì all’Università della Sorbona, proprio circa il futuro dell’Europa. Riportava <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-09-25/macron-presses-ahead-with-europe-vision-as-merkel-calls-for-calm">Bloomberg</a></em> che l’enfant prodige ha elencato almeno dieci “buoni propositi” per l’Unione europea. Tra questi ha incluso la creazione di un’Agenzia per l’Innovazione, un sistema comune per aumentare i finanziamenti alle start-up, allargare il progetto Erasmus, incrementare la cooperazione in materia di anti-terrorismo e un “piano digitale” per traghettare le istituzioni europee nella nuova era tecnologica.</p>
<p>Macron intende già discutere i punti il prossimo week end a Tallin, in occasione del summit che si terrà tra i leader dei Paesi dell’Unione. Il sogno nel cassetto del Presidente francese è quello di stilare un’agenda Ue che cominci nell’estate 2018 e termini nel 2028. Dieci anni per trasformare l’Europa nel segno di Macron. C’è un grosso punto interrogativo rispetto a questa ambizione.</p>
<p>Senza Angela Merkel crolla il progetto europeo di Macron</p>
<p>È stato lo stesso enfant prodige ad ammettere che tutto questo potrà essere possibile solo con l’appoggio di Angela Merkel. La Cancelliera si trova però ora ingabbiata in un Parlamento più euroscettico che mai. È stata la Cancelliera stessa infatti a stroncare i sogni europeisti di Macron: “Insieme possiamo creare più Europa, ma questo richiede più competitività, più lavoro, più scossoni per l’Unione europea. Oggi non è il giorno per dire cosa funzionerà o meno”.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-09-25/macron-presses-ahead-with-europe-vision-as-merkel-calls-for-calm">Così</a> Angela Merkel ha chiuso, temporaneamente, le porte all’ambizioso collega dell’Eliseo. Un duro colpo per le velleità di un futuro asse franco-tedesco a traino di una nuova Unione europea. Sulla stessa agenzia<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-germany-election-europe-analysis/german-vote-could-doom-merkel-macron-deal-on-europe-idUSKCN1BZ0VY"> Reuters</a></em> è uscita un editoriale dal titolo “Il voto tedesco può far crollare l’intesa Macron-Merkel per l’Europa”. Anzi, il deludente risultato di Angela Merkel alle elezioni tedesche, può delegittimare la stessa riforma del lavoro che Macron sta portando in patria. La riforma francese si inserisce infatti sulla scia di quella che fu la riforma del lavoro applicata in Germania, chiamata <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.economist.com/news/europe/21573583-ten-years-how-does-germanys-agenda-2010-package-rate-wunderreform">Agenda 2010</a>. La stessa venne varata dal Cancelliere Schroder, ma fu applicata e “migliorata” sotto la cancelleria di Angela Merkel. La stagnazione salariale tedesca con la relativa flessibilizzazione del lavoro potrà essere usato come modello per contrastare la riforma di Macron.</p>
<p>Emmanuel Macron non va d&#8217;accordo con le piazze</p>
<p>Un recente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-germany-election-europe-analysis/german-vote-could-doom-merkel-macron-deal-on-europe-idUSKCN1BZ0VY">sondaggio</a> condotto dalla Bertelsmann Foundation dimostra come sia già in atto nella popolazione francese un moto di disillusione nei confronti di Macron e del suo progetto. Solo il 41% dei francesi crede che l’Europa abbia bisogno di più integrazione, dieci punti percentuali sotto la media europea. Mentre solo il 31% dei francesi vuole la creazione di un ulteriore fondo salva Stati in grado di tenere assieme l’Unione (il progetto caldeggiato proprio da Macron). L’enfant prodige ha recentemente dichiarato alla <em><a href="http://cnnpressroom.blogs.cnn.com/2017/09/19/cnn-exclusive-french-president-emmanuel-macron-speaks-to-christiane-amanpour/">CNN</a></em> che la “democrazia non è la piazza”. Le elezioni tedesche e i sondaggi stanno però dimostrando a Macron che senza il consenso della piazza non si può andare da nessuna parte. </p>

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		<title>Il programma flop di Martin Schulz  rischia di far fallire la Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/programma-flop-martin-schulz-rischia-far-fallire-la-germania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2017 18:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Martin Schulz sembra essere destinato alla sconfitta. Il sogno dell&#8217;arcinemico di Berlusconi di diventare cancelliere tedesco, infatti, sta lentamente tramontando. Dopo che i sondaggi preelettorali avevano alimentato le speranze dei socialdemocratici, le ultime rilevazioni danno l&#8217;ex presidente del parlamento europeo al 25% dei consensi. Poco, troppo poco, per raggiungere la forbice tra il 38% e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/programma-flop-martin-schulz-rischia-far-fallire-la-germania.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170816223025_24039269-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Martin Schulz</strong> sembra essere destinato alla sconfitta. Il sogno dell&#8217;<a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/100-schulz-ora-martin-bulgaro-larcinemico-cav-sogna-1376862.html">arcinemico di Berlusconi </a>di diventare cancelliere tedesco, infatti, sta lentamente tramontando. Dopo che i sondaggi preelettorali avevano alimentato le speranze dei socialdemocratici, le ultime rilevazioni danno l&#8217;ex presidente del parlamento europeo al 25% dei consensi. Poco, troppo poco, per raggiungere la forbice tra il 38% e il 40% che gli analisti politici, invece, assegnano  adesso ad <strong>Angela Merkel</strong>. Il leader dell&#8217;<strong>Spd</strong>, allora, è corso ai ripari operando una <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/martin-schulz-ora-fa-conservatore-1428631.html">profonda sterzata </a>alle sue linee programmatiche, specie riguardo le politiche sull&#8217;immigrazione. Schulz, è risaputo, sta provando risalire la china presentando un programma in grado di operare un choc nella continuità che, per inverso, rappresenterebbe il quarto mandato consecutivo di Frau Merkel. Strategia che all&#8217;inizio di questa campagna elettorale sembrava funzionare. </p>
<p>Ripensare il lavoro</p>
<p>Nonostante i dati occupazionali sulla Germania stiano fotografando un unicum nel panorama continentale per positività statistiche, obiettivo del presidente dell&#8217;Spd è &#8220;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.wallstreetitalia.com/news/elezioni-germania-ecco-il-programma-sul-lavoro-di-martin-schulz/">smontare l&#8217;Agenda del 2010</a>&#8220;, quella contenente le riforme del lavoro volute dall&#8217;allora Cancelliere socialdemocratico <strong>Gerhard Schroeder. </strong>Un piano programmatico che costò parecchi voti alla sinistra tedesca, fece esplodere Die Linke e contribuì alla nascita dell&#8217;AFD, il movimento populista attualmente in crisi. Schulz, dal canto suo, propone maggiori tutele per i disoccupati, in modo da far sì che non rientrino, dopo 12 mesi, tra i destinatari degli assegni sociali. Ed una delle novità principali del programma dell&#8217;ex presidente del parlamento Ue, è proprio quella di estendere questo assegno anche a coloro che non hanno 50 anni. Operazione dal costo difficilmente stimabile, considerando che, come spiegato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/blog/2017/03/14/schulz-germania-spd-sondaggi-promesse/">qui</a>,  &#8220;i dati più recenti disponibili indicano per l’anno 2014, un costo della disoccupazione pari a <strong>56,7 miliardi di euro</strong>&#8220;. Un bell&#8217;investimento, in ogni caso.  Un altro intervento sarebbe destinato alla riforma dei contratti di lavoro per i giovani. Il 40% delle occupazioni svolte dai 25-35enni, infatti, sono a tempo. Rivisitare da capo i canovacci della visione tedesca del lavoro, cercando di attrarre i voti dei giovani. Schulz, insomma, è tra quanti sostengono che in Germania, nonostante le statistiche, l&#8217;occupazione sia un problema. </p>
<p>I costi del programma di Schulz</p>
<p>Ma la rivoluzione annunciata dall&#8217;aspirante cancelliere quanto verrebbe a costare ai bilanci tedeschi? Un tentativo di trasformare il programma di Schulz in spese fattive lo ha fatto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/blog/2017/03/14/schulz-germania-spd-sondaggi-promesse/">il settimanale Focus</a>.  Ne è venuto fuori un quadro di difficile riscontro pratico. Solo la riforma delle pensioni, ad esempio, costerebbe allo stato  <strong>27,8 miliardi di euro</strong> l&#8217;anno. &#8220;Fino al 2029 vorrebbe dire un costo aggiuntivo complessivo di 333,6 miliardi di euro. Secondo l’Istituto dell’economia tedesca di Colonia (IW) sarebbe ancora più alto, arrivando a <strong>477 miliardi di euro</strong>. Per il datore di lavoro i contributi salirebbero fino al 22 per cento (che peraltro è il limite massimo ammesso&#8221;, questo solo per il congelamento del coefficiente per le pensioni. L&#8217;aumento delle pensioni minime, poi, necessiterebbe, secondo le previsioni, di programmare sul bilancio del 2030<strong>altri 3 miliardi di euro di spesa</strong>. Un ulteriore punto centrale del programma elettorale è l&#8217;istruzione gratuita per tutti. Battaglia campale dei socialdemocratici in Germania, il costo stimato per la medesima proposta nel 2013 era di <strong>20 miliardi d&#8217;euro</strong>. Solo queste poche delineazioni in definitiva, rendono l&#8217;idea di quanto si dovrebbe spendere concretamente per l&#8217;attuazione del programma dell&#8217;Spd.</p>
<p>Il socialismo di ritorno</p>
<p>Il candidato cancelliere cerca di allargare il più possibile il suo bacino elettorale. E se per tentare la rimonta sta utilizzando la &#8220;<strong>carta migranti</strong>&#8220;, sostenendo essenzialmente che serve un diverso processo di gestione del fenomeno dell&#8217;immigrazione, sul campo bioetico è rimasto ancorato alle posizioni tipiche del socialismo tradizionale. Tanto da <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/germania-schulz-s-ai-matrimoni-gay-o-niente-coalizione-1413042.html">avvisare gli alleati</a> sulle conseguenze politiche, in caso di mancata approvazione del progetto di legge sul matrimonio tra omosessuali. Niente coalizione, insomma, in caso di contrarietà alla proposta. La riproposizione di un <strong>socialismo di ritorno</strong>, però, è proprio quella evidenziata dalla volontà di rivedere l&#8217;Agenda del 2010, contando su un ingente aumento della <strong>spesa pubblica</strong>. Dimenticandosi, forse, che nel direttivo socialista che approvò quella piattaforma sedeva anche lui. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/programma-flop-martin-schulz-rischia-far-fallire-la-germania.html">Il programma flop di Martin Schulz  rischia di far fallire la Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Non solo Merkel e Schulz,  ecco tutti gli altri candidati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-solo-merkel-schulz-tutti-gli-altri-candidati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2017 13:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-federali-in-germania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non solo Angela Merkel e Martin Schulz. Le elezioni tedesche avranno anche altri protagonisti. Un ruolo essenziale sarà giocato dalle coalizioni messe in campo dopo il voto del 24 settembre. Un altro, ancora, dai partiti che non hanno velleità di governo, ma che sembravano poter contendere una fetta di voti, soprattutto a destra. L&#8217;attuale cancelliere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-merkel-schulz-tutti-gli-altri-candidati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20170826145252_24104102-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non solo <strong>Angela Merkel</strong> e <strong>Martin Schulz</strong>. Le elezioni tedesche avranno anche altri protagonisti. Un ruolo essenziale sarà giocato dalle coalizioni messe in campo dopo il voto del 24 settembre. Un altro, ancora, dai partiti che non hanno velleità di governo, ma che sembravano poter contendere una fetta di voti, soprattutto a destra. L&#8217;attuale cancelliere tedesco ha raggiunto un vantaggio tale per cui diviene complesso fare previsioni di sorta. Per quanto, però, in questi giorni, il gradimento della Cdu e del suo leader sia dato in <strong>lieve calo</strong>, è certo che qualche stravolgimento al governo, una volta votato, possa accadere. Uno su tutte:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/merkel-vince-nel-feudo-spd-nuova-d-b-cle-schulz-1397116.html">le recenti competizioni regionali</a> hanno sfilacciato l&#8217;alleanza promossa da <strong>Spd</strong> e <strong>Verdi</strong>, consentendo a Frau Merkel di immaginare non più la composizione di un governo di grossa coalizione (che comprenderebbe la SPD), ma di una vera e propria maggioranza politica composta da Cdu/Csu, liberaldemocratici e magari proprio dai Verdi. </p>
<p>La crisi dell&#8217;AFD</p>
<p>Il pericolo più grande per la continuità governativa sembrava rappresentato da &#8220;Alternativa per la Germania&#8221;, la piattaforma <strong>populista</strong> che aveva macinato consensi nel corso degli anni. L&#8217;<a href="http://www.affaritaliani.it/esteri/germania-merkel-ko-pil-sotto-le-attese-e-cdu-in-calo-494794.html">ultimo sondaggio </a> fotografa una lenta risalita del partito di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-populismo-anti-merkel-il-caso-dellafd/"><strong>Frauke Petry</strong></a> che, tuttavia, non dovrebbe rappresentare un problema per la quarta affermazione consecutiva della Bundeskanzlerin. Ad influire sulla mancata esplosione elettorale dell&#8217;AFD, del resto, potrebbe essere proprio la scelta della Petry di non candidarsi come cancelliere della Germania federale. Decisione che ha contribuito alla nascita di una crisi interna allo schieramento durante lo scorso inverno. Il partito che sembrava poter insidiare la Merkel da destra, insomma, arranca nei sondaggi e l&#8217;espulsione di <strong>Bjorn Hoecke</strong>, capo del partito in Turingia, che a Dresda tenne un discorso nel quale definì la Germania &#8220;l&#8217;unico paese che impianta un monumento della vergogna nel cuore della propria capitale&#8221;, e ancora, &#8220;basta con questa stupida politica della memoria, ci vuole una svolta a 180 gradi&#8221;, ha contribuito alla crisi dell&#8217;AFD. Adesso, per il tramite del tandem <strong>Alexander Gauland </strong>e <strong>Alice Weidel</strong>, il tentativo di risalire la china, ma i tempi nei quali si diceva che i populisti tedeschi avrebbero tolto il cancellierato alla Merkel sembrano davvero lontani. </p>
<p>La fine della coalizione rosso-verde</p>
<p>Nel Land nord-occidentale del <strong>Niedersachsen</strong>, governa una  coalizione formata da SPD e <strong>Grüne</strong> , cioè &#8220;I Verdi&#8221;. Questi ultimi, però, stanno mettendo a rischio la maggioranza. Ed è uno dei possibili indizi che porterebbero il partito ambientalista al governo con la Cdu a partire dall&#8217;ottobre prossimo. Il presidente dei ministri del Land, tra l&#8217;altro, è <strong>Stephan Weil</strong>,  coinvolto nello scandalo della Volkswagen. La crisi della maggioranza, non a caso, è iniziata con il passaggio della deputata ambientalista, <strong>Elke Twesten</strong>, alla Cdu. Un cambio di casacca simbolico, che rappresenta sinteticamente quanto ipotizzato più volte dalla stampa tedesca: il passaggio dei Verdi in una coalizione di centrodestra a livello nazionale. Schulz, insomma, non sarebbe riuscito a tenere in piedi il progetto che vedeva socialdemocratici e ambientalisti lanciati verso il governo della Germania e per quanto i vertici del partito si siano scagliati contro la Twesten per il suo cambio di casacca, il Niedersachsen rappresentava l&#8217;ultimo land amministrato da uno schieramento &#8220;rosso-verde&#8221;. I capilista del cartello per il rinnovo del Bundestag saranno, per gli ambientalisti, <strong>Katrin Göring-Eckardt</strong> e <strong>Cem Özdemir</strong>. </p>
<p>La sinistra e i liberaldemocratici</p>
<p><strong>Die Linke</strong>, il partito di sinistra pura, dato dai sondaggisti all&#8217;8%, è appaiato alle stesse percentuali di AFD, Verdi e Liberaldemocratici. Nel corso di questi mesi, la dirigenza del partito ha più volte aperto all&#8217;ipotesi di strutturare attorno a Schulz un progetto comune. Il gioco ad incastro del sistema proporzionale, del resto, consente previsioni che incrocino le varie possibilità di comporre maggioranze in parlamento. Una di queste è proprio un&#8217;alleanza tra la Spd e Die Linke, ma lo spostamento a sinistra del candidato socialdemocratico unito alle storiche battaglie in difesa del pubblico della sinistra massimalista, sembrano essere stati fattori determinanti per la fine dell&#8217; &#8220;<strong>effetto Schulz</strong>&#8220;. L&#8217;impianto industriale della Germania, insomma, appare spaventato da questa possibilità e contribuisce a far sì che, seppur uniti, i due partiti abbiano difficoltà a raggiungere la maggioranza dei seggi. Niente consensi, insomma, dal bacino industriale teutonico. I capilista del cartello di sinistra saranno <strong>Dietmar Bartsch</strong> &amp; <strong>Sahra Wagenknecht</strong>. I Liberaldemocratici, infine, in crescita nei sondaggi e tradizionalmente forza di governo, rappresentano l&#8217;alleato naturale per il governo politico di Angela Merkel. Il capolista di <strong>FDP</strong> sarà <strong>Christian Lindner</strong>, possibile prossimo vice-cancelliere. </p>
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		<title>Come cambia il mondo con Trump</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 09:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Hillary Clinton no. E così milioni di elettori americani hanno deciso di dare le propria preferenza a Donald Trump, il magnate americano dai capelli arruffati e dalle pose plastiche. Hanno spiazzato commentatori, analisti e giornalisti che davano ormai la Clinton presidente. Una maggioranza silenziosa che, forse, non ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-presidente-cambia-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109155609_21254338_TRUMP-e1478769889710-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Hillary Clinton no. E così milioni di elettori americani hanno deciso di dare le propria preferenza a <strong>Donald Trump</strong>, il magnate americano dai capelli arruffati e dalle pose plastiche. Hanno spiazzato commentatori, analisti e giornalisti che davano ormai la Clinton presidente. Una maggioranza silenziosa che, forse, non ha votato Trump in quanto migliore, ma in quanto meno peggio della candidata democratica. Si è turata il naso e ha portato il tycoon alla Casa Bianca. Forse quei milioni di elettori non se ne sono accorti, ma hanno cambiato (e non di poco) gli equilibri mondiali.Il passato della Clinton come Segretario di Stato è noto. Ha sostenuto i ribelli in Libia, poi quelli in Siria (criticando anche pesantemente lo scarso interventismo di Barack Obama) e pure i manifestanti dell&#8217;Euromaidan, andando così verso uno scontro frontale con la Russia di <strong>Vladimir Putin</strong>. Cosa avrebbe fatto se fosse diventata presidente degli Stati Uniti? Non lo sappiamo. Gli osservatori americani più critici della politica di Obama e del suo Segretario di Stato paventavano il rischio di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/con-clinton-presidente-sara-la-terza-guerra-mondiale/" target="_blank">una guerra su scala globale</a>. Uno scenario, questo, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/clinton-ci-porta-alla-guerra-mondiale/" target="_blank">ipotizzato anche da Trump</a>, forse per motivi propagandistici.Esultano i &#8220;populisti&#8221;Ma ieri ha vinto il tycoon. E con lui, almeno secondo certa stampa, i &#8220;populisti&#8221;. Una etichetta comoda per relegare in un angolo chi la pensa un po&#8217; fuori dagli schemi. I complimenti al nuovo presidente americano sono arrivati innanzitutto da <strong>Marine Le Pen</strong>: &#8220;Congratulazioni al nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e al popolo americano, libero!&#8221;. Non sono mancate ovviamente le congratulazioni del nazionalista inglese Nigel Farage, dell&#8217;ungherese Viktor Orban e dell&#8217;austriaco Norbert Hofer.È stata poi la volta del presidente egiziano <strong>Abdel Fattah al-Sisi</strong> e quello russo <strong>Vladimir Putin</strong>, che ha annunciato la propria volontà di riprendere i colloqui con l&#8217;America: &#8220;Non è una via facile, ma siamo pronti a far la nostra parte e far tutto il necessario perché le relazioni tra Russia e America tornino su un sentiero stabile di sviluppo&#8221;. Anche  <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha ricordato che Turchia e America sono alleati uniti da &#8220;reciproco rispetto, reciproco vantaggio e valori condivisi. Mi congratulo con Trump &#8211; ha scritto &#8211; per essere stato eletto quarantacinquesimo presidente degli Usa e spero di rafforzare ulteriormente le nostre relazioni&#8221;. Ieri Erdogan, parlando a Istanbul, ha affermato che i risultati delle presidenziali negli Usa segnano l&#8217;inizio di una &#8220;<strong>nuova era</strong>&#8221; e ha augurato &#8220;agli Usa un futuro di successo&#8221; dopo la vittoria di Trump. Ma le congratulazioni al tycoon sono arrivate anche dalla Cina di  <strong>Xi Jinping</strong>, il quale ha inviato un messaggio di congratulazioni al presidente eletto degli Stati Uniti in cui ha chiesto di &#8220;lavorare insieme per espandere la cooperazione tra Cina e Stati Uniti in ogni campo, a livello bilaterale, regionale e globale&#8221; e di &#8220;avanzare nelle relazioni da un nuovo punto di partenza&#8221; tra Pechino e Washington, che sia di beneficio a entrambe le parti e ad altri Paesi. &#8220;Ho in grande considerazione la relazione tra Cina e Stati Uniti e aspetto di lavorare con lei per espandere la cooperazione in ogni campo, bilaterale, regionale e globale&#8221;, ha scritto  Xi, che chiede a Trump di gestire le divergenze tra le due sponde del Pacifico &#8220;in maniera costruttiva&#8221; sulla base dei principi di &#8220;rispetto reciproco, non-conflittualità e di cooperazione win-win&#8221;. Rodrigo Duterte, scoppiettante (per usare un eufemismo) presidente delle Filippine che solo un mese fa aveva definito<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilpost.it/2016/09/05/duterte-obama/" target="_blank"> Obama &#8220;figlio di puttana&#8221;</a>, ha porto le sue &#8220;calorose congratulazioni&#8221; a Trump e ha fatto sapere che non vede l&#8217;ora di lavorare con lui per potenziare i rapporti. Un capovolgimento degli equilibri mondiali nel giro di una notte. Un valzer incredibile.L&#8217;Europa sotto chocSecondo quanto scrive Lucio Caracciolo su <em>La Repubblica</em> di oggi, Trump affosserà &#8220;i grandi trattati geopolitici-commerciali voluti da Obama &#8211; il transatlantico (<strong>Ttip</strong>) pare già abortito, il transpacifico (<strong>Tpp</strong>) soffre di un parto forse prematuro&#8221;. Ma non solo: il tycoon spiegherà &#8220;agli alleati europei (Nato) e asiatici (Giappone e Corea del Sud su tutti) che non possono contare a occhi chiusi sull&#8217;ombrello a stelle e strisce&#8221;. Si tratta dell&#8217;ormai nota politica &#8220;isolazionista&#8221; di Trump. Risolvere prima i problemi in casa e poi proiettarsi all&#8217;estero.<strong> Angela Merkel</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-la-merkel-tifa-clinton/" target="_blank">che ha sostenuto fino all&#8217;ultimo la Clinton</a>, ha mandato un algido messaggio al neo presidente americano:  &#8220;Germania e America sono legati da valori: democrazia, libertà, rispetto dello stato di diritto, rispetto della dignità della persona a prescindere dall&#8217;origine, dal colore della pelle, di religione, genere, orientamento sessuale o visione politica. Sulla base di questi valori, offro di lavorare strettamente con il futuro presidente&#8221;. Ancora più drastico è l&#8217;intervento del ministro della Difesa tedesco, <strong>Ursula von Leyen</strong>, che ha detto di esser rimasta scioccata dal voto americano. Il presidente del parlamento europeo, <strong>Martin Schulz</strong>, è stato invece tranchant: &#8220;<strong>Sarà difficile lavorare con Donald Trump</strong>&#8220;.Le preoccupazioni dell&#8217;IranParadossalmente, l&#8217;Iran non ride dell&#8217;arrivo di Trump alla Casa bianca. Hassan Rohani ha infatti subito messo le mani avanti: &#8220;Non vi è alcuna possibilità che l&#8217;accordo sul nucleare iraniano venga cancellato dal neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nonostante le sue minacce&#8221;. &#8220;L&#8217;accordo sul nucleare non è stato concluso con un Paese o con un governo &#8211; ha dichiarato Rohani &#8211; ma è stato approvato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e non vi è alcuna possibilità che tale provvedimento possa essere modificato da un singolo governo&#8221;.</p>
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