Non solo Angela Merkel e Martin Schulz. Le elezioni tedesche avranno anche altri protagonisti. Un ruolo essenziale sarà giocato dalle coalizioni messe in campo dopo il voto del 24 settembre. Un altro, ancora, dai partiti che non hanno velleità di governo, ma che sembravano poter contendere una fetta di voti, soprattutto a destra. L’attuale cancelliere tedesco ha raggiunto un vantaggio tale per cui diviene complesso fare previsioni di sorta. Per quanto, però, in questi giorni, il gradimento della Cdu e del suo leader sia dato in lieve calo, è certo che qualche stravolgimento al governo, una volta votato, possa accadere. Uno su tutte:le recenti competizioni regionali hanno sfilacciato l’alleanza promossa da Spd e Verdi, consentendo a Frau Merkel di immaginare non più la composizione di un governo di grossa coalizione (che comprenderebbe la SPD), ma di una vera e propria maggioranza politica composta da Cdu/Csu, liberaldemocratici e magari proprio dai Verdi. 

La crisi dell’AFD

Il pericolo più grande per la continuità governativa sembrava rappresentato da “Alternativa per la Germania”, la piattaforma populista che aveva macinato consensi nel corso degli anni. L’ultimo sondaggio  fotografa una lenta risalita del partito di Frauke Petry che, tuttavia, non dovrebbe rappresentare un problema per la quarta affermazione consecutiva della Bundeskanzlerin. Ad influire sulla mancata esplosione elettorale dell’AFD, del resto, potrebbe essere proprio la scelta della Petry di non candidarsi come cancelliere della Germania federale. Decisione che ha contribuito alla nascita di una crisi interna allo schieramento durante lo scorso inverno. Il partito che sembrava poter insidiare la Merkel da destra, insomma, arranca nei sondaggi e l’espulsione di Bjorn Hoecke, capo del partito in Turingia, che a Dresda tenne un discorso nel quale definì la Germania “l’unico paese che impianta un monumento della vergogna nel cuore della propria capitale”, e ancora, “basta con questa stupida politica della memoria, ci vuole una svolta a 180 gradi”, ha contribuito alla crisi dell’AFD. Adesso, per il tramite del tandem Alexander Gauland Alice Weidel, il tentativo di risalire la china, ma i tempi nei quali si diceva che i populisti tedeschi avrebbero tolto il cancellierato alla Merkel sembrano davvero lontani. 

La fine della coalizione rosso-verde

Nel Land nord-occidentale del Niedersachsen, governa una  coalizione formata da SPD e Grüne , cioè “I Verdi”. Questi ultimi, però, stanno mettendo a rischio la maggioranza. Ed è uno dei possibili indizi che porterebbero il partito ambientalista al governo con la Cdu a partire dall’ottobre prossimo. Il presidente dei ministri del Land, tra l’altro, è Stephan Weil,  coinvolto nello scandalo della Volkswagen. La crisi della maggioranza, non a caso, è iniziata con il passaggio della deputata ambientalista, Elke Twesten, alla Cdu. Un cambio di casacca simbolico, che rappresenta sinteticamente quanto ipotizzato più volte dalla stampa tedesca: il passaggio dei Verdi in una coalizione di centrodestra a livello nazionale. Schulz, insomma, non sarebbe riuscito a tenere in piedi il progetto che vedeva socialdemocratici e ambientalisti lanciati verso il governo della Germania e per quanto i vertici del partito si siano scagliati contro la Twesten per il suo cambio di casacca, il Niedersachsen rappresentava l’ultimo land amministrato da uno schieramento “rosso-verde”. I capilista del cartello per il rinnovo del Bundestag saranno, per gli ambientalisti, Katrin Göring-EckardtCem Özdemir

La sinistra e i liberaldemocratici

Die Linke, il partito di sinistra pura, dato dai sondaggisti all’8%, è appaiato alle stesse percentuali di AFD, Verdi e Liberaldemocratici. Nel corso di questi mesi, la dirigenza del partito ha più volte aperto all’ipotesi di strutturare attorno a Schulz un progetto comune. Il gioco ad incastro del sistema proporzionale, del resto, consente previsioni che incrocino le varie possibilità di comporre maggioranze in parlamento. Una di queste è proprio un’alleanza tra la Spd e Die Linke, ma lo spostamento a sinistra del candidato socialdemocratico unito alle storiche battaglie in difesa del pubblico della sinistra massimalista, sembrano essere stati fattori determinanti per la fine dell’ “effetto Schulz“. L’impianto industriale della Germania, insomma, appare spaventato da questa possibilità e contribuisce a far sì che, seppur uniti, i due partiti abbiano difficoltà a raggiungere la maggioranza dei seggi. Niente consensi, insomma, dal bacino industriale teutonico. I capilista del cartello di sinistra saranno Dietmar Bartsch & Sahra Wagenknecht. I Liberaldemocratici, infine, in crescita nei sondaggi e tradizionalmente forza di governo, rappresentano l’alleato naturale per il governo politico di Angela Merkel. Il capolista di FDP sarà Christian Lindner, possibile prossimo vice-cancelliere.