Le elezioni in Germania hanno certificato il crollo verticale dei socialdemocratici tedeschi. L’SPD che aveva governato con Schroder sino all’inizio dell’era Merkel è arrivato oggi ai minimi storici. Una parabola discendente iniziata già nelle elezioni federali del 2009, al termine delle quali l’SPD poteva vantare il 23.5% dei voti. Il risultato peggiore nel secondo dopo guerra. Nel 2013 la discesa pareva essersi interrotta con un 25.7%, che tuttavia certificava ancora lo strapotere della Cancelliera cristiano-democratica. Oggi, i risultati delle ultime urne, ci dicono che l’SPD ha a malapena raggiunto quota 20% delle preferenza. Eguagliando così il record negativo del 2009.

La sconfitta su ogni fronte dei socialdemocratici

Questa autentica crisi socialdemocratica non è passata inosservata. Bloomberg ha infatti pubblicato un lungo editoriale che prova a commentare il declino socialdemocratico non solo tedesco, ma di tutta Europa. “È chiaro dopo le elezioni di domenica in Germania che il fallimento elettorale dei principali partiti socialisti in Europa non è più un fatto isolato, ma una tendenza generale, una crisi esistenziale per il centro sinistra”. Così esordisce l’editoriale di Bloomberg. E in effetti tutti i recenti risultati elettorali in Europa hanno bocciato più o meno i programmi proposti dal centro-sinistra.

In Francia la Presidenza “socialista” di Hollande non ha ricevuto la benedizione, crollando ad un misero 7%. Anche in Olanda la situazione non è apparsa delle migliori, confermando il trend. Il Partito del Lavoro olandese è infatti passato dai 38 seggi assegnati nella legislazione precedente a soli 9, con un 5.7% dei voti. La crisi socialdemocratica ha sconfinato anche in Italia, dove il PD, il partito italiano che più si avvicina all’area, è sì al potere, ma ha perso lo scorso dicembre un Referendum che voleva mettere in discussione la stessa legittimità di Governo.

La sintesi tra destra e sinistra è davvero la soluzione?

Se il problema sollevato da Bloomberg è effettivamente reale, suscita qualche perplessità la soluzione prospettata tra le righe del portale finanziario. “È possibile che l’unica via percorribile per i partiti mainstream di sinistra si quella di allearsi con le forze di centro destra, una cosa che è successa in Francia dopo la vittoria di Macron alle elezioni presidenziali di quest’anno”. In sostanza secondo Bloomberg il centro sinistra per ritrovare la propria identità, dovrebbe perderla del tutto. L’unica modalità di sopravvivenza prospettata per la social-democrazia è un annullamento totale dei propri valori in vista di una rinascita come un non meglio precisato centro progressista liberista.

Cos’è rimasto di socialista?

Un’analisi che tuttavia omette di dire forse la cosa più importante. Ovvero che di socialista nei socialdemocratici è rimasta solo una parte del nome. A ben vedere infatti sia i programmi politici proposti sia gli stessi socialdemocratici che hanno guidato Governi in Europa hanno condotto politiche tutt’altro che sociali. Fu Gerhard Schroder il Cancelliere tedesco dell’SPD a lanciare la riforma del lavoro Agenda 2010 che mirava alla flessibilizzazione del lavoro, facilitazione dei licenziamenti e riduzione dei salari. In Francia sotto la Presidenza Hollande si vide un aumento notevole dell’imposizione fiscale. Un fattore che portò alla conseguente impopolarità del Presidente, con l’inevitabile fallimento del Partito Socialista alle successive elezioni.

Anche il programma politico di Martin Schulz aveva molto poco di socialista al suo interno. In materia economica il candidato aveva parlato solamente di un non ben precisato piano di investimenti infrastrutturali, attingendo dai soldi del surplus commerciale tedesco. Non una parola, invece, è stata spesa sulla tutela del lavoro, dei salari e delle pensioni. Anche il sistema Unione europea che impedisce de facto investimenti pubblici (e quindi soldi per famiglie, lavoro, università ecc.), non è stato criticato da Martin Schulz. Anzi, lo stesso ha espresso la volontà di cercare maggiore integrazione europea.

La fine dell’età dell’oro delle socialdemocrazie

Ciò che Bloomberg auspica, ovvero una sintesi tra centro-sinistra e centro-destra, è in realtà già avvenuta. Sia l’SPD che il CDU credono nella bontà del progetto europeo così com’è ora. Entrambi credono nei benefici effetti della globalizzazione, dell’apertura dei mercati nonché delle frontiere. Entrambi danno poca o nulla importanza alla tutela della figura del lavoratore. Ed è proprio su questo punto che si è rotto il patto tra elettori socialdemocratici e i loro rappresentanti politici.

Se fino agli anni ‘90, infatti, questo patto consisteva in uno scambio equo tra voto e garanzie sociali. Ora, senza le garanzie sociali, il voto non viene semplicemente più dato. Come ha detto il direttore della Campagna Norvegese per il Welfare State: “L’età dell’oro delle socialdemocrazie su un compromesso di classe e un bilanciamento di potere che rendeva possibile muoversi socialmente dentro un ambiente capitalistico. Il tentativo socialdemocratico (odierno)di ristabilire il compromesso di classe anche senza la mobilitazione e il confronto di classe, è un progetto illusorio”.  

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