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	<title>Hamid Karzai Archives - InsideOver</title>
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	<title>Hamid Karzai Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Come è cambiato l&#8217;Afghanistan dopo il ritorno dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2022 03:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan un anno dopo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un anno fa Kabul cadeva per l’ennesima volta nella sua storia. Come un ladro nella notte, il regime talebano avanzava nuovamente incontrando una resistenza prossima allo zero: la fuga di Ashraf Ghani, così come quella rocambolesca delle forze occidentali, simbolo di una battaglia persa iniziata nel nome della war on terror. A riguardare le immagini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html">Come è cambiato l&#8217;Afghanistan dopo il ritorno dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un anno fa <strong>Kabul</strong> cadeva per l’ennesima volta nella sua storia. Come un ladro nella notte, il regime talebano avanzava nuovamente incontrando una resistenza prossima allo zero: la fuga di <strong>Ashraf Ghani</strong>, così come quella rocambolesca delle forze occidentali, simbolo di una battaglia persa iniziata nel nome della <em>war on terror</em>. A riguardare le immagini di dodici mesi fa sembra ancora incomprensibile come in vent’anni non sia stato possibile evitare una <em>débâcle</em> di tali proporzioni, come e perché le strutture politiche e militari fossero ancora così fragili da sgretolarsi al primo soffio.</p>
<h2>La condizione della donna</h2>
<p>Un anno dopo, si può affermare senza ombra di dubbio che i talebani si son presi l’<strong>Afghanistan</strong> sotto una coperta scura, trascinandosi via quel po&#8217; di respiro di cui la società afgana aveva goduto, soprattutto le donne e i bambini. Nell’immediato era apparsa lampante la differenza tra la vecchia e la nuova guardia: più spregiudicati, più mediatici, più pragmatici e meno idealisti dei loro predecessori i <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-volto-dei-talebani.html">nuovi <em>taliban</em></a>. Avevano azzardato delle promesse, nessuna delle quali mantenuta.</p>
<p>A farne spese immediate <a href="https://it.insideover.com/societa/le-assurde-regole-dei-talebani-in-nome-della-sharia.html"><strong>donne e bambine</strong></a>, che si sono viste nuovamente depredate dell’istruzione, del volto, della parola, del diritto ad avere una professione e un futuro. Oggi, l&#8217;Afghanistan è l&#8217;unico Paese al mondo in cui alle ragazze è vietato frequentare le scuole superiori. Le restrizioni riguardano circa 1,1 milioni di ragazze adolescenti. Nel frattempo, le donne ora sono obbligate a coprirsi il viso in pubblico, in gran parte non possono lavorare fuori casa e devono avere un accompagnatore maschio durante i lunghi viaggi. Tali vincoli limitano sempre più la loro capacità di guadagnarsi da vivere, accedere all&#8217;assistenza sanitaria e all&#8217;istruzione, cercare protezione, sfuggire a situazioni di violenza, esercitare i propri diritti individuali e collettivi. Queste crescenti violazioni dei diritti di donne e ragazze stanno costando caro all&#8217;Afghanistan e stanno avendo un impatto sulla crescita sociale ed economica. Le Nazioni Unite stimano che le attuali restrizioni all&#8217;occupazione femminile abbiano provocato perdite economiche immediate fino a 1 miliardo di dollari, il 5% della produzione economica del Paese. Con più della metà della popolazione che necessita di assistenza umanitaria, tra insicurezza alimentare e malnutrizione, le ultime restrizioni rendono i tentativi di recupero più difficili, se non impossibili.</p>
<h2>La catastrofe umanitaria e le carestie</h2>
<p>Nel frattempo nel Paese è andata realizzandosi <a href="https://news.un.org/en/story/2022/05/1117812#:~:text=Women%20move%20food%20from%20a,of%20Herat%2C%20Afghanistan%20in%202021.&amp;text=Nearly%2020%20million%20people%20in,backed%20report%2C%20published%20on%20Monday."><strong>una delle catastrofi umanitarie più gravi di sempre</strong></a>: milioni di persone soffrono la fame. Più del 90% dei quasi 40 milioni di afgani non ha abbastanza da mangiare secondo le Nazioni Unite. Nella provincia di Ghor, nell&#8217;Afghanistan centrale, circa 20.000 persone hanno dovuto affrontare condizioni simili a <strong>carestie</strong> tra marzo e maggio. Una serie di fattori scatenanti ha portato a questa terribile situazione, in particolare il ritiro improvviso lo scorso anno di circa 8 miliardi di dollari in aiuti internazionali e le sanzioni contro i talebani che, dopo che il gruppo ha preso il potere, hanno portato all&#8217;isolamento del sistema bancario afgano dal resto del mondo. Sebbene da allora gli Stati Uniti e altre nazioni abbiano adottato misure per garantire che le restrizioni ai talebani non soffochino l&#8217;economia afgana e ostacolino il flusso di assistenza umanitaria, la situazione continua a deteriorarsi. Nonostante i programmi di soccorso abbiano contribuito a evitare una catastrofe durante il rigido inverno afgano, la fame persiste ancora a livelli senza precedenti.</p>
<p>I recenti raccolti porteranno un po&#8217; di sollievo a milioni di persone, ma sarà solo a breve termine per molti. Le ricadute della <strong>guerra in Ucraina</strong> continuano a esercitare pressioni sulla fornitura di grano, sui prodotti alimentari, sui fattori di produzione agricoli e sui prezzi del carburante. Inoltre, l&#8217;accesso a semi, fertilizzanti e acqua per l&#8217;irrigazione è limitato, le opportunità di lavoro sono scarse e le persone hanno contratto enormi debiti per acquistare cibo negli ultimi mesi.</p>
<h2>La libertà di stampa e la tolleranza religiosa</h2>
<p>Ridotta al lumicino anche la <strong>libertà di stampa</strong>: oltre 200 media afgani hanno chiuso nell’arco di quest’anno. Negli ultimi dodici mesi, su 544 organi di stampa, 218 sono stati chiusi e su 1200 operatori dei media, 7000 di loro hanno perso il lavoro. Secondo la <a href="https://rsf.org/en/taliban-takeover-40-afghan-media-have-closed-80-women-journalists-have-lost-their-jobs">Federazione afgana dei giornalisti e dei media</a>, più di 2.800 donne erano impiegate nei media afgani prima dell&#8217;ascesa al potere dell&#8217;Emirato islamico, ma più di 2.100 di loro hanno perso il lavoro.</p>
<p>Ci sono poi migliaia, forse milioni, di afgani invisibili: sono coloro che non sono riusciti a scappare. Fra questi le <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-dopo-un-anno-e-battaglia-tra-isis-e-sciiti.html">minoranze religiose</a> costrette a vivere come fantasmi: in seguito al loro ritorno al potere, i talebani avevano dichiarato che leggi sulla tolleranza religiosa emanate sotto l’ex governo dell’Afghanistan sarebbero rimaste in vigore a meno che non violassero la <em>sharia</em>. Parole al vento. Nel mirino degli studenti coranici ci sono non solo la minoranza sciita ma anche i cristiani convertiti, i rappresentanti della comunità Hazara, sikh e indù.</p>
<h2>Le relazioni &#8220;diplomatiche&#8221; dei talebani</h2>
<div>
<p>Da questi talebani 4.0 ci si aspettava un’intrusività internazionale di gran lunga maggiore, quantomeno per una questione di opportunità. Aveva fatto quasi sorridere l’atterraggio della loro delegazione in quel di <strong>Oslo</strong>, lo scorso gennaio, guidata dal ministro degli esteri Amir Khan Muttaqi per incontrare la delegazione occidentale, che si era affrettata a chiarire come non si trattasse di un riconoscimento diplomatico. Questi ultimi erano reduci da un tour in Russia, Iran, Qatar, Pakistan, Cina e Turkmenistan, quasi a definire la sottile linea di separazione tra nemici, “quasi” amici e vecchi amici. Strette di mano, convenevoli, parole altisonanti, qualche sorriso, ma più che un dialogo alla pari quell’incontro aveva sancito una reciproca repulsione.</p>
<p>Il 25 febbraio scorso, un altro tentativo di insinuarsi nelle cose del mondo, che avrebbe fatto sorridere se non si fosse trattato dell&#8217;inizio di una tragedia: all&#8217;indomani dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, il nuovo governo afgano esprimeva <span style="font-size: 1rem;">preoccupazione per i civili in Ucraina, chiedendo moderazione a tutte la parti, ritenendo ci fosse una possibilità reale di vittime civili nel conflitto. Fu quella l’occasione per rivendicare una <strong>politica estera neutrale</strong>, pur senza criticare &#8220;l&#8217;operazione militare speciale&#8221; annunciata da Vladimir Putin e confidando che la crisi di quelle ore potesse risolversi &#8220;tramite il dialogo e in modo pacifico&#8221;. Ma i talebani non sono Nehru, tantomeno Kabul è Bandung.</span></p>
</div>
<h2>Chi riconosce il &#8220;nuovo&#8221; Afghanistan?</h2>
<div>
<p>Un anno dopo, i talebani lottano ancora per ottenere il <strong>riconoscimento internazionale</strong>, anche se diversi governi si sono impegnati con Kabul, soprattutto per scongiurare la crisi umanitaria. La leadership afgana sostiene che l’attacco che ha ucciso <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ayman-al-zawahiri-e-morto-e-con-lui-si-chiude-unepoca.html">Ayman al-Zawahiri</a> ha violato sia le leggi internazionali che l&#8217;accordo dello scorso anno con gli Stati Uniti sul ritiro delle truppe statunitensi. L&#8217;accordo di Doha firmato in Qatar nel febbraio 2020 invitava anche i talebani, l&#8217;allora gruppo ribelle, a impedire ai terroristi transnazionali di operare in Afghanistan: gli Stati Uniti, pertanto, a loro volta accusano i talebani di aver violato l&#8217;accordo.</p>
<p>A oggi, nessun Paese ha riconosciuto ufficialmente il governo talebano in Afghanistan nonostante possa contare su forti simpatie e accoglienza calorosa in Cina, Russia e altri Paesi in lotta con l&#8217;Occidente. Dopo mesi di aperture, che includevano la consegna dell&#8217;ambasciata afgana a Mosca ai talebani, la <strong>Russia</strong> ha recentemente accennato alla possibilità di un riconoscimento formale. Dal canto suo, la <strong>Cina</strong> ha consentito ai talebani di assumere il controllo dell&#8217;ambasciata afgana a Pechino. Inoltre, i cinesi hanno manifestato interesse per numerose iniziative economiche, in particolare il sostegno finanziario per la costruzione di una ferrovia transnazionale attraverso l&#8217;Afghanistan che collegherebbe l&#8217;Uzbekistan ai porti marittimi del Pakistan: <em>business as usual</em>, insomma.</p>
<p>Anche il <strong>Pakistan</strong> starebbe cercando di stabilire una relazione con i talebani a causa delle crescenti sfide di sicurezza. L&#8217;anno scorso, l&#8217;<em>establishment</em> politico e di sicurezza pakistano sembrava appoggiare apertamente i talebani poiché l&#8217;allora Primo Ministro Imran Khan aveva definito il ritorno al potere del gruppo di ribelli come una rottura delle &#8220;catene della schiavitù&#8221;. Eppure, quell’euforia iniziale è scemata per via delle minacce poste dai talebani pakistani. L&#8217;<strong>Iran</strong>, nel frattempo, ha mantenuto una relativa distanza, mostrando una maggiore ambiguità. Le preoccupazioni iniziali derivanti dagli scontri lungo il confine tra talebani e guardie di frontiera iraniane hanno lasciato il posto a un <em>do ut des</em> di confine. Nel frattempo, la <strong>Turchia</strong> mantiene un&#8217;ambasciata a Kabul, ma non accade il contrario. Ankara, invece, resta coinvolta in progetti economici in Afghanistan come la diga idroelettrica di Kajaki nella provincia di Helmand. Erdogan ha tutto l’interesse a stabilizzare il Paese per arginare il flusso di afgani che entrano in Turchia attraverso l&#8217;Iran. Negli ultimi mesi, funzionari turchi affermano che più di 18.000 afgani sono stati deportati dalla Turchia.</p>
<h2>Dopo la conferenza di Tashkent</h2>
<div>
<p><strong><span style="font-size: 1rem;">Ad un passo dal riconoscimento potrebbe essere l’</span></strong><strong style="font-size: 1rem;">India</strong><span style="font-size: 1rem;">: a giugno, New Delhi ha inviato per la prima volta un team tecnico a Kabul dopo i colloqui dietro le quinte con i talebani. La squadra indiana è giunta a Kabul dopo che un alto diplomatico indiano ha visitato la capitale afgana e ha incontrato il ministro degli esteri. Questo è stato il primo incontro pubblico tra il governo talebano afghano e i funzionari indiani che hanno messo in luce l&#8217;approccio pragmatico adottato da New Delhi. L&#8217;India, in passato, si oppose fermamente ai talebani afgani e, nonostante l&#8217;insistenza degli Stati Uniti, si rifiutò di impegnarsi con il gruppo mentre i negoziati erano in corso a Doha. Ha investito massicciamente nella precedente amministrazione afgana guidata prima da Hamid Karzai e poi da Ashraf Ghani, e questo è stato a lungo ragione di attrito con Islamabad.</span></p>
<p>Solo qualche settimana fa, a <strong>Tashkent</strong>, l&#8217;Uzbekistan ha convocato una conferenza internazionale sull&#8217;Afghanistan. All&#8217;evento hanno partecipato più di 100 delegazioni provenienti da quasi 30 nazioni: molti dei governi, in particolare quelli dell&#8217;Asia centrale, hanno chiaramente spinto verso un&#8217;eventuale normalizzazione dei rapporti con Kabul. Per i talebani in grande spolvero si è trattato di un&#8217;occasione unica per dichiarare le loro ambizioni <em>anche</em> verso i loro ex antagonisti, Washington <em>in primis</em>. L&#8217;Occidente, nell&#8217;ultimo anno ha dialogato con i nuovi talebani esclusivamente a suon di milioni di dollari nei settori <span style="font-size: 1rem;">agricoltura, salute e istruzione: non si è trattato di un riconoscimento politico, ma di una resa di fatto allo stato delle cose. Il braccio di ferro continua e prima o poi uno dei due giocatori dovrà cedere in nome della stabilità regionale. </span><span style="font-size: 1rem;">Il governo dei talebani si è fatto in questa settimane via via più insistente sul riconoscimento politico da parte occidentale al grido di &#8220;non c&#8217;è altro governo da riconoscere&#8221;. </span><span style="font-size: 1rem;">La triste realtà dei fatti è proprio questa.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Le elezioni in Afghanistan non cambieranno il corso della guerra&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/graeme-smith-elezioni-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Giulianelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 08:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;Afghanistan alla vigilia del voto (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-768x297.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-1024x397.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 28 settembre, gli elettori afghani saranno chiamati, per la quarta volta dalla proclamazione della Repubblica islamica nel 2003, a decidere il loro prossimo presidente. Il processo di pace si è impantanato in un vicolo cieco: attentati, attacchi aerei e morti a decine sono, purtroppo, all&#8217;ordine del giorno. I talebani continuano a ripetere che stanno mantenendo la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/graeme-smith-elezioni-afghanistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/graeme-smith-elezioni-afghanistan.html">&#8220;Le elezioni in Afghanistan non cambieranno il corso della guerra&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;Afghanistan alla vigilia del voto (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-768x297.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LAfghanistan-alla-vigilia-del-voto-e1569400716101-1024x397.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 28 settembre, gli elettori afghani saranno chiamati, per la quarta volta dalla proclamazione della Repubblica islamica nel 2003, a decidere il loro prossimo presidente. Il processo di pace si è impantanato in un vicolo cieco: attentati, attacchi aerei e morti a decine sono, purtroppo, all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p>I talebani continuano a ripetere che stanno mantenendo la porta aperta agli Stati Uniti, se la loro amministrazione deciderà di riprendere i colloqui di pace per porre fine a un conflitto in corso da 18 anni. Due settimane fa, dopo un attacco in cui un soldato americano e altri 11 civili sono stati uccisi, Donald Trump ha cancellato l&#8217;incontro segreto con i talebani, dichiarando &#8220;morti&#8221; i colloqui di pace. Ma il capo negoziatore Sher Mohammad Abbas Stanikzai, <a href="https://www.bbc.com/news/world-asia-49729612" target="_blank" rel="noopener">durante un&#8217;intervista esclusiva con <em>la Bbc</em></a>, ha insistito sul fatto che i negoziati sono rimasti &#8220;l&#8217;unica via per la pace in Afghanistan&#8221;. Ha respinto anche le denunce americane, affermando che i talebani non hanno fatto nulla di male.</p>
<p>L&#8217;ex presidente afghano Karzai, che ha governato il Paese dal 2004 al 2014, ha dichiarato che &#8220;il voto ora è come chiedere a un malato di cuore di correre una maratona&#8221;, in quanto potrebbe innescare attacchi talebani che getteranno ancor di più la nazione caos. &#8220;Non è il momento per tenere le presidenziali&#8221;, ha dichiarato, &#8220;non possiamo condurre elezioni in un Paese che sta attraversando un conflitto imposto dall&#8217;estero. Siamo in una guerra di obiettivi e interessi stranieri. Non è il nostro conflitto: noi ci stiamo solo morendo”.</p>
<p>Graeme Smith, autore e ricercatore canadese, lavora come consulente per l&#8217;International Crisis Group nell&#8217;ufficio dell&#8217;organizzazione a Kabul ed è uno dei maggiori esperti mondiali sull&#8217;Afghanistan. Abbiamo parlato con lui, in esclusiva, delle prossime elezioni presidenziali, del processo di pace e delle prospettive per un Paese dilaniato dalla guerra.</p>
<p><b>Può spiegarci qual è il clima che si respira in Afghanistan, nell&#8217;imminenza delle elezioni presidenziali?</b></p>
<p>È sempre meglio chiedere agli afghani come si sentono, ma alcune cose si possono osservare da straniero. La prima è la mancanza di comizi e di candidati che viaggiano nelle province. Nelle elezioni precedenti, i contendenti hanno investito tempo e denaro per ottenere voti. Questa volta, i partecipanti sembrano meno interessati al processo elettorale. Tutti sanno che la principale competizione per il potere si svolgerà al tavolo dei negoziati con i talebani, quindi il voto imminente ha suscitato meno entusiasmo.</p>
<p><b>Il terrorismo non si ferma: è un modo per cercare di influenzare le elezioni?</b></p>
<p>&#8220;Terrorismo&#8221; è un modo per descrivere il fenomeno. In un momento in cui le Nazioni Unite affermano che le forze filo-governative stanno uccidendo più civili delle forze anti-governative &#8211; e dal momento che né gli Stati Uniti né le Nazioni Unite annoverano i talebani nella lista dei gruppi terroristici &#8211; non sono sicuro che sia un&#8217;etichetta utile. Forse la vostra domanda riguarda gli alti livelli di violenza. Potete controllare l&#8217;ultimo riepilogo delle operazioni aerea pubblicato dall&#8217;esercito americano il 31 agosto: durante il periodo dei negoziati nel 2018 e nel 2019, gli Stati Uniti hanno lanciato più bombe sull&#8217;Afghanistan rispetto a qualsiasi altro anno precedente. Ho anche visto dati non pubblici che mostrano come gli attacchi dei talebani a Kabul siano aumentati negli ultimi mesi. E c&#8217;è sicuramente una percezione dell’opinione pubblica a Kabul secondo cui i talebani hanno aumentato drasticamente la loro violenza. È corretto affermare che entrambe le parti hanno esercitato pressioni militari man mano che la politica intensifica i suoi sforzi durante i negoziati. Questa è una buona ragione per avviare un processo di pace su vasta scala e lavorare per una mutua distensione.</p>
<p><b>Molti candidati si presenteranno alle elezioni: chi sono i favoriti? Ghani e Abdullah?</b></p>
<p>Ghani parte favorito e sembra probabile che vincerà se il voto andrà avanti. La sua vittoria sarebbe contestata dai candidati rivali che affermano che Ghani controlla i meccanismi delle elezioni e ha mobilitato risorse statali per aiutare la sua campagna per la rielezione.</p>
<p><b>E </b><b>i</b><b> </b><b>talebani</b><b>? </b><b>Stanno</b><b> </b><b>diventando</b><b> di nuovo </b><b>forti</b><b>? Quale </b><b>ruolo</b><b> </b><b>hanno</b><b> </b><b>nelle</b><b> </b><b>elezioni</b><b> e chi </b><b>sostengono</b><b>?</b></p>
<p>I talebani hanno promesso di disturbare le elezioni se andranno avanti. Hanno la capacità militare di dare un seguito alla loro minaccia. Sono preoccupato che le elezioni possano essere sanguinose. Indipendentemente da ciò che i talebani decideranno di fare, l&#8217;affluenza alle urne sarà probabilmente bassa. È stato riportato che, durante le elezioni parlamentari dello scorso anno, meno di uno su cinque aventi diritto ha partecipato al voto. Il <em>caveat</em> &#8220;è stato riportato&#8221; è importante, perché di solito le elezioni afghane sono caratterizzate da frodi che causano sovrastime sull&#8217;affluenza alle urne.</p>
<p><b>Lei riesce a vedere una possibile svolta per l&#8217;Afghanistan in queste elezioni?</b></p>
<p>No, le elezioni non cambieranno significativamente il corso della guerra afgana. Il presidente Ghani probabilmente rimarrà in carica.</p>
<p><b>Come </b><b>puoi</b><b> </b><b>spiegare</b><b> la </b><b>decisione</b><b> di Donald Trump di </b><b>cancellare</b><b> Camp David?</b></p>
<p>Trump era arrabbiato per il fatto che i talebani non volessero seguire il suo copione per il processo di pace. Non è chiaro se i negoziati possano essere rilanciati. Ciò che è chiaro è che gli Stati Uniti mancano di opzioni militari, quindi probabilmente torneranno alla diplomazia, prima o poi.</p>
<p><b>Un </b><b>futuro</b><b> di pace è </b><b>ancora</b><b> </b><b>possibile</b><b> in Afghanistan?</b></p>
<p>Sì. Una soluzione politica sarebbe l’opzione migliore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/graeme-smith-elezioni-afghanistan.html">&#8220;Le elezioni in Afghanistan non cambieranno il corso della guerra&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Karzai accusa gli Stati Uniti  di aiutare il Califfato in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/karzai-accusa-gli-stati-uniti-aiutare-califfato-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 07:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-1024x739.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ancora una volta accuse di connivenza tra Stati Uniti e Isis. Questa volta a lanciarle è stato Hamid Karzai, ex Presidente dell’Afghanistan. In un’intervista rilasciata lo scorso venerdì all’emittente qatariota Al Jazeera, Hamid Karzai ha risposto ad alcune domande poste da un giornalista incalzante. Si è analizzata la situazione attuale del Paese, le accuse recenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/karzai-accusa-gli-stati-uniti-aiutare-califfato-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110095137_24932320-1024x739.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ancora una volta accuse di connivenza tra Stati Uniti e Isis. Questa volta a lanciarle è stato Hamid Karzai, ex Presidente dell’Afghanistan. In un’intervista rilasciata lo scorso venerdì all’emittente qatariota <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aljazeera.com/programmes/upfront/2017/11/hamid-karzai-isil-war-crimes-171110084021004.html">Al Jazeera</a></em>, <strong>Hamid Karzai</strong> ha risposto ad alcune domande poste da un giornalista incalzante. Si è analizzata la situazione attuale del Paese, le accuse recenti mosse dalla Corte Penale Internazionale proprio contro il Governo Karzai e appunto la presenza dell’Isis.</p>
<p>Karzai, un personaggio controverso</p>
<p>Emerge da questa breve intervista un personaggio, quello di Karzai, pittoresco, a tratti teatrale, le cui dichiarazioni contrastano talvolta con quanto fatto da lui stesso. Tuttavia è necessario pesare il contenuto dell’intervista, tenendo in considerazione l’esperienza politica del personaggio e il suo stretto rapporto con gli Stati Uniti d’America. Karzai sostiene infatti a gran forza la necessità di un progressivo e totale disimpegno delle forze armate militari americane nel Paese, così da favorire un processo di riconciliazione.</p>
<p>L’ex Presidente afghano è dunque disposto, adesso, a stabilire un dialogo di pace con la controparte talebana. I militanti sunniti controllano infatti ancora il 40% del territorio, questo dopo sedici anni di guerra, e sono anch’essi disposti a intavolare un dialogo con Kabul, ma a patto che qualsiasi esercito straniero esca dal Paese. Certo verrebbe da appuntare a Karzai il fatto che da Presidente non ha mai messo in discussione la presenza americana sul territorio afghano, se non nell’ultimissimo periodo.</p>
<p>Stati Uniti e Karzai un tempo stretti alleati</p>
<p>I rapporti tra Hamid Khan Kharzai e Washington nascono infatti già all’inizio degli anni ‘80, durante l’occupazione sovietica del Paese. Allora Karzai lavorava come raccoglitore di fondi per la resistenza anti russa e pare che abbia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2013/05/05/world/asia/karzai-said-he-was-assured-of-cash-deliveries-by-cia.html">trovato</a> nella CIA una ricca fonte di donazioni. Fin dal 2001 è stato poi accanito sostenitore dell’attacco statunitense contro il Governo talebano del Mullah Omar, fino alle elezioni del 2004 che lo videro eletto come Presidente dell’Afghanistan.</p>
<p>Da allora ha sempre (e)seguito la strategia dettata da Washington. Venne anche accusato, come riportato nella pellicola di Fahrenheit 9/11, di essere stato al soldo della compagnia petrolifera americana Unocal. Insomma le recenti dichiarazioni di Karzai stridono molto con quanto fatto da lui stesso durante la sua presidenza. Questo nuovo anti americanismo all’acqua di rose sembra più una ripicca verso Washington, colpevole di aver ormai dimenticato un vecchio alleato. Lette in quest’ottica le accuse precise che Karzai rivolge all’amministrazione americana rispetto ad una connivenza con l’Isis sembrerebbero campate in aria.</p>
<p>Le responsabilità di Washington</p>
<p>Tuttavia, ad una attenta analisi, ciò che il Presidente sostiene potrebbe non essere così lontano dalla realtà. Incalzato dal giornalista, Karzai, infatti, nega che singole persone, come per esempio Donald Trump, abbiano contatti diretti con Daesh, ma afferma che “Isis è emerso sotto la presenza, militare, strategica e dell’intelligence americana”. Un fatto innegabilmente vero, considerato che Isis entra in Afghanistan nel 2015, quando gli Stati Uniti sono ormai presenti nel Paese da quattordici anni. Un evento che diventa ancora più difficile da interpretare se si considera l’immediata ostilità dei talebani contro Isis. “Come hanno fatto a entrare e rimanere nel Paese?” si chiede Karzai.</p>
<p>Un altro interessante interrogativo lanciato dall’ex Presidente riguarda l’episodio della “madre di tutte le bombe”. La MOAB che venne sganciata lo scorso 13 aprile 2017 proprio con l’obiettivo di distruggere una postazione Isis. Tuttavia secondo Karzai contemporaneamente a quest’attacco, le stesse forze di Daesh sono riuscite a conquistare un distretto del Paese.</p>
<p>Karzai non è affidabile, ma l&#8217;atteggiamento degli Stati Uniti rimane sempre ambiguo</p>
<p>Queste accuse vanno ovviamente prese con le pinze. Tuttavia non possono non far riflettere le similitudini con quanto successo in Siria e Iraq tra Isis e Stati Uniti. Anche in un diverso contesto Washington è stata più volte accusata di non avere posto la lotta all’Isis come priorità della propria agenda. Un pensiero che era poi stato confermato da alcuni esponenti neocon sulle colonne del <em><a href="https://www.nytimes.com/2017/04/12/opinion/why-is-trump-fighting-isis-in-syria.html?rref=collection%2Fcolumn%2Fthomas-l-friedman&amp;action=click&amp;contentCollection=opinion&amp;region=stream&amp;module=stream_unit&amp;version=latest&amp;contentPlacement=1&amp;pgtype=collection&amp;_r=0">New York Times</a></em>, dove l’Isis veniva descritto come un attore funzionale agli interessi americani nella regione.</p>

<p>Karzai dunque potrebbe aver ragione quasi su tutto. Una cosa però l’ha sbagliata, ovvero non fare pubblicamente un mea culpa. Perché se l’Afghanistan si trova ora nella situazione disastrosa, da lui stesso descritta, è dovuto anche a sue dirette responsabilità. Non a caso la Corte Penale Internazionale ha preso sotto esame il periodo della sua presidenza per possibili “violazioni dei diritti umani”.</p>
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		<title>Il lato oscuro della guerra in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-lato-oscuro-della-guerra-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2016 14:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eroina]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Oppio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>I contadini afghani la chiamano giang-i-tariàk, la guerra dell’oppio. Una guerra che, nonostante la distanza, ci riguarda. Le conseguenze di quello che è successo nel martoriato Afghanistan, infatti, giungono fino a noi. Fino all’Europa e &#8211; soprattutto &#8211; fino all’Italia. Ma in che modo? Con quella che Enrico Piovesana, giornalista ed autore di Afghanistan 2001-2016: &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-lato-oscuro-della-guerra-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-lato-oscuro-della-guerra-in-afghanistan.html">Il lato oscuro della guerra in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/Photos-of-U.S.-and-Afghan-Troops-Patrolling-Poppy-Fields-June-2012-13-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>I contadini afghani la chiamano <em>giang-i-tariàk</em>, la guerra dell’oppio. Una guerra che, nonostante la distanza, ci riguarda. Le conseguenze di quello che è successo nel martoriato <strong>Afghanistan</strong>, infatti, giungono fino a noi. Fino all’Europa e &#8211; soprattutto &#8211; fino all’Italia. Ma in che modo? Con quella che Enrico Piovesana, giornalista ed autore di <em>Afghanistan 2001-2016: la nuova guerra dell’oppio</em> (Arianna Editrice, pp. 96 euro 8,90), chiama “<strong>il ritorno dell’eroina</strong>”. E il nostro Paese è il secondo mercato in Europa – dopo la Gran Bretagna – di questa micidiale sostanza prodotta grazie alle piantagioni di papavero nelle montagne del Paese asiatico.Che l&#8217;Afghanistan sia il più grande produttore di oppio al mondo &#8211; seguito dal Triangolo d’Oro compreso tra la Birmania, il Laos, la Thailandia e il Vietnam &#8211; non è certo una novità. Ma il volume del giornalista è un viaggio-inchiesta che ci conduce alla scoperta del lato più oscuro e meno dibattuto di questo allarmante fenomeno: quello della <strong>connivenza delle forze d’occupazione americane e alleate con il business dell’oppio e dell’eroina</strong>. Per l’autore, che riporta numerose testimonianze raccolte durante i suoi viaggi come corrispondente per <em>Peace Reporter</em>, questa è stata “una spregiudicata strategia, orchestrata dalla CIA secondo una pratica operativa attuata dall’agenzia fin dalla sua nascita, che ha provocato il boom della produzione di oppio afgano e del traffico internazionale di eroina, con il coinvolgimento degli stessi militari alleati, italiani compresi”. La conseguenza è tristemente sotto gli occhi di tutti: una nuova epidemia globale di tossicodipendenza, scientemente diffusa in nome del business, miete silenziosamente centomila vittime ogni anno, soprattutto in Europa e in Russia.Enrico Piovesana scopre tutto per caso. E’ inviato nella regione di Helmand per occuparsi prevalentemente di temi umanitari, ma la realtà che si trova di fronte è ben diversa da quella che pensava. Il giornalista, infatti, durante la sua permanenza conosce molti coltivatori della pianta. Un cosa normale da queste parti: “Quando ti trovi a lavorare nella zona capitale mondiale dell’oppio, tutti ne hanno a che fare”, spiega. “Per la gente di qui, l’oppio rappresenta una scelta obbligata in quanto è l’unica fonte di reddito in grado di garantire un livello minimo di sopravvivenza. Con le coltivazioni di riso, grano e mais, gli agricoltori farebbero la fame&#8221;.E sono proprio i coltivatori a chiarire a Piovesana che oltre a sequestragli il raccolto, in nome di una presunta lotta alla droga, le autorità afghane con l’aiuto degli eserciti stranieri presenti, la fanno diventare eroina per introdurla nel mercato globale. “Con il nostro oppio – racconta una testimonianza nel libro – il governo ci fa l’eroina e la vende all’estero con l’aiuto dei militari stranieri. Un po’ dell’oppio sequestrato viene bruciato davanti ai giornalisti per fare scena, ma tutto il resto finisce nelle raffinerie di Karzai e dei suoi amici”. Sembrerebbe una trama da film hollywoodiano. Ma non è così. A dirlo non sono solo i coltivatori che vedono sfumare il loro guadagno. In questa battaglia per il potere politico-economico sono molti gli attori in gioco. Dal governo all’ex presidente Karzai, dai potenti locali ai vari contingenti internazionali, dai talebani alla DEA e le altre agenzie antidroga.Un’inchiesta del 2009 del <em>New York Times</em> ha denunciato il fatto che <strong>Karzai, come altri narcotrafficanti legati al mondo afgano, era a libro paga della CIA</strong>. Nel 2010 la parlamentare Nasima Niazi ha dichiarato all’agenzia di stampa iraniana <em>Fars News</em> che “le forze straniere dispiegate in Afghanistan sono coinvolte nella produzione e nel traffico di droga”. Una denuncia simile è arrivata l’anno successivo da Yusef Alì Weazi, il consigliere di Hamid Karzai, alla televisione <em>Press Tv</em>: “Abbiamo le prove che le truppe britanniche non solo siano inattive nel contrastare il traffico di droga, ma che vi siano addirittura coinvolte”. Queste sono solo alcune delle numerose testimonianze che riporta il libro del giornalista.In questo affare milionario si è infiltrato anche lo Stato Islamico. Viktor Ivanov, direttore dell’agenzia antidroga russa, ha denunciato che nel traffico dell’eroina afghana verso l’Europa l’ISIS riesce a guadagnare circa un miliardo di dollari all’anno. Questa denuncia è stata confermata anche da Tom Keatinge, analista del <em>Royal United Services Institute</em> di Londra, che spiega come il Califfato sarebbe deciso a puntare sempre di più su questo business, per garantirsi un canale di finanziamento parallelo a quello del petrolio, messo in crisi dopo i bombardamenti made in Russia. E non è un caso che, stando all’ultimo rapporto mondiale sulla droga stilato dall’ONU, si registra un forte incremento dei quantitativi di eroina entrati in Turchia via Irak. Per poi arrivare, attraverso il Kosovo, anche da noi.</p>
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